CALCOLO DELL’INCENTIVO ALL’ESODO

La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro può rivelarsi più o meno accettabile a seconda di come é stato effettuato il calcolo dell’incentivo all’esodo

Premesso che qualunque processo che porti alla perdita del posto di lavoro é un evento traumatico, alcuni metodi di calcolo dell’incentivo all’esodo, concordati tra aziende e sindacati, possono rendere tali eventi meno drammatici, assicurando il percepimento di somme di una certa importanza. Il metodo che, tra quelli analizzati, mi sembra il più interessante, é basato sui seguenti principi:

  1. si applica a personale dipendente che ha diritto di accedere alle liste di mobilità;
  2. l’importo dell’incentivo all’esodo é calcolato tenendo presenti 4 fattori e cioè: una base uguale per tutti, un fattore legato all’anzianità anagrafica, uno legato all’anzianità aziendale ed infine uno legato al numero di famigliari a carico.
  3. é presa come base del calcolo il valore dell’ultima retribuzione ordinaria netta mensile percepita in busta paga

Il numero delle mensilità totali  che verranno percepite  viene determinato con il seguente metodo:

Base uguale per tutti                                                                                           12 stipendi netti

Età anagrafica  da 31 a 33 anni                                                                             3 mensilità

                       da 34 a 37 anni                                                                             6 mensilità

                       da 38 a 41 anni                                                                            12 mensilità

                       da 42 a 45 anni                                                                            14 mensilità

                      da 46 a 49 anni                                                                             16 mensilità

                      da 50 a 52 anni                                                                             18 mensilità

                      da 53 anni in poi                                                                           20 mensilità

Anzianità aziendale sino a 3  anni                                                                         1 mensilità 

                              da 4 a 6                                                                                 2

                              da 7 a 9                                                                                  3

                              da 10 a 12                                                                               4

                              da 13 a 15                                                                               5

                              da 16 a 18                                                                               6

                              da 19 a 20                                                                               7

                              da 21 in poi                                                                             8

Coniuge e/o figli e carico  1                                                                                  3

                                         2                                                                                  4

                                         3 e oltre                                                                        5

Una volta stabilita la somma totale in funzione dei diversi fattori, l’incentivo all’esodo erogato dall’azienda é determinato sottraendo al totale le somme percepite come indennità di preavviso e come indennità di mobilità. Un esempio chiarisce il sitema di calcolo: consideriamo un dipendente di 39 anni, con anzianità aziendale di 14 anni e senza famigliari a carico. Ipotizziamo una retribuzione mensile netta di 1400 euro.

PROSPETTO DI CALCOLO

A – Mensilità totali ( 12 + 12 + 5 )                                                           pari a  29 x 1400 = 40.600  Euro

B - Preavviso spettante ( mesi 3 )                                                            pari a   3 x 1600 =   4.800

C – Mobilità spettante ( mesi 12 )                                                            pari a  12 x 886  =  10.632

D – ( incentivo all’esodo = A – B – C )                                                                             =  25.168

L’incentivo all’esodo , che l’azienda dovrà provvedere a lordizzare in funzione dell’aliquota del TFR, sarà corrisposto entro la fine del mese successivo a quello di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro,  previa sottoscrizione di transazioni individuali, ex art 411 c.p.c., dinanzi alla Commissione Paritetica Istituita presso gli Enti Bilaterali.

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Informazioni su Pier Paolo

Laureato in Chimica Industriale presso l’Università di Roma, ho maturato le mie esperienze di lavoro in multinazionali del settore farmaceutico; ho ricoperto diversi incarichi, inizialmente, nell’Informazione Scientifica, per poi passare al Marketing e, per ultimo, alle Risorse Umane. Nella specifica funzione di Responsabile delle Risorse Umane, ho partecipato alla gestione di ristrutturazioni aziendali, fusioni, relazioni sindacali, vertenze di lavoro, sviluppo manageriale e politiche retributive. Opero dal 2001 come consulente di direzione, avendo come principali settori d’intervento la definizione dei profili di competenza, l’analisi e lo sviluppo comportamentale, la gestione delle prestazioni devianti, la definizione delle vertenze di lavoro, la risoluzione dei rapporti di lavoro a seguito di processi di mobilità. Relativamente all’attività in aula, ho condotto Seminari sulla selezione del personale, sulla valutazione delle prestazioni, sulla negoziazione assertiva, sul sistema premiante, sul team bulding, sul destaffing e sul Mobbing Strategico. Ho pubblicato libri ed ebook per la Franco Angeli e la Bruno Editore.
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639 risposte a CALCOLO DELL’INCENTIVO ALL’ESODO

  1. giorgio ha detto:

    Salve
    complimenti x il sito
    avrei due domande da porre :
    quanto percepirebbe al netto un lavoratore con incentivo all’ esodo lordo di 30150 euro
    quali tipi di ritenute?
    quanto percepirebbe al netto un lavoratore in mobilita’ (st. attuale oltre 2000 euro lordi), quali tipi di ritenute e detrazioni?
    grazie
    saluto

    • Pier Paolo ha detto:

      Salve Giorgio,
      sull’incentivo all’esodo viene applicata una trattenuta percentualmente pari a quella applicata al tfr, per cui te la devi far calcolare dall’azienda; solo loro possono farti un calcolo esatto.
      L’assegno di mobilità prende come base di calcolo l’importo considerato per il trattamento di cassa integrazione straordinaria e pari al 80% della retribuzione teorica lorda, ma è poi erogato nel seguente modo:
      o é pari, per i primi 12 mesi al 100% del trattamento di cassa integrazione straordinaria, con una ritenuta fiscale del 5,84%;
      o è pari, per i successivi mesi, al 80% dell’importo corri-sposto nel primo anno di mobilità.
      L’indennità di mobilità non può superare un importo massimo mensile determinato di anno in anno, importo che è diverso, a seconda se la retribuzione del dipendente supe-ra o meno una cifra di riferimento; per il 2010 la cifra di ri-ferimento è di 1931 euro mensili.

  2. giuseppe ha detto:

    buonasera
    a febbraio 2011 compio 33 anni di contributi a cui si assommano anni 7 legge sull’amianto. quindi a febbraio 2011 mi ritrovo con 40 anni di contributi.
    in pensione con la finestra mobile dovrei andare a marzo o aprile 2012.
    l’azienda mi offre un incentivo all’esodo pari ad € 40.500 il mio stipendio è di € 2200 netti e il contratto è quello dei metalmeccanici.
    la mobilità mi accompagnerà fino al 2012?
    l’incentivo a lei sembra giusto?
    togliendo le tasse e la prossima dichiarazione sui redditi quanto mi rimane dei 40.500 €?
    prima di dire si cosa devo valutare?
    per favore entro qualche giorno devo dare la risposta, mi illumina?
    grazie tante
    giuseppe
    lavoratore in stato di mobbing da 10 anni

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Giuseppe; mancano nella sua domanda alcuni dati, per cui, faccia attenzione, perché posso fare solo delle ipotesi. 1° Se lei compie 57 anni entro dicembre 2011, con 40 anni di contributi maturati a febbraio 2011, potrà percepire la pensione con il 1° Aprile 2012. 2° Lei non mi dice se é già in mobilità per cui posso solo avvertirla che, con più di 50 anni di età, lei ha diritto a 36 mesi di mobilità se l’azienda é nel centro/nord o 48 mesi se l’azienda é dislocata nel sud Italia. Faccia lei i conti per capire sino a quando sarà coperto dall’indennità di mobilità. 3° La tassazione che si applica sull’incentivo all’esodo é la stessa che le verrà applcata sul suo TFR; chieda all’azienda l’aliquota percentuale di tassazione. Solo loro possono farle un calcolo preciso; se fosse circa del 30% lei intascherebbe come incentivo circa 28.000 euro , pari ad una annualità netta di retribuzione. Se lei rimane scoperto per più di un anno la cifra offertele non é soddisfacente; se lei rimane scoperto solo per un anno o meno allora la cifra é certamente accettabile. Sulle cifre erogate come incentivi all’esodo non vengono applicate altre trattenute fiscali. Mi faccia sapere se é tutto chiaro.

  3. giuseppe ha detto:

    grazie per avermi risposto.
    il 14 ottobre ho compiuto 50 anni. ho iniziato a lavorare a 17 anni e grazie ai 7 dell’amianto a febbraio prossimo arrivo a 40 anni di contributi.
    in mobilità dovrei andare in questo mese.
    è certo cmq che la stessa mi accompagnerà fino al marzo 2012 data del mio pensionamento e non si interrompe appena avrò compiuto i 40 anni di contributi a febbraio 2010?
    approfitto della sua competenza e gentilezza per porre un’altra domanda.
    i 7 anni di contributi figurativi ricevuti con la legge sull’amianto mi aiutano ad andare in pensione con il sistema contributivo? o perchè al 31 dicembre 1995 avendo maturato 17 anni e 10 mesi, quindi per soli 2 mesi rientro nel sistema misto?
    grazie e buon tutto.

  4. giuseppe ha detto:

    un caro saluto e grazie per avermi risposto.
    il 14 ottobre ho compiuto 50 anni. ho iniziato a lavorare a 17 anni e grazie ai 7 dell’amianto a febbraio prossimo arrivo a 40 anni di contributi.
    in mobilità dovrei andare in questo mese.
    è certo cmq che la stessa mi accompagnerà fino al marzo 2012 data del mio pensionamento e non si interrompe appena avrò compiuto i 40 anni di contributi a febbraio 2010?
    approfitto della sua competenza e gentilezza per porre un’altra domanda.
    i 7 anni di contributi figurativi ricevuti con la legge sull’amianto mi aiutano ad andare in pensione con il sistema contributivo? o perchè al 31 dicembre 1995 avendo maturato 17 anni e 10 mesi, quindi per soli 2 mesi rientro nel sistema misto?
    grazie e buon tutto.

    • Pier Paolo ha detto:

      L’indennità di mobilità viene sospesa quando il lavoratore diventa titolare della pensione di anzianità, cioè percepisce la pensione; nel suo caso da marzo 2012. Anche i contributivi figurativi sono utili per determinare l’anzianità contributiva al 31/12/95; lei però si deve accertare da quale data le sono stati riconosciuti quelli per l’amianto, se prima o dopo il 1995.

  5. emma ha detto:

    Salve,
    ho 53 anni con un’anzianità aziendale che risale al 1991. mi è stato proposta dall’attuale proprietà un invìcentivo all’esodo pari a 20 mensilità.
    Premetto che io andrò in pensione nel 2019 . La mia ditta inoltre non prevede di richiedere la mobilità o cose simili. Inoltre abbiamo una convenzione con un’assicurazione medica dalla quale mediamente in questi ultimi anni ho ricevuto un rimborso medio di circa 2000 euro all’anno che perderei completamente se interrompessi il mio rapporto lavorativo. Le premetto che potrei essere interessata ad una interruzione del mio rapporto di lavoro anticipato e consensuale ma vorrei essere opportunamente incentivata. Quale potrebbe essere secondo lei il modo migliore per contrattare con il mio capo del personale? su cosa dovrei fare maggiormente leva per ottenere il massimo di incentivo? Mi consiglia di rivolgermi ad un qualche avvocato ?

    La ringrazio per una cortese risposta il più possibile celere, visto che credo che verrò contattata per una risposta questa settimana.

    • Pier Paolo ha detto:

      Sono necessari alcuni chiarimenti preventivi per rispondere alle sue domande. Per quale motivo l’azienda le sta prospettando la risoluzione consensuale? Quanti dipendenti e quanti sedi ha la sua azienda? Se l’azienda intende recedere dal rapporto di lavoro per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al funzionamento della stessa ed ha al massimo 15 dipendenti ed una sola sede di lavoro, non esiste, in questi casi, la tutela reale del posto di lavoro. L’azienda potrebbe procedere al licenziamento senza troppe complicazioni, per cui 20 mensilità andrebbero prese al volo.
      Anche un’azienda con più di 15 dipendenti, può effettuare il licenziamento individuale di un dipendente per motivi oggettivi (come sopra), ma certamente con più complicazioni di carattere sindacale e legale, tanto é vero che, di norma, si ricorre alla mobilità (licenziamenti collettivi). Esistono la rappresentanze sindacali nella sua azienda? Se si hanno sottoscritto un accordo con l’azienda? Tenga presente che se la minaccia della risoluzione del rapporto di lavoro, non é sostenuta da motivi oggettivi, in caso di licenziamento lei potrebbe impugnarlo, ovviamente tramite avvocato di fiducia.
      Se questo é il caso può arrivare chiedere 24 mensilità; é difficile che l’azienda sia disposta a erogare una somma maggiore.

  6. claudia ha detto:

    buonasera, sono claudia e ho 41 anni.
    lavoro dal maggio 1990 presso una catena di supermercati. sono responsabile al primo livello e percepisco una stipendio netto di €1600. in questi gg l’ azienda mi ha notificato che il supermercato nel quale lavoro verra’ ceduto ad un altro socio della cooperativa il quale non vuole avere la figura di responsabile visto che vorrebbe fosse la figlia a seguire il negozio. mi hanno prospettato la mobilita’ e a questo punto la mia preoccupazione e’ di farmi riconoscere un giusto incentivo all’ esodo. alla mia prima richiesta hanno risposto proponendomi € 1500.
    le sembra possibile? ho provato a fare i conti secondo i vostri prospetti e il risultato e’ di circa € 24000. lei cosa mi consiglia? tenga conto che sono sposata e ho 3 figli tutti con meno di 6 anni.un’ ultima cosa: l’incentivo all’ esodo non interferisce col tfr, vero? avrei anch’io bisogno di una risposta celere perche’ prob domani mi contatteranno. grazie mille e complimenti x il servizio che offrite

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Claudia,
      premesso che la cifra offerta é ridicola, per valutare quali rischi corre se dovesse rifiutare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, é necessario che lei consideri questi aspetti:
      1 – la cessione di ramo di azienda é un’operazione che non giustifica necessariamente la riduzione del personale e, da un punto di vista legale, non é accettabile la motivazione di voler sostituire la sua persona con quella della figlia del nuovo proprietario.
      2 – il processo di mobilità dovrebbe essere stato concordato con le rappresentanze sindacali e, di certo, autorizzato dagli ispettorati del lavoro; mi sa dire se i sindacati sono stati coinvolti e quante persone dovrebbero andare in mobilità?
      3 – mi dica inoltre quante persone sono impiegate nella sua ditta; se siete meno di 15, purtroppo, non esiste la tutela reale del posto di lavoro e il datore di lavoro potrebbe procedere con dei licenziamenti.
      4 – nei casi in cui il datore di lavoro tenta di non rispettare le leggi poste a tutela dei dipendenti, la prima cosa da fare é rivolgersi ai sindacati, i quali le dovrebbero anche fornire un’assistenza legale gratuita.
      L’incentivo all’esodo non interferisce con il tfr.

      • claudia ha detto:

        di nuovo buonasera e grazie x la velocita’.
        le dico subito che i sindacati non hanno il mio rispetto poiche’ hanno agito in modo subdolo in accordo con l’ azienda e non con me, suggerendomi velatamente di farmi corrompere x lasciare il posto (con € 1500????). hanno altresi prestato il fianco affinche’ si provasse a diffamarmi dicendo che agivo in modo scorretto coi colleghi, cosa che poi, dopo mie diverse indagini, si e’ risolta in una bolla di sapone lasciando solo tanto amaro in me. si sono poi fatti vedere presso il nostro negozio parlando con tutti noi e chiedendoci se avessimo opposizioni a fare aprire anche sulla nostra provincia la mobilita’ che gia’ era stata chiesta x altri negozi in regione, senza specificare chi potesse riguardare e perche’. la nostra azienda conta diversi supermercati con anche 2 iper e solo presso il nostro p.v. i lavoratori sono 15 compresa la sottoscritta.la mobilita’ per la nostra provincia e’ stata chiesta per 3 elementi, due dei quali lavorano in un altra sede. ripeto e sottolineo che dai sindacati non ho avuto il minimo aiuto o proposta di appoggio, e’ x questo che sto cercando di avere il maggior numero di informazioni da lei per ottenere cio’ che mi spetta e nulla piu’…in fondo mi hanno rubato il sogno di un futuro tranquillo!

      • Pier Paolo ha detto:

        Buongiorno Claudia,
        la situazione é certamente complicata dal fatto che, come lei dice, i sindacati non le hanno fornito alcun aiuto; se la sua ditta ha chiesto ed ottenuto la mobilità esiste un documento ( in mano sia all’azienda che ai sindacati) nel quale sono spiegati i motivi della riorganizzazione e sono descritte le mansioni che la ditta intende mettere in mobilità ( non i nomi dei dipendenti). Si faccia dare copia del documento (non possono rifiutarlo) e controlli se la sua mansione é o meno inserita nell’elenco; mi faccia sapere, ma, nel caso la sua mansione non sia inserita, temo si dovrà rivolgersi immediatamente ad un avvocato.

  7. Adrianna ha detto:

    Buon giorno Pier Paolo,
    e una fortuna trovare il suo sito adesso che mi trovo in una situazione disperata….. mi hanno comunicato il mio licenziamento venerdi scorso, e vogliono darmi come incentivo all’esodo 10 mensilita divisi cosi (secondo loro spiegazione) 6 mensilita “legali” e 4 della “loro generosita”….. questa azienda beh per essere precisi e uno studio professionale operante nel mercato da 24 anni, con meno di 50 dipendenti in tutto il territorio e 9 dipendenti la sede della citta dove lavoro….. io lavoravo li da 7 anni (e qualche mese) e mi vogliono sostituire con una altra figura “molto piu disponibile” cioe fermarsi tarda serata, senza straordinario ecc. perche secondo loro io non sono nelle loro aspettative (ma dopo 7 anni)……. Aiutatemi, per favore perche devo darli una risposta entro la fine di questa settimana se accetto questa proposta, e non so se rivolgermi ai sindacati (anche se non appartengo a nessuno) e non so cosa fare….. ho 42 anni e 1 figlio a carico all 100% di meno di 3 anni e coniuge senza reddito in Italia (lavora all’estero)

    • Pier Paolo ha detto:

      La sua situazione é così descrivibile; se non accetta la proposta della ditta, questa procederebbe a licenziarla per sostituirla con nuovo dipendente. Escluse condizioni particolari che non la riguardano, un datore di lavoro può procedere al licenziamento di un dipendente, senza fornire delle motivazioni, quando é costretto a ridurre il personale (art. 11 della legge 604/66) e questo non sembra essere il suo caso; in tutti gli altri casi il datore di lavoro deve addurre motivazioni riconducibili a problemi di cararattere disciplinare, inadempimento degli obblighi contrattuali, negligenza sul lavoro, impossibilità a proseguire il rapporto per motivi di salute del dipendente ecc.
      E’ probabile che la sua ditta intende evitare una vertenza, dove forse avrebbe dei problemi a giustificare un licenziamento individuale, e, perciò, sta proponendole la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
      Ammesso che lei si opponga, con l’aiuto di un avvocato (si può avere anche l’assistenza gratuita rivolgendosi ai sindacati di settore), per capire cosa potrebbe disporre un giudice a suo favore in caso di vincita della vertenza, bisogna ricordare che, per le aziende con meno di 60 dipendenti sul territorio nazionale, vale il regime della tutela obbligatoria ma non della tutela reale del posto di lavoro. In altre parole il datore di lavoro che fosse condannato, nel caso il licenziamento risultasse non correttamente motivato, avrebbe la facoltà di non riassumere il dipendente, pagando una penale decisa dal giudice.
      Tale penale, a titolo di indennità, può variare da un minimo di 2,5 ad un massimo di 14 mensilità, a seconda di elementi presi in considerazione dal giudice, quali l’anzianità del dipendente, le dimensioni dell’azienda ecc; stante queste premesse, purtroppo per lei, potrebbe cercare di ottenere altre 4 mensilità ma non di più. Unica raccomandazione; non firmi niente se prima non ha fatto visionare l’accordo da persona competente quale, ad esempio, un sindacalista; se vuole può mandare la bozza dell’accordo anche a me.

  8. fausto ha detto:

    buonasera, ho visto il suo sito e mi sembra molto utile… avrei un consiglio da chiedere…ho 56 anni e l’azienda presso la quale lavoro da 16 anni (maggio 1994) ha aperto a giugno di quest’anno una procedura di mobilità concordata con i sindacati, che hanno firmato un accordo per un incentivo all’esodo di 20000 € lordi uguali per tutti se si decide l’uscita entro dicembre di quest’anno..con relativa messa in mobilità .L’azienda ha sede e stabilimento principale nel vicentino, 2 in piemonte, 2 nell est europa , uno in cina …ed in totale ha ca 3000 dipendenti… aveva ottenuto 2 anni di CIGS per ristrutturazione delle stabilimento in Piemonte, presso il quale sono impiegato, che scadono a giugno 2011..
    Io a giugno di quest’anno ero stato confermato nella mia posizione, ma un mese fa mi è stato comunicato dalla direzione che sono diventato un esubero , in quanto seguo le forniture verso uno stabilimento all’ est che dal prossimo anno dovrebbe essere più autonomo…preciso che sono un impiegato 7 livello con contratto dei chimici…e lo stipendio netto ammonta a ca 2000€/mese x 14 mensilità… secondo lei , quale sarebbe un incentivo all’ esodo congruo, in quanto da cosa ho potuto capire, l’accordo mi pare tagliato sulla maggioranza degli operai che percepiscono ca 1200€/mese…avendo superato i 50 anni, ho diritto a 3 anni di mobilità…l’inizio della mobilità sarebbe marzo 2011… io avrò i 40 anni di contributi a settembre 2013, con diritto alla pensione a settembre 2014…io mi sono fatto un piccolo calcolo e mi parrebbe che potrebbe essere intorno ai 50000€… potrebbe essere giusto…grazie per ‘attenzione

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno signor Fausto,
      penso sia necessaria una premessa; come ho già detto in altri commenti, il calcolo che ha trovato sul mio articolo é frutto di un accordo tra la mia ex azienda ed i sindacati, in occasione di una fusione, che portò ad un notevole numero di esuberi. Non é dunque un sistema di calcolo stabilito per legge. Mi meraviglia che i sindacati della sua azienda abbiano accettato un accordo per un incentivo all’esodo uguale per tutti, che non tenga conto dell’età anagrafica e dei carichi di famiglia. Lei ha copia dell’accordo e ha già controllato se la sua mansione é realmente inserita nella lista di mobilità? Non le nascondo che, se la cifra é stata concordata con i sindacati e la sua mansione é stata definita in esubero, temo abbia poche probabilità di ottenere la cifra che lei desidererebbe.
      Lei potrebbe impugnare la messa in mobilità, a dispetto dell’accordo sindacale, ma non so con quali probabilità di successo. Se lei mi manda, per email, copia dell’accordo, che ovviamente riterrò riservato, potrò esserle più preciso.

  9. Max ha detto:

    Salve Pier Paolo e grazie per la sua disponibilità.
    Sono impiegato dell’ azienda che compare sul mio indirizzo email. Sono stato assunto nell’aprile del 1978 e precedentemente ho riscattato 1 anno e tre mesi di servizio militare. Potrei andare in pensione, se non sbaglio, dal febbraio 2016, anno in cui compirò 61 anni ma la prima finestra utile sarebbe quella del 2017. L’azienda per cui lavoro dovrà però farmi una proposta per anticipare l’esodo. Considerando che sono attualmente previsti tre anni di mobilità e che ho una vertenza in corso per demansionamento contro l’azienda per cui chiedo una cifra di rimborso per danni economici , fisici, ecc., di circa 250.000 euro, come posso valutare se ciò che mi offrirà l’azienda è corretto ? Consideri che il mio reddito lordo annuo si aggira intorno ai 40.000 euro lordi. Quali sono gli elementi importanti che devo considerare per non trovarmi scoperto (ad esempio ulteriore prolungamento dell’età pensionabile) ?
    Ringrazio ancora per la sua disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Massimo, io posso solo fare delle ipotesi, poiché non é dato sapere come finirà la vertenza con l’azienda; lei, ovviamente, sarà assisitito da un avvocato che potrà confermarle o meno quanto penso possa accadere. Io immagino che la sua azienda tenterà, nell’ipotesi che lei abbia delle buone ragioni per chiedere un risarcimento per demansionamento, di arrivare ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, davanti al magistrato. Se lei, con l’accordo dell’avvocato, intende accettare tale soluzione, é ovvio che non potrà accedere alla mobilità, per cui la somma transata dovrà bastarle per arrivare sino alla data di percepimento della pensione. E’ possibile arrivare ad un accordo che preveda risarcimento più mobilità (ammesso che l’azienda abbia in corso un processo di mobilità che la veda coinvolto o a cui lei può accedere volontariamente), ma credo che ben diffcilmente l’azienda sia disposta ad elergire un’incentivo all’esodo di 250.000 euro.
      Esiste, anche, la possibilità che l’azienda sia condannata a pagarle un risarcimento di una somma stabilita dal magistrato e non si dia disposta, per tale motivo, a firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; in questo caso, se lei rientra nel personale da porre in mobilità, l’azienda procederà in questo senso senza alcun accordo con lei. Come vede ci sono molto se e ma, legati all’esito della vertenza e al mandato che lei ha concordato con il suo avvocato.

  10. MAX ha detto:

    Salve Pier Paolo,
    Mi scusi se torno sull’argomento, la mia azienda mi ha già chiesto se sono interessato all’esodo e , probabilmente come già avvenuto per altri colleghi, mi proporrà di accordarci sui tre anni di mobilità volontaria che sta proponendo ai colleghi a cui mancano appunto tre anni per andare in pensione e sui circa due anni in più che a me mancano (5 in totale + 1 per la finestra che si aprirà l’anno dopo). La mia domanda è questa : Quali sono gli elementi importanti che devo considerare per non trovarmi scoperto (ad esempio : ulteriore prolungamento dell’età pensionabile dopo l’eventuale accordo, tipo di accordo che va fatto in questi casi, ecc) ? Ancora grazie per la sua disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Massimo, con la precedente risposta volevo solo trasmetterle il mio dubbio che l’azienda intenda pocedere con una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, lasciando aperta la vertenza sulla dequalificazione; inoltre lei mi dovrebbe confermare che telecom ha ottenuto la mobilità lunga, chiesta a luglio di questo anno per 1300 dipendenti, poichè altrimenti la sua sarebbe una previsione puramente ipotetica. Gli elementi che, comunque, deve considerare per un accordo di questo tipo sono:
      - l’accordo deve essere una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro che contempli anche l’inserimento in mobilità.
      - l’accordo dovrebbe essere controfirmato in presenza dei sindacati di categoria e di quelli datoriali.
      - l’accordo dovrebbe contenere una clausola che preveda la revisione dello stesso, qualora nuove leggi prolunghino i termini per la maturazione del diritto alla pensione (di norma molto difficile da ottenere).
      Se vuole informazioni più dettagliate, per motivi di riservatezza, mi indichi un suo indirizzo email privato.

  11. Mariano ha detto:

    Buonasera,
    volevo ringraziare anticipatamente questo sito per la puntualità e serietà nelle risposte.
    Ecco la mia richiesta urgente purtroppo:
    35 anni, 3 anni anzianità in azienda settore metalmeccanico industria con + di 15 dipendenti (tot. 22 ) con mansione di impiegato tecnico 5 liv.
    Sono stato chiamato, insieme a altri 2 dipendenti , causa calo di produzione , per discutere taglio di personale che mi riguardava.(ufficio tecnico -1 pers., produzione -2 pers., = totale 3)
    Proposta azienda : incentivo all’ esodo di 1000 € busta + 3000 € contanti, con firma della ”liberatoria” ex art. 411 (credo) tra dipendente, sindacati e unindustria e successivo indennizzo di dispoccupazione dopo l’iscrizione alle liste di mobilità (se ho capito bene).
    Domanda :
    -il calcolo dell’ incentivo all’esodo che ho visto a inizio pagina è stabilito x legge ? se è così credo sia ridicolo quello che mi hanno proposto.Vero ?
    - L’azienda è tenuta per legge a usare prima tutti strumenti necessari x mantenere posto di lavoro tipo CASSA INTEGR. prima e MOBILITA’ poi o tramite incentivo esodo può licenziare come sta facendo e poi (se situazione peggiora) andare in CASSA INTEGR. per restanti dipendenti?
    - Azienda può licenziarmi comunque quindi è meglio trattare ?
    - Come mi consiglia di procedere ?

    Purtroppo devo dare risposta entro breve termine.
    La Ringrazio fin d’ ora per servizio prestatomi e le porgo Cordiali saluti .
    Cattai Mariano (TV)

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Mariano il punto da chiarire, come lei teme, é se l’azienda può fare prima azioni per incentivare l’esodo e poi procedere con la Cassa Integrazione. La risposta é complessa; qualunque azienda può proporre la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro ad un dipendente in qualunque momento, laddove il dipendente sia dia disponibile, a fronte di un soddisfacente accordo economico. Questo é un libero accordo tra le parti, ma non ha nulla a che vedere con la mobilità, che richiede l’apertura di un procedimento con le parti sindacali e l’avvio di un licenziamento collettivo.
      Lei deve essere sicuro che l’azienda abbia effettivamente 22 dipendenti assunti a tempo indetrminato, poiché in questo caso la procedura é prima Cassa Integrazione Speciale e poi Mobilità ed il licenziamento collettivo deve prevedere il licenziamento di almeno 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni; se però l’azienda ha meno di 15 dipendenti a tempo indeterminato può licenziarla senza rispettare la procedura di cui sopra. La mia impressione é che la sua azienda stia cercando accordi personali, per evitare di mettere in atto le procedure di cig e mobilità sempre abbastanza laboriose. La somma offerta é sicuramente insignificante, ma non esiste una legge che determini le cifre da erogare come incentivo all’esodo. Lo schema che ho riportato si riferisce ad un accordo sindacale nella mia ex azienda , per gestire gli effetti di una fusione con conseguete riorganizzazione aziendale. Le suggerisco un comportamento che, sia ben chiaro, non é privo di rischi; non sia dia disponibile e dichiari che intende aspettare le procedeure di CIGS a Mobilità. E’ possibile che, a questo punto, l’azienda alzi l’offerta e lei, di conseguenza, chieda 12 mensilità; non mi piace affatto, inoltre, che l’azienda intenda pagare una parte in busta ed una parte in nero; questi accordi vanno fatti alla luce del sole e controfirmati davanti alle rappresentanze sindacali.

  12. Mariano ha detto:

    Buonasera,
    la ringrazio innanzitutto per la risposta esuriente inviatami.
    La società ha + di 15 dipendenti con contratto tempo indeterminato. Come dice lei , l’ azienda cerca di stipulare accordi privati evitando di accendere una pratica di CASSA INTEGR. ,obbligatoria a questo punto.
    DOMANDA:
    -evitando il contributo all’ esodo lasciando partire la pratica di CASSA, come dice lei, potrebbero nascere delle ripercussioni da parte dei miei colleghi ?
    - quali altri rischi, a cui fa riferimento, potrebbero nascere ?
    -ci sono altre via di uscita ?
    -a quanto potrei arrivare come contributo all’ esodo ?
    -come nasce il metodo di calcolo (12 mensilità di base) che ha esposto in questo sito ?
    -la pratica di CASSA INTEGR. può puà riguardare anche uno solo dei dipendenti o ci sono dei paletti fissi ? (n° di dipendenti, ore, giorni, mesi, reparti , ecc…..)

    Grazie.
    Cordiali saluti..

    • Pier Paolo ha detto:

      Il rischio é che l’azienda attui una procedura di mobilità, senza contemplare un incentivo all’esodo, perché ciò non é obbligatorio. L’azienda con più di 15 dipendenti, d’altro canto, può prevedere una procedura di mobilità solo se ha perlomeno 5 dipendenti da licenziare nell’arco di 120 giorni. Il problema é stato discusso con le organizzazioni sindacali? Se l’azienda vuole licenziare solo tre dipendenti dovrà per forza attuare dei licenziamenmti individuali, con tutte le conseguenze legali del caso.
      Il metodo di calcolo esposto nel sito, ripeto, é nato da un accordo tra azienda e sindacati, nella provincia di Milano, a seguito di un’importante fusione tra grosse aziende.
      L’offerta che vi é stata fatta é minimale; ribadisco che, a fronte della perdita del posto di lavoro, in questo momento molto diffcile, l’azienda dovrebbe offrirvi perlomeno 12 mensilità.
      Auguri …!

  13. i.p. ha detto:

    Buongiorno.
    La disturbo per un rapido consiglio:
    da luglio ho grossi problemi con l’azienda
    X cui lavoro, e 2 mesi fa ho chiesto
    l’aiuto di un legale.
    Oggi ho saputo che l’azienda ha offerto
    4500euro di incentivo all’esodo
    (tassazione 23 pagata da loro) più
    500euro netti per la transazione più
    Le “normali” spettanze.

    Posto che la cifra mi sta bene, mi chiedo:
    L’incentivo all’esodo contribuisce
    Ad aumentare l’imponibile irpef quindi
    Ci sara’ passaggio di scaglione e
    Tassazione ulteriore nel 2011?

    Inoltre, con questa transazione ho
    La possibilita’ di accedere ed ottenere
    L’indennita’ di disoccupazione?!

    Grazie mille. Buona giornata.
    I.

  14. Mariano ha detto:

    Buongiorno,
    -ma la CASSA INTEG. può essere attivata senza aprire procedura di mobilità?
    -modalità della CASSA INTEG ( vincoli di mesi, persone , stipendio ridotto in che % , ecc…) ?
    -l’azienda in questione pùò procedere in questo modo :
    NO cassa integ. , SI apertura mobilità per 5 persone , chiusura per 3 , licenziamento dei 3 senza ind. esodo .

    Grazie e saluti..

    • Pier Paolo ha detto:

      Mariano, le segnalo un link in cui può trovare la guida inps su cigs e mobilità. Brevemente; la mobilità può essere attivata senza attivare prima la cigs. L’azienda non può procedere come da lei descritto; le 5 persone messe in mobilità devono essere licenziate tutte, altrimenti i 3 licenziati che rimangono possono rivolgersi alla magistratura del lavoro ed impugnare il licenziamento.

  15. claudio tamanini ha detto:

    Buona sera ho 55 anni di età e 35 di contributi. Dovrei andare in pensione nel luglio 2016. L’azienda per cui lavoro ha 50 dipendenti ed è in fase di ristrutturazione. Volevo sapere se ricevo un incentivo all’esodo, posso cmq. fruire della mobilità di 36 mesi? inoltre, Data l’età anagrafica , l’età aziendale ( 10 anni), la qualifica di quadro e la mia retribuzione netta mensile di circa 2500 euro+500 di bonus, qual’è la proposta minima accettabile a suo avviso?? Molte grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Buona sera signor Claudio.
      La combinata incentivo all’esodo + mobilità é possibile, ma, come già spiegato, fa normalmente parte di un procedimento concordato con le organizzazioni sindacali, a seguito di un processo di ristrutturazione, come nel suo caso. E’ possibile che l’azienda consulti, in anticipo, alcuni dipendenti, per trovare volontari all’esodo, ma per accedere alla mobilità deve comunque presentare un piano agli ispettorati del lavoro, con o senza un accordo sindacale. In caso di accordo sindacale le somme erogate, come incentivo asll’esodo, non vengono lasciate alla libera trattativa personale, ma sono elaborate con i sindacati.
      Se l’azienda intende procedere con accordi personalizzati, un metodo per avere un’idea di quanto chiedere, consiste nel calcolare quale sarà la perdita di reddito, a seguito dell’interruzione del rapporto di lavoro. Le perdite sono di due tipi; differenza tra reddito da lavoro e indennità di mobilità per 36 mesi + perdita di reddito totale nel periodo che intercorre tra la fine della mobilità e il percepimento della pensione. E’ molto difficile che l’azienda sia disponibile a pagarle la somma derivante da questo calcolo, ma non dovrebbero essere accettabili neanche somme completamente distanti.
      Consulti il sito dell’inps, per calcolare il valore netto dell’indennità di mobilità. che potrebbe percepire.
      Pier Paolo Sposato.

  16. annarita ha detto:

    invio un e-mail per mio fratello :
    ditta con piu’ di 15 dipendenti ha messo in cigs gia’ 3 dipendenti compreso lui
    con scadenza il 10.01.2011 – in questi giorni ha ricevuto lettera licenziamento con
    preavviso di 4 mesi e poi messa in mobilita’ come da accordi con rsu
    lui vuole fare vertenza sindacale e chiedere indennita’ all’esodo.
    faccio notare che domani 03.01.2011 compie 51 anni ha fatto conteggio per andare in pensione mancano 8 anni di contribuzione cosa consiglia di fare ?
    personalmente ho detto di accettare la mobilita’ e poi vede ma lui vorrebbe chiedere
    un importo pari a 8 anni
    ringrazio anticipatamente per la disponibilita’ e attendo un consiglio.
    BUON ANNO 2011
    Annarita

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora Annarita,
      suo fratello potrebbe iniziare una vertenza nel caso sospettasse che la sua mansione non é copmpresa tra quelle definite negli accordi tra azienda e sindacati, oppure che nel suo reparto ci siano colleghi con la sua stessa mansione ma con meno anzianità anziendale e meno carichi famigliari. Deve inoltre controllare quante persone saranno messe in mobilità; devono essere licenziate perlomeno 5 dipendenti in un periodo di 120 giorni. Se così non fosse, anche in questo caso può impugnare il licenziamento.
      Fatte queste premesse, devo dirle che sarà impossibile ottenere in incentivo all’esodo se questo non é stato concordato con le organizzazioni sindacali; ammesso che l’azienda fosse, inoltre, disposta ad erogare un incentivo, non otterrà mai 8 anni di retribuzione. Non ho mai sentito casi del genere.
      La ringrazio per gli auguri.
      Pier Paolo Sposato

      • annarita ha detto:

        La ringrazio della disponibilità e delle informazioni chiare che ci ha fornito, mi scuso per il ritardo ma sono stata fuori e non ho controllato la posta. Parlando con mio fratello mi ha detto che sull’accordo effettivamente hanno proposto 3mesi di incentivo all’esodo e molto probabilmente saranno licenziati da 5 dipendenti in su.
        Adesso l’unica cosa da capire è questa: l’incentivo è stato scelto e scritto nell’accordo per la mobilità, ma esisitono tabelle di riferimento? perchè da informazioni ricevute 3 mesi spettano fino a 15 dipendenti, è vero??
        L’azienda ha 32 dipendenti e l’esubero da loro evidenziato è di 6 unità, quindi come possiamo chiedere più di 3 mesi?
        Ringrazio a nome di entrambi, AnnaRita

      • Pier Paolo ha detto:

        Buongiorno,
        non esistono tabelle di riferimento, poichè la risoluzione consensuale con incentivo all’esodo é un accordo tra azienda e dipendente o azienda e sindacati e , dunque, ogni caso é a se stante. Voi avete diritto, però, di prendere visione degli accordi firmati dai sindacati e controllare che le cifre comunicate siano esattamente quelle concordate. Chiedete copia dell’accordo. Quando l’accordo é firmato dai sindacati, risulta difficile se non impossibile richiedere di più di quello che é stato stabilito.

  17. Jo ha detto:

    salve,
    ho 39 anni e due bimbi, di cui il secondo con meno di un anno per cui sto usufruendo ancora della riduzione dll’orario di lavoro per allattamento. la mia azienda va male e si potrebbe a breve avviare una procedura fallimentare con annessi( esperienza già vissuta due anni fa). vorrei “chiedere” un incentivo all’esodo e andare via prima che si presentino mesi in cui non mi verrebbe erogato lo stipendio per via di lungaggini burocratiche legata a casse integrazioni e varie, in quanto mio marito è già in cassa integrazione ancora per poco e abbiamo un mutuo piuttosto consistente. il mio stipnedio è circa di 2200 euro ed un’anzianità di 4 anni. ci sarebbe un modo più opportuno per “chiedere” l’incentivo all’esodo? quanto secondo voi potrei chiedere? ho fatto due calcoli e vorrei paragonarli alle vs risposte.grazie mille per l’aiuto.

  18. Jo ha detto:

    rettifica… ho 38 anni, non 39!!
    una mamma in pena dimentica anche della sua età!

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora, pur cosciente di tutti i problemi legati ad un’eventuale procedura fallimentare, consiglio di valutare con molta attenzione il progetto di lasciare il posto di lavoro. E’ molto probabile che, stante la sua situazione di lavoratrice madre, l’azienda si dia disponibile ad erogare un incentivo all’esodo, ma data la sua breve anzianità aziendale e la difficile situazione economica della ditta, presuppongo che l’incentivo potrebbe essere molto basso. Trovare oggi un nuovo posto di lavoro, come madre di due bambini, perdoni la franchezza, potrebbe richiedere molto tempo e lei si troverebbe senza alcuna protezione. Può valere la pena proporre all’azienda la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, nel caso che lei abbia già qualche alternativa d’impiego; in questo caso provi a chiedere all’azienda 1 anno di stipendio come incentivo, ma sarà dura.
      Mi dispiace non poterle essere maggiormente d’aiuto.
      Pier Paolo Sposato

  19. Jo ha detto:

    la questione è anche che starei valutando di tornare in terra natia( Sicilia ) perchè ci sarebbe una proposta discreta per mio marito e il costo della vita non è sicuramente uguale a quello di Milano… e per quanto mi riguarda potrei trovare, grazie al mio tipo di esperienza e formazione, anche un part-time…
    beh, grazie in ogni caso.

  20. Mariano ha detto:

    Buongiorno,
    ci siamo sentiti prima delle festività per indennizzo di mobilità (dipend. 35 anni , 3anni 4mesi anzianità) e ora ci sono degli aggiornamenti in merito :
    l’ azienda intende procedere così :
    a) licenziamento individuale di 3 dipen. (azienda con + di 15 dipendenti sett. metalmecc. industria) mediante accordo consensuale e indennizzo all’ esodo (il tutto solo se accettato da tutti e 3 i dipendenti )(questa è la soluzione che vuole l’azienda!!)
    b)mobilità per i 3 dipendenti in caso di un rifiuto di uno solo dei dipendenti.
    Indennizzo all’esodo alzato a 6 mensilità dopo breve trattativa.
    L’azienda non vuole la CIGS ma attivare subito la mobilità . Perchè secondo lei ?
    A conti fatti convengono 2 anni di mobilità o l’indennizzo proposto non avendo altre offerte di lavoro ?
    Come mi consiglia di comportarmi ?
    Vogliono chiudere la questione entro venerdì.
    Grazie infinite del servizio prestato.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Mariano, ti rispondo privatamente, perch mi servono informazioni confidenziali. Temo che la tua azienda stia cercando d’ingannarvi; clicca sul link qui sotto, dove potrai vedere che un’azienda con pi di 15 dipendenti pu attuare la procedura di mobilit solo se licenzia perlomeno 5 dipendenti in 120 giorni. Non pu dunque mettere in mobilit solo 3 dipendenti, poich non sarebbe accettata la domanda fatta al ministero del lavoro. Fai vedere questo articolo di legge alla tua azienda e poi fammi sapere cosa rispondono. http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=Licenziamento%20collettivo&AspxAu toDetectCookieSupport=1#Scheda_sintetica_29 L’azienda pu procedere con la mobilit senza passare per la cassa integrazione straordinaria in caso di riduzione di personale; trasformazione dell’attivit aziendale; ristrutturazione dell’azienda; cessazione di attivit aziendale Non pu comunque procedere con licenziamenti individuali in caso di non accettazione della mobilit, come puoi leggere ciccando su questo secondo link: http://www.wikilabour.it/Default.aspx?Page=Licenziamento%20collettivo&AspxAu toDetectCookieSupport=1#Conversione_mobilit_in_licenziamento_individuale__0 Confermo dunque che o l’azienda vi nasconde il piano completo do ristrutturazione o sta cercando d’ingannarvi. Fatemi sapere.

  21. Mariano ha detto:

    Buongiorno,
    dunque se l’azienda non vuole la CIGS e non puo mettere in mobilità solo 3 persone , ha solo il licenziamento consensuale come mezzo per ”eliminare” 3 persone. Hanno sempre ribadito licenz. consensuale . Quindi è chiusa in una morsa. . A questo punto si può avere forza nel contrattare l’incentivo all’esodo, direi. Ma questo, come mi diceva lei, in questo periodo di recensione può essere un arma a doppio taglio.
    A queso punto cosa conviene fare : contrattare l’indennizzo all’esodo ?
    L”azienda cosa può fare : chiedere la CIGs (non capisco pechè non la vogliono)? aprire mobilità e licenziarne 5 e non dare incentivo all’esodo ?
    Alla fine si traslerebbe solo il problema mi sa…

    • Pier Paolo ha detto:

      Mariano spiego meglio quanto già inviato per email. La risoluzione del rapporto di lavoro con la formula consensuale richiede solamente che tu e i tuoi colleghi accettiate le proposte dell’azienda e il tutto può essere risolto in pochi giorni. Per attivare la cassa integrazione e/o un processo di mobilità l’azienda deve dimostrare di essere in una delle condizioni previste dalla legge, presentare un progetto e farselo approvare dagli organismi competenti e procedere con il licenziamento di almeno 5 persone; tutto ciò richiede tempo che l’azienda risparmierebbe se voi firmate la risoluzione consensuale. Un’altra ipotesi é che l’azienda non abbia le condizioni per richiedere la cig o la mobilità, per cui tenta di risolvere il rapporto solamente con 3 dipendenti in eccedenza. Le leggi italiane sono tali per cui le aziende con più di 15 dipendenti, fatti salvi i licenziamenti collettivi, possono licenziare individualmente i dipendenti solo per giusta causa, dunque per motivi di negligenza o disciplinari. Ribadisco dunque la mia prudenza nel consigliarvi di accettare la consensuale con un così misero incentivo all’esodo, a meno che non abbiate la quasi certezza di trovare, in breve tempo, una nuova opportunità di lavoro.

  22. Mariano ha detto:

    Buonasera,
    nel link di cui sopra ho letto anche questo però:
    Mobilità ex art. 4 L. 223/91
    ”1.L’impresa che abbia fatto ricorso alla Cigs e non sia in grado di riammettere al lavoro tutti i dipendenti sospesi, può procedere alla messa in mobilità del personale esuberante, nel rispetto della procedura di legge, senza essere vincolata al requisito numerico-temporale stabilito dall’art. 24, L. 23/7/91 n. 223 (cinque licenziamenti in 120 giorni), come previsto dall’art. 4, 1° comma, della citata legge, che rappresenta una normativa di carattere eccezionale, non estensibile in via analogica ai licenziamenti per riduzione del personale ex art. 24”
    E’ tutto veroooo?? Ne deduco che se questa è un altra possibilità che ha l’azienda , si complica la situazione nel senso che se il mercato peggiora si potrebbe passare velocemente dalla CIGs alla mobilità e , non trovando lavoro , essere costretti a sopravvivere con il solo ind. mobilità per diversi mesi . Ecco che , volendo confrontare le due opzioni , l’incentivo all’esodo dovrebbe essere pari, o quasi, a 24 mesi di CIgs e 12 mesi di ind. mobilità . Dico bene ?
    Inoltre se la situazione peggiora , l’azienda può chiedere la mobilità senza CIGs (intenzione proposta dall’ azienda) , no licenz. individuali , si licenz. collettivo = 5 persone e no 3 . Quindi se ne licenzia 5 ci troviamo tutti e 5 in mobilità per 12 mesi a partire da subito . E’ come ricevere un ind. esodo di 800 € x 12mesi.
    A questo punto o si riesce a spuntare un ind. esodo superiore o la sistuazione non cambia (l’iscrizione liste di mobilità è in ogni caso , giusto ?)
    COsa ne pensa ?
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ok Mariano, tutti giusti i suoi ragionamenti. Quello che io non posso conoscere e solo lei può chiarirsi é se l’azienda ha o meno le condizioni per richiedere la CIGS e/o la Mobilità. Se queste condizioni esistono, l’azienda potrà procedere in uno dei modi che lei ha previsto, altrimenti non potrà licenziare nè lei nèi suoi colleghi. Da quello che mi ha raccontato sino ad oggi credo molto difficile, se non impossibile, che l’azienda sia disponibile a negoziare 36 mesi d’incentivo; è molto più probabile che possa aumentare la sua offerta sino a 10.000 euro circa. Quello che é certo che non potrà licenziarvi individualmente a meno che non sia in grado di invocare la giusta causa o il giustificato motivo oggettivo; lei e i suoi colleghi dovete essere certi di escludere che l’azienda possa procedere in questo modo nei vostri confronti.

  23. anna ha detto:

    salve ,le scrivo x informarmi su cosa mi accadrà tra poco.
    lavoro x un industria dal 2004,da settembre 2010 sono in cassaintegrazione insieme con 14 mie colleghe,hanno deciso che noi tutte del reparto produzione fossimo licenziate(al nostro posto lavora l’estero),mentre il reparto ufficio continua a lavorare(8 persone)
    volevo sapere quanto posso pretendere dall’accordo sindacale per l’incentivo all’esodo ,pur sapendo che l’azienda non vuole sborsare questi soldi

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno,
      devo purtroppo farle presente che le aziende non sono obbligate a pagare un’incentivo all’esodo, quando mettono in mobilità del personale. Lei mi parla di accordo sindacale; dovrebbero essere i sindacati a negoziare con il datore di lavoro un incentivo per il personale che é destinato a perdere il lavoro. Lei da sola ha poche probabilità di ottenere qualche cosa se il datore di lavoro non vuole pagare niente.

  24. andrea ha detto:

    la mia azienda ha attivavato una procedura di mobilità per 99 dipendenti. Per risolvere questa situazione di eccedenza , l’azienda ha firmato un accordo con le parti sindacali interne ed regionali per una mobilità volontaria fino ad massimo di 87 dipendenti e gli riconosce anche un incentivo a patto che il dipendente non si opponga al licenziamento . Attualmente circa 40 dipendenti hanno fatto questa scelta , tra cui anche io , ma l’azienda non mi vuole licenziare perchè secondo lei non rientro tra quelle persone che sono in esubero. La domanda è : l’azienda può opporsi al mio licenziamento pur avendo firmato un accordo ?
    La ringrazio per la cortese attenzione.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se l’azienda ha effettivamente firmato un accordo di mobilità volontaria sino ad 87 dipendenti, non potrebbe rifiutarsi di accettare la sua candidatura. Si rivolga ai sindacati firmatari dell’accordo; sono loro che devono obbligare l’azienda a rispettare gli accordi.

  25. annarita ha detto:

    Grazie ne terremo conto.
    E’ un blog veramente utilissimo e la disponibilità e velocità nelle risposte non ha eguali. Buon lavoro di vero cuore! Annarita

  26. marcello ha detto:

    Buongiorno, con la presente vorrei farvi alcune domande, la ditta dove lavoro dopo un anno di cigs, il 6 dicembre 2010 mi ha inviato una raccomandata, motivazione preavviso di licenziamento a seguito procedura di mobilità di cui alla legge 223/91. Pertanto dal 6 dicembre 2010 avrò 4 mesi di preavviso con esonero dal lavoro, di conseguenza dal 5 aprile 2011 mi troverò in mobilità, le domande sono queste:
    1- quanti giorni ho per poter impugnare il licenziamento, mi hanno detto 60 gg ma non ho capito se a partire dal 6 dicembre oppure dal 5 aprile 2011.
    2- dagli accordi presi ed anche firmati tra sindacato e ditta, ci saranno 6 esuberi che verranno messi in mobilità, secondo voi il 5 aprile la ditta può mettere solo 4 lavoratori in mobilità oppure devono assolutamente rispettare gli accordi, se ciò non fosse gli altri possono impugnare il licenziamento ?
    In attesa di una risposta porgo cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signor Marcello,
      le riporto un’interpretazione della magistratura del lavoro relativa all’impugnazione di un licenziamento per mobilità
      Il termine di sessanta giorni ex art. 5, 3° comma, L.23/7/91 n. 223 per l’impugnazione del licenziamento collettivo non ha natura decadenziale e può decorrere anche da un giorno successivo a quello della comunicazione del recesso, qualora solo successivamente venga scoperta una situazione di fatto diversa da quella posta a base del licenziamento (nella fattispecie si trattava di un licenziamento collettivo che prevedeva come criterio di scelta l’essere in possesso dei requisiti per la pensione; la lavoratrice solo tre anni dopo la comunicazione aveva potuto avere conoscenza di non essere in possesso di tali requisiti) (Pret. Milano 28/7/98, est. Negri della Torre, in D&L 1998, 944. In senso conforme, v. Trib. Milano 18 settembre 1999, pres. Mannacio, est. Accardo, in D&L 2000, 135) ”

      E’ ovvio che però lei dovrà dimostrare che non sono stati rispettati i criteri di scelta stabiliti negli accordi sindacali.
      E’ possibile che alla fine della CIGS l’azienda potrebbe dimostrare di non avere più bisogno di licenziare 6 dipendenti e dunque porne in mobilità solo 4. Se l’azienda non fosse ricorsa alla CIGS ed avesse, fin da subito, richiesto la mobilità, ne avrebbe dovuto licenziare perlomeno 5 in 120 giorni.

  27. Luciano ha detto:

    Buonasera,

    purtroppo mi trovo nella condizione di valutare una proposta di incentivo all’esodo ed avrei bisogno di un consiglio.
    Ho letto quanto riportato nel vostro sito e l’ho trovato molto interessante.

    Ho maturato solo 25 anni di contribuzione. Lasciando questo lavoro dovrei necessariamente cercarne un altro.
    Da circa un anno sono in Cassa Integrazione poiché la mia funzione in azienda è stata eliminata.
    Nei prossimi 5-6mesi, probabilmente, sarà attivata la procedura di mobilità (azienda con più di 100 dipendenti).
    Dal calcolo sopra riportato risulterebbe congruo un incentivo all’esodo pari a 40 mensilità (circa 100000€ netti).

    L’azienda mi sta proponendo bonariamente un incentivo pari a 6 mensilità nette per lasciare il mio posto entro Giugno/11.

    La differenza fra quanto propostomi e quanto calcolato mi sembra notevole; d’altra parte nel caso non accettassi, sarei probabilmente inserito nella procedura di mobilità, e non conosco i risvolti di tale opzione in termini economici.
    Visto il momento, sono preoccupato riguardo alle effettive possibilità di trovare un altro lavoro in breve tempo e con retribuzione simile a quella finora percepita.

    Ho solo qualche giorno per formulare una proposta alternativa, ma al momento sono abbastanza disorientato.

    Vi ringrazio anticipatamente

    Cordiali Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Signor Luciano,
      cerco di fare chiarezza nella sua situazione:
      1 – come ho spesso avvertito, la tabella che ho presentato, rappresenta il caso della mia ex-azienda, ma non esiste alcuna legge che obbliga le aziende a seguire quello stesso schema e ciò spiega la differenza con la somma a lei proposta.
      2 – l’incentivo all’esodo non é un alternativa alla mobilità; si può inserire un dipendente in mobilità, considerando anche di concedergli un incentivo all’esodo, come ho spiegato nel mio articolo.
      3 – é giusta la sua preoccupazione riguardo alle possibilità di trovare una nuova opportunità di lavoro. Non firmi alcuna risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, se questa non é accompagnata da un incentivo e dalla messa in mobilità.
      4- tenga presente che, se l’azienda considera la sua posizione in esubero, dovrà necessariamente porla in mobilità. Lei non ha nulla da guadagnare, nel firmare una risoluzione del rapporto di lavoro senza mobilità e con un incentivo di solo 6 mensilità.

  28. antonio a ha detto:

    buongiornio dott. Pier Paolo complimenti per il sito e per la sua professionalita’ le chiedo scusa se saro’ un po lungo ma mi trovo in una situazione drammatica il mio problema e’ nato dal 05/02/2009 le premetto che lavoro per questa azienda dal 01/05/1988 e che dal 2006 sono stato nominato responsabile di reparto operativo purtroppo nel 2009 mentre operavo una pulizia su un cilindro subivo una anputazione ad un dito della mano sn il datore di lavoro a causa di quanto accaduto deve subire un processo penale in corso a causa di cio’ l)azienda ha subito parecchi controlli e ha dovuto effettuare dei ripari alla macchina da stampa in questione perche’ questa non era a norma di legge al mio rientro in azienda dopo 6 mesi dall)accaduto mi hanno fatto pesare tutto questo con alcuni atteggiamenti (a causa tua abbiamo controlli continui, colpendo la mia professionalita’ , farmi sentire di peso ecc.) sono caduto in depressione in cura farmacologica da parecchio tempo seguito mensilmente da uno specialista ed ogni volta che tento di rientrare vengo puntualmente attaccato con richiesta di farmi le ferie risultato sono diventato di peso e ditroppo visto che avendo una invalidita’ e non potendo fare psicologicamente il lavoro di prima mi fanno capire che se me ne vado e meglio visto il costo mensile netto di 2000 euro essendo stufo di questa situazione che si e creata vista la mia con fusione pschica vista la crisi aziendale (con piu di 15 dipendente) la mia paura e di essere licenziato e credo che prima o poi troveranno la giusta causa ne ho maledettamente paura avendo 47 anni con il problema alla mano nessuno mai piu mi assumerebbe se dovessi trovare un accordo cosa mi consiglierebbe di chiedere e di accettare. dimenticavo e da un po di tempo che dicono che l)azienda e in esubero di personale possono licenziarmi? la ringrazio anticipatamente con la speranza che mi possa aiutare.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Signor Antonio,
      vorrei incoraggiarla a tornare al lavoro e non dare peso alle pressioni che vengono esercitate nei suoi confronti; ho l’impressione che ci siano tutti i presupposti per intentare una causa per mobbing. Si rivolga ad un avvocato per averne conferma.
      Mi sembra di capire che lei abbia già una dichiarazione di invalidità; se ciò é vero, nel caso di una procedura di riduzione del personale, lei come invalido dovrebbe avere una maggiore protezione sindacale. Le sconsiglio di tentare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; mi scusi la sincerità, ma, oggi, vista la sua attuale situazione psicofisica, la leggera invalidità e la sua età anagrafica, avrebbe molti problemi a trovare una nuova occupazione. Come farebbe ad arrivare sino all’età della pensione?
      Pier Paolo Sposato

      • antonio a ha detto:

        Dott. PIER PAOLO la ringrazio per avermi dedicato un po del suo tempo vede io vorrei tanto ritornare con molta serenita’ a svolgere la mia attivita’ professionale ma come le dicevo questo non mi e piu’ permesso scusi la mia espressione la prego di non prenderla per maleducazione di linguaggio ma mi sento una merda tanto che sia da parte della dirigenza che da gran parte di colleghi e come non esistessi mentre prima dell’incidente tutto era diverso la mia invalidita’ oltre che dall’inail e confermata dal medico competente aziendale che mi ha esonerato da alcuni lavori gravosi aziendali ora mi chiedo quanto io possa resistere questa situazione? non posso continuare a prendere psicofarmaci per tamponare questa situazione voluta da loro il danno alla mano lo subito io e mi creda lo sto pagando ogni santo giorno perche’non sono ancora riuscito ad accettare la mia menomazzione un grosso aiuto poteva darmelo solo il lavoro che ho sempre svolto con molta passione il quale mi ha dato molte soddisfazzioni a livello professionale da operaio di ultimo livello ad un riconoscimento aziendale impiegato b 2 con nomina di responsabile di reparto la mia paura oltre al possibile licenziamento che lei se ho capito bene pensa molto inprobabile quanto posso durare? ecco perche’ le chiedevo se dovessi incontrarmi con il datore di lavoro per discutere la mia situazione per una mia eventuale uscita cosa potrei chiedere.Le chiedo umilmente scusa per il mio sfogo ma ne avevo bisogno spero che lei come credo possa capire e la saluto affettuosamente . Grazie A.ANTONIO

      • Pier Paolo ha detto:

        Provi a chiedere due annualità, poichè di norma questo é il massimo che le aziende considerano come incentivo all’esodo.
        Visto l’atteggiamento della sua azienda, le consiglio di farsi assistere da i sindacati o da un legale per effettuare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
        Non sottovaluti la possiblità di intentare causa all’azienda per mobbing; si rivolga al patronato INCA della CGIL della sua zona; mi risulta che talvolta forniscono assistenza legale gratuita.

  29. antonio a ha detto:

    DIMENTICAVO di dirle che lavoro dal 01/09/1978

  30. Roberto ha detto:

    Buonasera,

    ho trovato questo sito molto interessante e mi permetto di farvi una piccola premessa per poi sottoporvi una domanda…

    Attualmente lavoro in una azienda Multinazionale Americana che a settembre mi ha fatto il “classico discorso” di invito a cercare un’altro posto.
    Il tutto sembra essere nato da una richiesta da parte della casa madre, e stante la situaizone mondiale sulla crisi del lavoro cerco al momento di non dilungarmi in tal senso.
    La domanda è la seguente :
    Nel mio caso ==> età 40 anni di cui 22 di contributi e 18 in questa azienda
    7° livello metalmeccanico, resp. area tecnica sistemi informativi, famiglia a carico ( mia moglie lavora part-time ) e 1 bambina, trattandosi di una Multinazionale, che tra l’altro a livello di Gruppo va molto bene, cosa posso pretendere come bonus di incentivo all’esodo e dove posso trovare documentazione da portare eventulmente sul tavolo della trattativa con l’azienda ?

    Vi ringrazio per l’attenzione che darete a questa richiesta
    Roberto

    • Pier Paolo ha detto:

      A beneficio dei lettori trascrivo la risposta che ho mandato per email al signor Roberto.

      Buongiorno Signor Roberto,
      le rispondo per email, poiché oggi il portale della wordpress sembra non funzionare. Alla sua età non esiste ammontare d’incentivo all’esodo che possa metterlo in una posizione di relativa sicurezza; l’unico ragionamento da seguire è quello di considerare un probabile tempo potenzialmente necessario per trovare una nuova opportunità professionale e, in questo momento, potrebbe essere molto lungo. Io lascerei all’azienda l’iniziativa di chiudere il rapporto di lavoro, poiché, a meno che lei non tema azioni disciplinari nei suoi confronti, nessuno la può licenziare individualmente. Se le condizioni dell’azienda saranno tali da richiedere una riduzione del personale, il management dovrà aprire una procedura di mobilità o attraverso licenziamenti collettivi o individuali plurimi: esistono in questo caso procedure che prevedono dei precisi criteri di legge o concordati con le organizzazioni sindacali, per individuare i dipendenti da estromettere. Questi dipendenti vengono poi posti in mobilità per periodi diversi a seconda dell’età anagrafica (nel suo caso 24 o 36 mesi se la sua azienda è nel mezzogiorno) durante i quali si percepisce un’indennità. L’unico rischio che corre individualmente si verificherebbe nel caso che, a fronte di una riduzione del personale, la sua azienda decidesse di chiedere la soppressione solo di specifiche mansioni, di specifici uffici o attività; ad esempio dovrebbero essere licenziati tutti i dipendenti con la sua mansione o tutti i dipendenti che fanno parte del suo ufficio o della su sede di lavoro. Non ha bisogno di una documentazione particolare per richiedere un incentivo all’esodo; la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, attraverso una transazione economica; è previsto per legge e la sua azienda lo sa sicuramente.
      Sposato

      • Roberto ha detto:

        Gentilissmo Pier Paolo, La ringrazio tanto della risposta.

        Di fatto la mia situazione è la seguente :

        A causa di una centralizzazione di una applicazione, verrà tolto il sistema di cui ne sono il resp. tecnico, ma tuttavia rimarranno ancora diverse aree di competenza da me ricoperte, per la quale l’azienda sembra quasi che non esistano. Senza contare che al mio fianco lavora del personale esterno per l’area di competenza dell’Helpdesk.

        La vostra conferma a riguardo dell’impossibilità di licenziare individualmente è sicuramente importante, infatti l’azienda sta spingendo molto sull’outplacement, per il quale ho già fatto provocatoriamente capire che non sono interessato.
        Giusto per non accettare tutto quello che propongono senza replica e/o complicanze e andarmene come se niente fosse (specialmente visto il periodo di crisi )

        Mi spiego meglio sulla domanda di incentivo all’esodo, in quanto, sicuramente loro sono Super Informati ma sono io che non ho idea di cosa può essere richiesto da parte mia e vorrei evitare di accettare la prima proposta (che non farei di sicuro) o peggio ancora scoprire in ritardo che potevo chiedere di più .
        Ho riportato sotto la tabella che potrebbe riguardarmi ed ho preso in considerazione i seguenti parametri :

        Base Uguale = 12 +
        Età ( nel mi caso ) = 12 +
        Anzianità Aziendale = 6
        Coniuge o filgio a carico (1) = 3
        Totale 33.

        Questo calcolo potrebbe essere da me sostenuto nei confronti dell’azienda ?

        Grazie
        Roberto

      • Pier Paolo ha detto:

        Conosco la tabella, perché é quella che é stata applicata dalla mia ex azienda in occasione di una fusione che generò un grande numero di esuberi. Deve però considerare che quei calcoli furono applicati parallelamente ad una procedura di m obilità, per cui al totale, così come da lei calcolato, veniva poi sottratta la somma che i dipendenti avrebbero percepito come indennità di mobilità. Due sono gli aspetti che deve. allora, considerare:
        1 – quella tabella non é un obbligo di legge, ma deriva da un accordo sindacale.
        2 – per quelle che sono le mie informazioni, le somme erogate dalle aziende come incentivo all’esodo non accompagnato dalla mobilità, ben raramente arrivano e superano le due annualità.

  31. antonio a ha detto:

    *
    antonio a scrive:
    22 gennaio 2011 alle 22:26

    Dott. PIER PAOLO la ringrazio per avermi dedicato un po del suo tempo vede io vorrei tanto ritornare con molta serenita’ a svolgere la mia attivita’ professionale ma come le dicevo questo non mi e piu’ permesso scusi la mia espressione la prego di non prenderla per maleducazione di linguaggio ma mi sento una merda tanto che sia da parte della dirigenza che da gran parte di colleghi e come non esistessi mentre prima dell’incidente tutto era diverso la mia invalidita’ oltre che dall’inail e confermata dal medico competente aziendale che mi ha esonerato da alcuni lavori gravosi aziendali ora mi chiedo quanto io possa resistere questa situazione? non posso continuare a prendere psicofarmaci per tamponare questa situazione voluta da loro il danno alla mano lo subito io e mi creda lo sto pagando ogni santo giorno perche’non sono ancora riuscito ad accettare la mia menomazzione un grosso aiuto poteva darmelo solo il lavoro che ho sempre svolto con molta passione il quale mi ha dato molte soddisfazzioni a livello professionale da operaio di ultimo livello ad un riconoscimento aziendale impiegato b 2 con nomina di responsabile di reparto la mia paura oltre al possibile licenziamento che lei se ho capito bene pensa molto inprobabile quanto posso durare? ecco perche’ le chiedevo se dovessi incontrarmi con il datore di lavoro per discutere la mia situazione per una mia eventuale uscita cosa potrei chiedere.Le chiedo umilmente scusa per il mio sfogo ma ne avevo bisogno spero che lei come credo possa capire e la saluto affettuosamente . Grazie A.ANTONIO

  32. Adriano garruto ha detto:

    Buonasera Dott.Pier Paolo, domani andro’ a discutere un mio eventuale incentivo all’esodo.Sono dipendente di una Azienda siamo 10 dipendenti di cui 3 in cassa integrazione da Ottobre volevo sapere cosa devo chiedere e/o accettare?? io collaboro con loro da 7 anni, ho 2 figli a carico, sono primo livello contratto commercio mi puo’ gentilmente dire cosa devo chiedere considerato che non ho diritto alla mobilta’ essendo meno di 15 dipendenti? grazie mille saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signor Adriano,
      con le poche notizie che mi hai fornito, posso solo genericamente suggerirti di assicurarti che tra mobilità ed incentivo all’esodo, tu possa contare su un paio di anni di copertura economica, poichè oggi potresti metterci anche qualche anno prima di trovare una nuova e reale opportunità di lavoro. Ho detto mobilità poiché oggi esiste la mobilità in deroga, che copre anche i casi come i tuoi. Leggi le informazioni su questo sito Mobilità in deroga. Chiedi alla tua azienda

  33. Adriano garruto ha detto:

    Buonasera Dottore, grazie per la sua celere risposta in poche parole se non ho capito male posso chiedere 12 mesi di stipendio+tfr + mobilita’ in deroga ? io sono in cassa sino a fine aprile ma l’amministratore delegato mi ha gia’ preannunciato che io sono uno di quelli predestinati a essere licenziato.Mi scusi la mobilita’ nel mio caso quanto dura ????? grazie di cuore

    • Pier Paolo ha detto:

      Gli ammortizzatori sociali in deroga fanno parte di accordi governo – regione, per cui devi chiedere delucidazioni alla sede inps della tua zona di residenza, nel caso il tuo datore di lavoro non ne sia informato; la mobilità in deroga dura solamente 6 mesi. Venendo alla tua domanda devo avvisarti che puoi e devi chiedere una copertura come ti ho suggerito, ma sappi che l’azienda non é obbligata a erogare una somma che sia stabilita per legge.
      Io ti auguro che il tuo datore di lavoro sia realmente intenzionato ad erogare un incentivo all’esodo.

  34. Pier Luigi Umerini ha detto:

    Buonasera Dott. Pier Paolo, sono un lavoratore dipendente in CIGS a zero ore per un anno dal mese di ottobre 2010, ho 60 anni di età e sono stato assunto il 14/10/2002. La mia paga lorda mensile è di 3.905,86 euro (circa 1.980 netti), vorrei un parere sulla cifra di 25.000 euro che il sindacato richiede alla ditta per mobilità volontaria. Acquisto i requisiti per la pensione nel mese di marzo 2012 e (per adesso) la finestra si apre ad ottobre 2013, avendo fatto per un periodo di tempo l’artigiano. Grazie e cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signor Pier Luigi,
      tenuta presente la sua età anagrafica, lei potrà rimanere in mobilità per 30 mesi sino al percepimento della pensione, se, ovviamente le leggi non cambiano. Ho calcolato che, nei 30 mesi di mobilità, lei avrà una diminuzione di reddito di circa 33.000 euro. La proposta, se accettata dall’azienda, non copre completamente questa perdita, ma, visto quello che sento in giro, al suo posto non la rifiuterei.

  35. Adriano ha detto:

    Buonasera Dottore sono andato a parlare con l’azienda mi hanno offerto 10000 euro + la liquidazione che dicono essere circa 30000, ma come e’ possibile dopo solo 7 anni di collaborazione ho 30000 euro di liquidazione? io naturalmente ho rifiutato chiedendole almeno 20000 euro di incentivo ma loro sono disposti a andare a un eventuale scontro. Sono basito, comunque grazie per i suoi consigli saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Adriano,
      non ho i dati per spiegare l’ammontare del TFR, ma é chiaro che questo non fa parte dell’incentivo all’esodo, poichè come é noto, il TFR é una retribuzione differita nel tempo e, dunque, é un diritto inalienabile del dipendente. Ti suggerisco di cautelarti nei riguardi dell’azienda, poché avendo meno di 15 dipendenti, é soggetta solamenta alla tutela obbligatoria del posto di lavoro; in altre parole, in caso di riduzione del personale, deve solamente spiegare i motivi del licenziamento e non é tenuta ad utilizzare i criteri previsti per i licenziamenti collettivi. Mi rivolgerei ad un patronato INCA (CGIL) della tua zona, dove potresti avere dei suggerimenti di caratttere legale.

  36. ALBERTO ha detto:

    Buonasera,le sottopongo un dilemma legato ad una procedura di mobilita’ aperta nel gennaio di quest ‘anno presso una grossa azienda.
    Con accordo sindacale è stato pattuito un anno di contratto di solidarieta’ con possibilita’ di proroga di ulteriore anno per la riduzione di 95 unita’ contro le 200 inizialmente stabilite,nella mia unita’ produttiva (vigilanza e portinerie)sono stati eccepiti 2 esuberi ,volevo sapere su quali soggetti l’azienda potrebbe optare per la mobilita’.
    Premetto che siamo in 10 persone(eta’ compresa fra i 40 e i 53 anni) 4 delle quali non hanno alcun carico famigliare,altre 4 hanno carichi famigliari e un anzianita’ superiore se considerato nell’intera vita aziendale ma inferiore all’interno del reparto interessato poiche’ sono stati aggregati alcuni anni fa provenienti da altro reparto(non assunti gia’ in origine con la qualifica di portinaio) 2 fra questi ultimi hanno 53 anni di eta’ e mancano ancora di 6 anni per il pensionamento.
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Alberto,
      l’azienda, per porre dei dipendenti dei mobilità, non potrà deciderli a suo piacere, ma dovrà usare i parametri che ha concordato con le organizzazioni sindacali. Questi parametri, di solito, sono tre: 1) anzianità aziendale 2) carichi di famiglia 3) ragioni tecnico organizzative. Quando, come nel tuo caso, in una unità produttiva bisogna scegliere tra diversi dipendenti che hanno lo stesso profilo, di regola, si identificano quelli che hanno una minor anzianità aziendale e minori carichi di famiglia, salvo il fatto che l’azienda dovrà considerare se esistono ragioni tecnico organizzative che consigliano di tenere al lavoro un dipendente piuttosto che un altro. Gli accordi concordati in maniera seria e trasperente danno lo stessi peso ai tre parametri, per evitare manovre poco chiare. Il parametro anzianità é valutato su tutta la vita aziendale e non solo su quella di appartenenza ad un’unità piuttosto che ad un’altra.
      Pier Paolo Sposato

  37. lina ha detto:

    Egr. Dott. Pier Paolo, buonasera,
    sono la moglie di un impiegato che lavora in una multinazionale americana che è in procinto di chiudere e trasferire la produzione in Polonia.
    Mio marito ha 47 anni (invalido civile al 60 %) con un’anzianità di servizio di 22 anni presso la stessa azienda e ha a carico sia me (purtroppo) che nostra figlia di 5 anni, la sua retribuzione lorda mensile è di 2.610 Euro. Il sindacato e l’azienda hanno pattuito per i dipendenti che hanno 40 anni un incentivo esodo di Euro 25.000 lordi (uguale ai 30 anni, mentre per i 50 anni Euro 50.000). Tale importo non mi sembra adeguato…. secondo Lei a quanto dovrebbe essere quantificato? e per quanto riguarda l’invalidità ci sono degli elementi che si possono considerare? Ci può rispondere il prima possibile visto che la prossima settimana è prevista una trattativa. La ringrazio anticipatamente.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora Squillante, devo, purtroppo, avvertirla che se i sindacati e l’azienda hanno già pattuiti gli aspetti economici degli incentivi all’esodo, sarà difficile poter negoziare cifre diverse e personalizzate. La suddivisione così come la descrive lascia perplesso anche me; sarebbe stato più logico suddividere i dipendenti per fascie di età ogni 2 anni a partire da 30 anni e terminare con i 50 anni; in questo modo a suo marito sarebbero spettati 45.000 euro e non 30.000.
      Sono poi i sindacati che dovrebbero provvedere a proteggere suo marito, per il suo stato d’invalidità, ad esempio, verificando con l’azienda la possibilità di ricollocarlo in altra mansione.
      Pier Paolo Sposato

  38. riccardo ha detto:

    Buonasera dott.re Pier Paolo,
    le vorrei sottoporre il mio caso: l’amministratore dell’azienda per cui lavoro, nel settore ristorazione, mi ha chiesto in forma verbale di accettare un trasferimento all’estero, alle stesse condizioni contrattuali attuali quindi fortemente penallizzanti, o di lasciare il lavoro accettando 3 mesi stipendio come “risarcimento”, giustificando il tutto con una incompatibilità “caratteriale” con il mio superiore.
    Le fornisco alcune informazioni così da poter inquadrare la situazione:
    ho un contratto a tempo indeterminato dall’aprile 2009 3° livello 37 anni celibe,
    l’azienda per cui lavoro è una srl con sede nella mia città ma è “controllata” da una società nazionale con sede a Roma;
    l’azienda locale ha meno di 15 dipendenti diretti ma attrverso una agenzia dà lavoro a più di trenta persone, mentre a livello nazionale tra la società madre e le controllate locali ha alcune centinaia di dipendenti;
    da quando lavoro in questa azienda sono stato “vittima ” di comportamenti fortementi lesivi della mia figura professionale quali: più di dodici giorni lavorativi consecutivi; trasferimenti temporanei (anche alcuni mesi) in altre sedi ( dipendenti dalla società madre o da altre società controllate dal gruppo) senza nessuno tipo di indennizzo di trasferta o contratto di distacco (fatta eccezione del solo viaggio andata e ritorno e dell’alloggio condiviso in alcuni casi, in un appartamento di due camere da letto, in sette persone); giorni di ferie scaricati o domeniche non pagate in date in cui risultava la mia presenza dall’orario e dai cartellini timbrati; nessun tipo di straordinario ordinario riconosciuto (sempre dimostrabile dai cartellini) in virtù di una quota di straordinario mensile forfettizzato inclusa nel mio contratto ma sempre inferiore alle ore extra da me realmente fatte e comunque nessun riconoscimento dello straordinario notturno; nessun tipo di risposta alle richieste da me inoltrate riguardo tutto quanto da me descritto precedentemente.
    Non avendo ormai più fiducia in questa azienda e volendo lasciare questo posto di lavoro le chiedo gentilmente di aiutarmi a capire quanto sia giusto per me chiedere, in virtù di tutto, per andarmene in maniera consensuale.
    Ringraziandola per l’attenzione che vorrà dedicarmi le faccio i miei complimenti per l’utilissimo servizio che dedica a tutti noi.
    Cordialmente Riccardo.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno signor Riccardo,
      capisco la sua giustificata amarezza per i trattamenti subiti e il conseguente desiderio di lasciare la ditta, ma non sono sicuro che ciò le convenga, almeno non prima di aver migliorato la sua posizione negoziale. E’ difficile, vista la sua breve anzianità aziendale, sperare che la ditta sia disposta, volontariamente, ad aumentare il valore dell’incentivo all’esodo. L’azienda locale ha meno di 15 dipendenti (non conta che sia controllata da una società nazionale) e, dunque, con qualche furbata, potrebbe tentare di licenziarla, giustificando la necessità di ridurre il personale. Io parto dalla considerazione che, se tutto quello che lei mi ha scritto é realmente dimostrabile, sarebbe opportuno rivolgersi ad un legale per verificare se esistono gli estremi per una denuncia di mobbing. E’ ovvio che alla fine lei comunque lascerà l’azienda, ma, di fronte ad una possibile causa per mobbing, i suoi capi saranno disponibili a concedere somme ben più elevate di quelle che le hanno prospettato. Raccolga tutto il materiale come email, lettere di servizio, cedolini stipendio, rimborsi spese , il contratto di lavoro, che possano confermare i trattamenti subiti e li porti ad un patronato INCA (CGIL) della sua zona; é possibile che le diano un parere gratuito sulla possibiltà di tentare o meno una vertenza per mobbing.
      Prenda tempo e, se l’azienda le dovesse far arrivare la lettera di trasferimento, si rechi immediatamente da un legale che provvederà, inizialmente, a richiederne il blocco urgente e, successivamente, alla sua impugnazione, in quanto non giustificato da motivi leciti.
      Pier Paolo Sposato

  39. Annalisa ha detto:

    Gent.mo Pier Paolo, navigando in internet alla ricerca di informazioni sulla situazione che sto vivendo, ho scoperto casualmente il suo forum di consulenza che ho trovato interessantissimo. Ho deciso di approfittare della sua grande competenza in materia di legislazione del lavoro ed in particolare di incentivi all’esodo poichè la mia azienda ha appena comunicato l’attivazione della procedura di mobilità per circa 250 dipendenti. L’azienda ha dichiarato che i criteri di scelta che verranno utilizzati sono quelli previsti dall’art.5 L.223/91 “con eventuali integrazioni che potranno essere indivuduate dalle parti”. Nel comunicato ufficiale viene esplicitato inoltre il nr. esatto degli esuberi per ciascuna posizione lavorativa e relativo inquadramento (a, b, c, d). Nei prossimi giorni ci saranno le consuete trattative fra rsu e Direzione aziendale per condividere un piano d’azione in linea con le norme vigenti. Le volevo chiedere a questo proposito due cose:
    A) In caso di accordo tra rsu e azienda presumo che si procederà a uscite volontarie incentivate ma al termine dei 120 giorni previsti dalla legge quale comportamento potrà adottare l’azienda in caso non abbia ottenuto le 250 adesioni volontarie?
    B) In casi precedenti simili di cui lei abbia conoscenza quale peso % o punteggio sono stati assegnati ai parametri di legge come anzianità (di servizio? età anagrafica?) e carichi familiari (a questo proposito le chiedo se si intenda solo figli e coniuge a carico oppure anche il/la convivente è considerato carico familiare se è nello stesso stato di famiglia, inoltre sarebbero considerati parametri anche il reddito del nucleo familiare, mutui prima casa, ecc., ).
    Vista la delicatezza e l’attualità del tema trattato non mi sono voluta addentrare in particolari per motivi di riservatezza ma sono certa che mi capirà.
    La ringrazio in anticipo per l’interessamento. Cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora Annalisa, in base a quello che lei mi riferisce posso prevedere questo comportamento:
      1 – l’azienda dovrà chiarire quali sono gli eventuali criteri integrativi concordati con le organizzazioni sindacali.
      2 – ammesso che il criterio integrativo sia la volontarietà ed ammesso che non raggiunga i 250 dipendenti, dovrà utilizzare i criteri di legge. (anzianità di servizio, carichi di famiglia e un criterio tecnico organizzativo motivato, indicato dall’azienda).
      3 – il peso assegnato ad ogni criterio, dovrebbe essere concordato con i sindacati, poiché non esiste una precisa legislazione in tal senso. E’ ovvio che le scelte vanno motivate, per evitare che nascondano intenzioni non lecite.
      4 – l’azienda deve considerare come carichi di famiglia solamente quelli che risultano dalle dichiarazioni depositate presso gli uffici del Personale.

  40. BarbaraF ha detto:

    Buongiorno, sono una ragazza di 31 anni, con un anzianità lavorativa di oltre 10 anni. Attualmente mi trovo in stato di gravidanza anticipata per complicazioni, (data presunta parto 01-07-2011, con maternità obbligatoria che scadrà il 01-10-2011).
    L’azienda vorrebbe incentivare il mio esodo con 9 mensilità a partire dal 01-06-2011 + 1 anno di mobilità (come offerto a tutti gli altri dipendenti che vogliono “lasciare a casa”).
    In questo caso però io pederei la maternità obbligatoria e tutte le agevolazioni del mio caso. Quanto sarebbe giusto che mi offrissero per il mio esodo?
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Barbara, mi occorrono altri dati per poterle suggerire una linea di comportamento. La legge, come lei saprà, impedisce di licenziare una dipendente in gravidanza, sino al compimento del primo anno di età del bambino. Fatta questa premessa, per fare un ragionamento più approfondito bisognerebbe sapere:
      1 – la sua ditta, che deduco ha più di 15 dipendenti, ha concordato o meno con i sindacati la procedura di mobilità?
      2 – l’azienda cessa l’attività o riduce solamente il personale? E in questo caso sarebbe coinvolto tutto il suo reparto o solo una parte di questo?
      3 – lei é interessata a risolvere il rapporto di lavoro o, se possibile, vorrebbe rimanere ina azienda? Accettare oggi una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, seppure incentivata e con la protezione di un anno di mobilità, potrebbe essere un’opzione sbagliata, considerata la difficoltà di trovare una nuova opportunità professionale e con un figlio da mantenere.
      I dati che le ho chiesto servono per capire se e con quale probabilità di successo lei potrebbe opporsi al licenziamento, ammesso che fosse interessata a tale soluzione.

      • BarbaraF ha detto:

        Le confermo che l’azienda ha attualmente 35 dipendenti e che ha intenzione di ridurre il personale di circa 10/12 unità.
        Io faccio parte dei 3 impiegati e che vorrebbero far diventare solamente 2. Il mio contratto è part-time 5 ore a tempo indeterminato (lavoro presso loro dal 1999, poi dal 2007 part time).
        Le confermo che l’azienda ha concordato con i sindacati il piano di mobilità. Il mio interesse a rimanere in forza non è molto, visto che dopo 12 anni di onorato servizio a stretto contatto con la direzione, sto venendo trattata come l’ultimo degli sfaticati, solamente perchè l’azienda è in crisi e il mio part time non interessa più.
        Quindi un eventuale buon uscita potrebbe anche interessarsi se risultasse per me conveniente. Grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Barbara,
        il fatto che l’azienda abbia già concordato con i sindacati la procedura di mobilità, mi confermerebbe che le 9 mensilità offerte siano state, appunto, approvate dai sindacati stessi e, dunque, ci siano poche se non nulle possibilità di rinegoziarle. Se lei ponesse l’azienda di fronte al fatto che, per legge, non la potrebbero licenziare sino al compimento del primo anno di età del bambino, é possibile che stralcino la sua situazione dalle altre e le facciano un’offerta personalizzata.
        Per mia esperienza le dico che ben difficilmente le aziende superano le 24 mensilità di incentivo; ammesso e non concesso che siano disposte a dargliele, le ritene sufficienti?

  41. barbara ha detto:

    Gent.mo Pier Paolo,
    ho un problema di questo tipo:dal 2006 lavoro in un’azienda del commercio con più di 15 dipendenti. Recentemente mi hanno demansionato per motivi di riorganizzazione aziendale e offerto 3 mensilità di buona uscita. Ora continuano a farmi pressioni per trattare una cifra ma non ho idea di che somma totale chiedergli. Ho visto la sua tabella ma non so se sia utile usarla in quanto la mia azienda non ha alcuna intenzione di fare licenziamenti collettivi e quindi di utilizzare procedure di mobiltà nè tantomeno di effettuare un accordo sindacale. Da quello che ho capito infatti è un discorso puramente legato ad antipatia e la riorganizzazione è solo stata una scusa per liberarsi più facilmente della sottoscritta ma io non ho ceduto. Secondo lei che cifra posso chiedere alla mia azienda come incentivo?tenga presente che ho 35 anni e sono nubile
    Secondo lei nel calcolo approssimativo che devo fare è giusto includere il valore della disoccupazione che mi spetterebbe se mi licenziassero loro?20 mensilità sono troppe??
    La ringrazio in anticipo per l’aiuto e le faccio i complimenti per il sito.
    Cordialmente Barbara

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Barbara,
      premesso che un’azienda, con più di 15 dipendenti, può effettuare licenziamenti individuali solo per giusta causa o per giustificato motivo, se vuole procedere a licenziamenti per motivi di riorganizzazione, riconversione o cambiamento di attività, dovrà necessariamente aprire una formale procedura di mobilità; in assenza di questa, qualunque licenziamento potrà essere impugnato dai dipendenti coinvolti. Ugualmente vale per il demansionamento che presuppone l’esistenza di ben precise situazioni; le fornisco il link ad un mio post sul demansionamento.
      Se lei, malgrado ciò, vuole procedere nel tentivo di una risoluzione consensuale, le confermo che perderebbe la possibilità di ricevere l’indennità di disoccupazione e che, a mia conoscenza, ben difficilmente le aziende firmano accordi per cifre superiori alle 24 mensilità. Lei chieda pure i 24 mesi; sarà una battaglia, ma se lei può documentare effettivamente il demansionamento, con l’assistenza di un legale potrebbe ottenere di essere riammessa alla sua mansione originale od a una equivalente e questo l’azienda cercherà assolutamente di evitarlo; ciò ha un prezzo. Attenzione deve essere sicura che l’azienda non abbia motivi, quali negligenza sul lavoro, non rispetto dei contratti o ragioni per invocare la giusta causa: mi perdoni la franchezza, ma lei deve prevedere che, a fronte della sua resistenza, l’azienda potrebbe tentare di aggirare il problema licenziandola.

      • barbara ha detto:

        Buongiorno Pier Paolo,
        innanzitutto grazie per la risposta. Purtroppo alla mia richiesta l’azienda non solo non ha fatto una controproposta ma mi ha messo una settimana in ferie e detto che mi sposteranno in un altro ufficio. Possono farlo?C’è qualcosa che io possa fare per evitare il trasferimento?
        La ringrazio in anticipo per i consigli

      • Pier Paolo ha detto:

        Buongiorno Barbara,
        visto quello che mi aveva raccontato, le avevo anticipato che sarebbe stata dura portare avanti una negoziazione per lei soddisfacente. Ripeto, però, che di fronte ad un comportamento aziendale così aggressivo (guarda che l’azienda non può mettere in ferie un singolo dipendente), non puo’ difendersi da sola, ma dovrà ricorrere ad un legale. Non mi parlia di sindacati; esiste la RSU? Se si può rivolgerti a loro o, in caso contrario, ai sindacati provinciali, che spesso offrono anche un’assistenza legale. Il legale può presentare ricorso d’urgenza contro il trasferimento, se questo é disposto illecitamente, e bloccarlo sino alla sentenza del giudice.

  42. umberto ha detto:

    Gent.mo Pier Paolo, navigando in internet alla ricerca di informazioni sulla procedura di mobilità, ho scoperto casualmente il suo forum di consulenza che ho trovato interessantissimo. Ho deciso di approfittare della sua grande competenza per sottoporle alcuni quesiti che riguardano mia moglie:
    dal 03.01.2011 l’azienda (settore chimico) per cui lavorava l’ha posta in mobilità dopo 37 anni di lavoro con un incentivo di 20000 € netti, considerato lo stipendio di 1700 € per 13 mensilità ritiene la cifra congrua?
    Naturamente la procedura di mobilità è stata sottoscritta dal sindacato ma la cosa che non mi convince è che solo a cose fatte la sindacalista ha richiesto una percentuale del 5% sull’incentivo (1000€) ciò è corretto? (mia moglie è iscritta al sindacato ciò non è sufficiente)
    La ringrazio e le porgo cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ incredibile! E’ la prima volta che sento di un sindacalista che chiede la percentuale sull’incentivo all’esodo; spero non abbiate pagato. Lascio a voi la scelta, ma al posto vostro lo denuncerei ai sindacati provinciali di appartenenza.
      Il problema se la cifra é o meno congrua non si pone dal momento che la procedura é stata sottoscritta dai sindacati e le cifre non si possono cambiare. Controllate però, visto l’ambiente, che siano stati rispettati gli accordi; chiedete, se già non lo avete fatto, la copia degli accordi e verificate le cifre previste per i dipendenti come sua moglie.
      Pier Paolo Sposato

  43. angelo ha detto:

    buona sera Pier Paolo.
    L’azienda in cui lavoro è stata messa in liquidità,con tutte le procedure varie,siamo da due anni in cassa integrazione straordinaria. qualche giorno fa c’è stata una riunione sindacale comunicandoci che l’azienda mette in mobilità tutto il personale,siamo circa 50 fra operai e impiegati, tranne un reparto che continuerà la produzione ma (con un nuovo nome)
    saranno assorbiti con passaggio immediato 6 operai tra questi ci sono anch’io. personalmente mi spettano 3 anni di mobilità– cosi invece passando sotto un altro nome e con 6 operai non ho diritto a nessun tipo di ammortizzatori sociali? sono preoccupato perché chi andrà a capo sono dei presta nomi senza garanzia futura e mi possono licenziare in qualunque momento e senza motivo,vero?–cosa mi consiglia.
    a luglio compio 48 anni,lavoro in azienda da circa 18 anni,ho diritto a chiedere l’incentivo all’esodo. Sono certo della sua risposta e la ringrazio anticipatamente.

    • angelo ha detto:

      ancora un buonasera sig..Pier Paolo :oggi mi hanno comunicato delle condizioni,che avrò al passaggio alla nuova azienda di certo non buone e ——-SOPRATUTTO RIDUZIONE DI STIPENDIO A 1000€. Tenga presente, la persona che mi ha informato del (nuovo contratto ),sarà l’amministratore della nuova società che percepisce 5000€ al mese.possibilmente un giudizio grazie…

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Angelo,
      nessuno, ancora, può licenziare un dipendente in qualunque momento senza motivo. Certo é che le aziende con meno di 15 dipendenti non sono sottoposte alla tutela reale del posto di lavoro e, in caso di crisi aziendale, possono licenziare i dipendenti, per riduzione del personale, senza ricorrere alla mobilità. E’ ovvio che passando ad altra azienda non avrà diritto ad alcun ammortizzatore sociale.
      Se lei preferisce accedere alla mobilità, perché non si candida volontariamente con i sindacati al posto di un collega che, semmai, preferisce accettre il passaggio diretto nella nuova azienda?

  44. Nicola ha detto:

    Gentilissimo Pier Paolo, le sue risposte sono di conforto per coloro che si trovano ad affrontare problematiche di questo genere.
    Sono un impiegato 8° livello (netto mensile euro 2.250,00), anzianità anni 15, età 50 anni, azienda in liquidazione e concordato preventivo.
    Sede amministrativa dislocata rispetto a sede operativa locata in altra regione.
    Una azienda esterna si impegna a rilevare il ramo d’azienda produttivo riassumendo gran parte dei lavoratori (circa l’80%). La sede amministrativa non viene presa neanche in considerazione e non si valuta la possibilità per qualcuno di un eventuale trasferimento. L’azienda desidera non procedere con licenziamento collettivo (siamo più di 5, dei quali solo 3 rimasti a prestare servizio) ma cerca di trovare una conclusione bonaria attraverso colloqui individuali. A prescindere da livello, anzianità, età, carico di famiglia, ecc. viene proposto un incentivo all’esodo ai 3 dipendenti rimasti pari ad euro 10.000 netti (nessuna differenza). Dai miei conteggi rilevo che un incentivo all’esodo equo si attesta su cifre decisamente più importanti. Quale importo potrebbe essere pertinente? L’azienda sostiene che essendo in concordato difficilmente potrà riconoscere un importo superiore. La differenza di trattamento fra le due sedi, può essere considerata condizione sufficiente per impugnare il licenziamento?
    Si prevede un periodo di cassa in deroga di circa 8 mesi; il periodo di preavviso può essere svolto in cassa integrazione non lavorando?

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signor Nicola, premetto che le procedure fallimentari non fanno parte delle mie competenze, per cui cercherò di risponderle, basandomi solamente sulle procedure che tutte le aziende dovrebbero seguire. in caso di riduzione del personale a seguito di una crisi aziendale.
      Lei mi dovrebbe fornire le dimensioni dell’azienda, poiché mi lascia perplesso che la sede amministrativa avesse in forza solo 5 dipendenti. Quanti dipendenti aveva la sede produttiva?
      Malgrado questi dubbi, mi sentirei di metterla in guardia su due aspetti:
      1- una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro al di fuori di una procedura di mobilità, significa che, nel suo caso specifico, lei perderebbe la possibilità di ricevere 3 anni d’indennità di mobilità;
      2 – non credo che la procedura concorsuale incida sulla determinazione dell’incentivo all’esodo, dal momento che l’azienda vuole procedere in via bonaria, senza l’intervento delle organizzazione sindacali. Le faccio notare, d’altro canto, che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é un accordo tra le parti e non ci sono leggi che predeterminano il valore dell’incentivo all’esodo. Si tratta di verificare, invece, la convenienza di entrambe le parti e, nel suo caso, rimanere senza lavoro a 50 anni di età con 10.000 euro d’incentivo e senza la copertuira della mobilità mi sembra non molto conveniente.
      Non so se lei ha opportunità da ricollocazione professionale, ma in caso negativo non ci sarà incentivo all’esodo che potrà compensare la perdita di retribuzione sino alla data di percepimento della pensione.
      3 – La differenza di trattamento fra le due sedi non mi risulta possa essere condizione per impugnare il licenziamento, poiché la sua azienda potrebbe dimostrare di aver operato per salvare il maggior numero di posti di lavoro.
      4- Mi ricordo che sentenze, nel caso di preavviso ricevuto durante il periodo di CIGS, abbiano chiarito che si può rimanere in Cassa senza lavorare, ma, ovviamente, non si può ricevere sia l’integrazione salariale che l’indennità sostitutiva del preavviso. Non viene , dunque, pagata l’indennità di preavviso.

  45. NICOLA ha detto:

    Gentilissimo Pier Paolo, ha perfettamente ragione. Ho dimenticato alcuni dettagli fondamentali.
    - la sede amministrativa era composta da 9 dipendenti (ora, per svariate ragioni, siamo rimasti solo in 3 operativi, gli altri sono in CIGS)
    - la sede produttiva è composta da circa 60 dipendenti
    - l’azienda ha intenzione di procedere ai licenziamenti individuali con collocazione in mobilità (giustamente, come da lei osservato, mi spettano 3 anni di mobilità)
    - inoltre i Sindacati sono comunque coinvolti per la richiesta della cassa in deroga e conseguente mobilità
    - l’azienda ha intenzione di erogare un incentivo ad personam esclusivamente ai dipendenti che stanno prestando servizio (è un modo per risparmiare)
    Se il fatto che l’azienda sia in concordato preventivo risulta essere ininfluente ai fini del conteggio dell’incentivo all’esodo, l’importo mi sembra decisamente esiguo.
    Alla luce di quanto sopra, in base alla sua esperienza, lo ritiene congruo?
    Grazie ancora per la disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ammesso che la somma non sia stata concordata con i sindacati, lei potrebbe tentare di ottenere un annualità, cioé un poco più del doppio di quello che le hanno offerto. Ricordi sempre che l’azienda non é obbligata ad erogare l’incentivo e potrebbe limitarsi a porla in mobilità.

  46. Lorenzo ha detto:

    Buongiorno Peir Paolo, a settembre dello scorso anno i miei datori di lavoro mi hanno avvisato che se i risultati delle vendite di gennaio marzo non sarebbero ripresi a salire avreebbero messo in discussione il mio lavoro. Io sono direttore vendite del mercato italiano e seguo una dozzina di agenti. Non le nego che le cose non stanno andando bene e penso che perderò un 5-10%. Ma il settore abbigliamento è in crisi per tutti. Ho 46 anni lavoro in una aziemda da 250 dipendenti sono separato e passo mantenimento moglie e figlio. Guadagno circa 3.000 € mese con benefit aziendali Macchina e telefono.
    Non so cosa mi diranno a fine marzo ma immagino che vorranno risolvere il rapporto facendo leva sul risultato negativo.
    Sono molto preoccupato e in difficoltà, nel caso cosa mi consiglia di fare? Cosa potrei legittimamente chiedere secondo lei?
    Grazie della sua disponibilità
    Lorenzo

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Lorenzo,
      le rispondo premettendo dei se e dei ma. Se lei é un dirigente, non avendo la tutela reale del posto di lavoro, é molto probabile che l’azienda, come lei dice, tenterà la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, per evitare un licenziamento possibile, ma dagli esiti incerti, poiché comunque dovrà motivarlo con una ragione diversa dal non raggiungimento dei risultati attesi. In questa situazioni le aziende tendono ad erogare un incentivo all’esodo al massimo pari a due annualità.
      Se lei é un quadro od impiegato direttivo, sappia che l’azienda non può assolutamente procedere ad un licenziamento individuale perché lei non ha raggiutno i risutati attesi; immagino che lei abbia un contratto a tempo indeterminato, per cui in questo caso, la sua forza negoziale é maggiore e potrebbe rifiutarsi di trattare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Tutto questo se l’azienda non intende dichiarare lo stato di crisi, mettendo in discussione non solo la sua posizione ma anche quella di altri dipendenti. Il quadro cambierebbe poiché si tratterebbe di valutare processi quali la gassa integrazione e la mobilità.

  47. Lorenzo ha detto:

    Grazie delle sue parole mi sento molto sollevato. Io sono un quadro e l’azienda non versa in situazioni crisi. Credo si tratti semplicemente di un taglio di costo dopo 8 anni emmezzo di collaborazione. Mal che vada comunque non intendo assumere un atteggiamento aggressivo ma chiedere ciò che potrebbe essere definito “legittimo”. E’ legittimo chiedere cosa secondo lei?
    Grazie ancora.

    • Pier Paolo ha detto:

      Nel campo delle risoluzioni consensuali, essendo queste transazioni private, non esistono criteri di legge per determinare l’incentivo all’esodo. E’ lei che dovrebbe calcolare a quale scopo le servirebbe la cifra da chiedere; ipotizzando che lei non abbia pronta una diversa opportunità di lavoro, la cifra da chiedere le dovrà permettere di gestire la sua vita per un tempo sufficiente a trovarne una nuova. Questo, con i tempi che corrono, potrebbe richiedere molto tempo, per cui la richiesta di un annualità dovrebbe essere più che ” legittima”, ma niente le assicurà che l’azienda accetterà. Sarei ben attento, al suo posto, ad accettare incentivi più bassi e a lasciare un contratto a tempo indeterminato in un paese come l’Italia dove a 46 anni di età può risultare molto difficile reinserirsi nel mercato del lavoro.

  48. DOMENICO ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo, mi chiamo Domenico nel giro di qualche giorno devo dare una risposta alla mia Azienda . A fine dicembre 2010, Trenitalia, per un ridimensionamento del personale inidoneo, amminastrativo, e con la maggior prossimità al compimento del 40° anno di anzianità lavorativa, mi viene data la possibilità attraverso la compilazione di una” manifestazione di interesse”di poter partecipare al fondo straordinario di accompagnamento alla pensione ( come da accordo firmato tra INPS e Ferrovie). Premetto che sono inidoneo definitivo, settore amministrativo e che al momento della presentazione della domanda, protocollata il 05/01/2011 mancavano 48 giorni al compimento del 40° di anzianità . Avevo delegato la società Ferservizi per la richiesta dell’Ecocert all’INPS. Mi è stato recapitato giorno 04/03/2011 e con esso anche la sentenza da parte dell’ ufficio del personale che , avendo maturato già il 40° di anzianità non potevo essere incluso nel fondo straordinario di accompagnamento.(Non commento queste decisioni). Nello stesso momento, mi veniva offerta l’opportunità di risolvere comunque il rapporto di lavoro dal 1° aprile 2011 mediante un incentivo di € 21.000. Compio 58 anni ad agosto 2011, la mia finestra mobile è il 1° aprile 2012, non sono in mobilità, con il 37° anno di anzianità ho raggiunto l’80%, che per i ferrovieri costituisce il massimo rendimento.Il mio stipendio medio e di € 1.500. Le chiedo cortesemente se posso accettare e quale tipo di tassazione viene ancora detratta. La ringrazio di cuore DOMENICO

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Domenico,
      non é criticabile la decisione aziendale di non includerla nel programma di accompagnamento alla pensione , nel momento in cui ha preso atto che lei aveva già maturato il diritto alla pensione. Mi sembra accettabile la proposta di risolvere il rapporto di lavoro consensualmente con un incentivo all’esodo di 21.000 euro. Se questi, come immagino, sono lordi, deve considerare che verranno tassati con la stessa percentuale con cui verrà tassato il suo TFR e poi non subiranno altra tassazione. Se invece sono netti, non subiranno altre tassazioni. E’ l’azienda che le può dare un’idea della percentuale di tassazione; chieda al Personale di farle il calcolo.

  49. DOMENICO ha detto:

    Signor Pier Paolo
    Lei mi dice che non è criticabile la decisione aziendale , ma mettiamo il caso che l’estratto conto (Ecocert) da parte dell’INPS fosse arrivato nel giro di 10 giorni( o comunque prima del compimento del 40°) dalla data di protocollo , quindi con ancora 39 anni,10 mesi e 15 giorni , ero sempre nelle medesime condizioni oppure ,(come accertato da più parti), vale la data di protocollo come termine ultimo?
    La ringrazio ancora per avermi dedicato il suo tempo, le farò sapere.
    Cordialmente Domenico.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Domenico,
      la mia valutazione si base su un ragionamento di sostanza e non di forma; non conosco il protocollo d’intesa ma, nel caso l’accompagnamento alla pensione si riferisse al momento del percepimento della stessa, a lei quanto sarebbe stato erogato dal fondo straordinario? Più o meno dei 21.000 euro che Trenitalia ha promesso di pagarle come incentivo all’esodo?

  50. luca ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo, mi chiamo Luca, ho 30 anni e ho trovato questo interessante post e letto quasi tutti i commenti e ora vorrei anche io porLe un quesito.
    Lavoro per un’azienda di 75 dipendenti da circa 5 anni con contratto a tempo indeterminato (ho iniziato come interinale per 2 anni, quindi 7 anni totali), da un anno subisco una sorta di mobbing (anche se non son sicuro di poterlo dimostrare purtroppo) e ho deciso di andarmene, ho chiesto di farmi un’offerta per l’esodo. La risposta è stata: 13 mensilità (1200 euro mensili circa) + tfr + ferie residue… il tutto si traduce in 22.500 euro già detassati. Secondo Lei è una proposta da accettare? cosa ne pensa?
    La ringrazio in anticipo per la Sua cordialità e disponibilità

    • Pier Paolo ha detto:

      Salve Luca,
      se l’azienda, alla sua proposta, ha risposto immediatamente con un offerta di 13 mensilità, devo purtroppo pensare che voglia prendere al volo la sua disponibilità a risolvere il rapporto di lavoro. Ammetto, da una parte, che la cifra é interessante per un giovane come lei, ma, dall’altra, la devo avvertire che, in un momento quale quello odierno, sconsiglierei a chiunque di lasciare un posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato. Lei non mi dice quali sono le sue mansioni e quali le sue competenze, ma, in senso generale, trovare una nuova opportunità professionale con lo stesso tipo di contratto potrebbe richiederle molto tempo. Se lei é abbastanza sicuro di farcela in breve tempo allora accetti pure!
      Saluti.

  51. Luca ha detto:

    Grazie intanto per la cortese risposta; devo dire che vi è una certa reciprocità nel voler risolvere il rapporto di lavoro.
    io sono un’impiegato C1, inizialmente svolgevo mansione di grafico, ora mi ritrovo ad essere aiuto segreteria. Per quanto riguarda il mio campo professionale è ancor più raro trovare contratti a tempo indeterminato, figurarsi in questo periodo come dice giustamente Lei.
    Volevo anche aggiungere che mi è stato proposto di venire licenziato dall’azienda per ottenere la disoccupazione e vorrei chiederLe se non è una “macchia” sul curriculum il fatto di esser licenziati, ovviamente la motivazione sarebbe mancanza di lavoro.
    La ringrazio ancora per la sua disponibilità.
    Cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Essere licenziato, nell’ambito di un processo di mobilità per riduzione del personale, non é una macchia; mi sembra, però, che, se le hanno parlato di licenziamento per poi accedere all’indennità di disoccupazione, si dovrebbe pensare ad un licenziamento individuale e questo si sarebbe una macchia. Data la sua età lei avrebbe diritto ad un solo anno di mobilità; sia l’indennità di disoccupazione sia l’indennità di disoccupazione sono inferiori ai 13 mesi già proposti, per cui lei non ha alcuna convenienza a farsi licenziare.

      • Luca ha detto:

        Dunque, sarebbe un licenziamento individuale in quanto io sono l’unico impiegato grafico dell’azienda e, a quanto pare, non vi è più lavoro per il mio “ufficio” (in cui, ripeto, sono il solo a lavorarci).
        Ma se la ragione del licenziamento è la mancanza di lavoro, rimane lo stesso una macchia? questo punto non mi è chiaro… nel senso, se non c’è più lavoro per una persona, questa che colpa ne ha?
        Poi non capisco la Sua ultima affermazione; in che senso non ho convenienza a farmi licenziare perché l’indennità di disoccupazione è inferiore ai 13 mesi proposti? Ma l’indennità non si aggiungerebbe ai 13 mesi? economicamente parlando, quindi avrei certamente una convenienza credo… da quello che ho inteso io sarebbero i 22.000 euro più i 12 mesi di disoccupazione.
        Mi scuso per l’insistenza a un chiarimento, ma sono molto confuso sulla mia decisione e vorrei arrivare ad una conclusione il più in fretta possibile.
        Grazie ancora per la sua immensa disponibilità.
        Cordiali saluti

      • Pier Paolo ha detto:

        Attenzione Luca, poiché non é corretto quello che pensi o che ti hanno detto.
        Ipotesi n.1 – Tu risolvi il rapporto di lavoro a fronte della disponibilità aziendale a pagarti una somma come incentivo all’esodo. Questo non é un licenziamento, é la così detta risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, per la quale é necessario la firma di uno specifico accordo; in questo caso l’INPS non paga l’indennità di disoccupazione. Leggi la Circolare 108.
        Ipotesi n. 2 – L’azienda ti licenzia per motivo oggettivo (soppressione della tua mansione); date le dimensioni della tua azienda si dice che é sotto il regime della tutela reale del posto di lavoro, per cui dovrebbe motivare il tuo licenziamento in modo incontestabile e ti posso assicurare che ciò non é facile per il datore di lavoro. Il fatto é che in questo caso non ti potrebbe dare l’incentivo all’esodo, ma tu potresti richiedere l’indennità di disoccupazione.
        Spero di averti chiarito la situazione.

  52. Gianni ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo,mi chiamo Gianni ed ho 42 anni,io e la mia compagna siamo impiegati nella stessa azienda(più di 15 dipendenti) rispettivamente da 11 e da 8 anni.
    Da gennaio siamo entrambi in cassa integrazione ordinaria.
    I motivi della cassa integrazione sono dovuti ad antipatie personali nei confronti del responsabile di produzione più che ad un effettivo calo di lavoro.L’azienda mentre noi ed altre 3 persone siamo in cassa integrazione fa fare gli straordinari e assume gente anche se con contratti a termine.
    Sono un RSU e per quanto riguarda la cassa integrazione ordinaria mi sembra di capire che secondo la LEGGE italiana all’azienda tutto è permesso.
    L’idea del datore di lavoro è quella di passare alla mobilità volontaria con incentivo all’esodo.
    In tal caso quale potrebbe essere un incentivo consono considerando che siamo un nucleo familiare con un figlio a carico?
    Grazie
    Gianni

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Luca,
      non voglio insegnare alcunché ad un sindacalista, ma se l’azienda assume, seppure con contratti a termine, personale esterno nelle stesse funzioni di quello posto in CIG, sta proprio alle organizzazioni sindacali segnalare alla commissione Inps le inadempienze dell’azienda con la richiesta di una verifica approfondita; il singolo lavoratore potrebbe inoltre impugnare la procedura di Cassa integrazione, ma dovrà poi essere in grado di dimostrare il non rispetto delle procedure di CIG.
      Per quanto riguarda l’incentivo all’esodo, ripeto a lei quanto detto in altri commenti; la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é una transazione tra le parti, per cui non esiste una regola o una legge per determinare un giusto importo. Nelle mie esperienze personali ho usato il procedimento illustrato nel post del marzo 2010. Non posso assicurarle che l’azienda accetti quel tipo di calcolo; lei deve decidere se l’offerta aziendale le permetterà di gestire la sua situazione, per il tempo sufficiente a trovare una nuova opportunità di lavoro.

  53. mari ha detto:

    Buna sera volevo fare un’altra domanda ma l’azienda quante ore di straordinario può obbligare a fare ad un operaio e quante sono quelle acoltative ? grazie il mio contratto è gomma plastica industria

    • Pier Paolo ha detto:

      Poiché non conosco il tuo inquadramento e la tua anzianità aziendale, ti posso solo suggerire dove trovare risposte alle tue domande:
      Ferie vedi l’art. 16 del CCNL
      ROL vedi pag 10 del rinnovo contrattuale
      Il CCNL non definisce quante ore di straordinario l’azienda può effettuare; stabilisce solo che, a seconda dei casi, l’azienda deve preavvertire o negoziare le ore con le RSU. Non esistono ore di straordinario facoltativo, poiché devono essere sempre autorizzate dalla Direzione aziendale.

  54. Lea ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei chiedere una delucidazione su una situazione che si trascina da oltre 2 anni. A gennaio 2009 la mia azienda, a seguito di un nuovo riassetto societario, mi comunica di essere stata inserita in una lista di mobilità per esubero di personale (la mia posizione all’epoca era Assistente di Direzione Commerciale con 1° livello industria alimentare). Mi viene proposto di coprire mansioni di National Key Account senza adeguamento di stipendio nè inquadramento, facendomi firmare una lettera di accettazione di questa nuova mansione, promettendomi verbalmente, che entro la fine del 2009, il mio inquadramento e stipendio sarebbe stato adeguato alle mie attuali mansioni. Nel corso di questi 2 anni l’Azienda ha comunque assunto altre figure professionai sotto forma di Agenti, pagandoli non poco. Ha investito in comunicazione e immagine dei prodotti (circa 5 milioni di €) A dicembre di quest’anno, altre 18 persone in mobilità ed inoltre si balena un nuovo assetto societario.
    A questo punto, visto che le mie responsabilità non sono poche, firmo contratti, piani promosionali ed investimenti, possono andare all’infinito facendo orecchio da mercante non adeguando il mio inquadramento previsto per questa mansione che svolgo? Cosa posso fare per far valere le mie ragioni?

    Ringraziando anticipatamente, porgo i miei saluti.
    Lea

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Lea,
      bisogna vedere cosa le hanno fatto firmare al momento della mobilità. Mi sembra che ci si qualche elemento che non quadra; le aziende, in occasione di processi di riduzione del personale, possono legalmente proporre ai dipendenti una nuova mansione, anche inferiore alla precedente, pur di salvare il posto di lavoro. La sua nuova mansione di National Key Account sembra, invece, superiore alla precedente; questa qualifica compare in quella lettera che lei ha firmato? In quale categoria é inquadrato. Stante le mie conoscenze un National Key Account dovrebbe essere un quadro; é questo che le avevano promesso. Se é così e l’azienda non intende riconoscerle la qualifica, purtroppo ha solo due strade: sindacati o legale di fiducia.

  55. Pier Luigi Umerini ha detto:

    Buona sera Pier Paolo, ho ancora una domanda da farle. Una settimana fà è uscito fuori che la ditta non aveva informato la provincia della CIGS a 0 ore, per cui (dice il sindacato) rimane valido l’accordo per la CIGS a rotazione a scapito dei lavoratori che come il sottoscritto sono stati da ottobre 2010 in Cassa a 0 ore. Il sindacato ha patteggiato con l’azienda l’ incentivo all’esodo (25.000) e la mobilità fino al raggiungimento della pensione (ottobre 2013), ma l’azienda vuole inserire una clausola dove rinuncio (non sò per quanto tempo) al lavoro presso alcune industrie della zona (temono che possa mettermi in proprio).Ho detto al sindacato che questa clausola ha un prezzo (5.000) che va a coprire anche la perdita di salario avuto con la CIGS a 0 ore. Vorrei sapere se posso preventivamente far visionare ad un legale di fiducia il documento che il sindacato sta preparando per l’accordo all’ esodo volontario, e se posso farlo modificare (nel caso di un parere negativo dell’avvocato).
    Grazie e saluti P. Luigi

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Pier Luigi,
      tu hai diritto, di prendere visione degli accordi che il sindacato sigla con l’azienda nella sua globalità, ma non puoi farli modificare, se il mandato dato ai sindacati é stato votato a maggioranza. Tu puoi certamente far valutare da un legale di fiducia il testo della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro che ti riguarda e, se consigliato in tal senso , puoi rifiutarti di firmarlo. Non ho capito bene la questione la questione della rinuncia ad una tua attività presso altre industrie. Ti faccio presente che se vai in mobilità, non puoi svolgere altre attività lavorative, anche autonome, pena la perdita dell’indennità di mobilità

  56. Pier Luigi Umerini ha detto:

    Buonasera Pier Paolo e grazie,
    sulla Guida INPS “LA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI E LA MOBILITA’” leggo testualmente :”I lavoratori in mobilità che vogliono intraprendere un’attività autonoma o entrare a far parte di una cooperativa, in qualità di soci, possono richiedere il pagamento anticipato dell’indennità spettante per l’intero periodo, detratte le mensilità eventualmente già godute”. Questo, presumo, è ciò che temono i miei datori di lavoro per cui vogliono tutelarsi in tal senso con la famosa clausola che ti accennavo precedentemente e che io accetterò solo dietro un adeguato compenso (se, come mi confermerai, tutto ciò è legale !!!).
    Saluti Umerini Pier Luigi

    • Pier Paolo ha detto:

      Dipendende da cosi intendi tu per attività autonoma; ti segnalo una circolare INPS sull’argomento. Leggi in particolare la parte finale della circolare.

      • Pier Luigi ha detto:

        Buongiorno Pier Paolo,(dato che il sindacalista legge gli articoli,vorrei una risposta privata)
        nel mese di Luglio ho firmato con l’azienda presso il D.P.L. la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con incentivo all’esodo e mobilità. Adesso il sindacato al quale sono iscritto, mi richiede una percentuale per l’ assistenza che mi ha dato durante la procedura
        “normalmente sarebbe il 5%,ma va bene anche il 2%”.Ho letto sulle sue risposte che ciò è illegale,e presumo che mi sia dovuta perchè ogni mese l’INPS mi trattiene la quota per il sindacato.Domanda:in caso di ulteriori richieste,come faccio a tutelarmi, a chi devo rivolgermi per chiarire la cosa???
        Ancora grazie
        Pier Luigi

      • Pier Paolo ha detto:

        Come richiesto le rispondo per email

  57. Alberto ha detto:

    Salve ho 35 anni di cui 14 lavorati in una azienda,purtroppo anche a me dopo un infortunio fatto,per causa non mia ma perche’ e’ ceduto un tetto degli spogliatoi mentre mi lavavo dopo il turno lavorativo,al rientro dell’infortunio l’azienda ha fatto finta di niente,tutto e’ passato nel dimenticatoi,anzi dopo un paio di mesi mi trasferisce in un reparto dove nonostante la mia non idonieta’ a quel posto mi ci tiene posteggiato da piu’ di un anno senza fare Nulla.Nonostante i vari sollecitamenti a spostarmi da quel reparto e trovarmi una posizione idonia al mio stato di salute a ditanza di un anno e qualche mese,mi chiama l’azienda tramite i sindacati solo se sarei intenzionato ad andare via,con una risouzione consensuale di (140 mila euro Netti ).Non so cosa vare perche’ la somma mi sembra buona, sono al crollo totale visto la situazione vorrei accettare ,qui stare in questa situazione mi sento inutile e sono caduto pure in depressione,cosa mi consiglia ?

    • Pier Paolo ha detto:

      Alberto é diffcile per me darti una risposta poiché non conosco la tua situazione di salute. La somma offerta é molto alta, ma mi sembra chiaramente un indennità per il danno che hai subito. Devi dunque valutare se questa cifra é in qualche modo proporzionata a questo danno; tieni poi presente che oggi trovare un altro posto di lavoro é molto, molto difficile, specie se non sei in buone condizioni di salute.

      • Alberto ha detto:

        Salve Sig. Pier Paolo grazie pr aver risposto al mio caso volevo darle piu’ chiarimenti .Riguardo il mio stato di salute,i postumi lasciati dall’incidente sono soltando delle scoriazioni ed qualche punto di sutura alla testa niente di grave…Il problema e’ che dopo l’infortunio l’azienda non ha voluto trovarmi un’altra sistemazione lavorativa,ed e’ da piu’ di un anno che sono stato lasciato in uno stato di abbandono,questa situazione di non far nulla ed essere impegnato a fare qualcosa mi fa stare male,ho provato a sollecitare la azienda a spostarmi in qualche altro posto,ma non ne ha voluto sentire,dopo tempo siccome ha inderesse di togliere persone mi offre di andare via con un buon incendivo,la somma che avevo citato prima e’ una somma che avevo richiesto io pensando che non mi sarebbe stata data ed invece lei ha accettato la mia richiesta,il calcolo dell’incendivo e cosi alto visto la mia giovanissima eta’.Ora io non so che fare perche’ da una parte cio’ un buon incendivo dall’altra questa situazione di inoperosita’ mi fa star male un consiglio finale,grazie tanto.

      • Pier Paolo ha detto:

        La somma é importante; se tu lasci l’azienda ti sarà utile e necessaria per il tempo che impiegherai per trovare un nuovo posto di lavoro.
        Un consiglio: chiedi che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sia firmata in sede sindacale. Ciò significa che andrà firmata alla presenza dei sindacati e dei rappresentanti imprenditoriali. E’ una formula che serve ad evitare che tu da una parte e l’azienda dall’altra non manteniate gli impegni presi.

  58. Alan ha detto:

    Buon giorno sig. Pier Paolo,
    visto la sua esperienza e sollecitudine in merito alle risposte, Le chiedo cortesemente un cosiglio sulla mia posizione aziendale:
    Ho 35 anni, due figlie e coniuge a carico, ho sempre svolto il mio lavoro di tecnico commerciale di 4° livello a tempo indeterminato più benefit (auto, pranzi, ecc…) con perizia, in accordo alle disposizioni del mio responsabile dal 2004 ad oggi, in un azienda inquadrata nell’industria metalmeccanica CCNL senza problemi di crisi (CIGO da aprile a giugno più per esigenze dettate dalla congiuntura del mercato globale, mai ripresa in considerazione) con più di 15 dipendenti e in fase di assunzione per incorporazione e ricapitalizzazione avvenuta a novembre 2010. Da gennaio 2011, l’impiego della mia professionalità è passata da meritevole a zero, senza che eventi nefasti abbiano leso il rapporto costruito. La particolare situazione aziendale e la mancanza di linee guida che determinano la salute dell’azienda stessa e dei dipendenti, ha fatto si che ad oggi il trattamento a me riservato rasenta il mobbing, con filtro delle chiamate entranti alle persone che chiedono di me, mancanza assoluta di incarichi di qualsiasi tipo e umiliazione da parte di colleghi aventi rapporti familiari con il titolare mediante intimidazioni e mancaza di rispetto, non solo alla mia professionalità, ma all’essere umano in generale. La mia domanda è: se il titolare non avanza alcun tipo di proposta (silenzio assoluto e mi ha anche tolto il saluto…), per conservare un minimo di orgoglio e ottenere un equo risarcimento, come posso comportarmi?
    N.B. utilizzando il calcolo di incentivo all’esodo, senza impiego di mobilità e preavviso di 3 mesi, la cifra netta risultante è di circa € 37.500.

    • Pier Paolo ha detto:

      Difficile darle una risposta, poiché lei stesso sembra non conoscere i motivi del cambiamento nei rapporti con l’azienda. Se come lei dice il cambiamento é iniziato con il gennaio di questo anno, é legalmente troppo presto per parlare di mobbing, ma se le discriminazioni dovessero continuare, l’unico sistema per farle cessare é quello di rivolgersi ad un legale. Tentare di proporrre la risoluzione consensule del rapporto di lavoro é una strada, ma per fare un accordo bisogna essere in due a volerlo. In caso l’azienda accetti di discuterlo, si ricordi che ben difficilmente le aziende concedono più di due annualità

  59. dipendenti discriminati ha detto:

    Buongiorno dott. Pier Paolo,

    Cercando un po’ di informazioni su internet siamo venuti a conoscenza del suo sito interessante ed informativo. Dopo tante inquietudini ed incertezze aziendali abbiamo deciso di chiederLe qualche informazione.

    Intanto iniziamo a spiegarLe, spero brevemente, la nostra situazione. Siamo un’azienda metalmeccanica del sud, attualmente SPA in C.P. in Liquidazione, con + di 40 dipendenti, prima di questo una SRL con ragione sociale a se. Facendo parte di un gruppo importante del nord Italia con P.IVA separate ma acquistate dallo stesso imprenditore estero, si è creata una fusione di aziende lasciando la nostra rag.sociale trasformata in SPA e mantenendo la sede legale e amministrativa al nord e la sede produttiva al sud (a differenza che i beni immobili di proprietà sono al sud). Causa di una crisi aziendale è stata richiesta ed approvata la cig in periodi e per tempi diversi, per entrambe sedi. Nel frattempo ci sono stati cambiamenti…vendita del ramo di azienda e ridimensionamento di personale per la sede principale del nord, puntando alla continuità nella sede produttiva al sud. Intanto anche noi abbiamo subito danni non indifferenti, il lavoro non è continuato come previsto e avendo il numero di commesse sempre in diminuzione, è da maggio del 2009 che la maggior parte dei dipendenti della sede operativa è rimasta in cassa integrazione ordinaria/deroga/straordinaria fino al termine finale del 31/03/2011. Mentre la sede del nord, ristretta solo alla sede legale è stata completamene chiusa prima di fine anno 2010 e i nove dipendenti rimasti, sottolineiamo con la stessa ragione sociale della nostra, sono stati licenziati al termine della loro cig, avendo diritto alla mobilità e accordato un incentivo all’esodo uguale per tutti di 20.000 euro a dipendente.

    Per noi della sede produttiva è stato fatto un licenziamento collettivo, praticamente tutti licenziati dal 31/03/2011 (termine della ns. cassa integrazione) tranne alcuni lasciati in forza per lo sgombero dell’immobile, comunque anche loro licenziati nel termine max. del 31/05/2011 (sfruttando tutti i giorni di preavviso rimastogli). L’ingiustizia nasce adesso. Mentre i dipendenti ….SPA del nord hanno avuto l’incentivo di 20.000 euro a persona, noi del sud (o meglio dire i ns. sindacalista e rappresentante) hanno accordato la mobilità ed un ridicolo incentivo all’esodo della somma totale di 50.000 euro da suddividere in parti uguali a tutti i 43 restanti dipendenti SPA (del sud), se questa non è discriminazione…non sappiamo che termine usare.

    Per farla breve chiediamo:
    • se l’azienda è obbligata a dare l’incentivo all’esodo anche di somme inferiore usufruite dai colleghi della sede principale, annullando l’accordo fatto dal sindacalista e il ns. rappresentante con il commissario giudiziario,
    • come viene calcolato l’incentivo all’esodo,
    • se non si intende firmare la lettera di licenziamento in tal caso vengono compromessi sia la mobilità che i crediti avanzanti sia dalla srl. che spa?

    In attesa di un Suo sollecito riscontro

    Dipendenti discriminati

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi dispiace non potervi essere di grande aiuto, ma quello che lei racconta é uno di quei classici casi dove ci si deve rivolgere ad un legale, visto che i sindacati non sono stati capaci di difendere i vostri interessi. Il mio consiglio é di dare mandato, tutti insieme, ad un legale che dovrebbe essere in grado di valutare se ci sono i termini per iniziare una vertenza per discriminazione.
      Il calcolo dell’incentivo non é regolato da norme di legge, poiché la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é una transazione tra privati. Nel caso non firmiate l’accordo, l’azienda potrà e dovrà comunque mettervi in mobilità se vuole licenziarvi.

  60. PATRIZIA ha detto:

    Buonasera
    lavoro in piemonte, ho una anzianità di servizio di 5 anni in un’azienda di servizi e 38 anni di età. La mia azienda (più di 500 dipendenti) dopo mesi di cassa ordinaria (8 e quindi non tutti sfruttati) ha deciso di mettere in mobilità più di 50 persone. La crisi rispetto alla cigo è molto diminuita ma l’azienda vuole “far credere” di avere problemi di struttura, nonostante durante la cigo abbia fatto diverse assunzioni e non sia in perdita, ha avuto solo un calo dei margini sulle commesse. Essendosi ultimamente ripresa dalla crisi (nonostante “l’apertura” della mobilità) l’azienda potrebbe ottenere nuovi contratti su cui “collocare” dei lavoratori e in particolare nel mio ambito. L’azienda parla di riorganizzazione e riduzione costi nonostante le decine di milioni di ricavi. E’ cominciata una trattativa con i sindacati. Probabilmente ci sarà l’accordo con i sindacati tramite incentivo all’esodo con mobilità (la chiamano volontaria). E’ conveniente che si arrivi ad un accordo con i sindacati? In questo ultimo caso, in caso di impugnamento del licenziamento sarei svantaggiata rispetto al caso in cui i sindacati respingano in tutti i modi la mobilità (e l’azienda vada avanti)? In caso di incentivo, e accordo con i sindacati, posso trattare personalmente con l’azienda l’entità dell’incentivo? Immagino si andrà su cifre intorno alle 6 e le 9 mensilita’al massimo. Ma io ne vorrei più del doppio. Visto che io provengo da un servizio dell’azienda per niente in crisi mi conviene rimanere?
    Spero di avere una risposta a breve.
    p.s.Voglio complimentarmi per il blog. Sono rimasta stupita per la cortesia e la disponibilità che neanche i nostri sindacalisti hanno. grazie P.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora, se il suo settore non corre il rischio di riduzioni di personale, le sconsiglio di risolvere il rapporto di lavoro, seppure con un incentivo all’esodo; tenga presente che trovare, oggi, una nuova opportunità professionale potrebbe essere molto difficile.
      Aggiungo che se l’azienda raggiunge un accordo con i sindacati sulle somme da erogare come incentivo, é poi praticamente impossibile condurre delle trattative personalizzate.

  61. daniela ha detto:

    mio figlio è stato assunto in qualita di apprendista magazziniere e il suo contratto scadrà ad aprile 2013, ieri il datore di lavoro gli ha consegnato una lettera di proposta di risoluzione consenensuale del rapporto di lavoro con la motivazione che nell’ambito di una ristrutturazione, avendo chiuso il magazzino e mantenuto solo i due negozi di vendita al minuto, non può piu’ avere come figura professionale il magazziniere, gli propone una cifra di 350,00 euro per la sua firma. Dice di avere consultato il consulente del lavoro e che prorpio l’apprendista magazziniere non puo’ essere previsto in azienda. Poi a voce gli ha proposto un contratto a chiamata di mesi sei rinnovbile…….. come si deve comportare? Puo’ eventualemnte chiedere proprio il licenziamento cosi’ da cercarsi un altro impiego e intanto prendere l’indennità di disocuppazione oppure inistere affinche il suo contratto iniziale venga rispettato.? grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Immagino che la ditta, presso cui lavora suo figlio, abbia meno di 15 dipendenti; se ciò é vero, il datore di lavoro, nel caso realmente chiuda un ufficio o dimostri di non avere più bisogno di una mansione, può procedere con un licenziamento per motivi oggettivi. Ciò che mi sembra ridicolo é l’offerta di 350 euro. Da quanto tempo suio figlio lavora nella ditta e con quale contratto? Mi dia queste informazioni e potrò darle una risposta più precisa.

      • daniela ha detto:

        Si la ditta ha meno di 15 dipendenti, lui lavora da aprile 2009 con un contratto di appredistato 6 livello. Il 31 marzo gli hanno consegnato questa richiesta scritta, che lui non ha firmato. Gli hanno allora detto che caso mai provvederanno loro al licenziamento, e di rimanere a casa da subito. La mia domanda era: quale dei due è il male peggiore? Firmare la risoluzione consensuale o farsi licenziare? Nel primo caso oltre i 350,00 euro che gli hanno proposto ( e che ora a voce dicono che possono arrivare a 500,00) ha diritto ha tutto il tfr, ferie e permessi non goduti, preavviso?. E nel secondo caso ovvero se si fa licenziare ha diritto all’indennità di disocuppazione viso che questo è il suo primo impiego?, entre nelle liste di mobilità…….? ed eventualmente quali aspetti dobbiamo ancora considerare per decidere al meglio?
        Grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Signora, se suo figlio firma la risoluzione consensuale, ha diritto a ricevere, oltre l’incentivo, il tfr, ferie e permessi non goduti, ma non il preavviso.
        Esiste poi un tipo di mobilità che si chiama mobilità in deroga, che vale anche per gli apprendisti, ma é l’azienda che deve darne comunicazione ad appositi organismi regionali; la ditta sta, per caso, proponendo a suo figlio di risolvere il rapporto di lavoro ed essere incluso in una lista di mobilità? Se é così, forse vi conviene accettare poiché l’indennità di dispoccupazione per gli apprendisti é pari al 80% della retribuzione per un massimo di 90 giorni, sempre che ci sia l’intervento del così detto Ente Bilaterale. Lei mi deve dire in quale settore lavora suo figlio e dove abita ed io le potrò indicare presso quale ente bilaterale rivolgersi per sapere come possono intervenire.

  62. daniela ha detto:

    Il settore in cui lavora è il commercio abitiamo a Busalla in provincia di Genova, sulla lettera che hanno consegnato non c’e alcun riferimento alle liste di mobilità ma siccome nulla è ancora stato firmato, se vale la pena possiamo fare includere una dicitura adatta. Le posso ancora dire che al centro dell’impiego competente a cui ci siamo rivolti per avere le prime informazioni non hanno mai ricevuto la comunicazione di assunzione, mentre presso l’INPS i contributi sono regolarmente versati. Grazie della preziosa collaborazione.

    • Pier Paolo ha detto:

      Le segnalo questo link dove troverà la conferma che la regione Liguria ha ricevuto un finanziamento governativo per concedere dei trattamenti di mobilità in deroga, in cui sono compresi anche gli apprendisti.
      Dovete però controllare se firmando una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, si perda o meno il diritto a ricevere questa indennità.
      Vi suggerisco di consultare l’Ente Bilaterale del Terziario Liguria: Sig. Federico Bozzo
      indirizzo: Via Cairoli 11 ? 16124 Genova
      recapiti: Tel.: 010-252838/267589
      e-mail:confesercenti.liguria@catliguria.it
      sito: http://www.confesercentiliguria.it

  63. daniela ha detto:

    Grazie ancora faremo come ci ha suggerito.

  64. PATRIZIA ha detto:

    Buonasera,
    le scrivo nuovamente a proposito della mobilità. La mia azienda d’accordo con i sindacati vuole proporre una mobilità volontaria, e quindi i criteri li decidera d’accordo con rsu e sindacati. Se nessuno dov’esse accettare, nel momento in cui l’azienda andrà avanti comunque, l’azienda può indicare sempre gli stessi (quindi tenendo conto dell’accordo sindacaòe precedente) oppure deve rispettare i criteri di legge (anz.di servizio, carichi, etc.)?
    Esistono dei termini di tempo entro cui azienda e sindacati devono addivenire a un accordo? Nel caso in cui a una persona (soggetta alla mobilità) viene proposto di passare a un’altra azienda che ha rapporti con la mia (al posto dell’incentivo all’esodo), la persona deve obbligatoriamente accettare? Mercoledì decideranno se firmare l’accordo oppure no. Se non si firmasse sarebbe conveniente per i lavoratori che rischiano?
    Scusi la mia insistenza ma a 38 anni non è facile trovare lavoro anche se in un settore che non ha problemi.
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Salve di nuovo Patrizia.
      Penso che se i sindacati stanno trattando per una mobilità volontaria, dovrebbero già avere in mano un certo numero di volontari certi; mi sembra impossibile che firmino un accordo in tal senso e poi nessuno si presenti all’azienda per andare in mobilità. Ammesso e non concesso che ciò avvenisse, a mio giudizio l’azienda dovrebbe procedere con i criteri stabiliti per legge.
      Senza entrare in dettagli, le confermo che gli accordi devono essere raggiunti entro termini stabiliti per legge (45 gg. + 30 gg.), superati i quali l’azienda può procedere per proprio conto.
      Relativamente alla proposta di passare ad altra azienda devo distinguere:
      1 – se le viene proposto di passare ad altra azienda, come alternativa all’incentivo all’esodo, lei può non accettare e, dunque, andare in mobilità.
      2 – se lei é in mobilità, in caso non accetti l’offerta di un lavoro che sia professionalmente equivalente, ovvero in mancanza di questo, di un lavoro in cui sia inquadrata in un livello retributivo non inferiore del 10% rispetto a quello delle mansioni di provenienza, lei perderebbe il diritto al’indennità di mobilità.
      In quanto all’ultima domanda, se i sindacati non firmeranno l’accordo, l’azienda, come detto, procederà alla scelta dei dipendenti, secondo i criteri di legge e, ovviamente, non sarebbe tenuta ad erogare alcun incentivo all’esodo

  65. PATRIZIA ha detto:

    Grazie della risposta.
    E’ possibile che l’accordo preveda che se una persona rifiuta l’incentivo all’esodo o rifiuti di andare in un’altra azienda, resti comunque al suo posto nella azienda? Nel senso che solo chi vuol andare via, lo farà? Tenga presente che come le dicevo la mia azienda “non è in crisi”, ma vorrebbe comunque attraverso la mobilità diminuire i costi e quindi migliorare i margini, quindi magari sta facendo un tentativo. Non so se il mio è solo un ottimismo femminile. La ringrazio di nuovo.
    E complimenti! P.

    • Pier Paolo ha detto:

      Non so se é ottimista, ma le faccio notare che se l’azienda non é in crisi non dovrebbe ottenere l’autorizzazione ad adottare una procedura di mobilità, poiché una parte dei costi é sostenuta dalla comunità. Nulla vieta all’azienda di tentare, invece, di ridurre i costi attraverso un programma d’incentivazione all’esodo su base volontaria, ma, in questo caso senza accordi sindacali e le relative autorizzazioni degli organi istituzionali, chi accetta non andrebbe in mobilità.
      Nel caso l’azienda intenda procedere con un piano d’incentivazione all’esodo su base volontaria chi rifiuta dovrebbe restare al suo posto o essere adibito a mansioni equivalenti per motivi organizzativi. Ugualmente se l’azienda ottenesse di procedere con un piano di mobilità volontaria, ma, attenzione, deve essere puramente volontaria; se invece il piano contemplasse un mix di volontarietà e criteri di legge, l’azienda avrebbe la possibilità d’inserire in mobilità anche dipendenti non volontari e, chi non fosse d’accordo, dovrebbe impugnare legalmente la decisione aziendale.

  66. Yuri ha detto:

    Buon giorno ,avrei bisogno di un consiglio ,vediamo se riesco a spiegarmi.Rientro nei nominativi volontari di mobilità,aperta dalla mia azienda,che però per mancanza di accordi sindacali non si riesce a concludere,io comunque voglio andarmene da questa azienda per problemi personali,avendo una moglie a carico e due figli piccoli è chiaro che preferirei la garanzia della mobilità ma se la cosa va per le lunghe,sarò costretto a prendere una decisone.Le mie domande sono:

    Quanti giorni sono previsti per legge una volta aperta la mobilità?
    é vero che anche se ho 44 anni,per la durata della mobilità incidono anche gli anni di anzianità? visto che sono in questa azienda da soli 22 mesi
    L’azienda può non accettare più,una candidatura volontaria e decidere per qualcun altro.
    Si può richiedere eventualmente l’aspettativa nel settore della vigilanza privata,in questo periodo di attesa della mobilità?
    Nel caso provocassi il mio licenziamento,ad esempio non presentandomi al lavoro, avrei diritto alla disoccupazione?
    Le chiedo questo perchè a breve andrò all’estero ma mi trovo proprio nel mezzo di questa transazione e non vorrei prendere una decisione sbagliata .Grazie, spero mi sappia consigliare .

    • Pier Paolo ha detto:

      L’avvio delle procedure di mobilità deve completarsi entro un massimo di 75 giorni dalla sua iniziale comunicazione, ridotti della metà se i dipendenti coinvolti sono meno di 10.
      E’ vero che l’indennità di mobilità non può essere percepita per un periodo superiore all’anzianità aziendale, per cui a lei spetterebbero 22 mesi.
      Non capisco la questione dell’aspettativa; a cosa le servirebbe?
      Le sconsiglio di farsi licenziare per motivi disciplinari, poiché l’INPS potrebbe rifiutarsi di pagarle l’indennità di disoccupazione; ci sono dei precedenti, seppure con diverse interpretazioni legali.

  67. claudio ha detto:

    sono CLAUDIO uno dei tanti dipendenti natuzzi in cgs. Lavoro nell’industria dal 1997 oggi hanno concordato l’incentivo all’esodo a tutti i dipendenti che vogliono dimettersi 13.000 lordi piu due anni di mobilità. Secondo lei è giusto?

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho già detto, in precedenti commenti che, per principio non sono d’accordo con gli incentivi uguali per tutti, poichè il danno che ognuno riceve dall’interruzione del rapporto di lavoro é diverso, a seconda dell’età, dell’anzianità, dei carichi di famiglia, del tempo che può rimanere in mobilità.
      Fatta questa premessa, purtroppo non é poi facile o possibile cambiare gli accordi siglati dalle organizzazioni sindacali; la sua frase però mi lascia un dubbio. Sbaglio o l’accettazione della mobilità sarà volontaria? Se é così e lei non si sente soddisfatto dei 13000 euro, rifiuti l’accordo!

      • claudio ha detto:

        Buongiorno Dott. Pier Paolo,
        ho anche una moglie ed una figlia di 15 mesi a carico, la mobilità è volontaria è poichè ho 35 anni mi speterebbero due anni di mobilità, mi hanno detto che non verrà intaccato il tfr. Attualmente percepisco 1050 al mese, ma come funziona la mobilità volontaria ?Se accetto quando percepirò?
        La ringrazio anticipatamente.

      • Pier Paolo ha detto:

        Buongiorno Claudio,
        a proposito del tfr, il fatto che non venga intaccato non é un favore, ma un obbligo di legge: Il tfr non é altro che una retribuzione differita e il datore di lavoro, al momento dell’interruzione del rapporto di lavoro, deve versarlo interamente al dipendente, fatte salve le trattenute fiscali. La mobilità volontaria signifca che un dipendente si da disponibile ad risolvere il rapporto di lavoro, durante i processi di riduzione del personale, a fronte della disponibilità aziendale di erogare a suo favore una somma, come incentivo all’esodo. Se i sindacati hanno concordato con l’azienda di procedere con una mobilità puramente volontaria, tu non sarai obbligato ad accettare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, se la cifra offerta non ti soddifa.
        Durante uil periodo di mobilità potrai percepire un’indennità che, nel primo anno sarà pari al 80% della tua retribuzione attuale e il secondo anno l’80% di quelle percepito nel primo anno.

  68. mari ha detto:

    Buona sera vorrei esporre una domanda, io dal 1997 al 2008 ogni mese di luglio percepivo un premio chiamato premio presenza con regolare busta ( il 15 /07 il 29/07 la regolare busta mensile) nel luglio del 2009 ci è stato comunicato (una settimana prima del premio) che avevano deciso di toglierlo per problemi economici dell’azienda adesso l’azienda è tornata in forze come un tempo ma del premio nulla,ma è giusto che lo tolgono nonostante il premio era dato con regolare busta .(non avevamo mai firmato nulla noi dipendenti il premio ci era stato dato dopo una nostra richiesta ma accettata solo verbalmente,però da subito ci veniva dato con regolare busta. La ringrazio tanto e buona sera. MARI

    • Pier Paolo ha detto:

      Difficile rispondere, poichè bisognerebbe sapere in base a quali parametri l’azienda ha erogato il premio presenza e se questo faceva parte del ccnl di categoria o meno. Il problema, comunque l’avreste dovuto porre al momento della sospensione, poiché si poteva tentare di dimostrare che una somma erogata con continuità per tutti quegli anni si sarebbe dovuta considerare ormai una voce fissa del salario. Potete darmi maggiori informazioni a che titolo veniva data il premio?

      • mari ha detto:

        IL premio era in base alle nostre malattie mi spiego : le ore del premio erano pagate 170 ore ad ogniuno di noi in base a quando si guadagnava all’ora, poi ogni giorno di malattia ci veniva tolta 1 ora e a luglio in base a questo ci venivano retribuite le ore restanti in una busta a parte in genere verso metà mese . Ha ragione quando dice da subito ,ma in quel momento la ditta era in crisi e abbiamo pensato che era il caso di accettare, ma adesso dato che siamo tornati ad un buon livello di lavoro vorremmo riprenderci quello che avevamo prima. Il nostro errore è stato di averlo accettato il premio solo verbalmente e tolto nello stesso modo ,è per questo che vorrei sapere che se dovesse essere positivo per noi lo faremmo come accordo scritto .La ringrazio tantissimo per le risposte e per la sua gentilezza nelle risposte che leggendole tutte mi hanno fatto sapere cose che non sapevo assolutamente . graze i buona giornata

      • Pier Paolo ha detto:

        OK adesso mi é chiaro. Domanda: avete controllato se il premio presenza é previsto dal CCNL o é stata una liberalità della vostra azienda. Nel primo caso, l’azienda non avrebbe dovuto neanche sospenderlo e adesso sarebbe obbligata a rimetterlo in busta paga.

        Pier Paolo

    • mari ha detto:

      No il nostro contratto non lo prevede, era solo un accordo verbale, ma anche se sono passati 13 anni e veniva dato con regolare busta paga non si acquisisce come diritto? la ringrazio molto e buona sera

      • Pier Paolo ha detto:

        Capisco, ma queste sono tipiche situazioni che si affrontano o con l’intervento dei sindacati o con quello di un legale. Quest’ultimo, nello specifico caso, oltre a valutare la giurisprudenza in merito e, dunque, suggerire se fare vertenza o meno, potrebbe anche iniziare una causa per il ricupero delle somme dovute. Credo che, senza l’assitenza dell’uno o dell’altro, non sia possibile, a livello del singolo dipendente, convincere l’azienda a reistaurare il premio in oggetto, se il CCNL non lo prevede.
        Amministratore del blog

  69. FEDERICO ha detto:

    Buongiorno dottore,
    le illustro il mio caso. La mia azienda ha firmato un accordo con i sindacati, per la mobilità “volontaria”, nel senso che solo chi accetta o un incentivo all’esodo o un altro lacvoro in un altra azienda, andrà in mobilità. Sembra che l’azienda proporrà di andare presso un’altra azienda sempre a tempo indeterminato e senza dover effettuare la prova nella nuova azienda. Due domande:
    - è una clausola di contratto valida, il fatto di non dover fare la prova, oppure l’azienda nuova potrebbe pure (nonostante ci sia scritto sul contratto) non considerarla?
    - cosa succede se mi rifiutassi di andare in un altra azienda a tempo indeterminato e a condizione magari migliorative in termini economici? so che la mobilità è volontaria, però potrebbero considerare negativamente la cosa in un prossimo futuro; ma soprattutto mi interessa sapere se rischio qualcosa nell’immediato. Nel caso, sarebbe meglio rifutarsi direttamente di fare il colloquio presso un’altra azienda, oppure posso rifiutarmi di andare nella nuova società anche dopo aver fatto il colloquio presso di loro.
    Ho l’impressione che la mia azienda stia affrettando un pò troppo i tempi, e vista la crisi, i dubbi ci sono. La ringrazio, e le faccio i complimenti per questo sito.
    a presto

    • Pier Paolo ha detto:

      Il periodo di prova deve essere specificato nel contratto; se non viene messo per iscritto, significa che il dipendente viene considerato, sin da subito, assunto senza alcun patto di prova.
      Deve spiegarmi meglio la questione di accettare di andare in un’altra azienda e in mobilità. Se lei accettasse di andare in un altra azienda, non andrebbe in mobilità, perché avrebbe un posto di lavoro!
      L’azienda, laddove non trovasse volontari per la mobilità o per il trasferimento ad altra azienda, potrebbe procedere con dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, nell’ipotesi che fosse in grado di dimostrare la necessità di effettuare una riduzione del personale.

  70. Luciana Rossi ha detto:

    Salve Pier Paolo,
    innanzitutto volevo ringraziarla per lo straordinario lavoro che svolge, chiarendo situazioni decisive per la nostra vita, ma spesso di difficile comprensione anche per chi è nel mondo del lavoro da molti anni.
    Le spiego la situazione in cui mi sono venuta a trovare che mi sta creando non poche preoccupazioni.
    L’azienda per cui lavoro, una multinazionale del settore metalmeccanico, ha firmato un accordo per un programma di prepensionamento ed io ho chiesto informazioni sulle condizioni per accedervi. Il responsabile del personale, dopo avermi detto che non pensavano fossi interessata al prepensionamento, mi ha promesso che ne avremmo riparlato.
    Adesso Le do qualche mio dato:
    -Data di nascita 27/12/1955
    -Data assunzione 11/1981
    -Cud2010 lordo 30420€
    -Dovrei maturare pensione dicembre 2015 e quindi aspettare la finestra gennaio 2017
    Il programma prevede:
    -48 mesi mobilità
    -3 mesi preavviso
    Successivamente il responsabile del personale mi ha contattata dicendomi che pur non avendo i requisiti per arrivare con la mobilità alla pensione mi avrebbero dato 60000€ lordi e mi avrebbero trovato un impiego presso un’azienda esterna per i 3 mesi in cui sono scoperta.
    Io ho rifiutato presa un pò alla sprovvista e non riuscendo a capire effettivamente diverse cose(non avendo ricevuto nessun prospetto o foglio riassuntivo):
    - quanto sarebbe entrato nelle mie casse mensilmente per i prossimi 5,5 anni che mi separano dalla pensione
    -se dovessi andare in mobilità, lavorare presso un’altra azienda per i 3 mesi che mi mancano, posso completare i restanti mesi dei 48 iniziali di mobilità, con lo stesso trattamento economico?
    -facendo subito i 3 mesi se innalzeranno l’età pensionabile per le donne io potrò, terminata la mobilità, iniziare a percepire la pensione comunque a gennaio 2017
    -quanto influirà economicamente il prepensionamento sul trattamento pensionistico
    -il lordo del Cud è comprensivo del tfr

    Dopo qualche giorno, il mio responsabile mi comunica che dopo oltre 20 anni di lavoro nel medesimo ufficio, l’azienda ha deciso di cambiarmi mansione(sostituedomi con una persona assunta a tempo determinato che stavo formando) e da allora, sono passati circa 10 giorni, sono stata spostata in un’altro ufficio e il mio nuovo responsabile non mi ha affidato nessun incarico(che probabilmente sarà meno qualificante del precedente).
    Lavoro li da 30 anni e lo spostamento ed il rifiuto della proposta di prepensionamento mi sembrano strettamente legati, inoltre sembrano volermi mettere sotto pressione sapendo il disagio e l’imbarazzo che una persona abituata a fare diligentemente il proprio lavoro prova nel non aver nessun incarico da svolgere.
    Quindi non essendo una persona litigiosa e sapendo le difficoltà di una eventuale causa legale(magari per mobbing) all’azienda, che comunque non escludo, pur sapendo di essere in qualche modo ricattata volevo sapere se può darmi qualche consiglio per strappare almeno un buon accordo per il prepensionamento. In particolare volevo sapere a parte la mobilità ed i 3 mesi di preavviso, che cifra dovrei chiedere all’azienda secondo Lei (considerando che sarò 1,5 anni senza ne stipendio ne pensione ne mobilità e comunque vorrei avere un’entrata mensile non troppo dissimile da quella attuale), e su questa cifra che tassazione sarà applicata(come influirà sul 730).

    Capendo di essere stata prolissa e le difficoltà di una eventuale risposta a tutti i miei quesiti, la ringrazio ugualmente anche se non le sarà possibile darmi una risposta per il lavoro che svolge e per avermi permesso di sfogare qui in un momento in cui una lavoratrice dopo 30 anni di dedizione al lavoro si sente inutile e sola.

    Luciana Rossi

    • Pier Paolo ha detto:

      Singora Rossi,
      ho bisogno prima di tutto di una conferma; lei mi parla di 48 mesi di mobilità dal che devo supporre che la sede della sua azienda é nel sud Italia; in caso contrario i mesi spettanti sarebbero solo 36 e tutto cambierebbe. Secondariamente non capisco la proposta di farla lavorare tre mesi in un’altra azienda; se lei accetta la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro dovrebbe poi andare in mobilità; si faccia spiegare bene questo punto. Se é vero che l’azienda intende procedere con la mobilità volontaria e lei fosse d’accordo sull’incentivo all’esodo proposto, perché non ritardare di soli tre mesi la risoluzione del rapporto e l’ingresso in mobilità?
      Tenga presente che nei 48 mesi di mobilità lei percepirà un’indennità che il primo anno sarà uguale al 80% della sua retribuzione attuale e, negli anni successivi, al 80% di quanto preso il primo anno; tenuto presente che nell’anno di attesa tra la maturazione del diritto e il percepimento della pensione lei non avrebbe alcun reddito, ho stimato, molto grossolanamente, una perdita di circa 80.000 euro, rispetto al caso in cui lei rimanesse a lavorare sino al gennaio 2017.
      Ora l’offerta di 60.000 euro non é male, ma, come lei stessa ha intuito, l’attesa di 5 anni é lunga; il cud non é comprensivo del tfr e l”incentivo all’esodo subisce solo una tassazione percentuale pari a quella applicata al TFR. Ritengo nal suo caso che questa corrisponda al 23%, per cui se l’offerta di 60.000 euro é al lordo, lei incasserebbe effettivamente 46.000 euro e su questa cifra non ci sarebbero ulteriori trattenute. Non voglio conoscere la sua situazione famigliare, ma lei dovrà considerare se la somma incassata come TFR ed incentivo all’esodo sarebbe sufficiente a gestire, con relativa tranquillità, questi anni di attesa. Non le nascondo che, difficilmente, le aziende offrono incentivi all’esodo maggiori di due annualità, ma provi a chiedere 50.000 euro netti, prima di decidere di rivolgersi ad un legale. Mi raccomando si faccia spiegare bene la questione dei tre mesi in altra azienda perchè la cosa mi lascia molto dubbioso.
      Pier Paolo Sposato

      • Luciana Rossi ha detto:

        Salve Pier Paolo,
        la ringrazio infinitamente della risposta, che mi ha chiarito molti dubbi.
        Si la mia azienda si trova nel sud Italia, i tre mesi mi mancherebbero poichè il termine per accettare la mobilità è il 30 giugno 2011. Ho un figlio a carico di 23 anni e mio marito è pensionato.
        Avrei qualche altro chiarimento da chiederle:
        -Considerando un Cud lordo di 30420€ il calcolo della mobilità sarebbe:
        I anno 30420×80%=24336.14€ lordi
        Altri anni 24336.14*80%=19468.91€ lordi
        A quanto ammonta la mobilità netta?
        -Poichè per me è molto difficile seguire i calcoli che mi vengono proposti dal responsabile del personale, senza l’ausilio di uno schema scritto. Volendo fare un calcolo grossolano, per avere un punto di riferimento nella trattativa, quanto mi dovrebbe offrire l’azienda per avere lo stesso reddito come se rimanessi a lavoro fino a gennaio 2017? Devo fare un calcolo del genere [Perdita Netta]=[115500€(21000€ netti*5.5 anni)]-[ Mobilità netta]-[Incentivo-23%] o c’è altro da valutare?
        -Se accettassi la mobilità, il mese successivo iniziassi i 3 mesi che dicono mi manchino presso un’altra azienda e la legge sulla età pensionabile cambiasse una volta tornata in mobilità sono sicura al 100% di poter agganciarmi con la pensione?

        Mille grazie
        Luciana Rossi

      • Pier Paolo ha detto:

        Luciana non é che non voglio verificare i suoi calcoli, ma credo che ci sia qualche cosa di più importante che lei deve verificare e valutare:

        1. lei maturerà il diritto alla pensione di vecchiaia al compimento del 60° anno di età e cioè il 27/12/2015; sino a quella data lei o deve lavorare o dovrebbe essere in mobilità, ma, se entra il 30/6/2011 ne uscirebbe il 30/6/2015. Se i dati che mi ha fornito sono esatti, lei dovrebbe uscire dalla mobilità e rientrare al lavoro per 6 mesi e non tre mesi, a meno che non le spettino 3 mesi d’indennità di preavviso, di cui però non mi parla.
        2. come farebbe l’azienda ad assicurarle in maniera incontrovertibile di riuscire a farla assumere da altra azienda dopo essere entrata in mobilità: ammesso e non concesso che sia possibile stipulare un accordo del genere, questo dovrebbe essere messo per iscritto, insieme con l’incentivo all’esodo e controfirmato in sede sindacale. Il suo datore di lavoro sa di sicuro cosa significa.
        3. dopo il 10 gennaio 2015, cioé prima che lei compia i 60 anni, i requisiti per l’accesso alle pensioni potrebbero venire aggiornati, in funzione di calcoli di statistica demografica, oggi non prevedibili; anche in questo caso l’azienda dovrebbe essere disponibile a accettare una revisione dell’accordo , nel caso slittasse la data di maturazione del diritto alla pensione. So, per esperienza, che le aziende molto difficilmente accettano queste postille, ma lei corre un significativo rischio; é impossibile prevedere cosa faranno i governi a quella data.

        Il mio consiglio é, dunque, di valutare con molta prudenza l’accordo che le sta proponendo la sua azienda; si é consultata con qualche rappresentante sindacale e, se si, cosa le é stato detto?
        Amministratore del blog

  71. mariangela ha detto:

    Buonasera Pier Paolo,
    Le sottopongo la mia situazione per una sua gentile opinione in quanto ho qualche dubbio su come comportarmi.
    Sono nata il 09/04/1954 per cui ho 57 anni e lavoro dal 01/11/1971 per cui il 31/10/2011 maturo 40 anni (2080 settimane ) di contributi e dovrei accedere alla pensione l’1/11/2012.
    L’azienda nella quale lavoro ha proposto alle mastranze interessate un incentivo all’esodo anticipato,
    per quanto mi riguarda, avendo una retribuzione lorda pari a circa 40000 euro, mi ha proposto di uscire il 30/06/2011 e mettermi in mobilità con 40000/12*2+8mesi preavviso +5400euro incentivo extra + 3000euro trans novativa per un totale lordo di 62176,68 euro.
    Secondo lei mi conviene o no

    • Pier Paolo ha detto:

      Mariangela anche io ho qualche dubbio che mi devi chiarire per poterti rispondere.
      1 – Lei ha bisogno di raggiungere i 40 anni di contribuzione che, proponendole il licenziamento al 30/6, possono essere completati con 4 mesi di preavviso (luglio, agosto, settembre ed ottobre). Perchè lei mi segnala 8 mesi d’indennità sostitutiva del preavviso; se é l’azienda che le ha fatto il calcolo, si faccia spiegare il perché.
      2 – Il calcolo 40000/12*2 significa che le sono stati prospettati 2 mesi di mobilità? Da quale data. E’ al corrente che una volta raggiunti il diritto alla pensione di anzianità con 40 anni di contributi, non si può più percepire l’indennità di mobilità?
      3 – Ho provato a sommare 8 mesi di preavviso+2mesi di mobilità+5400 d’incentivo+3000 di transazione ma non ho raggiunto il totale di 62176. Come é stata ottenuta quella somma?
      Amministratore del blog

  72. Antonio ha detto:

    Salve Pier Paolo,
    l’azienda nella quale lavoro da 2 anni è in un momento di crisi e mi hanno proposto di essere collocato in mobilità (senza incentivi) o tradurre il contratto a tempo indeterminato in contratto di consulenza esterna con relative mie dimissioni. Il mio consulente ha detto che sarebbe meglio per me andare in mobilità, chiedere l’anticpo dell’ndennità come libero professionista (sono iscritto all’albo) e successivamente prestare la consulenza esterna (se l’azienda ne avrà bisogno). I quesiti sono:
    1) la proposta del mio consulente è fattibile o sarebbe un “conflitto” con la prestazione che attualmente erogo o per verifiche future?
    2) sulla base di cosa vengono erogati gli incentivi alla mobilità visto che a me è negata a priori e ad altri colleghi elargita?
    grazie mille

    • Pier Paolo ha detto:

      Antonio mi dai troppo poche notizie per rispondere alle tue domande:

      1. l’azienda ha dichiarato formalmente la mobilità e ha siglato o sta siglando un accordo con i sindacati? Gli incentivi, per risolvere consensualmente il rapporto di lavoro, non sono determinati per legge se l’azienda intende attuare una riduzione del personale senza aprire formalmente una procedura di mobilità. I criteri per erogare incentivi, seppure di valore diverso, vengono, invece proposti dall’azienda e concordati con i sindacati, quando viene aperta una formale procedura di mobilità. Fammi sapere qual’é la situazione attuale e, se esiste un accordo sindacale, quali sono i criteri concordati.
      2. premesso che la possibilità di andare o meno in mobilità dipende dal fatto che l’azienda abbia aperto o intenda aprire tale procedura, qual’é la tua età anagrafica? Saprai che il periodo di mobilità dipende da questo dato e, comunque, nel tuo caso, non potresti rimanere in mobilità più di due anni, cioé tanto quanto é la tua anzianità aziendale. La concessione dell’indennità anticipata, dipende dalla presentazione di un progetto; quale cifra ti potrebbe essere necessaria per attuarlo? Fa una differenza ricevere un’indennità pari ad uno o più anni di mobilità; devi tenere conto che tale indennità corrisponde, grosso modo, al 80% del tuo attuale stipendio.
      3. l’alternativa di un contratto di consulenza esterna, come e per quanto tempo ti verrebbe assicurato? Una cosa é lavorare con un preciso contratto a progetto ed un’altra é dare le dimissioni a fronte di un vaga promessa di consulenza esterna
      4. infine non capisco la questione del conflitto. L’attività di libero professionista con quale prestazione dovrebbe entrare in conflitto?

      Amministratore del blog

      • Antonio ha detto:

        carissimo Pier Paolo,
        scusami per la carenza di informazioni ma non mi hanno detto di più di quello che ho scritto, in ogni caso ti posso dire:
        1) l’azienda sta informando “quasi” tutti gli impiegati che andranno in mobilità a breve senza parlare di sindacati o altro (non ne ho visti, ma comunque sono sempre stati assenti o consenzienti le decisioni aziendali…), so solo che ad alcuni colleghi è stato proposto un incentivo alla mobilità (a me no!). Da quello che percepisco ci sarà una procedura formale di avvio della mobilità;
        2) ho 36 anni e moglie a carico, le spese sono quelle di apertura di uno studio professionale (al momento non le ho quantificate);
        3) la consulenza esterna a seguito di mie dimissioni mi viene “garantita” sulla parola per un anno “rinnovabile” con minore impegno temporale e con decurtamento di 100 euro netti di stipendio attuale;
        4) mi è stato fatto l’appunto che andando in mobilità, chiedendo l’anticipo per l’apertura di uno studio professionale e poi fare il “consulente” presso l’azienda ove prestavo servizio potrebbe essere visto “male” se ci fosse una verifica in azienda, ma io ed il mio consulente del lavoro non siamo dello stesso avviso, lei cosa ne pensa?
        grazie ancora
        Tommaso

      • Pier Paolo ha detto:

        Ok non rimane che attendere che la situazione si chiarisca, ma, se l’azienda intende adottare la formale procedura di mobilità, tu avrai diritto:

            a conoscere i motivi per i quali a te non viene proposto l’incentivo a differenza di altri colleghi
            a pretendere che, a fronte di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, la consulenza ti venga garantita per iscritto e non a voce. Non accettare negoziazioni dove tu prendi impegni scritti e l’azienda a voce. Molto pericoloso.

        Ti segnalo un link dove troverai l’ultima circolare INPS con i relativi chiarimenti sull’anticipazione dell’indennità di mobilità. Anche a me sembra non ci siano conflitti se tu dovessi poi agire come consulente per l ‘azienda che ti ha posto in mobilità.

  73. Antonio ha detto:

    La ringrazio infinitamente del suo autorevole parere, sono completamente d’accordo con lei
    buona serata

    • Gianni ha detto:

      Buongiorno
      Ho 58 anni compiuti e a luglio 2011 avrò 38 anni di contributi versati.
      La mia azienda ha aperto una procedura di mobilità e mi ha proposto un incentivo all’esodo di 44 mensilità.
      Le sttopongo le seguenti domande:
      I contributi figurativi della mobilità mi penalizzeranno nel calcolo della pensione o avrò lo stesso importo come se avessi
      Lavorato?
      La tassazione dell’incentivo sarà solo quella equiparata al TFR oppure ci sarà un conguaglio da parte dell’Agenzia delle
      entrate in base alle aliquote applicate sugli stipendi negli anni precedenti (mi è parso di capire questo leggendo alcuni siti)?
      La ringrazio e la saluto

      • Pier Paolo ha detto:

        Salve Gianni,
        le posso assicurare che l’incentivo offertole é molto elevato rispetto allo standard.
        Il lavoratore posto in mobilità risolve, naturalmente, il proprio rapporto di lavoro con l’azienda. Tuttavia seguita a maturare la propria anzianità contributiva sulla base dell’ultima retribuzione reale di fatto che l’azienda gli aveva corrisposto prima di essere messo in libertà.
        Ciò significa che dalla retribuzione utile ai fini dei diritti pensionistici sono esclusi solo i compensi occasionali quali gli straordinari e le una tantum. Le retribuzioni “convenzionali” prese a riferimento ai fini del calcolo dei contributi previdenziali “figurativi” sono rivalutate ogni anno sulla base dell’inflazione rilevata dall’ISTAT.
        Non conosco la questione del conguaglio; mi può segnalare i siti che ha consultato?Amministratore del blog

    • Antonio ha detto:

      caro Pier Paolo,
      poco fa ho avuto modo di parlare con un dirigente per la mia situazione:
      la mia proposta non è stata accettata (mobilità-richiesta anticipo indennizzo- apertura p.iva e consulenza esterna) e come giustificazione mi è stato detto che potrebbe sembrare fatto appositamente mandarmi in mobilità e poi essere riassunto come consulente “esterno” e così andrei a ledere gli interessi dell’azienda in caso di verifica; dei colleghi posti in mobilità con deroga (che perderebbero la stessa) e miei perchè dovrei rimborsare l’anticipo richiesto… Poichè è stato impossibile far valere quanto il mio consulente (come da lei anche rimarcato) mi aveva fatto proporre, ho intenzione di rifiutare la collaborazione esterna (per altro dovrei dimettermi sulla parola di essere riassunto ed anche su questo mi è stato detto che è una mia mancanza di fiducia…) e prendere in considerazione la mobilità chiedendo chiarimenti sulla mancanza di incentivo. La nuova risposta è stata questa: “l’azienda ha il diritto di decidere a chi dare e chi non dare l’incentivo e visto che tu hai avuto un’alternativa non ne hai diritto”!!! non commento ulteriormente, ma le chiedo cosa posso fare e cosa si può prospettare visto che non c’è stata trattativa ma solo un dictatum.
      p.s. quando ho parlato di “trattativa” mi è stato detto che non è collettiva ma i colloqui sono stati individuali senza sindacati e sono venuto anche a conoscenza che l’azienda va in mobilità con deroga perchè non pagava per avere questo diritto (poichè sono assolutamente estraneo alla materia non saprei dirle di più). Mi spetterebbero 700 e rotti euro per 12 mesi a fronte delle mie 40 ore settimanali (ma non era in base alla busta paga con dei massimali?!?)
      mi scuso anticipatamente se preso dalla foga del momento non sono stato chiaro nell’esposizione
      grazie per la disponibilità

      • Pier Paolo ha detto:

        Tenute presenti le risposte dell’azienda, posso darti nuovi suggerimenti se mi fai sapere:

        1. a quale settore commerciale appartiene la tua azienda e quale CCNL applica.
        2. quanti dipendenti ha la tua azienda. Più o meno di 15?

        La mobilità in deroga presuppone che l’azienda ti licenzi e, dunque, dovrà motivare il tuo licenziamento. E’ su questo aspetto che si può costruire una linea di difesa, ma mi occorrono i dati che ti ho chiesto.

      • Antonio ha detto:

        caro dottore,
        siamo arrivati ad una nuova puntata, dopo le mie perplessità manifestate, mi hanno proposto un “incentivo alla mobilità” di 14 mensilità pagate all’80% e rateizzate, mercoledì ho l’incontro definitivo. Riguardo quanto richiesto:
        1. trattasi di società cooperativa nel settore multiservizi e global service (prevalentemente pulizie) con contratto (mio e per la maggior parte dei dipendenti) multiservizi – pulizia;
        2. attualmente non so darle un n. preciso poichè dal 1 maggio hanno perso un appalto importante ma siamo ben oltre i 15 dipendenti.
        sono felice che ci sia gente come lei che può fare chiarezza in questo mondo di furbi…

      • Pier Paolo ha detto:

        Ogni volta l’azienda cambia la propria disponibilità e ciò fa parte delle trattative, ma non é un buon segnale.

        1. mi sembra che ora ti stiano chiedendo di firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, e loro ti erogherebbero un incentivo all’esodo pari a 14 mensilità. Non capisco perché dovrebbero pagartele all’80% e rateizzate. L’azienda sull’incentivo lordo deve esercitare una trattenuta fiscale, pari in percentuale a quella che deve applicare per il TFR; non deve trattenerti niente altro. Puoi concedere una rateizzazione ma solo di pochi mesi; che sia chiaro, l’accordo deve essere fatto per iscritto e possibilmente controfirmato dai sindacati. Chiedi che ti facciano avere una bozza dell’accordo, prima della firma; se me lo mandi per email, lo controllo e poi ti faccio sapere il mio parere.
        2. ti ricordo che la mobilità in deroga viene rifinanziata di anno in anno dallo stato e dalle regioni, per cui é necessario verificare se esistono ancora i fondi nella regione dove opera la tua azienda.
      • Antonio ha detto:

        potrebbe darmi la sua email? la mia è riportata di seguito, oggi ho l’incontro con il consulente del lavoro aziendale e vorrei farle avere l’ordine del giorno con i contenuti dell’offerta fatta ai dipendenti, grazie
        magicogoal@yahoo.it

  74. FEDERICO V. ha detto:

    Grazie della risposta dottore. Mi spiego meglio:
    La mia azienda ha firmato un accordo con i sindacati, per la mobilità “volontaria”, nel senso che solo chi accetta
    1 – un incentivo all’esodo
    2- un altro lavoro in un altra azienda,
    andrà in mobilità (poi verrà prelevato dalla mobilità dalla nuova azienda nel secondo caso).
    Pare che l’azienda proporrà di andare presso un’altra azienda sempre a tempo indeterminato e senza dover effettuare la prova nella nuova azienda. Cosa succede se mi rifiutassi di andare in un’altra azienda a tempo indeterminato e a condizione magari migliorative in termini economici? La mobilità è volontaria, però potrebbero considerare negativamente la cosa in un prossimo futuro; potrebbe rientrare questo “rifiuto” nella procedura dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo? Se si, sarebbe meglio rifutarsi di fare il colloquio presso un’altra azienda (nel senso che non darei la disponibilità a che loro mi cerchino un’alternativa), oppure ‘posso’ (nel senso è consigliabile) rifiutarmi di andare nella nuova società anche dopo aver fatto il colloquio .
    La mia azienda ha firmato un accordo in base al quale fino al 15 gennaio non può aprire né la cassa ne la mobilità. In ogni caso nel frattempo continua ad assumere diverse persone anche nella mia stessa mansione.
    Grazie di nuovo
    F.

    • Pier Paolo ha detto:

      Federico,
      ho l’impressione che nelle aziende il processo di comunicazione verso i dipendenti non funzioni assolutamente; inizi la tua mail dicendo che l’azienda ha firmato un accordo con i sindacati e poi prosegui, dicendo che pare proporrà di andare in un’altra ditta a tempo indeterminato, prelevando i dipendenti in mobilità. Federico, in queste situazioni i pare o sembra non valgono niente; questi accordi devono essere messi per iscritto e portati alla conoscenza di tutti i dipendenti interessati, prima di chiedere loro di firmare transazioni, per andare in mobilità volontaria.
      Tu mi chiedi cosa potrebbe succedere se non fai i colloqui e non accetti di andare in un altra ditta; come posso risponderti senza conoscere i tuoi capi? Il rischio in teoria esiste, ma tu non firmare niente sino a quando l’azienda o si sindacati non renderanno pubblici i termini finali dell’accordo. Mi domando comunque come la tua azienda possa prendere un impegno formale e per iscritto che provvederà a farvi assumere da altra impresa, una volta posti in mobilità. Sono molto curioso; mi sembra inoltre incredibile che i sindacati firmino un tale accordo con l’azienda, mentre quest’ultima, come tu mi dici, continua ad assumere persone con la stessa mansione di chi dovrebbe andare in mobilità. Se fosse vero, sarebbe da denunciare agli Ispettorati del lavoro!

  75. Francesca ha detto:

    buona sera,
    mi chiamo Francesca, ho 34 anni, un figlio a carico e lavoro da 3.5 anni in un’azienda di 17 dipendenti (2 hanno contratto a termine in scadenza e sono già stati avvisati che non gli verrà rinnovato)
    L’azienda non va bene e il mio datore di lavore vorrebbe licenziarmi perchè ricoprirebbe probabilmente lui il mio ruolo di commerciale.
    Ora sono in ferie “forzate” per 2 settimane ma al mio rientro mi ha già detto che dovremo trovare un accordo e mi ha accennato dell’incentivo all’esodo.
    Mi sa dire per cortesia la somma netta che mi spetterebbe (ora percepisco uno stipendio netto di 1400 euro mensili)?
    Dimenticavo…sono ancora in allattamento con orario ridotto perchè mio figlio compirà un anno a fine giugno.
    grazie mille
    saluti
    Francesca

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che sino al compimento dell’anno di età del bambino il datore di lavoro non la può licenziare, dopo la fine di giugno la situazione può cambiare in funzione del fatto se la forza lavoro della sua azienda sarà stata mediamente sopra i 15 dipendenti o sotto tale numero. E’ probabile che la ditta, se non trovate l’accordo, proceda in entrambi i casi con un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma se la forza lavoro é stata sopra i 15 dipendenti e le motivazioni portate dal datore di lavoro al licenziamento non fossero legalmente corrette, un giudice potrebbe condannare l’azienda al suo reintegro. Le ho prospettato questa situazione, poiché questa costituisce la sua unica posizione negoziale; non esiste, infatti, una regola o una legge che determina che valore deve avere un incentivo all’esodo, poiche la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é una trattativa privata che deve trovare solo l’accordo delle parti.
      Ritengo che in una situazione sociale quale la sua, con un figlio di un anno a carico, sarebbe corretto trattare su un’annualità di stipendio; in caso di resistenza faccia balenare la possibilità d’impugnare il licenziamento per la verifica delle motivazioni addotte dal datore di lavoro.
      Amministratore del blog

  76. Piero ha detto:

    Buonasera,
    mi chiamo Piero, ho 51 anni, sposato con un figlio minore, lavoro in ambito ICT come quadro, ho un contratto a tempo indeterminato con il CCNL del Commercio. L’azienda per cui lavoro è stata appena acquisita da un’altra società che mi ha proposto un incentivo all’esodo. I rapporti in azienda sono così deteriorati e le prospettive di sopravvivenza dell’azienda stessa talmente deprimenti che ho valutato di accettare. La proposta finale prevede una annualità completa (14 mensilità) pagata in 4 tranches mensili più tutti gli emolumenti di legge previsti per la chiusura del contratto, più un contratto con una società di outplacement di un anno, più il licenziamento. Su questa proposta di risoluzione vorrei sentire cortesemente un suo parere.
    Inoltre, un’altra cosa che mi turba profondamente è che il sindacato (di cui l’Azienda ha chiesto la presenza per finalizzare il tutto) ha chiesto il 5% del valore della transazione e sto parlando del segretario provinciale, non di un sindacalista qualsiasi. E’ normale sto fatto?
    Grazie per la disponibilità
    Piero

    • Pier Paolo ha detto:

      Capisco che i rapporti deteriorati e la situazione aziendale lo abbia indotto a valutare la proposta di risoluzione consensuale, ma tenga presente anche le seguenti considerazioni:

      1. le società di outplacement non trovano nuovi posti di lavoro, ma addestrano i partecipanti a cercarsi da soli nuove opportunità professionali. Il problema é che a 51 anni ciò é molto diffcile, e oggi é ulteriormente complicato dalla crisi in corso. Non sia pertanto molto fiducioso in questa soluzione offertale dall’azienda.
      2. visto la sua età anagrafica suppongo che le manchino ancora molti anni alla maturazione del diritto alla pensione. Se ciò é vero le 14 mensilità offertele non sarebbero assolutamente sufficienti per darle un minimo di relativa tranquillità economica.
      3. Lei mi parla di assistenza sindacale; per prima cosa lei non é tenuto a versare alcuna somma al sindacalista che, a mio giudizio, potrebbe essere addirittura denunciato agli organismi di appartenza. Secondariamente non capisco se é in corso una trattativa tra azienda e sindacato, poichè mi sembra strano che non venga prevista la messa in mobilità. La proposta é stata fatta solo a lei o anche a altri colleghi? La sua ditta ha più o mano di 15 dipendenti?
        Mi faccia sapere.
        Amministratore del blog

      • Piero ha detto:

        Gentile Pier Paolo, grazie per la sollecita risposta. L’azienda ha oltre 100 dipendenti e negli ultimi mesi ha praticato altre soluzioni analoghe, ovvero ha effettuato accordi privati con altri tre dipendenti per incentivarli all’uscita. Hanno tutti accettato siglando un verbale di conciliazione in presenza del sindacato (con licenziamento da parte dell’azienda e conseguente fruizione dell’indennità di disoccupazione). Non sono certo fosse prevista la messa in mobilità, ma potrebbe anche essere; verificherò quanto prima: sappia che mi hanno accennato ad un’indennità per 12 mesi che prevede dei valori intorno al 60% della retribuzione per alcuni mesi ed i rimanenti al 40%, entro comunque certi massimali. In sintesi, da quanto prospettato, dovrei percepire un’indennità di circa 900€ lordi per 12 mesi.
        Per quanto riguarda il “pizzo”, gli altri dipendenti erano iscritti al sindacato e non mi risulta abbiano versato la somma che invece a me è stata richiesta come “prestazione esterna”, dovuta al mio mancato tesseramento. Le chiederei la cortesia, se possibile, di indicarmi delle evidenze scritte (normative sindacali, giurisprudenza, etc.) che riportino l’illiceità di questa richiesta in quanto, come le dicevo nella mia precedente, la stessa mi è pervenuta da parte di un segretario provinciale di associazione sindacale che, di fronte alle mie perplessità, l’ha pure ribadito alle RSU aziendali e alla mia controparte (al responsabile del Personale), come se fosse una prassi lecita e consolidata.

      • Pier Paolo ha detto:

        Buongiorno Piero,
        alcune delle notizie che mi hai fornito mi sembrano inesatte e, dunque, nel tuo interesse ti suggerisco di controllarle:

        1. i dipendenti che hanno firmato un accordo con l’azienda non possono essere stati licenziati, ma devono aver accettato una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a fronte della quale l’azienda deve aver loro versato un incentivo all’esodo. Ammesso che questa sia stata la procedura seguita, i colleghi potrebbero essere stati messi in mobilità, ma non possono usufruire dell’indennità di disoccupazione. L’INPS si rifiuta di pagare tale indennità a chi firma una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e percepisce un incentivo economico.
        2. bisogna che ti fai spiegare a quale tipo di mobilità si stanno riferendo i tuoi interlocutori, mobilità ordinaria o mobilità in deroga, poiché non mi tornano le percentuali di retribuzione che tu mi citi.
        3. non ho trovato sentenze o documenti che dimostrino l’illeceità della richiesta, ma puoi benissimo rovesciare il problema. Chiedi al sindacalista che ti mostri lui dove, come e quando é previsto che il dipendente gli versi una parte dell’incentivo all’esodo. Attenzione cosa ben diversa se ti ha richiesto di tesserarti e, dunque, pagare la quota associativa, poichè é necessario che tu risulti iscritto al sindacato che ti assisterebbe nella firma dell’eventuale risoluzione consensuale in sede sindacale. Ho firmato, come responsabile legale della mia azienda, diverse centinaia di risoluzioni consensuali in sede sindacale (Assolombarda Milano) e ti posso assicurare che non mi é mai giunto all’orecchio di dipendenti che pagassero una percentuale ai sindacalisti. Se non tesserati dovevano invece necessariamente tesserarsi.
    • Piero ha detto:

      Confermo. Non è stata contemplata la mobilità. Solo il licenziamento con conseguente iscrizione al collocamento e riscossione dell’indennità di disoccupazione.
      Un’ultima verifica sul tema della vertenza: per evitare di pagare la tangente al sindacato, dato che con l’azienda abbiamo già identificato i termini della risoluzione, potremmo recarci alla DPL a ratificare là il tutto? mi è stato riferito che in tale ipotesi non dovrei pagar nulla, le risulta? ci sono controindicazioni?
      Grazie mille ancora.
      Saluti
      Piero

      • Pier Paolo ha detto:

        I tuoi colleghi avranno sottoscritto un accordo di non impugnazione del licenziamento, a fronte del quale l’azienda avrà erogato loro una somma; ribadisco il concetto che questo non é un licenziamento ma una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, che non darebbe titolo a percepire l’indennità di disoccupazione, se non i casi specifici come spiegato in questo link. Decidi tu se rientri in questi casi o meno.
        Questi accordi si possono firmare anche presso le DPL davanti alle Commissioni di Conciliazione e sono legalmente valide; é però buona norma che il testo dell’accordo, preparato dall’azienda sia visionato, preventivamente, da legale o esperto di fiducia. Ammesso che tu lo voglia puoi mandarmene copia e darò un occhiata senza alcun reciproco impegno. Attenzione il blog non sarà operativo a aprtire dal 1° giugno.

  77. Giovanni ha detto:

    Gentile Pier Paolo, a seguito di perdita di commessa, l’azienda per cui lavoravo, con oltre 600 dipendenti sul territorio, mi ha posto in mobilità (ancora il decreto deve essere notificato) proponedomi un incentivo all’esodo di €. 10.600,00 lordi.
    Tale accordo è stato raggiunto con l’ausilio dei sindacati (????). Alla luce del calcolo da Lei evidenziato ritengo che siano pochi (7 anni di anzianità in azienda, 50 anni di età etc..). Le chiedo: entro quanto tempo posso impugnare il tutto???? Il sindacato mi ha fatto firmare in data 08/04/2011 una specie di transazione davanti al rappresentante dell’Unione Industriali.
    Attendo una Sua gentile risposta.
    Grazie.
    Giovanni.

    • Pier Paolo ha detto:

      Giovanni,
      lei ha firmato la transazione, come si dice tecnicamente in sede sindacale e l’atto non é più impugnabile, a meno che non siano stati commessi illeciti. Le trascrivo quanto la legge prevede in questi casi.

      L’articolo 2113 del codice civile prevede esplicitamente che il lavoratore non può più impugnare i suoi atti di transazione e di rinuncia contenuti nel verbale di conciliazione sottoscritto avanti il tribunale oppure nel verbale di conciliazione sottoscritto avanti l’ufficio provinciale del lavoro o nel verbale di conciliazione sottoscritto in sede sindacale.
      Tutti questi atti, in qualsiasi modo formati, non sono più impugnabili.

      Per la validità del verbale di conciliazione in sede sindacale occorre:

      1. la presenza effettiva del sindacato di appartenenza e di fiducia del lavoratore;
      2. che i rappresentanti sindacali del datore di lavoro e del lavoratore partecipino effettivamente e attivamente alla formazione dell’atto di conciliazione;
      3. che la firma di tutte le parti sia contestuale alla formazione dell’atto;
      4. che i rappresentanti sindacali appartengano all’effettivo settore merceologico di attività del datore di lavoro e siano i sottoscrittori del contratto collettivo di lavoro applicato in azienda e al lavoratore;
      5. che i rappresentanti sindacali siano quelli che operano nel territorio della prestazione lavorativa o comunque siano quelli del territorio di competenza del giudice al quale sarebbe spettata la cognizione per territorio della controversia.

      Amministratore del blog

  78. eligio chirico ha detto:

    Salve Sig. PIER PAOLO sono un ex dipend. Telecom Italia posto in mobilità dal 30 dicembre 2009 sino a 31 dicembre 2012 , essendo che faccio 40 di contributi con la mobilità il 20 gennaio 2012 , posso fare domanda di pensione x lavoratori collocati in mobilità ai sensi degli art. 4 e 24 delle legge 23 luglio 1991 , n. 223 ? di cui faccio parte , sono nato il 7/10/1955 , vi ringrazio anticipatamente chirico eligio da TARANTO

    • Pier Paolo ha detto:

      In base ai dati che lei mi fornisce e alle nuove finestre in vigore dopo il gennaio 2011, lei potrà percepire la pensione con il 1° Marzo 2013; é consigliabile presenarre la domanda all’INPS solo uno o due mesi prima di tale data.
      Pier Paolo Sposato

  79. Andrea ha detto:

    Buongiorno,
    ho 33 anni e da poco più di tre lavoro con contratto telecomunicazioni (lordo annuale = 26.000€) presso una multinazionale avente circa 1000 dipendenti in Italia che ha firmato un accordo coi sindacati per un incentivo alla mobilità che, nel mio caso, ammonterebbe a 11 mensilità (c’è specificato: sarà erogato un importo complessivo lordo comprensivo dell’indennità sostitutiva di preavviso). Ho trovato un’azienda che è disposta ad assumermi a tempo indeterminato alle stesse condizioni attuali e vorrei aderire, le domande sono:

    - Possono costringermi a restare in azienda per un determinato periodo anche oltre la durata del preavviso per esigenze aziendali? (nel nostro dipartimento è in corso la cassa integrazione a rotazione).
    - Posso trattare il numero di mensilità nonostante vi sia un accordo preciso coi sindacati? E se si, fino a quanto si spingerebbe?
    - L’Ufficio del Personale mi ha comunicato che ha fronte di un’indennità lorda di 23.741€ percepirei un netto di circa 18.200€ (tassazione 23%). E’ corretto? Oltre i 15.000€ non viene applicata una percentuale del 27 e non del 23?
    - L’indennità sostitutiva di preavviso è inclusa nelle 11 mensilità?

    Grazie mille per la disponibilità

    Cordiali Saluti

    Andrea

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha già firmato o dovrà firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, in cui é specificata la data nella quale sarà interrotto il rapporto di lavoro; l’azienda non potrà trattenerla oltre quella data.
      Difficile se non impossibile trattare un incentivo all’esodo diverso da quello concordato con le organizzazioni sindacali; é anche vero che tentar non nuoce. Ci provi, al limite le diranno di no.
      Gli accordi, di norma, prevedono un incentivo all’esodo, calcolato secondo criteri stabiliti tra azienda e sindacati, dal cui risultato si detrae l’indennità sostitutiva del preavviso; per risponderle dovrei conoscere i termini dell’accordo. E’ possibile che le 11 mensilità siano comprensive dell’indennità.
      La tassazione percentuale che l’azienda deve applicare sugli incentivi all’esodo é pari a quella che dovrà applicare al suo TFR; é possibile che sia appunto del 23%.
      Pier Paolo Sposato

      • Andrea ha detto:

        Grazie della risposta. Il mio dubbio è: 23% o 27% viene stabilito dalla somma di liquidazione+incentivo o solo della liquidazione? Nel primo caso sarebbe corretto 27% suppongo, mentre sel secondo caso 23%.

      • Pier Paolo ha detto:

        Le due somme vanno considerate separate e su ognuna verrà applicata la stessa percentuale di tassazione.

  80. Simone ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo,
    Ho 30 anni , sono stato preso dalla mobilità volontaria e adesso ho un contratto a tempo indeterminato da settembre 2010 ( nuova azienda che ha comprato il ramo italia).
    L’azienda per gli altri dipendenti (circa 640), ha applicato il fondo di solidarietà che sarà attivo fino a novembre, dopo questa data partirà o cassa integrazione o mobilità. Come da legge io sono coperto per 18 mesi e quindi finisce il mio tempo a marzo 2012.
    Siccome stanno facendo mobbing e deglassamento, vorrei chiedere all’azienda, vorrei lincenziarmi con l’incentivo all’esodo.
    Come posso chiederlo? Come posso farmi i calcoli giusti? Rientro nei termini per chiederlo?

    Distinti saluti.
    In attesa di un cortese riscontro.

    Grazie Simone

    • Pier Paolo ha detto:

      La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, seppure richiede, per sicurezza, il seguire determinate procedure, é e rimane un accordo tra le parti, per cui non esistono termini di legge che ne permettano o ne impediscano l’attuazione; lei potrà, dunque, in ogni momento, utilizzando la linea gerarchica, sondare la disponibilità dell’azienda a raggiungere tale accordo. Tenga presente che l’azienda non é obbligata a risolvere il rapporto di lavoro, anche se lei é disponibile, o, ammesso che sia intenzionata a risolverlo, non é detto che voglia accettare le sue condizioni economiche; questo mi porta a chiarirle il concetto del calcolo giusto.
      Il calcolo giusto, per il dipendente, é quello che gli permetterebbe di sopravvivere nel periodo di tempo necessario a reinserirsi nel mercato del lavoro; a meno che lei non abbia già qualche concreta opportunità in sua mano, oggi può occorrere molto tempo per trovare un nuovo lavoro. Al suo posto non tratterei per meno di 6 – 12 mesi di retribuzione.

      Pier Paolo Sposato

  81. FEDERICO V. ha detto:

    Buonasera,
    come ho già scritto in un’altra occasione, la mia azienda ha firmato un accordo di mobilità volontaria con i sindacati. Nell’accordo erano previste alcune forme per l’incentivo:
    - andare in mobilità facendo preventivamente un accordo con un altra società che ti “richiamasse” dalla mobilità
    - un incentivo all’esodo
    - accompagnamento alla pensione
    Ora alla luce delle decine di licenziamenti che avrebbero voluto portare a termine, ha fatto solo alcune (molto poche) proposte, e sempre alle stesse persone.
    Entro i primi di luglio doveva essere completata la fase di mobilità volontaria. Visto che l’azienda non è riuscita a mandar via le persone, quale pensa sarà il prossimo passo?
    Cercare un nuovo accordo con i sindacati? Di che tipo potrebbero farlo, VISTO CHE è probabile che l’azienda voglia CALCARE la mano?
    OPPURE potrebbe andar avanti senza accordo?
    Entro i primi di luglio doveva essere completata la fase di mobilità volontaria.
    Visto che l’azienda non è riuscita a mandar via le persone, quale pensa sarà il prossimo passo?
    Cercare un nuovo accordo con i sindacati? e di che tipo potrebbero farlo?
    OPPURE potrebbe andar avanti senza accordo?
    Tenga presente che anche in questa fase (tra la cigo e la mobilità volontaria) l’azienda ha assunto delle persone.

    • Pier Paolo ha detto:

      L’azienda,
      nel caso non riesca a ridurre il personale, secondo i criteri stabiliti con i sindacati, potrà procedere senza il loro accordo, applicando i criteri stabiliti dalla legge 223/91.
      Sta ai sindacati verificare se le nuove assunzioni possono invalidare la richiesta di mobilità presentata dall’azienda; li avete consultati?
      Pier Paolo Sposato

  82. FEDERICO V. ha detto:

    Buonasera, e grazie per la risposta.

    I sindacati dicono che probabilemte faranno un nuovo accordo e che l’azienda dice che le persone assunte sono relative ad altri ambiti (ma questo ovviamente non è vero).
    E’ possibile che: se una persona rifiuta durante la fase di mobilità volontaria, una delle proposte per evitare il licenziamento, l’AZIENDA se dovesse riaprire la mobilità classica (non più volontaria) PUò utilizzare come motivazione il fatto che una persona magari non ha accettato di andare in altra azienda oppure non ha accettato un incentivo all’esodo oppure non ha accettato l’accompagnamento alla pensione? Ovviamente anche se non è vero dicono che per le persone interessate non c’era altro modo di impiegarle (e che per esempio i neoassunti, anche esterni, hanno skill di tipo diverso da quelli posti in difficoltà). La ringrazio della disponibilità ma sia i sindacati che gli avocati che li appoggiano sembrano rassegnati al volere dell’aziendae avere un “parere” indipendente non può che far piacere. grazie
    FEDERICO

    • Pier Paolo ha detto:

      Federico, non é possibile, per iscritto, considerare tutte le sfumature di una situazione così complessa, per cui cercherò di riassumere il problema in pochi punti:

      1. l’azienda se riapre la mobilità classica, nello scegliere i dipendenti da licenziare dovrà o seguire i criteri di legge o quelli stabiliti con un nuovo accordo sindacale;
      2. l’azienda, nel caso un dipendente impugnasse il licenziamento, certamente potrà difendersi di fronte al giudice, dimostrando che sono state rifiutate tutte le precedenti proposte e ciò avrà la sua importanza;
      3. non ho niente da suggerire, se sindacalisti ed avvocati ritengono di non poter contestare all’azienda la correttezza dell’assunzione di nuove professionalità, durante il processo di mobilità. Il singolo dipendente, senza il loro aiuto ha ben poche probabilità di difendersi a meno che non decida di rivolgersi ad un suo avvocato di fiducia.
  83. Andrea ha detto:

    Carissimo,

    Le scrivo perchè l’azienda in cui lavoro ( >100 dipendenti) sta procedendo con una consistente riduzione di personale, purtroppo sono nella “lista della spesa”
    Le descrivo la mia situazione: 40 anni / quadro / 3 anni di anzianità
    una serie di benefit tra cui: auto aziendale, assicurazioni infortuni / malattia / assistenze mediche etc..
    Secondo la Sua tabella ho diritto a 25 mensilità (non ho figli a carico)

    Ho saputo che l’azienda mi vuole proporre 18 mensilità, ma con la possibilità di rimanere fino a fine anno
    In realtà costerei meno all’azienda se mi dessero 24 mensilità al 30 giugno (il costo aziendale è notevolmente superiore visti anche i diversi benefit)

    Un paio di particolari che vorrei però evidenziare:

    nei 3 anni in questa azienza ho sempre over performato i target richiesti e per questo motivo ho ricevuto diversi aumenti di stipendio per merito (oltre i bonus)
    a dicembre, causa riorganizzazione, sono stato spostato di mansione all’interno di una nuova divisione, con inizio effettivo a febbraio.
    Purtroppo l’ennesima rioganizzazione, a fine aprile (dopo appena 2 mesi) ha visto la sparizione della neonata divisione, con conseguenza impattante su tutti

    Ora mi chiedo se questo può essere un driver per aumentare l’importo dell’incentivo, visto che mi accingo a riaffacciarmi sul mercato con un curriculum non bellissimo (andarsene dopo 3 mesi che si è cambiato ruolo, molto spesso viene interpretato come segnale di fallimento nel ruolo)

    Il mio obbiettivo è di arrivare ad almeno 30 mesi e levare le tende. La cosa non mi sembra proprio utopistica, che ne pensa ?

    Last but not least, tassazione dell’incentivo: la fonte apparentmente più autorevole dice tra il 25 e il 28% (ho trovato anche il 23% etc..)
    Anche se comprendo che è proporzionale al lordo e non è possibile un calcolo preciso, sarebbe utile una conferma del delta per una quantificazione spannometrica dell’importo che andrò a negoziare

    La ringrazio anticipatamente per il prezioso supporto

    Andrea

    • Pier Paolo ha detto:

      Andrea, giusto ieri ho pubblicato su questo blog un articolo che risponde alla tua prima domanda e, per comodità ti fornisco il link: http://culturadiazienda.wordpress.com/2011/06/22/incentivazione-allesodo-dr/.
      Ti anticipo che se le cifre offerte dall’azienda sono state concordate con i sindacati, ben difficilmente sono rinegoziabili.
      La tassazione applicata all’incentivo all’esodo é, in percentuale, pari a quella che ti verrà applicata sul TFR e, in effetti, al minimo può essere del 23%, ma solo l’azienda ti può fare un calcolo preciso sul TFR; hai tutto il diritto di chiederlo!
      Mi permetto di segnalarti un libro che ho recentemente pubblicato con la Franco Angeli su come reinserirsi nel mercato del lavoro; tutte le mie consulenze on line sono gratuite, per cui spero mi scuserete se faccio un poco di pubblicità ai miei libri.
      Come reinserirsi nel mercato del lavoro
      Pier Paolo

  84. FEDERICO V. ha detto:

    Buongiorno dottore,
    la mia azienda ( IT ) non riuscendo a portare a termine con sperato esito la mobilità volontaria, mi ha annunciato che potrebbe trasferirmi di sede (non in traferta), cioè dovrei far capo non più alla sede di torino, ma alla sede di roma o bologna. Il fatto è che io fino ad ora mi occupavo di un programma e quindi di un settore che non è in crisi, nel senso che anno assunto altre persone (esterne) a lavorare sullo stesso programma. Possono chiedermi di lavorare su altri programmi informatici e nel contempo proprio per questo giustificare il traferimento in altra sede? Io potrei lavorare sia nella sede di Torino che presso qualunque dei nostri clienti dove abbiamo dei progetti attivi di implementazione del programma informatici (e quindi intrasferta). A me sembra che il fatto di non aver accettato una delle soluzioni proposte dall’azienda come incentivo all’esodo, stia portando alla soluzione di trasferirmi, il che mi sembra un ricatto. Potrei rifiutarmi, dando invece la sola disponibilità ad andare a roma o aBologna ma IN TRASFERTA anzichè essere trasferito?
    La ringrazio anticipatamente, i suoi consigli son sempre utilissimi. Grazie F.

    • Pier Paolo ha detto:

      Federico,
      tempo fa ho scritto un articolo proprio sul problema che lei solleva e cioè sul trasferimento del lavoratore da un’unità produttiva all’altra.
      Legga l’articolo, ma le anticipo che, se si vorrà opporre al trasferimento, dovrà rivolgersi ad un avvocato per l’impugnazione.
      E’ infatti possibile che l’azienda, come lei teme, stia tentando di ricattarlo per costringerla ad accettare la mobilità.
      Pier Paolo Sposato

  85. Matteo ha detto:

    Buon giorno Pier Paolo, mi chiamo Matteo e approfitto del sito che ho trovato interessantissimo per sottoporle il mio attuale stato.
    Lavoro dal 10/2006 c/o un’azienda assunto come area manager Italia e, per motivi aziendali da gennaio di quest’anno mi hanno spostato dal mio incarico per affidarmi mansioni di livello + basso ripetto alle mie competenze (sempre comunque in ambito commerciale ed in trasferta continua) e, per assecondare necessità aziendali in momenti di crisi ho accettato senza fiatare (ovviamente a parità di retribuzione e condizioni).
    A distanza di 6 mesi mi hanno comunicato che hanno deciso (senza alcun sintomo…) di risolvere bonariamente il rapporto di lavoro e lunedì dovrò presentarmi in azienda per concordare la cosa.
    Premesso che: l’azienda conta circa 2000 dipendenti, ha attivato un contratto di solidarietà dal quale quest’anno mi hanno esonerato, hanno attivato mobilità volontaria, ho 41 anni, un figlio a carico al 50%, sono dotato di auto aziendale full time e percepisco circa 32000 euro netti annuali, fin dove posso spingermi nella richiesta???
    Ringrazie e comunque incrocio le dita per la trattativa commerciale + anomala che abbia mai dovito affrontare.
    Matteo

    • Pier Paolo ha detto:

      Matteo,
      se l’azienda ha attivato un processo di mobilità volontaria e lei non si é dato disponibile, nessuno può obbligarla a firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Il cambiamento di mansione e a 6 mesi di distanza la richiesta di interrompere il rapporto di lavoro, sono considerate azioni illegali dalla magistratura del lavoro. Lei non mi dice se i criteri per l’incentivazione all’esodo sono stati concordati con le organ izzazioni sindacali; in questo caso ed ammesso che lei intenda risolvere il rapporto, le possibilità di rinegoziare l’incentivo sono molto scarse. Tenga presente che raramente le aziende concedono più di due annualità come incentivo; personalmente non firmerei nulla senza prima aver chiarito con un avvocato di fiducia la questione demansionamento, poichè se in torto, l’azienda avrebbe una posizone negoziale molto debole e lei ne potrebbe approfittare.
      Legga un mio precedente articolo sul cambiamento di mansioni
      Pier Paolo Sposato

      • Matteo ha detto:

        La ringrazio per la celerità e l’aiuto che mi sta dando per affrontare il colloquio fissato per lunedì p.v.
        Relativamente alla domanda sull’aver o meno concordato con le organizzazioni sindacali l’incentivazione all’esodo non saprei risponderle, purtroppo non ho mai seguito le assemblee sindacali perchè impegnato a svolgere il più diligentemente possibile il mio lavoro sempre fuori sede, sarà mia cura chiederlo in occasione dell’incontro.
        Il responsabile personale, quando mi ha convocato ha solo accennato alla volontà dell’azienda di trovare un accordo soddisfacente, per ovviare ai disagi arrecati da una così brutale e inaspettata notizia, e di volermi lasciare tutto il tempo per riflettere su una soluzione adeguata.
        L’unico dato certo è che a miei colleghi prossimi alla pensione sono state fatte richieste di incentivazione all’esodo con utilizzo della mobilità volontaria (scelte quasi mai accettate e per questo non sono stati presi provvedimenti).
        La ringrazio ancora per il suo contributo e confido in una risoluzione ottimale.
        Ovviamente non firmerò niente senza aver prima consultato un esperto.

        Grazie ancora, Matteo.

      • Matteo ha detto:

        Buona sera Pier Paolo, vista la sua cortesia e disponibilità ci tenevo ad informarla sull’evolversi della cosa.
        Oggi in azienda ho fatto la mia proposta dopo essermi sincerato che i criteri per l’incentivazione all’esodo non sono stati concordati con i sindacati.
        La mia richiesta è stata di due anni di stipendio netti (sulla base del realmente percepito nei 12 mesi, quindi con 13ima e 14ima come previsto dal mio contratto) + importo per l’acquisto di un’auto media per permettermi di intraprendere la libera professione.
        Dopo diverse ore e avallo del consiglio d’amministrazione la controproposta è stata:
        - 4 mesi di preavviso (con stipendio calcolato sulla mensilità + bassa delle ultime percepite) nei quali sarei in forza all’azienda senza di fatto lavorare ma senza auto.
        -interruzione del rapporto al 31/10 con versamento da parte loro di 14 mensilità (calcolate come sopra) + parte della quota inizialmente da me richiesta per l’auto.

        Alla luce di questo l’importo delle 18 mensilità da loro calcolato sommato alla quota auto è molto pù basso di due anni di stipendio.
        Loro ovviamente danno per scontato che dia le dimissioni semplicemente perchè ritengono per me impossibile continuare a lavorare per una azienda che non intende continuare il rapporto.
        Ovviamente in tutto questo non parlerebbero di mobilità ma di accordo per dimissioni
        consensuali.
        Buona serata, Matteo.

      • Pier Paolo ha detto:

        Al primo colloquio non era il caso di accennare al problema del demansionamento subito; la invito a leggere un articolo cliccando su link.
        Non sono un avvocato, ma mi risulta che se l’azienda, dopo averle cambiato mansione, a poca distanza di tempo procedesse con un licenziamento, lei potrebbe tranquillamente impugnare il licenziamento con richiesta di danni. Provi a farglelo notare.
        http://www.altalex.com/index.php?idstr=40&idnot=7191<sentenza

  86. FEDERICO V. ha detto:

    BUONGIORNO DOTTORE,
    la mia azienda continua con una frequenza assillante, la richiesta di accettare una delle condixioni della mobilità volontaria, nonostante già le prime due volte avessi detto che, per motivi di carattere personale, non avrei, per ora, potuto accettare ne l’incentivo all’esodo ne la collocazione in altra azienda. Sono riusciti a trovare l’accordo per mandare via 20 persone su 55 (è il numero che hanno indicanto nella procedura di mobilità volontaria) tra Torino Bologna e Roma. La sede maggiormente interessata agli “esuberi è Bologna. La procedura si concluderà tra 2 mesi e vogliono andare avanti finchè non raggiungono i 55. Visto che non accetto entro questi 2 mesi le loro richieste, mi hanno detto (per ora solo a voce) che mi trasferiranno nella sede di Bologna. Sostengono che il mio lavoro qui scarseggia e a Bologna invece c’è un cliente in cui possono impegnarmi stabilmente (anche se già il fatto che è presso un cliente della sede di bologna e non la sede di bologna implica che l’attività è temporanea). Io fino ad ora mi occupavo di un erp Microsoft e fino a prima della cig ero l’unico che lavorava stabilmente in sede (per quei clienti in cui l’erp era già stato installato) per la parte finance, avvalendomi della collaborazione dei colleghi che avevano implementato l’erp (che lavorano smepre presso i clienti) solo all’occorrenza. Durante la cassa hanno messo un altra persona al posto mio e collaborano anche gli altri colleghi della sede. Ora che la cig è finita l’azienda dice che non c’è posto per me (perchè mi aveva sostituito) mentre a Bologna invece nel mio stesso ruolo c’è posto. Anche il contratto dice espressamente “per ragioni tecnico produttive organizzative possono traferirmi in un altra unità produttiva”. Dicono che non potrei andare in TRASFERTA perchè sarebbe troppo oneroso per loro. Io ho altri colleghi che lavorano li, ma sono in trasferta da torino a Bologna. potrebbe succedere che trasferendomi a bologna, se l’azienda decidesse poi di non licenziare a TORINO ma solo nella sede dove la crisi è maggiore e quindi Bologna, io essendo l’ultimi arrivato ricadrei proprio tra gli esclusi. Ovviamente è un ricatto per il fatto di non aver accettato le condizioni della mobilità volontaria.
    Scusi se mi son dilungato, ma non so più che fare e mi stanno facendo sempre più pressioni.
    La ringrazio in anticipo
    Federico

    • Pier Paolo ha detto:

      Federico,
      in una situazione così complessa, ribadisco che senza la protezione di un legale, da solo lei é destinato a soccombere.
      Esistono patronati quali l’INCA della CGIL, che forniscono l’assistenza legale ai dipendenti a condizioni particolari.

  87. PATRIZIA ha detto:

    Buongiorno dottor Pier Paolo, rileggendo i post sopra ho letto che il tempo relativo alla mobilità è al massimo 75 giorni. Alla fine anche la mia azienda (it del piemonte) ha optato per la mobilità volontaria (dietro accordo sindacale) a partire da 1 maggio. Inizialmente ci avevano detto che il 15 luglio sarebbe terminato il periodo in cui avrebbero fatto offerte per incentivare l’uscita. Ora dopo un nuovo incontro con i sindacati, senza che sarà seguito un incontro con noi lavoratori, i sindacati hanno dato tempo fino al 1 settembre all’azienda, di continuare a proporre soluzioni per mandare via le persone. Un sindacalista mi ha detto che il tempo in cui possono fare proposte è 120 giorni. E’ possibile? Io visti i miei 38 anni non mi son sentita di accettare un eventuale incentivo economico. L’azienda vuole andare avanti, come mi aveva in precendenza detto lei, l’azienda aveva “una lista” di volontari, nel senso che le proposte le fa sempre agli stessi. Grazie dell’aiuto, buona giornata. Patrizia

    • Pier Paolo ha detto:

      Patrizia,
      sono due problemi diversi; azienda e sindacati hanno un tempo massimo di 75 giorni per raggiungere degli accordi sulla gestione del processo di mobilità. Una volta raggiunto l’accordo, l’azienda ha tempo 120 giorni per porre in mobilità perlomeno 5 dipendenti, individuati secondo i criteri concordati con i sindacati.

  88. PATRIZIA ha detto:

    Gentile dottore la ringrazio per la risposta. Non capisco cosa significa “individuati secondo i criteri concordati con i sindacati”. Se si superano i 120 giorni di procedura di mobilità volontaria, l’azienda dovrebbe licenziare secondo i criteri di legge e non quelli individuati nell’accordo sindacale? Grazie del suo prezioso aiuto. P.

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha ragione, ma io le ricordavo le regole generali relativamente ai periodi di 75 giorni e di 120 giorni. Se l’azienda nei 120 giorni stabiliti non riesce a realizzare la mobilità volontaria, dovrà aprire un nuovo processo utilizzando i criteri di legge.

  89. Massimo Geromel ha detto:

    Gentile dott. Peri Paolo,
    sarò brevissimo, la mia azienda ha aperta la mobilità per 5 dipendenti, nel mio reparto (marketing, 2 impiegati) è previsto 1 esubero ed è toccato a me (anche se in precedenza era stata messa la mia collega in Cassa Integrazione a 0 ore e poi richiamata, ora puntano su di me avendo meno anni di anzianità tra i due) .
    Mi hanno presentato la Bozza dell’accordo e su tale accordo non è previsto incentivo all’esodo (mio collega di altro reparto che vogliono mettere in mobilità con me gli riconoscono 2 mensilità).
    Le mie domande:
    - una sindacalista mi dice che l’incentivo è obbligatorio perchè sia valido il “contratto”?!?!
    - i sindacati, da noi dipendenti, sono stati trattati male e sembra non vogliono assisterci .. conviene rivolgersi ad un avvocato o faccio io la trattativa se me la sento??? Consiglio che le chiedo ovviamente.
    - io lavoro in quella azienda da 2 anni e mezzo, il mio stipendio come resp. marketing è di 1620,00 (netto), quante mensilità pensa potrei chiedere? So che non è previsto una tabella in merito ma secondo la sua esperienza?
    - credo da valutare che rispondevo direttamente all’amministratore e dopo 8 mesi ho dovuto rispondere al responsabile commerciale poi da qualche mese ad altro responsabile … non cetra con quanto riportato sopra ma per far capire se posso usarla come arma;
    La ringrazio moltissimo … poter ringraziare al meglio persone come lei non credo esista.
    Saluti
    Massimo

    • Pier Paolo ha detto:

      Massimo, quando sento certe cose, mi viene il sospetto che alcune informazioni siano errate o incomplete. Ho dunque la necessità di chiarire alcuni punti:

      1. l’azienda, che ritengo abbia più di 15 dipendenti, ha aperto una formale procedura di mobilità, stabilendo i criteri per i licenziamenti con le organizzazioni sindacali?
      2. se la trattativa é conclusa, i sindacati hanno reso noto ai dipendenti i termini dell’accordo? I dipendenti hanno diritto di conoscere in dettaglio questo termini, perché é li che é stato stabilito se erogare o meno un’incentivo all’esodo e in quale misura.
      3. se l’azienda chiede ad un dipendente di firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, deve necessariamente proporre un’incentivo all’esodo, per cui ha ragione il sindacalista. E’ ovvio che l’azienda potrebbe porre in mobilità 5 dipendenti, utilizzando i criteri stabiliti dalla legge 223/91 e senza proporre una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In questo caso però nessuno dovrà ricevere l’incentivo all’esodo, poichè gli esclusi potrebbero citare l’azienda in giudizio per aver applicato dei criteri discriminatori.
      4. se i sindacati hanno firmato un accordo dove compaiono i criteri dei licenziamenti e gli eventuali incentivi, l’azienda non accetta più di trattare con il singolo dipendente e tanto meno con un suo avvocato. Come é la sitauzione attuale?
      5. se i sindacati non hanno firmato alcun accordo, ti suggerisco di non firmare, a tua volta, alcun accordo che non preveda per te un incentivo all’esodo. Per darti un’idea della somma che potresti richiedere mi dovresti far sapere la tua età anagrafiva e contributiva.

      Pier Paolo

  90. Massimo Geromel ha detto:

    grazie mille .. in breve:
    1 l’azienda ha più di 15 dipendenti ed ha aperta una formale procedura di mobilità con il sindacato individuando gli esuberi per reparti
    2 non hanno reso noto l’accordo ma mi sto informando per ottenere tali documenti, anche se non credo sia previsto (nell’accordo) un incentivo all’esodo, anche se la informo che a precedenti persone messe in mobilità è stato dato un incentivo (anche se basso)
    3 hanno proposto la firma di “Verbale di accordo e conciliazione sindacale” Ex Art. 411 C.P.C…. come le dicevo ad un mio collega, su questo verbale, ha un punto con indicato un incentivo all’esodo ed a me non compare …
    4 hanno firmato un accordo per la mobilità per 5 persone … non credo siano entrati nella trattativa per gli eventuali riconoscimenti.
    5 – 39 anni (sfortuna vuole che mi manchino pochi mesi per i 40 anni) e 2 anni e mezzo presso quell’azienda (prima ero un professionista).

    Domanda extra, ho una partita IVA già aperta ho letto che posso chiedere anch’io di ricevere la somma della mobilità per riavviare l’attività in unica soluzione (fermo restando la restituzione se nei 24 mesi successivi verrò assunto da dipendente). E’ corretto? Io in ogni caso risulto in mobilità quindi possso propormi alle aziende come in mobilità?
    Grazie mille.
    Massimo

    • Pier Paolo ha detto:

      Massimo, trovi le risposte nel commento successivo. Ho visto che hai sottoscritto il mio blog; ti ringrazio e ti invierò per email il mio e-book ” Cosa devi sapere se la tua azienda é in crisi”.
      Se ha colleghi che pensi possano essere interessati ad averlo, chiedo solo che sottoscrivano il mio blog, come hai fatto tu, e invierò loro una copia gratuita del libro.
      Pier Paolo

  91. Massimo Geromel ha detto:

    Precisazione, quanto viene riportato sul verbale:
    - che la Società, in attuazione della procedura di mobilità riferita all’Accordo Sindacale sottoscritto in data 10-3-2010, inetgrato in data 27-1-2011, ha comunicato al Lavoratore, in forza a tempo indeterminato, la risoluzione del rapporto di lavoro per riduzione del personale;
    -che il lavoratore ha espresso la volontà di accettare quanto sopra;
    ciò premesso, al fine di evitare eventuali controversie e definire ogni questione connessa con il rapporto di lavoro e la sua risoluzione, tra le parti si conviene quanto segue:
    1 …
    2 (in breve) accetto l’accordo e non oppongo neanche per vie legali
    3. che non andrò null’altro a chiedere (economicamente) all’azienda

    • Pier Paolo ha detto:

      Massimo,
      non é possibile che il punto 1 dell’accordo sia volutamente lasciato in bianco, in quanto l’azienda si riserva di farti un proposta economica a voce quando t’incontrerai con l’incaricato di condurre le trattative? Se così non é, tu non dovrai firmare alcun accordo che libera l’azienda da qualunque responsabilità nei tuoi confronti; più che licenziarti non possono, ma, non firmando alcuna liberatoria per l’azienda, tu potrai sempre impugnare il licenziamento, nel caso divenisse evidente che non hanno rispettato i criteri di legge o quelli concordati con i sindacati. DUNQUE NON FIRMARE.
      Relativamente alle due precedenti domande:

      1. puoi richiedere l’anticipo di tutta la somma relativa al periodo di mobilità, ma devi presentare un apposito progetto che deve poi essere approvato dall’autorità competente
      2. si la somma va restituita nel caso, si ottenga un’assunzione nel privato o nel pubblico impiego, nei 24 mesi successivi
  92. Massimo Geromel ha detto:

    Il punto 1 non l’ho riportato perchè era poco influente .. no .. ci stanno provando a farmi firmare senza darmi un centesimo.
    Non firmerò assolutamente nulla, grazie mille del consiglio, ultima domanda .. quanto potrei chiedere?
    compenso 1620, 39 anni, 2 anni e mezzo alle dipedenze, senza carichi famigliari o altre cose particolari.
    Da quanto dovrei partire e quanto il minimo in cui non ha senso firmare .. fermo restando che è un consiglio che da e lo prendo come tale.
    Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Certo l’anzianità aziendale é bassa; credo che ti dovresti regolare tra le 4 e le 8 mensilità. Sotto le 4, personalmente non firmerei alcuna liberatoria per l’azienda. Ribadisco quanto suggerito prima; verifica se sono stati sottoscritti accordi con i sindacati e quali criteri sono stati eventualmente concordati. Nell’ipotesi esista un seppur larvato sospetto che la tua inclusione nelle liste di mobilità non rispetti tali criteri, potrai o scegliere di andare per vie legali o alzare la posta per l’azienda. Alzerei, in questa ipotesi, la richiesta fino a 12 mensilità.

  93. FEDERICO ha detto:

    Salve Dottore
    la mia azienda sta ultimando le chiamate “Volontarie” per la mobilità, dopo un accordo sindacale che tra le altre cose prevedeva che: ultimato questo periodo volontario, si impegnava per un periodo fino a aprile 2012 a non utlizzare più gli ammortizzatori. Potrebbe decidere di licenziare senza rispettare questa clausola dell’accordo? Per legge, tra il periodo di mobilità volontaria e quello “classico” deve necessariamente iuntercorrere un certo tempo? Grazie mille del suo aiuto. F.

    • Pier Paolo ha detto:

      A mia conoscenza non esiste un periodo di tempo che deve intercorrere tra una chiamata volontaria ed una classica, ma un periodo di tempo stabilito dalle procedure di mobilità in genere; dato che dopo 120 giorni dall’inizio dei licenziamenti la procedura si esaurisce, l’azienda potrebbe aprire una nuova procedura solo dopo tale periodo. Nel tuo caso esiste però un accordo sindacale e, secondo me , questo fa testo e potrebbe costituire giusto motivo per impugnare qualunque nuovo licenziamento, prima della data concordata.

  94. massimo ha detto:

    Salve Pier Paolo sempre Massimo .. quello qui sopra,
    Altro paio di domande .. se non firmo la liberatori mi hanno comunicato la sopressione della mia posizione e così NON mi mettono in mobilità … ma mi licenziano in tronco senza preavviso senza nulla.
    Possono farlo non rispettando la mobilità? Visto che c’è??? Quindi licenziarmi ma non mandarmi in mobilità??
    Altra cosa .. nella risposta precedente mi hai detto che posso richiedere l’intero importo della mobilità in anticipo presentando progetto … che però se vengo assunto devo restituire .. ma in questo caso l’azienda che mi andrebbe ad assumere ha cmq i vantaggi fiscali? ..
    Grazie mille .. e ragazzi pensatemi che sarà una giornata dura …

    • Pier Paolo ha detto:

      Comincio con l’ultima domanda; non ho trovato nulla in proposito, ma penso che avrebbero comunque i vantaggi fiscali se la rioccupazione avviene nel periodo di 24 mesi dall’erogazione dell’anticipazione.
      Il licenziamento in tronco senza preavviso equivale ad un licenziamento per giusta causa, che nulla a che vedere con i processi di riduzione del personale; l’azienda ti può licenziare per giustificato motivo oggettivo con preavviso e, ovviamente non erogare alcun incentivo. In base all’accordo sindacale se ti licenziano ti devono mettere in mobilità. Temo che tu ti debba rivolgere urgentemente ad un avvocato.
      Pier Paolo

  95. Claudio ha detto:

    Buongiorno, sono un dipendente di un’azienda che si estende su tutto il territorio nazionale con diverse unità produttive. La mia unità si trova al sud ed è poco competitiva rispetto alle altre e probabilmente verrà chiusa. Vorrei sapere quali potrebbero essere in questi casi le mosse aziendali per liberarsi dei dipendenti ma soprattutto quali potrebbero essere per noi lavoratori le possibilità d’uscita che potrebbero prospettarsi.
    Per quanto mi riguarda ho 50 anni, assunto nel 1985, 26 anni di contribuzione ad oggi, 2000 euro netti al mese per 14 mensilità. Per la pensione mancherebbe ancora parecchio, ma vorrei farmi un’idea di ciò che mi aspetterebbe in termini di copertura economica nel tempo a partire dalla chiusura dell’unità produttiva.
    Può ad esempio attivarsi la CIGS e successivamente la mobilità?
    Per quanti anni vengono concesse e a quanto ammonterebbero gli importi nel mio caso?
    L’azienda potrebbe proporre un esodo incentivando l’uscita volontaria? Ed in tal caso quale potrebbe essere un giusto incentivo?
    Mi rendo conto che sono molte le domande e pochissime le informazioni ad oggi. Vorrei comunque essere già preparato al peggio considerando uno scenario di chiusura dell’attività che, come ho già detto, con molta probabilità avverrà a fine anno.
    Un ultima cosa, essendo l’azienda estesa a livello nazionale, la chiusura di una unità si prospetta come azienda in crisi? Diversamente è obbligata a proporre un trasferimento su base volontaria in un’altra unità?
    Grazie anticipatamente per la risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Claudio,
      in sequenza rispondo alle sue domande:

      1. l’azienda può, in certe condizioni, attivare prima la CIGS e poi la Mobilità.
      2. le fornisco il collegamento nel quale può trovare precise informazioni alla sua seconda domanda INPS
      3. l’esodo incentivato é di norma concordato con le organizzazioni sindacali, con le quali l’azienda definisce anche il valore degli incentivi. Se l’azienda dovesse procedere senza accordi sindacali, stante la sua età anagrafica e la conseguente difficoltà di un reinserimento nel mercato del lavoro, proverei a chiedere un incentivo non inferiore ai 12 mesi e non superiore ai 24.
      4. anche se l’azienda dichiara lo stato di crisi, avendo più unità sul territorio nazionale, a mia conoscenza, é tenuta a verificare la disponibiltà dei dipendenti ad eventuali trasferimenti.

      Pier Paolo Sposato

  96. Vincenzo Tenuta ha detto:

    Buongiorno!
    Mi chiamo Vincenzo Tenuta, l’azienda presso cui lavoro aprirà una procedura di mobilità ai sensi della L.223/91, basata esclusivamente sul criterio della volontarietà. Considerando che ho 41 anni e non ho familiari a carico , presto il mio servizio in quest’azienda con contratto metalmeccanica dal dicembre 2006, (rapporto conflittuale in seguito a condotta persecutoria nei miei confronti da parte dell’azienda/mobbing) quanto è la somma minima che dovrei accettare per aderire alla mobilità? il mio stipendio netto mensile si aggira sui 1200 euro netti.
    Grazie
    Vincenzo Tenuta

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Signor Vincenzo,
      come ho già spiegato in altre richieste similari, se la sua zienda apre una procedura di mobilità volontaria e nei concorda i termini con i sindacati, é praticamente impossibile per il singolo dipendente negoziare somme diverse da quelle stabilite; nell’ipotesi l’azienda intenda procedere senza accordi sindacali, vista la sua relativamente breve anzianità aziendale e la mancanza di carichi di famiglia, penso che lei possa, al massimo, chiedere un’annualità di stipendio.

  97. D. ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo,

    volevo chiederle se il benefit auto, i bonus ricevuti per buone performance sul lavoro, l’assicurazione da Quadro possono contribuire ad aumentare il calcolo dei mesi da Lei sopra esposto. Nel mio caso si avrebbero 12+12+5= 29 mensilità e sono stato informato che l’azienda in questi casi ammette “rinuncia reciproca al preavviso ed alla relativa indennità sostitutiva”.
    Il mio obiettivo sarebbe quello di far valere gli impatti connessi alla perdita di questi benefit e di raggiungere il tetto delle 36 mensilità. Secondo lei è plausibile?
    Dal momento che pago anche un fringe benefit per l’auto pari a circa 150 euro/mese lordi, lo stipendio netto mensile di cui al calcolo sopra deve comprendere i costi/trattenute sull’auto oppure no?
    La ringrazio per la sua gentile risposta,
    D.

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno,
      ripeto, anche a beneficio, dei successivi lettori, che non esiste un metodo di calcolo legalmente, contrattualmente o sindacalmente predeterminato dell’incentivo all’esodo. Le risoluzioni consensuali dei rapporti di lavoro sono negoziazioni tra le parti, siano esse condotte dai singoli dipendenti o mediate dai sindacati, per cui gli accordi possono variare di volta in volta. Lo schema che é riportato sul mio blog é il risultato di una mediazione sindacale, in occasione della fusione dell’azienda dove lavoravo, schema che teneva, a mio giudizio, correttamente conto dei parametri riportati nelle tabelle.
      Fatta questa premessa, le sarà chiaro che, se non altro come posizionamento delle parti, niente le impedirebbe di negoziare le somme come lei gradirebbe. Per quanto riguarda la mia esperienza la devo avvertire che:
      1 – di norma le aziende prendono in considerazione le cifre fisse dello stipendio e non i benefit e le variabili;
      2 – la base dei calcoli é lo stipendio lordo mensile ottenuto dividendo per 13 o 14 la retribuzione annua lorda:
      3 – l’incentivo netto lo si ottiene applicando alla somma lorda una trattenuta pari in percentuale a quella applicata al suo TFR
      Pier Paolo Sposato

      • D. ha detto:

        Grazie Dr. Sposato,
        molto chiaro ed esauriente.
        Fornisce un ottimo supporto tecnico (ma anche morale!!) a tutti noi che stiamo affrontando una situazione lavorativa difficile.
        Grazie e le auguro una buona giornata.
        D.

  98. Vincenzo e Francesca ha detto:

    Il suo blog è davvero quanto di più chiaro ed esaustivo si possa trovare in rete. Approfitto per fare qualche domanda.
    - 21 anni di anzianità presso azienda commercio (ccnl TDS confocommercio) con 25 dipendenti;
    - contratto temporaneo part-time (62,5% 25 ore settimanali) con ritorno automatico a full time luglio 2012;
    - CIGD in corso da marzo 2011;
    Quanto è possibile chiedere per incentivo esodo considerata l’età 44 anni, donna e con due minori di anni 8? Cosa deve essere utilizzato per il calcolo? Netto part-time o full-time?Cosa è previsto per eventuale uscita dall’azienda? Mobilità? Cos’altro?

    • Pier Paolo ha detto:

      Se escludiamo il licenziamento e le dimissioni, l’eventuale uscita da un azienda può realizzarsi con un processo di mobilità o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; in questo ultimo caso, se non sono intervenuti i sindacati nelle trattative con l’azienda, l’incentivo all’esodo é frutto di una negoziazione tra azienda e dipendente. Francamente non so se le convenga seguire questa ipotesi, visto che, a luglio 2012 é previsto il ritorno a full time; negozierei un incentivo all’esodo solo nel caso lei avesse pronta una nuova opportunità di lavoro. Se lei esce dal mercato del lavoro a 44 anni, specialmente in questo momento, le sarà molto difficile trovare una nuova oportunità professionale, per cui non chiederei meno di 12 mensilità full time.
      Pier Paolo Sposato

      • Vincenzo e Francesca ha detto:

        Cosa significa in concreto mobilità nel settore commercio? Quali sono gli ammortizzatori previsti? Comunque la pratica è in mano al sindacato d’iscrizione fisascat-cisl. Tenga conto he potrei inten intentare una causa per mobbing motivandola con mancata rotazione CIGD, demansionamento; trasferimento illegittimo ad altra unità produttiva a 3 ore da casa nonostante vi siano colleghi con minorre anzianità,minori carichi di famiglia ecc, ecc. Ed infine quanto tempo occorre per far annullare il trasferimento considertato che è già stata chiesta la convocazione dinanzi al Ministero del lavoro?

      • Pier Paolo ha detto:

        L’ammortizzatore previsto per le aziende del settore commercio con meno di 50 dipendenti é la mobilità in deroga; trovate tutte le informazioni sul sito dell’ INPS.
        Per quanto riguarda il trasferimento ed il mobbing, queste sono situazioni che un dipendente da solo non può risolvere e, se vuole tentare di contrastare l’azienda, deve rivolgersi ad un avvocato. E’ possibile bloccare un trasferimento impugnandolo con procedura d’urgenza, ma non so se siete ancora in tempo; solo un avvocato può dirvelo.
        Pier Paolo Sposato

      • Vincenzo e Francesca ha detto:

        ho letto da qualche parte che la manovra di luglio avrebbe cancellato la mobilità in deroga. E’ così oppure per il momento nulla cambia?

      • Pier Paolo ha detto:

        Non avendo nelle mie mani il testo della manovra, approvata in via definitiva, le posso segnalare solamente le notizie che si reperiscono in rete.
        Comunicato CGIL
        Sole 24 ore

  99. Andrea ha detto:

    Egregio Dott. Sposato,
    Complimenti innanzitutto per il sito e per la qualità e completezza nelle risposte.
    L’azienda per la quale lavoro, parte di un gruppo multinazionale, opera nel settore IT (contratto metalmeccanico), conta circa 70 dipendenti ed opera con sedi in 3 diverse città italiane.
    La scorsa settimana la sociètà ha comunicato (via fax) alle RSU l’intenzione di aprire una procedura di licenziamento collettivo per riduzione del personale (L.223/1991) per un numero di 40 dipendenti.
    Al momento l’unica comunizazione formale che ho ricevuto è una email sintetica da parte delle RSU in cui viene fatta menzione della intenzione da parte dell’azienda di licenziare 40 persone ma non vi sono altri dettagli.
    Allo stesso tempo ho appreso da fonti non ufficiali che uno dei punti per cui la società intenderebbe attivare la procedura di licenziamento collettivo è la soppressione delle attività di supporto e backoffice attualmente fornite dal personale italiano in favore di altre countires e dell’head office a livello europero; personalmente faccio parte di questa divisione aziendale. Peraltro, la stessa società una volta operato il licenziamento collettivo dovrebbe essere incorporata, con il personale che rimarrà (circa 30 persone), entro la metà del 2012 dalla divisione italiana della multinazionale che l’ha acquistata negli anni scorsi e che ne possiede il 100%.
    Siccome da qualche tempo sto cercando una gravidanza, la mia domanda è: se dovessi riscontrare lo stato di gravidanza nelle prossime settimane sarei ancora coperta dal divieto di licenziamento e pertanto intitolata alla conservazione del posto? Viceversa, nel caso in cui pur riscontrando uno stato di gravidanza vigesse ancora la possibilità per l’azienda di licenziarmi e mandarmi in mobilità avrei ancora diritto alle indennità di maternità (rischio, obbligatoria, facoltavitva) parametrate al mio ultimo stipendio in azienda?
    Grazie mille anticipatamente per una sua cortese risposta.
    Andrea

    • Pier Paolo ha detto:

      Le riproduco quanto già invitole personalmente per email.
      Il divieto di licenziamento, in linea generale, vige durante tutto il periodo di assenza obbligatoria e sino al primo anno di età del nascituro. Esiste un’eccezione, che potrebbe essere il suo caso; il divieto viene a cadere se si procede alla completa chiusura della ditta o di un’unità, o di un reparto. La chiusura deve essere però completa! Per quanto riguarda la sua seconda domanda, non vorrei sbagliarmi ma ritengo che le due indennità ( mobilità e maternità) non siano sommabili; mi risulta che in caso di maternità, l’indennità di mobilità viene sostituita dal trattamento economico per maternità per 5 mesi.

      Pier Paolo Sposato

      • Andrea ha detto:

        Egregio Dottor Sposato,

        Nel frattempo la ditta ha concordato con i sindacati una mobilità volontaria con pacchetto differenziato per fasce di età ed io come le avevo prospettato ho da poco scoperto di essere incinta.
        Le fasce sono 15 mensilità >40 anni; 20 mensilità fascia 40-50; 24 mensilità fascia >50.
        Nel mio caso si tratterebbe di 15 mensilità perchè ho 37 anni. L’obiettivo dell’azienda è raggiungere 29 persone in mobilità volontaria per evitare il licenziamento delle 40 persone (su un totale in azienda di 70) come da formalizzazione di licenziamento collettivo inizialmente comunicata dall’azienda.
        Ci è stato detto che ogni persona ha tempo per firmare la lettera di accettazione della mobilità volontaria entro il 7 novembre (scadenza dei 45 giorni previsti per raggiungimento accordo sindacale).
        Dato il mio stato di gravidanza (non l’ho ancora comunicato in azienda) vorrei gentilmente porle due ulteriori domande: 1. nonostante siano state stabilite delle griglie con i sindacati ho la possibilità di negoziare un incentivo superiore alle 15 mensilità essendo in stato di gravidanza?; 2. nel caso in cui decidessi di non aderire alla mobilità volontaria cosa mi potrebbe succedere visto che il mio reparto sulla carta dovrebbe essere soppresso e che il residuo delle persone post licenziamento dovrebbe confluire (credo si tratterà di integrazione) entro la metà del 2012 nella società italiana della multinazionale che l’ha acquistata negli anni scorsi e che ne possiede il 100%.
        Le sarei grata per un suo consiglio in merito.
        Andrea

      • Pier Paolo ha detto:

        Una volta concordate le griglie, é sempre molto diffcile rinegoziarle con l’azienda, ma forse nel suo caso potrebbe tentare. E’ però vero che il divieto di licenziamento, nel caso di lavoratrici gravide, viene a cadere se la riduzione del personale rigurda tutto l’ufficio o tutta l’unità in cui lavora la dipendente interessata. Questo, a quello che lei mi dice, sarebbe proprio il suo caso, per cui stia attenta.

      • Andrea ha detto:

        Egregio Dott. Sposato,
        Alla fine ho sottoscritto il contratto di incentivo all’esodo secondo la girglia concordata con i sindacati (la data di cessazione concordata è al 31-03-2012) ed ho informato, per ora solo verbalmente, l’HR del mio stato di gravidanza. Mi hanno detto che dal momento in cui comunicherò formalmente all’azienda lo stato di gravidanza (lo farò i primi di Dicembre 2011) da allora scatterà una sospensione del mio licenziamento e solo dopo il compimento dell’anno di vita del bambino sarò licenziata e mi verrà pagato l’incentivo all’esodo che ho sottoscritto oggi; in questo modo pare che l’azienda non abbia intenzione di avvalersi della deroga al licenziamento (presumo per evitare possibili cause). A tal proposito le vorrei rivolgere una ulteriore domanda: siccome dal 1 giugno 2012 l’azienda con la quale ho attualmente il contratto di lavoro e con la quale ho sottoscritto l’incentivo all’esodo confuirà nella multinazionale che l’ha acquisita (non conosco ancora le modalità di cessione/integrazione) e di conseguenza le persone che alla data saranno rimaste in azienda, al netto di coloro che sono già andati in mobilità, confluiranno nella società madre acquirente come potrò essere sicura che l’incentivo all’esodo congelato fino all’anno di vita del bambino mi verrà effettivamente corrisposto? Vorrei essere sicura di non correre rischi in proposito in quanto avendo sottoscritto oggi l’incentivo all’esodo con l’attuale azienda che domani formalmente non esisterà più (in quanto integrata). Per sua esperienza dopo che avrò comunicato lo stato di gravidanza dovranno farmi una comunicazione integrativa che a sua volta verrà registrata presso le sedi protette?La ringrazio molto ancora una volta. Andrea

      • Pier Paolo ha detto:

        L’unico sistema che conosco é quello di ratificare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in sede sindacale. Ratificato l’accordo, l’azienda subentrante dovrà necessariamente rispettarlo.
        Pier Paolo Sposato

      • Andrea ha detto:

        Le confermo che ho firmato nr 3 documenti:
        1. Lettera di licenziamento via raccomandata a mani (data di cessazione 31-03-2012)
        2. Atto transattivo per l’incentivo all’esodo con la società
        3. Verbale di Conciliazione in sede sindacale (Assolombarda-CGIL CISL UIL)
        Dopo che avrò comunicato lo stato di gravidanza ufficialmente alla società ho capito che questo farà sospendere il licenziamento fino all’anno di vita del bambino così come il pagamento dell’incentivo all’esodo. Sono già tutelata sulla base di quanto firmato in sede sindacale o la società dovrebbe confermarmi per iscritto che il mio licenziamento è sospeso e questo ulteriore atto essere ratificato a sua volta in sede sindacale? La ringrazio tantissimo.
        Andrea

      • Pier Paolo ha detto:

        Verifica il mio parere con il tuo Rsponsabile del Personale, che mi sembra si sia, sino ad ora, comportato in maniera corretta; per me l’atto non va riscritto, poiché il licenziamento viene sospeso, non annullato.

  100. Giovanni Meaglia ha detto:

    Buongiorno Dr. Pier Paolo
    Mi chiamo Gianni, ho 58 anni ed ho maturato 38 anni di contributi a luglio 2011.
    In conseguenza ad una ristrutturazione aziendale mi è stato proposto il prepensionamento con le
    seguenti condizioni: entrare in mobilità + versamento da parte dell’azienda della differenza tra la
    mobilità e lo stipendio attuale; ovviamente perderei il benefit dell’auto aziendale, probabilmente
    la possibilità almene per 1 anno il recupero Irpef di circa 5000 euro per ristrutturazione abitazione.
    A questo punto ho due domande:
    Ritiene che l’offerta sia congrua o’in fase di trattativa, posso richiedere di più’
    Ma, molto più importante, il prepensionamento “congela” la situazione alle condizioni legislative in
    vigore al momento del prepensionamento, oppure eventuali modifiche alla legge sulle pensioni di
    anzianità mi coinvolgerebbero comunque?
    La ringrazio anticipatamente
    Cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che, in fase di trattativa, nulla le vieta di continuare a trattare, l’offerta potrebbe già essere accettabile, ma il prepensionamento non congela la situazione alle condizioni legislative in atto. Come avrà sentito le pensioni di anzianità sono oggetto di attenzione da parte del governo; lei acquisirà il diritto alla pensione fra due anni e nessuno può, in questo momento, assicurarle che le leggi non cambieranno.
      L’unica soluzione sarebbe quella d’inserire, nella risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, una clausola seconda la quale l’azienda si darebbe disponibile a rivedere i termini dell’accordo in caso, appunto, che le leggi cambiassero. E’ però necessario che, dopo l’accordo privato, firmato in azienda, questo fosse ratificato in sede sindacale. I suoi funzionari del personale sanno cosa significa.
      Pier Paolo Sposato

  101. Raffaele ha detto:

    Egreggio dott. Pier Paolo mi chiamo Raffaele ho compiuto a marzo 53 anni e 30 anni di contributi lavoro dipendente ,il 21 luglio 2011 il curatore fallimentare mi comunica la sospensione dal lavora per fallimento . Dovrei fare1 anno di gigs e 4 anni di mobilita maturo 35 anni di contributi se sono ancora vivo avro compiuto 58 anni nel2016 dopo cosa mi spetta se non trovo lavoro?(lemosinare!!!!???)ringrazio anticipotamente per una vostra risposposta

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno signor Raffaele,
      purtroppo, stante le attuali leggi pensionistiche, al termine della mobilità, lei non avrebbe ancora maturato il diritto alla pensione; quello che le auguro possa trovare é una proposta di lavoro durante il periodo di mobilità, poiché i datori di lavoro, come forse saprà, hanno delle agevolazioni fiscali se assumono personale in mobilità.
      Pier Paolo Sposato

  102. Giancarlo ha detto:

    Buona sera Pierpaolo avrei alcune domande da farle se è possibile.
    Lavoro da 15 anni in una ditta metalmeccanica con 28 dipendenti, ultimamente c’e in giro una lettera che parla di 6 esuberi penso di essere tra questi il mio stipendio netto e di 1460 euro, dal 1 di Ottobre è iniziata la cassa integrazione per ora faccio 2 settimane di cassa, ma dalle voci che girano in ditta il principale vuole arrivare a escludere dal lavoro queste 6 persone. so che non può licenziare senza giusta causa quindi arriverà sicuramente a fare delle proposte all’esodo, quanto dovrei chiedere? un’altra cosa che sono venuto a sapere dai sindacati una volta che sono entrati in azienda, e che lui mi ha assunto a contratto di formazione quando non poteva visto che io ho gia fatto lo stesso lavoro per 8 anni in un’altra ditta, solo che al momento del contratto mi era stato detto che dovevo usare un determinato macchinario che io nella vecchia azienda non avevo mai usato, mentre dopo un mese sono stato messo sulla stessa macchina che usavo nella mia vecchia azienda. Nella mia vecchia ditta ero responsabile di produzione di 2° livello bis, a scendere mentre in questa nuova ditta essendo a contratto di formazione sono stato assunto con il 3° livello a salire, dopo 9 anni sono riuscito a diventare capo reparto portando il mio livello 5° volevo sapere se era possibile nella contrattazione mettere anche questo o se si può fare una vertenza…
    preciso nella vecchia ditta prendevo come stipendio netto un milione e ottocento mila.
    spero di essere stato chiaro, la saluto e la ringrazio anticipatamente…

    • Pier Paolo ha detto:

      Prima di rispondere alle sue domande mi sembra indispensabile una premessa; il datore di lavoro, se vuole gestire degli esuberi, può ricorrere alla mobilità. Una volta attivato il processo di mobilità, potrà eventualmente proporre ai dipendenti interessati la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con l’incentivo all’esodo. Ho voluto fare questa premessa perché se il suo datore di lavoro non volesse attivare la mobilità, vi verrebbe a mancare un’ammortizzatore sociale, che vi darebbe una protezione economica per un periodo di tempo stabilito dalla legge; senza questa protezione non avreste alcun interesse ad accettare l’incentivo all’esodo.
      Penso che il suo datore di lavoro siglerà un accordo con i sindacati per attivare la mobilità e, in questo caso, é molto probabile che il suo valore venga concordato con i sindacati. In caso contrario io suggerisco di non accettare proposte inferiori alle 6 – 12 mensilità, a seconda del settore di lavoro e dell’età anagrafica; in altre parole se, stante la sua età e la situazione del settore metalmeccanico, fosse molto difficile trovare un’altra opportunità di lavoro, chiederei 12 mensilità.
      Relativamente alla possibilità di fare una vertenza, bisognerebbe avere una documentazione che possa provare quanto lei sostiene.
      Pier Paolo Sposato.

  103. Giancarlo ha detto:

    La ringrazio per la risposta in quanto alla documentazione ho la fotocopia del contratto di formazione che questa ditta mi ha fatto nel 1997, mentre della vecchia ditta ho le buste paghe che attestano ciò che dico, in più dei miei ex colleghi che adesso lavorano con me che penso potrebbero testimoniare ciò che dico. io ho 43 anni e ditte che fanno il lavoro che ho fatto per 23 anni in tutta Italia c’e ne saranno 100 quindi mi sarà molto difficile trovare un’altro posto uguale, Un’altra domanda che vorrei farle è: ma la mobilità chi la paga il datore di lavoro o l’Inps?
    Si può rifiutare? se è si lui ti può licenziare? ma dopo si può ricorrere alla tutela dell’articolo 18 con il reintegro? perchè ho la netta sensazione che lo faccia per ripicca, visto che sono stato il primo ad aderire a uno sciopero, e in più sono stato negli ultimi anni RLS e con lui non andavo molto d’accordo per la poca disponibilità che aveva nel mettere in sicurezza certe macchine e alcune cose che non andavano bene sempre nell’ambito della sicurezza dei posti in cui lavoravano i miei colleghi…
    Cmq cercherò di sentire i sindacati che cosa si può fare. la ringrazio ancora e gli auguro una serena giornata…
    Giancarlo.

    • Pier Paolo ha detto:

      Giancarlo
      é ovvio che se vuoi fare una vertenza, avendo documenti ed eventuali testimoni, dovresti, comunque, rivolgerti ad un legale: Tieni presente che, in certi casi, le organizzazioni sindacali offrono l’assistenza legale a condizioni molto favorevoli per i lavoratori.
      1 – La mobilità la paga l’INPS
      2 – Difficile rispondere alla tua domanda, poiché bisognerebbe conoscere i criteri con cui l’azienda intenderebbe scegliere i dipendenti da metter in mobilità. In linea generale se l’azienda non rispetta i criteri di legge, si può impugnare il licenziamento e richiedere il reintegro. Le modifiche apportate all’art. 18, quando diventeranno operative, lasceranno al datore di lavoro la scelta se reintegrare il dipendente o pagargli una penale decisa dal magistrato.

  104. Gianpaolo ha detto:

    Buongiorno signor Pierpaolo
    mi chiamo Gianpaolo ho 46 anni e lavoro dall’aprile 2002 presso una industria di Mantova con incarico di Impiegato di 1° livello (retribuzione netta mensile di circa 2.500 € comprensiva di tutto ovvero indennità varie e patto di non concorrenza). La ditta mi ha proposta una mobilità volontaria con possibilità di continuare un rapporto come consulente/agente aprendo partita IVA e chiedendo l’anticipo dei 24 mesi di mobilità spettanti all’INPS. Non ho ancora deciso cosa fare, anche se al momento sono più orientato sul non accettare la proposta che mi è stata fatta, le chiedo se posso chiedere un incentivo all’esodo aggiuntivo alla mobilità spettantemi per legge e, se la risposta è positiva, quanto potrei chiedere?
    Grazie
    Gianpaolo

    • Pier Paolo ha detto:

      La sua azienda é orientata a trasformare un rapporto di lavoro dipendente con un rapporto di consulenza e, dunque, non credo sia disposta ad erogare un incentivo all’esodo. Stia però attento a come gestire questa promessa; personalmete non accetterei la mobilità volontaria, se l’azienda non fosse disponibile a mettere nelle mie mani il contratto di consulenza, prima di ricevere la lettera di licenziamento.
      Pier Paolo Sposato

  105. Luigi ha detto:

    Buongiorno, mi chiamo Luigi, da 5 anni lavoro in una azienda metalmeccanica con qualifica di operaio. Ho subito una operazione al menisco nel Maggio 2011 e sono andato in malattia. Al mio ritorno mi hanno cambiato mansione in un altro reparto. Ora però lavoro su un macchinario dove è facile scivolare e, con il mio ginocchio non ancora al 100% rischio di farmi male. La situazione è già stata fatta presente ai superiori ma senza alcun risultato. La mia domanda è: se dovessi farmi male di nuovo al ginocchio operato, sarebbe da considerare un infortunio o una malattia? La ringrazio per la mano che ci sta dando e la saluto cordialmente.
    Luigi

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei non mi dice se si é già rivolto al medico di fabbrica; se non lo ha gà fatto esponga a lui il suo problema. Il medico di fabbrica può decidere se la sua attuale mansione presenta per lei dei rischi e costringere l’azienda a modificarla. Non sono medico, ma se lei dovesse farsi male al ginocchio mentre lavora, ciò dovrebbe essere considerato un infortunio e non una malattia.
      Pier Paolo Sposato

  106. Fabio ha detto:

    Buongiorno, l’azienda ha avviato una trattativa individuale facendomi una proposta economica pari a 5 mensilità lorde per sottoscrivere un accordo di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Al momento le comunicazioni sono solo verbali e mi è stato detto che solo ad accordo raggiunto si formalizzerà per iscritto. Ho rifiutato la proposta economica ed ora l’azienda attende una mia controproposta. Ho trovato questa sua pagina molto utile ma mi chiedo come potrei utilizzarla per calcolare un eventuale controproposta dato che non credo che percepirò un indennità di mobilità e di preavviso. Il sindacato infatti mi ha detto che se firmo delle dimissioni volontarie perdo il diritto a qualsiasi indennità. Tra l’altro perderei anche i contributi figurativi spettanti con la mobilità, che dovrei in qualche modo quantificare nel calcolo dell’incentivo.
    Ho 42 anni sono in azienda da 9 anni ed ho 1 figlio a carico. La ringrazio per l’attenzione, Cordiali Saluti Fabio

    • Pier Paolo ha detto:

      Fabio mi scusi, ma credo che alcune informazioni che lei mi fornisce vadano controllate. Lei mi parla di trattativa individuale, per cui devo desumere che non c’é in corso un processo di riduzione del personale. La sua azienda ha più o meno di 15 dipendenti? Questo é importante poiché nel caso avesse più di 15 dipendenti, l’azienda non può effettuare licenziamenti individuali se non per giusta causa o giustificato motivo oggettivo.
      Secondo aspetto; la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro non equivale a delle dimissioni volontarie e lei non perderbbe l’indennità di mobilità ma, eventualmente l’indennità di disoccupazione. Lei deve dunque farmi sapere se l’azienda ha in corso un processo di riduzione del personale, concordato o meno con i sindacati, nel quale sia prevista la messa in mobilità dei dipendenti.
      Se l’azienda ha meno di 15 dipendenti potrebbe procedere ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma sempre a fronte di un processo di riduzione del personale; in questo caso la mobilità non sarebbe necessariamente contemplata. Mi faccia sapere e poi potrò essere più preciso sulle somme, eventualmente da negoziare.

  107. Fabio ha detto:

    L’azienda ha più di 15 dipendenti e ufficialmente non è in corso un processo di riduzione del personale (mobilità o cassa integrazione). La proposta al momento è stata fatta a 4 dipendenti. La rappresentanza sindacale non è coinvolta. A questo punto fatico anch’io ad inquadrare la mia situazione. L’azienda ha utilizzato solo le parole piuttosto generiche di “incentivo” e “accordo”, ma la procedura che mi è stata descritta somiglia a quella della risoluzione consensuale.

    • Pier Paolo ha detto:

      Fabio,
      da quello che mi dice, ho l’impressione che l’azienda stia cercando scorciatoie per liberarsi di 4 dipendenti; se non c’é in corso alcun processo di riduzione del personale, a che titolo vi sta proponendo una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro? Vi rendete conto che, al di fuori di una regolare procedura concordata con le organizzazioni sindacali, predete la possibilità di usufruire della mobilità che, nel suo caso le assicurerebbe due anni di indennità? Il mio suggerimento é quello di non firmare alcun accordo, sino a quando l’azienda non vi chiarisce per quale motivo intende interrompere con voi il rapporto di lavoro.
      Pier Paolo Sposato

  108. Fabio ha detto:

    Certamente l’azienda sta percorrendo questa strada per ridurre il personale senza complicazioni e con il costo minore possibile, infatti gira voce che dopo queste prime 4 persone toccherà ad altri. La stessa procedura è stata adottata quest’anno in altre aziende dello stesso gruppo.
    Il timore è che rifiutando la trattativa l’azienda ricorra a scorciatoie ben più antipatiche come il trasferimento. Il chiarimento di cui parla dovrebbe essere un atto formale da parte dell’azienda?

    • Pier Paolo ha detto:

      Capisco quello che lei dice e conosco quali sono i metodi di pressione delle aziende, ma le vostre scelte dipendono da quanto importante é difendere l’attuale posto di lavoro, a protezione della vostra situazione economica famigliare; se l’azienda intende perseguire metodi non leciti, purtroppo il dipendente può difendersi solo attraverso l’opera di un legale di fiducia. Il chiarimento a cui accenno può essere anche verbale, ma é necessario per modulare le proprie risposte e le proprie reazioni. Nell’ipotesi che l’azienda vi dica che intende ridurre il personale per motivi organizzativi, chiedetegli per quale motivo non mette in atto quegli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e come può pensare di estromettere un dipendente con un incentivo all’esodo di 5 mensilità. E’ redicolo oltre che immorale! Una risoluzione consensuale, senza la previsione della mobilità non si firma per 5 mensilità. Legga, inoltre, quanto ho già spiegato, in un mio precedente post, sulla legalità dei trasferimenti

  109. Paolo ha detto:

    buongiorno,
    sono un consulente con contratto a tempo indeterminato presso una ditta di consulenza con più di 100 dipendenti da alcuni anni impiegato in un’attività rinnovata di anno in anno, la commessa per tale attività scadrà a fine anno e non sarà rinnovata mi è stato imposto una trasferta continuativa in un’altra regione per una durata sicuramente superiore ai 3 mesi premettendo che non posso rifiutare. A questa proposta ho reagito proponendo una risoluzione consensuale, il mio datore ha proposto 2 mensilità.
    Vorrei sapere se sono realmente obbligato ad accettare la trasferta o se ho il diritto di restare nella mia città ritornando nella sede della mia ditta nonostante non sia in essa prevista una reale attività produttiva (solamente un limbo in cui attendere nuove commesse)?

    • Pier Paolo ha detto:

      Avrei bisogno, per risponderle, di visionare il suo contratto di assunzione; se vuole può mandarmelo all’indirizzo email che trova sul blog.

      • Paolo ha detto:

        Grazie, ho solo un problema nel reperire la mail in questione, potrebbe rispondermi qui, ho preparato la scansione da inviarle, in ogni caso il contratto è il Contratto Nazionale di Lavoro del settore Industria Metalmeccanica Confapi
        grazie in anticipo e complimenti per il blog, è estremamente utile

  110. giusi ha detto:

    Buongiorno, ho bisosogno di chiederle la seguente informazione: l’azienda per cui lavoro (ancora per poco) ha messo in atto un piano di ristrutturazione aziendale ed è riuscita a liberarsi di oltre 160 risorse attraverso l’adesione ad un esodo incentivato. Per gli esodanti è prevista un’indennità di dispoccupazione? La ringrazio anticipatamente per la risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi risulta che sia una questione molto controversa con differenti comportamenti addirittura tra le diversi sedi INPS; dato l’alto numero di dipendenti coinvolti, forse vi conviene fare un quesito ufficiale all’INPS che, tendenzialmente, se un licenziamento é trasformato in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivazione all’esodo, non sembrerebbe disposta ad erogare l’indennità di disoccupazione.

  111. casti ha detto:

    buogiorno pier paolo,
    vorrei da lei per favore una grossa informazione gia che a dir la verita sono ignorante nella materia,,,io sono apena stato licenziato della azienda x la quale lavoravo(sorveglianza)(ho avuto una lite con un colega di lavoro,ci siamo quasi picchiati e messi le mani addosso)la azienda x la quale lavoro mi ha detto che x tuttelarmi non mi fara una carta di licenziamenti ma mi fara un “INCENTIVO AL ESOSO”!!! io vorrei sapere se in questo 3 anni che ho con la azienda mi apetta una liquidazione,e vorrei x favore sapere che cosa e questo “INCENTIVO AL ESODO”ma sopra tutto se la mia liquidazione mi viene datta gia che come gli scrito sopra e da 3 anni che lavoro per loro!!!la ringrazio…casti

    • Pier Paolo ha detto:

      L’azienda per evitare di licenziarla le propone una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; se lei accetta l’azienda le pagherà una somma per risolvere la situazione in modo amichevole. Questa somma si chiama “incentivo all’esodo”. Lei ha diritto, comunque, anche alla liquidazione, che si chiama “trattamento di fine rapporto” (TFR) e che le verrà pagato quando lei lascerà l’azienda.

  112. Angelo ha detto:

    Buongiorno,
    ho 32 anni e lavoro da circa 3 anni e mezzo in una ditta con circa 60 dipendenti. Dopo 2 provvedimenti disciplinari (uno per insubordinazione ed uno per violazione degli obblighi di diligenza e buona fede) me ne hanno minacciato un terzo per sabotaggio dei files aziendali, ma in alternativa al terzo provvedimento (che comporterebbe il licenziamento) mi prospettano in alternativa la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. La mia paura è che, nella posizione in cui mi trovo (2 lettere di richiamo più una terza potenziale in arrivo) non abbia molto margine per trattare sulla cifra. Per cui volevo chiederle qual’è il minimo di legge previsto (credo 2,5 mensilità). Ovviamente io ho contestato ogni provvedimento in presenza del sindacalista, ma non mi hanno creduto. Quanto incidono questi provvedimenti disciplinari sulla mia possibilità di trattare una cifra ragionevole? Io vorrei arivare almeno ad 1 annualità. Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Angelo,
      non le nascondo che due provvedimenti disciplinari ed una nuova contestazione disciplinare ( molto grave se l’azienda la può provare), le lasciano poco spazio di trattativa. Non penso che il suo datore di lavoro sia disposto a pagarle un annualità come incentivo all’esodo, poiché in tale caso, gli converrebbe procedere con il suo licenziamento e risolvere la vertenza davanti al magistrato. I minimi previsti dalla legge riguardano le penali a cui l’azienda può essere condannata in caso il licenziamento sia dichiarato illecito; per quanto riguarda gli incentivi all’esodo non esistono minimi stabiliti per legge, poiché fanno parte di una trattativa privata e può essere concordata qualunque somma.
      Lei solo può decidere che strada prendere; se le accuse dell’azienda sono infondate e non provabili, potrebbe attendere il licenziamento e poi ricorrere alla magistratura del lavoro, ovviamente attraverso un suo legale di fiducia. Accetti, per contro, qualunque somma le offrisse l’azienda, nel caso la contestazione disciplinare sia fondata.

  113. Giuseppe ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo, volevo porLe un quesito, sperando di essere breve e conciso.
    Ho 39 anni, sono separato con un figlio a carico e lavoro da 14 per un’azienda che si occupa di sicurezza.
    Dopo varie vicissitudini verificatesi qualche anno fa con l’azienda, risolti poi grazie all’intervento del mio avvocato e NON dei sindacati che si sono rivelati completamente di parte, sto valutando la possibilità di chiedere un incentivo all’esodo in quanto, l’azienda, rimasta col dente avvelenato dopo la stangata presa dal mio avvocato,sta ritornando a intraprendere l’atteggiamento persecutorio interrotto qualche tempo fa.
    Poichè non ho alcuna intenzione di ricominciare una battaglia inutile e onerosa, vorrei appunto chiedere un incentivo per mandare a quel paese definitivamente l’azienda.
    Pertanto, ciò che vorrei chiederLe è :considerando che l’azienda voleva offrirmi 3.000,00, che ovviamente non ho accennato, cosa mi spetterebbe come incentivo?
    Su quali fonti sono basati i suoi calcoli ?
    Grazie!
    In attesa di una gradita risposta, saluto cordialmente

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Giuseppe,
      le somme erogate come incentivo all’esodo non sono stabilite per legge, poiché derivano da una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, che é, per definizione, una transazione tra le parti. I calcoli che lei ha trovato nei miei articoli sono esempi di reali accordi tra azienda e sindacati, in occasione di processi di fusione tra aziende del settore farmaceutico, dunque non riferibili al suo caso.
      L’offerta che le fa l’azienda é ovviamente inaccettabile, ma se lei vuole rafforzare la sua posizione negoziale dovrà necessariamente rimanere al suo posto; capisco che le può risultare gravoso ma, se lei cede presto, non fa altro che stare al gioco dell’azienda la quale, aumentando la pressione psicologica, spera proprio che sia lei a chiedere di interrompere il rapporto. Attenzione che se lei può raccogliere prove di comportamenti persecutori nei suoi confronti, una seconda vertenza potrebbe portare l’azienda a dover pagare penali molto rilevanti; ovviamente questo comporta un’altra causa, ma ritengo che l’azienda non voglia correre questo rischio ed é su questo che lei deve giocare.
      La negoziazione di un incentivo all’esodo deve poi prendere in considerazione quali sono le sue possibilità di reimpiego; per quanto tempo può stare senza percepire alcun salario ed utilizzando incentivo e TFR?
      Pier Paolo Sposato

      • Giuseppe ha detto:

        Grazie per la sua celere risposta.
        A questo punto volevo chiederle: quale potrebbe essere la mia richiesta considerando l’anzianità di servizio, l’età e la difficoltà di trovare una nuova occupazione?
        Io credo che una richiesta di 20 mensilità siano giusti, cosa ne pensa lei?
        Grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Teoricamente corretta, ma se l’azienda é partita con 3.000 euro, penso sia molto difficile che arrivi a 20 mensilità. Diciamo che non andrei sotto le 12 mensilità, proprio per la difficoltà di trovare una nuova opportunità professionale.

  114. Angelo ha detto:

    Salve sig. Pier Paolo,
    sono sempre Angelo, quello di qualche post precedente con 2 provvedimenti disciplinari più un terzo potenziale in arrivo e una trattativa da discutere.
    Proprio oggi ho discusso la predetta trattativa in presenza del mio sindacalista di fiducia, del direttore dell’azienda e del consulente del lavoro dell’azienda.
    Sono riuscito (devo dire con grande abilità del mio sindacalista) a spuntare le seguenti condizioni.
    1) Risoluzione del rapporto di lavoro in questi giorni con pagamento, entro fine novembre, della parte di stipendio relativa ai giorni di novembre in cui ho lavorato (praticamente fino a dopodomani che vado a firmare la risoluzione consensuale), rateo di 13sima e 14sima, ferie, ecc… (insomma, tutte le spettanze).
    2) Saldo TFR entro fine dicembre.
    3) incentivo all’esodo pari a 16 mensilità da corrispondere in 12 mesi a partire da gennaio 2012 (in particolare abbiamo discusso dell’importo netto da corrispondere nei 12 mesi del 2012, che a conti fatti corrispondono a 16 mensilità nette).
    Considerando i post che ho letto sopra, la mia parrebbe una fortuna troppo grande, e ho paura che ci sia sotto qualcosa. Quando mercoledì andrò a firmare l’atto, secondo Lei, che cosa devo leggere con attenzione per capire se c’è qualche tranello?
    Scusi se la mia domanda può sembrare stupida o banale, ma non vorrei cadere nel classico specchietto delle allodole.
    Grazie mille

    • Pier Paolo ha detto:

      Sembra, da quello che lei mi dice, un accordo regolare, ma per poter valutare se ci sono delle clausole tranello, bisognerbbe avere la possibilità di leggere il testo dell’accordo. Solo due, se vuole, dubbi che mi chiarirei prima della firma:

      1. non é una prassi comune pagare l’incentivo a rate, poiché di solito viene pagato in un’unica soluzione al termine del rapporto di lavoro. Chieda a l’azienda a che titolo le pagherà delle somme mensili, visto che il rapporto di lavoro non sarà più in essere.
      2. per essere certo di non aver sorprese la ratifica dell’accordo dovrebbe essere firmata in sede sindacale , cioè alla presenza dei rappresentanti di categoria da parte datoriale e del sindacato che lo ha assistito nella trattativa, con la loro firma sull’accordo.

      Legga un esempio di un verbale di conciliazione tipo; é solo uno dei tanti esempi ma può darle un’idea di cosa deve contenere.

  115. paolo ha detto:

    buonasera pier paolo,semplice curiosita’, quanto conviene o non conviene fare cassa integrazione ad una azienda???
    le spiego, l’azienda dove lavoro ha avuto un calo di lavoro notevole ultimamente e da mesi ci giriamo i pollici,possibile che nn si possa chiedere sta benedetta cassa??dipende dal fatturato oppure alla ditta non conviene?
    grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi viene solo da pensare che l’azienda non sia nelle condizioni di chiederla; ad esempio non sia in regola con i versamenti dei contributi. E’ solo un’ipotesi. Le aziende in crisi dovrebbero avere tutto l’interesse a chiedere la cassa integrazione, in quanto nel periodo di cassa, smettono di pagare, parzialmente o totalmente, le retribuzioni.
      Altra ipotesi é che stiano pensando a chiedere la mobilità senza passare per la cigs.
      Sposato

      • paolo ha detto:

        capito..non puo’ dipendere anche dal fatturato la cassa integrazione?l’azienda sotto l’aspetto contributi è serissima per questo ci metto le mani sul fuoco…ma avendo un fatturato ancora elevato la puo’ chiedere?molto lavoro nn passa piu’ dall’officina ma viene direttamente mandato al cliente che nn spende piu’ per un prodotto finiito ma si accontenta del visto e piaciuto..risultato che noi nn lavoriamo in officina..ma loro in ufficio certamente:
        grazie mille

      • Pier Paolo ha detto:

        E’ possibile, poiché potrebbe non avere i dati economici per giustificare uno stato di crisi e, dunque, richiedere la CIG.
        Pier Paolo
        Consulente Risorse Umane

  116. Cristina ha detto:

    Salve,
    sono Cristina volevo gentilmente chiederle un’ informazione.
    Da un mese circa l’azienda dove lavoravo ha chiuso per crisi. A me e le mie colleghe e stato offerto l’incentivo all’esodo deciso con un accordo tra azienda e sindacati. Il sindacato sulla cifra spettante a noi lavoratrici si tratterrebbe una percentuale, l’1% agli iscritti e il 3% ai non iscritti. Il sindacato ci ha fatto firmare un modulo, CONTRIBUTO SINDACALE VOLONTARIO.
    Mi chiedo: se è volontario perchè ci hanno quasi costretto a firmare quel modulo?
    dicendoci inoltre che senza quel modulo firmato non si concludeva l’accordo. é giusto, lo possono fare?
    La ringrazio anticipatamente per la risposta.
    Cristina

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho già diverse volte stigmatizzato il comportamento dei sindacati che richiedono una percentuale sugli incentivi all’esodo. Legga il mio ultimo articolo sull’argomento.
      Una cosa é chiedere l’iscrizione al sindacato se il dipendente non é iscritto e una cosa é chiedere una percentuale; l’iscrizione al sindacato é una quota fissa, stabilita dai sindacati, ed é l’unica somma che lei deve pagare se é stata assistita. E’ poi incredibile che venga chiesto una percentuale ai dipendenti già iscritti. Denunciate la cosa agli organismi centrale del sindacato che vi ha chiesto queste percentuali.
      Pier Paolo Sposato.

  117. Claudio ha detto:

    Buonasera, purtroppo scopro solo oggi questo suo interessantissimo sito.
    Sono stato assunto nell’ Aprile 1999 in una società di circa 160 dipendenti facente parte di un gruppo industriale. Nel Gennaio 2002 viene creata una nuova società di servizi del Gruppo, il mio reparto (I.T.), e tutto il personale sparso prima nelle varie società del Gruppo, confluisce in questa nuova società. A fronte di ciò siccome la nuova società non raggiunge i 15 dipendenti facciamo inserire nella nuova lettera di assunzione la clausola di mantenimento dei benefici della normativa di cui all’ art. 18 della L.300/70 nella forma applicabile alle aziende con più di 15 dipendenti, e la clausola di mantenimento di tutte le condizioni contrattuali acquisite dalla nostra azienda di provenienza.
    Nel Settembre 2010, causa cessione della maggiore azienda del gruppo conclusa due mesi prima, veniamo posti in C.I.G. ordinaria a rotazione, fino ad arrivare a Luglio 2011 in cui viene comunicato a me e ad un mio collega che non rientriamo più nei piani e verremo posti in C.I.G. in deroga (6 mesi) da Ottobre 2011 a zero ore. Il gruppo si è frattanto attivato per porre in liquidazione la società di servizi di cui facciamo parte. Due nostri colleghi, con mansioni completamente analoghe, rimangono praticamente esclusi da questo tipo di C.I.G. e non intervengono neppure nelle rotazioni. E’ corretto questo tipo di utilizzo della C.I.G. in deroga non facendo ruotare il personale ? Inoltre a fronte di ciò sulla base anche del verbale di accordo sindacale, l’ azienda si impegna anche a valutare l’ utilizzo di strumenti per agevolare esodi volontari. Ho 49 anni, 2 figli di 5 e 10 anni a carico, 7 liv. contratto metalmeccanico delle piccole e medie imprese, nel caso di proposta di un’ incentivo all’ esodo, quale potrebbe essere un buon compromesso che potrei ritenere accettabile ? Grazie anticipatamente della risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      La rotazione dovrebbe comprendere tutti i dipendenti con mansioni analoghe, ma voi dovreste consulare il verbale di accordo sindacale con cui é stata richiesta la CIG in deroga o perlomeno, farvi spegare dai sindacati perché non é stata applicata la rotazione.
      E’ necessario inoltre, verifcare se, sulla base del verbale di accordo sindacale é stato prospettato un calcolo d’incentico all’esodo, che, nel tuo caso, non dovrebbe essere inferiore alle 12 mensilità.

  118. Maurizio ha detto:

    Gentilissimo Pier Paolo,
    desidererei sapere da Lei se la seguente proposta di mobilità volontaria, che ho avuto, può essere accettabile:
    24.000 lordi di mobilità
    9.000 lordi di TFR
    22.000 di incentivo
    Tenuto conto che ho 41 anni e lavoro da 12 anni in una grossa azienda di 2.000 dipendenti circa.
    L’invito mi viene fatto a seguito della mia passata attività sindacale, di alcune denunce presentate e di alcune importanti vittorie legali ottenute.
    Tenga presente che potrei rilevare un’attività con 40.000 euro e 700 euro di affitto.

    Grazie per i consigli.

    • Pier Paolo ha detto:

      Sempre difficilissimo dare consigli, senza conoscere i dettagli delle situazioni personali. Come ex sindacalista lei sa che l’offerta aziendale é solo quella relativa all’incentivo all’esodo, poiché l’indennità di mobilità é pagata dall’INPS e il TFR é una sua parte di salario differito, che nessuno può negarle alla fine del rapporto di lavoro.
      I 22.000 euro d’incentivo, immagino corrispondano ad un’annualità del suo stipendio, che potrebbe essere accettabile, ma lei poi mi parla di rilevare un’attività commerciale per 40.000 euro. Se lei non ha dei suoi risparmi da parte dovrebbe chiedere l’anticipo dell’indennità di mobilità a cui aggiungere tutto l’incentivo e poi pagare l’affitto. Come pensa di uscirne? Solo lei può rispondere a questa domanda.

  119. Lorenzo ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo, ma quando Lei parla dimensilità si riferisce a cifre nette o lorde?
    In entrambi i casi comunque bisogna specificare qualche cosa nella lettera di incentivo all’esodo?
    Infine, , visto che io passo il mantenimento alla mia ex moglie e a mio figlio , la mancanza di una retribuzione, a fronte di questa risoluzione consensuale, mi da diritto a rivedere le cifre o possono sostenere la mia irresponsabilità e rivalersi su parte dei mie risparmi o della mia abitazione?
    Grazie
    Marco

    • Pier Paolo ha detto:

      Le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro possono essere sottoscritte sia accordandosi su cifre nette che su cifre lorde; se l’azienda intende adottare il criterio della cifra lorda, sappia che a quella cifra lei dovrà detrarre una tassazione percentualmente pari a quella che verrà applicata al suo TFR; solo l’azienda le può fare questo tipo di calcolo. E’ ovvio che ciò va specificato sulla lettera di accordo.
      Per le altre domande, mi dispiace, ma non mi permetto di esprimere un opinione, poiché non sono un avvocato ne civilista ne matrimonialista.

  120. gabriele ha detto:

    Buonasera, lavoro per una ditta con meno di 15 dipendenti, da meno di un anno. Ho un contratto da impiegato a tempo indeterminato . Hanno già licenziato delle persone nei mesi scorsi. In questi giorni mi hanno prospettato un futuro poco roseo dicendomi che se la situazione negativa dell’azienda prosegue io sono il prossimo. Mi hanno parlato di un eventuale preavviso di 1 mese e poi di una “buonauscita” di 5/6 mensilità. (delle quali 2 in busta paga… e il restante 3-4 mensilità fuori busta, in nero…).
    Cosa ne pensa? come mi devo comportare? é una offerta plausibile oppure no? nel caso vogliano fare una buonauscita fuori busta a loro di certo conviene… ma a me? posso in tal caso aspirare a chiedere di più?

    • Pier Paolo ha detto:

      L’offerta, essendo una ditta con meno di 15 dipendenti é plausibile; non faccio una questione morale sul fuori busta, ma esiste un problema pratico. Immagino che per tutelarsi il datore di lavoro ti chiederà di firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (non accettare proposte di firmare dimissioni postdatate), nella quale non potrà comparire la somma data in nero. Domanda: quando intende erogare questa somma? Puoi ben capire che dovrebbe essere pagata al momento della firma dell’accordo, altrimenti, una volta firmato l’accordo non avresti più alcuna garanzia sul pagamento.
      Pier Paolo Sposato

      • gabriele ha detto:

        Beh credo che nel caso del “fuori busta” ovviamente accetterò solo in caso di pagamento in contanti. altrimenti in effetti c’è poco da fidarsi.
        e comunque in ogni caso non voglio dare io le dimissioni. se vogliono mi licenziano loro, altrimenti perdo il diritto al sussidio di disocupazione. giusto?

      • Pier Paolo ha detto:

        Attenzione al problema dell’indennità di disoccupazione; é un argomento non chiaro, poiché le interpretazioni INPS sono contraddittorie; risulta che in alcuni casi l’INPS si é rifiutata di pagare l’indennità di disoccupazione se il rapporto di lavoro é stato interrotto con una risoluzione consensuale.
        Consiglio di consultare la sede INPS di competenza territoriale sulla procedura da seguire; l’azienda dovrebbe prima fare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo (riduzione del personale) e poi trasformare il licenziamento in risoluzione consensuale.

  121. Laura ha detto:

    Gent. Dott. Sposato,
    ho pochissimi giorni di tempo per dare una risposta all’Azienda nella quale sono assunta da circa tre anni e mezzo e Le sarei grata se potesse darmi un Suo prezioso consiglio.
    Risiedo molto lontano dal luogo di lavoro e, per problemi di salute di mio figlio, sono stata costretta a frequenti assenze (sempre non retribuite). Al compimento dei tre anni del bambino, l’Azienda mi ha fatto una proposta di “uscita incentivata”, senza specificare se si tratta di dimissioni volontarie, licenziamento o risoluzione consensuale.
    Premettendo che, data la situazione, sarei favorevole a trovare un accordo, vorrei sapere da Lei come poter far valere i miei diritti in merito all’ammontare dell’incentivo propostomi (inferiore a quanto risulta dallo schema di calcolo presente sul sito) e all’accesso alle liste di mobilità.
    La ringrazio anticipatamente.

    • Pier Paolo ha detto:

      L’uscita incentivata deve essere realizzata con una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. L’accesso alle liste di mobilità é prevedibile, nel caso la sua azienda abbia in corso processi di riduzione del personale altrimenti non é contemplato. Non esiste una legge che stabilisce quale deve essere il valore dell’incentivo all’esodo, poiché questo fa parte di una trattativa privata; i valori che lei ha visto nel mio blog, si riferiscono ad accordi firmati tra azienda e sindacati in occasione di un processo di fusione tra due aziende farmaceutiche. Posso darle un consiglio solo se lei mi fornisce le dimensioni dell’azienda e la sua anzianità di servizio.
      Pier Paolo Sposato

  122. Laura ha detto:

    Gent. Dott. Sposato,
    La ringrazio per la celere ed esauriente risposta.
    Le faccio i miei complimenti per il Suo utilissimo blog.
    Laura

  123. Cristiano Lazzarin ha detto:

    Buongiorno Signor Sposato, l’azienda per cui lavoro, una società di costruzioni, sta per mettere in mobilità circa 60 dipendenti su un totale di 180. La trattativa con le OO.SS. si è risolta con la concessione di un incentivo di 2500 € per ogni dipendente licenziato, in aggiunta alle agevolazioni della mobilità (disoccupazione speciale per 18 mesi ecc.). Alle rimostranze dei dipendenti per l’esigua somma le OO.SS. replicano che il riconoscimento di un incentivo non è
    assolutamente previsto in Edilizia e in particolar modo nei cantieri delle grandi opere pubbliche.
    Lei cosa ci consiglia?

    • Pier Paolo ha detto:

      La risposta dei sindacati é parzialmente esatta, nel senso che le aziende (tutte le aziende non solo quelle edili) non sono obbligate ad erogare un incentivo all’esodo nei processi di mobilità. Prevedere un incentivo all’esodo serve alle aziende per facilitare i procedimenti di licenziamento, poiché i dipendenti, se lo accettano, devono, in cambio, firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, impegnadosi a non impugnare i licenziamenti.
      Le OO.SS, a mio parere, fanno male ad accettare che l’incentivo all’esodo sia uguale per tutti, poiché la perdita del posto di lavoro incide in maniera diversa a secondo della personale situazione di ogni dipendente, in termini di anzianità di servizio, anzianità anagrafica, carichi di famiglia.
      Sappiate che i dipendenti non sono costretti ad accettare le condizioni concordate dai sindacati; é ovvio che, in questo caso, l’azienda potrà procedere al licenziamento e alla messa in mobilità senza erogare alcun incentivo all’esodo e il dipendente, tramite un suo legale di fiducia, potrà impugnarlo, nel caso dubiti che non siano stati rispettati i criteri stabiliti dalla legge per l’individuazione del personale da licenziare.
      Pier Paolo Sposato
      Consulente Risorse Umane

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  124. Sabrina ha detto:

    Salve, recentemente mi è stato comunicato che dopo la maternità ci sarà il mio licenziamento per via della crisi ecc ecc insomma classica discriminazione delle lavoratrici diventate mamme. Volevo sapere, potrei chiedere i danni morali dato che alla notte non dormo più e faccio fatica a mangiare?

    • Pier Paolo ha detto:

      Il mio primo consiglio, nell’ipotesi che tu voglia intentare causa, é di attendere che l’azienda ti licenzi, poiché, in questo caso, il tuo avvocato potrà facilmente dimostrare il collegamento tra la decisione aziendale ed il termine delle protezioni previste dalla legge per la maternità.
      Posso però fare una valutazione più precisa se tu mi fai sapere le dimensioni dell’azienda (più o meno 15 dipendenti) e che tipo di contratto hai in essere.
      Pier Paolo Sposato
      Consulente Risorse Umane

  125. Sabrina ha detto:

    grazie mille, sì l’azienda ha più di 15 dipendenti e io sono la dipendente più anziana, in azienda c’è una ragazza che ora è al mio posto e sta facendo il mio lavoro però io essendo lì da più di 10 anni con contratto indeterminato costo di più di una ventenne apprendista ovviamente quindi io a quasi quarant’anni mi trovo senza lavoro con una bimba, mutuo ecc mentre una ventenne che avrebbe certamente meno difficoltà della sottoscritta a torvare lavoro viene preferita a chi ha fatto la storia dell’azienda. So che se ne sentono milioni di queste cose ma io proprio non me l’aspettavo visto che comunque sono l’unica a cui è stato comunicato il licenziamento e non credo che il mio stipendio salvi un’azienda!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Sabrina,
      in base alle notizie che mi hai fornito, posso farti le seguenti considerazioni:

      1. la tua azienda, avendo più di 15 dipendenti, non può effettuare licenziamenti individuali, se non per giusta causa o giustificato motivo oggettivo;
      2. se, per via della crisi, l’azienda deve procedere ad una riduzione del personale, dovrà seguire le procedure stabilite dalla legge, che prevedono l’apertura di un processo di mobilità, con criteri da concordare o meno con i sindacati. Devono, se non altro a livello previsionale, essere individuati perlomeno 5 dipendenti da porre in mobilità e non possono certo procedere con licenziamenti individuali;
      3. i criteri per la scelta dei dipendenti da porre in mobilità, concordati o meno con i sindacati, prevedono che, se nell’unità/ufficio da ristrutturare operano più dipendenti con le stesse mansioni, la scelta dovrà cadere sui dipendenti con minor anzianità aziendale e minori carichi di famiglia.

      Fatte queste premesse, decidi tu se vuoi affrontare personalmente il problema con il responsable del personale o mettere immediatamente la tua situazione nelle mani di un avvocato, che, sulla scorta anche della semplice dichiarazione verbale dell’azienda, potrebbe diffidarla dal mettere in atto il preannunciato licenziamento.
      Pier Paolo Sposato
      Consulente Risorse Umane

  126. Sabrina ha detto:

    Dott. Sposato,

    la ringrazio infinitamente per le sue conclusioni e consigli, mi è stato molto utile

  127. fiorenzo ha detto:

    buon giorno, sono Fiorenzo nato nel 1955 in mobilita’ dal 2008, 40anni di contributi a maggio 2011, visto il continuo parlare di pensioni di anzianita’ che andrebbero penalizzate volevo sapere
    quanto e’ il divario dal passaggio dal metodo retributivo (in teoria quello mio attuale) a un eventuale calcolo con il contributivo a fronte di uno stipendio annuo di 30000 euro, quanto
    potrebbe essere la perdita?

    buona giornata Fiorenzo

    • Pier Paolo ha detto:

      Fiorenzo,
      avendo maturato il diritto alla pensione con il maggio di questo anno e volendo anche considerare l’eventuale slittamento di 3 mesi, dunque ad agosto 2011, non credo che qualunque disegno di legge sia retroattivo, per cui non dovresti porti il problema. In ogno caso io non ho i software per fare i calcoli sul valore delle pensioni; ti suggerisco di rivolgerti a qualche patronato sindacale, poiché loro potrbbero avere i programmi computerizzati per fare questi confronti.
      Pier Paolo Sposato
      Consulente per la gestione delle Risorse Umane

  128. Sabrina ha detto:

    Buonasera Dott. Sposato,

    scusi se la importuno, sono sempre Sabrina, ma c’è un’altro dubbio che mi attanaglia, dopo la scadenza della maternità l’azienda mi ha messo in ferie “le devi fare perchè ne hai tante” mi è stato detto…ma se io non avessi voluto? Non era il caso che, visto che mi lasceranno a casa, mi facessi fare una lettera scritta?

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che l’azienda non può mettere in ferie i dipendenti contro la loro volontà, se non nei periodi di totale chiusura aziendale (vedi ad esempio chiusure estive e natalizie), tieni presente le seguenti considerazioni:

      1. le leggi affermano che le ferie vanno godute e non possono essere più monetizzate come una volta. Due settimane andrebbero usufruite nell’anno di maturazione e le successive 2 entro e non oltre 18 mesi dalla fine dell’anno di maturazione.
      2. le ferie residue possono essere monetizzate solo a seguito dell’interruzione del rapporto di lavoro ed é forse per questo che ti é stato chiesto di utilizzarle. Devi dunque controllare se, non utilizzandole, perderesti giorni di ferie, ma, in caso contrario, l’azienda non ti può obbligare di stare in ferie.

      Nelle tue precedenti comunicazioni non mi hai spiegato se l’azienda sta adottando procedure di mobilità che coinvolgono anche altri dipendenti, poiché se le azioni messe in atto sono solo verso la tua persona, ti consiglio nuovamente di rivolgerti ad un avvocato o al sindacato se esiste la rappresentanza aziendale.

  129. Sabrina ha detto:

    Gentile Dr. Sposato potrei contattarla via mail privata così le spiego meglio?

  130. dario ha detto:

    salve sono un operaio nel settore chimico lavoro in una azienda che attualmente ha aperto una procedura di cgis per 47 dipendenti dal 10-07-2011 per 12 mesi,mi chiedevo se potevo chiedere la mobilità volontaria anticipata?grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Dario, se ho capito bene, tu vorresti andare in mobilità anche se non sei compreso tra i 47 dipendenti posti in cigs; é così?
      Le aziende, in genere, accettano quasi sempre chi si propone volontariamente di andare in mobilità, a meno che non considerino la tua posizione necessaria al proseguimento delle attività e non abbiano alcun collega con cui sostituirti.
      Pier Paolo

  131. mimmo ha detto:

    salve io sono domenico di bari e lavoro con una ditta di venezia ,assunto a venezia e da 6 anni trasfertista ad ancona in un cantiere navale dopo 6 anni mi ha riassorbito in sede senza previleggio ne trasferta ne vitto e alloggio con stipendio base avendo casa e famiglia giu adesso mi ha fatto una proposta ho venga a venezia ho accetta un incentivo d uscita ……..come calcolo la somma dovuta d uscita………………….mi aiuti lei grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Mimmo, non esiste una legge che stabilisca il sistema di calcolo per l’incentivo all’esodo, poiché la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é una trattativa privata tra azienda e dipendente, per cui ogni cifra va bene se c’é l’accordo tra le parti. Io do a tutti lo stesso suggerimento; dovete calcolare quanto tempo prevedete di impiegare per trovare una nuova opportunità di lavoro e chiedere un numero di mensilità che vi copra per quel periodo, altrimenti vi trovereste senza alcun reddito. Visto le tue mansioni e la tua residenza sarà facile o molto difficile trovare un nuovo lavoro; prevedi che ci vorranno 6 mesi, un anno o più per avere un contratto di lavoro? Basati su questi ragionamenti per fare la tua proposta all’azienda.
      Pier Paolo.

  132. Ileana ha detto:

    Buon giorno Pier Paolo,
    è stata una vera fortuna trovare il suo sito proprio ora che mi sto trovando a dover risolvere in modo forzato una situazione molto spiacevole, dopo anni di mobbing.
    Lavoro per una multinazionale da 160 miliardi di dollari (valore per poterla acquistare) multinazionale americana nel settore IT.
    Mi trovo in questa azienda dopo una recente acquisizione e la corporate ha deciso di fare lo switch off del reparto (8 persone) salvando il manage (non dirigente)
    , mansione da me ricoperta 1 anno fa.

    Hanno deciso 1 settimana fa di fare un bando di incentivo all’esodo senza mobilità con un periodo di preavviso di 4 mesi e si aspettano che tutti accettino entro
    il 31 gennaio perchè con i 4 mesi di preavviso chiuderebbero il tutto alla chiusura del loro fiscal year, il 31 maggio 2012.
    Lavoro in questa azienda da 21 anni e 8 mesi , l’azienda in Italia ha 1600 persone con il 70% in ruolo dirigenziale.
    Il bando esce il 12, 13 dicembre cioè lunedì o martedì prossimo…

    Non hanno intenzione, nonostante l’annuncio di nuove assunzioni di ricollocarci (ho mandato diverse risposte ad inserzioni interne, sena alcuna risposta )

    Le domande sarebero davvero tante..

    1) i sindacati non possono intervenire , così hanno detto loro in quanto l’uffico del personale ha vitato loro di intervenire….ormai hanno deciso tutto.
    Anzi, i sindacati hanno suggerito alle 13 persone che riceveranno il bando nominale (non viene inviato all’azienda…) di pensarci bene perchè sarebbe
    difficile sostenere una situazione di pressione per la mancanza di lavoro a lungo e rischieremmo di ammalarci e far soffrire i nostri cari.

    2) Sembra che nel mio caso propongano 18 mesi +8+ 4 di preavviso (VII livello contratto metalmeccanico )

    3) Ho ancora 20 giorni di ferie , posso farle prima di firmare ?Non voglio farmele pagare in assoluto !!!

    Ho 42 anni , un coniuge a carico (ha appena perso il lavoro )

    Lei cosa farebbe , qualil passi ??? Mi da qualche consiglio

    Non so davvero come poterla ringraziare , spero che lei mi risponda prima di lunedì 12 ….lo spero proprio !!! Un caro saluto e grazie lei sta aiutando davvero tutti noi !!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Valutare certe situazioni da lontano é sempre molto difficile; lei mi racconta cose a cui si stenta a credere. Io non sono, certamente, un sindacalista, ma se una multinazionale intende attuare, in questo momento di crisi, una ristrutturazione senza seguire le procedure previste dalla legge e non dandosi disponibile a negoziare con i sindacati, questi dovrebbero mettere in atto tutte le azioni possibili a protezione dei dipendenti. Lei mi parla di bando, ma credo si riferisca alla proposta di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo. Premesso che se rifiutate, l’azienda dovrà, se vorrà, procedere con licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, avete analizzato la possibiltà di rivolgervi ai sindacati provinciali, visto che quelli interni sembrano succubi dell’azienda, o tutti insieme ad un avvocato di fiducia, che possa verificare se l’azienda ha i presupposti per effettuare tale ristrutturazione e, in caso positivo, se nei licenziamenti rispetterà i criteri previsti dalla legge?
      Detto questo un incentivo all’esodo di 26 mesi (mi spiega cosa significa 18 + 8 ) é di tutto rispetto, fatto salvo il problema che, senza mobilità e a 42 anni, trovare una nuova opportunità professionale potrebbe essere molto, molto difficile.
      Pier Paolo Sposato
      Amministratore del blog

      • Ileana ha detto:

        Salve Pier Paolo, grazie per la risposta veloce. Lunedì o martedì prossimo esce il piano d’incentivo, mi piacerebbe lei lo leggesse e con la sua esperienza mi piacerebbe tanto mi dicesse cosa farebbe lei al mio posto.Davvero un grazie infinito !!Ileana

  133. Silver ha detto:

    Buonasera Pier Paolo,
    purtroppo anche io mi trovo a dover richiedere la Sua consulenza. Lavoro nel settore del Turismo e dal 2009 sono in CIGS straordinaria. L’azienda, visto lo scadere della CIGS al 31/12, mi ha proposto un incentivo all’esodo con rinuncia al preavviso di 25,000 Euro lordi.
    Mi domando quale sia il giusto ammontare di questo incentivo, dai suoi calcoli dovrebbe essere di circa 29,000 Euro, percependo un lordo di Euro 3001 al mese, avendo 41 anni e 4 di anzianità
    Inoltre non avrò nè mobilità nè disoccupazione, giusto?
    Bisogna anche valutare che alla mia età non sarà molto facile trovare una nuova occupazione…
    La ringrazio per i consigli che potrà darmi.

    • Pier Paolo ha detto:

      Il calcolo dell’incentivo é frutto di transazioni tra aziende e dipendente, eventualmente mediate dai sindacati, per cui non esiste una regola di calcolo che vale in tutti i casi. La mobilità le spetterebbe, se farà parte degli accordi con i sindacati; certo che 25.000 euro lordi senza l’ingresso in mobilità può essere una somma insufficiente per gestire il periodo che le occorrerà per trovare una nuova opportunità di lavoro.L’indennità di disoccupazione dovrebbe spettarle se l’azienda prima le invierà una formale lettera di licenziamento e poi trasformerà, con il suo accordo, il licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. E’ questo però un aspetto che deve assolutamente controllare con l’INPS poiché non é sempre chiaro il loro atteggiamento.
      Pier Paolo Sposato
      Amministratore del blog

  134. eva ha detto:

    buonasera,
    avrei bisogno di un informazione, un azienda ha messo un annuncio in internet dicendo che la retribuzione è di 800 euro più gli incentivi…ma questi incentivi cosa sono? mi scusi per l’ignoranza !!
    e grazie per la risposta che potrà darmi

  135. Paolo ha detto:

    Salve, sono un lavoratore che al 31/12/2011 avra 38 anni e tre mesi di contributi,ora l’azienda mi sta obbligando ad accettare dall’inizio del 2012 l’entrata in mobilita di tre anni assicurandomi che al termine(01/01/2015) avro la pensione con le vecchie regole ,avendo fatto nel 2009 un’accordo con sindacati per la messa in mobilità come azienda in crisi. Secondo voi posso crederci?

    • Pier Paolo ha detto:

      Non mi é possibile risponderti con certezza, perché bisognerbbe leggere i termini dell’accordo; se ad esempio era per la cigs poi trasformata in mobilità avrei dubbi su fatto che rientrerebe nel decreto Monti, ma sopratutto che validità temporale aveva. Rivolgiti immediatamente ai sindacati firmatari dell’accordo e ricordati che nessuno ti può obbligare ad andare in mobilità, se non sono rispettati i criteri per la messa in mobilità o se le nuove leggi cambiano in maniera determinante la data del previsto pensionamento.

  136. marcoli ha detto:

    ho intenzione di impugnare davanti alla commissione di conciliazione la risoluzione consensuale avvenuta con cessazione il 30 giugno.
    ho firmato l’atto con l’azienda ma non di fronte alla commissione di conciliazione, nel documento ci sono riportate le solite parole tipo , nessun evento o fatto può modificare l’accordo sottoscritto, che io accetto alle condizioni e norme attive al momento.
    ho già inviato lettera r.r. all’azienda chiedendo la revisione dell’accordo per il motivo che io ho firmato in quanto maturo 40 anni entro i 2012 e anche se sono stato autorizzato al pagamento dei contributi volontari a luglio, non ho la sicurezza matematica di rientrare nei beneficiari, e anzi potrei trovarmi la sorpresa che mi negano la domanda di pensione e sono costretto ad aspettare altri 2 anni e mezzo senza lavoro, senza soldi per pagare i contributi e vivere, ho 57 anni ed lavoravo in una grossa azienda con migliaia di dipendenti che non è mai stata in crisi,io firmato sicurissimo con le vecchie norme.la domanda mia è molto semplice posso impugnarla per questo grave motivo o sono perdente in partenza?
    ti ringrazio tantissimo per l’aiuto enorme che dai a tutti noi che leggiamo il tuo blog.
    marcoli

    • Pier Paolo ha detto:

      Non é semplice valutare le possibilità di successo dell’impugnazione, in quanto, a mio parere che non sono avvocato, si dovrebbe arrivare a dimostrare la cattiva fede dell’azienda, la quale, con il suo operare ti avrebbe condotto a trarre delle conclusioni errate. Vista la posta in gioco e dovendo comunque affidarti ad un avvocato, credo sia saggio chiedere una consulenza in tal senso, sulla scorta della lettura del verbale di conciliazione. Bisognerebbe fare subito anche il controllo della RR che hai inviato; se può essere vista già come un’impugnazione dell’atto saresti a posto, altrimenti il termine di 6 mesi ti scade il 30 Dicembre.
      Pier Paolo

  137. ale ha detto:

    Buonasera e auguri di buon anno!
    Le chiedo solo alcuni chiarimenti:

    - dal sito Inps i primi 12 mesi di mobilità sono calcolati al 100% lei li calcola all’80%
    (http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5807)
    - l’indennità di preavviso, sempre seguendo l’esempio, perchè è stata calcolata su 1600€ e non su 1400€?
    - ultima cosa, la più importante. Nel sud Italia, come ben saprà, la mobilità dura 24 mesi, nel suo esempio e incrociandolo con la mia situazione non mi tornano i conti, le spiego mobilità 24 (i primi 12 al 100%) + eventuale indennità di preavviso il saldo è negativo, ovvero, 21.000€ di incentivo meno 3000 di indennità preavviso -meno 21600 di mobilità per 24 mesi il risultato è una cifra col segno meno. Altra cosa a completamento,quindi l’incentivo all’esodo non è MAI cumulabile con la mobilità, anche nominando l’incentivo in altro modo tipo buono uscita?? Grazie per quello che fa per tutti noi.

  138. ale ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo, felice 2012!
    Alcuni chiarimenti sull’esempio.
    Nel mio caso lavorando in una regione del sud la mobilità è pari a 24 mesi e seguendo il suo calcolo mi troverei in negativo le spiego: incentivo all’esodo 21.000 ,meno 3.000 di indennità di preavviso meno 21.600 di mobilità a 24 mesi il risultato è che non mi spetta nulla d’incentivo!?
    Se può dirmi nel mio caso come procedere al calcolo.
    Nell’esempio poi non ho capito perché il calcolo viene fatto sull’80% dello stipendio perché sul sito INPS vi è scritto che i primi 12 mesi di mobilità sono al 100%. Altra cosa, perchè nell’indennità di preavviso il calcolo è fatto su 1600€ e non su 1400€?
    In conclusione la mobilità e l’incentivo all’esodo non sono MAI cumulabili?Non vi è un modo per prendere sia 24mesi di mobilità sia l’offerta economica dell’azienda? Ultima cosa avendo uno stipendio accessorio derivante da altra azienda pari a 6000€ annui cosa succede nel calcolo economico della moblità e dell’incentivo all’esodo?Grazie 1000 per quello che fa perer tutti noi!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che l’indennità di mobilità é pari, il primo anno al 100% del 80% dello stipendio e, dal secondo anno, al 80% di quanto ricevuto il primo anno, non posso verificare i calcoli che ha fatto se lei non mi dice che stipendio percepisce.
      Lo stesso vale per l’incentivo; 21000 € le sono stati offerti dall’azienda o li ha ricavati dalla mia tabella?
      L’indennità di preavviso é sempre leggermente più alta dello stipendio mensile.
      Ricordo anche a lei che l’incentivazione all’esodo é una trattativa tra privati e, pertanto, qualunque accordo si raggiunga é valido; ciò significa che, volendo, incentivo e mobilità potrebbero essere cumulabili.
      Lei infine mi fa presente di avere uno stipendio accessorio da altra azienda; ciò non influisce sugli accordi per l’incentivo e la mobilità se non esiste alcun collegamento tra l’azienda A e l’azienda B.

  139. Gianfranco ha detto:

    Ho 51 anni ( li compio il 9 gennaio ) sono a casa da luglio in cassa integrazione fino a fine gennaio poi l’accordo con la mia azienda era di andare in mobilita’ ( sono metalmeccanico c’era gia’ accordo con governo fatto nel 2009 dalla mia ditta ) e’ una grande ditta con diverse sedi nel mondo per costruzione tubi per petrolio e cosi via.
    ho 38.5 anni di contributi ( compreso 7 anni legge su amianto ) mi puo’ dire con quanti anni di contributi posso andare con la nuova riforma? ma per noi rimane valido accordo fatto 2009
    oppure no so che ho diritto ha 3 anni di mobilita’ grazie della sua risposta.
    ma perche’ nel mezzogiorno hanno il doppio di noi di permanenza in mobilita’ ?

    buona giornata
    franco

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Gianfranco,
      lei mi pone una domanda difficile, perché non conosco i termini dell’accordo firmato dalla sua azienda: Cassa Integrazione e Mobilità sono due ammortizzatori sociali diversi, per cui l’accordo di andare in mobilità a gennaio 2012 potrebbe non rientrare in quelli che la nuova riforma considera come validi per andare in pensione con i vecchi criteri. Le suggerisco di contattare immediatamente i sindacati firmatari dell’accordi aziendale e sentire il loro parere.
      Se accetta la mobilità, li ha diritto a 3 anni; per i lavoratori del mezziogiorno é previsto un massimo di 48 mesi, poiché si ritengono svantaggiati rispetto alle altre regioni italiane.

  140. Gianfranco ha detto:

    Sono Gianfranco dimenticavo di farle gli auguri di buon anno e di ringraziarla per la risposta
    grazie di cuore

  141. Gianfranco ha detto:

    Buonasera sono Gianfranco la mia ditta e’ la Tenaris Dalmine ( penso possa fare il nome della mia ditta ) il sindacato , e la Ditta hanno siglato un accordo con il governo per esubero di circa 450 persone
    di tutte le ditte che Tenaris ha in Italia di cui 250 in Dalmine dovevo gia’ essere in mobilita’ da luglio 2011 invece ho fatto cassa fino ha fine gennaio per poi andare in mobilita’ da febbraio
    secondo lei l’accordo siglato e’ ancora valido ? se no io ho 38,5 anni di contributi , avrei dovuto arrivare fino a 40 ( piu’ la famosa finestra ) ora?
    la ringrazio sentitamente per questa risposta e per la precedente
    grazie mille
    buona serata

    • Pier Paolo ha detto:

      Gianfranco,
      stante l’art. 14 della riforma Monti, lei dovrebbe andare in pensione con i vecchi criteri. Lei dovrà inoltre informarsi preso l’INPS se potrà usufruire del prolungamento della mobilità sino alla data del percepimento della pensione. A fine Novembre il Ministro Fornero ha firmato un decreto per il prolungamento della mobilità per tutti quei dipendenti che, a seguito dello slittamento delle finestre avrebbero dovuto attendere 12 o più mesi dopo la maturazione del diritto alla pensione. Legga la circolare della Direzione INPS.
      Ritengo lei possa rientrare nei casi citatti ma, ribadisco si rivolga all’INPS per avere conferma.

  142. gabriele ha detto:

    buongiorno.
    Sono stato licenziato al 1Dicembre e sulla lettera di licenziamento c’è scritto che ero esonerato al prestare servizio per il periodo contrattuale di preavviso “in luogo al quale avrei avuto una compensazione sostitutiva”. A dicembre ho ricevuto la busta paga di novembre con le variabili di ottobre e poi la tredicesima.
    Oggi mi aspettavo di ricevere la busta paga del mese di “dicembre” di “preavviso” che non ho lavorato e invece mi è stato detto la busta paga del mese di dicembre aveva solo le variabili di novembre ed era quindi in negativo e che riceverò il mese prossimo al 10 febbraio il mio tfr e che il preavviso non mi spetta perchè nella lettera di licenziamento vi avevo rinunciato. (?!?!?)
    La mia domanda è:
    L’indennità sostitutiva per il preavviso viene data insieme al tfr forse? è legale che mi diano tfr a febbraio quindi 2 mesi dopo il licenziamento?

    • Pier Paolo ha detto:

      Non conoscendo il tenore della lettera di licenziamento, che immagino avrai firmato per ricevuta, posso confermarti che:

      1. se é stata l’azienda ad esonerarti da lavorare il periodo il preavviso, ti deve pagare l’indennità di preavviso, con le competenze di fine rapporto e non con il tfr. Prova a mandare immediatamente una RR, intimando all’azienda di pagarti entro 15 gg. Questo, ovviamente, se tu involontariamente o ingannevolmente non hai firmato in qualche modo la rinuncia.
      2. il tfr può, in effetti essere pagato anche dopo un certo periodo, ma se non dovessi vedere niente anche a febbraio, dovrai, purtroppo intervenire con un legale.
      • gabriele ha detto:

        ok. cito testualmente dalla lettera di licenziamento: “la esoneriamo dal prestarci il periodo cntrattuale di preavviso in luogo del quale leverrà corrisposta la prescritta indennità sostituitiva.”.
        che non mi sembra una rinuncia al preavviso, anzi… mi pare che significhi che mi spetta una mensilità. Quello che non capisco è perchè nella busta paga di oggi in realtà lo stipendio di dicembre sia stato “stornato” e la busta paga portata a (meno) 10 Euro.
        E mi è stato detto che la prossima busta conterrà il tfr. Vorrei solo capire se è normale che l’ indennità sostitutiva venga pagata nell’ultima busta paga insieme al tfr oppure no.
        Inoltre ci sono dei TEMPI LIMITE in cui mi dovrebbero pagare il TFR? Licenziato con decorrenza 1/12/2011 è passato 40 giorni e se i pagano a febbraio significa che mi danno il tfr a circa 75 giorni dal licenziamento… cosa mi consiglia di fare? aspetto di andare dai sindacati la prossima settimana e vedo cosa mi dicono? domani manderò lettera di impugnazione del licenziamento come mi avevano detto già i sindacati quando ero andato al mese scorso.
        (non centra molto col tfr ma ciliegina sulla torta… ho scoperto che hanno preso una nuova persona a lavorare in ufficio… bizzarro visto che sono stato licenziato per giusta causa per esubero di personale e crisi del settore…) oggi mi rode un pò…

      • Pier Paolo ha detto:

        Confermo che, stante lo scritto, le spetta il pagamento dell’indennità di preavviso e questa le doveva essere pagata con le competenze di fine rapporto (ultimo mese lavorato, ratei di tredicesima, ferie non godute, indennità di preavviso).
        Il Tfr richiede più tempo, poichè l’amministrazione del personale ha bisogno di conoscere l’aggiornamento ISTAT del costo del lavoro, del mese in cui si é interrotto il rapporto, per fare tutti i calcoli; a febbraio comunque non avrebbero più scuse per non pagarlo.
        Le suggersico, infine, di effettuare l’impugnazione del licenziamento, con l’assistenza di un legale sindacale o di sua fiducia, poiché solo loro potranno valutare se esistono i presupposti o meno.

  143. Gabriella ha detto:

    firmerò a breve la risoluzione consensuale del mio rapporto di lavoro con un’azienda. Mi daranno una cifra netta come incentivo al’esodo. sull’incentivo all’esodo matura TFR? L’azienda pagherà i contributi e le imposte come una busta paga normale , o non maturerò neanche i contributi e l’azienda quindi non sraà tenuta a versarli ? Mi hanno parlato anche di risarcimento danno, cosa cambia in tal caso?.Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      L’incentivo all’esodo é considerata somma soggetta a tassazione separata; su di essa non matura il tfr ne vengono versati contributi. Sulla cifra lorda viene applicata una tassazione che in percentuale é pari a quella che verrà applicata sul suo TFR.
      Il risarcimento del danno, presuppone che esista una vertenza tra lei e l’azienda, per motivi che lei non spiega, ma ciò é una forma completamente diversa dall’incentivo all’esodo. Il risarcimento del danno é sottoposto ad un regime fiscale diverso da quello del TFR.

  144. luciano ha detto:

    siamo 2 ex dipendenti che hanno lavorato presso un’azienda con 95 dipenedenti sino al giorno 28 dic 2011 improvvisamente alla fine delle 8 ore lavorative venivamo licenziati per giustificato motivo oggettivo praticamente chiusura del reparto io sono anche delegato esterno RSU non mi sembra si siano comportati in maniera corretta , licenziati senza preavviso e la giustificazione dei titolari inadeguata mancanza di lavoro e chiusura del reparto ( anche perchè è venuta l ASL e ha riscontrato parecchie irregolarità i titolari hanno pensato bene di chiudere e licenziare cosi evitano ulteriori danni all’azienda – ovviamente abbiamo impugnato il licenziamento ma vorremmo da lei un’ulteriore chiarimento e capire se sussiste la possibilità di un reintegro cordialmente ringraziamo e restiamo in attesa di cordiale responso

    • Pier Paolo ha detto:

      Un’azienda, con più di 15 dipendenti dovrebbe adottare il licenziamento collettivo in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro, mentre il licenziamento individuale plurimo é adottabile quando la riduzione del personale é motivata da ragioni inerenti l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro e il regolare funzionamento di essa.
      L’azienda, in questo secondo caso, può adottare dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nel caso appunto voglia chiudere completamente un unità produttiva, un reparto un ufficio; é ovvio che, tutti i dipendenti di quel reparto devono essere licenziati senza lacuna distinzione di età, carichi di famiglia, anzianità aziendale.
      L’impugnazione del licenziamento dovrà essere fatta se l’azienda non ha rispettato queste condizioni ed in caso di condanna, il giudice può disporre per il reintegro del dipendente, avendo l’azienda più di 15 dipendenti.

  145. Claudio ha detto:

    Buongiorno,
    volevo gentilmente chiedere una delucidazione,riguarda la monetizzazione totale di un ipotetica proposta di incentivo all’esodo,nel mio caso sono un lavoratore metalmeccanico di una grande azienda, a tempo indeterminato, con 38 anni di servizio e 53 anni di età.
    Grazie mille
    Claudio

  146. Pier Paolo ha detto:

    Lei oggi deve tenere conto delle nuove leggi sulle pensioni; a meno che non abbia pronta una nuova opportunità professionale, ha calcolato quanti anni dovrebbe aspettare prima di ricevere la pensione? Nel migliore dei casi dovrebbe trovare un’altro lavoro per raggiungere 42 anni di contribuzione o nel peggiore andare in pensione a 66 anni. Sappia che le aziende, ben difficilmente erogano incentivi all’esodo superiori alle due annualità di stipendio.

    • Claudio ha detto:

      In effetti dovrei andare in pensione a Gennaio 2017 ma esisterebbe anche l’ipotesi di utilizzo della mobilità ( in virtù di un accordo valido ante decreto Fornero ) che forse mi permetterebbe di raggiungere la soglia richiesta per la pensione.
      Secondo lei è fattibile ?

      • Pier Paolo ha detto:

        Se la procedura aperta dall’azienda é ante decreto Fornero lei potrebbe certamente, andando in mobilità, accedere al pensionamento con i criteri validi al momento in cui fu aperta la procedura.

  147. Cesare Scacco ha detto:

    egr. Pierpaolo Sposato
    nel complimentarmi per il suo interessante forum le espongo i miei problemi,
    sono un ex lavoratore del settore chimico di un’azienda in provincia di frosinone (lazio)nato il31/01/1956 che ha maturato(tra cig,malattia ecc.)36 anni di contributi a maggio 2011.a febbraio 2011 l’azienda per cessazione attività ha sottoscritto presso la regione lazio con le parti sociali, un accordo che prevedeva 1 anno di cigs e quindi a febbraio 2012 licenziamento e mobilità per 40 persone (per noi dovrebbero essere 48 mesi).con le vecchie leggi il sottoscritto avrebbe maturato 40 anni nel maggio 2015,adesso invece con Monti cosa mi succederà?In base all’accordo andro’ con le vecchie leggi o con la nuova(42 anni e 7 mesi) ? E ancora un’ultima domanda : poiche nei 40 anni sono inclusi molti anni figurativi è vero che per il pensionamento sono validi non più di 5? La ringrazio per la cortese attenzione,saluti.Cesare.
    25/01/2012

    • Pier Paolo ha detto:

      Cesare, lei dovrebbe andare in pensione con i vecchi criteri; la vecchia legge prevedeva la maturazione del diritto con 40 anni di contribuzione e nello specifico l’INPS faceva presente che “si può andare in pensione a prescindere dall’età se si possiede un’anzianità contributiva di almeno 40 anni. In tale ipotesi, se il requisito minimo dei 35 anni di contribuzione effettiva è stato raggiunto, si utilizza anche la contribuzione figurativa per disoccupazione e malattia. Dunque devi fare questo controllo dopo aver sommato i 4 anni di mobilità. In effetti ocorre raggiungere i 40 anni e 3 mesi per l’aggiunta sulle aspettative di vita, che verranno applicate dal 2013, e il percepimento della pensione avverrà 12 mesi dopo aver maturato il diritto.

      • cesare scacco ha detto:

        scusi la mia ignoranza in materia ma puo spiegarmi cosa si intende (come mi ha risposto sopra) per “disoccupazione” è la disoccupazione speciale (6 mesi) oppure è l’insieme di CIG,CIGS e mobilità ordinaria?grazie per la cortese attenzione.
        Cesare Scacco
        01/02/2012

      • Pier Paolo ha detto:

        Buonasera Cesare,
        ma non riesco a comprendere la sua domanda,poiché nella mia risposta del 27 gennaio io non accennavo alla disoccupazione. Mi può chiarie quandi dice ” come mi ha risposto sopra”?

      • cesare scacco ha detto:

        cesare scacco
        02/02/12
        sign Pierpaolo,buon giorno
        nella mia precedente domanda mi riferivo alla frase da lei scritta il 27 gennaio ” se il requisito minimo di 35 anni di contribuzione effettiva è stato raggiunto,si utilizza anche la contribuzione figurativa per DISOCCUPAZIONE e malattia”.Io vorrei capire se la contribuzione figurativa è data da malattia,cig,cigs ,mobilità,infortunio,servizio militare, oppure da periodi di non occupazione,cioè iscritto all’ufficio di collocamento in attesa di lavoro.grazie ancora una volta.saluti.

      • Pier Paolo ha detto:

        La contribuzione figurativa data da tutte le situazioni da lei descritte, ma non nei periodi di iscrizioni alle liste di collocamento. Le fornisco i riferimenti normativi

  148. Alessandra ha detto:

    Buonasera vorrei chiederle una informazione: sull’incentivo all’esodo i sindacati possono chiedere una percentuale del 7% su tali somme, capisco che è un accordo stipulato da loro e non sono iscritta, ma non sembra vessatorio, anche perchè richiedono il pagamento alla firma del contratto prima che venga pagato l’incentivo
    Grazie della gentile urgente risposta.

  149. giorgio ha detto:

    BUONGIORNO,HO INTERROTTO IL RAPPORTO CON LA MIA AZIENDA IL31-03-2010 E POSTO IN MOBILITA ALLA PENSIONE,SETTEMBRE 2011+VECCHIA FINESTRA =DIRITTO A PENSIONE 40 ANNI 01-01-2012.NON ESSENDO UN SALVAGUARDATO DEI 10000 PRESUMO ANDRO IN PENSIONE A OTTOBRE 2012,CON PROSEGUIMENTO DELL’INDENNITA DI MOBILITA DI EURO 800.LA MIA DOMANDA E’ QUESTA,QUANDO HO FIRMATO L’ACCORDO MI E’ STATO LIQUIDATO UN’INCENTIVO ALL’ESODO PARI AI MESI CHE MI MANCAVANO ALLA PENSIONE ORA I MESI SI SONO ALLUNGATI E NON DI POCO,MI CHIEDO SE LA MIA DITTA DEBBA IN QUALCHE MANIERA FAR FRONTE A QUESTA SITUAZIONE. E’ POSSIBILE SAPERE QUALCHE COSA SU QUELLE PERSONE FUORI DAI 10000 IN MOBILITA’? grazie mille!!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Sono certo che la sua ex ditta non interverrà per far fronte a questa nuova situazione, a meno che ciò non fosse specificatamente previsto nell’accordo firmato. Per le persone che non sono rientrati nel gruppo dei 10.000, vale quanto previsto nel messaggio 22673 dell’INPS

      • giorgio ha detto:

        LA RINGRAZIO DI CUORE,MA VORREI UN PARERE SUL FATTO CHE NON SI SIA FATTA UNA COSA EQUA NEL (SCEGLIERE)10000 PERSONE SU 30-4O000 SOGGETTI NELLE STESSE CONDIZIONI,GRAZIE DI NUOVO!!!

  150. luca ha detto:

    Buon giorno sono un quadro di un azienda multinazionale commerciale in Italia con 130 dipendenti.
    Il 28 di Dicembre mi è stata presentata la lettera di licenziamento, con motivo oggettivo di non raggiugimento del budget prospettato all’inizio dell’anno rispetto altri miei colleghi. Non ho ancora impugnato il licenziamento, perchè l’azienda vuole trovare un accordo..tenendo presente che mi ha già pagato nel 2011 Tfr 4 mesi di preavviso, ferie, permessi, etc..Ora mi è stata prospettata un incentivo all’esodo, una clausola di non concorrenza per un anno di 68000 euro lordi, con una tassazione separata al 25,06 % (quindi 50000 euro netti all’incirca). ho due domande, questa percentuale del 25% è quella assoggetta all’Irpef? se mi viene erogata qui a febbraio nel 2012, come mi devo comportare con il 730 nel 2013? mi fa reddito con un eventuale nuovo lavoro? quindi deve essere di nuovo tassata? se sì come..? Inoltre se non trovo l’accordo la impugnazione (come documento formale) del licenziamento (60 giorni) posso farla direttamente io o devo rivolgermi ad un legale per questo? Grazie. Saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Gli incentivi all’esodo sono integralmente assoggettati ad imposta.
      Le somme sono soggette a tassazione separata con applicazione dell’aliquota utilizzata per la tassazione del TFR. Attenzione però perché secondo un orientamento giurisprudenziale l’esclusione delle somme incentivanti dalla retribuzione imponibile non si applica nel caso di singola risoluzione consensuale, preceduta dalla manifestazione della volontà datoriale di risolvere unilateralmente il rapporto e dalla richiesta del lavoratore di una somma quale condizione per la risoluzione concordata.
      Se decide per l’impugnazione del licenziamento, le consiglio di affidare il suo caso ad un legale; la lettera di licenziamento va analizzata da un legale, poiché la motivazione potrebbe essere contestata, anche se c’é una sentenza recente basata sullo stesso principio.

      • luca ha detto:

        Quindi lei mi dice che se siamo stati licenziati(come in questo caso 4) non si può escludere la somma incentivante dalla retribuzione imponibile, quindi non basta la tassazione separata al 25%, devo pensare che avrò altre decurtazioni nel 2013?
        per l’impugnazione intendevo solo per la lettera, se potevo scriverla io,poi farò seguire tutto da un legale per l’iter burocatrico e processuale, la posso fare?
        grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Le ho riferito di un orientamento giurisprudenziale per cui, in effetti, se avesse tempo, bisognerebbe consultare un commercialista, in quanto é poi determinante l’interpretazione dell’agenzia delle entrate. Le suggerisco di far scrivere l’impugnazione subito da un legale, poiché va modulata in funzione del tenore della lettera di licenziamento.

  151. luca ha detto:

    Buon giorno, sono sempre Luca Mi scusi Dr.Sposato ho un altra domanda da farle, le vorrei chiedere in merito alla mia e-mail precedente se ho diritto all’indennità di disoccupazione da parte dell’Inps quando poi farò l’accordo economico con l’incentivo all’esodo o ne ho diritto solo per i mesi (in questo caso due) dove non ho ricevuto i soldi dell’incentivo, però ho già avuto 4 mesi di preavviso non concesso pagati nel 2011? Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Anche questo aspetto é controverso, date le diverse interpretazioni date talvolta dall’INPS; dal mio punto di vista se lei é stato licenziato (conservi la lettera) e dopo raggiunge un accordo di risolvere cosnsensualmente il rapporto di lavoro con incentivazione, le spetta l’indennità di disoccupazione per tutto il periodo previsto dalla legge a decorrere dalla data del licenziamento.

  152. leonardo ha detto:

    sono dipendente di una azienda metalmeccanica sono stanco delle situazioni aziendali e vorrei chiedere la mobilità volontaria cosa occorre per richiederla

    • Pier Paolo ha detto:

      La mobilità volontaria presuppone che l’azienda abbia aperto o intenda aprire una procedura di mobilità. Una seconda alternativa é che lei tenti di ottenere una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivazione all’esodo.

      • leonardo ha detto:

        come faccio a calcolare l,incentivo all’esodo dato che ho 39 anni età 5 anni anzianità e ho 1 moglie e 2 figli a carico

  153. leonardo ha detto:

    mi potrebbe dire che indennizzio mi spetta se accetto la mobilità volontaria .ho 39 anni e da 5 sono alle dipendenze di un’azienda metalmeccanica ho a carico moglie e 2 figli. sto valutando questa situazione dato che l’azienda e da un bel pò che è in crisa .

    • Pier Paolo ha detto:

      Leonardo, la procedura a cui ti riferisci é l’accettazione di risolvere il rapporto di lavoro per entrare in mobilità a fronte della disponibilità aziendale di offrire un incentivo all’esodo. Se la mobilità é stata concordata dai sindacati, loro stessi stabiliscono con l’azienda delle somme come incentivo; in caso contrario il tutto si risolve con una trattativa privata tra azienda e dipendente, poiché non esistono leggi in tal senso: sei tu che devi valutare quale somma ti sarebbe necessaria per trovare un’altra opportunità professionale e contemporaneamente continuare a mantenere la tua famiglia. Stai attento perché oggi trovare un nuovo lavoro può richiedere molto tempo.

  154. beatrice ha detto:

    Salve,
    sono una mamma di 44 anni con 2 figli a carico, l’azienda per cui lavoro mi ha fatto capire che sono diventata una figura in piu’ dopo circa 24 anni di lavoro. La nuova proprietà vorrebbe sbarazzarsi di me quindi mi ha proposto la mobilita’ con una buonuscita di 6 mensilita’ + 4 mesi di preavviso.
    Dai calcoli che ho fatto a me pare che mi debbano dare di piu’ quindi le chiedo un consiglio.
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      L’incentivo all’esodo, che lei chiama buonauscita, non é regolato da leggi o contratti, ma é parte della libera negoziazione tra azienda e dipendente. Lei non mi dice se la sua azienda ha più di 15 dipendenti e se la procedura di mobilità é stata concordata con le organizzazioni sindacali o meno. Senza questi dati é impossibile darle un consiglio.

      • beatrice ha detto:

        SALVE SONO BEATRICE, MI SCUSO MA AVEVO DIMENTICATO DI DIRLE CHE L’AZIENDA HA PIU’ DI 15 DIPENDENTI E LA PROCEDURA DI MOBILITà è STATA CONCORDATA CON I SINDACATI ED è IN FASE DI DEFINIZIONE .
        GRAZIE PER UNA SUA RISPOSTA.

      • Pier Paolo ha detto:

        Beatrice se la procedura di mobilità é in fase di definizione tra a zienda e sindacati, s’informi presso questi ultimi, poiché é probabile che abbiano anche concordato dei criteri per calcolare l’incentivo all’esodo, a secondo dei singoli casi; se così fosse, lei può sempre tentare una trattativa privata, ma con poche possibilità di successo.In caso contrario tenga presente che con il collocamento in mobilità, l’azienda non sarà disponibile ad erogare cifre molto importanti; mi aspetterei qualche cosa tra i 6 e i 12 mesi.

  155. Pippo ha detto:

    Buongiorno,

    scrivo per dei consigli relativi alla chiusura della divisione presso cui lavoro.
    Ci è stato comunicato che nel giro di un paio di mesi la divisione verrà chiusa, ma non la società, che a sua volta fa parte di un gruppo.
    La divisione conta circa 20 persone e la società almeno 50,60.

    L’attuale azienda è diposta a trattare per un indennizzo di licenziamento.
    Visto che non vedo futuro nell’azienda attuale e che ho già in mano una proposta da un’altra azienda volevo sapere quante mensilità posso richiedere come indennizzo (8 sono poche?).

    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      La procedura, più correttamente, viene definita risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo. Il valore dell’incentivo può essere giustamente negoziato, ma dipende in parte dall’anzianità aziendale; se é bassa 8 mensilità possono andare bene, ma se é alta si può arrivare a chiedere, sino a una o due annualità di retribuzione.

  156. Katia ha detto:

    Buongiorno ho 57 anni e 37 di contributi.L’Inps mi ha comunicato che mi mancano ancora 4 anni e 10 mesi per la pensione. L’azienda presso la quale lavoro mi ha fatto capire che costo troppo e mi ha proposto di trovare un accordo. Io lavoro là da 30 anni, percepisco circa 1900 euro netti e ho un figlio a carico. Volevo sapere cosa posso chiedere e se dopo mi spetta eventualmente la disoccupazione/mobilità. L’azienda ha più sedi nel mondo e più di 15 dipendenti anche se non nella mia sede. Grazie per la sua risposta

    • Pier Paolo ha detto:

      Katia il problema non é quello che puoi chiedere, ma quello che ti dovrebbe servire per arrivare a percepire la pensione; io non conosco la tua situazione economica, ma dovrai pensare a come gestire i quasi 5 anni che ti separano dalla pensione. Ti faccio presente che se tu risolvi il rapporto di lavoro in modo consensuale con la tua azienda, l’INPS non concederà l’indennità di disoccupazione; ugualmente deve essere la tua azienda a collocarti in mobilità, cosa che temo non sia disposta a fare per una sola persona. Accertati quanto la tua azienda sarebbe disposta a darti come incentivo all’esodo, perché per stare tranquilla dovresti chiedere 4 anni si retribuzione, cosa che credo impossibile da ottenere.

      • Katia ha detto:

        Grazie per la sua risposta!Mi sono dimenticata di scrivere che mi hanno già fatto una proposta al netto più il mio TFR sempre netto. A questo punto non so però se le ferie residue e il mancato preavviso (4 mesi) sono da considerarsi dentro al TFR o all’incentivo all’esodo. Che tipo di documenti dovrò firmare e dovrò presentare io la mia lettera di licenziamento? Mi verrà pagato tutto netto o lordo e dopo avrò un’ulteriore tassazione nel 2014? Ho tantissimi dubbi…grazie per la sua disponibilità e complimenti!

      • Pier Paolo ha detto:

        Ferie e mancato preavviso sono da considerarsi a parte. Lei non deve presentare alcun documento; dovrà firmare un accordo scritto, definito risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, preparato dalla ditta. Attenzione sarebbe utile che tale atto fosse ratificato in sede sindacale. Il suo datore di lavoro sa cosa significa. Lei mi dice di aver raggiunto un accordo al netto; sappia allora che l’azienda dovrà calcolare una cifra lorda su cui farà una trattenuta percentuale uguale a quella che le applicheranno sul TFR. Dopo questa trattenuta la somma rimanente deve coincidere con il netto che lei ha concordato. Su questa cifra non vanno pagate ulteriori tasse.
        Un esempio può chiarire; facciamo l’ipotesi che lei abbia concordato una cifra netta di 100 e che la trattenuta sul suo TFR sia del 23%. Il lordo che l’azienda le dovrà proporre sarà di 129,8 poiché applicando a questa cifra la tassazione del 23% le rimarranno 100 netti.

      • Katia ha detto:

        Buongiorno ringrazio nuovamente per la sua risposta!Ho un altro dubbio: io rientro ora dopo più di un anno da un infortunio e mi trovo nella condizione che le ho già presentato. Premesso allora che mi troverò con il datore di lavoro per firmare la risoluzione consensuale e che proverò a chiedere/trattare il licenziamento da parte della ditta per usufruire della disoccupazione, volevo chiederle se dopo aver firmato il contratto di risoluzione consensuale posso con i sindacati o con un avvocato, posso far domanda di risarcimento danni per l’infortunio o se il contratto stesso che firmo me lo vieta. Grazie

  157. Sandro ha detto:

    Buongiorno Dott. Sposato, l’azienda per cui lavoro, una società di costruzioni, sta per mettere in mobilità circa 60 dipendenti, parti di essi sono stati licenziati a fronte della mobilità. La trattativa con le OO.SS. si è risolta con la concessione di un incentivo di 2500 € per ogni dipendente licenziato, in aggiunta alle agevolazioni della mobilità (disoccupazione speciale per 18 mesi ecc.).
    Allo stato attuale so per certo di essere una delle persone che dovrebbe essere messo in mobilità.
    Successivamente all’apertura della mobilità l’azienda ha preso un lavoro nei dintorni di Milano ed iniziano a parlare di trasferimenti di personale nel nuovo cantiere acquisito, sembra però che a noi giovani con stipendio di circa €1450.00 e straordinari forfetari, (12 ore al giorno con mansione di Tecnico Responsabile del Servizio Protezione Prevenzione Impiegato 3° Liv.) per il trasferimento a Milano, non vi sia la possibilità di avere aumenti di stipendio per avere una vita dignitosa, esclusa la trasferta in quanto ci darebbero vitto, alloggio e forse le spese del treno per tornare a casa il fine settimana!!
    Ora mi domando se non mi sia più conveniente chiedere di essere messo in Mobilità così da poter cercare un lavoro che non leda la mia dignità di uomo! Diversamente dovrei andare a lavorare fuori casa con uno stipendio veramente misero visto il numero di ore!!
    Posso chiedere di essere messo in mobilità sapendo di essere già in lista? L’impresa può rifiutarmi la mobilità avendo preso un’altro lavoro?
    Posso rifiutare il trasferimento a Milano? Come posso diversamente obbligarli ad aumentarmi lo stipendio?
    La ringrazio anticipatamente Sandro

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei può confermare certamente la sua disponibilità ad essere messo in mobilità, a maggior ragione se sa di essere già in lista. L’impresa può rifiutare di metterla in mobilità se, a fronte di una nuova situazione, ritiene di aver bisogno delle sue competenze. Il trasferimento può essere rifiutato solo se disposto in modo illegittimo; un trasferimento é legittimo se nella sede attuale di lavoro le sue competenze non sono più necessarie e se nella sede di trasferimento non c’é nessuno (già sul posto) che possa svolgere le sue mansioni. L’unico modo per poter realisticamente ottenere un aumento di stipendio é verificare, se da CCNL, lei é inquadrato al giusto livello o meno.

  158. Alessio ha detto:

    Sig. Pier Paolo buonasera e grazie in anticipo per i consigli che mi darà.
    A breve compirò 34 anni e 4 anni di servizio presso un azienda meccanica multinazionale. Per fortuna non ho figli a carico. Inquadrato come responsabile uff. acquisti “6 livello”, sono stato diciamo così messo in disparte gradualmente, e ieri sera mi è stato proposto un incentivo al esodo da accettare e concordare nella misura tra i 6 e i 12 mesi di stipendio. Premesso che non ho tra le mani un nuovo impiego e che il periodo è quello che è, mi pare che dal calcolo sopra riportato, la direzione sia stata stitica nei miei confronti, in più non mi ha parlato di mobilità. E’ la prima volta che mi trovo in una situazione simile e non mi è chiaro nulla. Ovvero verrò licenziato o devo licenziarmi io? il preavviso immagino non lo dedda fare giusto? mi devono pagare mese per mese (mi devo fidare) oppure è consuetudine che paghino tutto l ultimo mio giorno di lavoro, e in che modo (assegno circolare)? dovrò pagare più tasse? il tfr, l imps, come verranno conteggiati? chi mi può aiutare a formulare un offerta che abbia tutti i presupposti per essere accettata dal azienda ma che ovviamente sia per me vantaggiosa? non vorrei trovarmi senza un lavoro e con un pugno di mosche da un punto di vista economico, in fondo sono loro che mi vogliono cacciare.

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che perdere oggi il posto di lavoro può essere drammatico e, dunque, non c’é somma che ripaghi, avendo lei solo 4 anni di anzianità, sarebbe certamente accettabile un incentivo all’esodo di 12 mensilità. La procedura corretta, per fare in modo che lei possa poi chiedere l’assegno di disoccupazione, sarebbe quella che l’azienda proceda al licenziamento, avendo prima raggiunto l’accordo sulla trasformazione del licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo. Si dia disponibile all’accordo, a patto che questo sia ratificato in sede sindacale (il Personale sa cosa significa), con il che l’azienda non potrà fare a meno di rispettarne i termini. Il preavviso può essere o meno lavorato; in questo ultimo caso l’azienda le deve, come somma a parte l’indennità di preavviso. Firmata la risoluzione del contratto l’azienda le dovrà pagare, entro il mese dell’accordo, le competenze dell’ultimo periodo lavorato, eventuali ferie non godute. L’incentivo all’esodo di norma si paga in una sola volta entro una data da concordare, riportata sui termini dell’accordo. Il TFR richiede un poco più di tempo, ma, in genere, entro un paio di mesi dalla data dell’accordo. Sappia che sul TFR lordo e sull’incentivo all’esodo lordo, l’azienda effettuerà una trattenuta fiscale in eguale misura percentuale; sulle cifre nette che riceverà lei non dovrà pagare ulteriori tasse.

  159. paolo ha detto:

    buona sera gentilissimo pier paolo,ho notato che nella busta paga del mese scorso, ho trovato una voce: ST.ASSENZE, che vuol dire visto che di assenze non ne ho fatte??
    grazie mille.

  160. Mario ha detto:

    Eccellente competenza e disponibilita’.Prossimamente Vi sottoporro’ alcuni quesi in materia di licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo in presenza di una procedura di mobilita’ in corso in un’altro sede operativa ma nella stessa provincia.

  161. Rosario ha detto:

    Salve Pier Paolo ad aprile purtroppo ci saranno dei licenziamenti nell’azienda dove lavoro a causa di un ” esubero ” , ho letto che prima di mandare in mobilità un dipendente bisogna considerare gli anni di anzianità, i carichi aziendali e le esigenze tecnico produttive.Adesso io mi domando io che ho 7 anni di anzianità ma con 2 bimbi di 4 e 2 mesi passo avanti ad un altro che ha 15 anni di anzianità ma ha due figli entrambi maggiorenni?
    Grazie Ciao

  162. Katia ha detto:

    Buongiorno io le ho già scritto la settimana scorsa e la ringrazio nuovamente per la sua risposta!Ho un altro dubbio: io rientro ora dopo più di un anno da un infortunio e mi trovo nella condizione che le ho già presentato. Premesso allora che mi troverò con il datore di lavoro per firmare la risoluzione consensuale e che proverò a chiedere/trattare il licenziamento da parte della ditta per usufruire della disoccupazione, volevo chiederle se dopo aver firmato il contratto di risoluzione consensuale posso con i sindacati o con un avvocato, posso far domanda di risarcimento danni per l’infortunio o se il contratto stesso che firmo me lo vieta. Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Dipende da come é scritta la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro; di norma le aziende si cautelano, inserendo una clausola con la quale il dipendente non ha più nulla da pretendere dopo aver accettato la somma concordata con l’azienda. Se non c’é questa clausola, diventa possibile tentare la richiesta di un successivo risarcimento.

  163. Davide ha detto:

    Buonasera,
    ho 35 anni e lavoro da 13 in una multinazionale senza problemi di esubero o altro. Mi hanno proposto un incentivo all’esodo pari a venti mensilita’ (la cifra si aggira sugli 84.000 euro lordi) + il riscatto della vettura che possiedo ad utilizzo aziendale, per mancanza di performance nel lavoro che svolgo nonostante nei ruoli precedenti avessi sempre avuto ottimi risultati adducendo che in altri reparti non c’e’ posto. chiaramente avevo richiesto piu’ volte un cambio di reparto.
    la prima domanda e’: la tassazione reale dell’ incentivo all’esodo che devo calcolare e’ quella a cui e’ sottoposto il mio tfr o poi successivamente l’agernzia delle entrate potra’ fare dei congualgi sulla cifra percepita? loro mi parlano di una tassazione del 23% che poi sara’ quella reale. io, visti i motivi per cui vorrebbero lasciarmi a casa vorrei chiedere almeno 36 mensilita’ + una cifra adeguata per l’acquisto di una macchina che nel mio lavoro e’ fondamentale. Le sembra adeguato?
    io non sono un dirigente, secondo lei potrebbero chiedermi un trasferimento ad altra sede o potrebbero togliermi i benefit (auto aziendale, telefono, variabili) che ho al momento?
    grazie mille in anticipo sembra davvero uno dei pochi blog dove si trovano delle risposte serie.

    • Pier Paolo ha detto:

      La tassazione dell’incentivo all’esodo é in % pari a quella che si applica al TFR e, al minimo può, in effetti, essere del 23%. L’agenzia delle entrate può chiedere conguagli se l’azienda non ha effettuato correttamente la trattenuta o se intervengono variazioni nei criteri di tassazione, con effetto retroattivo.
      La richiesta di maggiori mensilità di quelle offerte dipende dal suo potere negoziale; esistono precedenti di giurisprudenza tali per cui un’azienda con più di 15 dipendenti, può effettuare un licenziamento individuale per mancata performance, laddove possa dimostrare che il dipendente ha dato prestazioni molto inferiori alla media aziendale per motivi di negligenza sul lavoro.
      Se la sua azienda può dimostrare questo, le conviene accettare l’attuale proposta; in caso contrario può cercare di alzare la posta. Le aziende possono chiedere sempre un trasferimento ad altra sede, ma devono seguire criteri complessi, poiché, in caso contrario il trasferimento é impugnabile. Non possono per contro toglierle alcun benefit che sia previsto per tutti i dipendenti con la stessa qualifica e/o mansione, in quanto potrebbe essere impugnato il criterio della discriminazione o del mobbing.

  164. Giovanni ha detto:

    buonasera.
    Ho 56 anni lavoro presso una panetteria full time percepisco circa 1700 euro mensili con un’anzianita’ dal 2004 .il mio datore di lavoro mi ha proposto a causa crisi un part time 24 ore .
    Avendo 800 euro circa di mutuo con la rimanenza ci vivo io la moglie e la figlia 12 enne .
    sono l’unico dipendente . come mi dovrei comportare in cosa di licenziamento da parte loro visto che io di certo non mi licenzio?ho dei diritti o qualcosa che mi tuteli o no?

    • Pier Paolo ha detto:

      Purtroppo le garanzie e le protezioni, lavorando in un impresa a conduzione famigliare, sono molto relative. E’noto che, in caso di crisi, i piccoli imprenditori possono usare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, contro il quale é difficile difendersi, poiché i magistrati nel migliore dei casi possono condannare il datore di lavoro a penali pari a 5 mensilità. Capisco che a 56 anni é difficile trovare nuove opportunità di lavoro e sopratutto non conosco le tue mansioni, ma, non dovresti escludere di metterti alla ricerca di un nuovo datore di lavoro.

  165. Angelo ha detto:

    Buonasera Sig. Pier Paolo
    Mi complimento per la chiarezza del suo blog.
    Sono di Milano, ho 51 anni, moglie e due figli a carico; lavoro quasi da 10 in un’azienda del settore edile con 40 dipendenti che ha ceduto tutto il ramo d’azienda operativo ad un’altra di Roma. Non ci sono rappresentanze e accordi sindacali. Sono stato trasferito e non posso sobbarcarmi la difficoltà di fare il pendolare RM-MI a spese mie. Oltre a non essere reimpiegabile in quella sede per l’esistenza di una stessa figura con il mio ruolo di responsabilità, non mi è stato manifestato l’interesse a tenermi. Arrivando ad un’eventuale risoluzione del rapporto di lavoro (Licenziamento, Licenziamento consensuale, Dimissioni “forzate”, ecc.) quale potrebbe essere il calcolo da farsi per determinare un “giusto” incentivo all’esodo in un periodo di difficoltà come questo, per uno della mia età e costo ? Ho letto il suo schema del marzo 2010 e tante delle risposte che lei ha fornito in merito. Inoltre, la mia retribuzione prevede, oltre al compenso in denaro, anche buoni pasto ed il benefit di un’auto aziendale con la possibilità dell’uso anche privato (che l’azienda noleggia e che gli costa 750 €/mese + i consumi); una volta determinato il numero dei mesi di calcolo, per quale cifra andrebbe moltiplicato ? (netto + b.pasto + benefit (in che misura)) ?
    Vorrei cortesemente avere un supporto per intavolare una trattativa con l’Azienda.
    Ci sono sentenze in cui un giudice abbia applicato qualche “formula” per il calcolo dell’incentivo all’esodo, simile a quella che ha indicato lei ?
    La ringrazio anticipatamente

    • Pier Paolo ha detto:

      Lo schema che lei ha visto é stato utilizzato, con trattativa sindacale, in un caso di licenziamento collettivo per fusione tra 2 aziende e, quindi può essere solo orientativo. Lasciare, nella situazione di mercato odierna, il posto di lavoro a 51 anni, non ha prezzo, a meno che lei non abbia già individuato una nuova opportunità professionale. Non ci sono sentenze che stabiliscano un criterio per calcolare l’incentivo all’esodo, poiché la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é una transazione tra privati. Capisco che fare il pendolare tra Milano e Roma, a sue spese, é certamente un problema, ma rimanere senza lavoro sarebbe un problema ben maggiore. Provi a chiedere perlomenno due annualità di retribuzione; le faccio presente che le aziende tendono a non considerare i benefits, nel calcolare la base moltiplicativa.

  166. Federico ha detto:

    Salve,
    innanzitutto vorrei ringraziarla per questo forum così esaustivo e interessante per quanti di noi siano stati licenziati o siano a rischio.
    Brevemente la mia situazione:
    Impiegato come addetto alle vendite per Emilia Romagna da Settembre 2006, a dicembre sono stato licenziato da una azienda con meno di 15 dipendenti (ahimè ho scoperto tardi la differenza di tutele con aziende aventi più di 15 addetti). Ragione del licenziamento: giustificato motivo oggettivo dovuto a calo di lavoro. Dopo avere deciso di impugnare il licenziamento, il mio titolare mi propone un accordo di riconciliazione in base al quale dovrei percepire una cifra pari a 10.000 € netti + ovviamente il TFR dilazionati in 15 mensilità. In cambio mi è stato chiesto di firmare un patto di non concorrenza di anni 2 con vincolo di luogo tutta Europa e vincolo di oggetto tutte le mansioni inerenti al settore in cui ero impiegato. Inoltre in questo patto di non concorrenza si parla di obbligo di informazione, letteralmente ” il signor…. si obbliga a fornire alla società le informazioni, la documentazione e quant’altro questa riterrà opportuno richiedergli per verificare l’adempimento degli obblighi assunti, entro 15 giorni dalla richiesta stessa. In caso di inadempimento, il signor…. sarà tenuto al pagamento a favore della società di una penale pari ad euro…. salvo il risarcimento del danno ulteriore ex art. 1382 c.c.”. Mi sono informato un pò e non appare da nessuna parte una richiesta del genere che mi sembra quasi un tentaivo successivo di estorsione in quanto sarei obbligato nei loro confronti pesantemente . Pertanto vorrei aggiungere a quanto da loro scritto che le richieste verranno eseguite dietro adeguato compenso stabilito in €/h base al tempo necessario ad esaudire le richieste. Posto che si proceda al risarcimento del danno ulteriore in caso di mancato pagamento della prestazione. Che ne pensa?
    Avrei un altro paio di dubbi. Nella bozza di accordo si parla contratto novativo. Ma se loro non pagano cosa succede? se l’azienda dichiara fallimento come potrei tutelarmi? Il titolare dell’azienda (è una srl) risponde personalmente o nella misura stabilita della legge. Questo perchè avendo concesso una lunga dilazione di pagamento vorrei tutelarmi facendo in modo che in caso di inadempienza aziendale risponda personalmente il titolare. Cosa ne pensa dice che è fattibile o è una richiesta illogica.
    Grazie per l’attenzione sin d’ora.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi scusi ma non mi é chiara la situazione:
      a) l’impugnazione del licenziamento é stata fatta attraverso un legale? Se si é a lui che deve chiedere l’applicabilità o meno di un patto di non concorrenza così vincolante.
      b) cosa significa patto di riconciliazione? il datore di lavoro per versarle 10.000 euro più le competenze di fine rapporto, le chiede la firma di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro?
      c) se é così quale nuovo contratto di lavoro le propone? E’ chiaro che per tutelarsi la promessa di nuovo contratto dovrà o comparire trale condizioni della risoluzione consensuale o essere firmato a parte ma in contemporanea a questa.
      L’unico modo per tutelarsi da inadempienze datoriali é pretendere che gli accordi siano ratificati in sede sindacale (leggi davanti ad una commissione di conciliazione, cosa del tutto legale in quanto lei é già stato formalmente licenziato)

      • Federico ha detto:

        Mi scusi, mi sono espresso male:
        a) ho impugnato il licenziamento su consiglio del legale della CGIL. Ovviamente non si è interessato molto al mio problema e mi ha semplicemente detto che qualunque accordo superiore ai 6.000 € netti, nelle mie condizioni, dovrebbe essere accettato.
        b) non è patto di riconcializione ma un accordo di buonuscita con annesso patto di non concorrenza. Dopodichè mi ha chiesto di firmare un documento che si chiama ” RICHIESTA CONGIUNTA DI TENTATIVO FACOLTATIVO DI CONCILIAZIONE AI SENSI DELL’ART. 410 C.P.C” (se vuole posso mandarglielo) per “Rinuncia all’impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Transazione generale e contestuale stipula del patto di non concorrenza”. Il quale dovrà essere ratificato presso la Direzione Provinciale del Lavoro.
        c) Quindi nessun nuovo contratto di lavoro.
        Grazie.

      • Pier Paolo ha detto:

        Quello che l’azienda le sta sottoponendo é una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, dove a fronte di un incentivo di 10.000 euro lei deve rinunciare ad impugnare il licenziamento, ma sopratutto ad accettare un patto di non concorrenza capestro. Lei riuscirà a trovare una nuova opportunità di lavoro, rispettando quel patto? La cifra di 10.000 euro, data la sua bassa anzianità e la ditta con meno di 15 dipendenti é accettabile, ma senza quel patto. Ritiene di poter negoziare questo aspetto?

  167. Maurizio ha detto:

    Buongiorno mi chiamo Carlo ho 66 anni e sono in pensione dal 99con qualifica di primo ufficiale e ho n. Anni di amianto circa 26 anni dal 70 al 96 il mio ultimo stipendio netto era 3300. Quando dovrei percepire pressappoco di liquidazione per l’amianto. Sperando di avere notizie saluto
    cordialmente.

  168. Francesca ha detto:

    Buongiorno, ho 40 anni, 2 figli a carico al 50% e sono impiegata di IV livello dal 03\12\2007 in una azienda con meno di 15 dipendenti nel settore industria, Tra 1 giorno scade il periodo di maternità facoltativa relativa al secondo figlio e al momento di confermare il mio rientro in azienda la stessa ha manifestato la volontà di interrompere il mio contratto di lavoro. Devono farmi una offerta. Faccio presente che durante la mia maternità sono entrate e tutt’ora presenti 2 persone in azienda: 1 in sostituzione maternità e che verrebbe poi assunta al posto mio e l’altra, in altro ufficio, non so però con che tipo di contratto. Che tutela mi si prospetta se non accetto la risoluzione consensuale? E accettandola, quanto al massimo posso sperare di ottenere? Grazie tante in anticipo per la risposta e complimenti per i preziosi consigli che dispensa a noi “poveri” dipendenti in difficoltà!

    • Pier Paolo ha detto:

      Le protezioni nelle aziende con meno di 15 dipendenti sono certamente inferiori, ma sino al compimento del 1° anno di vita del bambino, la ditta comunque non la può licenziare, in particolare poi se la sua mansione sarebbe assegnata ad altra persona. Questo non esclude che, alla fine del periodo di protezione, l’azienda potrebbe trovare il così detto giustificato motivo oggettivo per licenziarla. Il valore dell’incentivo all’esodo dipende da molte variabili tra cui, essendo una negoziazione tra interessi privati, quali problemi lei dovrà affrontare, perdendo il posto di lavoro. Non speri nella generosità del datore di lavoro, quindi le consiglio di sparare alto, essendo poi disposta a scendere tra le 8 e 12 mensilità-

      • Francesca ha detto:

        Scusi ancora, se l’azienda superasse i 15 dipendenti invece? Pare che si sia verificata questa ipotesi. Grazie.

      • Pier Paolo ha detto:

        Le aziende con più di 15 dipendenti possono effettuare dei licenziamenti individuali solo per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo e se il datore non ha motivo per giustificare il licenziamento, viene condannato a reintegrare il dipendente licenziato

  169. Max ha detto:

    Buonasera Dott. Sposato,
    non sono riuscito a verificare se in questo interessantissimo forum si parla di casi analoghi, ma vado al dunque:
    a luglio 2012 compio 49 anni, lavoro dal giugno 1990 (con aggiunta di contributi figurativi per il militare di 1 anno e 3 mesi dall’aprile 1988 al luglio 1989).
    Da luglio 2002 sono dirigente e iscritto ad un fondo pensionistico complementare di categoria.
    Considerando l’ultima riforma delle pensioni andrei in pensione nel 2031.
    L’azienda in cui lavoro sembra intenzionata a chiedermi di aderire ad una risoluzione consensuale con incentivo.

    Domande:
    - quante mensilità potrebbe offrirmi l’azienda (circa 300 dipendenti)?

    - avendo versato contributi per 23 anni, nel 2031 avrei comunque diritto alla pensione? Potrei comunque proseguire i versamenti volontari? Se si in che misura?

    - immagino che non mi convenga più riscattare i 5 anni di laurea, corretto?

    Ultima domanda: la parte integrativa della pensione conviene mantenerla (anche senza proseguire nei versamenti)?

    Quanto sopra si riferisce ad una situazione “pessimistica” nella quale risulterebbe difficile trovare una nuova occupazione in tempi brevi.

    La ringrazio per la gentilezza e disponibilità e spero di aver fornito informazioni sufficienti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei é talmente lontano, in termini di anzianità anagrafica ed anzianità contributiva dal raggiungimento del diritto alla pensione che non esiste somma tale da poterle dare una relativa tranquillità; lei oltretutto ha 49 anni e ciò renderà più diffcile la ricerca di una nuova opportunità professionale. Se dovesse accadere chieda il massimo (3 annualità) per poter avere molto tempo per reintrodursi nel mercato del lavoro e mantenga attiva la pensione integrativa. Il minimo di contributi richiesti é attualmente 20 anni per poter andare in pensione al raggiungimento dei criteri anagrafici. Lei può certamente chiedere l’autorizzazione alla contribuzione volontaria, ma ripeto é talmente distante dalla maturazione del diritto che avrebbe costi molto alti.

      • Max ha detto:

        Ha perfettamente ragione su tutta la linea e la ringrazio per la cortese risposta.

  170. Federico ha detto:

    Salve,
    direi proprio di no. Lei che farebbe al posto mio?
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se la clausola di non concorrenza, come lei l’ha descritta, non mi permettesse di trovare un posto di lavoro, mi difenderei con le unghie e con i denti, e , quindi, tenterei qualunque strada compresa quella legale.

  171. Cesare Scacco ha detto:

    Egr. Pier paolo
    ho un piccolo quesito da sottoporre alla sua cortese attenzione:
    per un ex operaio che una volta esauriti gli ammortizzatori sociali mancano ancora due anni di contribuzione per raggiungere la pensione è piu dispendioso pagarsi i contributi volontari oppure aprire un’attività artigianale anche ricavando solamente il denaro per pagare detti contibuti?A qunto ammonterebbero tali somme?Grazie.
    Cesare.

  172. Claudio ha detto:

    Egr. Pier Paolo,

    lavoro da quasi 5 anni con contratto a tempo ind. presso un azienda con meno di 15 dipendenti, mi hanno offerto due mensilità come incentivo all’esodo con reciproca rinuncia al preavvsio, la mia qualifica è di Sale Account al 2 liv del Commercio, con auto aziendale come benefit e cell.e PC. Oltre alle due mensilità potrò tenere il pc e il cellulare senza la sim, l’auto per un mese dal 16 marzo al 16 aprile. Il rapporto se accetterò terminerà il 16 Marzo 2012.
    Ho provato a chiederne sei di mensilità ma non si spostano dalla due mensilità.
    Secondo lei avrei diritto a percepirne di più ?
    Ringraziandola in anticipo per un suo consiglio entro il 16 Marzo, porgo
    Cordiali saluti
    Claudio

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Claudio,
      il suo eventuale diritto a chiedere più mensilità é strettamente connesso al motivo per il quale la ditta intende risolvere il rapporto di lavoro con lei. Un’azienda con meno di 15 dipendenti può licenziare con maggiore facilità i dipendenti, ma, comunque, deve motivare la risoluzione del rapporto di lavoro e, in caso di licenziamento illecito, può essere condannata ad una penale di 5 mensilità. La necessità di ridurre il personale costituisce motivo di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma, ad esempio, se nella stessa mansione operano più dipendenti, l’azienda dovrebbe licenziare quello con minor anzianità e minori carichi di famiglia. Spero di averle fornito sufficienti argomenti per decidere lei stesso se la proposta aziendale é accettabile o l’eventuale licenziamento potrebbe essere impugnabile.

      • Claudio ha detto:

        Gentile Dott. Pier Paolo,

        la ringrazio molto per il suo tempestivo intervento, fondamentalmente il motivo dell’offerta all’esodo è il fatturato generato che è molto scarso, a causa della crisi esistente nel settore dei nostri clienti i trasportatori/vettori, volevo aggiungere che esistono altre due figure sales account come mè, un collega con contratto a tempo determinato che scadrà a metà Aprile 2012, ed un altro con contratto a tempo indeterminato con un anno di anzianità, premetto che prima del mio tempo indeterminato per la stessa azienda ho avuto due contratti a termine da un anno ciascuno, ma alla fine del secondo anno mi hanno liquidato il tfr e dopo tre giorni di disoccupazione mi hanno riassunto a tempo inderterminato.
        Nel Settembre del 2011 mi sono oltretutto sposato, e mi sono informato dovrebbe esistere una legge che protegge i neo sposi, o meglio per le donne neo spose, però secondo mè è un principio che dovrebbe essere valido anche per gli uomini e non solo per le donne, per la parità dei diritti. Cosa dovrfei fare, ho 39 anni, mi dovrei iscrivere ai sindacati ? O meglio aspetto prima di avere la loro lettera firmata e solo più da sottocrivere e poi vado dai sindacati e impugno il concordato tra le parti magari alla DPL di appartenenza ?
        Debbo aggiungere, che io sono residente a Torino e l’azienda e di Milano, quindi tranne i primi 3 anni e mezzo dove potevo usufruire del home office, successivamente mi è stato imposto di recarmi in ufficio dalle 9,00 alle 18,00 in auto, ovviamente rimborsato dei costi autostradalie carburante con vettura aziendale. ( sul contratto d’assunzione la sede operativa è infatti Milano).
        Oltretutto la società vende apparati satellitare di localizzazione flotte veicoli, e quindi hanno installato sulle auto in uso a noi tre commerciali la scatola nera e ci possono localizzare h24 dal lunedì alla domenica, questo ovviamente senza averci fatto sottoscrivere nulla e senza alcun tipo di autorizzazione da parte dell’ufficio provinciale del lavoro, che ne è ovviamente allo scuro, (invece dovrebbero avere un rappresentante sindacale che ne ha autorizzato l’utilizzo, ma questo significherebbe che la società con 9 dipendente avesse un rappresentante sindale.

        Grazie ancora

      • Claudio ha detto:

        La ringrazio Dott. Pier Paolo,

        il motivo scatenante è lo scarso fatturato da me generato, a causa del periodo di recessione attuale in particolar modo nel settore dei nostri potenziali clienti i trasportatori.
        Aggiungo che ho 39 anni e prima del contratto a tempo ind. ho avuto due contratti a termine da un anno l’uno.
        A Settembre del 2011 mi sono sposato, e so che dovrebbe esistere una legge che proibisce al datore di lavoro di licenziare i neo sposi nel primo anno dalla data delle nozze, legge che per la parità dei diritti dovrebbe valere anche per i maschi.
        Inoltre la mia società vende localizzatori satellitare per flotte veicoli, e quindi ovviamente i tre commerciale mè compreso hanno installata la scatola nera, e quindi i ns titolari possono h24 dal lun. alla domenica controllare la ns posizione, e tutte le soste ecc…., questo ovviamente senza averci fatto sottoscrivere nulla, e senza alcuna comunicazione alla DPL, o Ufficio Provianciale del Lavoro, concludo che esclusi i primi 3 anni e mezzo dove ho sempre lavorato con home office da casa, (io sono residente a torino la societa ha la sede operativa a milano) da circa un anno mi è stato richiesto di presentarmi in ufficio a milano tutti i gg dalle 9 alle 18, con possibilità di visitare i clienti solo il mercoledì e se non potevano ricevermi dovevo posticipare alla settimanan dopo, questo per rendermi la vita + difficile e non poter raggiungere il fatturato richiesto, ma queste cose mi sono state dette sempre e solo verbalmente e quindi di difficile dimostrazione.

        Spero di averle illustrato il caso più chiaramente, cosa dovrei fare adesso ? Aspettare la lettera di concordato, e poi farmi assistere dai sindacati, impugnando il concordato ? Mi potrebbe consigliare ?
        Ringraziandola porgo
        Cordiali saluti
        Claudio

      • Pier Paolo ha detto:

        Se la sua ditta ha un responsabile del Personale competente, le farà firmare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con transazione novativa e
        le chiederà di ratificare l’accordo in sede sindacale: in questo modo le sarà praticamente impossibile impugnare l’accordo.
        La risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é impugnabile, seppure con un a certa difficoltà, solo se non contiene la clausola con cui il dipendente rinuncia espressamente a qualunque rivendicazione post accordo.

  173. Cinzia ha detto:

    Buongiorno,
    complimenti per questo spazio e grazie per la Sua disponibilità.
    Assunta livello Q nel 2009 da un’azienda italiana Srl – facente capo a una holding internazionale, ho lavorato tuttavia per una controllata del Gruppo, francese, che si occupa di sistemmi multimediali presenti nei Cenmtri Commerciali della holding. Fui assunta dalla società italiana per non complicare la situazione, ma il mio stipendio e i miei benefit venivano rifatturati alla controllata, annualmente. Ho passato un anno a Milano – durante il quale mi veniva erogato un contributo alloggio, dopo il quale ho ottenuto il telelavoro per seguire meglio le strutture che si trovano al Sud e sopratutto perfché il mio team di lavoro da coordinare era in Francia: stare a Milano era inutile perché con la Srl non avevo alcuna affinità, se non necessitò di sporadiche riunioni. Nel Dicembre 2010 è arrivato il figlio del Capo Olandese che ha via via licenziato tutte le risorse, compreso il mio Capo francese, per inserire sue risorse. In particolare il mio posto in Italia (da Project Manager del settore multimediale) è ora ricoperto da lui – nei mesi tra Dicembre e Luglio si è fatto fare tutto il passaggio di consegne in maniera molto subdola – ho e-mail che dimostrano la mia difficoltà nel capire la strategia da lui introdotta. Senza motivazioni né comunicazioni ufficiali. Io mi sposo il 23 Luglio 2011 e vengo convocata nella sede di Lavoro – milano – il 28 Luglio, data in cui mi viene revocato il telelavoro ottenuto per seguire meglio le mie attività. Mi chiedono di rientrare a Milano per inziiare a fare un lavoro che non è il mio (comunicandomi che la società ha perso interesse a farmi seguire il progetto della controllata francese) ma sopratutto senza più darmi il contributo alloggio che mi veniva erogato per mantenermi a Milano il primo anno di lavoro ovvero prima di ottenere il telelavoro (con convenienza e risparmio economico per l’azienda). Mi chiedono di fare, oggi, un lavoro che per tre anni è stato seguito da una consulente esterna, da Roma: tuttavia a me non intendono concedere riduzioni dell’orario di lavoro, part time né altro: vogliono farmi stare per forza 8 h/giorno a Milano da lunedì a Venerdì, facendomi spendere praticamente tutto lo stipendio (oggi ho un marito, una casa, …non sono più nelle condizioni di tre anni fa, quando presi accordi ben diversi, ovvero di stare 1 ann oa Milano per poi rientrare su Roma – allora mi pagavano anche le trasferte su Milano). Ho subito danni psichici (sono in cura da uno psiciatra) e biologici – inibizione della capacità riproduttiva causa stress). Oggi però mi dicono che in effetti mi darebbero un incentivo all’esodo perché nella Srl non c’è lavoro per me (assurdo perché in realtà è tutto esternalizzato a società che non sono a Milano e sopratutto perché la consulente di Roma aveva fatto il lavoro per 3 anni e andò via per sua volontà): praticamente ammettendo che in questi 8 mesi hanno tentato di mettermi in difficoltà per farmi dimettere. Sopratutto comunicandomi il fatto nel periodo in cui io ero più debole, ovvero 5 gg dopo il mio matrimonio.
    Le chiedo: quale potrebbe essere una somma adeguata alla mia situazione, quale incentivo all’esodo?
    Grazie se vorrà aiutarmi, sono in seria difficoltà perché gli avvocati dicono che è mobbing ma difficilissimo da dimostrare, i sindacati la ritengono una situazione molto complessa.
    grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Il mobbing, certamente, non é facile da dimostrare, ma dipende da che cosa si può produrre come prove in termini di documenti, contratti e testimonianza. Non so che cosa lei ha in mano di tutto questo, ma ci sono avvocati che, in un caso come lei lo racconta, lo porterebbero sicuramente davanti al giudice. Tenga presente che se la sua posizione negoziale si basa solo sull’anzianità aziendale, l’offerta dell’azienda sarà molto bassa. Accetti se ritiene di poter trovare una nuova opportunità professionale in poco tempo, altrimenti metta il suo caso in mano di un avvocato. Le consiglio di rivolgersi ai patronati INCA della CGIL.

  174. Claudio ha detto:

    Buongiorno SIg. Pier Paolo,

    la ringrazio per la Sua pronta risposta, quindi se vogliono farmi firmare il concordato non sarà impugnabile ? ma invece cosa mi può dire in merito alla legge 9 gennaio 1963 numero 7 in merito al divieto da un anno dalle pubblicazione di lincenziare i neosposi.
    E per il dicorso della violazione della privacy ? Potrei chiedere dei danni ?
    In ogni caso ho trovato un altro impiego e inizierò a metà maggio. Grazie ancora per i suoi utilissimi consigli.
    E’ molto gentile

    • Pier Paolo ha detto:

      la legge che lei cita era indirizzata alle lavoratrici, ma dovrebbe essere stata poi riassorbita dalla legge 11 aprile 2006 n. 198 sulle pari opportunità. Solo un avvocato di fiducia potrà però suggerirle se iniziare una vertenza sia su questo aspetto sia su quelle della violazione della privacy.

  175. Gaetano ha detto:

    Egregio sig.Pier Paolo, sito molto interessante e puntiglioso nelle risposte.
    Una domanda mi permetta di rivolgerle: Azienda con oltre 300 dipendenti, necessità di esodo per almeno una 30 di dipendenti entro dicembre 2012 (incentivato e su base volontaria) proposta aziendale: tetto di € 12600,00, ripartito in rate di € 350,00 fino all’arrivo del pensionamento.
    Avendo io 56 anni (ad agosto), 8 anni di anzianità (2 in somministrazione + 6 a tempo indeterminato), per effetto delle modifiche normative dovrei andare in pensione nel 2° semestre 2015, tenendo conto che a percepisco 14 mensilità, ritiene congruo quanto proposto?
    Grazie Gaetano

    • Pier Paolo ha detto:

      Non mi é chiara la sua situazione; qual’é la sua anzianità contributiva totale ed in base a quale calcolo lei dovrebbe andare in pensione nel secondo semestre del 2015?

  176. Irene ha detto:

    Complimenti per il suo sito, Dr. Pier Paolo.
    Volevo chiedere una sua opinione in merito alla mia situazione. Sono un quadro di un’azienda di meno di 15 dipendenti che ha svolto fino ad un’anno fa il ruolo di amministratore unico e continua a partecipare alla stessa in qualità di socia dal 2002. Sono stata assunta 10 anni fa anche se il mio lavoro presso la società copre attualmente circa 12anni della mia vita. In questo periodo, essendo anche la direzione aziendale nonché amministratrice per 5 anni, ho mantenuto con non poche difficoltà la struttura in piedi. Ho fidelizzato i clienti che attualmente lavorano con l’azienda e mantenuto tutti i rapporti commerciali per poter operare sul mercato. Un’anno fa, e’ arrivato un nuovo socio con l’intento di apportare piu’ lavori (incorporando altri 2 settori e pensando ad investimenti- che non si sono mai verificati). Ora a distanza di un anno ha deciso di licenziare il personale per cessione di ramo aziendale. I futuri acquirenti del ramo aziendale non vogliono dipendenti. Perciò al di la’ dell’illegitimita del licenziamento, l’attuale datore di lavoro nonché socio della società mi offre un contratto come consulente per un anno dove si prevede una prestazione di 4 ore giornaliere, di firmare un patto di non concorrenza senza citare il corrispettivo da darmi-forse crede che lo faro’ in qualità di opera pia dell’anno dopo dodici anni di fatiche- e per ultimo la possibilità di rinnovare se ci sarà bisogno dopo l’anno di contratto. Nessun obbligo per il compratore nei miei confronti nemmeno per valorizzare il know how acquisito nel mio percorso. Della serie ” buona fortuna”. Pertanto, a questa sua proposta ho valutato due alternative visto che i clienti richiedono la continuità poiché l’attivita e’ basata sul rapporto diretto con la persona e nient’altro:
    1 accettare il contratto di un anno ma mettere come corrispettivo per poter accettare un patto di non concorrenza per 5 anni di 1800€ netti al mese per i 5 anni
    2 proporre di restare dipendente a tempo parziale 5 ore con patto di stabilita’ per 4 anni e cercando di concretizzare un patto di collaborazione fra me e le società in gioco per crescere maggiormente unendo competenze anziché disperdendole.
    Non so’ se capiranno ma se non vengono accettate queste condizioni e’ anche possibile che salti l’accordo a mio avviso, sicuramente non gliela servo l’occasione in un vassoio d’argento.
    Volevo ricevere se possibile un suo gentile parere in merito alla situazione sopra descritta.
    La ringrazio in anticipo per il tempo dedicatomi

    • Pier Paolo ha detto:

      Le consiglio di valutare le sue ipotesi secondo un parametro, non certo preciso, ma secondo me tra i più importanti nel guidare la sua scelta. Le competenze che lei possiede le permetteranno di trovare una nuova opportunità profesionale in un tempo relativamente breve? Se la risposta fosse negativa é ovvio che le converrebbe tentare di realizzare maggiormente la seconda ipotesi che non la prima.

  177. Irene ha detto:

    Complimenti continui così aiutando delle persone che si trovano in difficoltà sul mercato del lavoro

  178. Gaetano ha detto:

    Grazie per la sollecita risposta, dunque, avendo effettuato un controllo contributivo attraverso il patronato, dal calcolo orientativamente dovrei andare in pensione tra luglio e settembre 2015 (andava fatto il calcolo esatto dei mesi addizionali inerenti la riforma e la verifica del possibile recupero di alcuni mesi di buchi per accorciare i tempi). Dimenticavo io ho cominciato a lavorare precocemente nel gennaio 1972.
    La ditta presso cui lavoro avanza due modalità di incentivazione, la prima prevede per i cinquantenni e oltre o €20.000,00 + mobilità spettante oppure la formula dei 12.600 divisi in rate di €350 fino al percepimento della pensione.
    Sia in un caso che nell’altro ritiene equo il calcolo, tenendo sempre conto che a tuttoggi percepisco 14 mensilità?
    Spero di essere stato più chiaro, grazie Gaetano

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei, presumo abbia diritto a tre anni di mobilità; se lei accetta i 20.000 €, avrebbe poi diritto all’indennità di mobilità che, se le leggi non cambiano (fate attenzione il governo sta presentando nuove leggi) corrisponderebbe, per il primo anno, a circa l’80% del suo stipendio e nei successivo due anni al 80% di quanto percepito nel primo anno. Non capisco che convenienza avrebbe ad accettare la seconda proposta; forse mi sfugge nuovamente qualche cosa!

  179. gino ha detto:

    mercoledì 21 marzo 2012
    Inanzitutto la ringrazio anticipatamente della risposta .
    Sono nato il 24 agosto 1953 e nella certificazione inps è indicato che i contributi sono stati valutati come gestione speciale commercianti . Raggiungerei , con la vecchia normativa la pensione di anzianità al 01/06/2017 con un ritardo di almeno 1 anno e mezzo rispetto come lavoratore dipendente .
    Secondo lei visto che ad agosto 2011 ho 35, 7 anni di contributi e 58 anni ho tutte le caratteristiche per andare in mobilità per 3 anni fino a settembre 2014 e poi con la finestra di 1 anno andrei in pensione nel ottobre 2015 ( legge millerproghe esodati giugno 2012 )
    Ho fatto ieri la richiesta di ricongiungere le 83 settimane per rientrare nei requisiti pensionistici come dipendente ed essere inserito nella mobilità aziendale di 3 anni ( lettera mobilità firmata con i sindacati in marzo 2011 che scade al 31/03/2012 ) .
    Il mio stipendio netto è di 2500 euro nette mensili X 13 + auto az. e benefit ( assicurazione medica , tel, computer , tiket ) .
    La mia richiesta compreso i costi di ricongiunzione ( dai 15.000 ai 25000 ) è stata di 135.000 euro lorde .
    Il calcolo della ricongiunzione potrebbe essere questo ?
    Stip. Netto sett. N° sett. COEFF. pemsione netta riserva matematica

    € 800,00 1.760,00 € 1.408.000,00 0,001538461 € 2.166,15 23,02960

    € 800,00 1.843,00 € 1.474.400,00 0,001538461 € 2.268,31

    INCREMENTO pens. € 102,15

    BENEFICIO. Annuo 13 mensiltà € 1.328,00
    Costo 1328*23,0960 =30.671/2 = 15335
    grazie mille

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Gino,
      mi permetto di suggerire un altro tipo di ragionamento, che é poi quello adottato, di norma dalle azienda. Un calcolo spannometrico mi dice che (fatti i salvi i benefit) la richiesta di 135.000 € lordi, corrisponde a circa 2,8 annualità lorde. Ora la possibilità che l’azienda sia disposta a erogare un incentivo all’esodo di questa natura dipendende dalla sua anzianità aziendale, da quanto l’azienda ha erogato in situazioni similari, dal tipo di rapporti esistenti se conflittuali o meno. La mia esperienza mi dice, comunque, che ottenere quasi tre annualità d’incentivo all’esodo non sarà cosa semplice.

      • gino ha detto:

        Capisco , tenga presente che limorto richiesto è comprensivo di un ipotesi di costo di ricongiungimento di 25.000 euro .
        Il conteggio del ricongiungimento l’ho fatto su alcune indicazioni trovate su interet .
        Secondo lei può andare bene .

        cordialmente
        gino

      • Pier Paolo ha detto:

        Si potrebbe andare bene

  180. Pier Paolo ha detto:

    le ho risposto per email

    • gino ha detto:

      Io ricevo posta anche su gino_p@tin.it , molto probabilmente larisposta l’ha inviata su questo indirizzo .

      grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Non so perché non ha ricevuto la mia risposta dove le dicevo che l’ipotesi di costo di raggiungimento poteva andare bene. Non ho riposto al suo commento perchè non capisco cosa vuol dire che il personale le vuole liquidare 4 mesi di liquidità. Intende 4 mesi di preavviso?

  181. cpetrel ha detto:

    Buongiorno Dott. Pier Paolo,
    siamo un gruppo di 23 dipendenti che lavorano presso un’agenzia di pubblicità multinazionale con sede a Roma e Milano. Un mese e mezzo fa 13 di noi hanno ricevuto la spiacevole lettera di licenziamento collettivo per esubero, attribuendo, come causa del licenziamento, la crisi dell’andamento del mercato. L’azienda è in fase di contrattazione con i sindacati e fino ad oggi non ci ha accordato la cassa integrazione nonostante le nostre richieste insistenti per ottenerla, ma ci ha proposto un incentivo all’esodo. Abbiamo chiesto 2 anni di mensilità per ognuno di noi che l’azienda però ha rifiutato. Vorremmo sapere se l’esempio di cui lei parla per il calcolo dell’incentivo, può essere applicato anche nel nostro caso. Fra un paio di giorni l’azienda ci dovrebbe fare una proposta e vorremmo avere qualche termine di paragone per poterne valutare la convenienza. La ringraziamo anticipatamente per la sua cordiale disponibilità e le auguriamo buon lavoro. Cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che non mi é chiaro come si sono svolte le cose (l’azienda ha messo in atto un procedimento di mobilità senza un’accordo con le OOSS, che ora contrattano per la CIG? Ciò é esattamente il contrario di quello che avviene normalmente)l’esempio che avete trovato sul mio sito é il risultato di una contrattazione tra azienda e sindacato in occasione di una grande fusione tra azienda farmaceutiche e che interesso diverse centinaia di dipendenti.

      • cpetrel ha detto:

        La ringrazio per la sua risposta così celere. No, ormai il discorso CIG è decaduto perchè pare che per ottenerla ci debba essere il consenso di entrambe le parti, ma l’azienda è decisa a non concedercela. Stiamo contrattando sull’incentivo. L’azienda ci ha offerto una base di 6 mensilità per tutti + una mensilità per ogni anno di anzianità + le mensilità per il preavviso. Mi sembra un’offerta molto bassa, non crede? Grazie tante per la sua cortese risposta. Cordiali saluti.

      • Pier Paolo ha detto:

        Non dimenticate che in queste situazioni esiste un aspetto negoziale molto importante; l’azienda sta compiendo un’operazione di riduzione del personale in piena legittimità o corre rischi che eventuali licenziamenti siano impugnati dai dipendenti? Sono i sindacati che vi devono aiutare capire le difficoltà della negoziazione; tanto più forte e legale é la posizione aziendale, tanto meno riuscirete ad ottenere cifre maggiori di quelle offerte. E’ poi ovvio che, in mancanza di accordo, l’azienda dovrà procedere ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo e ogni dipendente dovrà verificare se, nell’inserimento nelle liste dei licenziati, sono stati rispettati i criteri di legge.

  182. Claudio ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo.
    Con una procedura di cessione di ramo di azienda, il servizio di cui faccio parte (Sistemi Informativi)è stato trasferito ad un’ altra società del nostro stesso Gruppo industriale, questa società ricevente il ramo di azienda ha circa 160 dipendenti.
    Con questa azione però io ed un mio collega non siamo stati trasferiti. Abbiamo presentato ricorso in tribunale e il giudice ha dichiarato illeggitimo l’ atto aziendale, ci ha reintegrato nel nostro servizio, intimando all’ azienda di passare anche noi, come i nostri colleghi alle dipendenze della nuova società. L’ azienda ha inoltre presentato reclamo (respinto) contro questa sentenza.
    A questo punto, a fronte della minaccia da parte dell’ azienda di una mia ripresa in carico e di un contestuale licenziamento, mi è stato proposto un’ incentivo economico che è attualmente di circa 15 mensilità.
    Da 13 anni sono alle dipendenze di questa società, a Giugno compirò 50 anni, ho due figli ancora piccoli e attualmente la mia retribuzione lorda mensile è di circa 3500 Euro.
    Vista la situazione economica attuale e la mia età che non mi faciliterebbe nel reinserirmento, sono molto combattuto se accettare tale proposta….
    Grazie per la risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      L’azienda ha già perso due cause, il che significa che aveva torto e stava compiendo un’azione discriminatoria; nel caso vi volesse veramente licenziare credo che potreste presentare ricorso per mobbing con possibilità di vincere anche questa terza causa: chiedete perlomeno 24 mensilità!

  183. gino ha detto:

    Si effettivamente intendevo ai 4 mesi di preavviso .
    Ho comunque rinunciato e rimango in azienda .

    grazie mille

    gino

  184. cricca76 ha detto:

    Buonasera,
    complimenti per il sito e per le sue risposte molto chiare!
    Le chiedo dei chiarimenti per la mia situazione.
    Lavoro in una ditta multinazionale con un centinaio di dipendenti da 6 anni con uno stipendio netto di 1400 Eur. A causa di una “riorganizazzione aziendale” la ditta ha provato a licenziare da un giorno all’altro dei dipendenti. Da quando invece si sono mossi i sindacati si sono fermati. A me hanno proposto invece una risoluzione consensuale con un incentivo all’esodo pari a 24 mensilità nette. Il totale mi è stato calcolato pari a 33600 eur. Su questa cifra che prenderei in busta paga ci devo pagare le tasse? Se si a quanto ammonterebbero? Perchè il datore di lavoro mi ha detto che la cifra è al netto ma non capisco..Insomma vorrei capire quanto mi rimane
    grazie
    saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Se l’azienda le ha promesso 24 mensilità nette d’incentivo all’esodo a lei devono rimanere 33.600 euro. L’incentivo all’esodo subisce una tassazione pari a quella applicata al TFR. E’ possibile che nel suo caso corrisponda al 23 %.
      L’azienda dovrebbe allora calcolare un incentivo lordo di 43.660 euro.

  185. Angelo ha detto:

    Buon giorno Pier Paolo, sono un dirigente di una multinazionale che, come tanti in questo periodo di crisi, purtroppo, vive una situazione difficile da qualche mese. Sono dirigente dal 2000 e percepisco uno stipendio loro di circa 200.000€/anno. L’Azienda mi ha proposto di negoziare una uscita per ridimensionamento dell’organico. Potrei sapere a quale % di tassazione farà riferimento la cifra che mi verrà proposta? L’Azienda parla di lordo ma io, ovviamente, vorrei sapere il netto. Grazie per la risposta che mi darà.
    Cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      L’incentivo all’esodo subisce una tassazione pari a quella applicata al suo TFR; lei deve quindi chiedere all’azienda che le fornisca questa % perlomeno approssimanta. Sulla cifra lorda prospettata lei dovrà togliere quella percentuale di tassazione e conoscerà il netto che le rimarrà in tasca.

      • Angelo ha detto:

        La ringrazio per la risposta e per la rapidità! Mi rivolgerò ai miei colleghi.
        Un caro saluto

  186. Yury ha detto:

    Salve Sig. Pier Paolo,
    sono un Impiegato commerciale(key Account) in una multinazionale,dal Gennaio del 2012 siamo stati acquisiti da un’altra multinazionale del settore.Hanno inizialmente mantenuto tutti i dipendenti e la sede cambiando il solo il nome della vecchia ditta.Dopo qualche mese vissuto nell’incertezza siamo stati convocati in 8 impiegati commerciali,key account,dei 12 commerciali totali complessivi considerando gli Area Manager,dicendoci che non intendono mantenere le nostre figure dopo la riorganizzazione,che in futuro toccherà anche altri settori,hanno mantenuto gli Area Manager e i nostri compiti saranno svolti da Agenzie di rappresentanza che già stanno collaborando con loro da anni.A noi ci è stato verbalmente spiegato che vogliono avvalersi della CIGS e,per adesso solo a parole,ci hanno proposto un supporto al ricollocamento tramite un agenzia specializzata,tutto a carico dell’Azienda.
    Recentemente ci è arrivata una mail dove ci autorizzano a consumare le ferie residue e per chi non ne avesse offrono permessi retribuiti,prima della richiesta di CIGS,questo per sollevarci dal nostro incarico,infatti hanno iniziato a telefonare ai clienti dicendo loro di non passarci più ordini e comunicazioni.
    Ad oggi non ci siamo ancora messi in ferie e ci siamo dichiarati ancora disponibili a svolgere le nostre mansioni,chiedendo e aspettando istruzioni maggiori.
    Ho personalmente chiesto un nuovo incontro per valutare alternative alla GIGS,pensando ad un fine rapporto consensuale che considerando uno stipendio netto mensile di 1700 euro e tutti i calcoli come da lei sopra descritto,si dovrebbe arrivare ad un totale di circa 20.000 euro.
    Le chiedo cosa succede se non vogliono contrattare e andare avanti con la CIGS e se io rifiutassi tali prospettive,ci sono secondo lei gli estremi per una causa legale?A quali rischi vado incontro se si andasse verso uno scontro?Grazie e Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      L’utilizzo della CIGS prevede che l’azienda chieda ed ottenga le relative autorizzazioni dagli Ispettorati del Lavoro ed, eventualmente, concordi con i sindacati i criteri d’inclusione dei dipendenti; nel caso un accordo con i sindacati non fosse raggiunto dovrà seguire i criteri stabiliti per legge. Tutto questo per dirvi che é anomalo il fatto l’azienda vi abbia già contattato per comunicarvi un qualche cosa su cui non ha ancora autorizzazioni ed accordi, come é anomalo che v’impedisca di svolgere la vostra attività senza aver sospeso(CIGS) od interrotto il rapporto di lavoro. La proposta di ricollocamento dovrebbe essere un processo di outplacement tramite società specializzate; ricordatevi però che le società di outplacement aiutano i dipendenti nel trovare nuove opportunità professionali, ma non assicurano alcun ricollocamento. Lei non mi parla di sindacati che, a mio giudizio ed essendo la società una multinazionale, dovrebbero essere coinvolti tramite le strutture proivinciali, se non avete una rappresentanza interna. Al posto suo aspetterei prima di proporre una risoluzione consensuale, a meno che non abbia per conto suo già trovata una nuova opportunità di lavoro; 20.000 euro possono essere più o meno sufficienti, in funzione della difficoltà di ricollocarsi sul mercato del lavoro, in questo momento.

      • Yury ha detto:

        Grazie della celere risposta,
        dai colloqui intercorsi con i responsabili dell’Azienda è emerso infatti la volontà di questi di avvalersi della CIGS a prescindere dagli accordi coi sindacati,che contattati da alcuni di noi già iscritti a differenza del sottoscritto,erano totalmente all’oscuro di quello che poi ci hanno comunicato.Qualche collega ha già contattato un avvocato per iniziare una causa legale che io sarei propenso a non intraprendere visto che non vedo grossi spiragli e non vorrei trovarmi a perdere tempo e soldi inutilmente…

        Saluti

      • Pier Paolo ha detto:

        E’ una scelta personale, che però prenderei solo dopo avere avuto la certezza che l’azienda è stata autorizzata alla cigs. L’azienda deve ottenere un’autorizzazione dall’Ispettorato del Lavoro non dai sindacati.

  187. Giuseppe ha detto:

    Buongiorno ! Dott. Pier Paolo, Mi chiamo Giuseppe , sono un lavoratore dipendente di una industria chimica con duecento dipendendi, ho 48 anni lavoro in questa azienda con contratto indeterminato dal 1/04/1999, quindi sono 13 anni di lavoro . Nel mese di settembre 2011, mentre stavo svolgendo la mia mansione da operaio con livello E1, mentre stavo sollevando un sacchetto di circa 25 kg , ho sentito un dolore nel braccio destro mi sono subito recato in sala controllo e ho denunciato l’accaduto al capo turno,dicendo che comunque mi sentivo di continuare a lavorare, e così ho fatto anche se mi faceva abbastanza male,e così continuai a lavorare per cica una ventina di giorni, fino a che dovetti interrompere il lavoro perchè non riuscivo più a reggere un bicciere in mano, intanto mi e stato detto che non potevo più fare infortunio perchè erano trascorsi oramai 15 giorni , il tecnico di turno , mi disse di andare a casa e mettermi in malattia , li per li, ingenuamente pensai ma si, farò un po di malattia il braccio guarirà e riprenderò il mio lavoro, andai a visita dall’ortopedico,e mi disse che oramai mi ero rovinato il braccio e non avrei più potuto svolgere il mio lavoro , dopo circa 15 giorni in malattia stando a riposo il braccio non mi faceva più male,e io per la gioia tornai al lavoro dopo circa due ore di lavoro ero talmente felice perchè non mi faceva più male,ma non ho avuto nemmeno il tempo di illudermi quando ad un tratto mentre lavoravo ho cominciato a sentire di nuovo il dolore fino a non riuscire più a tenere nessun oggetto nella mano, e quindi ritornarmene a casa in malattia, da allora,a tutt’oggi dopo aver fatto altre tre visite ortopediche,ecografia,visita fisiatra, risonanza magnetica, e mi e stata diagnosticata: Epicondilite gomito dx ,postumi tr. distorsivo gomito dx , con neuropatia del radiale all’arcate di fhrose e lesione del lacerto fibroso. Non mi passa più il dolore. Morale della favola : Dopo avere nel mese di febbraio fatto la visita medica dal medico competente di fabbrica, mi rilascia un certificato in cui attesta l’inidoineta alla mia mansione per sei mesi , cioè fino a settembre 2012,giusto il tempo che scade la conservazione del posto di lavoro durante l’assenza per malattia, per poi licenziarmi . al rilascio del certificato del medico competente la direzione mi disse , dal momento che il tuo reparto la prima settimana di marzo andrà in cassa di integrazione per una settimana , continui la malattia , nel frattempo ci organizzeremo per inserirla in un’altra mansione che non sforzi il braccio. E così feci , il giorno sedici marzo 2012 , mi presentai sul posto di lavoro per prendere disposizioni, alle nove sono stato chiamato dal responsabile della direzione del personale, consegnandomi una raccomandata a mani, alla quale dice : OGGETTO : comunicazione di sospensione temporanea dal servizio e dalla retribuzione . Che ha decorrenza immediata, fino alla prossima visita medica del medico di fabbrica competente che a previsto per il prossimo mese di settembre. ECCO IN CHE MODO MI HANNO CERCATO UNA MANSIONE CHE AVREI POTUTO SVOLGERE . E le assicuro che ci sono tante mansioni che avrei potuto svolgere, a questo punto è chiaro che vogliono licenziarmi , visto che non’hò fatto infortunio , e loro pensano che e tutta una messa in scena , perchè voglio un lavoro leggero , ma io le assicuro che non e così . Oppure mi anno proposto di andare in mobilità per due anni, con un incentivo di 25.000.00 euro lordi, ma di darle subito la risposta perchè ho tempo fino al 30 di aprile , e che quindi scade e non la richiederanno più. Le scrivo per essere consigliato come devo comportarmi , vorrei sapere : (1) Se accetto la mobilità, poi posso impugnare il licenziamento ? (2) Nel mio caso , 25.000.00 lordi , devo accettarli o mi spetta di più . (3) Se mi rivolgo alla medicina del lavoro C/O usl , cosa posso ottenere , ne vale la pena ? La ringrazio infinitamente della sua pazienza,la prego mi risponda al più presto , visto che se devo accettare la mobilità entro il 30 di Aprile . Grazie di cuore , La Saluto Cordialmente .

    • Pier Paolo ha detto:

      Giuseppe,
      rivolgiti subito ad un sindacato (ti suggerisco il patronato INCA della CGIL) per un’assistenza legale. La sospensione cautelare è, infatti, una facoltà che accede al potere disciplinare del datore di lavoro, consistente nella sospensione unilaterale della prestazione lavorativa per tutto il tempo necessario all’esercizio del potere stesso. Tale provvedimento può essere adottato dal datore di lavoro tutte le volte che sia contestato o contestabile al lavoratore una mancanza così grave da non consentire che egli venga lasciato al suo posto neppure provvisoriamente, durante il tempo necessario per lo svolgimento del procedimento disciplinare o, nell’ipotesi di concorrente giudizio penale, delle indagini preliminari. Forse per te non era chiaro ma l’azienda ha iniziato nei tuoi confronti un procedimento disciplinare.

      • Giuseppe ha detto:

        Buongiorno ! Dott. Pier Paolo , Prima di tutto la ringrazio per avermi risposto così velocemente. Mi scusi, non riesco a capire perchè mai l’azienda a iniziato nei miei confronti un procedimento disciplinare , mi sono gia rivolto a un sindacato della CGIL , che conosce molto bene la mia azienda , e le ho fatto leggere la raccomandata, e le ho spiegato tutta la situazione ,e lui dopo aver contattato la mia azienda , mi ha consigliato o di accettare la mobilità con l’incentivo , secondo lui scelta migliore , o di prendere un appuntamento con un suo avvocato e fare vertenza, ma non mi ha mai detto che l’azienda avesse iniziato un provvedimento disciplinare nei miei confronti . Dott. Pier Paolo , la prego sia gentile , mi illumini ! Se accetto la mobilità , finisce tutto,o questo presunto procedimento disciplinare va avanti. La prego mi dia dei consigli su cosa fare e come comportarmi ! Secondo lei , mi conviene accettare la mobilità, ho andare dal sindacato,e fare vertenza ? La ringrazio veramente di cuore ,le faccio i miei complimenti per quello che fa , e una cosa davvero bella . Grazie ! Giuseppe .

      • Pier Paolo ha detto:

        Il motivo per cui l’azienda ti ha sospeso dalle prestazioni senza retribuzione deve essere scritto sulla raccomandata che ti hanno inviato. Il sindacalista forse ti ha suggerito di accettare la mobilità e l’incentivo, proprio perchè avrà ritenuto non sanabile il conflitto tra te e l’azienda; accettare la mobilità significa, però, perdere il posto di lavoro e a 48 anni trovarne uno nuovo, in un periodo di crisi come l’attuale sarà molto difficile. Intentare causa a l’zienda, se le cose sono andate come tu racconti e, dunque, non ci sono problemi disciplinari potrebbe avere la sua ragione, in quanto tu affermi che ci sono molte mansioni che tu potresti svolgere.

      • Giuseppe ha detto:

        Gent.mo Dott. Pier Paolo , nella raccomandata consegnatami a mani , hanno scritto che non anno nessun’altra mansione che io potrei svolgere con le mie condizioni fisiche , ma le assicuro che non’è vero , la verità e che anno la scusa buona per licenziarmi , e secondo me anche se riuscissi con l’aiuto dell’avvocato a non farmi licenziare, sono sicuro che prima o poi troverebbero il modo per licenziarmi , a questo punto preferisco accettare la mobilità con l’incentivo e AMEN . Io sono una persona onesta, e non voglio carità. La ringrazio di cuore,per le sue risposte, la Saluto Cordialmete . Grazie !

      • Pier Paolo ha detto:

        Capisco il suo stato d’animo, ma stia attento a non farsi trascinare dall’emozione del momento. Io mi auguro che lei abbia ben calcolato cosa significa perdere il posto di lavoro a 48 anni; se lei ha già delle possibili soluzioni, allora ben fa ad accettare mobilità ed incentivo, ma in caso contrario si domandi cosa farà, quando avrà finito l’incentivo ed il TFR e dovrà aspettare i 66 anni per andare in pensione. Sospendere un dipendente, senza retribuzione, poichè non ci sarebbero altre mansioni da assegnarli, visto i problemi di salute, mi sembra una misura criticabile ed impugnabile; perché, prima del 30 aprile non si procura tramite la CGIL un’incontro con un avvocato per sentire almeneno un primo parere legale?

      • Giuseppe ha detto:

        Gent.mo Dott.Pier Paolo , Ho gia sentito quattro avvocati ,e cinque sindacati , Risultato = nesuna garanzia, sia gli avvocati,che i sindacati,mi hanno detto che posso fare vertenza certo,ma se l’azienda dimostra al giudice che ha gia il 10% di lavoratori non idonei alla mansione,e nella mia azienda ce ne sono tanti con limitazioni . A questo punto il giudice può dare ragione all’azienda,oppure no, dipende ! L’azienda a detto al sindacato , che non’è una casa di riposo . La saluto cordialmente, Grazie !

      • Pier Paolo ha detto:

        Signor Giuseppe, solo adesso lei mi dice di aver consultato sia avvocati e sindacati, ma, sopra tutto, che la sua azienda ha già un 10% di lavoratori non idonei alle loro mansioni e ha ragione quando afferma di non essere una casa di riposo. Se già ha acquisito queste informazioni, é ovvio che non le conviene affrontare una vertenza dal risultato molto incerto.

      • Giuseppe ha detto:

        Gent.mo Dott. Pier Paolo , Mi scusi per non averle detto subito di avere gia consultato avvocati,e sindacati , il motivo e che , se le avessi detto di averli consultati lei mi avrebbe dato l’ultima risposta,mentre io speravo in una via d’uscita positiva, comunque è per la rabbia che ho dentro,io mi sono rovinato il braccio svolgendo la mia mansione, non’ho fatto l’infortunio pensando che si trattasse di un semplice strappo muscolare, che sarebbe guarito e sarei tornato al mio lavoro. E invece l’azienda cosa fà, prima mi dice di continuare la malattia in modo di avere il tempo di ricollocarmi in un’altra mansione che avrei potuto svolgere, un esempio, in portineria , poi finito la malattia mi presento sul posto di lavoro,mi chiama la direzione, per consegnarmi immediatamente la lettera di sospensione,non retribuita. Dott. Pier Paolo , mi permetto di chiederle un ultimo suo parere, se non vuole, non me lo dica,ma la prego ,se decidesse di dirmelo sia sincero,poi non la disturberò più. Visto che a questo punto ha capito come sono andate le cose,e io non avendo altra via d’uscita sono costretto ad accettare la mobilità, Domanda: Quanto sarebbe giusto chiedere all’azienda di incentivo ? Sono certo che non mi deluderà ! La Saluto Cordialmente ,e ancora complimenti per quello che fa . Distinti Saluti Giuseppe

      • Pier Paolo ha detto:

        Non esiste una regola poichè le risoluzioni consensuali con incentivo all’esodo sono considerate trattative tra privati e, quindi, la somma sarà una risultante di una negoziazione tra lei e l’azienda che, peraltro le ha già offerto 25000 € lordi. Lei chieda due annualità di stipendio, se, ovviamente sono superiori alla cifra già offerta.

  188. Antonio ha detto:

    Salve Dott. Pier Paolo,
    L’azienda verso fine febbraio ha comunicato ai tutti i dipendenti (siamo circa 250) che chi volesse anticipatamente estinguere il rapporto di lavoro per qualsiesi motivo lo poteva fare semplicemente con una email e poi l’azienda avrebbe deciso l’importo. Io lavoro da 4 anni in questa azienda (3 a TD e 1 TI e dopo ricorso al Giudice del Lavoro per trasformazione del contratto da TD a TI); ho inviato l’email per risolvere anticipatamente il rapporto di lavoro dietro compenso, chiamato incentivo all’esodo. L’azienda sta valutando la mia proposta. L’RSU mi ha fatto sapere che l’importo si aggira intorno ai 100 mila euro lordi. Le chiedevo se è equo e quanto sarà la tassazione che dovrò versare allo stato (il compeso è 1240 euro al mese più gli istituti risarcitori e sono inquadrato come livello 2A CCNL industria alimentare). Certo di una Sua gentile risposta Le porgo distinti saluti!
    Antonio

    • Pier Paolo ha detto:

      Un incentivo all’esodo di 100.000 euro lordi, se confermato dall’azienda, è di tutto rispetto. La tassazione in percentuale sarà pari a quella applicata al suo TFR; deve dunque chiedere all’azienda che le forniscano questo dato.

      • Antonio ha detto:

        La ringrazio per la celere ed esaustiva risposta. Le volevo chiedere inoltre se l’azienda corrisponde il netto o il lordo e poi sarò a versare le tasse? e lo corrisponde dopo un mese? ma le tassazione applicate al TFR da che minimo e massimo vanno?
        Disitnit saluti
        Antonio

      • Pier Paolo ha detto:

        Dipende da come viene scritto l’accordo; in ogni caso è l’azienda che deve versare la relativa tassazione, come sostituto d’imposta. La data di corresponsione deve essere stabilita nell’accordo. Il TFR che rimane in azienda viene tassato in due modi:
        -> FINO AL 31/12/2000: l’intero TFR maturato (comprese le rivalutazioni) è assoggettato a tassazione separata al momento della liquidazione. La base imponibile è il TFR maturato meno Euro 309,87 per il numero di anni.
        -> DAL 1/1/2001: tassazione separata al momento della liquidazione solo per la quota capitale. Le rivalutazioni sono soggette annualmente ad imposta sostitutiva. La base imponibile è quindi Il TFR meno le rivalutazioni.
        Questa tassazione è solo un anticipo: successivamente alla liquidazione l’Agenzia delle Entrate effettuerà un conguaglio con applicazione di un’aliquota pari alla media delle aliquote medie degli ultimi 5 anni precedenti l’erogazione del TFR.
        Il reddito di riferimento su cui applicare questa aliquota è:
        TFR X 12
        anni di lavoro per la quota fino al 31/12/2000;
        TFR – rivalutazioni X 12
        anni di lavoro per la quota dal 1/1/2001.
        Attualmente l’aliquota IRPEF più bassa è del 23% per i redditi fino a 26.000 Euro, quindi l’aliquota applicata al TFR lasciato in azienda non potrà essere inferiore a 23%.

  189. Ettore ha detto:

    Salve dott. Pier Paolo,
    ho 34 anni e da un anno e mezzo circa lavoro per una azienda lattearia (industria alimentare). I miei contratti sono stati: da novembre 2010 a 31 marzo 2011 co.co.pro., poi dall’1 aprile al 18 dicembre 2011 CCNL a scadenza, dal 19 dicembre lo stesso è stato passato a tempo indeterminato. La stessa azienda è stata da poco “assorbita” tramite un aumento di capitale da una delle “socie” e io ho saputo (ancora non ufficialmente) che su circa 18/19 addetti taglieranno solo me che lavoro in amministrazione dove in totale siamo in 3 e vogliono sostituire la mia attività farcendola svolgere ad un loro impiegato che già svolge la stessa attività per l’altra azienda. Non si tratta di demerito, anche perchè ho referenze ottime da parte di tutti quelli che in un modo o in un altro hanno a che fare con me, ma solo di una scelta insensata e illogica. Sicuramente mi proporanno un incentivo all’esodo. Volevo chiederele nell’ordine: 1) quali sono i diritti che tutelano il mio posto di lavoro? Cioè, con quale facilità possono fare quello che hanno intenzione di fare? 2) ovviamente mi rivolgerò ad un sindacato che mi assista, ma so già che preferiranno scendere a patti con l’azienda. Cosa fare se davvero si verificasse ciò? 3) qual’è l’incentivo massimo che posso chiedere con una busta paga che va dai 1100 (inizialmente) ai 1190 €?
    Grazie in anticipo
    Distintamente
    Ettore

    • Pier Paolo ha detto:

      Vista la bassa anzianità aziendale, ritengo che l’azienda, in caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, non sarà disposta ad erogare un incentivo all’esodo superiore ad un’annualità. Possiamo fornirti una consulenza on line sul primo quesito, ma, se lo desideri, ci dovresti fornire le seguenti informazioni:
      - quanti dipendenti ha la nuova azienda risultante dall’assorbimento della tua precedente
      - quale procedimento é stato aperto per poter procedere al licenziamento di dipendenti ( fusione per incorporazione, ristrutturazione ecc)
      - copia dell’eventuale accordo con i sindacati dove dovrebbero comparire i criteri per la scelta dei dipendenti da licenziare
      - anzianità di servizio e carichi di famiglia del dipendente che dovrebbe svolgere le tue mansioni, in caso tu fossi licenziato.

      In base a questi primi elementi potremmo valutare se il licenziamento appare illegittimo e quali probabilità di successo tu avresti in caso impugnassi il licenziamento.

  190. Ettore ha detto:

    Grazie per la pronta risposta, ripeto, ancora non mi hanno comunicato nulla, per cui non sono in grado di dare risposte precise per poter avviare una consulenza.
    La domanda ulteriore che voglio fare, date le cifre del mio stipendio (CCNL industria alim. 4 livello) a quanto ammonterebbe ogni mensilità?
    Grazie ancora

  191. marco ha detto:

    buongiorno
    il 19 gennaio 2012 dopo parecchie lettere di richiamo ( ingiustificate infatti sono presso un legale) sono stato licenziato, ma non ho ancora le idee chiare : posso io iscrivermi alla mobilità essendo passati i 68 giorni???poi la mia azienda era con quattro sedi oltre 50 dpendenti assunto dal 1990 con un primo livelo e uno stipendio netto di €2000 ho 50 anni con una figlia a acaricoi sono 36 anni che lavoro.inoltre a conti fatti quante mensilita mi spetterebberro di chiusura rapporto.
    è vero che se mi faccio assumere per almeno una settimana posso rientrare nel discorso della mobilità’???ultima domanda : mi sono iscritto all ufficio di collocamento e ho scoperto che dopo aver fatto fallire la ditta di nome s…… settore auto con contratto del comercio hanno riassorbito o aperto una nuova ditta di nome m……. doce ci hanno mandato una lettera che non avremmo perso nessun diritto ma la sorpresa è stata che risulta la ditta m……. iscritta come azienda con contratto metalmeccanico e nel settore edilizio questo per due anni!!!????????i due contratti hanno dei riferimenti di aumneto completamente diversi!!!!
    grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei non mi dice per quale motivo è stato licenziato; lei cita delle lettere di richiamo il che mi fa pensare che sia stato licenziato per giusta causa o giustificato motivo oggettivo. L’accesso alla mobilità é possible solo se l’azienda ha in corso una procedura per riduzione del personale e lei é stato licenziato per questo motivo.

  192. marco ha detto:

    ma inoltre prima di arrivare a licenziarmi con ripetute lettere di richiamo tra cui senza sospensione dal lavoro ha assunto una persona nel mio stesso ruolo

  193. Irene ha detto:

    Buongiorno Dott. Pier Paolo,
    Due mesi fa gli avevo scritto con motivo dell’imminente cessione di un ramo aziendale ad un’altra società. L’azienda aveva licenziato il personale, senza rendersi conto che era illegittimo, ed offriva a me (al momento dipendente nonche’ socia di minoranza) un contratto come consulente per un’anno. L’acquirente richiedeva da parte mia la firma di un patto di non concorrenza… Ho fatto redigere ad un avvocato un patto di non concorrenza con tutti i criteri e et voila’! la cessione non e’ avvenuta (volevano solo da parte mia l’opera pia nei loro confronti). La trattativa si e’ bloccata e l’amministratore ha cambiato la lettera di licenziamento con la motivazione di cessazione anziché di cessione. Tuttavia, sapendo che il titolare aveva consegnato certi documenti sensibili per l’azienda (portafoglio clienti, bilanci, contratti annuali) e visto che l’altra societa’ aveva manifestato l’interese per la strumentazione ed i materiali in carico a detto ramo aziendale, avevo richiesto in qualità di socia di far firmare un atto di diffida alla presunta Soc. Acquirente, altrimenti avrei chiesto il parere ad un avvocato per concorrenza sleale, poiché detta società fa lo stesso mio mestiere (analisi ambientali nonché consulenze in campo ambientale – proprio come faccio io da 12 anni per l’azienda in qualità di dipendente e socia, cioe’ un’attivita’ prettamente intellettuale). Dopo un incontro con gli acquirenti emerge in assemblea che gli stessi non sono piu’ interessati agli strumenti (le riunioni con gli acquirenti le tiene solo l’ammintratore unico nonché socio di maggioranza). Quindi, l’amministratore comunica che tutti i dipendenti finiscono con il 31 luglio e tutta la strumentazione e i materiali, se non si trova qualcuno a cui venderli, verranno mantenuti nei locali fino al momento del loro smaltimento (massimo entro 36 mesi). Fin qua sembra una cessazione naturale… Ma venerdì sento il proprietario del locale il quale mi dice che l’amministratore gli ha comunicato che con settembre oppure inizio ottobre intende consegnare i
    Locali sgombri di tutto. Ora a me sembra che vuole aspettare che escano le persone per poi arrangiarsi con l’altra società che sicuramente userà il portafoglio Clienti da me creato in 12 anni di lavoro, poiché ad oggi non c’è nessun documento scritto con il compromesso che non utilizzeranno i dati sensibili ricevuti dalla nostra società. Adesso io mi chiedo, come mi devo muovere, chiederò all’avvocato di assistermi, ma posso in alcuna maniera rivalermi sull’azienda..?

    • Pier Paolo ha detto:

      Signora Irene,
      il problema che lei solleva non è nelle mie competenze; lei ha sicuramente bisogno dell’assitenza di un legale specializzato in vertenze di carattere societario. Se lei abita vicino Milano e ha bisogno di scegliere il legale, posso suggerirle il nominativo di uno studio di mia conoscenza.

  194. Mia ha detto:

    Buona sera,
    il mio compagno lavora presso un’azienda che da 3 mesi non elargisce gli stipendi ai propri dipendenti (lui compreso ovviamente).
    Un paio di mesi fa l’azienda ha aperto la procedura di mobilità che sarà attiva tra pochi giorni.
    Io vivo e lavoro all’estero.
    Volevo sapere se perderebbe il diritto di percepire l’assegno di mobilità nel caso decidesse di trasferirsi all’estero da me.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se il trasferimento è permanente, ritengo si perda il diritto di percepire l’assegno di mobilità, in quanto una delle condizioni per riceverlo prescrive che il lavoratore si iscriva nelle liste di mobilità e si dia disponibile ad accettare proposte di lavoro, secondo i criteri stabiliti dalla legge; risiedendo all’estero non potrebbe dare questa disponibilità.

  195. Daniele ha detto:

    Buongiorno,

    sono un quadro nel settore laterizi manufatti in cemento assunto il 10/2010
    Da Dicembre 2011 sono in CIGS.
    Questa settimana ho ricevuto una telefonata dall’amministratore delegato dell’azienda e mi ha proposto 25K € per andare in mobilità.
    Il mio RAL è di 47000€ su 14 mensilità, più auto, pc, carta di credito aziendale (tutti beni che logicamente in CIGS mi sono stati tolti) e assicurazione sanitaria.

    Le mie domande sono:
    Quanto posso chiedere per la mobilità spontanea?
    Sono obbligato ad andare in mobilità?

    Grazie
    Daniele

    • Pier Paolo ha detto:

      Non è, ovviamente e per definizione, obbligato ad andare volontariamente in mobilità. Altrettanto ovviamente, se l’azienda ha aperto una procedura di mobilità, la potrebbe inserire tra i dipendenti da licenziare senza doverle un incentivo all’esodo; c’è però bisogno che la procedura sia stata approvata dagli Ispettorati del Lavoro, come logica evoluzione della CIGS e che lei rientri nei criteri stabiliti dalla legge o concordati con i sindacati.
      Il valore dell’incentivo all’esodo, va dunque concordato a seconda della forza negoziale delle parti; in altre parole se l’azienda la potesse porre in mobilità senza correre rischi legali, la sua forza contrattuale sarà molto debole e viceversa. 25 K, se netti, corrispondono a poco più di 1/2 annualità.
      Potrei fornirle una consulenza on line (veda le condizioni in Home page), ma mi occorrono i seguenti dati:
      1 – quale mansione svolge e quanti altri dipendenti fanno parte della sua unità
      2 – la sua anzianità anagrafica e la sua anzianità di servizio
      3 – numero di dipendenti dell’azienda
      4 – copia, se esiste, dell’accordo di mobilità firmato dall’azienda con i sindacati

  196. elena ha detto:

    buongiorno
    ho in contratto auto per uso privato e lavorativo , gratuitamente per me appena l’ho comunicato all’azienda della gravidanza a rischio e astensione dal lavoro l’azienda nello stesso giorno è venuta a casa mia a portarmi via l’auto .
    Puo’ indicarmi se è lecito tale comportamento ? e nel caso l’azienda dichiari che gli necessita deve riconoscermi l’importo del benefit che non mi da’ comunque che equivale al valore in busta di ca eur 200\300 considerando che avendola per uso privato me l’ha tolta improvvisamente lasciandomi senza auto?
    grazie saluti

    Elena

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Elena,
      da quello che mi riferisci si dovrebbe capire che l’auto ti è stata assegnata per uso promiscuo e, in quanto tale, non dovrebbe essere ritirata in caso di astensione dal lavoro; tu dovresti, comunque, controllare se ci sono clausole, nel contratto di assegnazione, che permettono all’azienda di ritirare l’auto in caso di prolungata assenza dal lavoro del dipendente. In mancanza di tale clausola tu potrai richiedere la restituzione dell’auto anche se, temo, che dovrai farlo attraverso un legale di fiducia. Attenzione poi che il fringe benefit viene esposto in busta paga e viene tassato, quindi, ammesso che risulti lecito toglierti l’auto è ovvio che il fringe benefit non deve comparire più in busta paga.

      • elena ha detto:

        la ringrazio gent.mo Dott. Pier Paolo della sua alta professionalità
        nel contratto di lavoro non c’è alcuna altra clausola che vincoli l’auto in caso di gravidanza o assenza di lavoro . Non ho ancora busta paga per verificare il fringe benefit , ma nel caso non comparirà piu’ in busta paga immagino potrà essere un altro illecito evidente di diminuizione dello stipendio o il fringe benefits dovranno incorporarlo comunque nel totale dello stipendio della retribuzione, essendo nel contratto parte totale dello stipendio netto ?
        grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        L’esposizione del valore del fringe benefit in busta paga ha solo fini fiscali. In pratica è una valorizzazione del beneficio a lei concesso per l’uso personale dell’auto e sul quale lei deve pagare le tasse. Se le tolgono l’auto il fringe benefit deve essere tolto dalla busta paga altrimenti lei pagherebbe le tasse per un beneficio che non possiede più.

      • elena ha detto:

        Verificando il cartaceo noto solo ora che dopo che aver concordato contratto di assunzione con uso anche privato senza diciture e dopo aver dato dimissioni dal precedente lavoro il primo giorno di lavoro in tale azienda per poter iniziare mi hanno obbligato a firmare 20 plichi di fogli di codici e regolamenti aziendali ( uso, pc, sistemi informatici, condotta auto..) dove in tale plico nell ‘auto hanno segnato che per assenze per lunghi periodo possono togliere l’auto .
        Questi plichi di carta che mi hanno obbligato a firmare hanno valenza o ha valenza il contratto di assunzione?
        grazie anticipatamente

      • Pier Paolo ha detto:

        Si purtroppo hanno valenza.

  197. Lello ha detto:

    Buongiorno, sono stato assunto il 16-01-1987, poi successivamente la mia azienda alimentare è stata acquistata da un altra e quindi riassunti il 01-12-2005. Il mio stipendio è di 1500 euro mese netto. Adesso la nuova azienda mi prospetta la messa in mobilità della durata di 4 anni perché l’azienda è in campania. Io come già detto ho la maturità totale di 25 anni trascorso in due aziende, ho 50 compiuti a maggio 2012 e ho tre figlie a carico al 50% dato che anche mia moglie lavora. Cosa mi spetta in totale??? E’ vero che se apro un attività mia posso richiedere la liquidazione di tutta la somma??? Mi conviene aspettare fine anno per maturare ancora un altro anno di anzianità??? Mi hanno parlato anche di un ingentivo all’esodo… e già prestabilito oppure deve contrattato??? Attendo fiducioso vs. informazioni in merito.
    Grazie
    Nik

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Lello,
      il suo stipendio lordo dovrebbe essere intorno ai 1950 € per cui l’indennità di mobilità sarà pari a 876 € netti il primo anno e 700 € netti i tre anni successivi. E’ vero che se lei dimostra di aprire una sua attività, potrebbe chiedere l’anticipo di tutta la somma dei 4 anni. Lei ormai andrà in pensione con i criteri della nuova riforma delle pensioni, quindi nella migliore delle ipotesi quando avrà raggiunto i 42 anni di anzianità contributiva; al termine della mobilità lei avrà 29 anni di contribuzione e dunque dovrà continuare a lavorare o come dipendente o come autonomo altri 13 anni. L’incentivo all’esodo, se l’azienda ha sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali, è difficilmente negoziabile; in caso contrario ogni dipendente potrà negoziarlo con l’azienda, in funzione della sua situazione personale.

      Pier Paolo Sposato Consulente on line

  198. Adriana ha detto:

    Buongiorno
    lavoro da febbraio 1992 in una società dove ho ricoperto negli anni diverse funzioni. Dal 2002 sono inquadrata come impiegata commerciale categoria A (contratto industria settore manufatti in cemento) con un part-time 6 ore e retribuzione lora annua di circa 26000€ e mansioni da assistente di direzione commerciale. Da circa un anno è stata inserita una nuova figura (arrivata come sostituzione maternità) alla quale sono state man mano affidate mansioni di mia competenza. L’azienda, in cigs da novembre 2011, ha aperto da qualche settimana una mobilità volontaria per 17 persone che dovrà concludersi entro la fine di giugno. Sono stata chiamata dall’Amministratore Delegato che mi ha detto che non sono tra le figure che vuole lasciare a casa perchè la mia “professionalità è insostituibile” ma che se non mi trovo più bene con l’azienda ed i colleghi questa è l’occasione da cogliere al volo. Inoltre mi ha detto che il mio ruolo non ha più ragione di esistere e verrò inserita a supporto dell’ufficio acquisti e recupero crediti. Mi ha detto che se fossi interessata la cifra massima che potrebbe offrirmi come buonuscita è un anno di retribuzione lorda e mobilità (per due anni perchè ho 47 anni). Preciso inoltre che ho 2 figli a carico al 100%. Ha tenuto a precisare che non è disposto a darmi di più perchè non è interessato a lasciarmi a casa e perchè il budget a disposizione per le buonuscite è praticamente esaurito avendo già ottenuto la firma di accettazione per l’esodo di 14 colleghi. Ha comunque ventilato che a novembre ci sarà un’altra mobilità dove però le cifre in gioco per la buonuscita saranno molto più basse (non più di 3000 euro)…. Come devo interpretare l’atteggiamento della direzione? la cifra proposta per la buonuscita è congrua? Grazie per un suo cortese riscontro.
    Saluti Adriana

    • Pier Paolo ha detto:

      Adriana,
      scusa la franchezza, ma il discorso dell’Amministratore delegato mi sembra una presa in giro. Non si capisce infatti perché, visto che ti considera una professionalità insostituibile, ha affidato le tue mansioni ad altra persona e perché ti ha consultato per la mobilità visto che è volontaria e tu non ti eri candidata. E poi alla fine ti ha anche larvatamente minacciato. Io non conosco la tua azienda e, quindi non posso suggerirti un preciso comportamento. Ti consiglio solo di stare attenta perché con due figli a carico uscire dal mercato del lavoro a 47 anni potrebbe essere un grave errore, a meno che tu non abbia già pronta una nuova opportunità professionale.
      Ammesso che tu fossi interessata, necessitandomi una descrizione più dettagliata della situazione, potrei fornirti un’assistenza on line alle condizioni spiegate nella pagine del mio blog Consulenza on line

  199. Carlo ha detto:

    Buongiorno,
    lavoro da 12 anni in una grossa azienda (5000+ dipendenti).
    Recentemente ci è stato presentato un piano di incentivo alla mobilità volontaria minimale.
    In questo piano, rispetto al prospetto qui riportato vengono riconosciute circa 12 mensilità in meno, e non vengono riconosciute mensilità per figli a carico.
    Vorrei chiederei a voi che ben conoscete la legislazione in merito se sia possibile reclamare il riconoscimento anche della quota per figli a carico o meno. Preciso che sto seriamente valutando di aderire all’incentivo per dedicarmi ad altra attività indipendente per cui il mio obiettivo è di ottenere da subito più risorse possibili per l’avvio della nuova attività.
    Cordiali saluti
    Carlo

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Carlo,
      il calcolo a cui lei si riferisce fa parte di un accordo tra sindacato ed azienda in occasione di una fusione tra due multinazionali, ma non esiste alcuna legge, che impartisce delle precise disposizioni in questo campo, in quanto la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con incentivo all’esodo, è considerata una trattativa tra privati. Una grande azienda come la sua è, per contro, obbligata dalla legge ad aprire una trattativa con le organizzazioni sindacali al fine di determinare i criteri per aprire un processo di mobilità, con i conseguenti licenziamenti collettivi; se il piano che vi è stato presentato è stato già concordato con i sindacati, il singolo dipendente ha poche se non nulle possibilità di rinegoziare l’incentivo.

      • lorenzo ha detto:

        buongiorno dottore,
        purtroppo sono in infortunio , commerciale con auto da tornare in caso di assenze per lungo periodo all’ azienda, a mio uso privato gratuito, come fringe benefits del valore di eur 150 che esce nelle competenze della busta paga con voce fringe benefits.
        Puo’ specificarmi se c’è un preavviso di tempo per tornare l’auto all’azienda o se immediato e se tornando l’auto per tale periodo, l’azienda deve corrispondermi un importo in busta del valore dell auto come fringe benefits che torno il mezzo ma che mi spetta mensilmente ?
        Ossia devo tornare l’auto ma mi spetta comunque l’importo del benefit che esce in busta ai fini fiscali per sopportare altre spese a mio discapito d auto o con la restituzione dell’auto non mi spetta neanche piu’ il benefit?
        Nel contratto c’è scritto solo della restituzione dell auto ma non che mi tolgono anche l’importo del benefits del mezzo .
        grazie Lorenzo

      • Pier Paolo ha detto:

        L’importo del benefit che compare in busta paga serve a dare un valore all’uso personale gratuito dell’auto, in quanto dal punto di vista fiscale é come se l’azienda ti desse una retribuzione aggiuntiva al tuo salario, quindi in teoria, l’azienda dovrebbe corrisponderti un somma equivalente. Il problema è che, come tu mi dici, nel contratto di assunzione non viene fatto alcun cenno ne al preavviso ne alla sostituzione del mezzo con una cifra equivalente al fringe benefit. Certamente togliere l’auto senza alcun prevviso e non prevedere una somma equivalente al fringe benefit equivale ad averti ridotto la retribuzione e questo non sarebbe legale, ma bisognerebbe conoscere i termini del contratto e delle clausole firmate.

  200. sabene54 ha detto:

    Buongiorno. complimenti per le consulenze. Sono del parere che questi blog dovrebbero essere premiati.
    Ho 27 anni ed ero in procinto di dimettermi dal mio posto di lavoro in prospettiva di uno nuovo (statale dopo vincita di concorso pubblico).
    Ho pensato però che la mia azienda (poste italiane) visto che lamenta da tempo un esubero di portalettere mi avrebbe offerto qualcosa per andar via.
    Dopo essermi messo in contatto con l’ufficio personale e dopo un paio di trattative telefoniche. Mi sono messo d’accordo per un incentivo all’esodo.
    Mi hanno offerto 31 mila euro lordi soggetti a tassazione del 23% per andar via.
    Sono stato assunto a tempo indeterminato nel marzo 2010 con contratto part time verticale (lavoro al nord 6 mesi all’anno e 6 mesi no) dopo aver sottoscritto un accordo per aver lavorato con vari contratti a tempo determinato dal 2005.
    Non ho moglie nè figli a carico.
    Ho ricevuto una cifra congrua ai criteri per l’esodo? e , cosa più importante, devo rimanere in guardia su eventuali clausole o dettagli da porre all’attenzione dell’ufficio personale quando andrò ad accettare l’accordo?
    ultima domanda.. posso scaricare le tasse al 23% quando andrò a presentare la dichiarazione dei redditi?
    Grazie mille
    Angelo

    • Pier Paolo ha detto:

      L’incentivo è sicuramente valido, visto la sua relativamente bassa anzianità aziendale e i non carichi di famiglia.
      Non può scaricare le tasse trattenute sull’incentivo all’esodo. Per quanto riguarda la formulazione dell’accordo, può approfittare, se vuole, della Consulenza on line in due modi:

      1. farsi dare dall’ufficio del personale il testo dell’accordo prima di firmarlo (cosa che molti uffici non vogliono fare) e mandarmelo in visione.
      2. presentarsi all’ufficio del personale con una bozza di accordo da me preparata, per confrontarla con la loro proposta, non accettando variazioni su punti che io le segnaleri come inderogabili.
        Si ricordi, comunque, che per evitare sorprese, sarebbe meglio ratificare in sede sindacale l’accordo firmato in azienda. Il Personale sa benissimo cosa significa…! >/li>

      Pier Paolo Sposato
      Consulenza on line

  201. oz85 ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,

    Mi chiamo Giordano, ho 27 anni e vivo a Montesilvano(PE).
    Lavoro presso un Spa di 70 persone che fa parte di un gruppo di 6 aziende in totale. Ad oggi c’è una richiesta di mobilità per 12 elementi e stavo considerando la possibilità di farmi volontario qualora fossi certo di un accordo fra sindacato e azienda, che ad oggi deve ancora avvenire, ma la prederei ancor più in considerazione se fossi certo che potrei percepire il denaro nonostante la mia presenza in Cina.
    Vorrei approfittare per poter fare un corso di lingue e crearmi una posizione in Cina insieme alla mia ragazza che vive a Pechino. Ho letto precedentemente che ha già risposto ad una domanda simile. Vorrei quindi sapere:

    1.Posso andare in Cina tramite visto turistico e continuare a percepire la mobilità?;
    2.Se dovessi ricevere offerte di lavoro mentre sono in Cina come devo comportarmi? sono in grado di rifiutarmi o devo per forza recarmi fisicamente per discutere ed eventualmente non accettare l’offerta?;
    3.Ci sono dei criteri per i quali posso perdere l’indennità? ad esempio rifiutare x offerte?.

    Grazie per la disponibilità,
    Giordano.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ritengo molto difficile se non impossibile mantenere l’indennità di mobilità, trasferendosi in Cina, seppure in forma temporanea. Legga quanto è previsto dalla legge in fatto di cessazione dell’erogazione dell’indennità

      • oz85 ha detto:

        Sig. Pier Paolo,
        La ringrazio per l’aiuto e per il tempo speso nella ricerca delle informazioni. Da come leggo c’è questa voce che dovrebbe riguardare il mio caso:
        “espatriati in cerca di occupazione ( circ. 3 del 2/1/1992 )”. Peró io andrei tramite visto turistico 3 mesi per poi uscire in Cina e richiederlo nuovamente per altri 3 mesi, sempre come turista. Parlando oggi con il sindacato mi è stato detto che l’unica ragione per la cessazione dell’identità è quella di un eventuale chiamata da part del centro di impiego e la mia non presenza. Qualora io dovessi stare in Cina e non ricevere nessun tipo di chiamata potrei continuare a percepire lo stipendio dall’INPS. Ora il mio dubbio è sulla graduatoria che la mia eventuale presenza potrà avere nella lista del centro di impiego. So benissimo che non è un qualcosa che puó essere preventivato ma vorrei cercare delle info a riguardo. C’è chi dice come il sindacato, che un ragazzo di 27 anni diplomato in elettronica sia molto appetibile e chi dice, come alcuni miei colleghi e altri amici che si sono ritrovati in mobilita, che difficilmente, considerando i tempi, arrivi una loro chiamata. 
        Sig. Pier Paolo ha un consiglio da darmi?
        Grazie. 

      • Pier Paolo ha detto:

        Il problema mi pare sia che la tua decisione di proporti come volontario è condizionata dalla opportunità di non perdere l’indennità di mobilità. Io concordo con i sindacati; le tue competenze e la tua giovane età ti rendono un candidato appetibile e, dunque, con alta probabilità di essere chiamato.

  202. mammasola42 ha detto:

    Buonasera Sig. Pier Paolo,
    e una fortuna trovare il suo sito adesso che mi trovo in una situazione disperata. Vista la sua esperienza e sollecitudine in merito alle risposte, Le chiedo cortesemente un consiglio sulla mia posizione lavorativa.
    Ho 42 anni, una figlia totalmente a carico, essendo legalmente separata.
    Ho sempre svolto il mio lavoro di tecnico informatico specializzato di 7° livello a tempo indeterminato, più superminimo, con dedizione e responsabilità da 17 anni a questa parte, in un azienda con più di 500 dipendenti in Italia, inquadrata nel settore della media industria senza gravi problemi dovuti alla crisi e con diverse consociate estere (il gruppo supera i 2500 dipendenti).
    Dall’ottobre 2008 è stata aperta la Cigo per esigenze dovute alla congiuntura del mercato internazionale, ma il mio ufficio non ne è stato interessato.
    Poi improvvisamente all’inizio del 2009 senza nessun preavviso vengo posta in Cigo a zero ore dalla sera alla mattina senza nessuna fondata spiegazione anche visto che fino al giorno prima avevo fatto straordinario, visti i carichi di lavoro. Più avanti vengo a sapere che sono l’unica persona in azienda a zero ore. Faccio una premessa: già da qualche anno avevo avvertito, nei miei confronti, qualcosa di strano nel comportamento del mio nuovo responsabile di area (neo laureato, neo assunto, primo impiego), come controlli eccessivi del mio operato, contestazioni insensate sulla modalità di svolgere certe attività consolidate da anni, per poi accorgermi che monitorava le chiamate entranti e uscenti dalla mia postazione di lavoro, così come le e-mail; poi la cosa si è sempre più aggravata sfociando nella progressiva diminuzione di incarichi con responsabilità per arrivare a vere e proprie umiliazioni di qualsiasi tipo, non da meno l’esclusione da parte dei colleghi con i quali avevo avuto sempre rapporti cordiali. Tutto questo mi ha penalizzato sia a livello professionale che umano. Anche perché mi ha tagliato le possibilità di progressione nella carriera che mi erano state prospettate dal proprietario qualche anno prima dell’inizio del verificarsi di questi tristi eventi. Questa situazione mi ha anche portato a far ricorso, per la prima volta nella mia vita, allo psicologo, perché ho iniziato ad avvertire un vero e proprio disagio psicofisico. Fine della premessa.
    Ho fatto tutta la Cigo del 2009 a casa a zero ore, poi l’azienda con i sindacati opta per i contratti di solidarietà e quindi con mia grande felicità rientro in forza lavoro, ma mi fanno lavorare il minimo, cioé quattro ore al giorno anche spezzate in due la mattina e due il pomeriggio. Clima dell’ufficio pessimo e continuano le pressioni e i comportamenti negativi nei miei confronti. Poi la solidarietà termina e a fine 2011 e vengo messa nuovamente in cassa integrazione a zero ore, nonostante in precedenza mi fosse stato assicurato di no, questa volta però si tratta di Cigs ma sono sempre l’unica a zero ore in tutta l’azienda.
    Ho chiesto spiegazione sia al sindacato che all’azienda e continuano a ribadirmi che purtroppo c’è crisi, ma la verità non è questa.
    Ora siamo al capolinea perché giorni fa sono stata chiamata a colloquio privato dal Direttore delle Risorse Umane e mi è stato comunicato che verrà aperta la mobilità e mi ha fatto una proposta economica in via riservata per l’incentivo all’esodo e mi ha detto di rifletterci.
    Preciso che il sindacato mi ha detto che l’unico criterio che ammette è la volontarietà e che questa trattativa è una cosa privata, anche se mi ha assicurato che beneficerò dei due anni di mobilità.
    Ora, io sono veramente in difficoltà, perché l’offerta è la metà di quello che emerge utilizzando il Suo calcolo dell’incentivo all’esodo.
    Ora, c’è da dire che nonostante siano tre anni che ricerco un lavoro anche con uno stipendio inferiore a quello a cui sono inquadrata, non ho trovato nulla. So che la mia età non aiuta, ma se penso che anche nei prossimi due anni sarà molto difficile trovare un impiego, vista la gravità in cui versa il mercato del lavoro, mi scoppia la testa perché sarò totalmente scoperta.
    L’ulteriore aggravante a tutta questa situazione disastrosa è che 18 mesi fa mi è stata diagnosticata la tiroidite di hashimoto, che essendo una malattia autoimmune non mi abbandonerà fino alla fine dei miei giorni; e per questo sono sottoposta a controlli clinici semestrali. Lo specialista ha affermato che molto probabilmente il fattore scatenante è stata la situazione vissuta in ambito professionale.
    Le ho elencato, cercando di riassumere il più possibile il mio trascorso degli ultimi sette anni, spero di averle fornito tutti gli elementi necessari.
    Mi può essere d’aiuto, vista la sua esperienza?
    Cosa mi consiglia di fare? Se rifiuto la loro offerta possono comunque licenziarmi anche se il mio reparto non chiude ed io sono, assieme ad un altro la più anziana del mio ufficio?
    Oppure è il caso che io faccia una controproposta?
    E se sì quali elementi devo tenere in considerazione per determinarla?
    Le chiederei una risposta il prima possibile, perché domani molto probabilmente mi contatteranno. Grazie mille per la sua cortesia e complimenti x questo servizio.

    • Pier Paolo ha detto:

      Devo fare una premessa; non esistevano previsioni di legge che stabilissero i criteri per calcolare un incentivo all’esodo, in quanto la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro era ed è considerata una trattativa tra privati, ma siccome la riforma del mercato del lavoro prevede, oggi, indennità risarcitorie massime di 24 mesi penso che le aziende ben difficilmente proporanno incentivi superiori a questo limite.
      Lei ha due possibilità:
      1 – ammesso che abbia tenuto documenti di qualunque natura in grado di dimostrare che, durante questi anni lei è stata sottoposta ad azione di mobbing discriminatorie con documentati danni anche a livello psicologico, potrebbe dare mandato ad un avvocato di fare vertenza alla sua azienda, chiedendo il risarcimento del danno biologico.
      2 – in mancanza di tale documentazione, le conviene trattare la risoluzione del rapporto con ingresso in mobilità ed erogazione di un incentivo all’esodo che sia vicino alle 24 mensilità.
      Pier Paolo Sposato
      Consulenza on line

  203. mammasola42 ha detto:

    Grazie per la sua pronta risposta.
    Ho conservato tanta, forse troppa documentazione, ma è comunque sempre un’incognita.
    Avrei due ultime cose da chiederle:
    Se rifiuto la proposta dell’azienda, questa può comunque licenziarmi e/o mettermi in mobilità anche senza il rispetto del criterio della volontarietà stabilito dai sindacati?
    Visto che il mio reparto non chiude, come vengono utilizzati i criteri di legge per la mobilità? (si considerano i criteri di legge sul reparto o sul complesso dei reparti di tutta l’azienda?)
    Grazie per la sua disponibilità.
    Stefania

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ certamente un incognita ma se lei ha veramente tante prove documentali di aver subito pratiche di mobbing forse varrebe la pena che lei avesse perlomeno il parere di un legale. Potrei darglielo anche io potendo visionare il materiale, alle condizioni spiegate nella pagina del blog sulla consulenza on line. I risarcimenti per pratiche di mobbing possono essere molto più alti delle indennità risarcitorie in caso di licenziamento illegittimo.
      Venendo alle sue domande: l’azienda non la può licenziare e mettere in mobilità se l’accordo con i sindacati prevede come unico criterio la volontarietà. Se l’azienda non raggiunge il numero di volontari concordato con i sindacati può allora ricorrere ai criteri di legge per individuare i dipendenti da licenziare. I criteri sono tre:
      Carichi di famiglia
      Anzianità di servizio
      Criterio organizzativo: è utilizzando questo criterio che l’azienda può decidere se includere tutto il personale o solo alcuni reparti.
      A parità di mansioni devono essere scelti coloro che hanno meno anzianità aziendale e meno carichi di famiglia.
      Pier Paolo Sposato
      Consulenza on line

  204. kuotakom ha detto:

    Salve, io vorrei porle una domanda. Mia moglie,è gerente di un negozio di una grandissima catena da circa 10 anni, è in un situazione particolare, primo ha la 104 per la nonna (mai utilizzata), secondo è un primo livello. Da prima le hanno proposto un demansionamento al terzo livello, rifiutato, poi, vendendolo come una crscita professionale, un trasferimento a 35 km da casa, ripeto proposto il trasferimento, tant’è che gli hanno detto prima di proporglielo “se ti va bene”. Noi sappiamo per certo che se lei va via verrà inserita una gerente nuova, ma sappiamo anche che questo è un loro progetto di svecchiamento che è partito da lameno tre mesi, subdolamente tenuto nascosto. Se arrivassimo a una risoluzione consensuale, cosa auspico visto che mia mogli si sta ammalando per questa situazione, quali sono le posizioni e i punti fermi su cui aggrapparci!
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Può consultare due miei precedenti articoli sull’argomento:
      Articolo 1
      Articolo 2
      Nel caso avesse bisogno di approfondimenti personalizzati, valuti se mi vuole interpellare, secondo le condizioni previste nella pagina di Consulenza on line

      • esreverotua ha detto:

        Gentile Dott. Pier Paolo,
        Gradirei sottoporle il mio caso .
        Sono un dipendente da 14 anni di una azienda multinazionale con più di 50 dipendenti distribuiti in varie sedi sul territorio nazionale e ognuna con meno di 15 dipendenti, che ha recentemente iniziato una procedura di licenziamento collettivo per un totale di 10 persone distribuite in diverse sedi italiane. Faccio presente che le sedi e i dipendenti esistono e lavorano nelle diverse province da oltre 10 anni.
        L’azienda ha dichiarato la disponibilità ad incentivare l’esodo volontario con mobilità ed è giunta ad un accordo con i sindacati e la maggior parte dei dipendenti interessati dal provvedimento collettivo (che purtroppo hanno ha firmato il verbale di conciliazione prima dell’incontro presso la sede del Ministero del lavoro). L’accordo è stato siglato anche dinanzi ai rappresenatnti del Ministero, i quali avevano sollevato delle perplessità circa la validità della procedura in quanto non risultavano in essere tutti i requisiti minimi tra i quali il numero di 5 licenziamenti nell’arco di 120 giorni per unità produttiva nella stessa provincia. L’azienda ha fornito verbalmente conferma di ciò, seppur le persone e i ruoli indicati nella procedura di mobilità sono ascritti ad unità produttive non appartenenti alla stessa provincia, ma al contario addirittura a diverse regioni. Mi domando quindi se l’accordo siglato di fronte al ministero e ai sindacati possa essere ritenuto nullo nel caso si comprovasse che le persone affette dalla procedura appartengano (come facilmente verificabile) ad unità produttive autonome ( ma dipendenti amministrativamente da una sede al nord, da dove provengono i pagamenti ecc.) dislocate in province e regioni diverse da quella dove la sede amministrativa è presente. Cosa si intende per unità produttiva? La sede dove un’azienda opera sul territorio e dove i dipendenti si recano quotidianamente e con costanza nel tempo? Immagino che non si possa ammettere che i lavoratori prestino opera in trasferta per 10 e più anni consecutivi senza tornare presso la sede amministrativa.
        Inoltre, in seguito all’accordo, entro i prossimi 120 giorni i dipendenti che non hanno ancora firmato il verbale di conciliazione per la mobilità volontaria avrebbero ancora facoltà di farlo ottenendo l’incentivo economico condizionato alla firma entro una certa data molto vicina. Nell’ambito di una procedura collettiva di mobilità ci sarebbe spazio per una contrattazione individuale circa l’incentivo economico e altre voci, oppure ciò che è stato pattuito per le persone che hanno già aderito firmando il verbale di conciliazione è necessariamente non modificabile? Sarebbe possibile per esempio modificare ad personam il numero di mensilità e i criteri per calcolarle già pattuiti ed aggiungere o togliere accordi come la rinuncia del patto di non concorrenza e via dicendo che non sono contenuti nel verbale firmato dagli altri lavoratori?

        La ringrazio in anticipo per la cortese risposta e le auguro una buona giornata,

        Marco

      • Pier Paolo ha detto:

        Il discorso sul significato di unità produttiva richiederebbe, forse, diverse pagine, quindi le segnalo un testo che usa una terminologia abbastanza comprensibile anche per chi non ha nozioni legali. Stante questa complessità, solo un avvocato giuslavorista a cui venisse fornito l’organigramma della società potrebbe decidere sulla validità della procedura e sulla possibilità d’impugnare il conseguente licenziamento. Questo spiega anche le perplessità dei funzionari del Ministero, ma se ci fossero dubbi non mi spiego l’accondiscendeza dei sindacati.
        Premesso che la determinazione di un incentivo all’esodo deriva da un libero accordo tra le parti e, quindi, in teoria modificabile a piacimento, rimane difficile cambiare le clausole ed i parametri di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, quando questi termini sono stati concordati tra aziende e sindacati, durante la fase negoziale della procedura di mobilità.
        Pier Paolo Sposato
        Consulenza on line

      • esreverotua ha detto:

        Buongiorno Pier Paolo,

        La ringrazio per la celere risposta e mi scuso per la non altrettanto celere mia replica, ma ho trascorso il fine settimana lontano da internet. Concordo sulle sue perplessità circa il comportamento dei sindacati, ma potrebbe essere spiegato con la necessità di tuteleare coloro che avrebbero acconsentito alla mobilità volontaria, ma potrebbero esserci delle difficoltà legate all’INPS che potrebbe non essere d’accordo sulla correttezza della procedura di mobilità e negare l’erogazione dell’indennità ai lavoratori firmatari dell’accordo.
        La ringrazio per il testo segnalato che avevo già consultato, il suo suggerimento conferma la validità del documento. Cercherò di raccogliere quante più informazioni possibile per una eventuale consulenza online.
        La ringrazio per il momento e la saluto cordialmente,

        Marco