MOBBING SUL POSTO DI LAVORO

Il mobbing sul posto di lavoro é una situazione conflittuale illecita tra le più pericolose, che possano accadere ad un dipendente in ambito lavorativo e che prelude ad un’imminente perdita del posto di lavoro. Il mobbing è un fenomeno complesso e, per prima cosa, é necessario capire la differenza tra un processo di mobbing e un lecito, per quanto serio, conflitto aziendale.

Si definisce mobbing un comportamento reiterato nel tempo da parte di una o più persone, colleghi o superiori della vittima, teso a respingere dal contesto lavorativo il soggetto mobbizzato che, a causa di tale comportamento in un certo arco di tempo, subisce conseguenze negative anche di ordine fisico. La pratica del mobbing sul posto di lavoro si distingue perché è un atto violento, intenzionale, condotto a livello psicologico, ripetuto nel tempo, finalizzato e produce danni a livello psicofisico.

Il mobbing strategico (voluto dall’azienda) é un preciso disegno di esclusione di un lavoratore da parte del datore di lavoro o del management che, con un’azione programmata e premeditata, intende realizzare un ridimensionamento delle attività del lavoratore o il suo allontanamento. Cosa, di norma, pone in atto il datore di lavoro, qundo tenta di allontanare il dipendente dal suo posto di lavoro? L’esperienza dimostra che la azioni più frequenti sono:

  1. demansionamenti. Il dipendente, in questo caso, viene assegnato ad una mansione diversa e non equivalente a quella originariamente gestita, senza che ce ne sia una effettiva necessità aziendale;
  2. svuotamento delle mansioni. Il dipendente viene lasciato nella sua mansione ma, in modo graduale, gli vengono tolte responsabilità al punto che, spesso, non è in grado di svolgere alcuna attività lavorativa;
  3. trasferimenti di unità. Il dipendente viene trasferito ad una nuova unità scelta, in modo da risultare estremamente sgradita, per motivi di lontananza, di maggiorazioni di spesa, di responsabilità non coerenti con il profilo del lavoratore;
  4. continuo cambiamento degli incarichi. L’azienda, in questo caso, tenta di stancare il dipendente, assegnandogli incarichi sempre diversi, per tempi talmente brevi che il lavoratore non riesce a espletare correttamente la sua attività;
  5. assegnazione di posti di lavoro isolati. Il dipendente viene fisicamente isolato dal suo gruppo, collocando il suo posto di lavoro in ambienti, talvolta, anche malsani;
  6. esclusione dalle riunioni di gruppo;
  7. sottrazione o non assegnazione di apparecchiature aziendali standard.

Questi comportamenti, secondo le leggi sul lavoro, non sono leciti e, pertanto, sono perseguibili legalmente.

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Info su Pier Paolo

Laureato in Chimica Industriale presso l’Università di Roma nel Novembre 1963. Ho maturato esperienze in Multinazionali del settore farmaceutico in cui, nell’arco di tempo che va dal 1965 al 2000, ha ricoperto diversi incarichi nell’Informazione Scientifica, nel Marketing Farmaceutico e nelle Risorse Umane. Nella specifica funzione di Direzione delle Risorse Umane, ho gestito ristrutturazioni aziendali, fusioni, relazioni sindacali, vertenze di lavoro, sviluppo manageriale e politiche retributive. Dal 1990 al 1995 ho ricoperto l’incarico di Direttore Risorse Umane per la sussidiaria Italiana della multinazionale The Upjohn Company. Nel 1996,dopo uno dei processi di fusione che hanno portato alla creazione del gruppo Pharmacia & Upjohn), sono diventato Responsabile Risorse Umane delle Forze di Vendita. Sono rimasto in tale incarico anche dopo la fusione tra il gruppo Pharmacia ed il gruppo Monsanto, avvenuto nei primi mesi del 2000; in questa ultima posizione sono stato il responsabile Risorse Umane di un Forza Esterna di circa 900 dipendenti. Opero dal 2001 come consulente di direzione
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