La nuova procedura di conciliazione stragiudiziale

conciliazioneAbbiamo già scritto sulle nuove regole introdotte dal Jobs Act relative ai licenziamenti individuali, quando applicati ai nuovi contratti a tutele crescenti.
Vale spendere qualche parola in più sulla procedura di conciliazione, poiché il DLgs 23/2015 ha introdotto un nuovo rito stragiudiziale, applicabile alle eventuali controversie sorte a seguito di licenziamenti ritenuti illegittimi.

Come e quando si applica la procedura di conciliazione stragiudiziale

Fare attenzione in quanto la procedura si applica ai lavoratori assunti con contratto di lavoro a tutele crescenti, ma anche per quelli assunti in precedenza nelle aziende che, dopo l’entrata in vigore del decreto di cui sopra, supereranno la soglia dei 15 dipendenti. Il datore di lavoro, nell’intento di evitare una causa dagli esiti per lui incerti, può offrire al dipendente un importo, esente dalla trattenuta Irpef e dai contributi, pari ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 2 ed un massimo di 18 mensilità. Continua a leggere

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Le nuove regole per le visite fiscali in caso di malattia

Una recente circolare INPS ha chiarito quali sono le nuove regole per le visite fiscali in caso di malattia. E’ consigliabile prenderne nota attentamente, poiché è chiaro l’intento di scoraggiare drasticamente certi comportamenti illeciti.

Gli adempimenti del lavoratore in caso di malattia

Non riscrivo un articolo quando sul web se ne trovano moltissimi su questo argomento; mi permetto di segnalarne uno che mi sembra completo sia per quanto riguarda le procedure di comunicazione sia per quanto riguarda le visite fiscali.
Visite fiscali lenuove regole dal 2015

La denuncia degli imprenditori disonesti

Attività ispettivaRiceviamo continuamente, sulla pagina “Racconta la tua storia ” del nostro sito, richieste di aiuto da parte di lavoratori, che stanno subendo vessazioni di vario tipo da parte di imprenditori disonesti. Le segnalazioni riguardano il lavoro nero, il non rispetto dei contratti sottoscritti, gli orari di lavoro più lunghi di quelli di legge, la non concessione di ferie o, all’opposto, l’obbligo di fare ferie non retribuite, l’imposizione di part time diversi da quelli contrattuali, il ritardo o il non pagamento della retribuzione, il non pagamento dell’indennità di malattia ecc.

Quali alternative hanno i lavoratori per combattere gli imprenditori disonesti

Bisogna, purtroppo, prendere atto che, in questi casi, non esiste una facile e indolore soluzione; o si accetta di continuare a subire le vessazioni o si decide di ribellarsi con il che si prospettano tre alternative:

  • Si rassegnano le dimissioni volontarie nella fortunata ipotesi di aver trovato un’altra opportunità di lavoro.
  • Si rassegnano le dimissioni per giusta causa (quando ne ricorrano i termini) e si affronta una vertenza con l’assistenza di un legale privato o sindacale.
  • Si denuncia il datore di lavoro, pronti ad affrontare, anche in questo caso, o una conciliazione extragiudiziale o una vertenza di fronte alla magistratura del lavoro.

Oggi parliamo di questo ultimo caso poiché pochissimi lavoratori sanno come si devono denunciare gli imprenditori disonesti. Continua a leggere

Il controllo a distanza dei lavoratori

tablet ed antenna radio

La recente approvazione, in prima lettura, del decreto attuativo che modifica l’art.4 dello Statuto dei Lavoratori, ha fatto insorgere i sindacati che temono un inasprimento del controllo a distanza dei lavoratori.

Cosa cambia nel controllo a distanza dei lavoratori

Un analisi più approfondita del decreto attuativo e alcuni chiarimenti forniti dallo stesso Ministro Poletti o da Stefano Visonà, capo dell’ufficio legislativo del ministero del Lavoro, riconducono le critiche dei sindacati a valutazioni più realistiche e meno politicizzate sul controllo a distanza dei lavoratori. E’ corretto dare ai dipendenti informazioni non distorte e tali da metterli in condizioni di valutare di persona gli effetti delle modifiche apportate all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori. Il primo importante aspetto da ricordare riguarda la differenza tra strumenti personali o dati in dotazione dall’azienda e strumenti installati dall’azienda per il controllo a distanza. Continua a leggere

Le trappole del contratto a tutele crescenti

jobs-act-renzi-sussidi-disoccupazioneUna lettura a più attenta dei primi decreti attuativi del Jobs Act, mette in luce alcuni aspetti interpretativi che potrebbero portatare ad un uso distorto del contratto a tutele crescenti o, ancora peggio, a licenziamenti disciplinari per inadempimenti minimali

Interpretazione del contratto a tutele crescenti

Si deve partire dal decreto attuativo Dlgs 23/2015 che prevede l’applicazione del contratto a tutele crescenti in tutti i casi di conversione, in contratti a tempo indeterminato, di contratti a tempo determinato o di apprendistato.
C’è chi contesta questa interpretazione data nel decreto attuativo rispetto alla legge 183/2014, la quale prevedeva che il contratto a tutele crescenti venisse applicato per le nuove assunzioni. E’ ovvio che nuove assunzioni sono una cosa e trasformazione dei contratti sono cosa diversa.
I dipendenti dovranno seguire l’evolversi giuridico del problema, poiché le conseguenze sono notevoli; il contratto a tutele crescenti, in caso di licenziamenti ingiustificati, prevede il reintegro solo in casi particolari, mentre i vecchi contratti mantengono tutta la protezione data dall’art.18 dello Statuto dei lavoratori.
Certamente alcuni datori di lavoro tenteranno la trasformazione dei contratti al solo scopo di avere maggiore libertà nel licenziamento dei dipendenti; per operare nel pieno rispetto della legge e non correre rischi di future impugnazioni, le aziende faranno scadere i contratti a tempo determinato e quelli di apprendistato, proponendo poi la nuova assunzione nel regime delle tutele crescenti.

Licenziamenti disciplinari ingiustificati

Secondo aspetto su cui è necessario stare attenti è relativo al possibile uso volutamente estensivo del licenziamento disciplinare; il contratto a tutele crescenti prevede, anche in caso di licenziamento disciplinare ingiustificato, l’indennizzo economico. La reintegra è prevista solo nel caso il giudice accerti l’insussitenza del fatto. Ora la nuova legge stabilisce che il giudice non possa, invece, valutare la proporzionalità del licenziamento rispetto all’inadempimento, per cui non si esclude che qualche datore di lavoro possa decidere di licenziare un dipendente anche per inadempimenti marginali. Tenuto presente che i CCNL prevedono sanzioni diverse dal licenziamento per inadempimenti minimali, ammesso e non concesso di subire un licenziamento di questa natura, si tenga presente che ben difficilmente tale licenziamento sarebbe avallato dalla Corte Costituzionale e, quindi, conviene impugnarlo immediatamente.