LA RISOLUZIONE CONSENSUALE DEL RAPPORTO DI LAVORO

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro è una procedura con la quale si può interrompere un rapporto di lavoro, diversamente dalle dimissioni e dal licenziamento. La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro trova applicazione essenzialmente in due situazioni:

  1. fa parte del tentativo delle Commissioni di Conciliazione o del Giudice del lavoro, di concludere una vertenza per impugnazione di un licenziamento; talvolta é la soluzione proposta alle parti in casi di impugnazione di trasferimenti di unità produttiva o di contestazione alle liste di mobilità, nei licenziamenti collettivi.
  2. è un accordo liberamente sottoscritto tra azienda e dipendente, in certe particolari situazioni che si vengono a determinare, essenzialmente, a seguito di processi di riorganizzazione aziendale o ristrutturazione aziendale. La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, in questi casi, é di norma proposta dall’azienda a dipendenti che, trovandosi in particolari condizioni, dovrebbero essere in grado di affronatre l’interruzione del rapporto di lavoro senza particolari problemi economici.

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, nelle sue linee essenziali, prevede che il dipendente si dia disponibile a cessare l’attività a fronte alla disponibilità aziendale ad erogare una somma concordata tra le parti. Le particolari situazioni che suggeriscono di prendere in considerazione la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, ammesso che sia l’azienda a proporla, si riferiscono a dipendenti vicino all’età pensionabile o a dipendenti che, nel caso appunto di processi di ristrutturazione aziendale e a fronte degli incerti di una vertenza, preferiscono accettare la proposta dell’azienda, se economicamente interessante. Laddove l’atto di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sia firmato davanti alle Commissioni di concilizione o di fronte ad un giudice, non esistono problemi sulla sua applicazione e sul rischio, per l’azienda, che l’atto venga impugnato, a posteriori, dal dipendente. Presenta maggiori rischi il caso in cui l’atto di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro nasca come transazione privata tra azienda e dipendente:

  1. E’ consigliabile, per il dipendente, trattare le cifre sempre al netto ( vedi schema di calcolo)
  2. E ‘consigliabile, sia per il dipendente che per l’azienda, far validare l’atto con un verbale di conciliazione in sede sindacale. E’ tipico controfirmare l’atto, ad esempio, nelle sedi confindustriali di fronte ai rappresentanti di categoria per l’azienda e a quelli sindacali per il dipendente.
  3. Si dovrebbe, al momento della transazione privata, concordare una formulazione tipo per l’atto di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro che, in tale modo, risulterà protettiva sia degli interessi del dipendente che di quelli dell’azienda.

Esiste, da parte aziendale, il rischio che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sia usata come scorciatoia per liberarsi di dipendenti sgraditi, con cui non si riesce a risolvere il rapporto di lavoro , utlizzando pressioni psicologiche se non addirittura azioni di mobbing. E’ noto alle Direzioni del Personale che alcuni dipendenti, malgrado si abbiano prove di negligenza o di attività fraudolente, sono abilissimi nel difendersi sia con i propri mezzi sia impugnando legalmente sanzioni disciplinari o l’eventuale licenziamento.  Usare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con questi dipendenti ha come effetto secondario quello di provocare malumori e demotivazione sui dipendenti onesti, che giudicano l’atto come un segno di debolezza dell’azienda e trovano ingiusta l’erogazione di somme, talvolta rilevanti, a personaggi dalla dubbia moralità.

 

 

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13 pensieri su “LA RISOLUZIONE CONSENSUALE DEL RAPPORTO DI LAVORO

  1. Sofia

    Buongiorno.
    Vorrei smettere di lavorare. Svolgo un lavoro molto pesante fisicamente. Vorrei smettere perche’ sono stanca e ho qualche problema di salute. Ho 58 anni ma solamente 30 anni di contribuzione. Ho solo autonomia economica per qualche anno e quindi avrei bisogno di qualcosa in piu’ per avvicinarmi con meno preoccupazione alla eta’ di vecchiaia pensionabile.
    E’ possibile proporre al mio datore di lavoro un licenziamento consensuale? Non ho capito bene cosa potrei aspettarmi e negoziare in termini economici. E se potrei usufruire della disoccupazione oltre che di una eventuale somma in offerta da parte dell’azienda. Potrebbe delucidarmi in merito? Molte grazie per l’attenzione.

    1. pps9000

      Signora Sofia, nulla vieta di proporre all’azienda un’uscita concordata, ma dovrebbero esistere le condizioni per le quali l’interruzione del rapporto conviene ad entrambe le parti. Per capire cosa sarebbe possibile negoziare come incentivo legga questa serie di miei articoli sull’Argomento.L’indennità di disoccupazione spetta solo se la perdita del lavoro è involontaria per cui per non perderla l’azienda dovrebbe essere d’accordo di procedere con un licenziamento trasformato successivamente in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. La procedura è piuttosto complessa; le possiamo fornire una consulenza personalizzata alle condizioni spiegate sul nostro Sito

  2. Paolo

    Salve PierPaolo lavoro in un’azienda che pian piano, non a caso, ha ‘smembrato’ altri dipendenti, ed ora siamo in sei con un contratto del commercio a tempo indeterminato. Io sono l’ultimo arrivato e ormai sono passati 16 anni. Il 31 dicembre 2013, senza alcun preavviso, il mio datore di lavoro ci ha presentato a tutti una lettera (penna in mano) in cui dice che da contratto indeterminato dobbiamo passare a determinato perche’ lui fa’ un cambio di nome all’azienda, per avere sgravi fiscali,ecc. e perche’ se no e’ costretto a licenziare (nonostante che l’azienda lavori bene ed il bilancio sia in attivo). Sulla lettera non viene inoltre specificato che il lavoratore e’ esonerato dal periodo di prova. Poi cosa ancor piu’ grave e’ che a fine contratto c’e’ un ‘bel’ foglio con la Risoluzione Consensuale Bilaterale (da firmare entro il 10 gennaio 2014, lui inoltre ci aveva detto, in mala fede, che i tempi scadevano il 1°gennaio e eravamo costretti a firmare subito). Ho parlato con una consulente del lavoro che mi ha detto per lo meno di non firmare assolutamente la Risoluzione Consensuale altrimenti perderemmo ogni diritto. Inoltre, il mio datore, ha proposto a due miei colleghi di mantenere lo stesso contratto di prima (anche se non e’ una cosa sicura questa) perche’ a lui servono e non li licenziera’ sicuramente!! Che sorte avremo?? Ringrazio anticipatamente..se puo’ rispondere prima possibile visto i tempi stretti con cui ci stiamo muovendo.

    1. Pier Paolo

      Paolo ti devo informare che con il 31 Dicembre è terminata la Consulenza on line gratuita. Posso solo dirti che i contratti non possono essere modificati in maniera unilaterale e confermarti quanto già detto dal consulente del lavoro di non firmare in bianco alcuna risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Possiamo ovviamente seguire te ed il tuo gruppo con una consulenza on line alle condizioni previste nella apposita Pagina del nostro sito. E’ chiarissimo che il vostro datore di lavoro sta mettendo in atto dei comportamenti non legali.

  3. Ettore

    Salve. Sono un dipendente di poste italiane da 7 anni ora da 4 anni sportellizzato e’ portato ormai all esasperazione dall ambiente lavorativo causa comportamenti del dirigente Dell ufficio che ho più e più e più volte riferito cmq hai dirigenti superiori ma con promesse di essere spostato mai poi avvenute , la forte carenza di personale mai colmata incarichi da collaboratore e sostituzione del dirigente comq mai certificate .(purtroppo caduto in depressione dovuto allo stress lavorativo,) chiedo gentilmente se è’ possibile chiedere secondo voi un licenziamento consensuale magari con una buona remurazione per togliermi finalmente da questo incubo e magari pian piano tornare a vivere una vita normale senza ansie ho incubi che mi svegliano nel pieno della notte !!! Grazie in anticipo …….

    1. Pier Paolo

      Ettore è certamente possibile; è meglio farsi assistere dal sindacato, o da un legale o se preferisci con una consulenza on line come specificato nella pagina di questo Blog

  4. technicolor1982

    Buongiorno, nel mese di Dicembre 2012 ho concluso, in sede sindacale tramite conciliazione, il mio contratto di lavoro, terminato con una risoluzione consensuale incentivata. La motivazione scritta è “nel quadro dei processi di riorganizzazione aziendale”, ma in verità ero diventato una figura non più gradita, a seguito dell’iscrizione sindacale, e, a loro parere, non più produttiva come prima, cosa che ovviamente non è stata mai fatta presente chiaramente, ma è stata espressa tramite svariate pressioni. Proprio in virtù di questo, ho scelto d’accettare la proposta d’incentivo (la situazione ormai era pessima), se no, avrei semplicemente dato le dimissioni, cosa che il sindacato mi ha fatto desistere nel fare.
    Ora ho fatto richiesta all’INPS della domanda di disoccupazione, che attualmente è in attesa d’istruttoria, in quanto devono valutare la peculiarità del caso e valutare il verbale di conciliazione. Oltre al suo articolo, ho letto anche, sul sito dell’INPS, il seguente messaggio datato 18/12/2012:
    ” Messaggio n. 20830
    OGGETTO:
    Lavoratori cessati per risoluzione consensuale ex art. 7 legge 15 luglio 1966 n. 604 come modificato dall’art.1 comma 40 della legge 28 giugno 2012 n. 92. Precisazioni.
    (non allego il testo, molto lungo, che son certo lei conosce meglio di me)
    A suo parere, mi verrà concessa la disoccupazione? Qualora la risposta fosse negativa, come mi consiglia d’agire con l’INPS per un eventuale ricorso, soprattutto, in quanto, avendo accettato l’incentivo, non posso fare causa alla mia ex azienda per mobbing o simili (poi ne varrebbe la pena?, visto che il mobbing è difficilissimo da provare)?
    Grazie anticipatamente

    1. Pier Paolo

      Il messaggio a cui lei si riferisce è quello che l’INPS ha emesso per porre rimedio alla palese disparità di trattamento ingenerata dalla “interpretazione letterale” del comma 40 – sostenuta da molte sedi INPS, che portava a negare il riconoscimento dell’indennità di disoccupazione ai lavoratori licenziati con la nuova procedura nel periodo 18 luglio-31 dicembre 2012 e che avessero aderito ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
      Il passaggio importante è però relativo a come è stato scritto l’atto da lei firmato e cioè se compare l’intenzione della azienda di procedere alla soppressione della sua posizione poi trasformata in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. E’ il così detto concetto di disoccupazione involontaria; in mancanza di questa certificazione non escludo che l’inps si rifiuti di concederle l’indennità di disoccupazione.

      1. technicolor1982

        Gentile Sig. Pier Paolo, grazie della sua risposta e del servizio che offre in supporto dei cittadini. Per informazione, anche qualora qualcuno si trovasse nella mia stessa situazione, ho ricevuto la risposta dell’INPS: richiesta di disoccupazione ordinaria accolta!! Devo dire che sono stati molti rapidi, anche perchè mi sono recato personalmente alla mia sede di riferimento, per portargli direttamente il verbale di conciliazione (in quanto online non potevo allegarlo), senza attendere che mi chiamassero. Grazie ancora, un saluto

  5. Pier Paolo

    Argomento molto difficile, visto il mutevole parere dell’INPS; a me sembra che se la risoluzione consensuale é stata preceduta da una formale lettera di licenziamento, questo non impedisca di chiedere l’indennità di disoccupazione.

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