Assistenza legale


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Segnalo, in questa pagina, il riferimento ad uno studio legale, gestito da esperto avvocato giuslavorista, che opera essenzialmente in Lombardia. Lo studio fornisce assistenza legale a pagamento, in caso di vertenze con le aziende. Non fornisce consulenza on line.

  1. Studio legale Pepe & Aurigo via De Amicis 33 – 20123 Milano Tel. 02.581429 – fax 02.58142923 e-mail: mario.aurigo@pepeaurigo.it

La consulenza on line, secondo le regole chiarite nell’apposita pagina del blog, è erogata da Pier Paolo Sposato , amministratore del Blog.

 

 

 

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797 risposte a Assistenza legale

  1. marco ha detto:

    salve ho avuto un infortunio sul lavoro lo scorso dicembre ma il mio datore non ne vuol sapere di comunicarlo all’INAIL e cosi mi sono rivolto ad un legale il quale mi ha rassicurato che risolverà questo problema ma che ci vorrà del tempo intanto non posso percepire alcun stipendio ne il 60% dell INAIL e ne il 40% del datore allora mi chiedo come faccio ad andare avanti economicamente anche perchè mia moglie non lavora e quindi la mia è l’unica entrata con un mutuo alle spalle? ed in più siamo in un centro per infertilità di coppia e mia moglie ha bisogno di medicinali che non possiamo comprare visto la situazione economica quindi se non esegue alla lettera tutto il protocollo non possiamo fare la tecnica. ora le chiedo se posso includere anche il danno economico che mi sta creando il mio datore non so più come uscire da questa situazione. vi ringrazio

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signor Marco,
      dalle notizie che lei mi manda non riesco a capire completamente la situazione. Mi mancano le seguenti notizie:
      1 – l’infortunio che ha avuto ha richiesto l’intervento del Pronto Soccorso? Se si non ha presentato denuncia agli organi di polizia, di norma presenti nei Pronto Soccorso?
      2 – che tipo di contratto ha od aveva con il datore di lavoro? Quanti giorni di prognosi ha avuto?
      3 – l’avvocato le ha spiegato che se denuncia il suo datore di lavoro questo sarà costretto a pagare pesanti sanzioni pecuniarie?
      4- per sua conoscenza può leggere le informazioni riportate sul link relativo denuncia infortuni dell’Inail.
      5- attendo che lei mi mandi le informazioni che le ho chiesto per valutare se é possibile pensare ad avere un risarcimento per danno economico.

      • marco ha detto:

        Salve a distanza di un anno mi scusi ma pensavo di non aver ricevuto risposta le rispondo alle sue domande. sono stato al pronto soccorso ma non denunciato che era infortunio l’ho fatto dopo 2 giorni mettendo però la data dell’accaduto avevo un contratto a tempo indeterminato e ho avuto dall’ INAIL 160 gg di inabilità assoluta ma in busta paga mi veniva retribuita “malattia a carico ditta” sono stato licenziato il 30 novembre 2011 per riduzione personale cosa poco attendibile visto la mia vicenda quindi ho impugnato anche il licenziamento

      • Pier Paolo ha detto:

        Se non l’hai gi fatto, adesso il caso di far seguire la tua situazione da un avvocato di fiducia.

      • graziana ha detto:

        scusa ho veramente bisogno d’aiuto mi sono recata al pronto soccorso per un dolore al torace provocato da una lieve contusione sul lavoro…il mio problema e che poi mi sono resa conto che era meglio se non lo dicevo che e accaduto sul lavoro perché lavoro da poco tempo in questo posto e ancora sono messa in regola a chiamata e pagata con i voucher ma anche un po in nero quindi la mia paura che l’ora nella quale ho dichiarato fosse accaduto il fatto non risulti pero in regola….sono riuscita pero ha non farmi dare nessun giorno di prognosi …secondo lei visto che i giorni di prognosi sono pari a 0 potrei magari anche non comunicarlo al datore di lavoro…….vista la paura di ritrovarmi senza lavoro??? la prego mi faccia sapere qualcosa al più presto!!!! la pregoooo grazie 10000

      • Pier Paolo ha detto:

        Ormai ti conviene non dire nulla visto che, per fortuna, sembra che l’incidente non abbia avuto conseguenze.

    • mario ha detto:

      Buona serra , l’anno scosrsso mi sono licenziato per giusta causa ed ho lasciato la prattica in mano al sindacatto , ieri ce’ stata l’udienza in tribunale tra l’avoccato dell’ inps e quello della mia ex azienda , loro devono ancora pagarmi il tfr ce si agira intorno ai 3000€ piu le spese del’ avocatto , quanto tempo ci vuole
      per avere questi soldi visto che l’azienda e stata obligata a pagare?

      • Pier Paolo ha detto:

        Il tfr dovrebbero avertelo già pagato dopo pochi mesi dalle dimissioni per giusta causa. L’azienda cosa è stata obbligata a pagare dal giudice? Solo le spese legali o altre penali?

    • piero ha detto:

      buona sera sig.Pier Paolo:mi moglie e stata licenziata quando era in malattia,cosa posso fare per chiedere il risarcimento,ancora deve ricevere un mese di stipendio,premetto che a iniziato il 7 giugnio ed è stata licenziata 17 luglio mia moglie a mandato i certificati il 17 stesso fino al 2 agosto ..cosa posso fare,grazie.. invece io mi sono licenziato dopo 3 anni di lavoro,e non mi è stato dato niente ne tfr,ne tredicesima ne .Avv.a 4 anni che mi dice ora stiamo procedendo e normarle tutto questo tempo, grazie anticipatamente

      • Pier Paolo ha detto:

        Piero premetto subito che a fronte di un licenziamento che tu ritieni illegittimo, puoi impugnarlo solamente rivolgendoti ad un avvocato. Il licenziamento di un dipendente in malattia è certamente illegittimo; tu però affermi che tua moglie ha iniziato la malattia il 7 giugno e ha mandato i certificati il 17 luglio giorno in cui è stata licenziata. Se le cose sono andate in questo modo tu avresti torto e l’azienda avrebbe avuto il diritto di licenziare.

    • nina ha detto:

      salve mi chiamo Nina…l’8 aprile c’è stata l’udienza per una vertenza che ho fatto,il giudice ha stabilito la somma di pagamento in 12 rate mensili con la prima a partire da maggio ma il mio ex titolare non ha ancora pagato ne maggio ne giugno e credo ke non abbia intenzione di pagare …cosa posso fare???

      • Pier Paolo ha detto:

        Lei deve rivolgersi subito al suo avvocato che dovrebbe provvedere a mettere in mora il datore di lavoro e ricorrere al giudice,perché disponga del recupero forzato delle somme dovute.

      • carmine ha detto:

        salve lavoravo da 9 anni per una cooperativa di servizi con contratto a tempo indenterminato,ogni anno cambiava nome e sede senza nessuna comunicazione nè tfr, il 31 dicembre 2013 mi ha licenziato senza preavviso nè tfr,non pagandomi neanche 12 giorni di malattia che l inps gli ha versato,posso fare qualcosa, premetto che ha cambiato nome e sede legale ma gli uffici sono sempre in città.grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Visto il comportamento perennemente illecito di questa azienda, l’unica possibilità di recuperare parte o tutte le somme dovute è quella di rivolgersi ad un legale. Dato che non esiste però alcuna certezza e nell’ipotesi che non si voglia spendere somme per pagare onorari, ti segnalo un sito dove troverai l’elenco degli avvocati che prestano patrocinio gratuito. Vedi se ne trovi qualcuno nella tua zona di residenza.

        http://www.avvocatogratis.com/avvocato-gratuito-patrocinio/elenco-avvocati-abilitati-al-gratuito-patrocinio/

  2. graziella ha detto:

    buonasera, scrivo a voi per avere informazioni sulla mobilità richiesta nell’azienda dove lavoro. hanno chiesto mobilità per 15 persone, nell’azienda siamo in 67. Il sindacato ha proposto di valutare la volontarietà io ho 53 anni e 36 anni di contributi, lavoro in ammnistrazione, in ufficio siamo 4 persone di cui io ho l’anzianità di 36 anni le altre 2 persone di 34 anni e il ragioniere ha anzianità di 10 anni. Tutti siamo sposati e solo una delle colleghe con anziantià di 34 anni ha 1 figlio a carico al 50%. L’esubero dichiarato dall’azienda nel ns. ufficio è di 1 persona.
    I sindacati dicono che se non si trova l’accordo non possono licenziare, ma noi non siamo convinte di questa affermazione anche perchè la direzione ha detto che per stabilire i parametri hanno interpellato un’avvocato e quindi anche se facciamo eventualmente causa non la vinceremo mai. Io ho visto come hanno calcolato i parametri: 1 punto x anzianità – 0,33 x ogni carico di famiglia e 1 punto per produttività (questo punto permette loro di licenziare le persone che loro vogliono lasciare a casa) avendo solo 3 anni di mobilità quando sarò chiamata cosa posso chiedere come incentivo mancandomi in totale 5 anni di cui 2 anni di contributi e stipendi? Dimenticavo di dirle che ho uno stipendio lordo di Euro 2265.
    Possono comunque licenziare o senza accordo sindacale non possono fare nulla?
    mettendoci un avvocato abbiamo qualche speranza di poter vincere la causa?
    Premetto che a fine 2008 io avevo diritto ai permessi per legge 104 x mia madre che è invalidà ai primi 2 gg. che ho chiesto me ne hanno subito rifiutato 1 x esigenze di chiusure contabili facendomi poi un lettera consegnatami come raccomandata a mano dove io dovevo comunicare di avere diritto a prendermi questi giorni e non potevo prenderli nè l’ultimo giorno del mese nè i successivi fino alla chiusura della fatturazione.
    Ora sono diventata un esubero???
    Attendo con vs. cortese sollecitudine riscontro.
    Grazie.
    Graziella

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Signora Graziella, rispondo alle sue domande:
      1- L’azienda può attuare la mobilità anche senza un accordo sindacale (deve solamente versare all’inps una quota maggiore per ogni dipendente licenziato).
      2 – I criteri di legge per scegliere i dipendenti da mettere in mobilità, se non vengono concordati con i sindacati, sono; anzianità di servizio, carichi di famiglia e , esigenze tecnico produttive. Se viene raggiunto un accordo sindacale possono essere usati altri parametri come, ad esempio, il tempo alla pensione o la volontarietà.
      3 – Non mi risulta che si possa usare come parametro la produttività delle persone, in quanto questo deriverebbe da una valutazione aziendale e non sarebbe una misura oggettivamente controllabile.
      4 – Se l’azienda non rispetta i criteri di legge é possibile fargli causa e l’azienda può essere condannata a riassumere i dipendenti licenziati in maniera illecita.
      5 – Le ricordo che non c’é alcun obbligo per l’azienda di pagare un incentivo all’esodo, ma nel caso lo avessero previsto, riterrei giusto, per la sua situazione, chiedere almeno un anno di salario.

  3. Angelo ha detto:

    Buonasera,
    mi permetto disturbarvi per chiedervi un parere sulla seguente questione:
    per una mia seconda casa, che abito solo nei mesi estivi, ho stipulato nel 1985 un contratto di comodato con un bracciante agricolo, concedendo gratuitamente una parte della mia casa, in cambio della piccola manutenzione del giardino consistente in un impegno complessivo annuo di circa 3 giornate lavorative. Il suddetto contratto è rimasto valido (senza problemi) fino al maggio 2004, anno in cui è morto il mio comodatario. A seguito di tale evento, e per regolarizzare la presenza della vedova nella mia casa, si concordò di stipulare un nuovo contratto di comodato a tempo determinato con validità un anno, in quanto la comodataria non era sicura di poter rimanere nella mia casa e far fronte agli impegni contrattuali. A scadenza del contratto, comunque, mi venne richiesto il rinnovo del contratto di comodato, richiesta a cui aderii senza problemi. Dopo un anno dalla stipula dell’ultimo contratto, e per motivi familiari, decisi di alienare la mia proprietà, e quindi inviai una regolare lettera di disdetta del contratto invitando la comodataria a lasciare libero l’appartamento entro i termini stabiliti in contratto. La mia legittima richiesta fu contestata con rabbia e, per tutta risposta, la mia comodataria ha intrapreso una azione legale nei miei confronti, sostenendo che i contratti di comodato stipulati dal marito prima, e da lei dopo, sono stati da me imposti per mascherare un normale rapporto di lavoro che io avrei fraudolentemente nascosto per motivi fiscali !
    E’ da tenere presente che il primo contratto ha avuto applicazione per quasi venti anni senza alcuna rivendicazione, che i successivi due contratti (regolarmente registrati) sono stati accettati e sottoscritti, e soltanto al momento della mia disdetta vengono inventate storie incredibili di presunto “lavoro” di custodia dell’immobile e richiesta del pagamento di salari, contributi, ferie, TFR ecc. dal 1985 al 2006.
    C’è una causa in corso, ormai verso la sua conclusione, ma a me interesserebbe avere conferma se, al di là di tutte le mie buone ragioni, esiste una prescrizione per richieste di questo genere.
    Grazie dell’attenzione
    Cordiali saluti
    Angelo

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Angelo,
      la questione che pone é certamente complicata, anche per la successione di due situazioni diverse temporalmente. Stante le mie conoscenze, sarei propenso a confermarle che eventuali diritti di lavoro non soddisfatti, non vanno incontro a prescrizioni. Lei mi parla di una vertenza quasi giunta la termine; penso che lei potrebbe vincere la causa, nel caso fosse riuscito a produrre testimonianze sul fatto di non aver realmente ricevuto alcuna prestazione lavorativa a suo favore; in caso contrario, non posso escludere che possa ricevere un giudizio avverso alla sua persona.
      Pier Paolo Sposato.

  4. Angelo ha detto:

    Buonasera,
    grazie per la cortese risposta; ho tralasciato di precisare che il mio comodatario era titolare di una regolare posizione assicurativa presso l’INPS come bracciante agricolo e, sulla base della contribuzione versata, ha usufruito di una pensione di invalidità a seguito di grave malattia. Dopo la sua morte la vedova ha ottenuto la reversibilità.
    Forse questa precisazione cambia il quadro?
    Grazie
    Angelo

  5. DAVIDE ha detto:

    SALVE MI PERDONI IL DISTURBO VORREI SAPERE IL MIO EX DATORE DI LAVORO DOPO 9 MESI NON MI HA CONSEGNATO IL TFR E LA SPETTANTE BUSTA E NEMMENO IL MODELLO CUD CIRCA 7 MESI FA MI SONO RIVOLTO A UN SINDACATO RICHIEDENDO UN DECRETO INGIUNTIVO AD OGGI IL SINDACATO NON HA RISOLTO ANCORA NULLA E MI HA RISPOSTO CHE CI VUOLE TEMPO X AVERE UNA UDIENZA IN TRIBUNALE ORA LA DOMANDA E ‘ MA CHE IO SAPPIA X IL DECRETO INGIUNTIVO NON SI DEVE FARE UNA CAUSA IN TRIBUNALE MA SI RISOLVE IN POCHI MESI CON UN SOLLECITO DEL GIUDICE MA PER CASO IL SINDACATO TIRA TEMPO E VA IN TRIBUNALE X RACCOGLIERE SODI DI SPESE LEGALI??? POI VOLEVO SAPERE POSSO FARE ESPOSTO ALLA GUARDIA DI FINANZA VISTO CHE NON HO IL CARTACEO E NON POSSO FARE IL 730

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha ragione il decreto ingiuntivo si dovrebbe ottenere im breve tempo; si é accertato se, per caso, il datore di lavoro si é opposto al decreto e, pertanto, é stata iniziata una causa vera e propria. Le segnalo il seguente indirizzo web dove troverà informazioni precisie sul decreto ingiuntivo. Per quanto riguarda il CUD, se non é già stato fatto, si deve mandare raccomandata al datore di lavoro e fare la denuncia alla Agenzia delle entrate competente per il territorio dove lei abita.

      • DAVIDE ha detto:

        LA RINGRAZIO GENTIISSIMO LA NOTIZIERO’ IN FUTURO
        COMUNQUE HO IL VOSTRO N’ DI STUDIO LEGALE HO ALTRE PRATICHE DA RISOLVE GIA’ CONDANNATE DA GIUDICI X RISARCIMENTI IL MIO AVVOCATO NON RIESCE A RISOLVERE LA SITUAZIONE E A PORTARE A CASA FRUTTI HO INTENZIONE DI LEVARGLI IL MANDATO VI CONTATTO AL PIU’ PRESTO

      • Pier Paolo ha detto:

        Prendo lo spunto dal commento di Davide per ribadire ai miei lettori che io non sono un avvocato ma un ex direttore del Personale. Conosco personalmente i due avvocati che segnalo nel blog, per aver lavorato con loro o aver utilizzato i loro servizi. Sono entrambi professionisti ad alto livello nel campo delle vertenze di lavoro. Chi volesse rivolgersi a questi studi, può segnalare il mio nominativo o il mio blog come fonti di riferimento.

  6. Confusa ha detto:

    Salve .. Dopo 4 mesi dalla data del licenziamento il mio datore di lavoro mi ha ricontattato offrendomi di nuovo il posto di lavoro con contratto in cambio di lasciar perdere i rancori che oltre i problemi momentanei ed economici aziendali c’erano…. volevo avere informazioni e se devo fidarmi e se dovesse essere una trappola come potrei difendermi… Il contratto era un partime indeterminato… avevo impugnato il licenziamento ed in cambio mi è stato chiesto di annullare il mio impugnamento…Vi ringrazio anticipatamente per la vostra risposta…

    • Pier Paolo ha detto:

      Immagino che, avendo impugnato il licenziamento, lei si sia rivolta ad un avvocato e che, essendo trascorsi solo 4 mesi dal licenziamento, non sia stata ancora fissata la prima udienza in tribunale. L’unico modo per non cadere in alcuna trappola é informare il suo avvocato della proposta ricevuta; alla prima udienza davanti al giudice, il suo avvocato provvederà a firmare un accordo con l’azienda, in modo tale che lei sia completamente protetta e lei, ovviamente rinuncerà all’impugnazione del licenziamento. Esiste anche la possibilità di rivolgersi alla Commissisone di Conciliazione, nel caso l’udienza in tribunale vi sia stata fissata tra molti mesi.

  7. ferdinando ha detto:

    salve io sono un operario della azienda uniliver algida , da tempo frequentavo il lavoro con turni di notte perche l’azienda gli faceva comodo avere il personale notturno ,io mi sono offerto di compiere turni di notte , ne ho fatti 16 mesi ,ma ora lei mi dice che non e piu possibile compiere questa azione perche dichiara di essere lavoro usurante. ma Io ora chiedo di lavorare ancora di notte perche da quando ho cominciato questo turno non soffro piu di crisi di panico visto che prima quando facevo turni diversi quest’ultime mi venivano spesso,e poi ora mi ha creato un problema che non riesco a dormire di notte perche mi sno abiduato a questo ritmo , mi capita il sabato che non lavoro e avvolte gli chiedo di fare il straordinario per risolvere questo problema,cosa posso fare per ottenere di nuovo il lavoro notturno ? a comunque non gli ho firmato nessuna carta in cui lavoravo di notte sotto mia responsabilita

    • Pier Paolo ha detto:

      Ferdinando, purtroppo temo che lei abbia poche possibilità di riottenere l’assegnazione continua dei turni di notte. La decisione che ha preso l’azienda, penso che sia conseguenza delle nuove leggi che obbligano i datori di lavoro a proteggere i loro dipendenti dall’insorgere di malattie definite stress da lavoro correlato. Questo spiegherebbe il perché le hanno detto che quel tipo lavoro é usurante. La sua azienda vuole evitare di incorrere in penali c he potrebbero essere molto pesanti.
      Il mio suggerimento é che lei si rivolga al medico aziendale al quale spiegare il suo problema e che, forse, potrebbe concordare con l’azienda un piano di graduale diminuzione dei turni, in modo tale che lei possa, lentamente, riabituarsi ad un normale ritmo sonno/veglia.

  8. Alberto ha detto:

    Salve sig.Pier Paolo
    Le volevo raccontare la mia situazione attuale,da piu’ di un anno sono stato trasferito in un altro reparto lavorativo , nonostante la mia non idonieta’ datami dal medico aziendale per quel reparto e nonostante vari sollecitamenti tramite lettere con raccomantata e incontri con il capo personale chiedento di trasfermi in un reparto idonio al mio stato di salute, l’azienda non ne vuole sentire.E’ da un anno che io ed un mio collega anche lui con la mia stessa situazione siamo in uno stato d’abbandono totale… sia da parte dell’azienda che dai sindacati che dicono che loro non possono fare niente per farci trasferire in posti idoni…Questa situazione di inoperosita’ ci fa stare male e ci mortifica tanto…tra l’altro io gia’ soffro di stato ansioso depressivo e questa situazione non mi aiuta anzi sta facendo peggiorare il mio stato di salute.Ormai forse l’azienda sta raggiungendo il suo scopo perche’ sono arrivato al punto che mi vorrei licenziare anche perche’ l’azienda e disposta a affrirmi un incendivo all’esodo “BUONO” si puo’ parlare di “MOBBING” per questa mia situazione…non so a chi rivolgermi per la mia situazione…non so se rivolgendomi ad un avvocato sarebbe essere all’altezza della situazione ,l’azienda si puo’ permettere di lasciarmi da piu’ di un anno cosi senza fare niente senza alcuna mansione abbandonato,nessuno la mattina mi cerca se sono arrivato… se non sono arrivato… dove sono… che faccio… cosa non faccio niente di niente ABBANDONATO!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Alberto,
      mi sembra, da quello che racconti, che ci siano gli estremi per una vertenza di mobbing e di dequalificazione professionale, ma, come tu stesso dici, dovresti necessariamente rivolgerti ad un avvocato.

  9. Salvatore Brunetto ha detto:

    Buongiorno, avrei bisogno di un gradito parere. Il 14 aprile 2011 ho firmato un verbale di conciliazione in sede sindacale ai sensi art 411 comma 3. La somma che l’azienda mi offre, più volte specificata nel verbale sia in cifre che lettere a scanso di qualsiasi equivoco è 19.964 euro (pari a lordi 22.032 euro) di cui 16964 a titolo integrazione TFR e 3000 a saldo e transazione di ogni diritto o credito. La somma verrà accreditata in due tranches del 50% ciascuna entro fine aprile e fine maggio 2011. Il 02/05/2011 mi accreditano 1500 euro in meno rispetto alla metà di 19964 dicendo che si sono errati nel calcolo della cifra netta. Ossia nel verbale dovevano scrivere un totale netto di 16964 invece di 19964. Ma io non ho diritto ad avere la cifra per la quale ho firmato? Il mio avvocato vorrebbe far correggere l’errore e farmi accettare 16964 anzichè i 19964 per i quali io ho firmato. A me non sembra giusto poichè io non ho commesso quell’errore di calcolo. Potrebbe darmi un suo parere in merito?
    Grazie mille.

    • Pier Paolo ha detto:

      Salvatore sarebbe importante capire da cosa deriva l’errore, poiché se il suo avvocato le suggerisce di accettare la modifica della somma, forse pensa che sarà difficile ottenere il 19964 netti.
      Spiegami come sono stati calcolati i 22.032 totali lordi; questa cifra doveva essere suddivisa in una cifra lorda a titolo integrazione tfr (con una tassazione pari a quella apllicata al tfr) ed una cifra lorda a saldo e transazione di ogni diritto con una tassazione diversa. Immagino che l’integrazione al tfr doveva corrispondere ad un certo numero di mensilità, per cui non dovrebbe essere difficile capire se e come é stato fatto un errore. Legalmente lei avrebbe comunque diritto a percepire la somma che ha sottoscritto, ma costerebbe una vertenza con l’azienda?

      • Salvatore Brunetto ha detto:

        Gentilissimo avvocato,
        l’avvocato mi a parlato di un errore di calcolo di ritenute. La cifra lorda (22.032 euro) corrisponde a quanto pattuito con l’azienda. Ma sul verbale la cifra netta, come le ho detto, che io devo percepire in due tranches è di 19964,00 euro. Al momento della firma nessuno ha controllato che le ritenute applicate fossero corrette, anche perchè non erano specificate sul verbale. Se l’accordo è avvenuto su 19.964 netti ed è stato firmato in sede sindacale regolarmente, perchè io devo accettare 3000 euro in meno cioè 16964,00 ed avere in mano una copia del verbale che dichiara che l’accordo è stato raggiunto per una cifra netta maggiore. Fa fede la cifra netta o la cifra lorda? Crede che pure il verbale dovrebbe essere modificato a questo punto contenendo un errore?

  10. Salvatore Brunetto ha detto:

    Gentilissimo avvocato,
    l’avvocato mi a parlato di un errore di calcolo di ritenute. La cifra lorda (22.032 euro) corrisponde a quanto pattuito con l’azienda. Ma sul verbale la cifra netta, come le ho detto, che io devo percepire in due tranches è di 19964,00 euro. Al momento della firma nessuno ha controllato che le ritenute applicate fossero corrette, anche perchè non erano specificate sul verbale. Se l’accordo è avvenuto su 19.964 netti ed è stato firmato in sede sindacale regolarmente, perchè io devo accettare 3000 euro in meno cioè 16964,00 ed avere in mano una copia del verbale che dichiara che l’accordo è stato raggiunto per una cifra netta maggiore. Fa fede la cifra netta o la cifra lorda? Crede che pure il verbale dovrebbe essere modificato a questo punto contenendo un errore?

  11. Niki ha detto:

    Salve volevo sottoporre alla Vs attenzione la situazione che stiamo vivendo circa 30 operai in azienda. La forte crisi di settore(tessile) ha spinto la nostra azienda a proporci la cassa integrazione a zero ore ma senza nessun anticipo all’ Inps… quindi andremmo a prendere il primo compenso dopo circa 60/70 giorni dall’attuazione della cassa integrazione. A questo insieme al sindacato abbiamo bocciato la richiesta aziendale e dopo due giorni quest’ultima ci convoca affidando il tutto ad un loro legale per mediare con gli operai… Alla fine della discussione l’avvocato(dell’azienda) dice che o si attua la cassa integrazione con un 50% dell’anticipo del mensile e non dell’80% come da legge o l’azienda è costretta al licenziamento. Una sorta di minaccia bella e buona ma a questo punto mi chiedo chi potrebbe aiutarci…. La società si nasconde dietro la crisi ma il 75/80% del lavoro viene affidato a terzisti i quali hanno lavoratori in nero. Ora chiedo l’azienda può effettuare il licenziamento per crisi di settore ma sia avvale di terzisti? La crisi è una scusa, loro preferiscono dare il lavoro fuori perchè più conveninte. Consigliateci su come poterci muovere e quale organi possiamo interpellare per portare alla luce che la loro crisi è solo per sfruttare le tasche dello stato. Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Questa che mi descrivete é una di quelle tipiche situazioni aziendali che, purtoppo, richiedono l’intervento di un legale. Vi consiglio di associarvi e, tutti insieme, nominate un legale di fiducia che saprà come gestire i rapporti con l’azienda. Mi sembra strano che gli stessi sindacati non si siano proposti in tal senso, poiché ad esempio la CGIL ha delle strutture che intervengono, per dare assistenza legale in situazioni come la vostra.

      Pier Paolo

  12. stefano baratto ha detto:

    Buongiorno, sono dipendente di azienda privata e mi occupo della qualità aziendale. Il datore di lavoro sta avviando le pratiche per la mobilità. Mi dice che se vado in mobilità volontaria per due anni (avendo io 45 anni), mi darà un incentivo all’esodo e tra un anno mi richiamerà per un periodo di tre mesi per gestire la qualità, poi farò nuovamente un periodo di mobilità e nuovamente mi richiamerà per un periodo di tre mesi per gestire la qualità.
    Domande:
    1) può essere fatta una cosa come sopra descritta?
    2) può riassumere un dipendente messo in mobilità?
    Spero di essermi espresso chiaramente ed in attesa di risposta ringrazio anticipatamente.
    Grazie , Stefano

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che certi accordi, se non sono messi per iscritto, non danno alcuna garanzia al dipendente e lasciano campo libero al datore di lavoro, le segnalo un sito che risponde alla sua domanda.
      Forse a lei converrebbe negoziare per un più alto incentivo all’esodo che accettare la proposta che le é stata fatta e che, ripeto, se non messa per iscritto, non le da alcuna certezza.

  13. Giuseppe ha detto:

    Salve, con la nuova modulistica dei certificati di malattia telematici, come detto dal mio medico ho mandato il certificato via fax entro il termine previsto dalla legge e poi una e-mail con il numero identificativo del certificato.
    L’azienda non mi paga la malattia in quanto c’è stata una proroga fino al 13 settembre, mi ha contestato con raccomandata, mi ha chiesto gli originali che ho fatto avere e ancora non mi paga.
    Cosa devo fare e a chi rivolgermi per farmi pagare la mensilità.??
    Qual’è l’ente che si occupa di queste cose oltre l’inps.

    Grazie Saluti

  14. leonardo ha detto:

    Salve, sono occpupato da tre mesi da una ditta con un contratto a tempo indeterminato P-T, e svolgo le mansioni di portiere presso un supermercato. A metà agosto il mio datore di lavoro mi ha comunicato la sospensione del servizio presso il supermercato e non mi impiega più senza inviarmi comunicazioni sulla mia posizione lavorativa. Sono preoccupato per il mio futuro e non so cosa fare. Mi può dare un consiglio su cosa fare? La ringrazio

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei deve immediatamente verificare se nel suo contratto di lavoro compare una clausola relativa al patto di prova; nel caso tale clausola esista, é possibile che il suo datore di lavoro ritenga che lei non abbia superato il periodo di prova e , dunque, non intenda confermare il contratto. Il datore di lavoro ha però l’obbligo di comunicare, per iscritto, il licenziamento per non superamento del periodo di prova.
      Nel caso in cui nel contratto non esista il patto di prova, il datore di lavoro non può sospendere dal servizio i suoi dipendenti senza motivarne le ragioni. Si rivolga, se possibile, subito ai sindacati di categoria o ad un legale di fiducia.
      Pier Paolo Sposato

  15. marco ha detto:

    salve , sono un artigiano, un anno fa ha subito un grave infortunio sul lavoro (riportando dei danni permanenti )cadendo da una scala,(mentre impermeabilizzavo i muri di alcuni scantinati alti 4 mt in uno scavo) preciso che stavo facendo solo prestazione di manodopera ,non ero tenuto a presentare i POS .volevo sapere se in caso di mancata inosservanza delle leggi sulla sicurezza ,le ditte appaltatrici sono responsabili del mio infortunio,e quindi citarli per un evntuale risarcimento. cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Le risponderei di si, ma lei non mi specifica se, al momento dell’incidente é stata fatta una regolare denuncia d’infortunio, denuncia che avrebbe dovuto fare proprio la ditta appaltatrice. Secondariamente l’infortunio deve essere, come lei dice, chiaramente ascrivibile alla mancata osservanza delle misure di sicurezza da parte della ditta appaltatrice e non, per esempio, da lei stesso; in parole semplici se la ditta appaltatirce le avesse messo a disposizione gli strumenti necessari per lavorare nelle condizioni di potenziale pericolo e lei non li avese indossati, diventerebbe difficile imputare a loro l’accadimento dell’infortunio.

  16. Stefano ha detto:

    Buongiorno, sono dipendente di azienda privata, per come sta andando il mercato purtroppo per me e altri colleghi da Novembre è prevista la Mobilità. Non siamo iscritti a nessun sindacato. Ci viene detto che dobbiamo iscriverci a un sindacato per essere rappresentati in sede di trattative.
    Domande:
    1) è indispensabile essere iscritti ad un sindacato?
    2) si può agire senza sindacato?
    Grazie , Stefano

    • Pier Paolo ha detto:

      Buongiorno Stefano,
      ciò che vi é stato detto é parzialmente vero. Non c’é alcun bisogno di essere iscritti al sindacato per essere rappresentati durante le negoziazioni, condotte con l’azienda per concordare i criteri per l’eventuale messa in mobilità dei dipendenti. I sindacati, in questa fase, rappresentano tutta la popolazione dei dipendenti, iscritti e non iscritti.
      E’ però vero che, durante i processi di mobilità, ai dipendenti possa venir offerto di risolvere il rapporto di lavoro in forma consensuale; é consigliato ratificare questi accordi in sede sindacale e, in tal caso, é necessario essere iscritti alla sigla sindacale che vi rappresenta durante l’accordo.
      E’ possibile,a proprio rischio, firmare questi accordi senza l’assistenza e la ratifica dei sindacati; può sorgere un problema nel caso l’azienda mettesse in atto dei comportamenti illeciti e si rifiutasse di pagare le cifre concordate come incentivo all’esodo.
      Pier Paolo Sposato

  17. Massimo ha detto:

    Buona sera Dr. Pier Paolo,
    Mi chiamo Massimo, 36 anni, impiegato quadro con CCNL Alimentare in una società multinazionale con oltre 50 dipendenti in Italia. Assunto nel Giugno 2008 a tempo indeterminato; pertanto, ad oggi sono 3 anni + 3 mesi che sono impiegato presso questa azienda.
    Da Gennao 2011 sono stato spostato in un nuovo ufficio, in quanto quello in cui lavravo prima è stato chiuso. Ahimè il rapporto con il nuovo responsabile non va affatto bene, anche se oggettivamente non si può parlare ancora di mobbing, bensì solo di “leggere” pressioni psicologiche.
    Ne abbiamo parlato in modo trasparente e mi è stata prospettata la possibilità di concordare con l’azienda un incentivo all’esodo. Sono abbastanza propenso ad accettare tale opportunità.
    Secondo la Sua esperienza quanto è il n° medio e/o massimo n° di mensilità che potrei chiedere all’azienda?
    La ringrazio per una Sua risposta al mio quesito.

    • Pier Paolo ha detto:

      Tre anni di anzianità non sono molti, per cui l’azienda non sarà disponibile ad erogare un incentivo all’esodo elevato, oltretutto perché lei é ancora giovane. Il problema é che, oggi, trovare una nuova opportunità di lavoro può richiedere molto tempo, pertanto ci pensi bene; in queste condizioni partirei chiedendo 12 mesi ma non scenderei sotto i 6 mesi assolutamente.
      Pier Paolo Sposato

  18. Roberto ha detto:

    Egregio Sig. Pier Paolo,
    mi permetto di contattarLa per sottoporLe la situazione verificatasi nell’azienda nella quale sono impiegato, spero potrà fornirmi suggerimenti per aiutarmi a ponderare delle scelte oculate al riguardo.
    Sono assunto dal 2008 a tempo indeterminato con la qualifica di autista-operaio 3° livello super presso un ditta di autotrasporti in conto terzi, che opera in regime di appalto esclusivo per la distribuzioni di prodotti petroliferi nell’area del nordest per una nota multinazionale del settore.
    Ricopro il ruolo di RSA e RLS, e data la natura non idilliaca delle relazioni sindacali con la controparte, la situazione è degenerata progressivamente, fino a divenire insostenibile.
    Dall’analisi degli accertamenti eseguiti è risultato che l’azienda ha una sede legale, e diversi siti logistici operativi non dichiarati (totale 102 dipendenti), che non coincide (non ne ha dichiarato all’ufficio del lavoro l’apertura) con la nostra sede/unità produttiva nella quale operiamo, esiste agli atti solo un ufficio amministrativo (non figura alcun impiegato, nonostante svolgano la propria prestazione lavorativa un’impiegata part-time e una persona a contratto co.co.co.).
    Questo probabilmente per percepire degli incentivi all’assunzione, visto che è ubicata in una regione a statuto speciale.
    Inoltre sono emerse la violazione di numerosi obblighi previsti dalla normativa in materia contrattuale, di salute e prevenzione, codice della strada ed alcuni di rilevanza penale, che a titolo informativo abbiamo esposto agli enti istituzionali competenti, DPL, USL, ispettorato Polstrada, Guardia di Finanza.
    L’azienda ha dichiarato 2 esuberi per la nostra base logistica (inesistente), Il mio quesito, in questa condizione così intricata, è se possiamo accedere direttamente alla mobilità (supponendo che dovrebbe essere erogata dalla sede legale, ove siamo iscritti ufficialmente), magari forzando per ottenere per i 2 volontari (già disponibili) un’incentivo all’esodo. In alternativa potremmo accedere alla cigs con una finalità rivolta alla mobilità?
    In attesa di un Suo gradito riscontro, la ringrazio, porgendoLe cordiali saluti.
    Roberto

    • Pier Paolo ha detto:

      Roberto,
      lei sa benissimo che, nella situazione da lei descritta, tutto si gioca sul fatto se il vostro datore di lavoro può e deve essere considerata, nel suo complesso, azienda con più o meno di 15 dipendenti. Lasciate da parte tutte le violazioni che voi avete accertate, con un imprenditore del genere e avendo già due volontari, al vostro posto negozierei la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo ed ingresso in mobilità. Il rischio, in caso contrario, é che il datore di lavoro voglia procedere con licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, senza adottare le procedure di mobilità.
      Pier Paolo Sposato

  19. maurizio vitale ha detto:

    Egregio Amico
    più che una domanda, gradirei un parere. Crede che il numero di 50.000, indicato dal Ministro quale tetto massimo per il beneficio alla mobilità, sia capiente, o sia insufficiente? Per quale motivo ha indicato un limite? – Secondo Lei, poi, tutti gli esodati nel credito che se ne andranno via “fisicamente” nel 2012, non saranno tutelati? – C’è qualche cosa di strano, non trova?
    La saluto cordialmente e attendo fiducioso.
    Maurizio Vitale

    • Pier Paolo ha detto:

      Certamente c’é qualche cosa di strano, e credo che il numero di 50.000 sia insufficiente; su questo aspetto prevedo che saranno le rappresentanze industriali a fare pressione, poiché, altrimenti, dovranno rinunciare a molti processi di ristrutturazione. Per quanto riguarda la tutela degli esodati non posso che augurarmi che il governo, come ho già detto nelle altre risposte, faccia salve tutti gli accordi firmati prima dei nuovi decreti legge.
      Pier Paolo Sposato
      Amministratore del blogIl lavoro dipendente

  20. Antonio ha detto:

    Egregio Sig. Pier Paolo,
    volevo sottoporle una domanda che probabilmente le può sembrare banale.
    Io sono dipendente con contratto da apprendista per un’azienda informatica, se dovessi presentare le dimissioni e essere assunto presso un’altra azienda informatica il mio vecchio datore di lavoro potrebbe venire a conoscenza del nuovo lavoro? Lasciando stare le possibili voci per sentito dire, potrebbe saperlo tramite documenti ufficiali come un controllo all’inps o altri enti?

    Cordiali Saluti
    Antonio

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Antonio,
      non conosco i motivi per cui lei non vuole che il suo attuale datore di lavoro sappia dove andrà a lavorare, a meno che lei abbia firmato una clausola di non concorrenza. Non mi sembra che per il contratto di apprendistato possa esistere tale clausola, ma se così fosse, in qualunque modo il suo datore di lavoro lo scoprisse, ciò potrebe procurarle dei problemi. Mi vuole spiegare meglio il suo dubbio?
      Pier Paolo Sposato

      • Antonio ha detto:

        Non ho firmato nessuna clausola e comunque prima di cominciare il nuovo lavoro mi licenzierei da quello corrente. Il mio dubbio è solo personale, dato il rapporto “particolare” col mio datore di lavoro attuale, avrei piacere che lui non sapesse dove e con chi andrò a lavorare.

        Cordiali Saluti
        Antonio

    • Giuseppe Oprandi ha detto:

      Gent. dr. Pier Paolo Sposato,
      chiedo scusa se mi inserisco in un problema che riguarda anche mia moglie in quanto esodata dalla società Poste Spa. In attesa che la questione possa finire al meglio la data che dovrebbe far fede è ovviamente quella sottoscritta con la Direzione Regionale a Milano nei primi giorni di settembre 2011 e non quella firmata alla Direzione Provinciale del Lavoro l’8 dicembre 2011. Nel secondo caso sarebbe avvenuta dopo il fatidico 5/1/2011. Grazie per eventuale risposta.
      Giuseppe

      • Pier Paolo ha detto:

        Quella firmata alla Direzione Provinciale é solo la ratifica in sede sindacale dell’accordo sottoscritto a MIlano, dunque vale la prima data.

  21. roberto ha detto:

    buona sera ……lavoro in un cantiere …per farla piu’ breve …per la crisi di lavoro il datore di lavoro ha collocato 9 operai in cig in deroga .d’accordo con i sindacati …..di cui uno sono io …ma la cosa strana e’ che la maggior parte dei lavoratori abbiamo tutti moglie e figli .invece non hanno toccato i ragazzi non sposati …e’ fatibile la cosa ?….siamo stati assorbiti tutti da una nuova azienda di lavoro pulizie industriali…dopo che l’azienda precedente era fallita….ma l’anzianita’ conta sempre oppure abbiamo tutti la stessa posizione ? abbiamo lavorato per 5 mesi senza percepire lo stipendio faccendo sacrifici poiche’ il capocantiere ci aveva promesso che lavorando in quel modo la nuova azienda ci avrebbe assorbito-. poi hanno aumentato i posti di lavoro con la nuova azienda (siamo stati assunti dalla mobilita’) dai 27 operai che eravamo nell’indotto ci siamo ritrovati in 43 e cosi’ ora finiti i contributi di 2 anni della mobilita’ il principale ha dichiarato 9 operai alla cig …senza tenere conto dell’anzianita’ dei problemi familiari con figli a carico e ne della professionalita’ … mi dia una risposta …grazie…………roberto

    • Pier Paolo ha detto:

      Roberto cosa posso dirle? Questo sono illeciti a cui dovrebbero opporsi i sindacati. Capisco che per voi può essere un problema economico, ma avete pensato di riunirvi in gruppo e chiedere l’assistenza di un legale, solamente per avere un parere se vi conviene fare causa all’azienda per evitare il licenziamento?

  22. Marco ha detto:

    Salve,
    vorrei sottoporVi un quesito del quale mi scuso da subito per la banalità ma la cui banalità, con mio sommo stupore, non è superiore allo smarrimento che ho sempre incontrato nei vari interlocutori, compresi quelli istituzionalmente preposti alla dissipazione di dubbi come questo:
    sono dipendente regionale a tempo pieno e proprietario (P.IVA) di un terreno agricolo a conduzione familiare, socio conferente di cooperativa agricola.
    L’articolo 60 del D.P.R n.3 del 10/01/1957 stabilisce tra le cause di incompatibilità con l’impiego pubblico il commercio, l’industria e la libera professione. Tale dicitura è pressoché identica a quella adottata dagli atti regolamentari regionali interni.
    L’articolo 61 stabilisce una deroga all’art.60 nel caso di attività cooperative.
    La mia attività agricola si direbbe estranea ai casi di incompatibilità sia perché né commerciale né industriale né libero-professionale sia perché contemporaneamente di tipo cooperativo.
    Potreste illuminarmi sulla correttezza di questa deduzione?
    Cordiali Saluti, Marco.

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Marco,
      con molta onestà ammetto che la sua domanda non rientra nelle mie competenze di tipo giuslavoristico, per cui dovrei fare delle indagini, per le quali non potrei darle la certezza della risposta. Capisco il suo stupore, ma ritengo che solo gli organismi regionali dovrebbero fornirle un’intepretazione autentica al suo quesito.
      Pier Paolo Sposato

  23. piscopo salvatore ha detto:

    buon giorno, o firmato on verbale per la risoluzione consensuale del papporto di lavoro con la poste spa,il 21 giugno 2011,mi anno proposto un incentivo esodante,fino al 39 /09/2013 e al 01/10 dovevo passere a carico dell’imps,non sono andato ancora alla ratifica del verbale firmato in azienda presso l’unione industriali,ma visto che sono cambiati i presupposti previdenziali con la manovra monti,posso recedere l’accordo firmaton in azienda ? o devo fare un ricorso giudiziario,grazie resto in attesa di un cenno

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Piscopo,
      lei deve spiegare cosa significa un incentivo esodante. Lei é entrato in mobilità il 21 giugno 2011, in base ad un accordo tra Poste e sindacati? Lei, per caso, raggiungerà i 40 anni di contribuzione prima del 2013? In base a quali calcoli lei avrebbe dovuto ricevere la pensione a decorrere dal 1/10/2013. Senza queste informazioni non é possibile firnirle una risposta.

  24. piscopo salvatore ha detto:

    salve pier paolo,non sono entrato in mobilita ,il mio e stato un a risoluzione consensuale del rapporto di lavoro,le poste mi danno un incentivo economico a tutto il 30)09/2013,e dal 01/10/2013 passavo a carico dell’imps,ioandavo via con le famose quote,nel 2012 avrei avuto 60 anni,e 37 di contributi,ma visto che la fornero ha eliminato le quote io resterei nel 2013 senza stipendio e senza pensione,ma l’accordo lo firmato soltanto in azienda,e nel verbale il punto 10 dice che deve essere raificato presso la dir.pro.le del lavoro,se non ratifico quello firmato in azienda e valido? o e la ratifica che lo rende attivo ,grazie b g

    • Pier Paolo ha detto:

      Avrà visto, leggendo gli altri commenti, che stanno emergendo parecchi casi tutti provocati dall’esodo incentivato adottato dalle poste, senza l’attivazione dei processi di mobilità. Credo e spero che i vostri casi verranno portati all’attenzione del governo dalle organizzazioni sindacali. Gli accordi sono validi legalmente, indipendentemente dalla loro ratifica in sede sindacale, che serve per rendere più difficile una loro impugnazione. L’impugnazione comunque dovrebbe essere fatta entro 6 mesi dalla firma degli accordi.

  25. salvatore piscopo ha detto:

    io ho gia impugnato ll verbale di risoluzione entro i 6 mesi,ma formalmente con una racc.ta,mi consiglia di fare un ricorso giudiziario per essere reintegrato,e che possibilita avrei di vincerlo,il ricorso dovrebbe essere presentato per eccesiva onerosita sppravenuta.,visto che all’atto della firma i presupposti erano diversi,resto in attesa di un cenno,grazie piscopo salvatore

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ certo che, se lei vorrà costringere il datore di lavoro a rivedere i termini dell’accordo, dovrà mettere la sua pratica nelle mani di un legale di fiducia, l’unico in grado di formularle una previsione sulle possibilità di successo. Ho l’impressione però, da alcune frasi dette dal Presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di ieri, che il governo si accinga a rivedere alcuni aspetti della riforma pensionistica, per fronteggiare situazioni quali la sua. Le Poste, d’altronde, é un datore di lavoro troppo importante, per potersi sottrarre alla presa d’atto, di aver creato, con il suo operato, situazioni di disagio sociale molto gravi, che, mi si dice, riguardino qualche migliaio di persone.

      Aggiornamento del 6 gennaio 2012; sono riuscito a chiarire la situazione relative alle Poste. Tutti coloro che sono usciti con accordi nell’ambito Fondo di solidarietà potranno andare in pensione con i vecchi criteri, come contemplato nell’art.14 della nuova riforma.

  26. ALESSANDRO ha detto:

    Salve , cerco di essere sintetico: La mia azienda facente parte del settore cinema e spettacolo nel natale 2010 ha provveduto a mettere in mobilità 70 persone per ristrutturazione aziendale in quanto l’avvento del digitale sta togliendo di mezzo la pellicola , ma assicurandoci che avremmo avuto almeno un paio di anni di lavoro.Ora improvvisamente di nuovo a natale ma del 2011 la notizia che metteranno in mobilità altri 85 dipendenti facendone rimanere solo 15, ma in realtà la nostra azienda aveva già contratti di lavoro firmati con i clienti x altri 2 anni almeno ma hanno deciso di esternalizzare il lavoro presso un’altra azienda che lavora pellicola.Intanto chiedo se sia lecito dare il lavoro ad un’altra zienda e licenziare 85 dipendenti poi andando sul mio caso specifico vi chiedo: dato che le tra le 15 figure professionali individuate tra i vari reparti dell’azienda una dovrei essere proprio io visto che nel mio reparto eravamo 4 e ne rimarrà uno solo , ed io sono quello con le maggiori credenziali avendo 39 anni , 15 di servizio e 3 bambini minori e moglie a carico, e credo che questo sia 1 beffa in quanto mentre quelli usciti con la precedente mobilità hanno avuto 1 incentivo all’esodo intorno hai 40000euro, che sicuramente anche questi che usciranno ora avranno lo stesso trattamento ed invece cosa pensate abbiano in mente con i 15 rimasti ? visto che alla riunione gli è stato chiesto all’azienda se questi potevano essere ricollocati nell’area digitale dell’azienda e invece ci è stato risposto che risulteranno essere sempre appartenenti all’area film ( pellicola ) e che porteranno a termine lo strascico di lavoro che rimarrà della pellicola. Diciamo che la mia maggior paura è di uscire tra pochi mesi senza soldi e con poche persone al fianco x lottare , nel caso potrei chiedere di uscire volontariamente con questa mobilità ? Ed inoltre visto che nel corso dei miei 15 anni in azienda ho sempre fatto i corsi di digitale che l’azienda ci prospettava vincendone anche 1 nel 2007 e alle mie continue richieste di passare all’area digitale le risposte erano sempre negative , mentre nel reparto digitale nel corso degli anni venivano inserite nuove figure dall’esterno e non prelevate dal ramo pellicola , ed addirittura ore che a noi ci stanno cacciando nel reparto digitale ci sono molti ragazzi a contratto e cmq quasi tutti giovani e senza carichi familiari ! Tutto ciò può permettermi di fare un azione legale nei confronti dell’azienda ?
    SALVE GRAZIE !

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ sempre possibile fare presente la propria disponibilità ad accedere volontariamente alla mobilità, ma l’azienda non per questo é obbligata ad accettare, per motivi organizzativi, la proposta del dipendente.
      La sua azienda ha più di 15 dipendenti, quindi, può licenziare per riduzione del personale, utilizzando le leggi sui licenziamenti collettivi; lei potrà intentare causa all’azienda, nel caso ricevesse un licenziamento, che non rispetta i criteri di scelta del personale da porre in mobilità. E’ ovvio che, in questo caso, lei dovrà rivolgersi o ad un legale fornitole dai sindacati o da un legale di sua fiducia

      • ALESSANDRO ha detto:

        Salve PIER PAOLO ! vorrei solo capire se secondo lei lasciare solo 15 dipendenti sia proprio una mossa per salvarsi eventuali 15 buonuscite e se non sbaglio sotto i 15 dipendenti potrebbero anche non inserirci nelle liste di mobilità. Inoltre le chiedo se come è probabile io resti in azienda per i carichi familiari che ho ,ma sempre nel ramo film ( pellicola ), posso esercitare pressioni avendo io nel corso dei miei 15 anni in azienda frequentato tutti i corsi x passare all’area digitale vincendone anche 1 con tanto di viaggio premio ?

      • Pier Paolo ha detto:

        E’ possibile che l’intezione sia proprio quella di avere una struttura di 15 dipendenti, poiché in questo caso, l’azienda può effettuare i licenziamenti senza ricorrere alla legge sui licenziamenti collettivi.
        La possibilità di far valere la propria qualificazione e le proprie competenze può essere esercitata se l’aziende intendesse procedere con l’assunzione di personale esterno per una mansione, che lei potrebbe ricoprire con adeguate conoscenze.

  27. rina ha detto:

    buonasera, volevo delucidazioni in merito alla seguente storia: un dipendente di azienda trasporti scoperta una malattia grave è stato messo prima in mobbing e poi invogliato a prendere la sua liquidazione, in mobbing dal servizio di linea autobus al gabbiotto su ferrovia al freddo e gelo invernale e caldo estivo, si può trattare così la dignità umana.
    il protagonista è deceduto da 12 anni, ma questa brutta storia ………..

  28. luigi bardini ha detto:

    gentile avvocatto vorrei qualche delucidazione a proposito di:un conduttore di un fondo di mia proprietà che ha,lasciato il fondo, con un danno sulla porta vetrina di circa 800 euro + IVA e io ho trattenuto la cauzione di 520 euro.Tramite il suo avvocato mi è stata recapitata il 13/12/2011 una raccomandata dove diceva di portare entro sette giorni la somma della cauzione ,altrimenti mi avrebbe inviato un’ ingiunzione.Il mio avvocato ha inviato subito loro una lettera dove diceva che il danno era superiore alla cauzione e che pertanto non sarebbe stata restituita.Ad oggi 21/01/2012 non ho ricevuto nessuna ingiunzione c’è un tempo stabilito per ricevere l’ingiunzione? lo chiedo a Lei perchè ho avuto qualche divergenza col mio avvocato

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Luigi,
      mi dispiace non poterla aiutare, poiché io non sono un avvocato. Io sono un ex dirigente del Personale che amministro un blog dedicato ai lavoratori dipendenti e ho inserito una sezione, nella quale segnalo il nominativo di due avvocati giuslavoristi, per coloro che avessero bisogno di ricorrere ad un’assistenza legale, in caso di vertenze con i datori di lavoro. Mi dispiace per l’equivoco.

  29. domenico ha detto:

    Buon giorno dott. Pier Paolo,vorrei sapere nello specifico come funziona l’incentivo all’esodo,la mia compagna dopo diversi mesi dal rientro della maternita,precisamente 3 mesi dopo la nascita del nostro primogenito è rientrata normalmente a lavoro una piccola azienda una “fioreria” vengo al punto a dicembre ci sono state delle incomprensioni per quello che riguardava la chiusura festiva del natale ecc,al che il datore di lavoro le rispose vai pure e considerati in ferie! Fatti sentire a metà gennaio le disse,bene la mia compagna a metà gennaio l’ho chiama ricomincia a lavoro il 17 gennaio con delle novità negative cioè,il datore le chiede di firmare le dimissioni in bianco oppure stava a lavoro ancora per 6 mesi dopo l’avrebbe licenziata comunque perché non hanno più bisogno di lei,il datore ovvio che l’avrebbe licenziata fra sei mesi cosi il bimbo compiva già un anno,al che lei si è rifiutata di firmare dimissioni e disse che andava avanti tramite sindacati,invece il giorno dopo il datore se nè viene fuori con una proposta di incentivo all’esodo,bene ci si mette d’accordo per le mensilità la mia compagna si decide a licensiarsi entro l’anno del bimbo per aver diritto alla disoccupazione,scrive la lettera dimissioni si và all’ispettorato del lavoro perché firmata e timbrata altrimenti il datore non può accettarla visto che abbiamo un bimbo con meno di un anno di età,adesso noi abbiamo il foglio firmato e timbrato prima di cosegnarlo vorrei sapere se l’incentivo all’esodo che si è pattuito è normale che lo si trovi in busta paga e la nostra preoccupazione e che vo che riguardo all’incentivo non sì è firmato nulla se diamo il foglio di dimissioni volontarie firmato dall’ispettorato lui possa tirarsi indietro quindi liquidarla con ferie tfr normalmente lei come ci consiglia di comportarci,di tenerci noi la lettera fino a che non vediamo il bonifico,anche perché non sappiamo adesso se parte qualcosa dall,ispettorato e quindi anche se la teniamo noi questa lettera ci ha raggirato,grazie infinite.

    • Pier Paolo ha detto:

      Sua moglie non doveva firmare le dimissioni, ma una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo, da concordare con il datore di lavoro.
      Non consegnate la lettera di dimissioni, anche se siglata dall’Ispettorato del lavoro, e tentate a questo punto, di far firmare la risoluzione consensuale. Le riporto uno schema di atto che dovrà essere firmato da entrambe le parti.

      ATTO DI RISOLUZIONE CONSENSUALE DEL RAPPORTO DI LAVORO

      La Società …, con sede in …………., e la signora XY, residente in ……………
      premesso
      1.che Società … ha assunto alle proprie dipendenze la Signora XY in data ……;
      2.che Società … ha proposto alla Signora XY la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
      3.che la Signora XY si è dichiarata disponibile ad acconsentire alla risoluzione del rapporto di lavoro alle condizioni da lei richieste;
      4.che Società …. ha accettato di risolvere il rapporto di lavoro alle condizioni concordate con la signora XY;

      convengono quanto segue:
      1.Il rapporto di lavoro subordinato sorto fra Società ….. e la signora XY in data ….. sarà definitivamente risolto ed estinto, per espresso consenso delle parti stesse, a tutti gli effetti, in data ………..;
      2.La Società …. si impegna a corrispondere alla signora XY, entro il ………, oltre alle normali competenze di fine rapporto di lavoro la somma di Euro…… netti, a titolo di corrispettivo del consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro.
      3.La signora XY dichiara di accettare: la somma di Euro ……. netti, a titolo di corrispettivo del consenso alla risoluzione del rapporto di lavoro ;
      4.La signora XY dà, pertanto, atto alla Società…. che, con l’avvenuto pagamento delle somme, di cui ai precedenti punti 2. e 3., essa avrà adempiuto ad ogni obbligo contrattuale e legislativo nei di lui confronti, dichiarando di ritenersi integralmente soddisfatto e di non aver più nulla a pretendere dalla Società stessa.
      5.Le parti si danno, infine, atto di aver esaminato, discusso e definito ogni questione comunque connessa con l’intercorso rapporto di lavoro, così come gli importi, di cui sopra, dichiarando, pertanto, che la sottoscrizione del presente atto riveste carattere transattivo e definitivamente abdicativo, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2113 c.c.;
      6.La Società S.p.A. e la signora XY sottoscrivono il presente atto per integrale accordo e definitiva accettazione di tutto quanto in esso previsto.
      Letto firmato e sottoscritto

      Località e data

      Se il datore di lavoro non intende firmare, significa che voleva, evidentemente ingannarvi.

  30. ketty ha detto:

    Buongiorno, ho 29 anni, ero dipendente Confindustria, dal 02/2010 al 07/2010 con rinnovo dal 07/2010 al 05/2011, a novembre 2011 comunicai al mio direttore il mio stato di gravidanza. Il direttore senza pensarci 2 volte mi disse di farmi fare un certificato di gravidanza a rischio dal mio ginecologo per potermi sostituire subito e per avere la possibilità di restare in maternità anticipata da subito. Ho cercato di fargli capire che volevo continuare a lavorare, ma lui non voleva sentir ragioni. Soffrivo di nausee ecc.. Presentai all’azienda il certificato e rimasi a casa in anticipata. A maggio 2011, 2 mesi prima del parto il mio contratto terminó. Mi liquidarono. Passata ora la maternità, sono in disoccupazione. Un dipendente dell’ufficio collocamento dice che non potevano licenziarmi prima del parto, che dovevano rinnovarmi il contratto di lavoro. È vero?
    Grazie per l’attenzione.

  31. vincenzo ha detto:

    ciao mi chiamo vincenzo lavoro in azienda nel settore elettrico il mio datore di lavoro a carenza di lavoro e mi sta tenendo un mese a casa senza avermi pagato nulla e sono ancora messo in regola mi a detto che a presendato all imps la cassa indegrazione ma lazienda lo puo fare a non pagarmi nulla con un contratto indeterminato.

  32. Roberta ha detto:

    Buonasera,
    ho un contratto a tempo indeterminato full time come banconiera.
    Vorrei avere delle informazioni riguardo al comportamento a mio parere scorretto del mio titolare.
    In data 11-01-2012 sono stata male a lavoro e a metà turno chiesi al titolare di andare via per recarmi dal mio medico.La sua risposta è stata di no, con tono secco.Mi sono recata comunque dal medico abbandonando il posto di lavoro poichè stavo veramente male tanto che il mio medico ha diagnosticato “ascesso mammario febbrile”.
    Dopo circa un quarto d’ora dalla mia assenza dal lavoro mi arriva un sms da parte del mio titolare dove diceva che io l’avevo mollato! allorchè gli ricordai che ero andata via perchè stavo male e lui non si erta comportato bene nei miei confronti anche perchè mi stava facendo fare ore in più ogni giorno non retribuite; La sua risposta è stata piuttosto offensiva dandomi della “bambina” e sottolineando che se mi presentavo a lavoro entro mezz’ora forse mi perdonava!!!Ovviamente ho continuato a stare dal mio medico e farmi visitare.Ora io mi chiedo: Può fare determinate minacce del tipo che forse mi perdona??Può darmi della bambina?? e tutto perchè stavo male!coso posso fare? ho paura di rientrare a lavoro perchè ultimamente mi stava trattando molto male, e ho anche dei clienti testimoni che hanno assistito a diverse scene, sono sicura che rientrando mi farebbe passare le pene dell’inferno.Premetto che sono ancora in malattia.
    Ringrazio anticipatamente .
    Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Spero che, tramite il tuo medico, la comunicazione di malattia sia stata inviata con il sistema telematico oltre che all’INPS anche al datore di lavoro. Tu hai, comunque in mano il certificato medico con la prognosi dei giorni di malattia che il medico ti ha riconosciuto; se pensi che il tuo datore di lavoro non sia collegato direttamente all’INPS, mandagli per raccomandata RR questo certificato medico. Conserva nella memoria del telefono l’sms che il datore di lavoro ti ha mandato. Non credo che arrivi a licenziarti, ma se tentasse di farlo, rivolgiti immediatamente ad un sindacato. (ti consiglio di trovare il patronato INCA della CGIL che é più vicino a dove abiti). Loro ti suggeriranno cosa fare.

  33. Massimo ha detto:

    Buona sera Dott. Pier Paolo,
    sono un dipendente di una multinazionale con centinaia di dipendenti in Italia. Sono inquadrato come “quadro” nel dipartimento Marketing secondo le regole del CCNL “alimentare”, assunto nel lugliuo 2008. Di recente ho fatto presente ai miei diretti superiori la mia insoddisfazione per l’attuale ruolo che ricopro dal gennaio 2011; prima di tale data ero impiegato presso un altro ufficio della stessa azienda.

    In risposta l’azienda mi ha convocato per un colloquio con le Risorse Umane e mi hanno comunicato che tra ca. 10 gg. dovrò ricoprire un altro ruolo in azienda. Ci sono alcuni elementi che mi fanno pensare ad un “demansionamento” rispetto all’attuale ruolo.

    Mi consenta di darLe qualche dettaglio in più:
    – attualmente gestisco 2 persone, mentre nella nuova persona nessuna;
    – secondo le regole aziendali interne sono classificato coem Manager 2B e la mia remunerazione e classificazione interna non cambierebbe;
    – attualmente gestisco un progetto che comporta la gestione di un budget di oltre € 1 mln, mentre nella nuova posizione il budget sarà verosimilmente nullo;
    – la prospettiva è quella di gestire 2 progetti non ancora ben definiti;
    – l’unica apparente nota positiva che anzichè riportare ad un Manager nel nuovo ruolo dovrei riportare direttamente al Vice President.

    Anche se in modo velato ho il fortissimo sospetto che trattasi di un “demansionamento”.

    Vorrei chiederLe gentilmente un Suo parere a riguardo:
    * ci sono sufficienti elementi per delineare un demansionamento?
    * posso rifiutarmi/oppormi a questo spostamento?
    * sarebbe opportuno “rilanciare” con una richiesta di “incentivo all’esodo”?
    * se si quante mensilità potrei verosimilmente ottenere?

    Le chiedo scusa per la mia richiesta così lunga…… spero di averLe fornito sufficienti informazioni per un parere legale.

    In ogni La ringrazio in anticipo per un Suo gentile feedback.

    • Pier Paolo ha detto:

      Il fatto che le venga mantenuto la stessa retribuzione e lo stesso inquadramento e che riporti ad un livello superiore al precedente, come lei sospetta, non significa che le mansioni siano equivalenti. Immagino che facendo parte di una multinazionale, é probabile che le siano state consegnate le mansioni del suo ruolo attuale; da quello che lei mi dice é probabile che nel nuovo ruolo (non responsabilità di persone, no gestione di un budget)ci sia un demansionamento di fatto. Chieda, prima di tutto che lei siano dettagliate le responsabilità nella nuova mansione, che obiettivi si pone e su che cosa verrà valutato: se l’azienda rimarrà nel vago potrà dare per certo che stiano tentando un demansionamento. Contestare e rifiutare l’assegnazione di una nuova mansione é qualche cosa che io consiglio di fare sempre tramite un legale, mettendo in budget che da quel momento, i rapporti con l’azienda saranno ovviamente deteriorati, ma assicurano una posizione negoziale più forte, nella trattativa per una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
      La somma da chiedere come incentivo all’esodo sarà tanto più elevata, quanto più alto sarà l’interesse dell’azienda a risolvere il rapporto, ma la sua anzianità aziendale é relativamente bassa, per cui non credo che l’azienda sia disposta a considerare un incentivo molto alto. Lei non mi dice il motivo della sua insoddisfazione, che mi sembra provocata dal fatto di aver già subito un cambiamento di mansione, quindi é possibile che l’azienda stia cercando di stancarla per costringerla a dare le dimissioni senza alcun incentivo all’esodo.

  34. Massimo ha detto:

    Accipicchiola Dott. Pier Paolo… devo dirLe con molto piacere che la Sua risposta mi ha illuminato molto ed è stato molto esauriente.
    Alla luce da quanto mi ha detto anche Lei, credo che lo scenario futuro più probabile sia la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Pensi che tramite voci di corridoio ho saputo che è stata già individuata la persona all’interno dell’azienda che dovrà ricoprire il ruolo che dovrei lasciare.
    Le chiedo l’ultima delucidazione in merito al mio quesito: secondo Lei – è verosimile poter chiudere il negoziato per un incentivo all’esodo con almeno 10-12 mensilità?
    La ringrazio per questo Suo ulteriore feedback.
    Massimo

    • Pier Paolo ha detto:

      Chiedere non costa niente; ricordi però che i negoziati si chiudono se la distanza tra le due parti non é eccessiva. Per chiudere a 12 lei dovrà iniziare più alto, diciamo 15/18. Se l’azienda risponde 3, sarà impossibile sperare in 12, se risponde 6/7 forse a 10 riuscirà a concludere. Mi sono permesso una piccola lezione di negoziazione e magari lei é più preparato di me, ma é stato il mio mestiere negli ultimi cinque anni di carriera, quando ho firmato circa 200 risoluzione consensuali del rapporto di lavoro, come responsabile HR.

      • Massimo ha detto:

        Buona sera Dott. Pier Paolo,
        in gran parte devo dire che Lei aveva ben intuito la situazione e trattavasi nel ruolo proposto di demansionamento a mio avviso. In questi giorni l’HR Director della mia azienda mi ha proposto la risoluzione consensuale del contratto.
        La 1a offerta è di € 25.000 lordi (= ca. 6 mensilità), esclusi da tale importo TFR, premio produzione e premio variabile spettante per l’anno 2011.
        Mi sembra relativamente bassa coem offerta, ma la cosa che più non mi torna è che l’azienda sostiene che tale importo andrà tassato secondo le regole della tassazione separata del TFR con un’aliquota d’imposta del 12,5%.
        Chiedo gentilmente un ultimo suo parere a riguardo. Grazie. M

      • Pier Paolo ha detto:

        L’incentivo all’esodo é tassato co la stessa percentuale con cui é tassato il tfr ( la regola del 50% é da tempo che é stata annullata) e, nel minimo dei casi é pari al 23%.

  35. jipa cosmin ha detto:

    ciao
    Ho una domanda sul mio lavoro contratto. Il datore di lavoro ha contratto a tempo determinato mia che successivamente ha portato alla estesa senza soluzione di continuità da 4 mesi. In totale ci sono 7 mesi e 20 giorni, ma la legge 368/2001 articolo 5 cpv. 3 Il datore di lavoro deve essere conforme con 20 giorni di tempo per fare un nuovo contratto di lavoro determina.El osservato durante soli 10 giorni sono stati festivi legale.A fatto un nuovo contratto per 3 mesi ma il mio contratto è stato indeterminato, in quanto vi è zicandumi l’unica cosa che vado a lavorare colleghi quando sono uscito di casa per una settimana e ha avuto modo di lavorare mi chiama ogni settimana. millesimo automaticamente chiuso l’accordo per firmare il secondo contratto senza di Febbraio Marzo Aprile bustele può fare

  36. Patrizio Tomasi ha detto:

    Egr. Dott. Pier Paolo, navigando su Internet ho letto le sue risposte ai tanti lettori su materia di contenzioso con le varie aziende. Cogliendo l’occasione le pongo un quesito: sono in pensione dall’1/11/2007 la mia ex azienda di Trasporto pubblico extraurbano ha fatto un accordo con i sindacati sul premio di risultato del periodo 1/1/2004-31/12/2008, escludendo i pensionati.
    Utilizzando il termine nel verbale di riunione: al personale di ruolo in pianta stabile alla data del 1° gennaio 2004 ed in servizio alla data di sottoscrizione del presente verbale. Si precisa che per effettivo servizio deve intendersi la concreta presenza sul posto di lavoro per cui devono essere escluse tutte le giornate in cui, a vario titolo, è autorizzata la mancata prestazione lavorativa (es. malattia, infortunio, aspettativa, congedo ordinario e straordinario, permessi di mancata prestazione a qualsiasi titolo concessi, eccezion fatta per i permessi sindacali).
    La domanda che le pongo è la seguente: tra il periodo 2004 e ottobre 2007 ha prodotto anche il sottoscritto ? La ringrazio anticipatamente per la Sua risposta sicuramente sodisfacente.

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha sicuramente prodotto, ma l’accordo siglato dai sindacatis tabilisce che per percepire il premio , bisogna risultare in servizio alla data di sottoscrizione del verbale. Quando é stato sottoscritto il verbale di accordo? Se a quella data lei era in servizio, il premio le dovrebbe spettare.

  37. Patrizio Tomasi ha detto:

    Ill.mo Dott. Pier Paolo,
    ho letto la sua risposta al mio quesito, in efetti ho omesso di indicare la data di stipula del verbale tra azienda e sindacati. La data è la seguente 17/12/2008.
    Nel cogliere l’occasione La saluto distintamente.

  38. Patrizio Tomasi ha detto:

    Carissimo Dottore,
    nella prima comunicazione del quesito ho dimenticato di comunicavi che il Giudice del Lavoro ha firmato il decreto ingiuntivo nei confronti dell’azienda, ma quest’ultima ha fatto opposizione allo stesso decreto.
    Mi scuso per non essere stato completo nell’esporre il quesito inviatovi il 2 u.s..

    • Pier Paolo ha detto:

      Sono al corrente che alcuni giudici non ritengono corretta la clasusola del dover essere in servizio al momento dell’erogazione del premio, per cui non mi meraviglia che sia stato firmato un decreto ingiuntivo in tal senso, però come vede, l’azienda ha fatto opposizione, per cui lei sarebbe costretto a rivolgersi ad un avvocato per cercare di far rispettare il decreto. Dipende dalle cifre in gioco se ne vale la pena o meno.

  39. Sara ha detto:

    Buonasera, le scrivo per esporle in breve la mia situazione lavorativa ed avere un consiglio sull’eventuale da farsi. Dal 2010 sono assunta presso uno showroom al 5° livello del commercio, come “addetta alla segreteria”. In questo luogo di lavoro io sono sola, i miei titolari sono itineranti e non li vedo praticamente mai. Gestisco si la segreteria, ma insieme anche le vendite, gli acquisti, la prima nota, la gestione del magazzino e l’esposizione di 150 mq. Tutto questo ad una paga pressochè irrisoria, sia per le mansioni sia per il fatto che sono laureata in un ambito affine a ciò che faccio. Sin dall’inizio del nostro rapporto di lavoro io avevo avvisato più volte i miei titiolari del fatto che fossi completamente digiuna di contabilità e nonostante questo sono stata messa a seguire, totalmente in solitaria salvo l’aiuto sporadico e indipendente di un’amica che lavora presso un commercialista, le entrate e le uscite (senza accesso ovviamente ai cc correnti e quindi agli estratti conti) di un’azienda che fattura più di 300.000 € l’anno. Nel corso del tempo ovviamente ci sono stati degli errori, che sono stati riparati, sempre da me ovviamente, ma sempre con delle grandi ripresioni da parte di tutti. Infine arrivando al dunque, tra poche settimane scadrà il mio contratto rinnovato per due volte, sono venuta a sapere attraverso fornitori comuni che il mio posto sarà ceduto alla fidanzata di uno dei titolari allo scadere del contratto.. non essendo questo abbastanza venerdì mattina ho scaricato, come mia abitudine, un banbcale da 45 kg di materiale acquistato da un cliente e nel farlo mi sono fatta male alla schiena; subito ho pensato che non fosse nulla, ho lasciato passare la notte in cui sono stata presa dal dolore e sabato dopo aver avvisato il mio titolare e dopo 2 ore di lavoro, sono andata in pronto soccorso e mi sono stati dati 5 gg di infortunio per una distorsione piuttosto pesante.
    Ho mandato quindi oggi una mail al mio titolare (che al telefono non mi risponde mai) contenente le scansioni dei fogli rilasciati per l’Inail ed il referto, riferendogli che (pensando al mio contratto in scadenza e magari al modo di guadagnare una chance per rimanere) che visto che il punto rimane chiuso se io non vado al lavoro e li metto in difficoltà avrei anche rinunciato a questi giorni di infortunio ponendo come condizioni che il mio ufficio fosse un pò più riscaldato (non mi fanno accendere il riscaldamento per non spendere) e che non avessi dovuto sollevare carichi per qualche giorno. Non mi è stata fornita alcuna risposta, vorrei capire, visto che ho contattato lo studio commercialista che ci segue e che risponde 7 giorni su 7 e mi ha invitato se lui non risponde a mandare il tutto a loro, se domani devo andare al lavoro comunque, se devo inviare effettivamente la documentazione allo studio commercialista o se devo stare a casa i giorni indicati dal foglio rilasciato in pronto. Inoltre per le mie condizioni lavorative vorrei anche capire nel caso se ci sono gli estremi, a questo punto dopo 2 anni di continue vessazioni, per una vertenza.
    Cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Le leggi italiane sul mercato del lavoro non prevedono penali per il datore di lavoro che non rinnova un contratto a tempo determinato, giunto alla sua naturale scadenza. Lei ha diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il perido della prognosi fatta al PS.
      Ammesso che lei stia considerando di attivare una vertenza per i trattamenti ricevuti dai suoi datori di lavoro, dovrà necessariamente rivolgersi ad un avvocato di fiducia che potrà valutare se ci sono gli estremi per una vertenza di mobbing

  40. giulio ha detto:

    Buonasera … mi permetto di disturbarla per chiederle un parere sulla seguente questione, nel 2011 sono stato licenziato senza accordo,nel prossimo giugno 2012 raggiungerò i 40 anni di contributi con età di 58 anni.a fronte di questo faccio parte pure io per gli esodati delle mille proroghe?? oppure devo raggiungere i 42anni di contributi?? grazie in anticipo..
    giulio di milano

    • Pier Paolo ha detto:

      Se lei per senza accordo intende quello sindacale, sarebbe sufficiente un accordo privato tra lei e l’azienda (come una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro), che però sia stao in qualche modo certificato in sede sindcale o davanti ad una commsisione di conciliazione. Se lei ha mano solo una lettera di licenziamento temo che questa non sia sufficiente nel farla rientrare nel decreto mille proroghe.

      • giulio ha detto:

        le sintetizzo la mia situazione in modo che abbia un quadro più completo che non ho spiegato nella precedente mail; nel 2011 sono stato licenziato dall’azienda assieme a 62 colleghi senza accordo sindacale,sempre nel 2011 tramite avvocato sindacale tutti e 62 dipendenti abbiamo denunciato l’azienda.
        Il 15 novembre 2011 davanti al giudice del tribunale di Milano siamo arrivati ad un accordo di conciliazione in 11 dipendenti.a fronte di ciò rientro nella riforma esodati milleproroghe??
        grazie per il suo tempo..

      • Pier Paolo ha detto:

        Le riporto la versione che mi risulta essere quella attuale del decreto milleproroghe:
        “sono inclusi tra i soggetti interessati alla concessione del beneficio di cui al comma 14 del medesimo articolo 24,come modificato dal presente articolo, oltre ai lavoratori di cui allo stesso comma 14, anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto in data antecedente al 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410, 411 e 412-ter del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi: la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o ad altri soggetti equipollenti, indicati nel medesimo decreto ministeriale; il lavoratore risulti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un
        periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 201 del 2011.

        Le risulta essere in possesso del requisito che le ho sottolineato in grassetto?

  41. jo ha detto:

    Buonasera Egregio,
    volevo sottoporre la mia storia,oggi mi viene data una lettera di licenziamente per giustificato motivo oggettivo,(l’azienda vuole ristrutturare sono d’accordo ma tiene 2 dipendenti in nero e fino all’anno scorso vendeva il materiale ai clienti in nero,ho tenuto copie).
    Mi viene (consigliato) circa aprile 2011 di andare a lavorare in magazzino con qualifica di impiegato 2 livello.
    Io non mi rifiuto mi indicano a chi rivolgermi e mi da una scopa in mano per ramazzare.
    Secondo lei posso rpocedere alla vertenza e effettuare anche una denuncia per mobbing o testimoni in merito
    saluti

    • jo ha detto:

      ovviamente sono stato sintetico
      Ad oggi dopo richieste scritte sull’impossizione di quanto descritto sopra il titolare è rientrato nei ranghi ero fuori a fare il mio lavoro commerciale.

      Nb:azienda patronale con più di quindici dipendenti

      • Pier Paolo ha detto:

        Come ho già spiegato, in queste situazioni é necessario rivolgersi ad un avvocato che, in funzione della lettera di licenziamento e delle prove sui maltrattamenti ricevuti può aiutarti a valutaqre se é il caso di impugnare il licenziamento e chiedere i danni per mobbing.

  42. Giuseppe BG ha detto:

    Egr. dr. Pier Paolo,
    le avevo già chiesto un parere in merito alla questione “esodati” delle Posta. La vicenda si stà concludendo male per mia moglie, nel senso che ne sarà esclusa. In attesa di vedere se e come il Governo intenda affrontare una soluzione (prevista e promessa), anche alla luce della sentenza n° 822/1988 della Cassazione che mi pare di averle inoltrato, lei ritiene che sia il caso di porre già la questione ad un avvocato giuslavorista e pensa che lo studio legale che appare nella bacheca possa affrontare un contenzioso di questa portata? Grazie per la sua eventuale risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se lei abita nelle vicinanze di Milano l’avvocato Franco Jannoni potrebbe essere la persona giusta da consultare. Non le nascondo però che per aumentare le probabilità di successo, nell’impugnare un processo che ha coinvolto molti lavoratori, adottando la sentenza 822/1988, bisognerebbe forse più opportunamente rivolgersi a quelle associazioni in difesa del cittadino, capaci di mettere in atto una vera e propria class action.

  43. giulio ha detto:

    ho 58 anni e 40 anni di contributi li raggiungo entro giugno 2012… quindi secondo l’articolo dovrei rientrare nel decreto milleproroghe.
    grazie per la sua collaborazione e disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Questa che leggerete é una risposta standard a tutti coloro che mi chiedono di valutare la propria posizione pensionistica. Mi vedo costretto a non fornire più interpretazioni delle situazioni personali, da quando mi é stato segnalato che l’INPS non si dice in grado di certificare un’ipotetica data di pensione, in quanto é stata rimandata a Giugno l’approvazione del decreto milleproorghe, nella parte che riguarda la riforma delle pensioni. Le mie valutazioni, basate esclusivamente sulla lettura dei testi legislativi resi noti dai media, corrono il rischio di creare falsi ottimismi o ingiustificati allarmismi. Segnalo, a chi volesse comunque farsi un’idea sull’evolversi della situazione, la lettura di informazioni che sono o dovrebbero essere definitive.
      Testo integrale della Rifroma delle pensioni 2011
      Articolo del blog relativo alle circolari INPS pubblicate sul prolungamento della mobilità e delle prestazioni straordinarie
      Articolo del blog sugli esonerati dalla riforma Monti con le riserve previste dal comma 15 della stessa legge, che stabilisce entro quali limiti finanziari annuali tale esoneri potranno essere soddisfatti.
      L’evidenza che il decreto milleproroghe non é da considerarsi definitivo, come da recente intervista concessa dal Senatore Giorgio Roilo poco più di una settimanan fa.
      Circolare INPS sul prolungamento delle tutele del reddito

  44. Battista ha detto:

    Sono RSPP , con incarico diretto da perte del datore di lavoro, di un’azienda di costruzioni dal 2002. Nel 2005 mi hanno adeguato l’inquadramento in impiegato di VI livello. Ho svolto il mio ruolo senza nessun vincolo d’orario, di luogo di lavoro e in piena autonomia. Dal primo di febbraio hanno trasferito gli uffici e ho trovato una lettera in cui mi dicono che devo entrare in ufficio entro le nove, pausa tra le 13 e le 14, uscita dopo le 18. Ho risposto che non accettavo queste proposte di cambiamento. Mi hanno scritto che non erano proposte ma disposizioni aziendali e dopo qualche giorno mi hanno licenziato per giustificato motivo oggettivo (la crisi).Voglio impugnare il licenziamento, chiedere la qualifica di dirigente per gli anni passati e visto che da sei mesi mi tengono sotto controllo in maniera subdolo ci aggiungerei anche il mobbing.. E’ fattibile ciò e in che termini? Cosa mi consiglia di fare? Cordiali saluti e grazie in anticipo

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ possibile, fatto salvo che, come già spiegato in casi simili, il tutto va affidato ad un legale che, in funzione del contratto di assunzione, della comunicazione con la quale ti chiedevano il rispetto di certi orari e della lettera di licenziamento, potrebbe fare una corretta valutazione della situazione e verificare le probabilità di successo nel caso di vertenza. Attenzione che se vuoi procedere, l’impugnazione del licenziamento va fatta entro 60 giorni dal ricevimento dello stesso; io consiglio di procedere subito tramite legale ma se tu vuoi riflettere, puoi comunque impugnare il licenziamento personalmente con la seguente formula:

      Spettabile ditta ___________________________________ con la presente impugno

      ad ogni effetto di legge e di contratto il provvedimento di licenziamento comunicatomi

      in data __________________________ in quanto illegittimo e comunque non sorretto

      da giusta causa o giustificato motivo.

      Data e firma del lavoratore

  45. butnaru claudiu ha detto:

    buon giorno! avrei da chiedere un informazione…sono un dipendente in una azienda multinazionele che opera nel settore metalmecanico…ho il contratto a tempo indeterminato come maggazziniere 3 livello…da quasi 2 anni subisco pressioni psicologice ( mobbing) dai miei coleghi di reparto( mancanza di comunicazione, non mi passano le informazioni che riguardano il nostro reparto)…avevo avvisato il direttore dalla produzione di questi fatti, ma non ha fatto nulla per risolverli..anzi, qualche mese fa uno dei miei coleghi mi fa fatto una denuncia alla dirigenza ed ho ricevuto una lettera di contestazione disciplinare….pratticamente si trattava in parole povere di tentato omicidio…. mi sono rivolto ad un avvocato che ha mandato una lettera ufficiale alla azienda dove lavoro….ma, stranamente dopo il ricevimento di questa lettera, mi hanno chiamato dal ufficio risorse personale per comunicarmi che hanno pensato di trasferirmi in altro reparto con un altra mansione ( le giustificazioni della dirigenza sono che sono un bravo operaio e mi vogliono dare la possibilita di crescere al livello professionale, quello che non è vero dal mio punto di vista, visto che lavoro da 4 anni in questa azienda e in questo reparto …ho fatto di tutto per migliorare il reparto dove lavoro, e conosco bene anche gli altri reparti)….la mia domanda è questa : posso riffiutare il cambiamento di reparto e di mansione????..grazie e distini saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Il datore di lavoro può effettuare trasferimenti di reparto e cambio di mansioni in funzione delle esigenze aziendali, a patto che siano equivalenti alle precedenti secondo il CCNL: Visti i precedenti ti consiglio di chiedere al Personale che ti diano per iscritto l’inquadramento e la descrizione delle nuove mansioni e poi falle controllare dal tuo avvocato.

  46. Etchu ha detto:

    Salve dottore. Sono stato assunto come impiegato(Portiere di Notte) in una azienda alberghiero con contratto a tempo determinato 3 livello ma senza motivazione. Un contratto di lavoro senza motivazione .Nel mesi di Ottobre, un mese al termine del contratto sono stato contatto dal direttore di restare a casa per smaltire le miei ferie non goduto e role.Dopo un mese, ho informato il sindacato CISL.Una denucia e stata fatta contro l’azienda per abuso.mi hanno chiamato dal ufficio risorse personale per andare a fare un nuovo intervista con il direttore.Sono andato ma dopo un giorno sono stato contattato dal Sindacato di categoria CISL que il datore di lavoro ho ha gradito il mio comportamento con il direttore e mi chiede di presentare un indennità economico. Ho chiesto €20.000 nette ma l’azienda ha voluto pagare solo €14.000. Non ho accettato e ho chiesto di andare in tribunale. Dopo un giorno, il datore di lavore mi ha proposto un altro lavoro come Facchino ai Piani in altro reparto con un altra mansione ( le giustificazioni della dirigenza sono che sono un bravo operaio), non ho accettato questa offerta da impiegato a operaio.Dopo un giorno mi hanno riproposto il posto precedente di Portiere di notte. Dottore, vorrei informalLa che ho già lavorato in quest’azienda per cinque anni come operaio(Facchino ai Piani) prima di essere licenziato senza motivazione.come si descrivere questo comportamento?che cosa mi aspetta se rientro a lavoro?

    • Pier Paolo ha detto:

      Non capisco perché non vuoi accettare la proposta dell’azienda di ritornare a lavorare come portiere di notte; qual’è il problema?

    • Etc ha detto:

      Grazie gentile dottore. Ho accettato l’offerta e ci fu un accordo tra le parti in cui mi hanno rilasciato un contratto di lavoro a tempo Indeterminato firmato dal datore di lavoro; il mediatore; il sindacato di categoria; il mio avvocato e io senza periodo di prova.

      Ma dopo due giorni, ho ricevuto una lettera di assunzione dal datore di lavoro in cui stipula che sono assunto a tempo indeterminato e di essere a conoscenza del periodo di prova in esso stabilito.
      Che cosa significa questo? Primo l’accordo tra le parti senza periodo di prova e il secondo contratto mandartomi dal datore di lavoro stipula un assunto a tempo indeterminato e di essere a conoscenza del periodo di prova in esso stabilito. Un cosa poco chiaro e che sul nuovo contratto consegnato a me dal datore di lavoro, che il nom del direttore del l’albergo ma manca la sua firma. Che cosasignifica?
      Con il nuovo mercato di lavoro in arrivo, sarà facile a licenziarmi? che cosa mi aspetti dopo questa trattativa? ho già cominciato a lavorare ma ci sono comportamenti poco civile.
      Vogliagradiregentiledottore i miei più cordiale saluto.

      • Pier Paolo ha detto:

        Si rivolga all’avvocato che lo ha già assistito; questo dovrà scrivere al datore di lavoro contestandogli la lettera di assunzione diversa dagli accordi intercorsi: lei non firmi la lettera di assunzione.

  47. Diego Bacchelli ha detto:

    buon giorno, mi trovo in una situazione, come minimo ‘strana’. sono un commerciale a livello Quadro, con risultati tra i migliori del gruppo. l’azienda è metalmeccanica con 500 dipendenti.
    lavoro lì da quasi 4 anni. Il nuovo direttore ha deciso che non li sono simpatico, e ha chiesto a HR di incentivarmi l’esodo.
    sia HR che il mio diretto capo non hanno nessuna giustificazione o spiegazione per questa mossa, se non simpatia (non ho mai parlato a lungo con questo direttore – forse perché ho sempre lavorato nei paesi anglosassoni e ho un metodo di lavoro più razionale ?). a parlargli non serve, diciamo che è un tipo particolare avendo 73 anni e credendo che lui sa tutto su tutto (il proprietario pensa che questo direttore sia fantastico !)
    adesso le chiedo se vale la pena di chiedere di essere licenziato, e di quante mensilità potrebbe essere questo esodo non giustificato ? (ne ho chieste 36)
    domani (Lunedì) ho un’appuntamento con il titolare visto che neanche HR si sente di farmi questo..
    La ringrazio

    • Pier Paolo ha detto:

      Non credo che, vista la sua breve anzianità, l’azienda sia disposta a darle un incentivo di 36 mensilità. Le ricordo che un azienda di 500 dipendenti se vuole effettuare un licenziamento individuale deve avere la giusta causa o il giustificato motivo oggettivo; mancando questi presupposti il licenziamento può essere più o meno facilmente impugnabile.

      • Diego Bacchelli ha detto:

        grazie della risposta,
        l’altra cosa che mi interessava, e se conviene farsi licenziare (e prendere disoccupazione), oppure firmare la terminazione del rapporto per comune consenso.
        avrebbe un impatto nei futuri lavori ?

        grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        I datori di lavoro sanno comunque che la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro é un modo per eviatre un licenziamento ed una possibile vertenza legale. Tenga presente che se firma una consensuale l’INPS non concede l’assegno di disoccupazione, se non in casi molto particolari.

      • Diego Bacchelli ha detto:

        mi ha aiutato moltissimo grazie !
        se vado per la via legale (ho 49 anni e non so se troverò lavoro facilmente)… si risolve tutto in tempi gestibili ?
        la corte quante mensilità potrebbe dare ?

        thank you

      • Pier Paolo ha detto:

        Impossibile dare un’informazione corretta alla domanda, poiché i tempi per arrivare alla sentenza del magistrato dipendono moltissimo dai tribunali in cui si discute la causa e le penali, che possono essere inflitte all’azienda dipendono (in caso di vittoria) molto dall’abilità del tuo avvocato.

  48. Alessandro ha detto:

    Salve,
    sono un ex dipendente dei treni notte a Milano con 800 dipendenti in tutta Italia e dal 11/12/2011 sono in mobilità dopo 10 anni di servizio. Ancora oggi attendiamo tutti il TFR e non si vedono sbocchi in merito. Vado avanti con 600 euro di disoccupazione e non so se posso pagare un avvocato.
    Se denunciassi il mio caso alla Guardia di Finanza potrebbe servire per sollecitare il pagamento??
    Sono disperato e ho 2 bambini piccoli..
    La ringrazio Alessandro

    • Pier Paolo ha detto:

      Non credo che sia un problema risolvibile dalla Guardia di Finanza; poiché credo che tu non sia l’unico ex dipendente ad avere questo problema, non avete pensato di rivolgervi in gruppo agli avvocati delle organizzazioni sindacali, che prevedono il pagamento della parcella solo se la causa viene vinta. Provate a rivolgervi all’INCA della CGIL.

  49. sassi elisabetta ha detto:

    mio marito compie 60 anni a luglio del 2012 e si è visto, come tanti del ’52, sfumare la possibilità di andare in pensione alla fine del 2012, bensì andrà alla fine del 2018. come se non bastasse la ditta presso cui lavora è in crisi e lui teme di essere licenziato: lo possono fare ? ho sentito parlare di una normativa che tutela le persone ultrasessantenni dal licenziamento, cosa c’è di vero? grazie della risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Esistono, stante i documenti sino ad ora resi pubblici, due possiblità, a seconda delle condizioni contributive, che lei non mi cita:
      a) i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 i quali avrebbero maturato, prima dell’entrata in vigore del presente decreto, i requisiti per il trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2012, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un’età anagrafica non inferiore a 64 anni;
      b)per i lavoratori, con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre successivamente al 1º gennaio 1996 il diritto alla pensione anticipata, previa risoluzione del rapporto di lavoro, può essere conseguito, altresì, al compimento del requisito anagrafico di sessantatre anni, a condizione che risultino versati e accreditati in favore dell’assicurato almeno venti anni di contribuzione effettiva

  50. daniel ha detto:

    Buongiorno.Prima di tutto,scusi per il scritto.Sono un lavoratore rumeno e da sette mesi che non viene pagata la CIGO,ne per me ne per tutti gli operai di una azienda edilizia di Roma.Ci hanno detto bugie .Dal settembre,anno scorso siammo in CIGO,pero nessun pagamento: ne daL DATTORE DEL LAVORO,NE DALL INPS.che posso fare?dove chiedere aiuto,informazioni o consigli.non so che fare.debbo chiedere aiuto ad un avvocato?non si puo vivere cosi.Grazie.aspetto un consiglio da lei.

    • Pier Paolo ha detto:

      Voi, prima di tutto dovete rivolgervi all’INPS per capire il motivo per cui non vi viene pagata da tanti mesi l’indennità di cassa integrazione: temo che la colpa sia del vostro datore di lavoro, per cui vi suggerisco di rivolgervi subito ai sindacati che hanno autorizzato la CIGO presso la vostra azienda.

  51. omar ha detto:

    salve ….. io ho fatto un incidente stradale nn sul lavoro ! … me hanno dato 4 giorni si riposo al pronto soccorso poi un specialista nel ortopedia me ha dato 10 giorni di prognosi x distorzione al rachide….io me chiedo in questi 10 giorni di prognosi posso andare a lavorare tranquillamente e verro risarcito dalla assicurazione o devo per forza stare a casa ………… dico questo xkè il mio datore me sta pressando x tornare subito e io ho paura di perdere il lavoro !

    • Pier Paolo ha detto:

      Il più preoccupato dovrebbe essere il tuo datore di lavoro, poiché se tu tornassi al lavoro durante il periodo di prognosi e, per sfortuna, tu avessi delle conseguenze sul posto di lavoro, egli potrebbe avere delle conseguenze anche penali. Tu hai diritto di stare a casa sino al termine della prognosi; io non sono un medico e, quindi, non so dirti cosa rischi, tornando al lavoro prima del previsto.

  52. Ferro Roberto ha detto:

    Buonasera, cerco di spiegare la complicata situazione in cui mi trovo, la mia azienda, una S.p.A. nel ramo metalmeccanico, a sequito di 3 anni di crisi ha deciso di mettere in liquidazione l’azienda, procedura gia in atto, a inoltre dato comunicazione, tramite i sindacati,di voler cedere un ramo di azienda, hanno prospettato 3 diverse modalità: affitto di ramo d’azienda, vendita di ramo d’azienda e il concordato preventivo con vendita di ramo d’azienda.
    Tranne per il primo caso che visto lo stato di liquidazione aziendale non mi sembra praticabile, nei altri due prevedono la chiusura dell’azienda con un reintegro limitato nella società nascente.
    Le mia domanda è:

    Per i lavoratori che rimangono nella società che chiude, che tutele ci sono e quali sono le procedure che devono mettere in atto la società per i licenziamenti?
    Abbiamo diritto ad una indennità di libera uscita?
    Nel caso venga firmato un accordo con i sindacati è possipile lostesso aprire una vertenza contro l’azienda?
    Piò essere oggetto di contrattazione il numero di dipendenti che confluiranno nella nuova società?
    E’ vincolante l’accordo sindacale per poter attuare il concordato preventivo?
    Non sono inscritto al sindacato, posso contrattare per proprio conto?

    Mi scusi per il numero delle mie richieste, il fatto è che mi sento preso in giro sia dal mio datore ti lavoro che dai sindacati, nessuno mi rassicura e sfogliando internet mi ritrovo spesso a cozzare con cio che mi viene detto.

    Saluti
    Roberto

    • Pier Paolo ha detto:

      L’azienda, al momento della cesazione di attività dovrà adottare le procedure di mobilita concordate o meno con le organizzazioni sindacali. Il dipendente può sempre impugnare il licenziamento, anche se i sindacati hanno firmato un accordo con l’azienda, nel caso ritenga di poter dimostrare che il licenziamento era illecito. Nel caso l’azienda cessi completamente l’attività riterrei inutile impugnare il licenziamento.
      E’ certamente oggetto di negoziazione quali dipendenti confluiranno nella nuova società, ma credo sia difficile che l’azienda accetti trattative private se gli accordi vengono pressi con i sindacati.

  53. Paolo ha detto:

    Scusi il disturbo, volevo sapere come comportarmi, dato che il mio titolare e in dietro di 2 mesi nel pagamento dello stipendio! Noi dipendenti sappiamo che l’azienda e un po in crisi con il lavoro, (attrezzatura per l’edilizia) ma il datore fa finta di nulla, non ci dice nulla, solo che gli dispiace farci attendere!! E che questa situazione per uno che in casina di fieno non ne ha, e davvero dura!! Come comportarsi????
    Grazie Paolo

    • Pier Paolo ha detto:

      Se il datore di lavoro é in difficoltà ed in buona fede, cercate di parlargli voi, per capire cosa intende fare. Se dovesse continuare a non pagarvi, purtroppo queste sono situazioni che si risolvono solo con l’intervento dei sindacati o di avvocati, per mettere in mora la ditta.

  54. Ferro Roberto ha detto:

    Grazie

  55. Alessandro ha detto:

    Salve, vorrei chiedervi un’informazione riguardo un incidente automobilistico durante l’orario di lavoro successo a mia moglie.
    Durante uno spostamento di lavoro con una collega hanno subito un tamponamento. Andate al prontosoccorso mia moglie ha avuto una prognosi di 8 gg per colpo di frusta e stiramento lombare. Avendo un contratto a progetto dopo gli otto giorni, pur essendo ancora dolorante ha deciso di tornare a lavoro per gli ovvi motivi che un contratto a progetto presenta. Nel chiudere la pratica INAIL il medico di famiglia ha emesso un certificato che attestava che le condizioni di mia moglie non erano ancora soddisfacenti e che dava 20 gg di prognosi con delle terapie di agopuntura. Quindi nonostante fosse rientrata a lavoro aveva ancora questa prognosi. Trascorsi questi giorni e effettuato il ciclo di agopiuntura la zona lombare era ancora infiammata e dolorante. Siamo andati da un fisiatra che l’ha visitata e ha dato altri 20 gg di prognosi e un ciclo di 10 gg di massaggi.
    Detto questo il medico legale dice che essendo rientrata a lavoro i giorni di prognosi rilasciati lo stesso giorno del rientro a lavoro vanno in conflitto e non hanno alcun senso perche uno contraddice l’altro. Premesso che con questo tipo di contratto non c’era altra alternativa, secondo voi cosa dovremmo fare? Vi ringrazio anticipatamente

    • Pier Paolo ha detto:

      Nei contratti a progetto il committente può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile. Dato che sua moglie é comunque rientrata al lavoro, mi spieghi cosa comporta l’interpretazione del medico legale?

  56. Alessandro ha detto:

    L’interpretazione del medico legale era riferita alla liquidazione che l’assicurazione deve a mia moglie, non capendo che e’ rientrata per evitare la risoluzione del contratto sebbene non fosse del tutto guarita.

    • Pier Paolo ha detto:

      Un tentativo potrebbe essere quello di verificare se l’opinione del medico legale sia condivisa dagli organi amministrativi dell’assicurazione (come é molto probabile); provi a inviare una raccomandata (meglio sarebbe se scritta da un legale amico), contestando la decisione dl medico legale, in quanto il comportamento di sua moglie é stato dettato dalla necessità di conservare il posto di lavoro e non da una migliorata condizione di salute.

  57. davide ha detto:

    Buondì,
    mi volevo complimentare per vs servizio, utile per la comunità.
    Lavoro in un ristorante da un anno e mezzo con un contratto indeterminato, purtroppo ho ricevuto la notizia che l’attività viene ceduta ad altri gestori, i quali non hanno più esigenza di lavoro dipendente.
    Da quello che si evince dalla legge attuale non possono licenziarmi (sbaglio?), ed io non ho assoluto interesse a dimettermi, quindi, se ho interpretato correttamente rimane solo la possibilità di un accordo tra le parti con relativo incentivo all’esodo.
    Se accettassi una risoluzione con incentivo, perderei il diritto di entrare in mobilità e relativo assegno?
    Cordiali saluti.
    Davide.

    • Pier Paolo ha detto:

      Immagino che il ristorante per il quale lei lavora abbia meno di 15 dipendenti, per cui, nel caso la nuova proprietà intenda effettuare una riduzione di personale, potrebbe, nel rispetto comunque di precise motivazioni, adottare un licenziamento per giustificato motivo oggettivo ( a meno che la nuova legge in discussione sul mercato del lavoro e sulla revisione dell’art.18 non cambi le attuali procedure).
      La mobilità é una processo che deve essere richiesto dal datore di lavoro, ed esistono casi in cui il licenziamento é stato trasformato in risoluzione con incentivo e successivo ingresso in mobilità.
      Se lei, invece, firma solamente una risoluzione con incentivo, non avrà diritto all’indennità di disoccupazione, che é cosa diversa dalla mobilità.

  58. danilo ha detto:

    BUONGIORNO SIG. PIER PAOLO ,COMPLIMENTI PER IL VS SERVIZIO. VORREI RICEVERE PER FAVORE UN SUO PARERE IN MERITO AD UNA MIA SITUAZIONE LAVORATIVA. MI CHIAMO DANILO ED HO 38 ANNI. LAVORO DA 19 ANNI PRESSO UN’AZIENDA DI RETAIL CON MANSIONI INIZIALI DI RESPONSABILE DI PUNTO VENDITA ( CONTRATTO DI 2 LIVELLO) E DA 1 ANNO E MEZZO CON MANSIONI DI AREA MANAGER ( SEGUO 24 NEGOZI). LA MIA AZIENDA DECIDE A SEGUITO DI ASSESMENT FATTO IL MESE SCORSO CHE NON SONO PIU’ IDONEO A FARE L’AREA MANAGER ( CONTRATTO DI 1 LIVELLO) E MI VUOLE RIPOSIZIONARE IN NEGOZIO LASCIANDOMI LA STESSA RETRIBUZIONE (SENZA I BENEFIT CHE NON SONO MAI STATI PRESENTI IN BUSTA PAGA). CON IL RUOLO CHE AVEVO DOVEVO AVERE UN CONTRATTO QUADRO? POSSONO RIPOSIZIONARMI IN NEGOZIO? COSA MI CONSIGLIA DI FARE?

    • Pier Paolo ha detto:

      Il demansionamento non é ammesso dalla contrattualistica del lavoro, se non come alternativa ad un licenziamento certo. Se un dipendente non é ritenuto più idoneo a svolgere una determinata mansione, l’azienda dovrà trovargli una mansione equivalente all’ultima svolta. Purtroppo o ci si mette d’accordo oppure ci si deve rivolgere ad un legale, con il che, ovviamente, bisogna poi mettere in budget il deterioramento dei rapporti con il datore di lavoro.

      • Danilo ha detto:

        Grazie. Per quanto concerne l’inquadramento andava bene essere un 1 livello o doveva essere un contratto quadro? I benefit e’ regolare che non siano presenti? Grazie per la risposta.

      • Pier Paolo ha detto:

        L’inquadramento, se corretto o meno, é desumibile dal CCNL del settore a cui fa riferimento la sua ditta (io non conosco a memoria tutti i CCNL); bisogna che lei consulti la parte del CCNL in cui sono descritti i profili e dove sono spiegati i relativi inquadramenti. I benefit come auto, cellulare, PC non compaiono in busta paga, ma sono descritti nel contratto di lavoro tra azienda e dipendente.

  59. Angelo ha detto:

    Salve sig. Pier Paolo,
    innanzitutto complimenti per il sito. Vorrei sottoporle la mia questione. A novembre del 2011 ho firmato una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con l’azienda che in cambio si impegnava a versarmi delle mensilità a rate nel corso del 2012. Io ho fatto aggiungere una clausola per la quale, fino a versamento di tutte le rate pattuite, non rinuncio ad eventuali rivalse per via giudiziaria (le rata scadono a fine 2012). Tale risoluzione è stata decisa in seguito a 2 procedimenti disciplinari che io ritengo ingiusti, ma essendo inseperto ho accettato la risoluzione consensuale in luogo di un terzo provvedimento disciplinare che stava per arrivare (con conseguente licenziamento).
    La domanda è: potrei decidere di fare causa all’azienda in forza della clausola che ho inserito, non per essere reintegrato e nemmeno per ottebnere un risarcimento in denaro (la buonuscita che mi hanno dato è di 15 mensilità) ma solo per ottenere una sentenza di condanna per l’azienda per comportamento scorretto, dal momento che ritengo di aver firmato tale risoluzione consensuale sotto pressione di 2 provvedimenti disciplinari a mio giudizio ingiusti?
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro può essere impugnata entro 6 mesi dalla sua firma, ma l’impugnazione può risultare inutile se:
      1 – l’accordo é stato ratificato in sede sindacale
      2 – la clausola a cui lei si riferisce, fornisce motivo d’impugnazione, come io credo, solo nel caso l’azienda non paghi le rate pattuite.
      Non é poi vero che dopo un terzo provvedimento disciplinare, scatta automaticamente il licenziamento. Ricordi comunque che per arrivare a portare in giudizio l’azienda, lei dovrà ricorrere ad un legale di fiducia a cui, nel caso perdesse la causa dovrà pagare le competenze, oltre a quelle dell’avvocato della ditta.

      • Angelo ha detto:

        Scusi, ma se l’azienda ha deciso di pagare in dodici rate mensili, di conseguenza anche i termini per l’impugnazione slittano, altrimenti ogni azienda pagherebbe fino al termine previsto per l’impugnazione e poi non pagherebbe più. Le confermo comunque che la risoluzione è stata firmata davanti al sindacalista e poi ratificata circa 2 mesi più tardi davanti alla Commissione Provinciale del Lavoro. Tuttavia con quella clausola scritta a mano (e controfirmata dall’azienda) io mi riservo, fino a completo pagamento di tutte le rate, di intraprendere azioni di rivalsa nei confronti dell’azienda (c’è scritto proprio così). Di conseguenza ritengo, e qui vorrei gentilmente il suo parere, di poter fare causa all’azienda in teoria entro il 27 dicembre del 2012 (data dell’ultima rata concordata). Grazie ancora per la sua disponibilità.

      • Pier Paolo ha detto:

        Lei ha perfettamente ragione nell’ipotesi che la clausola la protegga sino al termine dei pagamenti da parte dell’azienda; se io fossi l’avvocato dell’azienda e lei aprisse una vertenza di rivalsa sul merito dell’accordo e non sui pagamenti ricevuti, farei notare al giudice che l’impugnazione sul merito dell’accordo sarebbe dovuta avvenire nei 6 mesi prescritti dalla legge. Ribadisco però quanto dettole nella precedente risposta e cioé che, avendo firmato in sede sindacale e ratificato davanti alla Commissione di Conciliazione, troverà pochi giudici disposti ad accogliere l’impugnazione dell’accordo.

  60. claudiu butnaru ha detto:

    buona sera! mi sono rivolto a lei anche il 20-02-2012… come mi hanno gia assegnato ad un’altro reparto, ho sentito il medico del lavoro che viene in azienda per dare l’idoneita a lavoro… 2 settimane fa mi aveva detto che lui non è d’accordo con il mio trasferimento ( perche nel passato avevo subito un intervento chirurgico per l’ernia al disco),perche nel nuovo reparto devo alzare dei pesi, 2 settimane dopo mi trovo con un foglio firmato dal medico in quale scrive che sono idoneo al nuovo lavoro…ho chiamato subito il medico a chiedere spiegazzioni, prima ha evitato di rispondermi al telefono, poi mi ha richiamato lui, spiegandomi che a messo questo verdetto perche è andato a controllare ( solo sulle carte, con un ex-rsu, che ora non c’entra niente con la sicurezza sul lavoro, perchè abbiamo un’altra persona che occupa questo incarico)…tengo a precisare,che ora ho la conferma che dietro a tutto questo cè questo ex-rsu..per me si tratta di un caso di mobbing comandato…vorrei sapere se 2 mesi fa mi sono fatto firmare dal direttore dalla produzione i permessi retribuiti ( per quasi tutto il mese d’aprilie), visto che ora faccio parte di un nuovo reparto, se mi possono revocarli???…grazie…distinti saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Non credo che te li possano revocare; se pensi di non poter lavorare nel nuovo reparto, in quanto devi sollevare pesi e ciò sarebbe pericoloso, poiché ti sei operato di ernia discale, fatti aiutare da un patronato sindacale (ad esempio l’INCA della CGIL) e richiedi una visita di controllo presso l’Istituto di Medicina del Lavoro. Loro ti faranno visita, vorranno sapere che lavoro devi svolgere e stabiliranno se tu puoi svolgere o meno la mansione assegnata. La loro diagnosi deve essere rispettata dall’azienda.

  61. santo ha detto:

    il mio ex datore di lavoro ha chiuso la ditta e non riesce a consegnarmi il cud,a chi posso chiedere per averlo?,grazie mille.

  62. claudiu butnaru ha detto:

    buon giorno! vorrei chiedere un informazione…visto che ormai sono ai ferri corti con l’azienda dove lavoro… m’interessa se non mi presentero piu a lavoro, mi devono licenziare per forza?…ma in questo caso posso aprire la vertenza contro l’azienda?…. un altra cosa : potro prendere la dissocupazione, visto che saro licenziato per giusta causa? ( assenza negiustificata)…. magari mi puo dare ,lei, un consiglio come mi posso fare licenziare senza perdere la possibilita della dissocupazione…. è importante per me a saperlo in tempi brevi, cosi so come muovermi…. in ogni caso non ho piu intenzioni di rientrare a lavorare in quella azienda ( appena finisco i par che mi li avevano concesi )….. solo che non voglio che mi dimetto io , perchè a questo punto ho sentito che non avro piu la possibilita di prendere la dissocupazione…. grazie per la sua disponibilta…distinti saluti

  63. ALESSANDRO ha detto:

    Buona sera PIER PAOLO la nostra azienda ha appena concluso la fase in regione x la messa in mobilità di 79 dipendenti per cessazione di ramo d’azienda, ci stanno x arrivare le lettere di licenziamento ed io ho saputo x via informale che dovrei essere un licenziato nonostante abbia 15 anni di anzianità e 4 persone a carico di cui 3 minori + moglie, e la persona che deve essere salvata in quanto nel mio reparto ne salveranno solo 1 su 5 è un lavoratore che ha meno anzianità di servizio e 2 solo persone a carico. Vorrei sapere se possono fare questo e nel caso la risposta fosse negativa se andando in causa e vincendo un eventuale reintegro posso optare x un risarcimento economico (orientativamente di che natura visto che cmq loro mi daranno una buonuscita di circa 40000 euro ). Chiedo questo in quanto non credo di voler tornare in azienda perche rimanere dentro potrà in futuro essere pericoloso perche non corre in buone acque…
    CIAO GRAZIE !!

  64. marco ha detto:

    buona sera pier paolo,nel settembre 2009 in seguito ad un cambio di mansione (da magazziniere a venditore)ho stipulato con la azienda un contratto di “affidamento di autovettura aziendale in uso promiscuo” pagando un fringe benefit di 168 euro come da contratto,il termine della scadenza del contratto è per il settembre 2012,nel gennaio 2010 per mia iniziativa ho richiesto di rientrare nella mansione precedente con esito positivo da parte della azienda e quindi restituendo l autovettura,nel contratto all ultimo paragrafo dice:
    qualora il rapporto lavorativo cessi per sua iniziativa prima della scadenza del presente contratto,le sara’ addebitata una penalita’ pari ai corrispettivi da lei dovuti fino al termine del contratto.l ammontare dell intera’ penalita’ sara’ compensato in sede di licquidazione delle spettanze di fine rapporto.a tal fine lei autorizza sin d’ora con la sottoscrizzione della presente scrittura,l azienda ad effettuare detta compensazione.
    la mia domanda è,l auto dal 2010 è in possesso di un altra persona..il contratto decade?
    a cosa mi potrei appellare per non pagare il restante del noleggio?
    cordiali saluti
    marco

    • marco ha detto:

      dimenticavo di dire che vorrei licenziarmi….

      • Pier Paolo ha detto:

        Le aziende, poiché pagano, comunque, le quote di noleggio sino alla scadenza dei contratti, ovviamente si cautelano nel caso un dipendente lasci l’azienda prima della scadenza del contratto; il problema però viene a cadere se l’auto che tu hai riconsegnata é stata affidata ad altro dipendente, che ti ha sostituito nel pagamento della quota per uso promiscuo.

  65. SAVERIO ha detto:

    DA OGGI PER IL MIO TITOLARE SONO LICENZIATO,SENZA DARMI NESSUN GIORNO DI PREAVVISO.IO SONO DISPERATO PERCHE’ DA POCO HO PRESO CASA E SONO NEL CASINO TOTALE,NON SO COME MUOVERMI E SONO IN UNO STATO MENTALE FACENDO DEI PENSIERI STRANI PER LA TESTA,MA LA COSA CHE OGGI MI FA PIù RABBIA E CHE IN DUE ANNI CHE LAVORO CON LUI GLI HO DATO L’ANIMA,LAVORANDO 17-18 ORE AL GIORNO LAVORANDO LE DOMENICHE SENZA ESSERE PAGATO,NON PARLANDO DEI GIORNI DI FERIE CHE RISULTANO GODUTE E PAGATE IN BUSTA,COSA DEVO DIRE PIU’ SONO STANCO E VOGLIO FARLA FINITA.CIAO A TUTTI E SCUSATEMI SE MI SONO SFOGATO. GRAZIE…..

    • Pier Paolo ha detto:

      Saverio,
      comprendo il tuo sfogo, ma tu non fornisci alcuna informazione per poter capire cosa ti è successo. Io posso darti due informazioni:

      1. il datore di lavoro può licenziare, senza concedere il preavviso, per giusta causa e dunque avrebbe dovuto, prima, farti una contestazione disciplinare; il licenziamento, inoltre deve essere fatto per iscritto. Nel caso non siano state rispettate queste procedure, è possible che il licenziamento sia illegittimo e, dunque impugnabile.
      2. mi sarebbe possibile darti un’assistenza on line, con una modica spesa (leggi le condizioni), ma tu dovresti fornire i dati che ti elenco

      – dimensioni della ditta in cui lavori (quanti dipendenti ha)
      – copia della lettera di licenziamento che, se non ti è stata data, va richiesta al datore di lavoro.
      – presenza o meno di una rappresentanza sindacale
      – presenza o meno di eventuali colleghi che siano disposti a testimoniare il fatto che tu abbia lavorato di domenica e oltre il normale orario di lavoro.
      – copie di alcuni cedolini stipendi, relativi ai periodi che comprendono le domeniche lavorate.
      – quali sono le tue mansioni
      – quanti anni di contribuzione hai maturato
      – qual’è la tua età

      Potremmo, in base a questi dati, darti una valutazione sulla possibilità d’impugnare il licenziamento con la richiesta di danni o tentare una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con una somma di buonuscita. E’ ovvio che intentare causa al datore di lavoro, presuppone la necessità di rivolgersi ad una avvocato giuslavorista. E’ possibile ottenere, attraverso i giusti canali sindacali, un’assistenza legale, che percepisce la parcella solo in caso di vittoria nei confronti del datore di lavoro.

  66. alessandro ha detto:

    Buona sera PIER PAOLO la nostra azienda ha appena concluso la fase in regione x la messa in mobilità di 79 dipendenti per cessazione di ramo d’azienda, ci stanno x arrivare le lettere di licenziamento ed io ho saputo x via informale che dovrei essere un licenziato nonostante abbia 15 anni di anzianità e 4 persone a carico di cui 3 minori + moglie, e la persona che deve essere salvata in quanto nel mio reparto ne salveranno solo 1 su 5 è un lavoratore che ha meno anzianità di servizio e 2 solo persone a carico. Vorrei sapere se possono fare questo e nel caso la risposta fosse negativa se andando in causa e vincendo un eventuale reintegro posso optare x un risarcimento economico (orientativamente di che natura visto che cmq loro mi daranno una buonuscita di circa 40000 euro ). Chiedo questo in quanto non credo di voler tornare in azienda perche rimanere dentro potrà in futuro essere pericoloso perche non corre in buone acque…
    P.S l’ho reinviata in quanto all’altra non ho ricevuto risposta !
    CIAO GRAZIE !!

    • Pier Paolo ha detto:

      Avevo risposto, utilizzando live mail, ma evidentemete é andata persa.
      I criteri di legge per la messa in mobilità salvaguardano maggiormente coloro che hanno una maggiore anzianità aziendale e maggiori cariche di famiglia, nel caso in cui l’azienda debba scegliere tra un gruppo di dipendenti con le stesse mansioni.
      Se’azienda non rispetta questi criteri, il licenziamento può essere impugnato, ma non è detto che l’eventuale penale stabilità dal giudice sia superiore a 40.000 euro.

      • alessandro ha detto:

        Intanto grazie x la puntuale risposta.Per precisione dopo che l’ho contattata mi è arrivata proprio la lettera di sospensione in CIGS a partire dal 16 04 2012 Quindi se devo impugnare il licenziamento ho 60 giorni dall’inizio della CIGS ( 16 04 2012 ) o 60 giorni dal termine della CIGS ? e quindi quando effettivamente verrò licenziato.Inoltre sono stato già in azienda e dicono che non hanno ancora le griglie che io ho richiesto x capire come hanno attribbuito i punteggi x farmi scavalcare da un dipendente che aveva meno anzianità di servizio e meno carichi familiari di me loro dicono che nel caso di CIGS non sono tenuti a mostrarle subito, come devo comportarmi ?E in ultimo anche orientativamente mi saprebbe dire vincendo 1 reintegro che io rifiuterei quanto potrebbe quantificarlo 1 giudice se richiedessi un risarcimento economico considerando che il mio stipendio medio era di 1600 euro netti ? scusi le domande ma sono nel panico completo x la mia situazione grazie !!

      • Pier Paolo ha detto:

        Signor Alessandro, faccia attenzione, poichè da quello che mi racconta sospetto che stiano cercando d’ingannarla.

        1. le è già stata consegnata la lettera di sospensione, quindi significa che l’azienda ha fatto le sue scelte, giuste o sbagliate che siano e lei ha diritto di sapere i criteri usati, poichè nel caso avesse il dubbio di essere stato incluso in maniera illecita, lei deve impugnare la collocazione in CIGS. Lei ha consultato i sindacati, ammesso che abbiano firmato l’accordo con l’azienda?
        2. l’altra domanda che mi fa richiederebbe l’analisi di documenti e di dati, che possiamo fare attraverso una Consulenza on line.

        Ammesso che le interessi, anche per verificare l’effettiva convenienza ad affrontare una vertenza, lei dovrebbe fornirci le seguenti informazioni:

            quali sono le sue mansioni e quali quella del collega di reparto che non é stato messo in CIGS
            la sua età anagrafica e la sua anzianità contributiva
            copia della lettera di sospensione
            copia delle’eventuale accordo tra azienda e sindacati con i criteri concordati.

        Attenzione se lei impugna la CIGS, il giudice, in caso d’illecito, dispone il reintegro al posto di lavoro e il recupero dell’eventuale differenza tra stipendio ed indennità di CIG, per i mesi durante i quali il dipendente è stato sospeso.
        La messa in cigs non è un licenziamento, quindi se lei vuole impugnare solo il licenziamento effettivo dovrà attendere la lettera di licenziamento alla fine della cassa integrazione. Tenga presente che una buonuscita di 40.000 euro, se effettiva, potrebbe essere superiore ad un’eventuale penale stabilita dal giudice.
        Mi faccia sapere.

  67. alessandro ha detto:

    Salve , volevo sapere visto che ho lavorato x 15 anni su turni a ciclo continuo lavorando spesso in 1 settimana anche 6 notti a cosa avevo diritto a livello pensionistico , non sono ben informato ho sentito parlare di anni in meno nel calcolo della pensione e soprattutto sono dei benefici che avverranno automaticamente da parte dell’inps quando andrò in pensione o nel corso di questi anni l’azienda avrebbe dovuto segnalare quacosa all’INPS o all ENPALS ? visto che la mia azienda aderisce al contratto cineaudiovisivo. CMQ so x certo che l’azienda non ha mai segnalato nulla a tal proposito. Potrebbe dirmi come far rispettare eventuali mancanze ?

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei si riferisce al fatto che i dipendenti sottoposti a lavori così detti usuranti maturano il diritto alla pensione anticipata. Controlli se lei ha i requisiti. Accertato che lei rientra in questa categoria di lavoratori, direi che lei si dovrà rivolgere ad un legale, poichè la mancata comunicazione dell’azienda, le ha procurato certamentew un notevole danno in termini di maturazione del diritto alla pensione.

  68. alessandra maria benedetti ha detto:

    Buonasera,
    sono la dipendente di una società che verrà chiusa il 31/07/2012. Ce lo hanno accennato, ma ancora non abbiamo avuto la lettera di fine rapporto. Sono dipendente dal giugno 2003.

    Attualmente sono a casa con gravidanza a rischio.

    Il proprietario dell’azienda per cui lavoro possiede anche una SPA, una seconda SRL e lo scorso mese ha acquistato sempre nello stesso settore una terza SRL (oltre alla nostra in chiusura).

    Di ieri la notizia che la SPA metterà in moblità 40 persone dopo (guarda caso) l’acquisto della nuova SRL.

    Il mio TFR ed i miei 90gg di ferie non godute sono in mano all’azienda in quanto con 14 dipendenti non potevamo portarlo al di fuori.

    Vista la nuova società acquisita e visto il mio stato di maternità, la legge mi permette di essere reintegrata nelle Sue società in cui risoluta prorpietario ed amministratore o avere una buona uscita ed in ogni caso avere il pagamento del TFR e delle ferie/permessi non goduti?.

    Grazie per la risposta.
    Alessandra Maria Benedetti

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei non mi dice per quali motivi la società verrà chiusa, ma se si esclude il fallimento, lei come tutti gli altri dipendenti dovrete regolarmente ricevere le competenze di fine rapporto e il TFR; per le ferie non godute il problema è più complesso e si dovrebbe verificare a quali anni si riferiscono, poiché se non sono state utilizzate entro il periodo massimo di fruiblità (fatta salva la sospensione per motivi di malattia) non possono essere monetizzate. I permessi non goduti sono, invece, monetizzabili. Purtroppo se il datore di lavoro non intende pagare quanto sopra, dovrete necessariamente rivolgervi ad un legale.
      Le protezioni previste dalla legge per le lavoratrici in maternità non sono applicabili, nei casi come il suo, dove l’azienda cessa l’attività.

  69. alessandra maria benedetti ha detto:

    Grazie per l’informazione.

    Le ferie riguardano gli ultimi due anni ed il datore di lavoro non le ha quasi mai concesse, questo è il motivo per cui non sono state godute.
    Non abbiamo ricevuto informazioni in merito ad una eventuale scadenza ed alla mia richiesta di chiarimenti, l’ufficio del personale mi ha risposto che con il contratto del commercio le stesse non andavano perse ed effettivamente devo dire che sulla busta paga fanno bella presenza.

    LA società chiude per fallimento. Siamo nel settore automobilistico e con la crisi, il proprietario che ha altri marchi automobilistici ha deciso di non fare un a eguato piano industriale per il nostro marchio e ci ha lasciati negli ultimi due anni in mano ad un responsabile commerciale purtroppo per noi incompetente, assolutamente incapace e di cui la casa madre ne richeisto il sollevamento dall’icarico, ma noi non lo abbiamo mai fatto.
    Questa persona oltre ad essere incapace e maldicente nei confronti di tutti, creando un clima difficilissimo, frugava nelle agende, nei pc, nei cassetti ed anche nelle borse.

    Secondo la legge italiana, mi sembra di capire, che nonostante sia incinta e nonostante il proprietario della spa e delle due srl sempre nello stesso settore del commercio nel quale lavoro, io non abbia possibilità di appello.
    E’ vero che chiude la società in cui lavoro, ma è anche vero che sempre nel settore automobilistico ne ha altre tre, di cui una acquistata de mesi fa, assolutamente in barba alla presunta crisi che lamenta. Chi dice di non avere mezzi, non spende milioni di euro per acquisire una nuova società con 70 dipendenti.

    Mi conferma che è così ed anche la questione della monetizzazione delle ferie non godute?.
    Grazie e buon lavoro.
    Alessandra Maria Benedetti

    • Pier Paolo ha detto:

      Ti riporto l’Art. 85 (Ferie) del CCNL Commercio
      “Il personale di cui al presente contratto ha diritto ad un periodo di ferie annuali nella misura di 26 giornate.
      Le ferie sono irrinunciabili.”
      La irrinunciabilità delle ferie è stabilita per legge e se non sono godute nei 18 mesi successivi all’anno di riferimento non dovrebbero essere monetizzate. Se il vostro datore di lavoro ve le pagherà buon per voi, altrimenti dovrete dimostrare che è stato lui a non farvele godere e non voi a rinunciarvi e non so come farete. Puoi leggere in dettaglio la questione delle ferie andando al seguente indirizzo http://www.dplmodena.it/altri/Ferie%20CDL.pdf
      Ti confermo che in caso di cessazione di attività dell’azienda anche le dipendenti in maternità possono essere licenziate; la questione delle diverse proprietà è, come puoi capire, molto complessa e solo con un ricorso alla magistratura, assistita da un legale, potresti verificare la possibilità di obbligare il datore di lavoro a riassumerti in una delle aziende rimaste ative.

  70. Daniele ha detto:

    Salve avv.avrei una domanda da sottoporle in questo periodo all lavoro mi stanno come si suol dire facendo in modo che io dia le dimissioni,sono un turnista di un bar in un centro commerciale fino a qualche mese fa i miei turno erano umani 3 mattine 3 chiusure premesso che il bar e aperto fino le 10 da un mese a questa parte non vivo più mo’ hannoesso tutte chiusure dalle 3 alle 10. E in pratica non riesco ad avere una vita normale posso fare qualcosa in merito o il mio datore di lavoro può fare INA cosa del genere

  71. luca ha detto:

    Buongiorno
    lavoro in un’azienda con meno di 15 dipendenti, che però fa capo ad un gruppo che ha oltre 250 dipendenti.Sono assunto a tempo indeterminato da 16 mesi.
    oggi mi hanno comunicato che: per motivi economici, devono interrompere il nostro rapporto collaborativo.
    Volevano farmi firmare una lettere, per ricevuto, in cui praticamente mi licenziavo. Non l’ho voluta firmare,ho detto che volevo prima documentarmi, ho fatto bene?
    Mi hanno offerto 4 mesi di buon’uscita se mi licenzio, è conveniente?
    quali sono i miei diritti, intendo dire cassaintegrazione, mobilità ecc.
    se io non accettassi la loro proposta e loro volessero comunque licenziarmi, cosa è meglio fare (economicamente) per me?
    gia da domani mi hanno detto di stare a casa, possono farlo?
    grazie

    RispondiElimina

    • Pier Paolo ha detto:

      Bisognerebbe avere i dati sulla situazione societaria per capire se ti potresti appellare alla protezione reale del posto di lavoro; se la ditta è da considerarsi a se stante, con meno di 15 dipendenti, purtroppo possono procedere al licenziamento con maggiore facilità. Sappi che se il datore di lavoro occupa meno di 15 dipendenti opera la “tutela obbligatoria”, consistente nell’obbligo del datore di lavoro di riassumere (con la costituzione di un nuovo rapporto di lavoro) il lavoratore illegittimamente licenziato entro 3 giorni dalla sentenza, oppure a corrispondergli un’indennità determinata dal giudice da un minimo di 2,5 a un massimo di 14 mensilità, in considerazione di una serie di parametri determinati dalla legge. L’offerta di 4 mensilità è dunque tropo bassa nel caso tu decidessi di accettare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.
      Possono lasciarti a casa, nel caso ti abbiano licenziato senza preavviso; tu puoi benissimo prendere la lettera di licenziamento e firmarla per ricevuta (no per accettazione!)

      • Monica ha detto:

        Egr. Dott. Pier Paolo, sono una dipendente di 45 anni a tempo indeterminato full time in una azienda di 70 dipendenti.
        Dopo 10 anni di lavoro ho chiesto ed ottenuto il part time per un periodo di 12 mesi, e per questo ho regolarmente depositato l’accordo presso la direzione Provinciale del Lavoro.
        Nel frattempo l’azienda ha aperto un processo di uscite su base volontaria con incentivo alla mobilità volontaria, ed ovviamente sono entrata nella black list.
        Il periodo concessomi del par time è scaduto il 30/4 e mi hanno comunicato che non intendono prorogarlo, proponendomi di ritornare al tempo pieno od in alternativa accettare un’incentivo all’esodo in aggiunta alla mobilità.
        L’incentivo all’esodo mi è stato calcolato moltiplicando il valore netto della mia busta paga del part time!
        Le domande sono le seguenti:
        1_ Il contratto di trasformazione temporanea da tempo pieno a parziale, alla scadenza naturale va considerato automaticamente nullo e quindi applicabile quello precedente a tempo pieno o no?
        2_ Avendo io un certificato medico che attesta la mia necessità ad avere un part time per poter accudire mia figlia minore, come posso pretendere che mi venga concesso?
        La saluto ringraziandola per la sua attenzione.

      • Pier Paolo ha detto:

        Monica,
        l’accordo scaduto il 30 aprile, prevede automaticamente il ritorno al tempo pieno. Più complessa é la questione sulla pretesa o meno di avere il part time. Tu parli di una certificazione medica, che, però ha un’importanza relativa se non si tratta di disabile. In caso di disabilità la legge prevede che le domande di part time dei genitori richiedenti debbano essere cosiderate con priorità, ma non prevede il diritto di ottenerlo dal datore di lavoro.

  72. Daniela ha detto:

    Buona sera,
    sono un’insegnante da venti anni. Mio marito è deceduto a gennaio con 33 anni di contributi Inpdap e 4 Inps (mai ricongiunti): non ho ancora avuto la pensione di reversibilità e duqnue non so quanto possa essere. Ho due figli, uno minorenne.
    Sto pensando di emigrare perchè non vedo futuro in Italia per i ragazzi. Quello che Le chiedo è questo: al momento la reversibilità fa cumulo con il mio stipendio, ma nel momento in cui – magari tra un anno – lasciassi il lavoro per lasciare l’Italia, la pensione di reversibilità continuerebbe ad essere conteggiata come decurtata o l’importo diventerebbe quello che avrebbe dovuto essere se non avessi mai lavorato? Dovrò fare una specifica richiesta all’Inpdap o sarà in qualche modo automatico? in ultimo, la pensione mi potrà essere pagata nel mio nuovo paese di residenza (in questo caso Israele) oppure come potrò fare per riceverla?
    Grazie per la cortese risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      La pensione di reversibilità, al momento della sua erogazione, subisce delle riduzioni in funzione del livello degli altri redditi posseduti dall’erede, secondo tabelle prestabilite. E’ ovvio che quando lascerà il lavoro dovrà comunicare all’INPDAP la sua nuova situazione reddituale ( da stipendiata a pensionata). La pensione può essere pagata all’estero; veda quanto chiarito sul sito dell’INPDAP

  73. alex ha detto:

    salve ,sono un ragazzo di 32 anni che lavora presso un’azienda con contratto metalmeccanico.
    con il venir meno il lavoro per il fatto della crisi che ci attanaglia abbiamo firmato (azienda con + di 15 dipendenti) un contratto di solidarietà per un anno.il datore di lavoro non c retribuisce quel poco che ci spetta dello stipendio ,e si ostina a non volermi dare una qualifica in quanto io ho prestato servizio per oltre 5 anni verso quest’ultima.adesso non so più che fare e come comportarmi ogni giorno devo fare la bellezza di 100 kmetri fare 4 ore di lavoro e pergiunta senza essere retributo. a questo punto dovrei dare le dimissioni per giusta causa?e come comportarmi per il fatto della mancata qualifica? dando le dimissioni per giusta causa potrei usufluire di un’indennità di disocupazzione sino a trovare una nuova occupazzione?

    • Pier Paolo ha detto:

      I tuoi problemi vanno portati, in prima battuta, all’attenzione dei sindacati e se questi non ti aiutano ti dovrai rivolgere ad un legale di fiducia. Le dimissioni per giusta causa permettono di usufruire dell’indennità di disoccupazione, se viene riconosciuta la giusta causa.

  74. Simone ha detto:

    salve !!sono sono un metalmeccanico sono stato infortunato dal 02 aprile fino al 16 aprile 2012 per un trauma grave alla mano destra essendo saldatore per me e’ un problema.
    Il problema che il mio datore di lavoro non ha fatto la denuncia entro le 48 ore,ma bensi dopo 8 giorni,l inail mi sta pagando un anticipo di 141,00 euro solo i giorni che partono dopo la denuncia.
    io posso dimostrare che ho le raccomandate con ricevuta di ritorno che ho mandato al datore di lavoro i certificati di infortunio dal primo giorno,come devo comportarmi?? io voglio che mi vengano pagati tutti i giorni,la colpa non e’ mia!!
    volevo sapere quanto mi devono pagare per questo infortunio?
    secondo te è giusto che non mi pagano tutti i giorni per una colpa che non è tua?
    ho parlato con il mio datore di lavoro del fatto mi rispose che lo aveva dimenticato!!
    come devo comportarmi??? rispondetemi !! vi ringrazio anticipatamente!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Simone il problema è complesso perchè il tuo datore di lavoro potrebbe rischiare una condanna penale, per non aver denunciato subito l’infortunio; ora portarlo in giudizio potrebbe mettere a rsichio il tuo posto di lavoro. Perchè non provi a fargli una proposta concliatoria? Sia lui a farti avere in qualche modo gli otto giorni che tu hai perso, e tu non denunci il comportamento colpevole del datore di lavoro.

  75. Roberta ha detto:

    Gentile avvocato,
    sono una dipendente di Toscana Energia Clienti (gruppo Eni), ho tre figlie piccole e un marito a carico. Il 3 aprile di quest’anno Hanno deciso di creare un ramo d’azienda (in realtà inesistente sino ad allora) per poi iniziare la sua cessione ad altra società del gruppo (Eniadfin) il 10 aprile sempre di quest’anno. 35 dipendenti sono stati “ceduti” ad Eniadfin mentre in 5 siamo rimasti fuori, senza nessuna spiegazione in merito. Mi preme sottolineare che tutti lavoravamo insieme nella stessa sede e che buopna parte di queste 35 persone non svolgeva nessun incarico descritto nel ramo d’azienda, ma ad Eni è bastato presentare un organigramma appunto il 3 aprile tale da utilizzare, a detta loro, l’art. 2112 solo 7 giorni dopo. Toscana Energia Clienti chiuderà la nostra sede di Firenze per sentito dire il 1 giugno ma ancora a noi 5 rimasti fuori non è stato comunicato niente di ufficiale se non pressanti voci di un nostro trasferimento, chi a Pistoia e chi a Pisa, nelle altre sedi di Toscana Energia. Io ho oltre 20 anni di servizio ed ho superato i 45 anni e tale trasferimento, visto le figlie e il marito a carico, mi creerebbe ingenti problemi economici (mi riconoscerebbero non più di tremila € una tantum per lo spostamento) e organizzativi familiari. Visto che Eni ha altre società qui a Firenze, posso chiedere che almeno mi trasferiscano in un’altra società sempre qui a Firenze? Fra l’altro per CCNL energia e pertrolio devono darmi per scritto l’avviso di trasferimento in un tempo congruo. Cos’è per Lei un tempo congruo? La ciliegina: è stato madato anche un un nuovo dipendente da Roma qui a Firenze per Eniadfin con le stesso inquadramento di due di noi. Non avrebbero dovuto prima “guardarsi in casa”?
    Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Di tutta la storia l’ultima frase é quella determinante. Il trasferimento di un lavoratore da un’unità all’altra è giustificato a due condizioni:
      1 – nell’unità di partenza deve risultare soppressa o ridotta la MANSIONE DEL LAVORATORE TRASFERITO
      2 – nell’unità di arrivo non ci devono essere dipendenti in grado di svolgere l’attività del dipendente trasferito.
      Stante questa situazione, in caso di licenziamento o trsferimento, potreste impugnarli, ma avrete necessariamente bisogno dell’assistenza di un legale.

  76. nicola ha detto:

    Buon giorno sono andato in infortunio il giorno 11 aprile per un incidente al ginocchio sul lavoro , mi sono operato al minisco il giorno 26 aprile il medico dell’inail mi ha dato giorni fino al 28 di maggio e dopo mi vuole rivedere.Il mio datore di lavoro mi ha dato la busta paga del mese di aprile mettendo 56ore compenso ordinario 16 ore festivita 80 ore antic.infor.c/ditta 304,45 euro115,00 euro rimb.forfettario di solito prendo 1400 euro lavorando normalmente ma la busta paga e’ di 1.028,00 euro non lo capisco di solito non dovrebbe essere uguale a tutte le altre buste .Grazie arrivederci

  77. Luigi ha detto:

    Gentile avv, ho lavorato con Poste Italiane nel 2007 per 3 mesi con contratto part-time, poi mi hanno ri-assunto nello stesso anno a t.d. però qusta volta full-time.
    A seguito di sentenza mi hanno reintegrato ma siccome il giudice non ha specificato se il rapporto doveva essere part-time o full-time loro mi hanno assunto part-time.
    E’ vero che il secondo rapporto assorbe il primo e quindi mi dovevano reintegrare a tempo pieno? Se si avrei bisogno del riferimento normativo.
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Non è possibile risponderle; lei non spiega per quale motivo ha fatto vertenza all’azienda che, su sentenza del giudice, é stata obbligata a riassumerla. Bisognerebbe poi avere il testo della sentenza.

      • Luigi ha detto:

        Scusandomi se sono stato poco chiaro chiedo:
        in presenza di un soggetto che è assunto con la stessa azienda la prima volta part-time, la seconda full-time e che a seguito di vertenza viene riassunto a far data dal secondo contratto, l’azienda lo può assumere part-time?

      • Pier Paolo ha detto:

        Avevo già capito la sua domanda ma, senza conoscere i motivi della sentenza, si corre il rischio di dare risposte errate; in linea generale, se il giudice ha disposto il reintegro, l’azienda deve ricollocarla nella stessa mansione o in mansioni equivalenti e con lo stesso contratto che aveva al momento del licenziamento. Lei dovrà rivolgersi al legale o all’organizzazione sindacale che l’ha assistita nella vertenza, che dovrebbero provvedere a diffidare per iscritto l’azienda a dare seguito alla disposizione del giudice in maniera corretta. In caso di rifiuto deve essere avvertito il giudice che ha emesso la sentenza con una procedura che è certamente nota al suo legale.

  78. saida ha detto:

    salve…volevo kiedere una cosa..ho lavoratoalcquni anni come parrukkieraavevo un contratto di 5 anni..ok…qlke mese fa è arrivata una ragazza nuova e cosi il mio datore di lavoro ha fatto di tutto per licenziare me e prendere laltra ragazza…mi ha mandato tre lettere disciplinari( motivi futili e alcuni nn veri) dopo di k m ha mandato la lerreta di licenziamento dicendo k io nn facevo il mio lavoro.( assolutamente nn vero il mio lavoro lo facevo eccomeee)…qndi ora io vorrei farli causa perchè mi ha ferita nell orgoglio davvero…..la mia domanda è secondo lei posso farli causa? anke perchè li unici testimoni ke ho lavorano con lui e qndi per il momento nn possono parlare…però sanno e vedono tutto e sanno k ho ragione… spero risponda presto cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      x fare causa al suo datore di lavoro, dovrà rivolgersi ad un avvocato scelto da lei o suggerito dai sindacati di categoria. L’avverto che senza documenti e senza testimoni a suo favore, anche un buon avvocato avrà problemi a vincere la causa.-

  79. Vincenzo ha detto:

    Salve volevo porre delle delucidazioni in merito alla mia posizione lavorativa.nel 2006 sono stato assunto in un officina autoriparazioni come operaio meccanico poi nel giugno 2007 sono stato assunto da una concessionaria SPA con la mansione di capo officina elettrauto gommista meccanico fino al 2009 nel 2009 l azienda che mi ha assunto mi fece un contratto di apprendostato come riparatore meccanico .ad oggi nel maggio 2012 sto aprendo in officina meccanica mia la camera di commercio mi richiede un foglio dove negli ultimi 3 anni l azienda dichiara che ho svolto la mansione di meccanico gommista ed elettrauto.la mia domanda e: se non mi fanno questo foglio l azienda dove lavoro dal 2009 ad oggi poteva farmi il contratto di apprendista per una mansione dove negli anni precedenti ero già qualificato come operaio e capo officina? Posso chiedere alla camera di commercio di rilasciarmi partita IVA per operare nel settore dimostrando che dal 2009 al 2006 ero operaio qualificato e non apprendista come risulto ad oggi? Grazie .

  80. marco ha detto:

    Buon pomeriggio, prima di esporre il mio caso volevo congratularmi con il sig. Pier Paolo per la competenza e per la cortesia delle risposte; parlare di rapporti di lavoro non è proprio semplicissimo. Arrivo al dunque, lavoro (diciamo così) in una holding che opera nel settore agricolo dal 2009 come impiegato commerciale; nel dicembre del 2011, a noi venditori, è stato proposto di creare una società che gestisse le vendite, esponendoci in prima persona; la nostra risposta è stata unanime, no! Data la situazione, aspettavamo tutti di finire in cassa integrazione e così non è stato. Abbiamo continuato a lavorare per altri 2 mesi in un clima surreale ed incerto; a febbraio si vocifera della costituzione di una società commerciale i cui dipendenti devono essere tutti agenti con partita iva; questa soluzione suscita meno perplessità della precedente ma noi tutti eravamo curiosi di vedere la proposta formalizzata. Il 29 febbraio arriva la proposta e senza nemmeno il tempo di valutarla e soprattutto di negoziare ci viene chiesto se accettiamo oppure no. Ritenendola non soddisfacente, io ho espresso il mio dissenso. Dal giorno seguente, 1 marzo, sono stato mandato in cassa. Fin quì tutto bene; circa due settimane fa sono stato contattato dalle HR che hanno chiesto di incontrarmi; mi presento in azienda e mi viene comunicato che il 30 giugno cessa la cassa integrazione ma, poichè i rapporti tra me e l’azienda sono buoni, avrebbero pensato ad un licenziamento consensuale (il responsabile ha tenuto a sottolineare che questo è un trattamento assolutamente riservato da non divulgare anche perchè, e questo è un particolare che ho dimenticato di citare prima, l’azienda sta procedendo al licenziamento di 242 unità tra tutti i siti produttivi) e che loro stessi avrebbero provveduto a farmi ottenere la disoccupazione. Sinceramente sono scettico anche perchè conosco bene questa gente e la loro manovra nasconde qualche magagna (paradossalmente l’azienda licenzia 242 persone, prevalentemente operai, ed assume impiegati). Come mi comporto? inoltre voglio precisare che alcuni colleghi che come me hanno rifiutato la proposta di diventare agenti stanno ancora lavorando e che la nuova società non è ancora esistente.

    • Pier Paolo ha detto:

      Si accerti se nel suo sito produttivo è stata aperta una procedura di mobilità o meno; sino a quando questa procedura non è formalmente messa in atto, l’azienda non può licenziare nessuno ne individualmente ne collettivamente. L’apertura della procedura comporta, almeno inizialmente, una negoziazione sindacale e la definizione dei criteri x individuare i dipendenti da porre in mobilità. Le conviene attendere che la situazione si chiarisca.
      Tenga, inoltre, presente che se viene firmata una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, senza che questa sia preceduta da un formale licenziamento, l’INPS può rifiutare di pagare l’indennità di disoccupazione.

      • marco ha detto:

        Grazie per la risposta, attenderò che la situazione si chiarisca; ad ogni modo il responsabile del personale mi ha detto di presentarmi il 25 giugno per firmare il licenziamento consensuale; se io decidessi di non presentarmi, a quali conseguenze andrei incontro? ho veramente a che fare con gente di bassa lega….

      • Pier Paolo ha detto:

        Marco forse non mi sono spiegato; non esiste il licenziamento consensuale, esiste la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Legalmente questo atto significa che l’azienda desidera interrompere il rapporto di lavoro, dandosi disponibile ad offrire al dipendente un incentivo all’esodo; in questo caso l’inps non accetta le domande di disoccupazione. Per superare questo problema l’azienda dovrebbe, prima, licenziarti formalmente e, successivamente per evitare un eventuale impugnazione del licenziamento, darsi disponibile a trasformare il licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Tu non mi hai risposto se l’azienda ha in atto o meno una procedura di mobilità; senza procedura di mobilità, possono licenziare individualmente solo per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo.

  81. pietro ha detto:

    Salve sono un dipendente di una azienda del settore metalmeccanico ho fatto richiesta di anticipo tfr con allegata documentazione dentistica e confermata dall’asl. l’azienda non è in CIGS e non vuole darmi l’anticipo del tfr. Aggiungo la richiesta è stata fatta dal sindacato, come posso comportarmi,grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei è sicuro che sono soddisfatti tutti i criteri previsti dalla legge?
      Il datore di lavoro deve soddisfare ogni anno tali richieste nei limiti del 10% dei dipendenti con al-meno 8 anni di anzianità e comunque entro il 4% del totale dei dipendenti. L’anticipazione può es-sere ottenuta una sola volta nel corso del rapporto
      In casi di rifiuto non motivato gli stessi sindacati dovrebbero offrirle un’assistenza legale x obbligare il datore di lavoro a rispettare la legge.

  82. marco ha detto:

    So che oggi c’è stato un incontro con i sindacati, probabilmente per stilare la lista delle persone da porre in mobilità; ad ogni modo devo raccogliere più informazioni, non appena avrò il quadro più chiaro La ricontatto, i suoi consigli sono preziosi. Grazie

  83. paolo pellegrini ha detto:

    salve mi chiamo pellegrini paolo io ho un contratto a tempo indeterminato ma purtroppo faccio fatica ad arrivare a fine mese come la maggior parte dei lavoratori credo vplevo chiedere ma e giusto che il mio datore di lavoro si rifiuti di darmi un anticipo sl mio stipendio se lo chiedo che ho gia’ fatto quasi tutto il mese pieno di lavoro? grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Non mi risulta che i datori di lavoro siano obbigati per legge ad erogare anticipi sullo stipendio, a meno che ciò non faccia parte di trattamenti di maggior favore definiti nei CCNL di categoria o nei contratti di assunzione.

  84. nicola ha detto:

    buon giorno sono nicola il mio datore di lavoro mi vuole fare firmare una lettera in cui rinuncio il superminimo non assorbibile cosi dovrei rinunciare a circa 100 euro in meno nella busta paga capisco che ce’ crisi ma mi sembra un po’ troppo e’ in piu’ mi vuole obbligare a rinunciare al fondo solidarieta veneto sottoscritto anche da lui nel aprile del 2007 regolarmente pagato fino a meta del 2010 e poi non pagato perche dice non ha i soldi per pagarlo cosa devo fare ,ho provato a cercare un altro lavoro ma con la situazione che c’e oggi non si trova anche se sei bravo a fare il tuo lavoro(idraulico)da 30 anni.Se accetto un domani non posso rivalermi dicendo che mi ha fatto firmare minacciandomi di licenziarmi quale persona rinuncerebbe a circa1euro all’ora di sua spontanea volonta’ eppoi guardando le buste paga del 2011 10 euro per ora e guardando quelle del 2012 9 euro per ora anche un ceco se ne accorgerebbe grazie aspetto sua risposta

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha il diritto di non firmare; immagino che la ditta per cui lavora sia padronale, pertanto il rischio che il datore di lavoro ricorra al licenziamenento non è da escludersi. La soluzione ideale sarebbe raggiungere un accordo temporaneo con il datore di lavoro, per dargli tempo di superare la crisi, ma non firmare rinunce definitive.

      • nicola ha detto:

        ma se il datore di lavoro mi dice ho firmi o ti licenzio e per il fondo pensione come faccio il governo fa le leggi e dopo non le fa rispettare grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        Nicola, io per primo le ho detto che corre questo rischio per cui suggerivo di trovare un accordo con il datore di lavoro, ad esempio, accettando le sue condizioni per un periodo di tempo limitato ( 6 mesi – 8 mesi ), ma non sottoscrivere alcuna rinuncia definitiva ai suoi diritti. Poi ci sono le organizzazioni sindacali che la possono assistere per scrivere l’accordo con il datore di lavoro.

  85. nicola ha detto:

    grazie del suo suggerimento arrivederci

  86. lin ha detto:

    salve!
    io aiuto al padre a fare il mercato e c’ho il。contratto come l’apprendista。l’altra settimana sono passati quelli dell’inps e c’hanno fatto il verbale di primo accesso。 sul foglietto c’e’ scritto ke sn la figlia come collaboratrice famigliare。 io vorrei sapere se mi potranno creare degli problemi sul tipo di contratto k c’ho。 o se e’ vero esiste un legge k la figlia deve x forza pagare l’inps ogni 3mesi come padre?。 grazie mille!

  87. Antonia Hadcock ha detto:

    Thank you for the sensible critique. Me and my neighbor were just preparing to do a little research about this. We got a grab a book from our area library but I think I learned more clear from this post. I’m very glad to see such excellent information being shared freely out there.

  88. Nicola ha detto:

    Buona sera Signor Pier Paolo.
    L’azienda per la quale lavoro da 2 anni e 7 mesi, come area manager (inquadramento impiegato commercio), composta da più di 15 dipendenti, mi ha comunicato di voler ricorrere a licenziamento collettivo a partire dal prossimo 31/07 e mi ha proposto un incentivo all’esodo pari a 8 mensilità (20000 euro lordi, pari a 15000 netti, corretto?), a cui faranno seguito 8 mesi di mobilità.
    Le vorrei sottoporre alcune domande:
    1) oltre ai suddetti 20000 euro, al tfr ed al rateo della 13°, avrò diritto anche alle ferie non godute dell’anno in corso?
    2) ci sono margini di trattativa, per ottenere più mensilità di buonuscita? Consideri che a differenza di altri colleghi, ho un figlio a carico ed i risultati della mia area sono decisamente migliori di quelli delle loro aree (conservo le statistiche degli ultimi mesi ed anni che lo dimostrano). La direzione però ribatte dicendo che i motivi cha hanno portato alla mia scelta, sono la minore anzianità e motivi organizzativi. Per motivi organizzativi intendono la mia residenza in Emilia-Romagna, che non mi permetterebbe di ricoprire analogo ruolo presso le altre aree geografiche, nel caso il licenziato fosse appunto un altro mio collega. Questo ragionamento a mio parere non ha senso, in quanto, per gli stessi motivi, che porteranno i colleghi rimasti a spartirsi la mia area, io potrei seguire l’area lasciata scoperta da uno di loro. Queste considerazioni se giuste, potrebbero portare ad un reintegro, o ad una buonuscita maggiore?
    3) la mobilità mensile massima percepibile è di 1003 euro, per chi come me ha uno stipendio loro di 2500 euro?
    Nell’attesa di una sua gentile risposta, la saluto cordialmente.

    Nicola

    • Pier Paolo ha detto:

      Signor Nicola,
      le suggerisco di controllare meglio la situazione perché ho l’impressione che non abbia tutte le informazioni in mano per decidere come comportarsi:
      1 – Un’azienda con più di 15 dipendenti per attuare dei licenziamenti collettivi deve avere aperto una procedura ufficiale con i sindacati, con la quale vengono stabiliti i criteri per identificare i dipendenti da licenziare.
      2 – Lei potrebbe impugnare il licenziamento, se, come sospetta al punto 2, l’azienda sta mettendo in atto comportamenti discriminatori e non applica i criteri di legge.
      3 – Non capisco gli 8 mesi di mobilità; a seconda dell’età angrafica dei dipendenti e l’area geografica di appartenenza, la mobilità va da un minimo di 12 ad un massimo di 48 mesi. E’ l’indennità di disoccupazione che dura 8 mesi. Le hanno forse fornito informazioni errate?
      Credo sia difficile fare altre considerazioni se prima non vengono chiariti i punti di cui sopra.
      Ammesso che le interessi, possiamo metterle a disposizione una consulenza on line, alle condizioni che troverà spiegate nell’apposita pagina.

  89. Nicola ha detto:

    scusi, dimenticavo. Sono assunto a tempo indeterminato.
    cordiali saluti.

    Nicola

  90. Nicola ha detto:

    Signor Pier Paolo.
    grazie della risposta.
    in merito al punto 1), la società ha aperto con il sindacato un tavolo, dal quale, a detta loro, sono emersi mobilità per licenziamento collettivo e gli 8 mesi, anzichè 12 o più (ho meno di 40 anni), oltre che i criteri per l’individuazione dei lavoratori da licenziare.
    sottolineo “a detta loro”, in quanto non ho avuto riscontro, ne dai sindacati, ne ho ancora avuto tempo di parlarne con un avvocato.
    mi consiglia di parlare con i sindacati e successivamente con un avvocato?
    in merito all’indennità di 20000 euro, secondo lei potrei rilanciare?
    Grazie.

    Nicola

  91. milito56 ha detto:

    buongiorno,il 18 giugno ho ricevuto la lettera di mobilità dalla mia azienda.siamo in 160 dipendenti ed io ero al 52°posto,ho 19 anni e 9 mesi di servizio e 56 anni d’età.la mobilità è stata fatta x 18 dipendenti.ho la certezza che l’azienda alcuni mesi fa chiamò diversi colleghi e disse loro di aumentare i loro carichi familiari x aumentare i loro punteggi, altri colleghi fecero fantomatici corsi sempre x aumentare i loro punteggi.questi colleghi hanno 10 anni di servizio in meno dal sottoscritto. l’azienda può comportarsi in questo modo?posso chiedere i documenti x vedere come hanno applicata la legge 223?devo rivolgermi ad un avvocato oppure fare una denuncia alla procura?nel frattempo devo accettare il tfr e se si dopo quanto tempo l’azienda deve corrispondere il tutto.grazie
    p.s. la mia azienda è un istituto di vigilanza

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei ha certamente il diritto di verificare come è stata applicata la legge 223. Tenga presente che rendere false dichiarazioni su carichi di famiglia, con la connivenza dell’azienda, è un falso in atto pubblico e che seguire corsi di formazione non incide assolutamente sui criteri di selezione dei dipendenti da porre in mobilità.
      Primo suggerimento; se non lo ha già fatto si rivolga immediatamente ai sindacati che hanno condotto le trattative con l’azienda e chieda loro spiegazioni.Le devono fornire il documento nel quale sono spiegati i criteri con i quali sono stati scelti i dipendenti da mettere in mobilità. Ammesso che sia interessato, mandandomi questo documento le posso fornire una consulenza nei termini spiegati nella pagina Consulenza on line.
      Nel caso i sindacati non le forniscano chiare spiegazioni, si dovrà, necessariamente, rivolgere ad un avvocato.

  92. Simone Labarbera ha detto:

    salve!! mio padre e’ morto quanti giorni mi spettano di ferie?? grazie

  93. milito56 ha detto:

    il 18 giugno dopo aver ricevuto la lettera di mobilità e non aver firmato ancora nulla ,il datore di lavoro è propenso a riprendermi.è possibile se si ,quale è la prassi x tornare a lavorare,grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ possibile, ma starà a lei valutare a quali condizioni. Il datore di lavoro potrebbe proporle un contratto novativo (così si definisce) con demansionamento e con una retribuzione inferiore all’attuale o, in alternativa un contratto a progetto.
      Consulenza on line

      • milito56 ha detto:

        io lavoravo in un istituto di vigilanza e il datore di lavoro è tornato su i suoi passi anche nel mio settore c’è questo contratto novativo o può annullare la lettera di mobilità e mi rientrare come niente fosse successo.grazie

  94. milito56 ha detto:

    buongiorno sig.Pier Paolo dovrei farle alcune domande poi quando sarò in possesso dei documenti manderò il tutto on line x una consulenza.1-il datore mi ha proposto che se non apro una vertenza contro di lui, mi assumerà a settembre perchè c’è un dipendente che va in pensione ,è possibile?2-i conteggi x la mobilità sono stati fatti il 6 giugno spulciando le dichiarazione dei redditi compilate a febbraio e siccome all’epoca mio figlio lavoravo ,avevo come carico familiare solo mia moglie casalinga.il 18 aprile mio figlio è stato licenziato e quindi vorrei sapere se di fatto x legge il 6 giugno era ha carico mio o no.se non è stato conteggiato posso fare ricorso avverso la mobilità perchè con i 5 punti del figlio esco dalla lista,grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      1 – deve trasformare il licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e mettere per iscritto che la riassumerà a settembre, altrimenti lei non ha alcuna protezione.
      2- lei avrebbe dovuto dichiarare, con apposito modulo, la variazione dei familiari a carico, dopo il licenziamento di suo figlio. Se lei ha fatto questa dichiarazione prima del 6 giugno, doveva essere presa in considerazione dall’azienda.
      Mi mandi la documentazione e le farò un preventivo per l’assistena on line.
      Pier Paolo Sposato

  95. milito56 ha detto:

    buongiorno,ho ricevuto la lista di mobilità e ho 139 punti, con solo mia moglie a carico.il collega con 141 punti è uscito dalla lista,io essendo mio figlio licenziato il 18 aprile e di fatto disoccupato quindi ha carico mio non è stato conteggiato con 5 punti non avendolo inserito nel modulo perchè si fa a febbraio quando lui lavorava.un’altra domanda:la lettera di licenziamento è datata 15/06/2012 l’ho ricevuta alle ore 12:00 del 18/06/2012 quando stavo in servizio con orario 07/19 svolto regolarmente.mi posso appellare x questa anomalia,perchè penso che io che dal giorno 15 non avrei dovuto essere più in servizio,grazie.
    p.s.stò aspettando altri documenti x inviarle il tutto.

    • Pier Paolo ha detto:

      La variazione delle persone a carico può essere fatta in qualunque momento, ma il figlio può essere onsiderato a carico solo nel periodo in cuiu ha lavorato ha guadagnato meno di 2840 euro.
      Bisognerebbe leggere la lettera di licenziamento che immagino ti sarà stata consegnata come raccomandata a mano e fatta firmare per ricevuta.

  96. Buongiorno.In 27 aprile sono stata assunta e mi ha fatto il contratto determinato di 3 mesi di una agenzia di pulizie in apartamenti.Il proprietario faceva dei pacchetti con le ore per i clienti e loro (i clienti) devevano pagare in anticipo.Noi,i dipendenti 40 non so esattamente il numero (piu i segretari), avevamo 2 clienti al giorno in posti diversi.Il proprietario ha detto che lui paga il 27 di ogni mese.Io in aprile ho lavorato 3 giorni e in maggio mi ha pagato per 3 giorni di aprile col assegno ma ho dovuto andare al ufficio 3 volte,il maggio che cera gia finito e ho lavorato fino 27 giugno quando ci doveva pagare.Siamo andate al ufficio,abbiamo aspettato 3 ore,ma lui non e venuto,la gente ha cominciato aggitarsi e poi i segretari ci hanno detto che lui e sparito con i soldi che non si sa niente di lui,che ha il telefono spento e gia e passata una settimana.Non so cosa fare non sono stata ne licenziata,non mi sono nemmeno io licenziata,l’agenzia non e falimentaria quindi cosa devo fare.C’e la terza volta quando lo fa,c’e un truffatore.non so se sono speranze di ricuperare i soldi ho lavorato 2 mesi gratis.Grazie.

  97. Salve, volevo porLe un quesito (forse anche un po’ stupido e me ne scuso).
    Lavoro in un’agenzia grafica come graphic designer da Febbraio 2012 e ho un contratto d’apprendista valido per 5 anni. I miei capi pagano, scusi il termine, quando cavolo gli fa comodo.
    Ad esempio, Marzo ’12 mi è stato pagato l’8 Aprile. L’8 come può anche essere il 4, il 13, il 6. Come ben può capire lei, se una persona ha dei finanziamenti, essi non guardano in faccia nessuno e i soldi vengono tolti, che ci siano o non ci siano.
    La mia domanda è: possono fare così? Premetto che nel contratto non c’è scritto un giorno preciso e che i miei colleghi mi hanno raccontato che addirittura hanno saltato il pagamento di un mese, per poi effettuarne due il mese successivo. Un casino, insomma.
    Un’altra domanda: mi hanno consegnato la busta paga di Giugno, visto che ho insistito e sono andata a chiedere a che punto fossero con i bonifico.. però del bonifico non c’è ancora traccia. E’ legale inviare la busta paga e far aspettare il bonifico a lungo? Non dovrebbero essere due azioni correlate? Lei che mi consiglia di fare?
    I miei colleghi stanno zitti e dicono che “tanto sono fatti così e siamo ancora fortunati perché hanno sempre pagato”. Ma a me sembra proprio che ci stiano mettendo i piedi in testa perché nessuno si lamenta. Grazie mille.

  98. Sibilla Bosconero ha detto:

    buongiorno. il 7 maggio ho firmato un contratto per tre anni di apprendistato, comunicando già al mio capo che per motivi di studio sarei potuta andare all’estero per un mese o due, e lui mi ha detto che non c’erano problemi, bastava che gli dessi un preavviso di due mesi. bene ora che lo sa mi vuole fare firmare una lettera di dimissioni. senza tirare su un polverone, cosa posso fare? chiedergli un piccolo risarcimento? (gli ho detto più volte che posso lavorare fino a fine settembre) chiedergli se mi licenzia così prendo la disoccupazione? grazie in anticipo!

    • Pier Paolo ha detto:

      Situazione difficile nel caso, come immagino, che la disponibilità dell’azienda a lasciarla libera per uno o due mesi le sia stata data solo oralmente. Lei, in questo caso, ha scarse possibilità di ottenere un risarcimento dal datore di lavoro e non le rimane di non firmare le dimissioni, ma rinunciare al viaggio di studio. Non escluderei che, alla scadenza dei 6 mesi, il datore di lavoro interrompa il contratto di apprendistato

  99. Sibilla Cumana ha detto:

    Buongiorno. A gennaio 2012 ho impugnato il licenziamento del mio vecchio datore di lavoro (un gruppo bancario piuttosto importante), inquanto pur essendo stata assunta in qualità di interinale, sussistevano vari motivi per un’ assunzione diretta. Un motivo di illegittimità è di tipo sindacale, ossia erano stati dichiarati degli esuberi e un piano di ridimensionamento del personale ma contemporaneamente venivano assunti interinali (in numero maggiore a quello previsto rispetto alla percentuale di dipendenti nello stesso ufficio), ma vi erano anche irregolarità circa la specifica della mansione da svolgere e ancora verso i rinnovi nei quali mancavano puntualmente le motivazioni che spingevano ad avvalersi ancora di interinali piuttosto che di forza lavoro già presente in azienda o assunte a tempo determinato diretto.
    In questi giorni scopro che molte mansioni del mio ufficio sono state esternalizzate e che molti dipendenti sono stati spostati in un altro ufficio, il cui capo però rimane il medesimo.
    Siccome nel momento in cui ho impugnato il licenziamento il mio avv. ha richiesto che fossi integrata nelle stesse mansioni, è possibile che essendo l’ ufficio in questione fortemente ridotto (e forse nei prossimi mesi quasi smantellato), il giudice ritenga che non sussistano i motivi per un mio reintegro? Preciso che come interinale ero stata anche trattata economicamente in maniera impari poichè per esempio percepivo buoni pasto di € 1.80 piuttosto che € 6 come gli altri dipendenti.
    La prima udienza si terrà a novembre e mi rendo conto di chiederle un parere un pò più che legale, ma necessito di un punto di vista esterno e ulteriore poichè inizio a temere il peggio.
    La ringrazio sentitamente per l’ attenzione rivoltami e la cortesia.

    • Pier Paolo ha detto:

      Premesso che con le modifiche all’art. 18 ci si attende che la magistratura del lavoro si dividerà tra chi si atterrà alle vecchie normative e chi invece applicherà quelle nuove. Il giudice dovrà valutare, per prima cosa, se il licenziamento era legittimo o meno; nel caso lo valutasse illegittimo potrà decidere per il suo reintegro, lasciando però a lei la possibilità di decidere tra il ritorno in azienda o una somma di compensazione per il danno subito. Il datore di lavoro, in caso di reintegro, è obbligato a porre il dipendente nella stessa mansione o in una equivalente dal punto di vista contrattuale.

  100. salve vorrei un’informazione. Nell’ipotesi in cui il lavoratore sia deceduto dopo il licenziamento gli eredi possono agire per il recupero del tfr. Se si è possibile ottenere un decreto ingiuntivo e quali documenti bisogna produrre? grazie mille.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi sembra che il problema abbia un’implicazione fiscale; nell’ipotesi di decesso del lavoratore dopo un licenziamento e, quindi non più in servizio, , le somme maturate a titolo di indennità di fine rapporto entrano a far parte dell’asse ereditario come ogni altro bene o diritto, e devono essere corrisposte agli eredi legittimi e/o testamentari in base agli ordinari principi che regolano la successione.
      Il datore di lavoro, pertanto, prima di disporne il pagamento dovrà acquisire la prova dell’avvenuta presentazione della dichiarazione di successione, oppure la dichiarazione da parte degli interessati che non sussiste l’obbligo di ottemperare a tale adempimento.
      In caso di rifiuto a corrispondere le somme dovute gli eredi dovranno dare l’incarico ad un legale al fine di ottenere dalla magistratura un decreto ingiuntivo.

  101. milito56 ha detto:

    Ho chiesto alla mia ex azienda privata, delle autocertificazione redatte dai miei ex colleghi,in base alla legge 241/90.mi è stato risposto che la suddetta legge riguarda solo le aziende pubbliche.vorrei sapere se c’è una legge identica x aziende private,grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho bisogno di sapere, ammesso che lei me lo voglia dire, quale tipo di autocertificazioni lei vorrebbe avere dalla sua azienda, in quanto redatte da suoi colleghi.

      • milito56 ha detto:

        buonasera,sono le autocertificazioni x detrazione fiscali che nel mio caso sono servite all’azienda di stilare una graduatoria x la messa in mobilità e visto che la legge 241/90 non vale x le aziende private secondo Lei a chi posso rivolgermi x avere queste copie delle autocertificazioni che sono state palesemente compilate false dai miei colleghi x non rientrare nella lista della mobilità.Domando: il datore di lavoro le trasmette all’agenzia delle entrate oppure all’inps.L’azienda avviata una procedura di mobilità ha trasmesso il tutto all’ispettorato del lavoro includendo anche le autocertificazione?grazie

      • Pier Paolo ha detto:

        A meno che lei non si confonda, le sono state fornite informazioni errate, perché nei processi di mobilità le aziende hanno bisogno delle certificazioni sui carichi di famiglia e non certo sulle detrazioni fiscali. La scelta dei lavoratori da porre in mobilità, se non vengono concordati con i sindacati criteri diversi, viene compiuta in base a 3 parametri:
        1 anzianità aziendale ( va in lista chi è meno anziano)
        2 carichi di famiglia ( va in lista chi ha meno carichi di famiglia)
        3 criteri organizzativi ( vengono scelti quei dipendenti che lavorano nelle unità o nei reparti nei quali l’azienda intende sospendere o diminuire l’attività). Fatto salvo quanto sopra non mi risulta che l’azienda sia tenuta a fornirle copia della suddetta documentazione a meno che non gli venga richiesta da un giudice, nel caso lei impugnasse il licenziamento.

  102. Buonasera,

    ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato da un anno e mezzo nel terziario (3 livello). Nel caso di lcienziamento, se accetto la buonuscita avrei poi diritto al sussidio di didsoccupazione?

    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      L’inps è molto attenta a questo aspetto; la procedura per mantenere il diritto all’indennità di disoccupazione, prevede che l’azienda la licenzi a tutti gli effetti e, in seguito, trasformi con il suo accordo, il licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

  103. sebastino ha detto:

    Buongiorno,
    Vorrei chiedere un chiarimento su una questione lavorativa.
    Premetto che sono un informatico di 38 anni licenziato (ingiustamente a parer mio, ma sarà il giudice a dimostrarlo ) da una società informatica il 21 marzo 2012.
    Sono stato per 30 mesi in cassa integrazione a zero ore poi un giorno mi hanno contattato per informarmi che mi licenziavano il giorno stesso dell’incontro. Ovviamente mi sono rivolto ad un legale che si è occupato della situazione. Faccio presente che la stessa società s.p.a ( maggiore di 15 dipendenti e con 3 sedi in Italia ) nel frattempo ha acquisito una società ed ha assunto personale che ricoprivano le mie stesse mansioni.
    Ad oggi 6 settembre 2012 nonostante sia andato presso avvocati il TFR e il mancato preavviso
    non ho ricevuto nulla. Alla mie domande sul ritardo il mio avvocato mi ha risposto che il legale della mia ex società dice che paghiamo “domani ” e così seguendo la deontologia forense tra avvocati non ha ancora fatto un decreto ingiuntivo in tribunale. Adesso io e mia moglie siamo disoccupati e con una bambina, comprendo che il TFR non era la soluzione a tutti i problemi ma sarebbe stato un buon polmone per sopravvivere fino al prossimo lavoro.
    Mi sono arrabbiato con il mio avvocato perchè credo che dopo 120 gg non sia stato in grado di ottenere un TFR ed è veramente strano. Ma neanche aver depositato un decreto ingiuntivo in tribunale dopo tutti questi giorni.?
    Adesso no so cosa fare se restare con questo avvocato o cambiare per passare al sindacato.
    Sono io che ho poca pazienza oppure mi sbaglio perchè i tempi della giustizia sono così lenti ?
    Nel frattempo la società informatica continua ad assumere nuove persone con le mie stesse mansioni e nessuno dice nulla ?!?! Assurdo
    Sono alla canna del gas ed il mio avvocato ad oggi non mi ha aiutato minimamente.
    Tra l’altro a conti fatti ci sono circa 30 mesi di cassa ingiustificata ( nel frattempo la mia ex azienda assumeva ) per un ammontare di 50K lordi ed il mio avvocato dice che se tutto va bene ne porto a casa 10-15 ?! Incredibile nonostante abbia le prove che tale azienda abbia commesso un illecito mi devo accontentare di questa cifra per non parlare dei danni che mi stanno creando professionalmente.
    MI sbaglio ? Oppure è meglio cambiare ?
    La ringrazio per aver ascoltato lo sfogo di un uomo in crisi in cerca di giustizia.
    Attenderò con ansia una sua risposta.
    Sebastiano

    • Pier Paolo ha detto:

      I tempi della giustizia del lavoro possono essere molto lunghi a seconda delle regioni o delle città in cui si lavora, ma non è accettabile che dopo 4 mesi l’azienda non le abbia erogato il TFR e, sopratutto, il suo avvocato non abbia ancora fatto il decreto ingiuntivo, a meno di ragioni che non conosco, ma che il suo avvocato dovrebbe spiegarle.
      Le consiglio di rivolgersi ad un patronato INCA della CGIL che le potrà fornire una qualificata assistenza legale; se non iscritto le sarà ovviamente chiesto l’iscrizione al sindacato.

      • sebastino ha detto:

        Buonasera, la ringrazio per la sua risposta tempestiva.
        Certo comprendo i tempi lunghi della giustizia in questo caso si sta parlando di Torino.
        La spiegazione del mio avvocato è stata che l’avvocato della controparte ha inviato un paio di raccomandate per informare che avrebbe effettuato il pagamento, che non è mai avvenuto.
        Infatti hanno preso tempo piu’ volte, quelli della mia ex società, per ritardare il pagamento del TFR e del mancato preavviso. Infatti fino ad oggi non è arrivato nulla.
        Quello che non tollero è il fatto che il mio avvocato sia passivo ad una situazione difficile per il suo cliente.
        Cio’ che chiedevo era solo di fare un ingiunzione in tribunale dopo i 60 giorni canonici ma non farsi prendere in giro in questa maniera, facendo ricadere il tutto sul sottoscritto che vive(con una moglie e una figlia ) del solo assegno di disoccupazione.
        Tenendo in considerazione che l’azienda ha inviato i cedolini indicando gli importi del TFR e del Mancato Preavviso facilitando il. lavoro dell’avvocato.
        Ovviamente questo modo di operare mi fa capire che non ha voglia di lottare per i diritti del proprio cliente ma piuttosto fare il minimo che concede la legge.
        Spero di sbagliarmi ma anche l’affermazione che su 50K che mi devono per legge, lui mi risponda :” se tutto va bene ne porti 10-15K”. Perchè ? (Non ho ancora ricevuta una risposta )
        Non capisco, questa maniera di agire conviene al datore di lavoro continuare ad “evadere” stipendi, tfr e quant’altro anche perchè tanto alla fine ne paga un 1/3 se va in causa e quindi vi guadagna!
        Non lo trovo corretto dal mio punto di vista logico, è un incitamento alla truffa !
        Dopo questa polemica del sottoscritto la ringrazio per il consiglio datomi e che seguirò da domani.
        Buona serata
        Sebastiano

  104. Enrico Talocci ha detto:

    buongiorno mi scusi del disturbo ma volevo alcune informazione e chiarimenti verso un problema che sto passando ormai da 5 anni . sono un ragazzo di 36 anni con famiglia . io ho iniziato a lavorare con un azienda il 04/10/2007 quando sono entrato li dopo la visita sono risultato idoneo purtroppo dopo il 16/05/2008 ho avuto un problema al cuore e operato di urgenza mi anno messo un apparecchio sotto pelle un pacemaker defifrilatore il cui mia cambiato totalmente la vita .e anche il lavoro perche io faccio l’operatore ecologico scaduti una serie di contratti e arrivati ai 3 anni di contratti la ditta non mi rinnova il contratto mandandomi a casa perche altrimenti lo doveva fare a vita . poi mi anno fatto stare un anno a casa e poi sono stato assunto con una coperativa il medico del lavoro mi ha fatto idoneo con limitazione non fare movimenti ripetitivi fra parentisi cera lo spazzamento e sollevamenti carichi inferiori a 10 kili . ma la ditta sene fregata mi anno sempre fatto fare lo spazzamento e ogni volta finivo in ospedale x l’ifiammazzione della spalla . passavano 1 anno mi sono arrabbiato e fatto scrivere dal mio avocato loro mi prendono in giro perche mi sta scadendo il contratto che non verrà rinnovato mi gridano mi dicono di andare a lavoro e non mi danno il materiale per poterlo svolgere ,poi quando rientro mi agrediscono . mi fanno le battute tipo domani vieni a lavoro o stai male perche deve capire che io ho un invalidità del 76 per cento . ora sono 3 messi che non dormo più sto molto male e mia presso già una volta di uccidermi perche non posso fare più nulla e mi fanno sentire inutile fra l’altro quando sono rientrato mi anno messo 6 ore in un angolo asedere , e poi ancora battute non ti affaticare eee che vuoi un fazzoletto per asciucare il sudore !!!!!!! non ti vergogni di rubbare lo stipendio e altre cose … io ora sto a casa sotto stato depressivo grave a fine mese scade il contratto di lavoro la ditta può licenziarmi …………. grazie del tempo che mia deticatto

  105. Valeria Colaneri ha detto:

    Buonasera Dott. Pier Paolo,
    ho una questione da sottoporle che mi sta stressando non poco. Premetto che lavoro da circa 12 anni in una azienda (prima S.r.l, da qualche anno a questa parte S.p.A) Ho ricoperto vari ruoli a seconda delle esigenze finché, da circa 5 anni sono al reparto commerciale. A giugno dell’anno scorso ho avuto la mia seconda bambina (ho dovuto usufruire di 20 giorni di maternità a rischio perché per problemi legati alla mancanza di ferro non riuscivo più a svegliarmi presto e guidare per andare a lavoro; dopo i 20 giorni ho usufruito dei 3 mesi di maternità ‘regolare’) Poco prima del mio rientro a lavoro, la persona che avrebbe dovuto badare alla mia neonata, mi fece sapere di non poter più lavorare per me, quindi mi sono trovata nella situazione di dover richiedere all’INPS (dopo aver messo al corrente il mio datore di lavoro delle mie problematiche) 6 mesi di maternità facoltativa. Al mio rientro ho trovato un ambiente molto ostile, addirittura il primo giorno di rientro lui mi mandò via dicendo che doveva darmi un mese di ferie perché avevo troppe ore di ferie arretrate. Mio malgrado accettai, sperando che andandogli incontro si sarebbero sistemate le cose per il meglio. Ma al mio rientro, dopo il mese di ferie ‘forzate’, lui mi convocò dicendomi che siccome ero mancata molto tempo (in totale quasi 10 mesi!) avrei dovuto dare le dimissioni; aggiunse che il lavoro era diminuito (ma ero al commerciale e sapevo che non era così) e che non c’era più posto per me. Io gli risposi che ero ancora nel periodo di ‘allattamento’ e quindi non poteva mandarmi via, e inoltre non avrei MAI e poi MAI dato le dimissioni. Dopo aver discusso per qualche altro mese (probabilmente lui aspettava che scadesse l’anno dalla nascita di mia figlia) lui mi ha permesso di rimanere in ditta tutto il mese di luglio 2012 e agosto (ma ad agosto abbiamo 3 settimane di ferie). Al rientro dalle ferie, e dopo qualche giorno dalla ripresa della mia normale attività lavorativa, mi ha inviato la raccomandata del licenziamento per giustificato motivo: mancanza di lavoro. Quindi, dal 4 settembre non sono più andata a lavoro. Qualche giorno fa mi ha contattato la persona che, per la sua azienda, si occupa dell’aspetto fiscale dei dipendenti (buste paga) il quale mi ha fatto un resoconto di ciò che devo ancora ricevere (TFR, ratei 13° e 14°). Alla fine della conversazione mi ha chiesto quali erano le mie richieste ed io gli ho detto che mi aspetto una buonuscita di 15.000 euro. Oggi mi ha ricontattato, dicendomi che il mio datore di lavoro me ne vuole dare solo 10.000. Onestamente sono molto stanca di questa situazione e sto pensando di fargli una vertenza sindacale. La mia domanda è: in un’azienda con meno di 15 dipendenti, mi devo rivolgere comunque al sindacato oppure direttamente ad un legale? Non doveva lui licenziare persone che sono venute a lavorare dopo di me, oppure persone che non hanno carichi di famiglia?
    La ringrazio anticipatamente per la sua cortese risposta.
    Valeria.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ti conviene investire una piccola somma (almeno inizialmente) e porre immeditamente il tuo caso nelle mani di un avvocato. E’vero che con la riforma del mercato del lavoro i datori di lavoro si sentono più liberi di licenziare, poichè corrono meno rischi di essere condannati al reintegro del dipendente, ma la tua storia è esemplificativa di una discriminazione fatta nei tuoi confronti a seguito della maternità ed un buon avvocato dovrebbe farti ottenere molto di più di 10.000 euro.
      Sappi poi che se il datore di lavoro perde la causa, le spese processuali saranno a suo carico.

  106. Valeria Colaneri ha detto:

    Forse avrei dovuto aggiungere che ho, o meglio avevo, un contratto a tempo indeterminato come impiegato di 3° livello..

  107. carlo38 ha detto:

    SALVE DOTT. PIER PAOLO.SONO UN OPERAIO METALMECCANICO CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO,MA IN CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PERCHE LA DITTA A UN ESUBERO DI PERSONALE. LA MIA DOMANDA E QUESTA. AVENDO UN FIGLIO CON LA LEGGE 104 COMMA 1 O DIRITTO A NON FARE LA CASSA INTEGRAZIONE,ED EVENTUALMENTE UNA TUTELA IN CASO DI MOBILITA,O LICENZIAMENTO SPERO DI ESSERE STATO CHIARO, E LA RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE.

  108. gejgen ha detto:

    buongiorno, mi scusi ma volevo chiederle un parere, sono un odontotecnico, lavoro presso un laboratorio, con contratto di 5 livello e percepisco un fuori busta di circa 400 euro mensili in nero, che abbiamo pattuiti insieme durante il colloquio e’ prima di firmare il contatto.
    qualke mese fa ho esposto al mio datore di lavoro, di non rinnovarmi il contratto xke le mansioni che svolgevo non erano quelle stabilite di tacito accordo, essendo un ragazzo che voglio crescere professionalmente, sono ritornato a svolgere lavoretti di poco conto, proprio come quando si inzia per la prima volta questo lavoro.
    da quel momento il mio datore di lavoro ha iniziato a comportarsi male nei miei confronti,umiliandomi davanti alla moglie, parenti, essendo unico dipendente, con molta classe mi faceva terrirismo psicologico, ho inziato a mettermi in malattia, e al mio riento quando andavo in bagno non potevo chiudermi in bagno dicendomi se non ti senti bene? lascia la porta semiaperta. avevo le chiavi del laboratorio mi sono state levate xke’ aveva perso un mazzo di chiavi, abbiamo un distribbutore di caffe e ha la levato la chiavetta cosi io non potevo prenderlo, ho cercato di sopportare tutti questi episodi
    adesso arriva il piu bello il giorno della mia retribuzione, mi paga davanti ad un suo amico dandomi solo l’assegno con l’importa di busta paga e non dandomi il fuori busta, ed io subito faccio presente la cosa, ci fu una bella discussione e mi manda a casa durante l’orario di lavoro,
    ho iniziato a star male e mi sono recato in ospedale, diagnosi stress emotivo che talmente forte resto in ospedale per una notte, poi nei giorni sequenti mi sono recato da un psicologo dell’ usl xperche non riuscivo piu a dormire la notte, saltavo di sbotto durante in sonno, in poche parole attacchi di panico
    cosa posso fare volevo recarmi da un avvocato cosa mi consiglia in merito, ma tenga presente che sono l’unico dipendente. non ho testi se non la moglie,e genitori e il suo amico .
    spero che mi possa aiutarmi la riganzio anticipatamente
    cordialita’ riccardo

    • Pier Paolo ha detto:

      Certamente senza documenti e senza testimoni anche un avvocato potrebbe avere problemi a difenderti; posso suggerirti di rivolgerti ad un Istituto di medicina del lavoro e chiedere di essere sottoposto ad controllo per valutare se i tuoi disturbi possono essere messi chiaramente in relazione con uno stress da lavoro; in questo caso comunque il tuo datore di lavoro potrebbe essere chiamato in causa per danno biologico. Consulta comunque un avvocato, che potresti trovare anche presso un patronato sindacale come quello dell’INCA CGIL.

  109. togavgang ha detto:

    Salve,
    Le scrivo perché oggi ho ricevuto il mio stipendio insieme ad un’amara sorpresa. Negli ultimi mesi, causa mancanza di lavoro, l’azienda in cui lavoro (una cooperativa di cui non sono socia, in cui ho un contratto a tempo indeterminato) ha deciso di farmi stare a casa (insieme ad altri lavoratori) saltuariamente per alcuni giorni, ma il tutto detraendo i giorni dalle nostre ferie, tanto che le hanno consumate tutte. Questo mese, sempre per mancanza di lavoro, un parte dei lavoratori è stata mandata in ferie per 3 settimane invece che 2, ma dato che ormai avevano consumato tutte le mie ferie, hanno semplicemente deciso di non pagarmi per quei giorni in cui mi avevano lasciata a casa per mancanza di lavoro, questa è stata una completa sorpresa e mi sono ritrovata con uno stipendio netto di 650 euro circa, invece dei soliti mille circa, dato che mio marito è disoccupato e ho due figli, questo avrà conseguenze devastanti nel bilancio familiare (già devastato di suo). Vorrei sapere se c’è qualcosa che posso fare e qualcuno a cui rivolgermi, tenendo conto che al momento non posso spendere neanche un euro per rivolgermi ad un avvocato.
    Grazie

  110. Andrea Sartorelli ha detto:

    Buongiorno Dr. Per Paolo,

    mi chiamo Andrea, contratto a tempo indeterminato Metalmeccanici da febbraio 2001, 7 livello dal 2006. negli ultimi 5 anni ero esplicitamente parte della direzione operativa aziendale, presentato anche in una riunione a tutti i miei colleghi come direttore. a maggio del 2012 cambia la proprietà e dal 29 Giugno sono in cassa integrazione a zero ore insieme al altre 8 persone. vorrei evitare la trafila infinita della CIG, poi CIGS e/o mobilità. secondo lei posso anche chiedere il riconoscimento di non aver avuto adeguato ricompenso come dirigente negli ultimi 5 anni per cercare di aumentare il mio potere negoziale?

    • Pier Paolo ha detto:

      Andrea,
      impossibile risponderle con queste poche notizie. Bisognerebbe conoscere le mansioni che ha effettivamente svolto, le responsabilità di tipo economico e di gestione di risorse umane a lei affidate ed il suo reporting diretto, per poter affermare che le sarebbe spettata la qualifica di dirigente. Ammesso che le interessi potrebbe utilizzare la consulenza on line, come spiegato nella mia pagina del blog, per poter avere un approfondito scambio di idee sulla sua situazione.

  111. gianni1980 ha detto:

    Salve,mi chiamo Giovanni ho 32 anni e non sono sposato vivo con i miei ma poiché a casa mia i miei genitori non lavorano io c’è li ho a carico fiscalmente,lavoro in un azienda siderurgica e contiamo 86 persone tra impiegati ed operai io ho un contratto metalmeccanico 3 livello qualifica carrellista, ho iniziato nel 08/06/2009 con un contratto a termine di 6 mesi scadenza 08/12/2009 poi mi hanno rinnovato il contratto per altri 30 mesi con scadenza il 08/06/2012 ma nel 09/09/2010 mi hanno fatto firmare il contratto a termpo indeterminato non hanno aspettato che finisse il contratto(meno male)questo e il contratto ora però’ viene il bello le spiego:l’azienda lo scorso novembre 2011 ha iniziato a fare la gico per 25 persone fino al 31/09/2012 dal 01/09/2012 la cigo e stata sospesa e l’azienda dice che vuole fare direttamente la mobilita’ad oggi 29/09/2012 mi ritrovo 130 ore tra ferie permessi ecct sotto e l’azienda continua a farmi fare ferie forzate mi domando ma lo può fare mandando mi sotto con le ferie?poi per la mobilità come funziona la può fare nominativa?gira la voce che vuole offrire 5000 euro di buonuscita a chi si offre volontario e vorrei anche sottolineare che da noi c’è il sindacato ma è’ corrotto ed io non mi fido.mi spiegate un po’ come posso fare per mettermi qualche scudo?qualche legge che mi riassicura perché secondo me in questi giorni verrò contattato dal respinsabile del personale per la proposta e vorrei armati di legge per non farmi trovare spiazzato e facendo così do’ un segnale che non sono scemo ad accettare.in attesa di una vostra risposta vi porgo distinti saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Giovanni,
      purtroppo in queste situazioni, se come tu dici il sindacato interno è corrotto, l’unica soluzione è quella di rivolgersi ad un avvocato di fiducia. So che questo significa dover spendere dei soldi, ma è diffcicile che da solo tu ti possa difendere da illeciti comportamenti aziendali. Io posso solo spiegarti due cose:

      1. la mobilità non può essere nominativa: l’azienda deve dichiarare quante persone deve licenziare e quale posizioni deve ridurre ( senza fare nomi ). Una volta ricevuta l’approvazione dagli ispettorati del lavoro dovrà comunicare i nominativi scelti secondo i criteri di legge e quelli concordati con i sindacati. Se ad esempio in un reparto ci sono due dipendenti con le stesse mansioni e ne deve essere licenziato uno solo, dovrà essere scelto quello con la minor anzianità aziendale e minori carichi di famiglia.
      2. se tu ti offri volontario la corretta procedura da seguire è la seguente: l’azienda ti deve prima licenziare , per poterti poi mettere in mobilità. Contemporanemente alla lettera di licenziamento dovrà essere firmato un atto di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il quale l’azienda s’impegna a versarti i 5000 euro come incentivo all’esodo.
  112. serafinialex ha detto:

    Salve, sono quasi tre anni che lavoro sei notti su sette in un magazzino a circa quattro gradi e attualmente mi sto battendo insieme a miei colleghi per “correggere” questi punti sulla busta paga: 1) indennità notturno 2)indennità frigo 3)lavoro festivi 4)etc. tutto ciò in busta non esiste! Avevamo un contratto a tempo indeterminato con una fantomatica cooperativa part-time 75%, ma in realtà lavoriamo nove-undici ore a partire dalle 20.00. Siamo stati tutti licenziati e messi in immobilità e questo lunedì firmeremo un contratto analogo con un altra cooperativa. Siamo stanchi di essere presi per fondelli, cosa ci consiglia di fare per denunciare il fatto?
    grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Vedo un’unica soluzione. Rivolgetevi ad un sindacato provinciale; io suggerisco sempre quello della CGIL che è il più aggressivo nel difendere i diritti dei lavoratori.Segui questo LINK clicca sulla cartina la regione dove lavori e compariranno gli indirizzi presso cui potrete rivolgervi.

  113. salve!! OGGETTO: PROROGA DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO giorno 30 settembre 2012 il contratto si intendera’ automaticamente istinto senza bisogno di preavviso ne’ di altra comunicazione.
    ho lavorato in questa azienda di metalmeccanica come saldatore al tig DAL 04 OTTOBRE 2011 non percepisco lo stipendio dal mese di giugno fino alla fine del rapporto di lavoro come sopra indicato!!!!,il mio titolare mi dice che i clienti non gli pagano la merce consegnata e quindi dovro’ subire dei ritardi per percepire gli stipendi!!

    come devo comportarmi???
    io ho una famiglia da mantenere ed un mutuo sopra le spalle,ed ho bisogno subito dei stipendi che non ho percepito,per questo volevo aggiungere che ha gia’ 1 anno che ha questo comportamento.
    Infatti per non assentarmi dal lavoro ed essere sempre efficente nel mio servizio di saldatore ho dovuto farmi prestare da gente dei soldi per mettere la benzina in auto e sfamare la mia famiglia E CONTINUARE A LAVORARE DA LUI SEMPRE CON LA SPERANZA CHE MI PAGASSE!!!
    OGGI MI RITROVO NELLA MERDA “MI SCUSO PER L’ ESPRESSIONE”
    gli telefono e lui mi risponde che mi sta accreditando sul mio conto uno di quei stipendi che avanzo,ma invece mi accorgo che mi prende in giro!!
    NON VORREI ARRIVARE CON LUI ALLE MANIERE FORTI, MA LA PAZIENZA A SEMPRE UN LIMITE!!

    i soldi lui ce lha’ perche’ quando ordina del materialeper farci lavorare lo paga subito!! stiamo parlando di mila euro ,Si sta approfittando di questa crisi che per ora gira per tutti.
    a me non mi interessano i suoi problemi dei suoi clienti che gli ritardano il pagamento,PERCHE’ ANCHIO HO DELLE SCADENZE DI PAGAMENTI DA RISPETTARE!!
    MI DATE UNA SOLUZIONE??????
    VI RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Purtroppo queste sono situazioni che richiedono l’intervento di un legale, il quale provvederà a mettere in mora il datore di lavoro e arrivare ad avere un decreto ingiuntivo da parte della magistratura. Tenuta presente la sua attuale situazione economica,le suggerisco di rivolgersi al patronato INCA della CGIL, che x certe pratiche fornisce l’assistenza gratuita o a pagamento solo se le causa viene risolta a favore del lavoratore. Il link di indica dove trovare le sedi nelle diverseREGIONI

  114. Michele Tucci ha detto:

    Buona sera Pier Paolo, ho un semplice quesito da porle, può il datore di lavoro cambiarci contratto di lavoro con conseguente riduzione (sostanziale, il 30%) dello stipendio e aumento delle ore lavorate? che fine farebbero i diritti da me maturati in 16 anni di carriera? Spero di avere sue notizie quanto prima

    • Pier Paolo ha detto:

      Senza conoscere le ragioni di questo comportamento posso solo dirti che esistono situazioni, nelle quali il datore di lavoro può modificare le mansioni ed il salario del dipendente; ciò può avvenire quando, in relazione ad una crisi aziendale, il datore di lavoro, piuttosto che licenziare i dipendenti li riassegna ad incarichi diversi e talvolta anche con riduzione del salario. Se non esistono queste condizioni il datore di lavoro non può ne demansionare il dipendente ne, tantomeno, ridurre il salario ed aumentare le ore di lavoro che, comunque, devono essere quelle previste dal CCNL di categoria.

      • Michele Tucci ha detto:

        Come ha intuito, la ragione di questa “proposta indecente” è la crisi, il problema è che non si parla di un cambio mansione, io continuerei a fare lo stesso lavoro nello stesso reparto, per essere più chiaro, lavoro in un ospedale ed ho un contratto diciamo filo pubblico, ora la proprietà vuole tramutarlo in un contratto filo privato con tutti i disagi, per i dipendenti s’intende, che ho sopra descritto. spero di aver chiarito la mia posizione e spero di ricevere presto sue delucidazioni

      • Pier Paolo ha detto:

        Il discorso è molto più complesso; se un’organizzazione ospedaliera per i suoi dipendenti ha in vigore un contratto di lavoro di tipo pubblico e lo vuole cambiare ( per motivi di crisi aziendale ) in un contratto di lavoro di tipo privato, lo dovrà fare coinvolgendo le organizzazioni sindacali e le istituzione sanitarie poiché verrebbero a cambiare anche i rapporti con tali istituzioni. In altre parole se l’ospedale è una struttura pubblica deve avere contratti di tipo pubblico, se vuole avere contratti di tipo privato deve trasformarsi in una struttura privata, con tutte le conseguenze del caso.

  115. Salve Pier Paolo, volevo porle una domanda per quanto riguarda la mia situazione. Inizio nel dire che per ora sono disoccupato, mio padre è proprietario di un’azienda con circa 5 dipendenti. Ora, può mio padre licenziare il dipendente più giovane che ha un contratto a tempo indeterminato, senza figli che svolge un lavoro di sole 4 ore (part-time)?
    La ringrazio anticipatamente.

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ possibile, tenendo presente che ogni licenziamento deve contenere un’oggettiva motivazione, altrimenti potreste correre il rischio di dover pagare delle penali.

  116. Buon giorno ,
    Avevo da tre messi un contratto a tempo indeterminato a una azienda e cuando volevo firmare la rinuncia del lavoro ho scoperto che qualquno a fatto in nome mio una rassegna dimissioni e a firmato per me, presentandola cosi al INPS.

  117. milito56 ha detto:

    buongiorno,dott.Pierpaolo ho letto il vostro articolo a riguardo dell’aspi,siccome sono stato messo in mobilità il 18 giugno scorso e a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna indennità perchè la mobilità è bloccata dalla commissione regionale a parte questo dato vorrei sapere se io rientro nella legge attuale oppure nella nuova della fornero,ho 56 anni,grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      L’Aspi sostituirà, a decorrrere da gennaio 2013, l’assegno di disoccupazione, ma non l’indennità di mobilità, per cui lei dovrebbe perceprie tale indennità con i criteri in vigore sino ad oggi.

  118. Daniel Arhiroaie ha detto:

    BUONGIORNO
    Mi chiamo Daniel e qualche mese fa vi ho scritto per quanto riguardava la CIGO.ora dal marzo 2012 siamo in CIGS ed ancora non siamo stati pagati dal INPS.La nostra azienda dopo lçuscita del decreto avrebbe sbagliato sui documenti mandati al INPS,Ora loro dicono di aver risolto questa problema,ma penso che da qualche parte còe una bugia.LA mia domanda e:nel caso in cui voglio chiedere la disocupazione nella giust causa,che debbo fare ,a chi mi debbo rivolgere e quali sono i tempi per fare questa cosa,perche gia e pasato un anno e non ho visto nessun centesimo.Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ma scusate non vi siete rivolti al sindacato che ha gestito la CIGO e la CIGS? Prima di pensare di dare le dimissioni per giuista causa informatevi presso l’INPS ( che vi deve rispondere ) sui motivi per i quali non avete ricevuto l’indennità. Rivolgetevi ad un legale del sindacato perché se l’azienda ha sbagliato veramente i documenti, potrebbe tentare di farvi avere delle indennità per il danno subito.

  119. sebastino ha detto:

    Vi vorrei aggiornare sul decreto ingiuntivo che il mio avvocato dopo mesi è riuscito a fare nel tribunale di Torino. E’ persino riuscito ad ottenere un decreto immediato.
    Adesso la ditta informatica di Torino ha ricevuto il decreto, ma come spesso dico le società informatiche in Italia sono aziende a delinquere, ha proposto un piano di rientro a suo piacimento, sul TFR ed il mancato preavviso per il licenziamento (illegittimo visto che assume altre persone) che dopo 10 mesi non ha ancora dato al sottoscritto.
    Adesso andremo a pignorare i beni dell’azienda ( 4 scrivanie e 5 sedie ) tra l’altro l’azienda è anche un S.P.A, il mio avvocato mi dice che si puo’ bloccare anche il conto aziendale.
    Su quest’ultimo punto non sono molto tranquillo, nell’ipotesi che l’azienda in questione abbia piu’ conti noi possiamo bloccarne uno da dove partivano i bonifici dello stipendio e gli altri? Come facciamo a conoscerli ? Tra l’altro ex datatore mi sta facendo terra bruciata su posizioni lavorative presso altre società. Dico questo sulla base di come funzionano la caste delle aziende informatiche.
    Se mai riuscirò a prendere i soldi del TFR saranno anche gli ultimi che spenderò in Italia per mettere a posto qualche debito che ho contratto e con mia moglie disoccupata e mia figlia appena nata andremo via dall’Italia in uno Stato serio, dove esistono i diritti ma anche i doveri sanciti da una vera costituzione e non come la Nostra carta stracci ad interpretazione del giudice che aiuta sempre il piu’ forte. Dopo questa considerazione e aggiornamento della situazione, se avete dei consigli su come operare per rendere piu’ veloce l’iter per prendermi i miei soldi fatemelo sapere
    Grazie Sebastiano

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi limito ad osservare, e suppongo che l’avvocato lo confermerà, che il datore di lavoro non può decidere lui la formula del rientro ma dovrà seguire quanto stabilito dal decreto ingiuntivo oppure trovare un accordo con il suo legale.
      Se il datore di lavoro le sta facendo intorno terra bruciata, gli restituisca il favore, pubblicando la sua storia (dicendo solo ed esclusivamente la verità ) sul sito Sputtanamento globale

  120. Abruzzo Oris ha detto:

    Salve Dott. Pier Paolo.
    Sono un lavoratore dipendente a tempo indeterminato attualmente beneficiario di un Contratto di Solidarietà a 4 ore. Le domande sono;
    è possibile svolgere nel frattempo altro lavoro occasionale con compensi inferiori ai 5000€ annui ( es collaboratore Assicurativo ) ? E se superiori occorre aprire partita IVA?
    E’ possibile continuare ad essere dipendente beneficiario di Solidarietà ed aprire al tempo stesso una propria attività imprenditoriale unipersonale ( srl cr ) o libero professionista?
    Quali sono gli obblighi?

    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Non ho trovato riferimenti specifici ne chiarimenti da parte dell’INPS, ma ritengo sia possibile conciliare il contratto di solidarietà ( nel settore privato ) con forme di lavoro occasionale od autonomo, avendo la cautela di avvertire, onde evitare equivoci, il proprio datore di lavoro. Non essendo un commercialista non sono in grado di risponderle sugli aspetti di carattere fiscale e tributario.

  121. carmenba ha detto:

    Buonasera Sig. Pier Paolo,
    anch’io ho una domanda simile a quella del Sig. Michele Tucci del 2 ottobre u.s. L’azienda ha meno di 15 dipendenti ed il datore di lavoro ha dato un aut-aut: o tutti si riducono del 25% lo stipendio per 24 mesi (senza conseguente riduzione di orario), o basta uno che rinunci alla proposta e lui manda via 5 persone (definiti bastardi, perchè concorrerebbero “egoisticamente” al licenziamento di colleghi). Si può fare? Perchè, vista la crisi e le età dei dipendenti, nessuno dei colleghi vuole tentare una trattativa e/o rivolgersi ad un consulente o ad un sindacalista.
    Le aggiungo che da mesi facciamo straordinari non pagati, io ho un part-time verticale, lavoro spesso da casa gratis.
    La risposta occorrerebbe domani. L’unica cosa che siamo riusciti a concordare è provare a parlare con il datore di lavoro, prima di firmare qualsiasi cosa, per capire di cosa stiamo parlando, visto che è palese che si sta contravvenendo al nostro CCNL (chimico farmaceutico).
    Mi può consigliare?

    P.S. Io appartengo alla categoria dei bastardi.

    • Pier Paolo ha detto:

      Il vostro datore di lavoro potrebbe applicare un contratto do solidarietà difensivo di tipo B (Vedi sito INPS), ma deve comportare una riduzione dell’orario di lavoro e la firma del contratto di fronte ai sindacati di categoria. I dipendenti riceverbbero un contributo per la retribuzione persa. Avete fatto male a non rivolgervi immediatamente ad un sindacato; ciò che intende fare il vostro datore di lavoro non è lecito.

  122. carmenba ha detto:

    Lo so, e sia il sindacato che il consulente al quale mi sono rivolta (anche a nome dei colleghi) mi hanno detto la stessa cosa. Il fatto è che quando (oggi, lunedì) saremo chiamati a fare tale scelta, la maggior parte dei colleghi accetterà anche un illecito, se questo vorrà dire conservare in qualche modo il posto di lavoro. Farlo cosa comporterebbe? E non farlo (come intenderei procedere io) accollandomi il licenziamento di altre 4 persone, anche se la proposta è stata per ora solo verbale, mi consentirebbe poi di rivolgermi ad un avvocato e impugnare il licenziamento?
    Posso, anche da sola, chiedere che la mia posizione venga discussa con un consulente che mi rappresenti?
    Quello che pensato (stanotte) è che forse potrebbe attuare un abbassamento generale delle categorie di assunzione, attribuendo una classe contrattuale minore a tutti, per recuperare denaro. Grazie ancora.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho potuto leggere solo questa sera il suo commneto, quindi non so se la mia risposta le arriverà in tempo. Io sono un pragmatico per cui non mi porrei il problema se il mio rifiuto potrebbe comportare dei danni a colleghi che accettano una situazione non lecita; mi domaderei piuttosto se il mio rifiuto mi permetterebbe di arrivare ad una situazione più favorevole di quella che accetteranno i colleghi. Certamente lei potrà impugnare il licenziamento tramite un avvocato e se il giudice riconoscerà un illecito aziendale potrebbe condannare il datore di lavoro a penali sino ad un max di 24 mesi, ma ben difficilmente alla ricollocazione nel posto di lavoro. Di norma le aziende non accettano di negoziare con consulenti.

  123. carmenba ha detto:

    Grazie mille. La sua risposta mi è arrivata in tempo, dal momento che ieri il datore di lavoro non ha accettato di discutere con i colleghi (io non c’ero, visto il mio tipo di part-time) per cercare di capire meglio la proposta. E quindi tutto è e rimandato a lunedì.
    Io non sono molto pragmatica invece ma il suo suggerimento è sicuramente giusto e, anche secondo me, rimane s’unica strada da percorrere. Spero solo che il licenziamento sia impugnabile sulla base di un ricatto/illecito non accettato e quindi difficilmente dimostrabile. Se posso permettermi di disturbarla ancora le farò sapere.

  124. Roberto Calabrese ha detto:

    Salve, io 6 anni fa intrapesi una causa alla azienda in cui lavoravo tramite avvocato del sindacato in cui stavo iscritto, dopo un anno sono stato licenziato e ho fatto impugnare il licenziamento sempre dallo stesso avvocato.
    Ora dopo 6 anni di continue chiacchiere dell’avvocato del tipo che la causa era finita e si doveva aspettare perchè il giudice l’aveva a casa???? che aveva un accordo con l’azienda e altre bugie, ho chiesto di visionare le carte ma il mio avvocato non me le ha mai mostrate, ho contattato il sindacato che dopo vari mesi è riuscito a recuperare solo il ricorso al licenziamento e una carta di concilazione, ma senza date e la mia firma, poi nulla più.
    Il sindacato dice che una volta mandato dal loro avvocato non hanno più nessuna responsabilità e che è un mio problema e dell’avvocato.
    A me il sindacato e l’avvocato non hanno mai fatto firmare nessuna carta mandato o altre cose, da quel poco che ho capito la causa originaria non è mai stata inoltrata e l’impugnatura come ho detto e solo un ricorso senza data ne firma e non si sa che fine ha fatto anche perchè al tribunale non risulta nessuna causa in corso tra me e l’azienda.
    Secondo lei ora come dovrei agire?
    grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho purtroppo l’impressione che lei dovrà rivolgersi ad un diverso avvocato di fiducia per verificare se esistono i presupposti per intentare causa al precedente avvocato e richiedere eventuali danni.
      Se lei vuole, con una modica spesa come spiegato nel mio blogle potrei dare un parere sull’opportunità o meno di intentare causa, ma avrei bisogno che lei mi mandasse copia del ricorso e della conciliazione.

  125. Roberto Calabrese ha detto:

    la ringrazio per la risposta, se mi è concesso volevao farle altre domande.
    Quali dovrebbero essere i presupposti?
    cioè è palese che l’avvocato si è accordato con l’azienda perchè non ha mai fatto niente e mi ha portota che l’azienda mi licenziasse. mi hanno detto che per intraprendere una causa io dovevo firmare un mandato, che non mi hanno fatto mai firmare, allora come mai c’è una concilazzione da me mai firmata? e anche il ricorso al licenizamento sempre da me mai firmata??? e se non risulta niente al tribunale significa che questo ricorso non è stato mai reso operativo.
    Se l’avvocato la prima causa non ha fatto niente come si puo dimostrare il contrario? cioè che lui volontariamente non ha provveduto ad un suo dovere? mi ha dato la carta del tentavio di concilazione e poi niente più, non so se questa concilazione è stata fatta o l’hanno rifiutata e se rifiutata che doveva fare l’avvocato.
    Il sindacato poi è vero che non ha nessuna responsabilità su un suo avvocato? Io mi sono rivolto a loro che mi hanno dato questo avvocato, non è che sono andato da un amico, poi loro sulle cause si prendono il 10% a che pro se poi non c’entrano più niente?

    • Pier Paolo ha detto:

      Le ho già detto che lei può solo rivolgersi ad un altro avvocato, facendogli vedere copia del ricorso;sarà lui che, con quel documento, potrà svolgere delle indagini e capire cosa è successo e di chi sono le responsabilità.

  126. paolo1420 ha detto:

    Salve sono un ragazzo di 24 anni lavoro come magazziniere presso una ditta di autotrasporti alimentari e lavoro 5 giorni al settimana sempre la notte! Intorno ad aprile la ditta è stata comprata da una cooperativa e questi non ci pagano lavoro notturno e dicono che i primo 3 giorni di mutua per malattia non devono essere pagate… a me sembra assurdo! E poi a maggio ho avuto un infortunio piuttosto grave sono stato 1 mese e mezzo fermo… tutto regolare con l inail tranne che non sono mai venuto a controllare niente in magazzino, invece so che dovrebbero venire a controllare giusto? Comunque l infortunio è stato sopratutto per una mia distrazione, a novembre avro una visita legale sul risarcimento finale quanto puo influire questa cosa? Rischio che magari mi diano meno perche è stata una mia distrazione? Grazie di tuto scusi se ho scritto male!

    • Pier Paolo ha detto:

      Purtroppo i datori di lavoro che non rispettano i contratti devono essere denunciati ai sindacati; non c’è altra via.
      I primi tre giorni di assenza x malattia sono acarico del datore di lavoro, poi ci pensa l’INPS.
      Per quanto riguarda l’infortunio credo che ci potrebbe essere un problema nel risarcimento se tu non hai seguito delle norme di sicurezza e non perché hai avuto una distrazione.

  127. sebastino ha detto:

    Tempi della giustizia ?!
    Per il momento non posso dirLe il nome dell’azienda perchè ho il terrore che possano usare qualsiasi cosa contro il sottoscritto visto che sono immanicati nel mondo politico italiano,
    ma non si preoccupi sarà mio dovere comunicare il loro nome.
    Adesso la domanda è la seguente ma è normale che a conti fatti, essendo andato da un avvocato
    privato e non dal sindacato, ad oggi dopo 10 mesi non abbia ancora ricevuto il TFR ?
    Dopo 6 mesi è stato fatto un decreto ingiuntivo immediato ( nei primi mesi c’è stata comunicazione tra il mio avvocato e quello della controparte
    che inviava comunicazioni dicendo che voleva pagare, poi che avrebbero pagato dilazando e per ultimo hanno cambiato idea e non pagano piu’)
    Dissi al mio avvocato che questa loro mossa era per prendere tempo e che avrebbero dovuto accelerare,
    perchè loro i soldi non avevano voglia di darmeli tutti insieme
    Il mio avv. dice che è corretto comunicare con la controparte ( ma per 6 mesi???? Nonostante fosse al corrente che sono al tubo del GAS? )
    Adesso sono scaduti i termini del decreto da circa 15gg ed ovviamente la XXX non paga, il mio avv. deve ancora fare il pignoramento
    e passerà del tempo (atto di prignoramento + istanza al giudice al tribinale di Torino che deve indire l’udienza, che non si puo sapere quand’è?!! )
    per ottenere le somme a me spettanti.!!! E se continua a fregarsene, visto che in Italia la legge è per i forti, cosa accadrà perdero i miei soldi ?
    Sono stato messo in cig per 30 mesi ingiustamente e molto piu’ ingiustamente licenziato ( parlo con le prove di quello che dico )
    Tenendomi largo passerà tutto il 2012 e se tutto va bene al termine del mese di marzo 2013 forse avrò i miei soldi. (1 anno dal licenziamento )
    Io mi chiedo ma per avere i miei soldi devo attendere tutto questo tempo?
    Mentre una società truffaldina continua ad usare i miei soldi a suo piacimento ?
    Assume,licenzia fa stage e nel frattempo nessuna è riuscito a scalfirla.
    Se per avere i soldi del TFR che sono un mio diritto sto impiegando tutto questo tempo, mi chiedo è servito andare da un avv?
    Inoltre dopo aver ricevuto i miei soldi dovrei continuare per altri illeciti che la stessa ha commesso !
    Ma di questo passo passeranno 4/5 anni,mi viene da pensare.
    Ma tutti gli avvocati sono così lenti? Oppure si ha paura di affrontare l’avversario attaccandolo subito. Non capisco
    Comprendo la lenta giustizia ma anche gli avvocati però non scherzano!
    Sono senza lavoro io e mia moglie e pieno di debiti,quindi le lascio pesare in che momentaccio mi trovo, a tal punto che mi sta venendo un ulcera perchè mi sento privo di diritti e tutele anche dal mio avvocato.
    Lessi tempo fa un libro il suo titolo è :”Il processo ” di Kafka, bene il libro è ambientato a Praga di inizio secolo ecco dov’è ferma l’Italia e gli avvocati.

    Buona serata
    Seb

    • Pier Paolo ha detto:

      Io non ho altro da suggerirle; le faccio solo notare che se lei non incassa il dovuto anche il suo avvocato non prenderà la sua parcella, perché lei, ovviamente , non lo pagherà: Dovrebbe dunque essere anche suo interesse accelerare i tempi.

  128. Salve, la mia situazione è la seguente. Lavoro come dipendente in un’azienda metalmeccanica. Dal mese di Luglio è stata avviata la procedura di mobilità che va ad interessare solo alcuni settori, ma non il mio. Io ho un contratto di apprendistato da 2 anni e mezzo. Avendo lavorato già per 4 anni con contratti a termine tramite agenzie interinali, mi ha detto il capo del personale che il prossimo step dovrebbe essere per forza quello dell’assunzione, a causa dei limiti di età miei che non permettono di prolungare l’apprendistato (30 anni). Naturalmente questo me l’ha detto quando ho firmato il contratto di apprendistato. Ora in questa situazione di mobilità, c’è la possibilità che venga veramente assunto o posso aspettarmi delle sgradevoli sorprese proprio perchè siamo in mobilità? L’azienda può assumere se ha attiva una procedura di mobilità per esigenze strutturali (terminerà a luglio 2013)? Grazie per l’attenzione e spero in una risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Un’interpretazione a lei favorevole potrebbe essere la seguente; lei è attualmente in forza, con contratto di apprendistato e legalmente lei è assunta.Il contratto di apprendistato è paragonabile ad un contratto a termine, per cui basterebbe che l’azienda le trasformasse l’apprendistato in tempo detrminato o indeterminato, prima della scadenza naturale, e l’operazione sarebbe perfettamente regolare. Se l’azienda vuole lo può fare.

  129. Andreea ha detto:

    Ciao a tutti.
    Da 4 anni lavoro in una ditta di materie plastiche.Da 3 anni mi hanno messo nel reparto produzione (infatti sul contratto C’è scritto addetto trafile livello I) a imbancalare e portare fuori i tubi in pvc. in questi 3 anni ho dovuto fare i 3 turni : 04-12 ; 12-20 ; 20-04 .Sul contratto ci sono scritti soltanto gli orari del mattino e del pomeriggio , e non la notte. Da dicembre 2011 mi hanno assegnato la mansione del capo turno coi rispettivi obblighi (seguire gli altri lavoratori, controllare la qualità dei tubi, far partire, fermare e cambiare gli stampi delle linee di produzione, sistemare eventuali guasti e tantissime altre cose che sono da fare in una fabbrica vecchia ) , ed hanno cambiato anche i giorni di lavoro..si lavora sui 4 turni, 4 giorni di lavoro e uno di riposo. Il problema è che lo stipendio al posto di aumentare diminuisce ogni mese nonostante il mio costante impegno,infatti prendo meno a fare il capo turno di quando raccoglievo i tubi e non avevo cosi tante responsabilita. Posso dire che in poco tempo ho raggiunto e superato il livello di alcuni miei colleghi che fanno i capi turno da piu di 10 anni.
    Quello che voglio sapere e se tutto questo è normale , e se no, cosa dovrei fare .
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Non spieghi come mai il tuo stipendio diminuisce; il salario di un dipendente non dovrebbe mai diminuire, al massimo può rimanere lo stesso.Fammi sapere se c’è una spiegazione, altrimenti non posso consigliarti.

      • Andreea ha detto:

        Salve.
        La ringrazio per la sua risposta..
        Per quanto riguarda la facenda della paga , la situazione e’ la seguente :
        se prima del mese di dicembre 2011 a raccogliere i tubi (mestiere che non ci vuole un grande genio) arrivavo a prendere anche 1300 euro lavorando dal lunedi al venerdi ,
        ora, si lavora in continuazione, sabato,domenica e avolte festivi, e non riesco mai a prendere piu di 1200 euro (anche questi li prendo quando va bene).
        Lo stipendio dal mese di gennaio e’ andato in discesa..1200 – 1180 – 1162 -1146 Secondo me c’e’ qualcosa che non quadra..anche perche sul contratto non c’e’ segnato l’orario del turno notturno.
        Leggendo su internet mi sono accorto che in questi mesi il datore di lavoro mi avrebbe dovuto cambiare il contratto e la paga in base alle responsabilita’ che mi ha assegnato.
        Aparte tutto questo, le condizioni di lavoro sono disumane in quanto non si rispettano pause pranzo , la stanza dove si dovrebbe mangiare e’ nello stesso posto coi bagni (dove c’e sempre un odore disgustoso) , continuano a pretendere di aumentare sempre di piu la produzione senza pensare che i macchinari non ci stanno addietro..
        In caso in cui vogliono spostare i turni a loro piacimento, e non puoi dare la disponibilita’ vieni minacciato col licenziamento.
        Questa e’ la mia situazione..vorrei sapere cosa potrei fare .

        ps: Quest’estate ho sostenuto l’esame di maturita’ e non mi hanno pagato le ore che sono obbligatorie dallo stato per gli studi (150 ore) .

        Grazie in anticipo.

      • Pier Paolo ha detto:

        Il dipendente da solo in questi casi non ha armi per difendersi; posso solo suggerire due cose:
        – rivolgersi ad un patronato, portando loro il contratto ed i cedolini degli stipendi, per vedere se riescono a spiegarti la diminuzione della retribuzione.
        – se, come immagino, il tuo datore di lavoro non aveva alcun motivo per diminuirti lo stipendio, dovrai chiedere l’assistenza del sindacato per costringere il datore di lavoro a pagarti tutte le somme dovute, compresi gli arretrati.

  130. tommasadenaro ha detto:

    Buongiorno
    Ero dipendente di una Azienda da 10 anni, e il 30 Marzo c.a. ho avuto un infortunio sul lavoro (frattura malleolo e perone, con mezzi di sintesi). Sono attualmente in infortunio, ma l’Azienda il 10.08.12 ha chiuso licenziandomi.
    1) Non mi hanno voluto ancora oggi, pagare l’integrazione del 40% per i primi 90gg e 25% dal 91°gg, in quanto mi dicono che devono aspettare la chiusura dell’infortunio, ma perchè se sono stato lincenziato ad agosto, siamo a fine ottobre e forse ne avro’ ancora per qualche mese ?
    2) I marchi rappresentati dall’Azienda che ha chiuso sono stati tempestivamente trasferiti ad altra ragione sociale degli stessi titolari e stanno continuando a lavorare: Posso chiedere il reintegro, una volta guarito ?
    3) Posso fare una denuncia penale contro l’Azienda che non ha messo in sicurezza il piazzale che attraversavo e che avrebbe potuto evitare sicuramente l’incidente ?

    Grazie in anticipo. Maurizio

    • Pier Paolo ha detto:

      L’azienda, visto che il rapporto di lavoro si è concluso in data 10 agosto 2012, ti dovrebbe pagare tutte le competenze di fine rapprto sino a quella data; già oggi sa perfettamente che dopo quella data non dovrebbe erogare più alcuna somma a tuo favore, a meno che non tema, da parte tua, l’impugnazione del licenziamento. La denuncia penale contro l’azienda andava fatta al momento dell’infortunio; cos è stato dichiarato a quel momento?

      • tommasadenaro ha detto:

        Al pronto soccorso è stato detto quanto accaduto, confermato anche dall’Azienda (che un collega con una autovettura con targa prova aziendale mi ha investito frontalmente mentre attraversavo a piedi il piazzale) – (solo Dio sa perchè sono vivo). A gennaio avevo appena finito di fare il corso RLS e il piazzale come tanti altri luoghi dell’area lavoro non sono in sicurezza. Non è la prima volta che accade un infortunio in quell’Azienda. Io non ho intenzione di rientrare in questa Azienda, ma visto che ho riportato sia pur non gravi, lesioni che mi porterò per il resto della mia vita, posso chiedere un indennizzo ?
        Inoltre non le ho detto, che a me ed altri 2 colleghi ci hanno fatto firmare (diciamo quasi, per forza) a ritirare le spettanze di fine rapporto il 06.11.2012 davanti la Commissione dell’Uff. Provinciale del lavorio, onde evitare strascichi futuri, e mi hanno comunicato per l’integrazione delle buste paghe, faremo un verbale nella stessa sede, che appena chiusa la pratica dell’INAIL, mi faranno una busta paga a chiusura di tutto. Ma è possibile ? ( se lo fanno immagino proprio di si, questi prima di fare una azione………ma avranno un punto debole ?!? (Solo Dio non c’è l’ha!:)
        Grazie ancora. Maurizio

      • Pier Paolo ha detto:

        Mi dispiace ma se avete firmato un accordo davanti alla Commissione Provinciale del Lavoro, dove c’è sempre un rappresentante dei lavoratori che non ha ritenuto il caso d’intervenire, penso che ci siano poche possibilità di cambiare le cose, a meno d’impugnare l’accordo con l’assistenza di un legale.

  131. trilly81 ha detto:

    Buongiorno
    la mia azienda da Giugno non mi sta pagando.
    Ho già sollecitato più volte il mio titolare ma senza nessun risultato.
    Su consiglio ho mandato una raccomandata con messa in mora ma anche qui nessuna risposta.

    A questo punto cosa mi consiglia di fare? Ormai le mensilità non retribuite sono molte!
    Sò che mi dovrò rivolgermi ad un legale ma meglio un sindacato o un’avvocato del lavoro? Specifico che vengono fatti magheggi per non far risultare liquidità sul conto aziendale, quindi la cosa si fa ancora + contorta.

    Altro suggerimento che vorrei chiederle è se dimettendomi per giusta causa rischio di peggiorare la mia situazione, cioè una volta uscita dall’azienda non vedere + i miei soldi del tutto.

    Un’ultimissima cosa dimettendomi per giusta causa posso richiedere il sussidio di disoccupazione?

    La ringrazio molto spero possa aiutarmi a fare chiarezza in questo disastro!
    Buona giornata!

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi risulta che il patronatoINCA della CGILoffra anche assistenza legale, quindi rivolgiti subito a quello di pertinenza della tua zona di lavoro. Attendi il parere sindacale/legale prima di presentare le dimissioni per giusta causa anche perché, con il 1° gennaio 2013 cambieranno le regole relativi a gli assegni di mobiltà e disoccupazione.

  132. Ethos Kaan ha detto:

    buon giorno. Il mio avvocato mi dice che nn possiamo chiedere la differenza fra quanto ho preso di cigs e quando dovevo prendere di stipendio.. è corretto?

  133. Ethos Kaan ha detto:

    ero in cassa straordinaria x crisi, poi l’azienda è fallita. Il curatore mi ha scritto dicendo che potevo entrare nel passivo chiedendo le ferie i permessi le ex festività. Col fallimento sono passato in Cigs x fallimento. Io volevo chiedere la differenza tra quanto ho percepito in cigs x crisi e quando dovevo prendere di stipendio. Il mio avvocato mi ha detto che non posso e che il tfr maturato nel lavoro presso l’azienda, mi spetterà quando cesserà il rapporto di lavoro, che però lui lo chiedeva cmq.

  134. Nicola Rizzolo ha detto:

    buongiorno, sono (anzi ex) dipendente di istituto vigilanza, una spa con 1000 guardie. da tempo ero perseguitato da un mio superiore, facendomi ispezioni illeciti sul mio posto di servizio, scavalcava la recinzione o muri venendomi alle spalle per sopprendermi in caso dormissi.dato che faceva i servizi per le guardie, mi ha tempestato di molte ore di straordinario (700 ore in 9 mesi contro i 200 ore massimi ccnl) in posti disagiati e spesso mancati riposi. la cosa piu’ eclatante e’ che una notte mi ha’ fatto abbandonare il mio posto di lavoro per molte ore con la scusa di andare ad aiutare un collega rimasto con la macchina di servizio rotta, in attesa che gliene portassero un’altra. il colmo e’ che poi mi ha contestato l’abbandono posto di lavoro. l’azienda mi ha l’icenziato per giusta causa. prima mi ha’ massacrato con le molte ore di lavoro e poi mi ha fregato con l’abbandono. il collega che era rimasto in panne era d’accordo con lui. mi sono attivato con i sindacati e ho’ dato mandato a un mio avv. di fiducia. lei cosa mi risponde. io una idea ce l’ho’ come si fa in sicilia, un euro posso spendere per la cartuccia di fucile

  135. Nicola Rizzolo ha detto:

    faccio presente che ho’ un certificato medico piu’ la terapia, da una visita il giorno prima della contestazione che io non ho’ mandato in azienda e ho’ preferito lavorare nonnstante stessi male, per paura, tutto quello che mangiavo mi faceva male per il nervosismo anche l’acqua, sempre vomito e giri di testa

  136. BUONA SERA , SONO STATA ASSUNTA NEL 1990 IN UN’AZIENDA PRIVATA NEL 2000 MI HANNO CHIESTO DI LICENZIARMI PER CIRCA 10 GIORNI PER POI ESSERE RIASSUNTA COME INVALIDA, PER COMODITà DELL’AZIENDA,
    (SIAMO 300 FAMIGLIE).
    ADESSO L’AZIENDA è ENTRATA IN CRISI E STANNO PROPONENDO FITTI DI RAMI DI AZIENDA CON UNA NUOVA PROPRIETà ASSUMENDO PER ANZINITà DI SERVIZIO.
    ADESSO VORREI SAPERE DA QUANDO PARTE LA MIA ANZIANITà DAL 1990 O DAL 2000?
    IN ATTESA DI UNA RISPOSTA VI PORGO I MIEI CORDIALI SALUTI

    • Pier Paolo ha detto:

      Se quando ti hanno licenziata ti hanno pagato il TFR e liquidato tutte le spettanze come eventuali ferie non godute e ratei di tredicesima, allora hai perso l’anzianità che avevi accumulato e, quindi, quella nuova decorre dal 2000. In caso contrario è stato un finto licenziamento e la tua anzianità è rimasta quella dal 1990.

  137. briaeros ha detto:

    Salve, sono stato assunto circa 10 mesi fa da un’azienda per un business presentatomi con un piano di sviluppo di 5 anni e svariati milioni di euro a supporto ed una posizione molto promettente, ora stanno aprendo una procedura di mobilità e la mia posizione è a rischio, tenga presente che arrivavo da una realtà solida, mia moglie sfortunatamente ha perso il lavoro a Giugno e aggiunga anche due figli piccoli a mio carico. Secondo conviene rivolgersi ad un legale?

    • Pier Paolo ha detto:

      Caso molto discutibile per il quale, a mio parere, dipende molto dalla documentazione eventualmente producibile. E’ evidente che in 10 mesi l’azienda non può essere passata da una situazione di crescita ad una di crisi, quindi nell’assunzione le hanno nascosto la reale situazione, inducendola a lasciare una solida realtà. Ha la possibilità di dimostrare in qualche modo il loro inganno? Se si forse un legale potrebbe ottenere la condanna dell’azienda al pagamento del danno prodottole.

      • briaeros ha detto:

        Grazie della pronta risposta Sig. Pier Paolo, sto raccogliendo più materiale possibile. Provo ad approfondire con un legale. Le faccio sapere.

  138. salve, grazie per la risposta, sono stata liquidata ,ma volevo aggiungere che quando sono stata riassunta in busta hanno fato una casella con la voce superminimo di 85 mila lire importo preciso dei scatti degli anni precedenti, che poi si e Trasformato in E. 62
    in attesa di risposta porgo distinti saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Le hanno trasformato gli scatti di anzianità in superminimo, credo perché probabilmente ciò facesse parte di un accordo con lei affiché accettasse il licenziamento temporaneo, quindi ha perso l’anzianità di servizio. Non è regolare è il fatto che poi le abbiano diminuito il superminimo; ciò non è legale.

  139. guardiagiurata ha detto:

    buon giorno,
    sono una guardia giurata mi hanno appena fatto il contratto indet.ma dopo pochi giorni il mio capo servizi mi ha fatto firmare un foglio bianco,non c era scritto niente..ma dp 10 min mi ha detto che erano le mie dimissioni.
    io ragazzo di 20 fidandomi del maresciallo dell istituto di vigilanza privata e ho firmato..io le ho detto se per favore lo poteva strappare datoche ho un figlio ed un affitto da pagate mi ha risposto sono ‘cxxxi” tuoi. voelevo sapere che fare. grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi dispiace ma non si devono mai firmare fogli in bianco; provi a rivolgersi al sindacato di categoria, ma ha poche speranze. Si faccia dare comunque copia di quelle che il suo datore di lavoro afferma essere le sue dimissioni. Forse potrebbe essere possibile dimostrare che è un falso.

      • guardiagiurata ha detto:

        Ma e una cosa illegale ver? se provo a registrarlo cn il cell mentre mi dice k ho firmato un foglio in bianco dv c sn scritte le mie dimissioni?ps i sindacati di qsta categoria non valgono niente s vede gia dagli stipendi e dal ccnl x prendere 1300€ devo saltarmi tt i gg di riposo facendo dalle 19 fino alle 5 ke vita!

      • Pier Paolo ha detto:

        Qualunque metodo per poter dimostrare che quelle dimissioni ti sono state estorte è buono per invalidarle e farti riassumere.

  140. marina403 ha detto:

    Buongiorno,
    il mio compagno ha smarrito il CUD fornitogli dalla azienda in cui lavorava nel 2011.
    quest’anno gli è stato detto che dovrà pagare una penale per lo smarrimento e sono già 3-4 mesi che dalla busta paga si ritrova una detrazione di circa 100-150 euro..
    E’ normale? quanto ci vorrà ancora per estinguere la penale?

    Saluti, Marina

    • Pier Paolo ha detto:

      Marina,
      siete sicuri che l’azienda abbia trattentuo quelle somme per fare il duplicato del CUD? Guardate che per fare la copia del CUD basta premere un tasto del computer. Se l’azienda conferma questo motivo, fatevi assistere da un sindacato e fate istanza per avere la restituzione delle somme trattenute.

  141. Nicola Rizzolo ha detto:

    buonasera, volevo sapere, per l’impugnazione di un licenziamento disciplinare, i 60 giorni di termini per l’ipugnazione partono da quando ho’ ricevuto la raccomandata o decorrenza licenziamento o addirittura dalla data della contestazione.(con la nuova rifoma fornero)? in quanto al mio legale ancora non e’ chiara la cosa, siccome abbiamo dato ad un consulente del lavoro il conteggio di quello che l’azienda mi deve dare (ferie arretrate, tredic.ecc.)si sta perdendo tempo e quindi la mia preoccupazione di far scadere il termine. grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi sembra strano che il suo avvocato non abbia chiari i termini dell’impugnazione; non mi permetto, non essendo avvocato, d’interpretare il testo della legge, ma le segnalo un Link che riporta le spiegazioni, fornite da esperti di giustizia del lavoro.

  142. milito56 ha detto:

    buongiorno Dott.Pier Paolo dopo essere stato messo in mobilità a giugno ad ottobre ho fatto notificare dal mio avvocato il decreto ingiuntivo x il trf che il giudice ha accolto.il 23 ottobre ho trovato un bonifico di €10000,00 sul mio conto come acconto del trf,x avere il restante vorrei sapere come devo fare.Un’altra domanda :ho letto che la mobilità x il 1° anno è il 100% dello stipendio siccome stò percependo € 870 al mese meno €62 di irpef. il mio stipendio lordo era di €1380 vorrei sapere se i conteggi dell’inps sono esatti.L’ultima domanda:mio figlio era stato assunto a 4 ore come commesso il 16 luglio a settembre il datore di lavoro saputo che si stava aprendo un centro scommesse gli ha detto che poteva andare via che mio figlio ha fatto.Dopo una settimana facendo il c2 storico al centro x l’impiego ha trovato che lui aveva dato le dimissioni in data 18 settembre.mio figlio non ha firmato nessun tipo di dimissioni nè tantomeno ha firmato un foglio bianco.è andato dal suo datore richiedendo la variazione da dimissioni a licenziamento oggettivo,la risposta è stata che non si può fare,vorrei sapere come si deve comportare anche perchè ha un finanziamento coperto da assicurazione che se risulta che ha perso il lavoro gli vengono pagate 6 rate dall’assicurazione,grazie e scusate il disturbo.

    • Pier Paolo ha detto:

      Per il suo caso, l’avvocato dovrebbe consigliarle quanto aspettare, ma se il datore di lavoro non paga la parte restante, dovrete rivolgervi ancora al giudice.
      L’indennità di mobilità non è pari al 100% dello stipendio, ma circa al 80%.
      Per suo figlio non capisco cosa centri l’apertura del centro scommesse con il licenziamento, comunque se le dimissioni sono un falso, avvertite il datore di lavoro che se non provvederà a modificare le ragioni dell’interruzione del rapporto di lavoro, lo denuncerete alla direzione provinciale del lavoro; sappiate che in caso di dimissioni viziate queste possono essere annullate, con l’intervento di un avvocato.

  143. albepag ha detto:

    Egr. dott Pier Paolo,
    volevo segnalare la mia posizione e avere un possibile chiarimento.
    A metà gennaio 2012 sono stato assunto da una azienda con qualifica di operaio 4 livello metalmeccanico artigiano con contratto a tempo indeterminato.
    A metà Novembre 2012 dopo una riunione orale dove ci comunicano il mal andamento dei rientri degli oneri, ci informano di aver preso la decisione di rescindere 2 contratti a tempo indeterminato (tra cui il mio), e far scadere senzaproroghe i contratti a tempo determinato ( altre 3 persone a dicembre). Ci viene comunque detto ( sempre oralmente) che avremo l’iscrizione alle liste di mobilità.

    Vorrei sapere nel mio caso se risulto di avere i requisiti per chiedere all’INPS l’iscrizione alle liste di mobilità (dato che non ho maturato 12 mesi continui nella azienda dove mi rescindono il contratto), per avere gli sgravi fiscali per la riassunzione in altre aziende. Spero che il requisito sia attuabile solo nelle aziende sopra i 15 dipendenti.

    L’azienda mi risulta che ha meno di 15 dipendenti (non si riesce a capire dato preciso in quanto non sappiamo se 2 persone risultano essere dipendenti).

    Spero di essere stato chiaro nel formulare il mio dubbio, o se ha altre soluzioni riguardanti una riagevole assunzione in termini fiscali da parte delle altre aziende.
    Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      I 12 mesi di anzianità aziendale sono necessari sia per le aziende con più che con meno 15 dipendenti. Ci sarebbe da sindacare sul motivo per il quale l’azienda l’ha assunta a Gennaio con contratto a tempo indetermianto per poi metterla in mobilità dopo 9 mesi: la situazione andrebbe valutata da un legale.

  144. gabmec ha detto:

    Buonasera, il 14 novembre ho ricevuto la notizia che la mia azienda,operante nel settore telecomunicazioni (outsourcing), a causa della delocalizzazione di parte del call center nell’ Europa dell’ est, ha dichiarato un esubero di 109 dipendenti. Vorrei sapere se possibile, dato che mio marito a dicembre verrà licenziato, se sono tutelata dalla mobilità. E In caso di gravidanza? Grazie.

  145. Giancarlo Piepoli ha detto:

    Buongiorno,
    vorrei sapere se secondo lei è possibile azzerare le ferie di un dipendente, senza pagarle, o usufruirne?
    E’ in arrivo dal prossimo gennaio una procedura di cassa integrazione / mobilità per buona parte dei dipendenti della società privata per cui lavoro, e quindi si mormora che la direzione voglia azzera le ferie di ognuno di noi per poter attivare la citata procedura.
    E’ fattibile una cosa del genere, o non è per nulla legale?
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se l’azienda intende azzerare le ferie prima del licenziamento per mobilità dei dipendenti le deve o pagare o farle godere, fatti salvi quei periodi che risulterebbero prescritti in quanto non usufruiti entro il periodo massimo di godimento(18 mesi dopo l’anno di maturazione). E’ ovvio che anche per questi periodi potrebbe sorgere un contenzioso, laddove si potesse dimostrare che non sono stati usufruiti perché l’azienda ne ha impedito il godimento e non per libera scelta del dipendente.

  146. Nadir Venturi ha detto:

    Buona sera Sig. Pier Paolo ,lavoro da 10 anni ca per una ditta con 16 dipendenti.Ho un ruolo abbastanza nevralgico e se manco sono con l’acqua alla gola.Per correttezza essendo a conoscenza di questo non ho mai mancato di andare a lavorare per futili motivi e ho anche preso poche ferie tanto che adesso ho tra ferie permessi e altro più di 1200 ore in conto.Adesso le cose vanno male sono in cigs e fanno fatica anche a pagarmi la parte dovuta e la 14a di luglio 12 non l’ho vista.
    Mi chiedo se mi licenzio perchè faticano a pagarmi è giusta causa?E se dicono che non riescono a liquidarmi il tfr in tempi ragionevoli cosa devo fare?E il monte ore ferie me lo pagheranno con il tfr?
    Grazie,saluti.
    Davide V

    • Pier Paolo ha detto:

      Nel caso il datore di lavoro non paghi il salario, il dipendente può dimettersi per giusta causa (è un licenziamento al contrario). le dimissioni per giusta causa sono riconosciute dall’INPS al fine dell’erogazione dell’indennità di disccupazione ( da gennaio 2013 sarà sostituita dall’ASPI (Assicurazione sociale per l’impiego).
      Il datore di lavoro, al momento della risoluzione del rapporto, dovrà pagare tutte le spettanze, comprese le ferie non godute, fatti salvi quei periodi che hanno superato il tempo di godimento(max 18 mesi dopo l’anno di copmpetenza); se il datore di lavoro è moroso, bisogna rivolgersi ad un legale e fargli pervenire un decreto ingiuntivo.

  147. Maria Grazia ha detto:

    Salve Avvocato
    Avrei bisogno di un suo parere in merito alla mia situazione, Ho 33 anni donna sposata con due figli, sono stata licenziata (licenziamneto coatto) e messa in mobilità da 2 mesi per 2 anni ,ora sono alla ricerca di un nuovo impiego,mi ha contatto un azienda per lavorare partime come interprete,non sono sicura se accettare e rinunciare all’idennità della mobilità visto che l’azienda che mi ha proposto questo lavoro opera in un settore a me sconosciuto. Quindi prima di rinunciare alla mobilità vorrei proporre all’azienda un periodo di prova non retribuito. Volevo sapere è possibile fare questa proposta? e se l’azienda accettase corro dei rischi nel caso di controlli? Ecco vorrei tutelarmi nel caso in cui facendo questo periodo di prova decidessi di non accettare il lavoro.
    Attendo un suo parere
    Maria Grazia

    • Pier Paolo ha detto:

      Da un punto di vista teorico i rischi li corre sia lei che l’azienda; se l’INPS scoprisse che lei lavora senza averlo dichiarato le toglierebbe l’indennità di mobilità. L’azienda corre rischi anche di carattere assicurativo se, ad un ipotetico controllo, lei risultasse al lavoro senza essere stata dichiarata nella sua forza lavoro.
      Tenga però presente che dalla mobilità si puòuscire e rientrare ; l’indennità le verrebbe sospesa ma le verrebbe riassegnata se il nuovo rapporto di lavoro venisse interrotto.

  148. xuunera ha detto:

    Buonasera,
    scrivo qui per avere informazioni in merito ad un quesito.
    Lavoro presso una società srl dal mese di Gennaio (almeno questo è ciò che so visto che non mi è stato mai presentato un contratto di lavoro da firmare, tantomeno ne ho mai ricevuta una copia nonostante l’avessi richiesta) e da circa 8 mesi non percepisco più lo stipendio. Oltre questo pesante particolare, tengo a precisare che ho lavorato per la stessa società già l’anno passato, fino al 30/11/11, termine fissato per il licenziamento a causa di personale in esubero, ma da allora non mi è mai stato liquidato il tfr.
    Solo ultimamente, dopo la richiesta al titolare di ricevere il pagamento degli arretrati, ho scoperto che lui non ne sapesse nulla di queste mancanze ed ha disposto all’ufficio contabile la liquidazione dei miei importi. L’ufficio contabile però si rifiuta di farlo, ogni giorno ricevo scuse più o meno singolari per evitare che mi vengano accreditati gli stipendi e intanto il tempo passa.
    La mia domanda è la seguente: volendo fare una vertenza con dimissioni per giusta causa c’è un modo perchè questa venga indirizzata specificatamente verso l’operato di una persona o di persone anzichè sul titolare, che a quanto sembra non risulta essere a conoscenza di questi problemi?
    Una mia collega che ha subito lo stesso trattamento dall’ufficio contabile, per aver insistito con il titolare in merito a questi “dispettucci”, è stata licenziata perchè insistente sulle richieste di anticipo, quando lei non aveva ricevuto nulla di quanto disposto alla contabilità dal titolare.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi perdoni ma non è credibile che il titolare non sia al corrente di come opera il suo ufficio contabile; vista la pesante situazione ( lei sta lavorando senza contratto e da 8 mesi senza stipendio), tanto vale che lei si rivolga ad un legale che farà pervenire alla ditta un decreto ingiuntivo. Dovrà prima procurarsi la copia del contratto o qualche documento (mail, lettere) o testimoni (meglio se non dipendenti della ditta) che possano provare il fatto che abbia lavorato per la società in questione.
      Può rivolgersi al patronato INCA della CGIL che le dovrebbe prestare assistenza legale, pagando le competenze solo a causa vinta.

  149. david88m ha detto:

    Buonasera,
    io lavoro in una coop. sociale da 5 anni, con un contratto part-time da 24 ore settimanali, e svolgiamo servizio anche la notte e festivi.
    Il problema è che io faccio tutti i mesi quasi il doppio delle ore di contratto, e queste ore non vengono pagate come straordinario, ma come “Una Tantum”, allo stesso prezzo delle ore ordinarie.
    Poi le notti e i festivi, che anche loro vengono pagate come lavoro giornaliero?
    Ed infine il mio caro datore di lavoro, toglie ogni mese dallo stipendio, 38 euro mensili, chiamati “Fondo accantonamento cautelativo” ,che ci restituisce (in teoria) nel luglio di ogni anno, sempre che il bilancio annuale sia positivo, però io non sono un socio-lavoratore.
    Grazie mille e saluti,

    Davide

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Davide,
      non ho certo molti consigli da darti; quando si ha la sfortuna di essere alle dipendenze di certi datori di lavoro, non ci sono altre alternative che rivolgersi ai sindacati (quelli provinciali meglio della CGIL) o a legali privati a cui però bisogna poi pagare le loro competenze.

  150. buon giorno
    siamo una ditta in cigs a 0 ore legge prodi bis parte dell’azienda e stata ceduta in fitto di ramo d’azienda,l’azienda acquisitrice intende prendere come accordo sindacale 17 persone 5 in fitto di ramo d’azienda e 12 a tempo indeterminato (tralasciando il fatto che la cisl che io rappresento si e rifiutata di stilare liste che non tenessero conto come accordo dell’ anzianità e che quindi arriveranno 130 cause di iscritti cisl) le chiedo se in azienda dove eravamo circa 270 esistono un 20 invalidi assunti come tali che diritto hanno rispetto alle assunzioni.
    grazie iolanda

    • Pier Paolo ha detto:

      Iolanda non mi è chiaro da quello che lei dice se tutti e 20 gli invalidi fanno parte del ramo d’azienda ceduto; comunque sia la situazione, l’azienda acquisitrice si è accordata per assumere solo 12 dipendenti a tempo indeterminato e sarà tenuta ad assumere dipendenti nelle categorie protette, solo se la sua forza lavoro non risponde già alle misure previste dalla riforma Fornero

  151. Daniele Mazzoli ha detto:

    Buonasera dott. Pier Paolo, le scrivo per chiederle una delucidazione sul mio caso.
    Sono stato per 15 anni dipendente di una ditta nel settore delle mense con una percentuale di part time al 75%. Lo scorso anno la cooperativa ha perso l’appalto e hanno assorbito il mio contratto. Dopo un anno mi hanno comunicato che la mia percentuale era errata (65%) e mi hanno richiesto i soldi trattenendomi l'”errore” sulle buste paga (un anno per un anno di trattenute). Possono farlo? non mi hanno comunicato a cosa e’ dovuto l’errore e hanno iniziato a fare le trattenute senza neanche chiedermi come pagare!.
    La saluto

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ assolutamente suo diritto venire informato quale sarebbe stato l’errore commesso; mandi una raccomandata alla sua azienda e se non rispondono per iscritto, dovrà rivolgersi ad un sindacato o ad un legale di fiducia.

  152. rinofalkon ha detto:

    Buona Sera dott. Pier Paolo,
    ho 46 anni sono laureato in Economia e Commercio e da 9 anni lavoro in un ufficio amministrativo di una legatoria che conta 350 dipendenti. A breve partirà la CIGO e da voci di corridoio mi trovo inserito nella lista delle nomination.
    L’azienda, relativo il mio reparto, metterà in cassa integrazione 2 persone (su 14 compresi 2 quadri) e mi chiedo se ci sono dei parametri che vanno al di là dell’invidia e della competizione.
    Tengo a precisare che sono l’unico (dei 14) a possedere una laurea (2 non hanno neanche il diploma e di cui uno è anche quadro!) e a conoscere un po’ d’inglese; in più ho un mutuo che mi prende il 55% dell’ attuale stipendio ed una bimba di 2 anni e mezzo.
    La CIGO (e l’eventuale mobilità, tra qualche anno) mi metterebbe in ginocchio, perché ad oggi con tutte le spese (mutuo, finanziameno auto piccola cc, rata nido della bimba, condominio e bollette utenze varie), riesco a tirare a fine mese grazie ai part time di 450,00 €. della moglie.
    Le chiedo solo se posso obiettare qualcosa alla nomination che mi faranno entro il 13 dicembre.
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Non sono stabiliti da alcuna normativa i criteri per la scelta dei lavoratori da porre in CIGO, ma ci sono regole che, se il datore di lavoro non rispetta, possono permettere al dipendente d’impugnare la decisione dell’azienda.
      Consulti questo breve articolo di Wikilabour

  153. giorock2012 ha detto:

    Buongiorno Avvocato,
    sono un ingegnere di 32 anni, assunto a tempo indeterminato in una multinazionale del settore Oil & Gas (circa 40.000 dipendenti).
    Ho un contratto da impiegato di II livello ma mi sono richieste mansioni da manager.
    La stessa Società ha prodotto documenti in cui mi è riconosciuto il ruolo da manager.
    Questa situazione si è già verificata in passato quando addirittura avevo un contratto di apprendistato ma svolgevo ruolo da manager.

    L’inquadramento contrattuale per le mansioni che svolgo è quello di quadro.
    Sono dunque un impiegato ma svolgo mansioni, con relative responsabilità, da manager, ed è la mia azienda a richiederlo.

    Le chiedo se a Suo avviso ci sono gli estremi per una denuncia al Tribunale del Lavoro e nel caso quanto potrei ottenere come risarcimento, un suo commento/suggerimento sulla mia situazione sarà apprezzato.
    La ringrazio in anticipo e le porgo cordiali saluti

    Pietro

    • Pier Paolo ha detto:

      Buonasera Ingegnere,
      premetto, a scanso di equivoci, che non sono un avvocato ma un ex direttore del personale, oggi libero professionista. Non conosco quale documentazione lei abbia in mano per poter portare la sua azienda in giudizio, ma le faccio presente che la magistratura del lavoro, generalmente parlando, riconosce con difficoltà ruoli manageriali. E’ necessario, per avere questo tipo di riconoscimento, che lei possa dimostrare di gestire risorse umane e/o economiche di rilevante importanza e con ampia discrezionalità. E’ inoltre indispensabile che lei riporti, in linea gerarchica, ad una figura di top management, altrimenti la documentazion prodotta non avrebbe alcuna importanza.

  154. solymoss ha detto:

    Buona sera dott. Pier Paolo,
    sono una donna ucraina, in Italia da 6 anni, documenti in regola. Siccome sto cercando lavoro, tra le offerte di lavoro che leggo tutti giorni su internet ho trovato una per quale avrei tutti i requisiti, salvo che alla fine si dice: “No persone paesi dell’Est Europa”. Per me si tratta di discriminazione chiara e ho l’intenzione di sporgere denuncia, però prima vorrei avere il suo commento…
    Grazie. Anna

  155. ilmauryts ha detto:

    buonasera, sono un elettricista che lavora da 11 anni in una ditta con 2 dipendenti, il mio datore di lavoro non mi ha ancora dato la tredicesima e lui va in montagna a sciare, le paghe arrivano sempre qualche settimana in ritardo, è dal 2009 che non versa la quota nel fondo pensionistico mediolanum anche se c’è la voce sulla busta paga che li ha scalati, la banca dice che non può fare nulla, vorrei dimettermi per giusta causa per andare in mobilità, pensavo di andare dai sindacati, ma non so come muovermi, cosa mi consiglia di fare? grazie in anticipo.

    • Pier Paolo ha detto:

      In effetti per far valere i suoi diritti lei può solamente rivolgersi ai patronati sindacali che offrono assistenza legale ( ad esempio il patronato INCA della CGil ) o ad un avvocato di sua fiducia, che potranno adottare dei decreti ingiuntivi contrri il datore di lavoro.

  156. Luthien Ciryatan ha detto:

    Buona sera,
    le scrivo per avere un aiuto per quanto riguarda la mia situazione lavorativa. Sono stata assunta ad Ottobre 2011 con contratto di apprendistato (durata 3 anni) durante l’estate scorsa mi sono fatta male lavorando e sono andata in malattia per 2 settimane (purtroppo sono stata stupida a non andare subito al pronto soccorso perchè alzando un grande peso mi è venuta l’ernia del disco). Durante le due settimane di malattia mi vedo recapitare una raccomandata nella quale mi si accusa di non aver comunicato la data di continuazione della malattia (cosa non vera perchè data la mia impossibilità a muovermi ho mandato il mio ragazzo al pub dove lavoravo facendogli comunicare il numero di protocollo datomi dal mio medico curante) e di essere quindi assente ingiustificata da lavoro, che avrei dovuto comunciare entro 5 giorni la causa della mia assenza oppure mi avrebbero licenziato per giusta causa.
    Volendo in ogni caso licenziarmi in quanto completamente esasperata dalla situazione creatasi tra me e i datori di lavoro, ho lasciato correre senza inviare alcuna giustificazione. Ad oggi però non ho mai ricevuto alcuna lettera di licenziamento nè tantomeno lo stipendio arretrato, il tfr e l’ìindennizzo di malattia che mi spettano; come devo comportarmi?
    Ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta e chiedo scusa per il disturbo.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi sembra di capire che lei è ancora in malattia e questo è il motivo per cui non ha ricevuto la lettera di licenziamento, in quanto ciò è proibito.
      Il datore di lavoro probabilmente procederà con il licenziamento non appena lei uscirà dalla malattia.
      Lei si è fatta male durante il lavoro? Se si avrebbe dovuto aprire una pratica per infortunio.

  157. Carla Re ha detto:

    Buona sera, La mia azienda vuole licenziare per ridurre le spese 20 lavoratori io sono invalida al 100% con legge 104/92, ma senza indennità di accompagnamento ho 51 anni e un’anzianità di servizio di più di 11 anni, ci sono categorie protette assunte dopo di me con invalidità minore, chiedo se l’azienda deve tenere conto della percentuale di invalidità, e anzianità di servizio, o se si deve tenere presente una quota di categorie protette da licenziare su 20 individui o solo conservare la quota minima di invalidi.
    Grazie mille buona sera

    • Pier Paolo ha detto:

      Le imprese che procedono al licenziamento collettivo dei dipendenti non dovrebbero sottoporre alle procedure di licenziamento un numero di invalidi superiore alla percentuale prevista, per le assunzioni, della legge n. 482 del 1968. Secondo il costante orientamento della Cassazione la norma si applica alle imprese le impegnate in processi di ristrutturazione, conversione e riorganizzazione produttiva o soggette ad amministrazione straordinaria.

  158. rinofalkon ha detto:

    Gent.mo Pier Paolo,
    come paventavo, (v.mail del 9 dicembre scorso) mi hanno messo in CIGO “nominativa” il giorno 14/12/2012 e, dal colloquio avuto con i miei superiori, è emerso anche la possibilità del non rientro in azienda visto che la CIGO è fatta per finalità di ridimensionameto aziendale.
    Oggi apprendo da un mio collega che cominciano a fare la “rotazione” in alcuni reparti, mentre i 50 dipendenti scelti nominativamente rischiano di perdere il posto di lavoro.
    Si parlava di ridimensionamento di 1/3 (siamo in 350) e penso che non sia giusto che una parte deve essere sottoposta a CIGO nominativa ed un’altra a rotazione; io la vedo come una disparità di trattamento (indipendentemente dai reparti quali sì e quali no) chiaramente in contrasto con l’art. 3 Cost.
    E’ possibile che una aziende di medio-grandi dimensioni possa comportarsi in questo modo o ci sono i presupposti per poter agire legalmente?
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Vorrei precisarle, a beneficio anche di altri lettori, che obiettivo della CIGO è quello di sollevare le aziende, in momentanea difficoltà produttiva, dai costi del lavoro della manodopera temporaneamente non utilizzata, consentendo ai lavoratori di riprendere la loro collaborazione una volta superata tale difficoltà; non è dunque corretto affermare che la CIGO è fatta per finalità di ridimensionamento aziendale. Queste, per contro sono le finalità della CIGS. Fatta questa premessa, l’azienda potrà aprire una procedura di mobilità, terminata la CIGO, senza necessariamente passare per la CIGS e passare ai licenziamenti collettivi.
      L’azienda, per quanto riguarda la questione della CIGO a zero ore per alcuni dipendenti e a rotazione per altri, può in effetti fare queste distinzioni, in funzione delle esigenza aziendali; di norma però i sindacati interni o quelli provinciali dovrebbero essere in grado di spiegarle i motivi alla base delle scelte aziendali.

  159. Danilo Salvatori ha detto:

    Buona sera,
    volevo richiederle informazioni su una mia situazione lavorativa passata.
    Allora, io sono stato assunto il 03 Luglio 2012 con un contratto a progetto di 6 mesi e quindi con scadenza al 31 Dicembre 2012.

    La società per la quale ho lavorato, avendo problemi economici dato che lavorava per le pubbliche amministrazioni, ci hanno pagato lo stipendio di Luglio correttamente, quello di Agosto in ritardo (il 25 Settembre) e poi basta. Praticamente nonostante i ripetuti solleciti scritti via email da parte mia e dei miei colleghi ad oggi mancano ancora gli stipendi di Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre 2012,

    Io a scadenza contratto ho rifiutato il rinnovo dato che avevo già programmato di partire all’estero per andare a vivere in Irlanda (Dublino) dove mi trovo ora.

    Avevo quindi informato già dai primi di Dicembre la società di questa mia intenzione e avevo chiesto info riguardo ai tempi che sarebbero stati necessari per avere questi stipendi pagati.

    L’amministratore mi rispose che non ci sarebbero stati problemi e che una prima trance di arretrati sarebbe stata pagata per il 26 di Dicembre 2012 e il resto per la meta di Gennaio 2013.

    Ovviamente cosi non è stato e ad oggi non ho ancora ricevuto nulla.
    Il giorno 8 Gennaio 2013 ho inviato una email con la richiesta di info sui pagamenti e l’intenzione di rivolgermi ad un legale per un eventuale richiesta di riscossione di questi soldi più gli interessi in caso di mancata risposta.

    Purtroppo come immaginavo non mi hanno neanche risposto ed ora mi ritrovo qui in Irlanda con dei pagamenti in sospeso ancora dalla vecchia società.

    Volevo chiedervi se (prima di rivolgermi ad un legale in Italia) posso fargli causa e chiedere anche i danni per il tempo e quindi per il disagio economico che mi stanno causando e se si anche se le spese legali che dovrei poi affrontare sarebbero poi accollate a loro.

    Grazie per la vostra preziosa assistenza.

    Buona giornata

    • Pier Paolo ha detto:

      Purtroppo in questi casi è necessario rivolgersi ad un legale che provvede ad emettere un decreto ingiuntivo per il recupero del credito; riguardo alle spese le dovrebbe pagare il debitore, ma è sempre meglio accordarsi con il legale prima di dargli formalmente l’incarico.
      La richiesta di danni, oltre che il recupero del credito, presuppone il deposito di un ricorso e, dunque, una vertenza a tutti gli effetti; visto che le somme in gioco non sono elevate, ti sconsiglierei questa strada, sia per la lunghezza dei tempi sia perchè non sono da escludersi costi che rimarrebbero comunque a tuo carico.

  160. jimmiili ha detto:

    Buonasera,
    le spiego la situazione in cui mi trovo:
    sono Direttore di PDV per un’azienda con naturalmente più di 15 dipendenti e tanti negozi sparsi per il territorio nazionale, e per tanti significa qualche centinaio.
    Sono il Direttore di un PDV che chiuderà (cessata attività) e l’azienda ha già aperto la procedura di mobilità per tutti i dipendenti del PDV, pertanto anche per il sottoscritto, riservandosi la possibilità di proporre dei trasferimenti per i dipendenti stessi.
    Avendo firmato e avendo la clausola della mobilità territoriale nazionale (ho il 1°liv CCNL Commercio) sul mio contratto potrei correre il rischio di perdere il posto di lavoro? O l’azienda è obbligata a propormi il trasferimento c/o un altro PDV presente nel territorio nazionale?
    La ringrazio in anticipo per la disponibilità
    Matteo

    • Pier Paolo ha detto:

      Non ci può essere una risposta assolutamente certa ma si possono fare alcune considerazioni:

      1. dato che il suo PDV viene completamente chiuso, malgrado contrattualmente le abbia la clausola di mobilità, l’azienda può licenziarla come gli altri dipendenti, in quanto cessa le attività.
      2. l’azienda dovrebbe, avendone la possibilità, tentare sempre di trovare soluzioni alternative al licenziamento e dunque è corretto che lei si aspetti almeno una proposta in tale senso.
      3. nel caso la proposta non arrivi, lei potrebbe impugnare il licenziamento a due condizioni: sua reale disponibilità al trasferimento e documentata/accertabile disponiblità di posizioni libere in altri PDV.Potrebbe anche essergli proposto un cambio di mansione con un salario inferiore all’attuale. La magistratura del lavoro accetta anche il demansionamento se proposto in alternativa al licenziamento.
  161. tortaallemele ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    dal 2006 lavoro presso un’azienda con contratto CCNL Multiservizi per 8 ore giornaliere dal lunedì al venerdì. Dal 2006 al 2008 a tempo determinato e poi a tempo indeterminato.
    Non ho mai timbrato il cartellino nonostante l’azienda mi abbia spostato su clienti diversi nel corso degli anni.
    Il nostro rapporto è davvero di reciproca fiducia, negli anni me lo hanno dimostrato più volte e io dal canto mio ho sempre lavorato molto seriamente.

    Presso il cliente dove sono ora ci sono altri colleghi che lavorano con me e qualcuno pare abbia fatto notare che io non timbravo. Così la responsabile ha pensato di dare a me il cartellino anziché ogni volta stare li a fare lo spiegone. Mi ha assicurato che non ha niente a che vedere con il mio rendimento né con il controllo del mio orario.
    Io lavoro dalle 9 alle 18 o dalle 8 alle 17 e non c’è alcun modo che io possa farla franca in caso di assenza o ritardo… inoltre il mio stipendio è fisso e ogni mese stiliamo un foglio presenze dove indichiamo eventuali ferie, permessi (sempre approvati prima dalla responsabile) o malattie.

    Io timbro, non mi fa differenza, sono corretta sul lavoro, se il treno ritarda io avviso, se la metrò ha problemi io avviso, altrimenti sono puntualissima. Da anni.

    Ma nonostante le ricerche non sono riuscita a capire come funziona l’inserimento dei timbratori nelle aziende. Quando possono metterli? Perché? Mi sembrava che l’azienda non potesse monitorare l’orario di lavoro ma non so se questa informazione è vera e che i cartellini servissero a stabilire le buste paga. Ho scoperto inoltre che il cambio della divisa è compreso nell’orario di lavoro.

    Non voglio incrinare il rapporto che ho con l’azienda e timbro senza problemi come mio dovere, ma voglio informarmi in merito ai miei diritti.

    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      La rilevazione automatica delle presenze del personale dipendente è perfettamente legale ed è particolarmente utile per la “gestione” giuridica ed economica del rapporto di lavoro. (vedi ad esempio part time e lavoro con orario flessibile come il suo).

      • tortaallemele ha detto:

        La ringrazio molto :) Tutto era nato solo dal fatto che per anni non avevo mai timbrato e adesso all’improvviso mi hanno chiesto di farlo. Così ieri ho parlato con la mia responsabile e ho chiesto se per caso fosse accaduto qualcosa. Lei mi ha detto che presso il cliente ero l’unica che non timbrava e che dei colleghi l’avevano fatto notare. Così mi hanno dato il cartellino. Ha aggiunto che per lei poteva rimanere tutto come prima, ma per mantenere un clima sereno ha preferito fare così.

        Grazie ancora :)

  162. stafania25 ha detto:

    buongiorno Dott.Pier Paolo lavoro in un piccolo negozio con due dipendenti
    ora c’è stato un calo delle vendite e il mo datore di lavoro mi ha mandato la
    lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
    E’ vero che posso impugnare il licenziamento e ottenere da 2,5 a 6 mensilità?
    conviene o sono piu le spese?
    grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ha subito modifiche dopo la Riforma Fornero, ma interessano essenzialmente le aziende con più di 15 dipendenti: in linea teorica è sempre vero che si può impugnare un licenziamento, ma la convenienza esiste solo se non esistono quelle motivazioni necessarie per giustificarlo; nel suo caso se il datore di lavoro potesse realmente dimostra che l’andamento degli affari rende la sua posiione in esubero e non ha la possibilità di proprle qualche nuovo incarico, il giudice potrebbe dargli ragione. Le spese legali in caso di sua vincita sono a carico del datore di lavoro, ma il suo avvocato potrebbe chiederle un’intrgrazione alla somma stabilita dal giudice.
      Ammesso che il suo datore sia disponibile potrebbe richiedere di trasformare il licenziamento con una risoluzione consenuale del rapporto di lavoro, a fronte di un piccolo incentivo all’esodo

  163. Domenico Troian ha detto:

    Buona sera,
    volevo richiederle informazioni su una mia situazione lavorativa passata
    Ho lavorato come dipendente nella mansione di cuoco con contratto a tempo determinato in hotel.
    Sono stato pagato regolarmente per tutto il periodo su C/C a parte l’ultima busta paga,
    che e’ arrivata quando ormai il contratto di lavoro era terminato,ma non mi e’ mai stato fatto l’accredito di 3506 euro.il titolare si e’ reso prima irreperibile,e adesso dopo diversi solleciti non mi ha ancora versato nulla e sono passati 5 mesi.Secondo lei mi conviene rivolgermi a un sindacato (tempi lunghi) o a un avvocato (piu’ costoso??).L’avvocato puo’ anche chiedere il recupero delle spese legali e eventuali danni??Cosa mi consiglia??
    Grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ sempre più efficace, in questi casi, l’intervento dell’avvocato il quale farà arrivare al datore di lavoro un decreto ingiuntivo. Visto che la somma non è rilevante, meglio accertare prima l’onorario del legale, nel caso in cui il datore di lavoro si convinca a pagare senza arrivare davanti ad un giudice, che è l’unico a poter decidere l’addebito delle spese legali alla parte perdente.

  164. salve le pongo subito la mia domanda io sono un dipendente nel campo autotrasporti in una ditta s.p.a. il mio datore di lavoro ci ha comunicato che deve ridurre il personale e che sarebbe disposto a pagare una buonuscita in caso qualcono decidesse di licenziarsi invece che aspettare la mobilita ,quanto potrei chiedere se dovessi accettare questa ipotesi.
    saluti e grazie per la sua disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Alberto mi devi fornire qualche informazione in più per poterti dare un suggerimento come:

      1. quale è la tua anzianità contributiva e quale la tua età
      2. quanti dipendenti ha l’azienda in cui lavori
      3. quali sono le tue mansioni
  165. ho 41 anni e ho 21 anni di contributi di cui quasi nove nell’azienda in questione la quale ha 250 dipendenti e io faccio l’autista gia che mi viene in mente aggiungo che ho un invalidita del 50% per problemi di salute cronici grazie ancora

    • Pier Paolo ha detto:

      Devo avvertirti che non c’è una norma di legge che stabilisce i criteri per determinare un incentivo all’esodo che rimane, quindi, una trattativa tra privati. Molto dipende dunque dalle tue esigenza una volta uscito dall’azienda senza avere neanche la mobilità. Sarà molto difficle che il datore di lavoro accetti, ma prova a partire con una richiesta di 12 mensilità. Che probabilità hai di trovare un nuovo posto di lavoro e dopo quanto tempo? Se non hai alcuna possiblità già pronta oggi è difficilissimo rientrare nel mercato del lavoro.

  166. brutium ha detto:

    Buon giorno Sig. Pier Paolo,
    Le spiego la mia situzione.
    Ho lavorato per un’azienda di distribuzione ottica in brianza, da maggio 2012 a gennaio 2013, assunto come responsabile di negozio, Ottico. Dapprima ero entusiasta della posizione che ricoprivo, dopo qualche tempo l’azienda ha iniziato a darmi lo stipendio a singhiozzi, pur avendo gli introiti desiderati e non essendo in perdita. Le mie ore di lavoro erano su contratto 32 mentre in realtà ero obbligato a stare li dentro per 12 ore al giorno, in quanto i colleghi che questa azienda inviava andavano formati sul lavoro stesso, quindi stavo li a formarli e l’azienda mi prometteva un aumento sullo stipendio.
    A dicembre i rapporti si sono inaspriti, in quanto avevo raggiunto la forma più alta di Stress lavorativo e versavo in una fase di depressione.
    Per tanto le chiedo, se gentilemente può rispondere alle mie domande,
    1) L’Azienda mi ha pagato tutti i mesi e mi ha consegnato tutte le buste paga ad eccezione di quella di Gennaio ed il relativo stipendio,come posso agire per avere entramibi, ad oggi?(ho contattato i sindacati, mi dicono che ci vuole tempo);
    2)L’Azienda non risponde alle mie email, e quando chiamo mi attacca il telefono, posso chiedere un risarcimento danni al Datore di lavoro?
    3)L’azienda non mi ha dato ne ha fatto parola del TFR, se non ai sindacati, a chi posso denunciare questi episodi?
    4)Oltre a questi fatti di problemi sul lavoro, la stessa azienda operava sul territorio tramite i miei titoli di studio, legalmente consentito solo con me presente ed al corrente, ora che i titoli di studio non ci sono più e che io non sono più li, stanno parlando male di me e del mio operato, screditandomi sul territorio.
    Posso denunciare questo alla finanza, o a quale autorità precisamente?
    5)Lavorovo li fino al 31/01/2013 poi sono andato via, sono tornato in calabria per avviare un progetto di una nuova mia attività, quindi mi sono trasferito anche di residenza, incide in qualche cosa questo?
    Resto a disposizione per chiarimenti.
    Buona giornata e Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Purtroppo nei casi come il suo, l’unico modo per sperare di recuperare le somme spettanti. consiste nel rivolgersi ad un legale. Date che le somme sono, comunque modeste, può tentare di rivolgersi ad un patronato INCA della CGIL che, in taluni casi, offre un’assistenza legale a condizioni economiche molto favorevoli per il lavoratore. Il legale può anche valutare la fattibilità e l’utilità di portare in causa la ditta per aver sfruttato i suoi titoli in maniera impropria e per il danno porovocato alla sua figura professionale. Tenga però presente che lei dovrebbe produrre delle prove a sostegno delle sue accuse.

  167. Nicola Rizzolo ha detto:

    salve sig. pier paolo,sono una ex guardia giurata licenziata ingiustamente secondo me a ottobre 2012, ho fatto l’impugnativa con un avvocato di mia fiducia, mancano una trentina di giorni per scadere i 180 giorni ( termini per fissare la prima udienza)il problema e’ questo che non so’ se faccio bene a scriverlo, l’azienda di cui ho prestato servizio per 27 anni mi fa sapere tramite uno dei suoi legali e attraverso il mio che ci puo’ essere un’accordo per il reintegro se lasciavo in azienda il TFR ( nel senso che glielo’ firmo come se me l’avrebbero dato, ma i soldi se li tengono), mi hanno fatto sapere che visto che non ho’ rubato ,ma che ho’ fatto solamente una cazzata dopo 27 anni senza precedenti, si poteva rimediare la cosa senza andare in giudizio. L’azienda e’ una spa con migliaia di guardie in tutta italia, io le avevo chiesto dei consigli in precedenza spiegando i fatti del licenziamento (raccapriccianti), e che l’azienda continua a fare certe cose ad altri colleghi , mandando dei graduati di loro gradimento a fottere le guardie in modo illecito nei posti di servizio. (adesso i graduati sono stati denunciati da alcuni colleghi all’ispettorato del lavoro e alla procura della repubblica per minacce e abusi con registrazioni), l’azienda all’ispettorato tramite un suo legale ha’ detto che non aveva mai autorizzato questi graduati a fare ispezioni alle guardie ( falso perche’ quando l’azienda firma un licenziamento o altra punizione le contestazioni sono firmate da questi graduati,qiuindi ………)Ritornando al discorso di prima (TFR) lei che mi consiglia, mi potrebbe dire di denunciare, ma purtroppo sono furbi perche’ non c’e’ niente di scritto ma verbalmente. grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Nicola da quello che mi dici, il tuo avvocato è stato coinvolto nella trattativa, quindi non è vero che non ci sarebbero testimoni per un eventuale denuncia. Sono andato a rivedere le tue precedenti informazioni e avrei dei dubbi a riprendere il lavoro in una ditta che ti ha trattato così come tu mi hai descritto. Capisco che è importante riprendere il posto di lavoro, ma mi sembra un vero e proprio ricatto e non un accordo quello di dover rinunciare al TFR. Cosa ne pensa il tuo avvocato? Ti consiglia di accettare o come me di andare in causa? Dopo 27 anni di servizio il tuo TFR deve essere abbastanza alto, quindi non ci rinuncerei tanto facilmente.

  168. Nicola Rizzolo ha detto:

    sicuramente l’avvocato e’ stato coinvolto nella trattativa, prendera’ qualcosina pure lui, ma in caso di denuncia pensa che l’avvocato verra’ a testimoniare? ho’ dei dubbi ,’ purtroppo sono ingenuo , perche’ quando il mio avvocato mi spiego’ a modo suo facendomelo capire dovevo registrare le sue parole, ma purtroppo non ero preparato, non mi aspettavo questi discorsi dal mio avv. di fiducia, adesso non posso incastrallo perche’ non mi dice il discorso in chiaro, ma mezze parole tipo( hai riflettuto, hai pensato), consigli non me ne da’ , mi lascia libero ma mi dice che con la riforma fornero e’ piu’ difficile vincere la causa , perche’ lui deve dimostrare l’insussistenza del fatto per essere reintegrato, e quindi come penso io e come la pensera’ lei mi sta consigliando dolcemente. non so’ cosa decidere in quanto tra due mesi mi termina la disoccupazzione, vivo in una regione dove trovare lavoro e un miracolo (al sud), e poi scusa l’espressione sono cazzi amari. ( la causa quanto durera’? qualche anno, poi come finisce ?)sono dentro un pallone totale. grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Nicola le tue preoccupazioni sono più che comprensibili; io non sono un avvocato come tu sai, quindi ti esprimo solo dei dubbi che tu dovresti chiarire con il tuo avvocato:

      1. l’azienda è disposta a firmare un accordo in cui si specifica che ti reintegra nel posto di lavoro a patto che tu rilasci una ricevuta liberatoria sul TFR?
      2. l’azienda è disposta a ratificare l’accordo davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro?
      3. il tuo avvocato non pensa che questa formula di accordo equivalga ad un patto contrario ai diritti del lavoratore, quindi legalmente nulla?

      Io non posso fare consulenza sul posto, per cui più di questo non posso francamente dire; è ovvio che se l’azienda ti sottoponesse un testo di accordo da firmare e tu avessi dei dubbi sulle competenze del tuo avvocato, io potrei farti un controllo, ma questa consulenza avrebbe un costo (seppure modesto) come specificato nella pagina del mio blog. (vedi consulenza on line)

  169. pascal1971bkb ha detto:

    Gentile avv. Grazie mille. Ho una richiesta da porle.mio ex datore di lavoro mi accusa di avere scritto un lettera.Ho fatto una prova scritta da un caligrafo che mi scaggiona di non essere le scrittore di quella lettera.Malgrado l’esito del caligrafo, Sono stato licenziato. ho impugnato il licenziamento. Non e la prima volta che mi licenziano. Due anni fa sono stato licenziato. con l’aiuto dei sindacati sono stato riassunto con contratto indeterminato. Adesso per la seconda volta i sindacati mi consigliano di andare fini in fondo con un azione giudiziaria. Mi consigli qualcosa?
    Cordialità.
    Anas.

    • Pier Paolo ha detto:

      Perdere il posto di lavoro senza alcuna colpa non è accettabile, ma per impugnare il licenziamento lei ha bisogno di un legale. Mi risulta che alcuni patronati sindacali come l’INCA della CGIL offre l’assistenza con pagamento solo se si vince la causa. Trovi l’indirizzo della sede più vicina alla sua residenza da questo ELENCO REGIONALE

      • Pasy ha detto:

        Illustrissimo dottore,
        Vorrei dirle grazie per questo sito. Vorrei dirle che finalmente la mia causa verà discusso il 03/07/2013 per un licenziamento illegitimo spinta per motivi di discriminazione. Non ho avuto testimone ma essendo stato un impiegato ho dovuto documentare tutto con le carte in mano. Che cosa mi suggerisce?
        Con viva cordialità

      • Pier Paolo ha detto:

        Se la causa verrà discussa il 3 luglio significa che hai un avvocato, che ha presentao ricorso contro il licenziamento; io ti posso consigliare solo di seguire i suggerimenti del tuo avvocato.

      • Pas ha detto:

        Preg.mo Dottore,
        Mancano quasi 7 giorni dell’udienza. Con la documentazione alle nostre mani, sono convinto che l’azienda verrà condannata persantemente. Dottore, non ho più voglia nel caso di rientergro di ritornare in quello inferno, posso chiedere al mio avvocato di porre un indennizzo sostitutiva, e altri danni chiedendo un RISARCIMENTO PERPETUA? come i Guidici pernale hanno chiesto a qualcuno pochi giorni fa? Vedendo la natura del caso, dopo questa fase civile, posso penalmente segiure l’azienda per calunnia e sottrazione delle mio porta foglio?
        Saluto.

      • Pier Paolo ha detto:

        Certamente si può chiedere l’indennizzo sostitutivo, ma non mi risulta che i giudici abbiano mai concesso un risarcimento perpetuo.

      • Pasy ha detto:

        Eccellentissimo dottore, Vorrei dirLe che ci siamo ritrovarti diffronte al Giudici di lavoro e il datore di lavoro ha cominciato a rampicare sullo specchio. Non avendo nullo da giustificare il licenziamento, i giudici hanno dichiarato ammissibile il mio ricorso e ha ordinato che sia fatta una nuova perizia sulla lettera in contestazione questa volta dal tribunale. Devo dirle che l’azienda mi accusa di aver scritto una lettera in nome di un cliente cosi mettendo in cattiva luce l’azienda. Ho fatto una perizia che mi scagiona, ma l’azienda sostiene di aver fatto anche loro una perizia e la loro perizia conferma che sono io la scrivente della lettera.
        Adesso, i giudici di lavoro ordineranno una nuova perizia senza che l’azienda metti dentro il naso.
        Secondo Lei, quali scenari possono verificare? Quali danni economici possono avere?
        Cordialità.

      • Pier Paolo ha detto:

        Il giudice può condannare l’azienda a reintegrarti nel posto di lavoro, pagare tutti gli stipendi che hai perso e, se il tuo avvocato lo ha chiesto, pagarti eventuali danni morali. Tu puoi scegliere di non ritornare ed allora il giudice potrà fissare una somma da pagarti come penale.

  170. Raffaele ha detto:

    Salve,la seguo da un pò di tempo e mi complimento. Le voglio esporre questa questione…..
    Ad aprile 2011 sono stato licenziato da una azienda agricola, la quale mi teneva inquadrato come operaio agr. part/time (10/15 giorni al mese),con contratti annuali. Il mio ruolo all’interno dell’az. era però in amministrazione e magazzino merci. Al licenziamento ho chiesto che mi venisse riconosciuto il Tfr in quando io ricoprivo il ruolo di un impiegato,cosa che mi è stata negata! Quindi mi sono rivolto ad un avvocato che ha aperto una vertenza. Potendo io dimostrare che lavoravo 26/27 giorni al mese (copie di ddt di merce in entrata a mia firma,copie di varie dichiarazioni del datore di lavoro che io ero responsabile antincendio, responsabile dei lavoratori,ecc). Posso anche dimostrare il tutto in quanto i ddt di uscita,tutti compilati a mano, sono tutti eseguiti da me. Ora io mi chiedo : Con queste prove posso far valere il mio diritto che dovevo essere inquadrato differentemente,con paga oraria diversa, e relativo TFR di 5 anni di lavoro? Intanto siamo al 2013 ma ancora nessuna comunicazione dalle autorità competenti.
    Grazie in anticipo della delucidazione.

    • Pier Paolo ha detto:

      Se lei mi segue da un poco di tempo, avrà visto che non sono un avvocato ma un consulente del Personale. Il suo avvocato avrebbe dovuto chiarirle quale percentuale lei ha di vincere la causa contro l’azienda, con la documentazione in suo possesso. Il ritardo della discussione della causa può dipendere da tanti motivi, primo fra tutti quando il suo avvocato ha depositato il ricorso in tribunale e presso quale tribunale. Lei mi faccia sapere questi dati ed io le potrò dire se c’è qualche cosa di anomalo o meno.

      • Raffaele ha detto:

        Ma dalla sua esperienza, visto le mie manzioni svolte nell’azienda (Ragioneria e magazzino per 5 anni ,tutti i giorni) avrei dovuto avere un tipo di contratto differente?

  171. Pasi ha detto:

    Ci siamo visti con l’avvocato del sindacato oggi il per un azione giudiziaria vedo che la ditta non ha risposto alla lettera di impugnazione mandato dal sindacato di categoria. L’avvocato ha invece scelto di scrivere una lettera di diffida alla ditta prima di fare un azione giudiziaria perché dopo la lettera d’impugnazione fatta dal mio sindacato di categoria, l’azienda non ha risposto.Che succede dopo la diffida? Che cosa dobbiamo aspettare dopo la diffida? Sè non rispondono alla diffida che succede dopo?
    saluti
    Saluti, Anas

    • Pier Paolo ha detto:

      Se l’azienda non risponde alla lettera di diffida, il suo avvocato dovrà presentare ricorso in tribunale, ammesso che il licenziamento sia per giusta causa. Cosa diversa se il licenziamento è stato per giustificato motivo oggettivo, ma questo glielo spiegherà il suo avvocato.

  172. Pasi ha detto:

    Gentile Avvocato, il licenziamento è per gusta causa (Mi accusano di aver scritto una lettera, ho potuto fare la perizia calligrafica e mi scagiona) L’azienda ha letto la perizia.
    saluti.

  173. MIRKO ha detto:

    Salve , SIG.PIERPAOLO vorrei chiederle se essendo 1 lavoratore iscritto alle liste di mobilità da pochi giorni e avendo subito un’altra possibilità lavorativa con contratto a tempo determinato esiste un minimo di giorni dalla richiesta fatta al caf della mobilità x essere assunti o no ? Ed inoltre se 1 lavoratore in mobilità impiegato in 1 azienda , passa ad 1 altra azienda mantiene l’iscrizione alle liste di mobilità o questo passaggio fa perdere il diritto ?
    GRAZIE !!

    • Pier Paolo ha detto:

      Immagino che il nuovo datore di lavoro voglia usufruire degli sgravi contributivi per chi assume lavoratori dalle liste di mobilità; per poter procedere all’assunzione deve attendere che il suo nominativo compaia nelle liste di mobilità.
      Il lavoratore in mobilità che viene assunto con contratto di lavoro part-time o a tempo determinato mantiene l’iscrizione nella lista,l’indennità di mobilità rimane sospesa e le giornate di lavoro non vengono calcolate ai fini della determinazione del periodo di durata dell’indennità spettante.

  174. Andrea ha detto:

    Buongiorno Signor Pier Paolo, volevo sapere gentilmente se costituisce reato per legge far fare gli straordinarie ad un lavoratore con contratto di apprendistato e sopratutto questa persona(che sarei io) da resti,mette mani in cassa,chiusura cassa e sono anche vice responsabile..ovviamente tutto questo con stipendio da apprendista.

    • Pier Paolo ha detto:

      No gli straordinari possono essere fatti previo accordo con l’apprendista e alle condizioni che trovi su questo LINK. Per quanto riguarda la gestione della cassa devi controllare con quale obiettivo formativo eri stato assusnto; se la gestione della cassa non fa parte del percorso formativo è ovvio che il tuo datore di lavoro ti farebbe fare mansioni che non ti competono.

  175. Mirko ha detto:

    Salve, ho 1 contratto a T. Determinato , dato che sono stato assunto dalle liste di mobilità se do le dimissioni x andare a lavorare da un’altra parte sempre con contratto a T.D posso mantenere l’iscrizione nelle liste di mobilità e di conseguenza essere assunto dalla nuova azienda dalle relative liste e mantenere quando mi terminerà il nuvo contratto di lavoro il relativo indennizzo della mobilità ? Nel ringraziarla vorrei dirle che dovrei fare tutto ciò in tempi ristretti e quindi attendo il suo parere !!

    • Pier Paolo ha detto:

      Mirko, poni un problema per il quale non c’è chiara legislazione e potresti avere risposte diverse dall’INPS e dai patronati. Ho letto un poco in giro e mi sembra che ci siano due aspetti diversi da considerare:

      1. attento a dare le dimissioni durante un contratto a termine, poiché se sei fuori dell’eventuale periodo di prova, potresti farlo solo per giusta causa, altrimenti il datore di lavoro potrebbe anche chiederti i danni.
      2. dovresti necessariamente avere dall’INPS l’assicurazione di poter rientrare nelle liste di mobilità, magari presentando una lettera d’impegno del nuovo datore di lavoro.
  176. Marco ha detto:

    Buonasera vorrei chiederle di quanto deve essere al Max la durata di un contratto a Tempo determinato x non perdere la mobilità ?
    GRAZIE !!

  177. ALESSANDRO ha detto:

    Salve , sono un lavoratore inserito attualmente nelle liste di mobilità in procinto di essere assunto a T. determinato e vorrei sapere di quanto al massimo possa essere 1 contratto per non perdere la mobilità ? Inoltre le chiedo ( dato che avrei 1 seconda opzione lavorativa ), se comincio il contratto a T.D e poi voglio cambiare lavoro e quindi mi dimetto perdo l’iscrizione alle liste di mobilità e l’indennizzo relativo ? Nel caso anche se mi dimetto nel periodo di prova ?
    GRAZIE !!!

  178. ALESSANDRO ha detto:

    OK ho visto che il contratto max x non perdere la mobilità è di 12 mesi, ma scusi se insisto in giro che non bisogna arrivare a 12 mesi ma ad esempio farsi fare 11 mesi e 3 settimane, le dico questo in quanto il contratto che vorrebbero farmi sarà proprio di 12 mesi e io che già mi trovo in 1 momento difficile x me a livello lavorativo non vorrei perdere l’unico sostegno che avrei terminato il contratto a T.D X 1 disattenzione di qualche settimana che mi costerebbe 2 anni di indennizzo di mobilità. Grazie SIG. PIER PAOLO spero che riesca ad aiutarmi con 1 risposta più dettagliata !!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Come detto nella risposta a Mirko il problema è che non ci sono precisi riferimenti legislativi, infatti nessun cenno viene fatto sulla massima durata dei contratti a termine, durante la mobilità, nella Circolare Inps che tratta questo argomento.
      Ti segnalo un LINK che fornisce questi dettagli, con la raccomandazione di sentire assolutamente anche il parere dell’INPS, perché è quello che devi tenere in considerazione.

  179. roberto ha detto:

    Salve, sono un Oss da circa 7 anni ma non sapevo di esserlo poiché all’incirca 2 anni fa un’indagine partita dalla Gdf mi contestano che il mio titolo sia falso poiché rilasciato da un’associazione tra virgolette accreditata alla regione campania ma truffaldina, a seguito dell’indagine e ravvisato della possibilità del titolo fosse fasullo ho messo di nuovo mano al mio portafogli e ho iniziato altro corso acquisendo nuovo titolo professionale (questa volta mi sono accertato che fosse tutto in regola), ho chiesto circa un anno fa alla mia azienda di integrare con il nuovo titolo ma oggi mi ritrovo a causa del vecchio titolo sospeso cautelativamente dall’azienda motivazione che io stia lavorando con titolo ritenuto dalla Gdf e non da un Tribunale falso, posso impugnare la sospensione e rientrare a lavoro e quante possibilità avrò di rientrare?
    Le sarei grato se potesse delucidarmi .

    • Pier Paolo ha detto:

      Salve Roberto,
      in base alla breve descrizione che hai fatto si dovrebbe desumere che potresti impugnare la sospensione, ovviamente tramite un legale; il punto fondamentale che però dovrai affrontare sarà quello di dimostrare che tu non eri a conoscenza dell’attività truffaldina dell’associazione e quindi della tua buona fede. Riguardo alle possibilità di rientrare ti potrei dare una consulenza alle condizioni che trovi sul mio blog, ma se tu accetterai mi dovresti poi mandare alcuni documenti quali:

      1. nominativo dell’associazione truffaldina
      2. copia del titolo rilasciato da quella associazione
      3. notizie sull’indagine compiute dall gdf (tu da chi sei stato avvertito?)
      4. copia della domanda d’integrazione che hai fatto all’azienda
      5. copia della sospensione esercitata dall’azienda nei tuoi riguardi
  180. Alessandro ha detto:

    Salve a tutti ,io sono stato licenziato 4anni fa perche mi era scaduto il contratto di lavoro ma siccome sto in causa con il datore perché essendo assunto con contratto di apprendistato sceglitore,in realtà facevo tutt’altre cosa dal mulettista a magazziniere, vorrei sapere se vinco la causa ho diritto al reintegro a lavoro??

    • Pier Paolo ha detto:

      Dipende da come ha impostato il ricorso il tuo avvocato; in pratica si sarebbe dovuto contestare l’applicazione del contratto di apprendistato e quindi il licenziamento per scadenza dei termini sarebbe nullo e il giudice dovrebbe disporre per il reintegro.

  181. Stefano ha detto:

    Salve le spiego la mia situazione,Sono stato per sette mesi in un ristorante il mio ex titolare al momento del contratto mi chiede documenti e mi fa firmare un foglio senza nemmeno farmelo leggere.Dopo 3 mesi gli chiedo la busta paga,ma lui diceva sempre che si dimenticava di darmela,arriviamo quindi a 7 mesi di lavoro e mai visto la busta paga,vado a l’imps e mi faccio stampare un foglio se c’erano i contributi pagati,come pensavo non mi ha confermato nemmeno il contratto per 7 mesi ho lavorato in nero e non mi ha dato nemmeno 1 centesimo di liquidazione cosa posso fare?

  182. Trisha ha detto:

    avoro per un societa’ informatica di 35 diendenti da 2 anni e 2 mesi….ho un contratto a tempo indeterminato.

    ieri sera la mia azienda mi ha chiamato che vuole tagliare le persone includendo me…

    vorrei sapare se veramente possono mandarmi via anche con contratto a tempo indeterminato? con quali motivi possono mandarmi via? sono andato ad un sindacato in CGIL e mi hanno detto che non devo firmare nessun dimmissione e hanno detto che se la mia azienda taglia le persone devono darci buon uscita/risarcimento/ tra 6-24 mesi prima di mandare via…Mi hanno detto di aspettare il loro proposta che si potrebbe trattare il buon uscita…

    volevo sapere se e’ corretto :
    1) se ci possono mandarci via?
    se ci mandano via devono pagarci buonuscita/risarcimento?
    2)ci sono avvaocati o persone di riferimento a chi posso rivolgere per aiuto? in questi tempi di crisi la gente non trova lavoro anche aspettando da 1-2 anni e senza lavoro siamo in difficolta’..
    3)Ho letto il suo calcolo di buonuscita ma per il due anni di anzienita’ e senza carico famiglio e un’eta’ di 30 anni cosa posso aspettare quale buon uscita per me in termini di euro? se faccio formula A-B-C mi sembra che non prendo niente ( 13*xeuro-(1 mese preavviso*xeuro)-10,000(mobilita’ spettatente, – non so se e’ corretto))
    4) posso andare anche io di parlare di recessso voluntario invece di aspettare il loro decisione o conviene aspettare il loro decisione?
    5) l’azienda mi ha detto che non sanno che processo loro implicheranno e hanno anche detto che una soluzione anche potrebbe essere di chiedere a lavorare per un stipendio basso. Loro possono sforzare a accettare un basso stipendio?
    6)

    sono straniere e quando avevo firmato contratto l’azienda aveva firmato anche un’altro documento che si chiama contratto di soggiorno e l’azienda aveva dichiarato queste cose:

    a) di non aver effettuato negli ultimi 12 mesi licenziamenti per riduzione di personale né di aver attualmente in forza
    lavoratori in C.I.G. aventi qualifica corrispondente a quella di assunzione del lavoratore non appartenente all’UE;
    b) che il rapporto di lavoro non sarà risolto, se non per motivi di legge o di contratto prima della scadenza prevista;

    i due punti su possono aiutarmi?

    • Pier Paolo ha detto:

      Le aziende, con più di 15 dipendenti possono licenziare i lavoratori, anche con contratti a tempo indeterminato, in caso di crisi aziendale, ma devono aprire una procedura di licenziamenti collettivi, che include anche accordi con i sindacati. Non sono obbligati a pagare una buonuscita, ma spesso la propongono ai dipendenti per non avere problemi legali. Il valore della buonuscita (incentivo all’esodo) non è stabilito per legge, ma fa parte di accordi con i singoli dipendenti o con i sidacati. Il mio calcolo è un esempio ma non devi considerarlo come valido nel tuo caso.
      In questa fase ti conviene attendere e non firmare nessuna dimissione o nessun accordo, sino a quando l’azienda non avrà aperto ufficialmente la procedura per i licenziamenti collettivi. Potrebbe essere un’alternativa quella di lavorare con uno stipendio più basso, per non perdere il posto di lavoro, ma questa soluzione non deve riguardare solo te , ma tutti i dipendenti coinvolti nella ristrutturazione dell’azienda. Non so dove abiti, quindi non posso suggerirti nominativi di avvocati. Posso fornirti assistenza telefonica o con email alle condizioni spiegate sulla mia pagina di Consulenza on line

  183. franco ha detto:

    salve, sono un ex dipendente Telecom Italia nato il 07/02/1953, in mobilita lunga (4 anni) dal 1luglio2010,con scadenza 07/05/2014, erogazione pensione 01/06/2015 secondo calcoli INPS. Vengo alla mia domanda:avendo lavorato in Svizzera (2anni e mezzo) come edile, posso fare valere quei contributi (figurativi) per un eventuale anticipo alla pensione? La saluto e La ringrazio di una risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Direi di si poiché a me risulta che la Convenzione stipulata tra l’Italia e la Svizzera prevede l’utilizzo della contribuzione versata in Svizzera per ottenere la pensione in Italia; in essa è prevista la possibilità della Totalizzazione dei periodi assicurativi (uso figurativo) al fine di ottenere le prestazioni in Italia.

  184. monica ottoboni ha detto:

    buona sera sig.Paolo Sposato volevo porrre alcune domande riguardo la mia posizione in azienda sono dipendente livello 8 quadro capo reparto commerciale ,è vero che non mi aspetta la cassa integrazione e la mobilità visto che l azienda si sta organizzando per un concordato? Se si come posso salvaguardarmi? E il TFR , le ferie e lgli stipendi non pagati che fine faranno? SUL CONCORDATO anche i dipendenti devono accettare o non c:entrano nulla
    grazie buona sera

    • Pier Paolo ha detto:

      Deduco che la sua azienda stia attivando un processo di ristrutturazione; Cig e mobilità, da un punto di vista legale, spettano a tutte le figure di dipendenti, ma l’azienda, per motivi organizzativi può rifiutarsi di inserire nelle liste i dipendenti che considera essenziali per continuare l’attività. E’ ovvio che questo dovrebbe essere considerato un vantaggio; il problema sarebbe se l’azienda la discriminasse rispetto ad altri dipendenti, non concedendo a lei forme d’incentivazione concesse ad altri e dovrebbero essere proprio i sindacati ad intervenire se ciò dovesse accadere. Non capisco la questione del TFR e degli stipendi (perché non pagati? cosa è successo?)

      • monica ottoboni ha detto:

        buon giorno monica ottoboni si l azienda da febbraio ha messo in cassa integrazione straordinaria i dipendenti dal 6 maggio saremo li solo in 4 su 24 per finire le ultime cose ma in 3 /4 giorni tutto si concluderà ,l azienda sta tentando un concordato o adddirittura farà falllimento e chiude nesssun socio andrà avanti.Chiedevo visto che abbbiamo in aretrato 2 mesi di stipendio io in particolare visto che non sono nellla lista di coloro che hanno fatto cassa integrazione chi li pagherà visto che non ci sono soldi disponibili e so per certo che il commmercialista ha dato ordine di non pagare gli stessi per il momento anche se a fatica magari si potrebbbe fare e nell eventualità di tutto questo il TFR che per me è una cifra importante chi ce lo pagherà ?
        grazie anticipatamente per le sue risposte Monica O.

      • Pier Paolo ha detto:

        Lei mi descrive ora una situazione che non conoscevo; stante quanto lei descrive io le consiglierei di mettersi subito nelle mani di un legale che, nel caso fosse necessario, provvederà a mettere immediatamente in mora la ditta.

  185. monica ottoboni ha detto:

    monica ottoboni
    grazie
    mi scusi ancora,ma se nel giro di questi 4/5 giorni L azienda lascia a casa anche me devo cercare di farmi mettere in cassa int. o eventuale mobilità o è una procedura che allla chiusura è automatica
    saluti grazie

  186. Federica ha detto:

    Buona sera,
    Sono stata dipendente di un’azienda per 12 mesi con contratto a tempo determinato (viziato), dopodiché a da febbraio a marzo 2013 sono rimasta disoccupata e ad aprile la stessa azienda mi ha assunto con un tempo determinato di 6 mesi.
    Con questo secondo contratto hanno sbagliato il numero di gg di stacco che avrebbero dovuto essere 90!
    Ho impugnato il primo contratto, l’accordo non è di mio interesse e vorrei fare causa per chiedere la riqualifica del contratto.
    È vero che, con la legge Fornero, per il periodo della durata della causa non posso lavorare?

    Questo mi disincentiverebbe nell’interaprendere un contenzioso.
    La ringrazio.
    Cordiali saluti.
    Federica

    • Pier Paolo ha detto:

      Federica chi le ha dato questa notizia? La legge Fornero è intervenuta sull’impugnazione del contratto a termine, prevedendo che essa debba avvenire nel termine di 120 gg. dalla scadenza del contratto (il termine, oggi, corrispondeva a giorni 60), mentre l’azione giudiziale deve essere proposta nel termine di 180 gg (termine, questo, oggi corrispondente a gg. 270).

      Gli effetti della pronuncia dichiarativa della nullità del contratto, peraltro, oltre alla ricostituzione del rapporto di lavoro, sono di natura esclusivamente risarcitoria ma limitati con riferimento al quantum.

      Ne consegue che il datore sarà condannato esclusivamente, oltre alla reintegra del lavoratore, a corrispondere un’indennità compresa tra le 2,5 mensilità e le 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
      Sinceramente non so darle altra risposta, nel dubbio che la questione sia squisitamente di natura legale.

  187. marco ha detto:

    salve avvocato io a aprile 2011 ho avuto un infortunio , da marzo 2012 che tento da rientrare ma la ditta non me lo concede iniziando con una cigs aperta x un altro reparto mi ha collocato x 10 mesi nel frattempo ho consumato anche 2 mesi di ferie che avevo, ha tentato 2 volte di licenziarmi ingiustamente ma io non sono stato d accordo, una volevano farmi firmare una lettera di licenziamento riguardante il reparto chiuso , altra tentando un assenza ingiustificata ma ho bloccato il tutto, loro dovevano cercarmi il posto dove ricollocarmi ma non l anno mai fatto pensando che io mi sarei licenziato, cosa che non intendo fare però x questa situazione venuta a crearsi io adesso è 65 giorni che sono a casa depresso e non so più cosa fare e loro se ne fregano, cosa devo fare grazie x la risposta

    • Pier Paolo ha detto:

      Tu dici di essere a casa da 65 giorni ma non specifichi a che titolo. Sei in malattia? Sei obbligato a restare a casa dall’azienda? Purtroppo, in questi casi, quando i rapporti con l’azienda sono così conflittuali, o ci si fa proteggere dai sindacati,o da un legale o si cerca una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

  188. Claudia ha detto:

    Salve, le sto lasciando questo commento perchè avrei bisogno di preziosi consigli per la mia situazione lavorativa. Sono stata assunta da poco in qualità di operaio add. vendite con contratto di 6 mesi di livello 6 del commercio presso un negozio compro oro. I problemi sono molti, dunque: 1. Nella busta paga c’è scritto che dovrei guadagnare 1100 euro netti, mentre il mio datore di lavoro me ne da solo 700, facendomi firmare comunque la busta paga;
    2. Sono l’unica dipendente del locale, automaticamente se non ci sono io il negozio è chiuso, dunque se voglio prendere permessi di malattia vengo intimidita e per quanto riguarda giorni di ferie non ne parliamo;
    3.Da contratto dovrei fare 38.5 ore settimanali ma effettivamente svolgo 42 ore (ovviamente queste ore extra non sono riportate in busta);
    4. Il locale nel quale lavoro è privo di riscaldamento e altri servizi;
    La domanda che porgo è come posso comportarmi in base a tutto ciò? posso fare vertenza sindacale? gli stipendi che ho ricevuto fin ora sono stati pagati in contanti, quindi non avendo ricevuto bonifico bancario non ho le carte dell’estratto conto che possono dimostrare quanto detto..cos’altro posso fare? registrare conversazioni con il mio datore? gli sms sono considerabili come prove effettive? il mio datore di lavoro inoltre è molto facoltoso, e denunciandolo, non vorrei proprio che lui riuscisse a farmi ritorcere la cosa contro! Aspetto con ansia i vostri consigli!! Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      So perfettamente che, in casi del genere, se ci si ribella ai maltrattamenti quasi certamente si viene licenziati, ma è necessario che tu prenda una decisione. O ti rivolgi ai sindacati provinciali o ad un legale di fiducia, o continuerai a subire i maltrattamenti. Tu da sola non credo possa risolvere la situazione. Tu non dovresti più accettare di essere pagata brevi manu, pretendere di avere il bonifico, non firmare la busta paga, rifiutarti di lavorare oltre gli orari contrattuali e pretendere che, in inverno, il locale sia riscaldato. Tutte richieste legittime ma che se farai senza alcuna protezione, produrrano solo il tuo licenziamento.

  189. spartano ha detto:

    Buona sera,volevo chiedere se è mai possibile che l azienda per la quale lavoro,si rifiuta di darmi la mia posizione personale,riguardante i giorni di malattia fatti da me negli ultimi 3 anni.
    tralaltro io la richiedo dopo che l azienda sparge la voce in azienda che la % di malattia è cosi alta a causa mia,dicendo che sono un assenteista e un fannullone. e che avendo cosi tanti giorni di malattia,nonappena avro superato il periodo mi lascera a casa. calcolate che in 8 anni ho fatto circa 9 gg di malattia,poi nell ultimo anno dopo un problema di salute e un intervento convalescenza e un po di stress,ne ho fatti circa 70. questo l ho riscontrato verificando all imps della mia citta.
    grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ ovvio che tu hai diritto a sapere la tua posizione personale che, credo, l’azienda non voglia darti nella speranza che tu, senza accorgertene, superi il così detto periodo di comporto con il che potrebbero licenziarti. Controlla sul CCNL quale è il periodo di comporto della tua categoria e se hai la RSU chiedi a loro di intervenire presso la direzione del personale per avere i tuoi dati di malattia.

  190. alessandro ha detto:

    salve io faccio parte di un azienda con 41 dipendenti che si occupa di servizi di pulizia presso un tribunale ma io ed altri 4 pur avendo un contratto come addetti alle pulizie ci hanno sempre impiegato nel servizio di facchinaggio ,servizio che da gennaio 2013 non viene più svolto per mancanza di fondi mentre quello delle pulizie viene regolarmente svolto. quindi l’azienda senza a mio avviso giustificato motivo e senza che noi avessimo richiesto ne firmato nulla ci ha messo in “permesso di lavoro non retribuito” una sorta di aspettattiva insomma,abbiamo provato con il sindacato a sbloccare la faccenda (c.g.i.l.) poi li abbiamo convocati all’ufficio provinciale del lavoro ma niente continuavano a chiedere rinvii per fantomatici inpegni fino a che siamo stati costretti a chiudere il verbale in modo negativo.Vorrei una sua opinione sulla vicenda e se mi consiglio un avvocato privato o del sindacato (che non pagherei) pechè questa è una causa che non posso permettermi di perdere (la mia famiglia e monoreddito con tre figli minori a carico) e volevo sapere se anche per le sospensioni l’ex art.700 (carattere d’urgenza) è valido visto che sono anche in arretrato con diverse bollette.dimenticavo l’azienda per gli altri 36 operai ha attivo un contratto di solidarietà a mio parere totalmente fittizio visto che non solo non c’è una riduzione d’orario e quindi di stipendio ma gli danno ogni mese 150 euro di buoni pasto in nero per non farli lamentare . mi scusi se mi sono dilungato ma la mia situazione è davvero difficile in attesa di una sua risposta le porgo cortesi saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Alessandro, purtroppo il tuo datore di lavoro è di quelli con cui è necessario usare la maniere forti. Vedo che tu ti sei già rivolto alla CGIL e loro hanno il patronato INCA che, di solito, offre assistenza legale a condizioni particolarmente vantaggiose CGIL. Io posso suggerirti un bravo avvocato privato ma solo su Milano.

  191. Trisha ha detto:

    Salve Paolo,

    sta mattina abbiamo avuto una notizia nella nostra societò dove lavoro da più di 2 anni…

    la società ci ha communicato verbalmente che dalla prossima settimana la azienda si chiude e poi e ci ha chiesto di non venire in ufficio dalla prossima settimana…e poi dal 31 maggio dicono che saranno licenziati tutti i suoi dipendenti…. ci hanno detto che domani communicheranno i sindacati ufficialmente di queste decisione…..Non capisco cosa fare adesso!!

    La società ha 45 dipendenti e lavora nel campo di consulenza informatica. La società nei scorsi due mesi ha aperto due aziende nuove(al nome del figlio del proprietario) a chi hanno passato la gestione di alcune sue clienti ( i clienti preso quale lavoravano i suoi dipendenti). ai tutti i suoi dipendenti che lavoravano presso questi clienti hanno proposto di passare in queste due nuove società…. Invece gli altri dipendenti che sono rimasti e non fanno parte di questi clienti che sono stati passati a nuove società (aperto al nome del figlio del proprietario) sono rimasti nel vecchio società e saranno licenziati a fine mese( come scritto su prima chiusura aziendale e poi licenziamenti)…. questi due nuove società praticamente devono pagare affitto al vecchio società poichè hanno preso i suoi clienti…

    cosa possiamo fare per impugnare licenziamento? la azienda dice che sono in difficoltà ma non sembra vero poichè hanno aperto due nuove società… Possiamo ancora fare causa contro la società? ci devono dare risarcimento?? secondo mio parere è illegale questa cosa…purtroppo la azienda non ci parlato nemmeno di buonuscita o piano di esodo… durante il riunione di oggi ci ha communicato che ci pagherà il liquidazione!

    ci aiuti per favore con i suoi consigli? secondo lei possiamo parlare con la società per un danno o risarcimento o piano di esodo prima di andare al sindacato??

    • Pier Paolo ha detto:

      La società, essendo una ditta con più di 15 dipendenti, dovrà seguire le procedure stabilite dalla legge per i licenziamenti collettivi, tanto è vero che loro stessi vi hanno detto che comunicheranno la decisione ai sindacati. La procedura prevede non solo la comunicazione, ma anche il tentativo di raggiungere un accordo sindacale che potrebbe durare sino ad un massimo di 75 giorni. Vi sconsiglio di iniziare delle trattative a titolo personale, mentre è assolutamente necessario che informiate i sindacati sulle manovre messe in atto dall’azienda, così come le avete raccontate a me.

  192. Alessandro ha detto:

    salve sono sempre Alessandro le ho scritto il post precedente vorrei una delucidazione da lei, mi sono recato da un avvocato del diritto del lavoro ( giovane) e mi ha detto che anche se il giudice ci dasse ragione “grazie” alla nuova legge fornero il datore potrebbe non reintegrarci al lavoro accettando di pagar un risarcimento danni che va dalle 12 alle 24 mensilità.io ho letto in vari post in giro per il web che il datore per fare questo dovrebbe dimostrare che ha dei manifesti problemi economici invece l’avvocato mi dice che il giudice al massimo lo può condannare al risarcimento se è così è una vera truffa perchè in questo caso come dice l’avvocato il datore senza alcun motivo ha il potere (pagando) di buttare per strada chi vuole anche per capriccio mi aiuti a capire perchè mi sembra un assurdità.

    • Pier Paolo ha detto:

      E’ parzialmente vero ma è sicuramente possibile; attenzione però poichè ci sono dei casi nei quali il giudice, se il datore di lavoro non ha rispettato alcuni termini per i licenziamenti così detti economici, può disporre anche per il reintegro del dipendente. La legge è molto complessa ed io suggerisco di nuovo di rivolgersi ad un esperto legale sindacale, visto che il tuo datoe di lavoro ha parecchi peccatucci da farsi perdonare.

  193. Giovanni ha detto:

    salve le scrivo per sapere se può essere considerato ritorsivo verso solo alcuni dei suoi dipendenti l’atteggiamento di un azienda che ha la scadenza di un appalto ad agosto e tiene questi da febbraio in sospensione non retribuita in attesa che cessi l’appalto così poi secondo loro la questione se la sbrigherà l’azienda subentrante.abbiamo paura di rivolgerci ad un sindacato o ad un legale perchè loro ci hanno minacciato che avrebbero fatto dei licenziamenti per motivi economici così come ho letto da un post precedente (che ha ragione) il datore di lavoro potrebbe essere condannato al massimo ad una sanzione che va da 12 a 24 mensilità ma perderemmo il posto di lavoro in quanto il giudice non avrebbe in questo caso il potere di reintegro al lavoro è un ricatto vero e proprio.e vorrei sapere se c’è una legge che ci possa tutelare anche se la fornero con Monti hanno distrutto il diritto del lavoratore facendoci tenere tutti in ostaggio con il potere del ricatto dai datori di lavoro e questa è la giustizia Italiana grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Giovanni mi dovresti spiegare cosa intendi per sospensione non retribuita in quanto, con questo termine s’intende normalmente una sanzione disciplinare che non è il tuo caso. Il datore di lavoro non può obbligarvi a restare a casa senza retribuzione; esiste la cassa integrazione, i contratti di solidarietà, la mobilità, l’utilizzo delle ferie, ma non la sospensione senza retribuzione. E’ poi vero che la riforma Fornero ha modificato l’art.18 ma non è così facile licenziare i dipendenti se non ci sono realmente motivi oggettivi. Quanti dipendenti ha la tua ditta?

  194. giovanni ha detto:

    la mia ditta ha 50 dipendenti di qui 40 già con contratto di solidarietà ma a me ed a un mio collega(che non abbiamo la solidarietà) hanno riservato questo trattamento assolutamente non disciplinare sembra surreale ma è proprio così non ci fanno lavorare asserendo che hanno problemi economici cosa che mi sembra pretestuosa visto che la modifica all’art 18 consentirebbe loro di licenziarci pagando solo una penale (da 12 a 24 mensilità), ci hanno già dato un mese di ferie (arretrate) dopo di che il nulla.per sospensione intendo permeso di lavoro non retribuito (come se fosse un aspettativa) mai richiesta da noi e mai firmata.

    • Pier Paolo ha detto:

      Giovanni, non conoscendo il vostro datore di lavoro non mi permetto di dare consigli che potrebbero costarvi il posto ma, se la situazione è quella che mi descrivi, tu ed il tuo collega state subendo un sopruso ed una discriminazione; solo rivolgendovi ad un sindacato o ad un legale potreste vedere riconosciuti i vostri diritti. Io, in questi casi, suggerisco di rivolgersi alla CGIL che, tramite previa iscrizione, può fornire assistenza legale con condizioni di favore per il lavoratore. La vostra azienda, avendo 50 dipendenti, per effettuare un licenziamento per motivi economici, deve seguire la nuova procedura, prevista dalla Legge Fornero e non è detto che se la cavi solo con il pagamento della penale. Nel caso si riesca a dimostrare di aver subito una discriminazione il giudice può disporre per il reintegro del dipendente.

  195. salvatore ha detto:

    bng sign pier paolo………vorrei sottoperle il mio caso sono un operaio il più anziano della nostra azienda ha febbraio il nostro datore di lavoro hha fatto un accordo con i sindacati x la cig in deroga e promettendo a noi operai che avremmo fatto 1 settimana ciascuno tatto sta ke la cassa la sto facendo solo io e comunque la mia domanda era nella stessa azienda il datore di lavoro fa lavorare un artigiano ”suo amico”dentro la stessa azienda e usando i nostri macchinari e timbrando il cartellino si può.lasciare a casa un operaio in cig e nello stesso tempo fare lavorare un artigiano’?

  196. salvatore ha detto:

    Egr.dott.Pier Paolo,mi scuso per il precedente post,mi sono accorto che non si capisce bene ciò che intendevo dirle.Il problema è questo.La piccola azienda dove lavoro da mesi nn va bene,quindi il datore di lavoro ha iniziato una cassa integrazione a rotazione che prevedeva 5 giorni al mese a ciascun operaio.Ora invece succede che mentre gli altri operai lavorano a me nè sta toccando di più di 5 giorni,inoltre in azienda lavora fisso anche un artigiano il quale pertanto nn fa nessuna cassa integrazione,ora premettendo che io sono il più anziano in azienda sia come età che come anzianità di lavoro,mi chiedo: è legale far lavorare in continuazione un artigiano sui nostri macchinari mentre si lascia a casa un operaio?.La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.

  197. lula merrelli ha detto:

    ciao, volevo chiederli una cosa…sono arrivata in Italia da 3 mesi. Ho cominciato a lavorare 2 settimane fa e ho avuto un infortunio sul lavoro domenica (lesione dito ma non seria, posso continuare a lavorare). Lunedi sono andata al pronto soccorso e mi hanno chiesto dove mi ero fatto male. Alla fine mi hanno fatto firmare 3 fogli e mi hanno spiegato che erano per il INAIL e per il infortunio (40gg di inattività). Io gli ho spiegato che non volevo eseguire con la richiesta per il infortunio però al pronto soccorso lo hanno passato come infortunio di lavoro perché mi hanno detto che non potevano cancellarlo dal sistema una volta che già avevano scritto che era successo al lavoro.
    I medici mi hanno spiegato che se io decido di non dire nulla e di non presentare il formulario al lavoro non c’erano conseguenze per il mio datore di lavoro cioè mi hanno assicurato che se io non presentava/comunicava l’infortunio al mio datore di lavoro e li faceva firmare il foglio (per presentare al INAIL) non succedeva nulla e il mio datore di lavoro non verrebbe saperlo . è veramente cosi?
    Mi piacerebbe chiarire che i dottori mi hanno spiegato benissimo le conseguenze (fisiche e finanziarie) della mia scelta, e le capisco.
    La mia decisione se basa en che veramente è stata una stupidità mia, e non è nel mio carattere usufruire di un beneficio che io ritengo non mi corrisponde (posso lavorare perfettamente)…Grazie mille per la sua risposta.

    • Pier Paolo ha detto:

      Lula non so se ho capito bene il racconto che mi hai fatto, ma se i medici hanno prescritto 40 giorni di inattività l’infortunio deve essere abbastanza grave e il tuo datore di lavoro potrebbe essere consultato per accertare se ha delle responsabilità.

      • lula merrelli ha detto:

        Grazie per la tua risposta…veramente è stata una stupidità mia….quello che ho è il tendine rotto (non so s’è corretto il termino) e mi hanno messo una stecca. Per il tipo di lavoro che faccio non mi è un problema. Ho continuato ad andare al lavoro e non ho detto niente… però non so se dopo il INAIL può contattare al mio datore di lavoro. Secondo i medici, se io non presento il formulario non succede nulla, ma come nel sistema del pronto soccorso c’è scritto che è capitato al lavoro non mi fido tanto di quello che mi hanno detto.
        Ripeto, non mi sembra corretto che se posso lavorare e è stata mia la colpa, ricevere un stipendio restando a casa mia…però non so come sono le cose qui in Italia.

      • Pier Paolo ha detto:

        E’ il datore di lavoro che deve informare l’INAIL su tua segnalazione; se tu non avverti il datore di lavoro lui non potrà fare la denuncia all’INAIL. Tu ti assumerai tutta la responsabilità dell’incidente è non potrai chiedere alcun rimborso per le spese che potresti avere in futuro per curarti. Forse ti può essere utile leggere la guida sugli infortuni al lavoro

  198. S. ha detto:

    Buongiorno Pier Paolo,

    girovagando su internet, alla ricerca di informazioni, ho trovato il suo blog e le chiedo delucidazioni:

    Sono un dipendente di una azienda di arredamento con contratto a tempo indeterminato da quattro anni questo maggio. Credo che l’azienda abbia meno di 50 dipendenti. Il mio contratto riporta come datore di lavoro una società srl differente (rispetto a quella in cui lavoro), che è la vecchia proprietaria di una dei nostri negozi, nello specifico un negozio trasformato in outlet(credo che ci sia stato una specie di assorbimento; una collega che ha lo tesso contratto e lavora appunto in quell’outlet sostiene che questa srl esiste ancora) Io pero lavoro nella sede dell’azienda che ha nome diverso.

    Il mio contratto prevede una mansione IV livello come tecnico disegnatore ma con il passar del tempo mi sono state affidate (grazie alle mie capacità e conoscenze) la gestione del sito e l’elaborazione di grafica, che non sono previsti da contratto (senza un aumento o riconoscimento di mansione superiore). Vorrei far notare che l’azienda mi ha fatto mancare, in modo incrementale, il materiale inerente i progetti su cui disegnare (che sarebbe la mansione da contratto) causandomi un danno in quanto non ho possibilità di fare ulteriore esperienza, trovare stimoli nuovi e crescere. E’ vero che l’azienda mi corrisponde allo stesso modo uno stipendio, ma mantiene la necessita dei miei disegni saltuaria. Le richieste di elaborazioni sul sito inoltre, cosa non prevista da contratto, sono diventate ultimamente abbastanza arroganti e maleducate a mezzo mail, inframezzate da richieste su elaborati grafici di basso significato(perdita di tempo).

    L’azienda in questione è inoltre soggetta a controllo della GDF, per motivi che ignoro e di cui non mi interesso. La cosa che io trovo assurda è che l’azienda abbia accomodato gli agenti nell’ufficio dove io ho la mia postazione, e sono spesso costretto ad allontanarmi da essa ogni volta gli agenti richiedano un colloquio con i titolari. Inizialmente mi sono spostato in un ufficio dove i titolari tenevano incontri con rappresentanti (il che già non mi sembra il modo migliore di agevolare il lavoro di un dipendente), poi sono stato spostato di nuovo nell’ufficio dove ora ci sono anche gli agenti.

    Ora i miei dubbi sono questi:

    Le sembra normale la gestione dei miei compiti rispetto agli accordi da contratto?Dovrei “alzare la voce” e cercare di regolare i rapporti?

    Nel caso si comportino in modo scorretto, posso rivendicare la proprietà del sito internet, visto che i diritti dei contenuti sono sempre del webdesigner, anche se il dominio è di loro proprietà?

    Le sembra normale far lavorare un dipendente con i finanzieri?

    Nel caso le sua volontà di risposta sia limitata (in quanto diversa da una vera consulenza) come posso organizzarmi per avere informazioni certe, nel caso la situazione degeneri, e voglia dare le dimissioni? a chi posso rivolgermi un avvocato giuslavorista, i sindacati o l’ispettorato del lavoro(visto le condizioni di lavoro)?

    La ringrazio infinitamente in ogni caso. Saluti

    S.

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei deve confrontare il nome della società che compare sul contratto di assunzione con quello che appare sul cedolino stipendio; in caso fosse diverso da quello della società dove lei attualmente lavora, deve cercare di ricordarsi se, ad esempio, ha mai ricevuto una comunicazione di distacco presso altra azienda o che la sua vecchia società è stata assorbita dalla nuova. Se i nomi sono diversi e lei non ha ricevuto alcuna comunicazione in merito, certamente c’è qualche cosa di non regolare.
      Tutte le altre sue domande richiederebbero un confronto tra le mansioni assegnate nel contratto di assunzione con la declaratoria del CCNL, per verificare se lei è stato realmente demansionato o sottoposto a mobbing.
      Il primo passo è rivolgersi al sindacato interno, se esiste, o ai sindacati provinciali, prima di arrivare a consultare un avvocato. Ammesso che le possa interessare anche io potrei fornirle consulenza alle condiizoni spiegate nel mio blog.

  199. adriano ha detto:

    Salve Avv. PierPaolo
    Vorrei sapere da Lei se esiste una casistica e cosa si potrebbe eventualmente fare sui mancati pagamenti di premi di produttività (contrattazione di 2°livello) in cui le aziende dapprima danno disdetta del contratto entro i termini riconosciuti dallo stesso (quindi sono in regola), per poi successivamente non firmarne uno nuovo e quindi rifiutarsi di pagare, nonostante nel vecchio contratto appena disdetto, vi sia ben scritto in calce la seguente dicitura “In attesa di firmare l’accordo sul nuovo contratto, rimarrà valido l’accordo precedente”.
    Le sarei grato se mi potesse fornire qualche informazione su cui poter ragionare e far ragionare qualcuno……..
    Lavoro in un’azienda di 150 persone e i nostri sindacati non hanno nessuna rilevanza…….
    N.B. Abbiamo già accettato in passato una forte riduzione del premio di produzione.
    Ora ce lo vogliono togliere del tutto nonostante lavoriamo sempre di più e i bilanci siano sempre attivi…….
    PERCHE’?
    P.S. Ho letto molte delle lettere che sono pubblicate….
    In molte di esse mi sono rivisto quando mi scontravo contro dei “personaggi” che di umano non avevano proprio niente (lo posso affermare perchè anch’io ho avuto grossi problemi nell’azienda in cui lavoro).
    Forza ragazzi NON MOLLATE!!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Adriano, gli accordi sui premi di produttività vengono firmati dai sindacati e sta a loro farli rispettare; se i vostri sindacati interni non intervengono perché non sono capaci o non vogliono, rivolgetevi ai sindacati provinciali. Questi ultimi hanno la possibiltà di superare le rappresentanze interne, qualora non siano in grado di costringere l’azienda a rispettare gli accordi firmati.

  200. Luigi ha detto:

    Salve Pier Paolo le vorrei spiegare la mia situazione:
    Io lavoravo con un azienda di smaltimento dei rifiuti con un contratto a tempo indeterminato,un giorno mi arrivò la lettera di licenziamento a me ed un mio collega come causa che nello Stir dove lavoravo c’era bisogno di meno personale a causa di mancanza di lavoro,anche se dopo la mia assunzione sono stati assunti nuovi operai anche loro con un contratto a tempo indeterminato così subito ho impugnato il licenziamento,sono anche stato liquidato ora è passato un anno e ho saputo che la causa sta tra 2 mesi circa ora vorrei sapere il mio datore di lavoro di regola mi dovrà contattare lui per un accordo o deciderà il giudice al giorno della causa?Il mio collega che fu licenziato 2 mesi prima di me un mese fa ha vinto la causa ed è tornato a lavoro e non so di me che pensare sono disperato perchè ho famiglia e non posso stare senza lavoro,un vostro parere in base alle notizie che vi ho dato che dite ritornerò a lavoro?grazie per una Vs. risposta e complimenti per il sito siete molto d’aiuto per persone con problemi di lavoro!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Luigi è il tribunale presso cui il tuo avvocato ha depositato il ricorso che decide sia il nominativo del giudice sia il giorno in cui verrà discussa la causa. Il fatto che il tuo collega, licenziato con le stesse motivazioni, abbia vinto il ricorso e sia stato reintegrato dal giudice può essere un buon segnale, che dovrebbe essere sfruttato dal tuo avvocato.

      • Luigi ha detto:

        Pier Paolo io già ho avuto risposta per quanto riguarda il nominativo del giudice e il giorno della causa ma il mio datore di lavoro di regola mi dovrebbe contattare qualche mese prima per un accordo o sta procedendo tutto normale e ci accorderemo con il giudice al giorno della causa? P.S Un suo parere personale cause di questo tipo è stato semplice per un ritorno a lavoro?La ringrazio ancora di tuta la Sua disponibiltà

      • Pier Paolo ha detto:

        Non ti nascondo che mi meraviglia un poco il fatto che tu ti rivolga a me per sapere cose che ti avrebbe già dovuto spiegare il tuo avvocato.
        Il tuo datore di lavoro non è obbligato a contattarti per un accordo, prima della discussione della causa, e tu stesso, con il tuo avvocato, dovrai decidere cosa intendi ottenere. I giudici, quasi sempre, tentano in prima istanza di convincere le parti ad un accordo di natura economica, ma se tu tendi al reintegro dovrai rifiutare l’accordo e lasciare che il giudice decida se il licenziamento era illegittimo o meno. Solo il tuo avvocato, se persona onesta, può dirti con buona approssimazione quante reali probabilità tu hai di essere reintegrato.

  201. G. ha detto:

    Salve.
    Vorrei avere qualche consiglio su come comportarmi sul mio attuale posto di lavoro. Cercherò di essere breve nel spiegarLe la mia situazione.
    Sono stata assunta come aiuto barista di V livello con contratto a tempo determinato della durata di 3 mesi, di cui i primi 30 giorni di prova (superata abbondantemente).
    Dopo circa un mese e mezzo dalla data di inizio del mio contratto il mio datore di lavoro mi dice che non può più tenermi perché non ci rientra con le spese e mi propone di rassegnare le mie dimissioni. Essendo a conoscenza del fatto che rassegnando le mie dimissioni avrei perso tutti i miei diritti, rifiuto e gli dico che se vuole deve essere lui a licenziarmi, lui risponde che non può perché non vi è giusta causa.
    Da quel momento sono iniziate diverse discussioni (anche in presenza di clienti) in cui lui mi ha anche insultata dicendomi che non ho voglia di lavorare e quant’altro; a seguire il demansionamento e atteggiamenti che possono essere considerate mobbing (ma so quanto sarebbe difficile dimostrarlo).
    Oggi, finito il mio turno (precisando al mio datore di lavoro che il mio turno era finito) mi son seduta al tavolo, sono arrivati dei clienti che io non ho servito in quanto arrivati dopo la fine del mio orario di lavoro.
    La reazione del mio capo è stata quella di dirmi di malomodo di non tornare più e di non farmi più vedere.
    Ovviamente io domani sarò comunque puntuale come sempre sul mio posto di lavoro, ma credo proprio che lui mi manderà via dicendomi di non tornare più. In questo caso come devo comportarmi? Devo rimanere lì con lui che mi ripete di andar via? Devo chiamare qualcuno? (Se si chi?)
    Ho intenzione di rivolgermi all’Ispettorato del lavoro ma non so se entro domattina riuscirò ad avere informazioni.
    Data l’urgenza della questione, aspetto una Sua gentile risposta e ringraziandoLa anticipatamente Le porgo cordiali saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi dispiace, ma io ho potuto vedere la sua richiesta solo oggi alle 16.00. Il licenziamento, per qualunque motivo, deve essere fatto in forma scritta, quindi sino a quando lei non riceve una comunicazione in tal senso, si deve considerare al lavoro; un idea potrebbe essere quella di farsi accompagnare da un conoscente che, in caso di vertenza, potrà testimoniare a suo favore e, nel frattempo, rivolgersi ad un’organizzazione sindacale per un loro intervento. Le suggerisco di trovare con questo collegamentoil patronato INCA nella zona dove lei lavora.

      • G. ha detto:

        La ringrazio molto comunque. Sono riuscita a farmi assistere dal sindacato per tempo, ho chiarito e avrò quello che mi spetta.
        La ringrazio comunque per la sua disponibilità!
        G.

  202. Luigi ha detto:

    Mi sono rivolto a lei perchè prima di questo avvocato ne ho avuto un altro che mi ha creato solo problemi,e così mi sto informando tramite lei che chi più di lei può saperne,ma io mi propongo per un reintegro al lavoro, il mio avvocato per il momento non si è sbilanciato a dirmi se posso essere reintegrato o meno mi ha dato un 50% di probabilità lei che ne pensa si è comportato bene? L a ringrazio di tutto mi è stato molto d’aiuto grazie ancora!!

    • Pier Paolo ha detto:

      Un 50 % di probabilità, se l’avvocato così pensa, mi sembrano troppo poche per andare in giudizio. Mi hai detto che un tuo collega è stato reintegrato dopo aver subito un licenziamento come il tuo; il tribunale è lo stesso? Il tuo avvocato dovrebbe procurarsi le motivazioni scritte dal giudice per utilizzarle anche nel tuo caso.

  203. monica ottoboni ha detto:

    MBuon giorno volevo avere alcuni chiarimenti riguardo la mia situazione lavorativa.Premetto che l’ azienda di cui sono dipendente chiudera’ con fallimento anche se in questo momento noi dipendenti non sappiamo bene che procedura stao avviando.
    Punto 1: La ditta ha messo tutti i 24 dipendenti in CIGS a ore 0 io che ho circa 300 ore tra ferie e permessi prima dovrò usufruire di queste ore anche se so benissimo che la ditta non pagherà lo stipendio ?(siamo gia in aretrato di 2 mesi ).
    Punto 2:L ‘ufficio contabilità dice che da settembre 2012 non sono piu’ stati versati i contributi ai dipendenti, è possibile che l INPS non abbia fatto avviso di mora? E’possibile che un dipendente andato in pensione al 31 dicembre 2012 percepisca la pensione anche se mancano alcuni mesi di versamenti ? Io non capisco piu’ niente di questa situazione.
    grazie in anticipo per le sue preziose risposte.
    SALUTI MONICA

    • Pier Paolo ha detto:

      Monica, ho riletto la sua storia e, purtroppo, qualcuno si è comportato in maniera scorretta nei suoi riguardi, tenendola al lavoro sino all’ultimo momento, pur sapendo che lei aveva 300 ore da recuperare tra ferie e permessi. Non credo che la situazione della sua ditta sia arrivata al fallimento senza alcun precedente segnale ed adesso lei corre il rischio di perdere retribuzione e cassa integrazione. Le segnalo un articolo molto chiaro sul problema ferie e cig.
      Non sono in grado di risponderle sulla questione della contribuzione, ma lei ha la possibilità di verificare la sua situazione personale accedendo al sito dell’INPS; sinceramente non credo che l’INPS eroghi una pensione se non si sono maturati i necessari anni di contribuzione.
      Credo le sarà necessario farsi tutelare da un legale.

      • monica ottoboni ha detto:

        Monica
        la ringrazio per le sue risposte purtroppo non pensavo che l’azienda arivasse in cosi’ poco tempo ad una situazione di non ritorno (anche se stava soffrendo) .Purtroppo a confronto i soci non sono arrivati ad una soluzione positiva e penso abbiano scavalcato alcune tappe importanti per noi ,ora e’ chiaro che mi servirà un legale e non dei sindacati che a quanto pare si sono trovati d’ accordo con gli amministratori dell’ azienda ,qui purtroppo è tutto poco chiaro anche perchè non avendo mai avuto problemi non ero informata su tutte queste procedure.
        saluti e grazie

  204. raffaele ha detto:

    salve !! mi chiamo raffaele lavoro a bologna da 16anni una azienda metalmeccanica assunto come invalido civlei categoria protetta . volevo un consulto se una dott.essa medico competente aziendale ti fa una prescrizione che tu non puoi fare quelle mansioni . e che i capi reparti compresi il capo officina ti vogliano fa fare quel lavoro per forza !! come mi devo difendere dai mie diritti !! anche perche ho provato a chiamare la dott essa della azienda e venuta dopo le 17 .00 orario di uscita !! una presa per il culo !! e chiaro che una dott .essa del lavoro viene pagata dalla azienda sta piu dalla parte della azienda ! visto che e una italia corrotta su tutti i sensi a chi dobbiamo a’ppellarci che siamo abbodanati da tutto . i sindacati in azienda non possono fare piu di tanto!! ho provato a chiamarli siamo andati su dalla direzione per giustificarmi che ho avuto una lettera per avermi rifiutato quella mansione che per me era troppa gra vosa . siamo andati su con un delegato fiom come siamo entrati avevano gia quel tono aggressivo dicendo che se non si trova in questa azienda se ne puo pure an dare a cercare un a’ltro lavoro . e questa e la storia della mia azienda !! dimenticavo ? ? mi sono riferito anche un avvocato e mie adetto sono due scelte ho accetti quel lavoro che tu svolgi ho tiprendi la buona uscita! volevo un consulto da lei cosa devo fare.. distinti saluti ..

    • Pier Paolo ha detto:

      Consulti il suo medico curante; sul territorio nazionale ci sono una ventina di centri pubblici che si occupano di medicina del lavoro. Il suo medico la potrà consigliare se rivolgersi ad uno di questi centri, per essere sottoposto ad un controllo sulla possibilità di poter svolgere il lavoro che le è stato assegnato. Le aziende, per quanto mi risulta, devono rispettare le diagnosi emesse da questi istituti o possono essere usate da un legale per depositare un ricorso.

    • raffaele ha detto:

      salve!! pierpaolo sono raffaele io lo ringrazio per avere avuto un consulto da lei del 2/06/2013. ma ora ce un probblema . io non riesco piu a uscirne in questo sito di bombardamenti!! di email al giorno . come faccio a non piu avere questi email di commenti . ho provato ma e scritto tutto inglese mi puo indicare quale la frse in inglese per uscirne ?? forsre quando mi sono isritto dovevo cliccare notificatemi di nuovi post via email ! scusa la mia ignoranza ma no so prorio quale la chiave per uscirne . per favore mi dici come devo fare !! grzazie . e stato un piacere di averla conttatato .. distinti saluti ….

  205. Miguel ha detto:

    Salve.
    volevo sapere si posso avere,dei aiuto ha risolvere questo problema ho si posso fare causa al mio datore di lavoro in quanto il giorno de lunedì scorso mi a lisenziato dopo tantisimi lettere de diplicinare che mi a fatto,per cose che no erano veré,fin che a potuto.
    Adeso mi trovò che no so cosa fare,volevo sapere si posso farli causa,almeno cosi almeno mi paga qualcosa .
    Sono 12 anni che lavoro con questa ditta.
    Mi potete aiutare.

    • Pier Paolo ha detto:

      Tu dici che hai ricevuto tante lettere disciplinari, ma non dici se tu le hai contestate e se l’azienda ha applicato le sanzioni disciplinari. Se le contestazioni non erano vere tu ti dovevi rivolgere subito ai sindacato o ad un avvocato. Se tu hai accettato le sanzioni disciplinari senza reagire, credo sia diifcile fare adesso causa alla ditta.

  206. Roberto ha detto:

    Salve signor Paolo
    ho avuto 1 infortunio sul lavoro dal 4 dicembre 2012 fino al 4 gennaio 2013 e vorrei sapere se devo fare un’ulteriore cud visto che gia’ l’azienda x cui lavoro me l’ha fornito x l’anno 2012..consideri che non faro’ il 730..ne ho sentiti tanti di pareri e vorrei sapere il suo gentilmente.
    Cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Roberto se tu avessi utilizzato il 730 potevi fare una denuncia integrativa; non so risponderti ma ti consiglio di telefonare al 848800444 centro di assistenza multicanale dell’agenzia delle entrate; devi avere un poco di pazienza per prendere la linea ma ti rispondono incaricati molto preparati e sopratutto i loro suggerimenti sono quelli originali.

  207. fernando ha detto:

    vorrei ricordare come giustamente risponde il dottor PIER PAOLO CHE QUANDO SI PRENDONO DEI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI è SEMPRE MEGLIO FARSI ASSISTERE DAL SINDACATO E CONTESTARE I PROVVEDIMENTI CHE VENGONO DATI MA BISOGNA COMNUNQUE RISPONDERE. VORREI SOTTOLINEARE DUE COSE MOLTO IMPORTANTI: La prima mai rispondere per iscritto, e quindi prendere iniziative da soli in quanto si corre il riscchio che non solo non vengano accettate le giustificazioni ma l’azienda potrebbe conservare le giustificazioni scritte e quindi fare un utilizzo a suo favore con quelli che vengono dati successivamente. Esempio del sign mighel. La seconda dal momento che si riceve un provvedimento si hanno 5 giorni di tempo per rispondere all’azienda e quindi farsi assistere dal sindacato e infine vorrei ricordare che per motivi soggettivi disciplinari vi è la reintegra del lavoratore.

  208. giuseppe ha detto:

    salve pier paolo su suggerimento di alcuni amici vorrei fare causa al mio datore di lavoro ricorrendo all’art. 700 (mi hanno detto che ho le credenziali per richiederlo) ma vorrei sapere quanto tempo passa dal deposito dell’istanza alla prima udienza e se gia alla stessa il giudice ( ritenendolo opportuno) puo esprimere il suo giudizio o comunque necessita di altre udienze grazie anticipatamente.

    • Pier Paolo ha detto:

      L’art. 700 si riferisce al ricorso d’urgenza a seguito di un licenziamento o trasferimento che metta e a richio la famiglia del lavoratore. Il giudice, se ritiene il ricorso valido, può solamente bloccare il licenziamento o il treasferimento, ma non si esprime sulla loro giustezza che dovrà essere valutata da altro giudice. I tempi sono molto rapidi ma dipendono da tribunale a tribunale.

  209. Mario ha detto:

    Salve, vorrei porvi una questione su una cosa che non ho ancora capito… se un sindacato ed un’azienda arrivano ad un accordo, e quest’ultima nonostante ciò , in realtà, non lo rispetta MAI questo accordo, il sindacato che poteri ha? Qual è il passo successivo che deve compiere? Ovviamente loro (i sindacati) rimangono sempre a guardare alla finestra, poi dopo mesi e mesi dichiarano sciopero, l’azienda li chiama al confronto ed eliminano lo sciopero perchè l’azienda ha promesso che farà ciò che ha pattuito precedentemente…e punto e a capo!!
    L’accordo si tratta di una cosa molto importante, cioè che l’azienda entro il 20 deve esporre i turni del personale, ma ciò non avviene mai, perchè li mette sempre il 28/29 di ogni mese , non dando la possibilità alla gente di organizzarsi per il mese successivo e per chi ha leggi a suo favore (tipo permessi parentali) non sapere quando poterli prendere visto che deve dare un preavviso di 15 giorni, ma non avendo i turni, non potrà mai sapere quale giorno potrebbe avere un turno che crea dei problemi nella gestione dei figli. Può mai una persona organizzarsi senza sapere gli orari del lavoro per il giorno dopo?
    Nell’attesa di una risposta, ringrazio e porgo i miei più Distinti Saluti.

  210. Girolamo ha detto:

    buon giorno signor Pier Paolo vorrei un informazione ,io lavoro in una ditta che fa servizio di pulizia a Palermo ma adesso vogliono trasferirmi ad Enna (130 km.) vorrei sapere se mi spetta un rimborso km. e se si in quale misura spero mi risponda presto perchè a sua volta anche io devo dare risposta e visto che dovrei sostenere delle spese non indifferenti devo fare un po di conti in attesa porgo cortesi saluti.

  211. Girolamo ha detto:

    sono sempre Girolamo tengo a precisare che io ho la residenza a Palermo e la ditta mi vuole fare un nuovo contratto da part-time a full-time ma nella sede di Enna.

    • Pier Paolo ha detto:

      Prima del rimborso spese, dovrebbe verificare se la richiesta di trasferimento è giustificata o meno; le segnalo un mio articolo su questo argomento. Nel caso il trasferimento fosse giustificato, deve controllare se il suo contratto nazionale prevede o meno dei rimborsi spese.

  212. sabato ha detto:

    Gentile Avvocato.
    Nel mese di ottobre 2012 ho trovato lavoro presso una società di servizi che, si occupa di guardiania presso alcune fabbriche, cantieri e locali.
    Ho lavorato prevalentemente per 12/13 ore al giorno, dalle 20 di sera alle 8 del mattino, percependo uno stipendio rateizzato di circa 900 euro.
    Le faccio presente che, ho lavorato in nero senza essere assunto, adesso, il mio ex datore di lavoro mi ha mandato via, dovrei ancora avere circa 550 euro e credo che lui non meli voglia dare.
    Nel frattempo ha cambiato denominazione societaria, cosa che poco importa, perchè non sono stato assunto nè con la vecchia e nè con la nuova.
    Vorrei chiederle, se questo “signore” non mi paga in modo benevole, che cosa posso fare?
    Oltre che denunciarlo, posso aver rivalsa sulle società dove ho prestato “servizio”? per ottenere il pagamento dato che, ho lavorato nella loro proprietà!
    Grazie e aspetto risposta in breve tempo.
    Salutissimi
    Sabato Esposito

    • Pier Paolo ha detto:

      Escluderei che tu possa avere una rivalsa dalle società in cui hai lavorato; troppo complesso per via legale e poi non è sicuro che potresti ottenere qualche cosa. Senza alcuna documentazione in mano anche per un avvocato sarebbe difficile fare una vertenza contro il licenziamento e per ricuperare il non pagato. Vedo una remota possibilità nel tentare di forzare il tuo datore di lavoro, ammesso che tu possa produrre dei testimoni sul fatto che prestavi il servizio di guardiania; con persone disposte a testimoniare potresti minacciare di denunciare il datore di lavoro come spigato in questo Articolo

  213. claudia ha detto:

    Salve Pier Paolo avrei bisogno anch’io se possibile di una risposta: ho 42 anni e sono una dipendente pubblica. Il 20 marzo sono andata al pronto soccorso in quanto ho avuto un infortunio sul lavoro. Li mi hanno fatto fare un visita ortopedica dalla quale è emerso che avevo rotto l’estensore del 4° dito della mano dominante nel mio caso la sinistra visto che sono mancina. Mi hanno operata il 22 marzo e mi hanno fatto una tenodesi del 4° sul 3°: in pratica non ho più il tendine del 4° dito e mi hanno “attaccato” il tendine sia dalla parte del polso che da quella del 4° dito sul tendine del 3° dito lasciandomi una cicatrice di circa 5cm. Ho portato il gesso per 40gg ed ora sto facendo la riabilitazione. Dopo vari prolungamenti dall’astensione dal lavoro da parte dell’inail ora l’inail mi manda in un centro specialistico per fare riabilitazione intensiva anche se mi hanno già detto che la mano non tornerà più come prima. Ad oggi il 4° e il 5° dito non si raddrizzano più il 4° è bloccato all’altezza della prima falange che non si piega più e il 3° dito non riesco d alzarlo. Sono 3 mesi che sono a casa e ne avrò ben che vada ancora per un mese. Secondo lei riuscirò ad avere dall’inail un indennizzo o una rendita mensile, e che percentuale di invalidità mi potrebbero assegnare? La ringrazio per l’attenzione prestatami.

    • Pier Paolo ha detto:

      Non sono medico per cui non posso sapere che percentuale d’invalidità le potrebbe essere riconosciuta; tenga presente che, se i limiti non sono cambiati, si ha diritto all’indennizzo quando l’invalidità è almeno del 6%, mentre si ha diritto alla rendità, solo quando questa è almeno del 16%.

  214. Pasy ha detto:

    Grazie dottore.

  215. gianlucagrosso ha detto:

    Buongiorno mi chiamo Gianluca,
    lavoro in un’azienda da 9 anni..e dalle voci che girano…forse vogliono chiudere il reparto di cui sono responsabile (io + 3 operai). Vorrei sapere se l’azienda, vista la chiusura del Reparto potrebbe licenziare il sottoscritto e i 3 operai oppure se è tenuta a sistemare tutte e 4 le persone in un altro settore dell’azienda stessa. In caso di licenziamento…questo è fattibile o si può andare per vie legall? La ringrazio per la gentile disponibilità.

    • Pier Paolo ha detto:

      Gianluca, premetto che fa un’importante differenza se la tua ditta ha più o meno di 15 dipendenti; in entrambi i casi il datore di lavoro dovrebbe, prima di licenziare, tentare di riallocare i dipendenti, ma se ha meno di 15 dipendenti le regole sono più permissive. Visto ce si parla di solo 4 persone, se la ditta ha più di 15 dipendenti dovrà procedere con dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e seguire la procedura in atto dopo la riforma Fornero. Se i licenziamenti non rispettano alcuni paametri possono essere impugnati, ovviamente attraverso un legale. Il sito non arà operativo per circa 15 giorni; se alla riapertura sarai interessato, potremmo fornirti una consulenza on line alle condizioni spiegate nell’apposita pagina.

      • gianluca ha detto:

        Ringrazio molto per la risposta! La ditta ha più…di 15 dipendenti!! Grazie ancora molt gentile!

  216. Anna Pertegato ha detto:

    Egregio sig. PierPaolo,
    vorrei delucidazioni sulle modalità di messa in mobilità di personale di un’azienda con 40 dipendenti(rappresentanti, commesse, magazzinieri e impiegate). Premetto che stiamo già facendo una cassa integrazione più o meno a rotazione del personale, qualcuno (parenti, rappresentanti e nelle grazie del titolare) l’ha schivata gli altri ci siamo fatti 2 o 3 settimane da febbraio ad ora… Il mio sindacato mi ha comunicato telefonicamente oggi che il titolare dopo una riunione con le 3 sigle sindacali ha detto che c’è un esubero di personale e vuole licenziare e mettere in mobilità 2 amministrativi e 4 commessi. Siamo un’azienda di commercio all’ingrosso di abbigliamento. Ora:
    – Può lui scegliere chi licenziare a suo piacimento o deve seguire un iter prestabilito dalla legge?
    – è il classico “padrone di bottega” con mentalità vecchia il quale pensa che tutto gli sia permesso…
    – chi ha più e chi ha meno diritti per non essere messo in mobilità?
    Grazie dell’attenzione.
    Cordiali saluti
    Anna

    • Pier Paolo ha detto:

      Il tuo datore di lavoro (avendo più di 40 dipendenti), dovrà concordare con i sindacati i criteri per sciegliere i lavoratori da porre in mobiltà; potrebbe non raggiungere alcun accordo sindacale ma in questo caso dovrà seguire i criteri stabiliti per legge: anzianità di servizio, carichi familgliari e ragioni tecnico organizzative. Laddove il datore di lavoro non volesse seguire questi criteri, il singolo dipendente che si vedesse discriminato potrà impugnare il licenziamento e la messa in mobilità.

  217. sara ha detto:

    salve vorrei un info..sono una parrucchiera che lavoro come dipendente presso salone da 6 anni con contratto part time orizzontale 3 livello e la mia datrice di lavoro mi da sempre e solo due max tre settimane di ferie ad agosto durante tutto l anno non retribuite, è normale? inoltre è prevista la quattordicesima per il mio contratto?la ringrazio

  218. simona ha detto:

    Buona sera,
    mi chiamo Simona, ho un contratto del commercio a tempo identerminato.
    Sto cercando lavoro in un altra città e i miei datori di lavoro lo immaginano perchè sanno che ho un compagno che abita in un’altra regione.
    Finalmente dopo mesi di ricerca ho trovato qualcosa e mi hanno chiesto di fare 2 giorni di prova.
    Come posso fare?
    Il mio datore di lavoro non mi da ferie e se le chiedo mi dice si e 2 giorni prima mi dice che non puo’ piu’ darmele per esigenza aziendale.
    Esiste una legge o qualcosa di simile che imponga il datore di lavoro a farmi fare questi due giorni di prova?
    Grazie
    Simona

    • Pier Paolo ha detto:

      No, poichè il problema va rovesciato. Il nuovo datore di lavoro deve farti una lettera d’impegno ad assumerti, in cui specificherà che il contratto prevede 2 giorni di prova; tu con la lettera d’impegno del nuovo datore di lavoro potrai rassegnare le dimissioni dall’attuale datore di lavoro. Quando i contratti prevedono un periodo di prova c’è sempre una dose di rischio, ma è la regola. Il vecchio datore di lavoro non può però rifiutarsi di darti alcuni giorni di ferie in un periodo scelto da te. Fagli la richiesta per iscritto.

  219. fabrizio ha detto:

    buona sera signor Pier Paolo le scrivo perchè vorrei sapere se un azienda (settore pulizie) con più di 35 operai può tenere sospesi (senza retribuzione,ne contributi versati) senza che nessuno ne avesse fatto richiesta 4 operai da ben 6 mesi asserendo un calo della commessa ed aspettando (visto che sono in scadenza di appalto a dicembre) che subentri la nuova ditta scaricandoci in questultima in attesa cortesi saluti.

  220. marcello ha detto:

    Lavoro come operaio nel settore gomma plastica e vorrei sapere nel caso non mi presentassi al lavoro ,senza giustificare il motivo e venissi licenziato pe giusta causa. Avrei diritto secondo la legge Fornero ad un risarcimento in denaro (lavoro da circa 7 anni )?

  221. francesco ha detto:

    salve signor Pier Paolo io ho fatto una vertenza nei confronti dell’azienda in cui lavoravo ma adesso a una settimana dall’udienza mi fanno sapere tramite il loro legale che vogliono giungere ad un accordo senza arrivare all’udienza,vorrei sapere se nel caso io accettassi la loro proposta per avere effetto legale e non avere fregature in futuro basta un accordo siglato fra i legali o deve essere sancito davanti ad un giudice o funzionario dell ufficio provinciale del lavoro?

  222. francesco ha detto:

    signor Pier Paolo vorrei sapere se un azienda non versa ne stipendio ne contributi se al lavoratore spettano comunque gli assegni familiari e se si a chi mi devo rivolgere?

    • Pier Paolo ha detto:

      Non capisco la domanda sugli assegni famigliari; se un’azienda non versa ne stipendio ne contributi, dovete rivolgervi immediatamente ai sindacati di categoria o, meglio ancora, ad un legale per tentare il recupero delle somme dovute.

  223. Nadia ha detto:

    Salve signor Pier Paolo, una cooperativa mi ha offerto un lavoro 7 giorni su 7 dalle 21 alle 11 del mattino, come badante, con regolare contratto (a detta loro) per 750 euro mensili. Volevo sapere se è una cosa legale.
    Ringraziandola anticipatamente, porgo i miei saluti.
    Nadia Popescu

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei deve farsi chiarire cosa dovrebbe fare in quell’intervallo di tempo se ad esempio assistenza persone non autosufficienti e se sono ricomprese attività connesse alla preparazione del cibo e alla pulizia della casa. ecc. Mi sembra comunque che le condizioni contrattuali proposte non rispettino diversi articoli del contratto nazionale del lavoro come ART.12 ART.14 ART.15 ART.16 ART.17
      Ci deve essere il riposo settimanale di 36 ore. Clicchi sul link e troverà la stesura completa del nuovo Contratto di lavoro

      • Nadia ha detto:

        Grazie, è stato molto gentile.. Comunque le mie mansioni sarebbero state quelle di fare compagnia ad una signora anziana autosufficiente e preparale la colazione.
        Saluti

  224. irene ha detto:

    Buona sera , sono una cassiera di supermercato, volevo sapere se e quanto è legale farmi stare seduta per tutte le ore di lavoro con solo i 20 minuti di pausa? io lavoro 6.40, ma è successo che mi hanno fatto stare seduta dalle 8 del mattino fino alle 16.30., con solo i 20 minuti di pausa che mi hanno fatto fare dopo le 9. quindi neanche la pausa per il pranzo, o un semplice panino.
    e ancora: è legale spezzare il turno di lavoro facendo fare magari 11 ore solo in un giorno, e poi per non farmi fare straordinari me le fanno recuperare i giorni successivi?
    e infine se a parte i 20 minuti di pausa ho necessità di andare in bagno, è un mio diritto? o si possono rifiutare??? perchè purtroppo mi succede spesso che chiamo per andare in bagno e sembra che mi facciano un favore.
    io non so nulla di quali siano i miei diritti, ma a volte è dura restare fermi nella stessa posizione per ore e ore, senza mai muoversi, io poi che ho anche problemi di schiena, risento molto della posizione sempre seduta; nei corsi che ci fanno fare sulla 626 ci dicono spesso che almeno ogni 4 ore bisognerebbe alzarsi e fare un’altra cosa. ma allora se è vero che esiste una legge del genere, come posso fare per farla capire anche nel supermercato dove lavoro?
    Grazie per l’attenzione.
    cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Irene , visto che tu ritieni di non conoscere i tuoi diritti ti seganlo un documento sulleLinee guide per gli addetti alle casse dei supermercati. Il problema degli orari di lavoro e delle pause è molto sentito e infatti ha costituito elemento conflittualr anche presso il Carrefour.
      Certamente non possono farti lavorare dalle 8 alle 16.30. E’ indispensabile consultare il regolamento interno e se l’azienda non lo rispetta diventa necessario segnalarlo o al sindacato interno o a quello provinciale.

  225. irene ha detto:

    grazie per la risposta :-)
    cordiali saluti

  226. francesco ha detto:

    buon giorno signor pier paolo sono un lavoratore che ha firmato 1 anno fa (dopo tre anni di lavoro presso la stessa azienda) un contratto part time da 20 ore settimanali a dicembre 2012 dopo mie insistenze perchè facevo molto straordinario il mio contratto e stato modificato al 75 per cento anche se non ho firmato nulla a febbraio l’azienda mi ha sospeso asserendo problemi economici oggi dopo varie vicessitudini mi ha reintegrato ma sorpresa mi dicono che devo fare 20 ore settimanali! vorrei sapere visto che ho una busta paga (dicembre 2012 ) che certifica che sono passato al 75 per cento se l’azienda puo fare ciò (ripassarmi al 50) ho sto subendo una ritorsione e se comunque posso fare valere secondo me diritti gia acquisiti. saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Non si tratta di diritti acquisiti, su cui la ditta potrebbe trovare delle spiegazioni, ma del princpio che i contratti non possono essere modificati unilateralmente. Il problema che tu non hai firmato un nuovo contratto, ma hai in mano solo un cedolino stipendio dimostrativo di una retribuzione più alta, e ciò potrebbe non essere sufficiente. Prova a chiedere ufficialmente, tramite raccomandata, il reintegro con contratto al 75% e in caso di rifiuto dovrai prendere in considerazione di rivolgerti ad un legale.

  227. simone ha detto:

    Salve, sono un lavoratore dipendente nella mia azienda da organigramma la gerarchia è suddivisa in ordine di responsabilità in RCS (responsabile di commessa senior) RC (responsabile di commessa) e OP (operatore), io sono un RC ma guadagno meno di tutti i miei colleghi con il mio stesso livello ma anche di alcuni colleghi operatori, ho già chiesto un aumento ma non è servito, vorrei sapere come far valere questo mio diritto (se è un mio diritto).
    Grazie.
    Saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Non conoscendo il CCNL a cui fa riferimento, posso solo dirle che, se la sua retribuzione rispetta i minimi contrattuali, l’azienda può a suo giudizio, riconoscere dei superminimi tali per cui la retribuzione di un livello inferiore potrebbe essere più elevata di quella di un livello superiore. E’ per contro suo diritto pretendere un adeguamento retributivo nel caso non vengano rispettati i minimi retributivi, previsti per il suo inquadramento come RC.

  228. simone ha detto:

    come contratto di lavoro abbiamo quello dei grafici il mio livello è B2 sulla busta paga ma non rapportarlo alla nostra scala gerarchica di responsabilità, per il livello B2 la mia retribuzione è corretta ma questo punto come posso fare a capire se il mio livello è adeguato alle responsabilità che ho?
    grazie,
    saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Problema difficile se l’azienda non ti ha messo per iscritto quale sono le tue mansioni. La valutazione se l’inquadramento è quello corretto è un lavoro per esperti: si basa sul confronto tra il mansionario del dipendente in oggetto e le declaratorie dei contratti nazionali; senza mansionario non è possibile fare tale confronto.

      • simone ha detto:

        grazie ancora per risposta, ma il mansionario posso chiederlo? è dovere dell’azienda dirmi quali sono le mie mansioni?

      • Pier Paolo ha detto:

        Simone il mansionario dovrebbe essere dato a tutti i dipendenti, ma, purtroppo, molte aziende lo ignorano; tu puoi benissimo chiederlo e comunque se non in forma scritta i tuoi capi, almeno verbalmente, dovrebbero spiegartelo. Nell’ipotesi che tu, prima di entrare in contestazione con l’azienda, voglia personalmente renderti conto delle tue mansioni e del tuo inquadramento, potrei inviarti dei documenti, attraverso la cui compilazione sarebbe possibile risalire alle tue mansioni. Ovviamente ciò ha un costo seppure minimo (vedi la pagina Consulenza on line) e comunque ci dovremmo risentire verso la fine di agosto.

  229. tortaallemele ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    lavoro presso una società multiservizi con contratto a tempo indeterminato dal 2007 (dal 2006 con un precedente determinato poi trasformato). Il mio ruolo è receptionist. L’azienda fornisce servizi di pulizie ma anche di steward per le sale nelle sedi dei clienti, portierato, sanificazione degli ambienti. Siamo circa 200 dipendenti, la maggior parte dei quali extracomunitari.

    A dicembre 2012 ci è stata inviata una lettera dall’azienda via mail dove ci veniva comunicato che la 13° maturata e i primi sei ratei della 14° ci sarebbero stati pagati diluti nelle buste paga da gennaio 2013 in poi e che i sei ratei rimanenti della 14° sarebbero stati erogati a giugno 2013.
    Ad aprile 2013 è arrivata una mail con allegata una lettera postdatata al 2 maggio in cui venivano tolti tutti buoni pasto a chi li riceveva (da 5.20 euro).
    Ci siamo mossi e abbiamo preso appuntamento con un sindacalista della CGIL che ci ha consigliato di provare prima un colloquio con l’azienda.
    Negli stessi giorni siamo stati informati a voce che l’azienda non avrebbe più fornito le divise sul lavoro e che sarebbero state a carico nostro (molti di noi hanno questa clausola nel contratto in cui viene indicato espressamente che le divise le fornisce l’azienda e nel regolamento aziendale che ci è stato distribuito è scritto chiaramente che vanno indossate pena contestazione).
    Il 27 giugno 2013 è arrivata altra lettera dove venivamo informati che i 6 ratei mancanti della 14° sarebbero stati diluiti in 4 rate (31/7-31/8-30/9-31/10) e non come diceva la lettera precedente.
    Abbiamo mandato una raccomandata firmata da circa 25 dipendenti come rappresentativa per chiedere un incontro all’amministratore delegato che ha accettato. Noi chiedevamo il reintegro almeno dei buoni pasto (sono 120 euro al mese per 12 mesi, 1440 euro all’anno in meno a famiglia!) e spiegargli che, sebbene avessimo accettato la dilazione della 13° e 14°, la gente conta sui ‘mucchietti’ di soldi che dovrebbero essere pagati 2 volte l’anno insieme. Non sto qui a riportarle la quantità di fesserie che ha detto, non ci ha chiaramente reso i ticket che ha detto essere benefit che l’azienda dà e toglie come e quando vuole, ma ha ridotto da 4 a 2 la dilazione dei 6 ratei rimanenti…

    A seguito di questo incontro, siamo tornati dal sindacato, chiedendo maggiori delucidazioni. Il sindacato ci ha sorpreso dicendoci che purtroppo anche se inseriti sui contratti, i benefit possono essere eliminati anche se fanno parte della busta paga (i bonus infatti nel nostro caso erano inseriti nelle buste).
    Quindi ci domandiamo: perché faticare tanto in sede di contratto per ottenere qualcosa in più se poi l’azienda può toglierli? E perché noi siamo costretti a rispettare alla lettera ciò che è scritto sul contratto mentre l’azienda no?
    Il sindacato ci ha chiaramente detto che proverà a fare qualcosa ma che probabilmente non otterremo niente ma che è utile sindacalizzare l’azienda per evitare ‘cose’ future. Quali cose? Se comunque l’azienda può togliere e mettere come vuole dai contratti firmati???
    Ci hanno dato l’idea che gli interessasse solo il numero dei dipendenti e la quantità di iscrizioni……..

    Scusi per la lunghezza e lo sfogo :(
    Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Ho cestinato uno dei due commenti giunti sull’argomento poiché erano uguali. La risposta del sindacto che bonus e benefit si possano togliere a discrezione dell’azienda è vera solo se non sono previsti dai contratti nazionali o non siano ben specificati sul contratto di assunzione (vedi esempio delle divise di lavoro). Mi sembra poi strano che il sindacato non intervenga sul differimento del pagamento della 13° e 14°; se l’azienda ha difficoltà economiche, è apprezzabile che metta in atto provvedimenti senza licenziare il personale, ma questo dovrebbe far parte di accordi sindacali. Voi vi siete rivolti ai sindacalisti interni o a quelli provinciali? Se voi avete consultato i sindacati interni, vi suggerirei di contattare i sindacati provinciali;vi faccio presente che in certe situazioni di mercato e in certe azienda sarebbe meglio avere una efficiente rappresentanza sindacale.

  230. tortaallemele ha detto:

    La ringrazio per la cortese ed esaustiva risposta. Mi scuso, non mi ero accorta del post doppio :(

    L’azienda non ha sindacato interno purtroppo, la maggior parte sono extracomunitari che vengono terrorizzati. Gli italiani saranno forse una trentina su 200, comunque ultimamente anche gli extracomunitari hanno iniziato a fare domande.
    Il sindacato è la Filcams di Milano. Per 13° e 14° anche noi gli abbiamo detto che sono stati due provvedimenti NON a fini di bilancio, l’azienda VA BENE, ma solo per contenere costi futuri, così come l’eliminazione dei buoni pasto e del costo delle divise a carico dell’azienda, ma ci hanno risposto che ormai erano cose fatte… non capisco allora a cosa serva un sindacato…

    Molti di noi hanno l’indicazione dei buoni pasto e delle divise anche sul contratto.
    Molti di noi che ricevevano i buoni pasto (sia che fossero sul contratto o meno) li vedevano in busta paga.

    L’idea era appunto iscriverci ad un sindacato ma con queste premesse molti si sono tirati indietro :( In sostanza hanno dato l’impressione che gli interessassero solo le iscrizioni e non i reali problemi (ce ne sono molti altri che le ho risparmiato qui…). Siamo delusi e demoralizzati e non sappiamo come comportarci. Sabato un collega ha appuntamento con altro sindacato per avere ulteriore parere.

    Lei è stato davvero gentile, grazie.

    • Pier Paolo ha detto:

      Mi scusi la franchezza, ma mi sembra che pecchiate d’ingenuità o ci sono elementi del caso che non ho capito.E’ già grave che un sindacato affermi di non poter fare nulla quando un’azienda toglie, in maniera unilaterle, dei benefit ai dipendenti, previsti nel contratto di lavoro, ma è incredibile che non intervenga se lo stesso datore di lavoro si permette di dialzionare il pagamento della 13° e 14° solo per contenere costi futuri.
      Avete pensato di avere, come gruppo, una consulenza da un legale e dividervi i costi? Nel caso decidiate, posso suggerirvi il nominativo di uno studio di Milano.

  231. giuseppe ha detto:

    buona sera sig. Pier Paolo vorrei sapere visto che sono tornato al lavoro (part time 50 per cento) dal 25 luglio se per quei 5 giorni lavorativi che ho fatto in quel mese mi spettano gli assegni familiari in proporzione o per l’intero mese grazie.

  232. concetta ha detto:

    da luglio che lavoro in un hotel cesenatico e il datore di ancora non ma fatto il contratto cosa devo fare Ore avere i miei diritti
    datemi consiglio grz distinti saluti sabini concetta

    • Pier Paolo ha detto:

      Lei deve chiedere di firmare un contratto o minacciare il datore di lavoro di recarsi a denunciare la situazione presso la Direzione Territoriale del lavoro della sua provincia.

  233. Anonimo ha detto:

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    spero possa aiutarmi.Lavoro in nero dal Dicembre del 2011 presso un’azienda di vigilanza/portierato che ha in gestione la turnazione che si svolge alla reception di una clinica privata.Cioè il lavoro consiste in una sorta di centralino/guardia all’interno della clinica ma non sono un dipendente diretto della clinica.Avrei intenzione di andare via e chiedere il TFR, 13°a, ferie che tra l’altro non ho mai avuto, in realtà non so neanche a cosa avrei diritto.Il problema è che essendo 21 mesi di sicuro non mi spetterebbe chissà quale cifra e non so neanche come calcolarla anche perchè io lavoro ad ore.In pratica lavoro tutte le domeniche e i festivi e poi a seconda delle esigenze mi chiamano per fare delle notti o altri turni,quindi alla fine del mese a seconda del monte ore che ho accumulato si moltiplica per l’affascinante tariffa di 4,5€ l’ora.Non so neanche se le ore fatte nei giorni festivi o negli orari notturni che rappresentano la quasi totalità del lavoro svolto andrebbero considerate con una tariffa maggiorata o meno.Insomma brancolo nel buio..so che se andassi in un CAF o da un commercialista potrei farmi fare un calcolo più dettagliato visto che ho tutti i turni segnati dall’inizio alla fine,ma dovrei affrontare una spesa senza sapere a cosa vado incontro e cosa me ne può tornare dietro.La mia intenzione era quella di fare prima un calcolo di quanto mi spetterebbe da sottoporre al datore di lavoro..e nel caso non ne voglia sapere nulla ricorrere eventualmente ad un avvocato anche se non so se la spesa poi valga l’impresa..
    Un’ulteriore domanda..se venisse un controllo delle forze dell’ordine mentre sto lavorando in cosa incorrerebbero l’azienda e la clinica che sono 2 soggetti diversi?E io andrei in contro a qualcosa in generale e anche in merito alla richiesta di cui sopra?Chiedo scusa per tutte queste domande e La ringrazio in anticipo per le risposte che vorrà e potrà darmi
    Distinti saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Per il calcolo delle sue eventuali spettanze può rivolgersi ad un patronato che può fargliele gratuitamente o per pochi euro (Acli o GCIL); cosa diversa è pretenderne il pagamento dal datore di lavoro, nell’ipotesi che lei voglia interrompere il rapporto, poichè lavorando in nero lei non ha in mano alcun documento che la possa proteggere. Anche un avvocato ha bisogno di documenti e/o testimoni per poter intentare causa all’azienda.

  234. Francesco ha detto:

    Dott. Pier Paolo buonasera ho bisogno di un suo consiglio, nel mese di Marzo 2013 ho dato le dimissioni nell’azienda in cui ho lavorato per 10 anni perchè mi si era stata presentata un offerta di lavoro sempre nello stesso campo ma in un azienda nuova,dinamica, e sopratutto in un contesto giovanile. Ho fatto un primo colloquio, mi hanno convocato per il secondo per stabilire le condizioni e l’inquadramento, mi hanno chiesto come ero inquadrato nell’azienda attuale e con quali mansioni dopo aver spiegato che oltre ad avere un contratto indeterminato ,la vettura aziendale,il rimborso spese, e la retribuzione, loro mi confermano di volermi inquadrare nello stesso modo con qualche euro in più ma niente di cosi stravolgente. Quindi do le dimissioni alla vecchia azienda, vado a lavorare con la nuova hanno rispettato il contratto indeterminato, il rimborso, ma alla vettura ho trovato una sorpresa, mi spiego, la vettura era anche ad uso privato tanto è vero che all’inizio mi diedero una vettura per la famiglia visto che ho espresso l’esigenza, dopo averla ottenuta l’azienda mi cambia le carte e mi dice che la vettura la devo usare solo negli orari di lavoro quindi non più a casa. Dopo questo gesto quest’azienda mi ha fortemente deluso e ingannato ma ora non posso tornare indietro devo affrontare il problema. Faccio una premessa che la vettura non viene specificata sul contratto di lavoro, ma il mio titolare prima che andassi a lavorare per loro mi mandò un e-mail con la condizioni retributive e sotto lui scrive (VETTURA-TELEFONO-COMPUTER) come mi devo comportare?
    Distintamente

    • Pier Paolo ha detto:

      Sono situazioni antipatiche, ma derivano, quasi sempre, dalla poca chiarezza nei rapporti contrattuali da parte delle aziende e dall’eccesso di fiducia dei dipendenti nel firmare contratti che non riportano tutto quanto concordato in fase precontrattuale. Le auto aziendali possono essere ad uso promiscuo(cioé per motivi di lavoro e per uso personale) o solamente per uso aziendale. Questo doveva essere chiarito nella lettera d’impegno e successivamente nel contratto; se la mail non chiarisce questo aspetto l’azienda potrebbe sostenere che intendeva solo l’uso aziendale. E’ ovvio che c’è della malafede, e a lei non rimane che tentare la via amichevole, altrimenti dovrebbe entrare in conflitto con la nuova azienda.

  235. giovanni ha detto:

    salve! ho bisogno di un suo consiglio il mio dattore di lavoro mi ha fatto firmare un verbale di accordo che non mi la fatto legere mi ha spiegato in 2 parole che sta facendo una fusione con un altra societa!ho il contratto a 4 ore ma lavoro doppio,dopo 2 messi che l’o firmato mi ha datto una copia in qui e scritto che tutto che ho maturato pasa in carico alla nuova societa e che rinuncio a ogni pretesa nei confronti di vecchia societa!in modo verbale mi ha detto che mi da tutto per quanto lavoro ma visto che mi ha fatto firmare il verbale se cambia ideea potrrei fare qualqosa?grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Non so che cosa hai firmato e dalle poche parole che scrivi non posso capire quali rischi corri; certamente hai commesso un errore, firmando un accordo di cui non conosci i termini. Prendi una copia del verbale e portala ad un sindacato. Ti consiglio di rivolgerti ad un patronato INCA. Troverai gli indirizzi più vicini al luogo dove lavori su questo collegamento internet

  236. Fabrizio ha detto:

    Gentile Avv. Pier Paolo,
    lavoro presso una multinazionale farmaceutica che ha avviato la procedura di mobilita per 32 persone, è stato comunicato l’esubero di una persona anche nel mio uffiocio . Se l’azienda dovesse concordare un pacchetto economico con l’RSU aziendale e quindi trovare un’accordo sulle modalità d’uscita valgono ancora i criteri di legge (anzianità, carichi familiari)?
    La ringrazio anticipatamernte

  237. Achille ha detto:

    Salve. Mi chiamo Achille e vorrei esporle il mio problema! Nel 2009 l’azienda per cui lavoro è finita sotto amministrazione giudiziaria! Ci amministra un’avvocato che non fa altro che fregarsene dei dipendenti! I stipendi ritardano sempre e le 13 e 14 mensilità li divide in 5 rate anche senza il nostro consenso e comincia a dare le rate dal mese corrente! Per esempio la 14 spetta entro luglio, lui inizia a pagare da agosto gino a dicembre-gennaio! Quando chiediamo il perchè ci viene risposto che non abbiamo soldi! Mentre la nostra azienda di soldi ne produce e pure abbastanza! Volevo chiedere: è possibile fare istanza fallimentare della società? Così facendo cambierebbero il liquidatore! Grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Non è il mio campo di competenza ma mi risulta che l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento, mediante deposito della relativa istanza, spetta solo a determinate categorie di soggetti tassativamente previsti dalla legge:

      il debitore medesimo che chiede il proprio fallimento;
      i creditori di un soggetto insolvente;
      il pubblico ministero.

  238. Vincenzo ha detto:

    Salve.

    Mi chiamo Vincenzo e vorrei esporre il mio problema.

    Lavoro in un azienda di consulenza IT, che per privacy chiamo X, con un contratto a tempo indeterminato. Attualmente, sto lavorando per un cliente condiviso con una seconda azienda, che chiamo Y per gli stessi motivi di cui sopra. Per non portarla per le lunghe, l’azienda Y mi ha offerto un contratto a TI con un compenso maggiore rispetto a quello attuale. Le due aziende non hanno alcun patto di non concorrenza, ma nel momento in cui ho presentato le dimissioni, il capo mi ha “minacciato” di ricorrere ad azioni legali se dovessi passare presso l’azienda Y facendomi annullare il contratto che dovrei andare a stipulare.

    Fatta la premessa, chiederle se il comportamento adottato dall’azienda è corretto e se si dovesse presentare questa evenienza potrei restare senza lavoro in quanto annullato dall’azione legale.

    La cosa che mi turba è la presenza del progetto condiviso che magari può generare problemi.

    La ringrazio in anticipo per il supporto

    Saluti
    Vincenzo

    • Pier Paolo ha detto:

      Concorrono due elementi. Il primo, facilmente controllabile, riguarda il contratto che avevi con la ditta X; sei sicuro che non contenga delle clausole aggiuntive tra cui quella relativa al così detto patto di non concorrenza, poichè in questo caso avresti sicuramente problemi nel passare alla ditta Y.
      Il secondo elemento riguarda invece il rapporto che esiste tra ditta X e ditta Y nel condurre una consulenza condivisa sullo stesso cliente. Quali accordi, ammesso che ce ne siano, hanno preso sul personale che lavora al progetto? A questo punto solo la ditta Y dovrebbe rassicurarti, nello stesso loro interesse, che non esistono clausole che impediscano il passaggio di personale da una ditta all’altra.
      La minaccia dell’attuale datore di lavoro mi sembra comunque non reale; potrebbe, laddove ci fossero clausole di non concorrenza, chiedere dei danni, ma non credo che sia possibile un’azione legale per annullare il nuovo contratto.

      • Vincenzo ha detto:

        Innanzitutto la ringrazio di cuore per la risposta celere, visto il mio stato d’ansia.
        Il contratto in essere con l’azienda X è di apprendistato, confermato poi da 1,5 anni a TI.
        Non credo siano presenti vincoli di questo genere in quanto anche alcuni miei colleghi hanno effettuato questo passaggio, subendo delle minacce come le mie, che sono restate tali.

        A questo punto la mia domanda è: Nel caso in cui dovesse esistere una qualche condizione scritta nel contratto tra l’azienda X e Y per il progetto attuale e dovesse partire l’azione legale “promessa”. Cosa potrebbe succedere alla mia persona? Potrei restare senza lavoro? Oppure il contenzioso resta tra le due aziende?

        La ringrazio ancora per la disponibilità.

        Cordiali Saluti

        Vincenzo

      • Pier Paolo ha detto:

        Il contenzioso dovrebbe rimanere tra le due aziende; molto importante, dal punto di vista legale, il fatto che ci siano stati precedenti senza alcuna conseguenza. Se il tuo datore di lavoro intendesse, nel tuo caso, ostacolarti realmente, potrai invocare la discriminazione, aspetto che fa sempre una certa presa sulla magistratura.

  239. Veronica ha detto:

    Salve,le scrivo per esporle che appena assunta e avendo solo lavorato per 51 giorni mi sono licenziata verbalmente dal mio datore di lavoro.Adesso gentilmente vorrei sapere dove devo recarmi per comunicare che il mio rapporto di lavoro è cessato.La ringrazio e resto in attesa di un suo riscontro.

    • Pier Paolo ha detto:

      Chiariamo la terminologia pena fare confusione. Lei non si può essere licenziata; lei può aver dato delle dimissioni volontarie o per giusta causa. Nel primo caso non eve fare niente e non potrà chiedere l’indennità di disoccupazione (oggi Aspi) nel secondo caso lei dovrà formalizzare le dimissioni per iscritto chiedendone contemporaneamente la convalida alla magistratura del lavoro. Legga l’articolo di cui le fornisco il collegamento

  240. giuseppe ha detto:

    buona sera dott. pier paolo sono Giuseppe le ho gia scritto ma la situazione si evolve di continuo e vorrei un suo parere sull amia situazione le spiego:la mia azienda mi ha sospeso senza motivo e senza che io abbi firmato nulla per circa 6 mesi durante i quali dopo vari tentativi (sindacati c.g.i.l. uff. prov del lavoro) ho dovuto intraprendere le vie legali e solo dopo l’udienza (ex art.700) loro hanno accettato di reintegrarmi ma prima che mi sospendessero mi avevano modificato l’orario di lavoro (come da buste paga di gennaio e febbraio) da 20 a 30 ore settimanali ma loro a parere mio per ritorsione mi hanno si reintegrato ma a 20 ore e per questo sto reintraprendendo le vie legali per farmi riconoscere le 30 ore (che comunque gia svolgevo da 3 anni ma l’eccedenza non era nel contratto ma veniva pagata come orario supplementare) ma nell’immediato la mia paura e che visto che il prossimo mese verra bandita la nuova gara per l’appalto dove io lavoro (tribunale settore pulizie) l’azienda che subentra non so se sia tenuta ad assumermi a 30 o a 20 ore o se il giudice (sempre che mi dia ragione) abbia il potere di obbligare la nuova azienda (qualora non volesse) a farmi il contratto a 30 ore,il mio legale mi dice che quando sarà il momento dovremo parlare con la nuova azienda e capire le intenzioni ma non e stato esaustivo nel dirmi quale diritti avrei mi scusi se mi sono dilungato in attesa cortesi saluti.

    • Pier Paolo ha detto:

      Ritengo che il suo avvocato abbia ragione, nel senso che la nuova azienda potrebbe decidere il monte ore in funzione delle proprie esigenze e non sulla sentenza del giudice, che riguarda la precedente ditta.

  241. Franca ha detto:

    Salve mi chiamo Franca vorrei esporre il mio problema .l’ anno scorso ad aprile sono rimasta in mutua circa un mese per un ernia al disco ,al ritorno al lavoro (premetto che lavoro in off meccanica) il direttore mi ha fatto firmare un foglio che diceva che per una settimana avrei fatto cigs a rotazione, da quel fine maggio 2012 a tuttora sono in cigs senza rotazione .Ho anche saputo che su il mio posto di lavoro hanno messo un altro operaio, dopo che a me hanno detto che c e della crisi io mi sento discriminata dopo 35 anni che lavoro in questa ditta, mi hanno anche detto che ormai il mio posto non c’e più è del ‘altro operaio.Vorrei sapere cosa posso fare. Cordiali saluti

    • Pier Paolo ha detto:

      Credo, anche se hai aspettato troppo, che tu ti possa rivolgere all’ufficio legale di un sindacato ( io suggerisco sempre il patronato INCA della CGIL) o ad un avvocato di fiducia. Solo con l’intervento di un legale potrai sperare di opporti al minacciato licenziamento.

      • Franca ha detto:

        Come da lei consigliato mi sono rivolta al patronato la ditta mi sta proponendo un incentivo io le volevo chiedere quanti soldi posso domandare?

      • Pier Paolo ha detto:

        Non c’è una regola precisa; legga tutte le mie raccomandazioni sull’Incentivo all’esodo

      • Franca ha detto:

        Buona serata dott.pier Paolo, le ho scritto perché sono stata chiamata dal mio sindacato L’azienda ha proposto un incentivo di 10.000 euro netti di uscita volontaria + 4000euro per i14mesi di cigs che ho fatto senza rotazione e danni morali non capisco che conteggio anno fatto ( l impiegata mi ha detto che mi anno retribuito 1settimana al mese ) poi avrò 2mesi e mezzo di preavviso 3500euro totale 17500 po’ considerando che altre 4persone accettano l incentivo il sindacato mi ha detto che mi spetta i3anni di mobilita, (lavoro in ditta da 32 anni e sono di 5 livello)le chiedo se può essere una somma fattibile Mi rivolgo alla discriminazione e al danno morale subito quantificato in 4000 euro (stipendio di 1400 )mi sembra un po’ irrisoria l offerta le chiedo ho la possibilità di denunciarla per poter avere di più o mi conviene accettare . la ringrazio della sua disponibilità Franca

      • Pier Paolo ha detto:

        L’incentivazione all’esodo si può sempre negoziare, poiché è una trattativa tra privati e non è normata dalla legge; il punto, come ho spesso suggerito nelle mie risposte, è quello di valutare quale sarebbe la propria situazione economica dopo l’accordo e se la situazione aziendale è tale che potrebbe ricorrere ai licenziamenti collettivi o individuali per motivi economici. Non mi dice la sua età, ma presuppongo che possa andare in pensione solo con la modalità di vecchiaia. Le bastano quei 17.500 euro, oltre all’indennità di mobilità?

  242. riccardo ha detto:

    Salve mi chiamo Riccardo nel 2008 ho lavorato con una ditta e sono stato liquidato successivamente ho fatto richiesta di disoccupazione dopo di che ho lavorato con manpower e in pratica in un anno si sono formati 3 redditi? IRPEF nella prima busta e citata nella seconda non ho potuto verificare in quanto non la trovo sicuramente non ho fatto la dichiarazione dei redditi e l’agenzia delle entrate mi ha mandato una raccomandata con una mora sulla’IRPEF! Ma mi chiedo se sono dipendente come faccio ad essere un evasore? E se cosi fosse ho provveduto a mandare una mail a manpower dicendo di verificare che mi sia stato consegnato! Ma se non me lo hanno consegnato posso fare ricorso?

    • Pier Paolo ha detto:

      Riccardo tu parli di busta, ma cosa intendi? Tu avresti dovuto ricevere il CUD alla fine dell’anno e Manpower dovrebbe avere la prova che te lo ha consegnato. Se non l’hanno consegnato ne a te ne all’agenzia delle entrate puoi fare ricorso.

  243. D Elia Giovanni ha detto:

    Buona sera avvocato,circa 8mesi fa sono stato licenziato ,oggi vengo a sapere che i miei colleghi. Con accordo interno 2011 vengono assorbiti in altre mansioni pur di nn licenziarli…posso fare qualcosa???

    • Pier Paolo ha detto:

      Non posso risponderle perché lei non chiarisce per quale motivo è stato licenziato; è stato un licenziamento individuale o collettivo?

      • D Elia Giovanni ha detto:

        Io è altri 5 colleghi per soppressione passaggio a livello…anche chi ancora in forza e casellante ma sta usufruendo di quell accordo sindacale

      • Pier Paolo ha detto:

        Dovete allora verificare quali erano i criteri di scelta del personale da licenziare, nell’accordo che l’azienda avrà firmato con i sindacati; all’atto pratico devono essere i sindacati a spegarvi perché voi siete stati licenziati ed alcuni vostri colleghi lavorano ancora con le stesse mansioni.

      • D Elia Giovanni ha detto:

        Ma posso fare ricorso se loro nn mi danno alcuna spiegazione??ce gente che ha appena 6 mesi di servizio a fronte di noi con 5anni

      • Pier Paolo ha detto:

        Può fare ricorso ma dovrà rivolgersi ad un avvocato che, prima chiederà spiegazioni per via legale, e secondariamente potrà presentare ricorso in tribunale.

  244. enrico ha detto:

    lavoro con una coop di ristorazione presso l’ospedale a tempo ind. 5nto liv.il mio datore di lavoro mi ha declassato dal mio compito di consegna pasti ai reparti con mezzo di trasporto sotto indicazione di una dipendente ospedaliera come indesiderato.collocandomi alle mansioni inferiori al mio livello ,immediatamente con sms il giorno successivo ,e giusto secondo lei tutto questo? grazie per l’attenzione aspetto una sua risposta.

  245. enrico ha detto:

    mi scusi sig paolo volevo precisare che la dipendente ospedaliera e una dietista e si e lamentata col mio capo che i carrelli d consegnare erano in ritardo per la mia assenza di 20 minuti cosa non vera perche nel frattempo che i carrelli non erano ancora usciti dalla cucina io consegnavo ad un altro reparto , preciso siccome l’ospedale e grande ed e diviso in 5 diramazioni ..non abbiamo un ascensore nostro, usiamo i montacarichi ,che utilizzano tutti i dipendenti ospedalieri e vari ditte appaltatrici.e in piu mi ha cambiato la mia turnazione tramite sms dalle 13 e 30 alle 17 e 10 e dalle 19 alle 22 con pausa di 2 ore senza preavviso collocandomi a lavaggio mensa ,e a scarrellare ,all’età di 60 anni con ernia al disco operato ,tutto questo mi e stato contestato con raccomandata. lo puo fare tutto questo .noi siamo una ditta che serve l’ospedale, grazie dell’attenzione

    • Pier Paolo ha detto:

      Rispondo alla sua seconda richiesta, tenedo conto anche della prima; il datore di lavoro, ammesso anche che lei abbia commesso delle infrazioni disciplnari, non può applicare come sanzioone un demansionamento. Lei può rivolgersi alle rappresentanze sindacali o ad un legale per impugnare il demansionamento e farsi riassegnare alle mansioni contrattuali.

  246. roberto ha detto:

    salve mi chiamo roberto ed ho un problemma col mio ex datore di lavoro inquanto si rifiuta di pagarmi il saldo della busta paga di luglio dove ci sono gli arretratti degli assegni familiari e un rimborso dalle agenzie dell’entrate . ora mi chiedo sicome ho firmato la busta ma mi son trovato nel bonifico solo un’acconto posso anche dennunciarlo anche alla guardia di finanza? premetto che anche l’ispettorato del lavoro se ne sta’ occupando ma pare che ci siano poche speranze. che mi dice lei in proposito ? grazie

    • Pier Paolo ha detto:

      Roberto, non conosco la situazione della sua ditta per cui mi è difficile darle un suggerimento; se la ditta è in fase di fallimento, sarà difficile recuperare i suoi soldi, ma se la ditta è sana e non ha problemi economici, non vedo perché lei non dovrebbe tentare, rivolgendosi ad un avvocato. Dipende ovviamente dalle somme in gioco. A mio giudizio è più l’Ispettorato del lavoro che dovrebbe essere avvertito del comportamento del suo datore di lavoro.

      • roberto ha detto: