Assistenza legale


Esistono situazioni per le quali è assolutamente necessario ricorrere all’assistenza legale.
Segnalo, in questi casi, il riferimento ad uno studio legale, gestito da esperto avvocato giuslavorista, che opera essenzialmente in Lombardia. Lo studio fornisce assistenza legale a pagamento. Non fornisce consulenza on line.

  1. Studio leg. Avv. ti Pepe e Aurigo – v.le Coni Zugna 5/A – tel. 02.581429 – fax 02.58142923 ; e-mail: mario.aurigo@pepeaurigo.it

La consulenza on line, secondo le regole chiarite nell’apposita pagina del blog, è invece erogata da Pier Paolo Sposato , amministratore del sito.

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1.003 pensieri su “Assistenza legale

  1. Alessandro M.

    Buongiorno, ho lavorato 5 anni in uno studio come dipendente, prima apprendista e poi commutato in tempo indeterminato.
    Ad aprile sono stato licenziato a causa di un calo di lavoro. Ora ho iniziato a collaborare con un’altra società (competitor di quella dove ho lavorato negli scorsi 5 anni) per questo motivo mi trovo a dover contattare presentare le nostre offerte anche ai vecchi clienti, ed alcuni di questi hanno deciso di comprare tali servizi da me piuttosto che continuare a lavorare con il precedente fornitore (mio vecchio datore).
    Ieri mi contatta il mio vecchio datore accusandomi di avergli rubato i cliente e minacciandomi di denunciarmi. Cosa può realmente fare? Il mercato non è libero? Io ero un dipendente di la e lo sono nuovamente in questa nuova società…
    Aspetto un suo gradito consiglio.
    Grazie.
    A. Mondo

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  2. Marco

    Salve sig. Pier Paolo,
    Sono un ex lavoratore di un’azienda del settore industriale di circa 500 dipendenti.
    Nell’azienda dove lavoravo (ho la qualifica di operaio), è stata aperta una procedura di mobilità ex art. 4 l.223/91 per numero 100 persone suddivise in 20 impiegati e 80 operai dando priorità alla mobilità incentivata e successivamente ai criteri imposti dalla legge (anzianità, carichi familiari, esigenze tecnico organizzative).
    Tutto ciò approvato anche dal verbale di chiusura procedura di mobilità redatto tra OO.SS e datore di lavoro in data 28 maggio 2015.

    Il 01 giugno 2015, sono arrivate le lettere di licenziamento dove si legge che (cito testualmente) “il numero dei lavoratori da licenziare sono 57, al netto dei lavoratori che non hanno fatto opposizione al licenziamento, preventivamente individuati”.

    Evidenzio che la graduatoria (redatta in base ai basilari criteri di legge della 223/91, in cui risulto il 3°) riporta esclusivamente operai (nessun impiegato) infatti i 57 esuberi coatti sono tutti operai ed è stata redatta già tolti i cosidetti volontari (di cui naturalmente non vi è traccia).

    È normale avere una tabella comparativa solo dei lavoratori con qualifica da operaio e non capire quanti “volontari” sono stati operai e/o impiegati? Ipoteticamente l’azienda potrebbe aver coperto l’intero esubero solo con i volontari o peggio ancora prelevando, esclusivamente, dal bacino degli operai la parte mancante. E’ sbagliato pensarla così?

    Mi è stato proposto un incentivo all’esodo di 10mila euro come da verbale sindacale per la non opposizione al licenziamento, quindi, credo di non avere margini di contrattazione individuale.

    Cordialmente
    Marco

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    1. pps9000 Autore articolo

      Prima di tutto alcune riflessioni per verificare se interpreto correttamente la sua storia:se il verbale di chiusura della procedura è stato firmato e in data 28 maggio e il 1° giugno l’azienda vi comunica che, al netto dei dipendenti che non hanno fatto opposizione al licenziamento, sono da porre in mobilità 57 operai si deve dedurre che:

      1. come dice la stessa azienda, le operazioni di risoluzione consesuale del rapporto di lavoro sono avvenute mentre le trattative erano in atto
      2. tutte le posizioni impiegatizie hanno accettato la risoluzione consensuale
      3. anche un certo numero di operai ha accettato la risoluzione consensuale
      4. se le viene proposto ancora un incentivo all’esodo vorrebbe dire che chi ha accettato prima la proposta aziendale ha ricevuto un incentivo maggiore

      E’ il sindacato firmatario dell’accordo che deve informarvi quale numero finale di esuberi è stato negoziato, che tra l’altro, dovrebbe comparire su il documento dell’accordo, documento che avete il diritto di controllare.

      Replica
      1. Marco

        La ringrazio per la risposta…
        Le tolgo subito i dubbi:

        1) tutte le persone (operai e impiegati) che hanno consensualmente accettato l’accordo (contenuto nel verbale del 28 maggio) hanno firmato un pre accordo all’azienda, in cui si dichiarava la non opposizione in caso di licenziamento;

        2) In questi giorni hanno firmato in sede sindacale il verbale di conciliazione (l. 533/1973 – D. Lgs 80/1998), sia i cosidetti volontari (del punto 1) che hanno ricevuto semplicemente il licenziamento senza alcuna graduatoria e i riceventi di licenziamenti in modo coatto che hanno ricevuto, invece, la graduatoria epurata dai volontari.

        3) come previsto dal verbale di approvazione della procedura e successivamente leggendo i verbali di conciliazione di alcuni miei colleghi redatti in sede sindacale (punto 2), per la non opposizione la somma erogata è di 10 mila euro sia che tu sia un licenziato-volontario che un licenziato-coatto. La stessa che mi viene offerta;

        4) confermo che i licenziamenti coatti sono stati 57 su 100 (ho effettuato un accesso agli atti ULPMO) e anche dalla graduatoria presente dall’ente i 57 esuberi coatti sono tutti operai ed è stata redatta già tolti i cosidetti volontari (di cui naturalmente non vi è traccia).

        La ringrazio vivamente per l’interessamento.
        Marco

        Replica
        1. pps9000 Autore articolo

          Marco l’unica mia sorpresa (comunque a tuo favore) è che l’azienda non ha differenziato l’incentivo all’esodo tra volontari e coatti. Stante così le cose mi sembra impossibile che il singolo dipendente possa rinegoziare l’incentivo.

          Replica
          1. Marco

            Dottore mi scusi l’insistenza.
            Purtroppo ho già fatto presente alle sigle sindacali e all’azienda che tale pratica è discutibile.

            Purtroppo la risposta, unanime è stata:”Per noi le cose sono fatte legalmente. Se vuoi fai causa”. Ho letto in diversi post di questo sito, l’atteggiamento discutibile delle Rsu. Questo è un altro esempio, ahimè.

            Sinceramente mi trovo in grande difficoltà. Vorrei capire se c’è qualcosa che non va in tale procedura operata dall’azienda.

            Grazie
            Marco

          2. pps9000 Autore articolo

            Il processo utilizzato può essere corretto; l’aspetto che non trovo corretto, stando alle sue parole, è che non sia reso pubblico il numero degli esuberi finale negoziato dalle OOSS con l’azienda. Dopodiche, stante ai parametri utilizzati per la scelta dei dipendenti, lei dovrebbe poter comprendere se sono stati rispettati o meno; purtroppo, in caso di dubbio, bisogna dare mandato ad un legale il quale, a fronte di reticenze aziendali le farebbe impugnare il licenziamento, con successiva discussione di fronte alla magistratura del lavoro.

  3. Ada

    Salve, sono una lavoratrice interinale che lavora (insieme a circa 60 colleghi, tutti nelle stesse condizioni) con contatto a t.determinato di 6 mesi, tutti con un part-time di 6 ore su 4 turni giornalieri dal lunedì alla domenica, 3° liv. contratto multiservizi.

    L’ente utilizzatore risulta essere una consociata dell’agenzia interinale, ma DI FATTO lavoriamo per un soggetto terzo, cui la consociata fornisce i lavoratori.
    Il soggetto per cui lavoriamo ha recentemente deciso di modificare gli orari di apertura dell’attività, aprendo un’ora prima al mattino e chiudendo prima la sera. Per noi comporta la perdita di un’ora con maggiorazione per lavoro notturno. Sul contratto da noi firmato non sono presenti clausole flessibili e non siamo stati consultati in merito alla modifica che ci viene ora imposta. Il cambio d’orario è legittimo?

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Il cambio unilaterale di clausole contrattuali è illegittimo, una volta accertato che non esistano, come lei afferma, clausole flessibili.

      Replica
  4. Matteo

    Buongiorno, qualche giorno fa ho presentato la lettera di dimissioni volontarie al mio datore di lavoro calcolando un preavviso di 20 giorni lavorativi (CCNL Metalmeccanico 3 liv.) e specificando come data di fine rapporto il 21/07.
    La lettera è stata controfirmata dal mio titolare ma oggi mi ha chiamato per dirmi che il suo commercialista ha rifatto i calcoli ed il preavviso è di 20 giorni di calendario e non lavorativi e che quindi dovrei finire prima (il 13/07).
    Come dovrei comportarmi ora?
    Faccio valere la lettera controfirmata dove è espressamente indicato il 21 come data di termine collaborazione? Oppure mi devo far mettere per iscritto che terminerò il 13?

    Grazie per l’attenzione

    Matteo

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Confermato che il periodo di preavviso si calcola in giorni di calendario e visto che decorre dal 30 Giugno, riscriverei le dimissioni ovviamente controfirmate dal datore di lavoro a meno che non occorra correggere anche la comunicazione da inviare al centro per l’impiego come da Procedura Fornero

      Replica
  5. Marco

    Salve,
    dopo 3 anni di servizio come impiegato presso un’azienda con contratto a tempo indeterminato. Da qualche giorno ho ricevuto la lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Allo stato dei fatti se non impugnassi il licenziamento percepirei solo TFR, ferie non godute, e mensilità rimanenti. Da parte mia vorrei richiedere all’azienda un indennizzo, ma visto che in seguito all’impugnazione l’azienda può revocare il licenziamento, il mio timore è relativo al fatto che lo possano fare rendendomi la vita impossibile (comunque genererei una controversia).
    La mia domanda è: se dovessi trovare un lavoro presso un’altra azienda entro i 60 giorni posso impugnare comunque il licenziamento senza dover essere costretto al reintegro?
    Nel caso in cui lo facessi anche senza trovare un altro impiego a quanto spetterebbe l’indennizzo?
    Ci tengo a precisare che ormai in quest’azienda non ho voglia di rientrare visto che non sempre i rapporti di lavoro si svolgono nella chiarezza e nella lealtà, senza considerare un monte ore superiore a quello da contratto e nessuna trasferta pagata.
    Ho dovuto cambiare i miei progetti e ho messo in moto meccanismi che mi porterebbero ad allontanarmi da questi luoghi per diverse centinaia di chilometri permettendomi di avvicinarmi ai miei affetti.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Marco le rispondo subito rapidamente; se lei dopo questa risposta volesse approfondire l’argomento valuti il suo interesse sulla nostra pagina di Consulenza on line. Il dipendente, ammesso che il giudice condanni l’azienda al reintegro, può sempre chiedere al giudice di trasformare la condanna in un indennizzo, il cui valore varia molto in funzione del parere del magistrato.

      Replica
  6. adriana

    Salve, mio marito ha lavorato per 10 anni presso un’azienda metalmeccanica sopportando dal datore di lavoro soprattutto negli ultimi quattro anni ogni tipo di ingiuria e offesa. Alla fine si è licenziato accettando una buona uscita consigliato anche dal sindacato proprio perché non ne poteva più. E’ entrato in mobilità per due anni che sono quasi finiti e ancora non ha trovato un altro lavoro malgrado vari colloqui. Sospettando che lui parlasse male di mio marito alle eventuali aziende che lo contattassero per avere informazioni, gli ho telefonato spacciandomi per una di loro e in effetti i nostri sospetti erano fondati. La telefonata è stata registrata come prova ed ora vorrei sapere come dobbiamo comportarci.
    Grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Adriana come lei avrà letto io non sono un avvocato, ma un ex direttore del personale; faccio questa premessa perché la domanda che lei mi pone è squisitamente di natura legale. Solo un avvocato civilista potrebbe infatti decidere se è possibile usare o meno la prova da lei raccolta per portare l’ex datore di lavoro in tribunale, richiedendo i danni che un giudice dovrebbe quantificare.

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  7. Antonio Cosco

    Contributi volontari versati indebitamente e l’Inps non vuole restituire,vorrei una risposta gentilmente grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      A breve domanda breve risposta; se non è trascorso il termine di prescrizione, dovrai rivolgerti ad un legale che metta in mora l’INPS.

      Replica
  8. mila

    buongiorno io sono stata licenziata il15 di genaioe ho fatta la domanda di disoccupazione pero nn ho pagato i contributi pe 1 dal 15 e mi e stata respinta la domanda e io ho pagato pero in ritardo mi sara accetata la domanda o no grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Non capisco a quali contributi ti riferisci e chi le doveva pagare; per ottenere l’assegno di disoccupazione bisogna avere perlomeno 13 settimande di contribuzione versate nei 4 anni che precedono la perdita del posto di lavoro. Ti riferisci a questo?

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  9. Jessica

    Buonasera,
    sono disperata e la ringrazio in anticipo se mi potrà aiutare in qualche modo.
    Il mio compagno lavora come operaio da 12 anni con un contratto a tempo indeterminato. In data odierna gli hanno consegnato una comunicazione scritta e che ha dovuto firmare che dice: la presente nel comunicarle che dal 22/06/2015 al 17/10/2015 lei verrà sospeso dal lavoro. In suo favore verrà richiesto l’intevento della Cassa Integrazione Ordinaria. A fronte di sopravventue esigenze lavorative lei potrà essere richiamato anche prima del suddetto termine e dovrà essere reperibile al suo indirizzo.
    Ora le domande sono queste: noi vivevamo solo di questo stipendio e abbiamo un figlio è vero che la cassa integrazione paga soltanto dopo 90 giorni? E se sì per questi tre mesi noi non possiamo avere un aiuto di nessun tipo? Tra l’altro il mio compagno ha chiesto al datore di lavoro (siccome non era presente alcun sindacato!) se lui trova un altro posto di lavoro e magari viene richiamato mentre è in prova da un’altra parte cosa succede e lui gli ha risposto che deve esserci se viene chiamato, ma quindi noi cosa dovremmo fare?? Perdere tutto e stare fermi senza neanche provare a cercare qualcos altro?? Tra l’altro il mio compagno gli ha chiesto il TFR siccome è un suo diritto così uno cerca di tenere duro questi mesi, e lui ha risposto che non hanno i soldi?? Seconde lei cosa dovremmo fare? Mi sa dire anche come funziona nel mese di agosto quando la ditta chiude per ferie, lui sarà in cassa non in ferie anche se ha ancora delle ferie da fare? Scusi per tutte queste domande ma non sappiamo come dobbiamo comportarci, loro hanno detto che magari il lavoro torna ed è solo una precauzione, ma lì c’è scritto nero su bianco che lui è sospeso quindi non mi sembra una precauzione. La prega ci dia dei consigli, anche se eventualmente possiamo appellarci a qualcosa anche per il TFR. La ringrazio infinitamente. Cordiali saluti.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Prima cosa controlliamo se la messa in cassa integrazione è regolare.Quanti dipendenti ha l’azienda? L’azienda ha firmato un accordo con i sindacati? Se si quali sono i criteri che sono stati concordati per la scelta dei dipendenti da mettere in cassa integrazione? Quanto dipendenti sono stai messi in Cassa Integrazione? Per quanto riguarda il pagamento dell’assegno di Cassa Integrazione so che ogni tanto l’INPS ha dei ritardi ma non è detto che si debba per forza attendere tre mesi.
      Mi risulta che alcune banche concedono un anticipo sull’assegno di cassa integrazione.L’Anticipo su Cassa Integrazione Guadagni o su Contratti di Solidarietà è un contratto con il quale la Banca con cadenza mensile, concede a un soggetto, un’anticipazione a tasso
      zero dei contributi di cassa integrazione o dell’indennità di solidarietà al fine di venire incontro al cliente nel periodo che intercorre tra il momento in cui lo stesso ha presentato domanda di Cassa Integrazione o di Contratto di Solidarietà e il momento in cui l’INPS procede all’effettivo pagamento dell’indennità. L’ammontare del finanziamento erogato non potrà superare l’80% dell’importo della retribuzione mensile percepita. Prova a vedere se qualche banca nella tua zona concede questo anticipo.
      Durante il periodo di CIG si possono svolgere lavori occasionali definiti accessori ma non si deve superare un introito di 3000 euro, comunque meglio di niente.
      L’anticipo del TFR è regolato d leggi di stato e il datore di lavoro è obbligato a concederlo solo per eventuale acquisto casa o per importanti spese mediche.

      Replica
      1. Jessica

        Grazie per la sua risposta,
        l’azienda ha 6 dipendenti e la comunicazione ufficiale della cassa è stata data a tutti quanti. No, non c’è alcun accordo con i sindacati è avvenuto tutto tra il datore e i dipendenti. In questi giorni gli è stata data comunicazione dalla ditta, dopo varie proteste e richieste dai dipendenti, che sarà essa stessa a versare ogni 15 del mese l’importo previsto dalla cassa e poi quest’ultima rimborserà tutto alla ditta, così da non dover attendere che la cassa paghi i dipendenti, le risulta che questo possa accadere? Quindi se si trova, nel frattempo, un altro lavoro a tempo pieno, bisogna per forza licenziarsi? Le informazioni comunque purtroppo non sono chiare dalla ditta e non si capisce nulla, è stato detto che verrà usata solo se necessaria in base alla richiesta di lavoro e verrà usata a rotazione. La ringrazio ancora.

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        1. pps9000 Autore articolo

          Le confermo che la ditta anticipa l’indennità. Se suo marito trova un altro lavoro, come dipendente, deve uscire dalla Cassa Integrazione ma a questo punto non capisco la preoccupazione.

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          1. Jessica

            La ringrazio ancora per la sua disponibilità e le sue risposte, la preoccupazione sta nel fatto che se il mio compagno trova qualcosa di certo non sarà a tempo indeterminato, ma nella realtà d’oggi i contratti vanno di mese in mese (quando va bene) e questo non ci permetterebbe di mantenere la casa e tutto il resto, quindi il mio compagno non sa cosa fare perchè magari poi questo periodo di cassa passa (la ditta sostiene che a settembre il lavoro dovrebbe tornare) e quindi lui avrebbe ancora il suo lavoro a tempo indeterminato, ma se trova qualcosa in questo periodo a tempo determinato e mentre lavora lì da quest’altra parte lo richiamano perchè magari c’è due giorni di lavoro lui è obbligato ad andare perchè da come hanno spiegato quando si è in cassa se ti chiamano e non vai può essere motivo di licenziamento…questa situazione non permette di prendere una decisione, trovare un altro lavoro rischiando di perdere questo che magari la situazione si sarebbe risolta e rischiando di non trovare altri posti a tempo indeterminato o stare ad aspettare con il rischio che le cose vadano sempre peggio e si rimane scoperti?! La domanda è: lui potrebbe trovarsi anche solo un contratto di un mese per coprire il mese di luglio, e magari non percepire la cassa (ma uno stipendio normale dato da quest’altro lavoro) mantenendo però il suo attuale lavoro così da poter rientrare quando torna il lavoro? O se lui stipula un altro contratto lavorativo, anche solo di un mese, perde automaticamente il suo attuale posto di lavoro?
            La ringrazio ancora tanto. Cordiali saluti.

    1. pps9000 Autore articolo

      Lei ha scritto la sua richiesta alle ore 17.21 di oggi 9 giugno e alle 18.52 mi chiede perché non ho risposto. Marilena io faccio della consulenza on line, spesso gratuitamente, ma non sono sempre a disposizione di chi mi scrive. Le risponderò sicuramente nei prossimi giorni.

      Replica
      1. Sara

        Buonasera avvocato,sono una parrucchiera dipendente con contratto a tempo indeterminato. Lavoro ormai con l’azienda da 4 anni e siamo 3 dipendenti. Ora io sono incinta al 4* mese di gestazione,il mio datore di lavoro mi “impone” la maternita anticipata altrimenti non può assumere la nuova ragazza in sostituzione maternita per 12 mesi. È lecito? E inoltre,come richiedo una maternita anticipata non avendo problemi di “salute”? Attendo con ansia la sua risposta,la ringrazio anticipatamente. Buona serata

        Replica
        1. pps9000 Autore articolo

          Sara premetto che, come spiegato nella pagina di consulenza on line non sono un avvocato ma un ex direttore del personale, quindi valuterai la mia risposta tenendo conto delle mie competenze. Il tuo datore di lavoro non ti può imporre assolutamente nulla anche perché, come tu stessa osservi, per ottenere una maternità anticipata avresti bisogno di un certificato medico falso di maternità a rischio. Secondo, non ti può neanche imporre di stare 12 mesi assente; il periodo di assenza obbligatorio per legge e di 2 mesi prima dellla data presunta del parto e tre mesi dopo il parto; esiste poi la possibilità di usufruire, per legge, di un periodo di maternità facoltativa. Se provasse a licenziarti potrai impugnare il licenziamento e sarà costretto a pagarti anche i danni.

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  10. chiara

    grazie per la risposta… ma posso incorrere in sanzioni perché l’ho filmata con il mio cellulare sul posto di lavoro???
    grazie ancora

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    1. pps9000 Autore articolo

      Sanzioni da parte dell’azienda non direi; magari denunce da parte della collega. Personalmente userei il filmato solo per dimostrare la veridicità della mia denuncia, con l’accordo di non lasciare il filmato a disposizione dell’azienda.

      Replica
    2. chiara

      grazie per la risposta…. avrei ancora una domanda.
      il datore di lavoro può avere dei problemi in caso di denuncia da una delle due parti???
      grazie ancora
      cordiali saluti

      Replica
      1. pps9000 Autore articolo

        Mi pare di avere già risposto; il filmato va solo fatto vedere ai responsabili dell’azienda. Saranno loro a decidere se e come vorranno usare ciò che viene fatto vedere.

        Replica
  11. chiara

    buongiorno
    ho trovato la miacollega d ufficio senza ragione. il giono dopo attivando il cellulare l’ho filmata mentre metteve le mani nella mia borsa. e ho scopert che leggeva la ia posta. cosa posso fare??
    grazie

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Nell’ipotesi che tu lavori in una ditta che ha un responsabile del personale, rivolgiti subito a lui, altrimenti al tuo diretto superiore. Sono loro che devono decidere come intervenire.

      Replica
  12. matteo

    sono un lavoratore a tempo indet. la mia azienda da pochi giorni mi ha consegnato l’unico 2015 io ho firmato per averlo ricevuto,poi dopo averlo letto per bene mi sono accorto secondo i mie calcoli che secondo quello che c’era scritto io avrei ricevuto 14 mensilita’ quando sono sicuro di quello che scrivo di averne ricevute 13 . in sostanza possono farlo? pur sapendo che la busta paga e’ in loro possesso e non e’ stata ancora firmata da me,come devo comportarmi per non rischiare il posto avendo una famiglia e sono mono reddito.la ringrazio per una sua risposta.

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Matteo la tua è una domanda senza risposta. E’ ovvio che, se i tuoi controlli sono corretti, l’azienda sta compiendo un illecito; non conoscendo l’ambiente in cui operi, ma mi è possibile escludere che di fronte alle tue rimostranze si venga a creare una situazione conflittuale. Tu non mi dici da quanto lavori nell’attuale azienda, quindi ti chiedo: è la prima volta che noti un problema del genere? Non potrebbe essere un errore per il quale richiedere educatamente la correzione?

      Replica
  13. umberto

    Egreg. Avvocato buonasera la disturbo per avere un suo parere riguardo ad una mia esperienza lavorativa ho lavorato presso una gastronomia per 10 anni con un contratto par time a 24 ore settimanali di cui i primi 3 anni in nero facendo turni di 8 ore serali e non percependo nessun diritto di 13° lavori festivi ed altro . sono stato licenziato per riduzione di personale e le chiedevo un tfr di 7500 euro ma mi e stato rifiutato mi conviene procedere legalmente? ringraziandola anticipatamente per la sua risposta colgo l’occasione per mandargli un distinto saluto.

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Il recupero di spettanze per periodi lavorati in nero è sempre difficilissimo a meno che non si abbiano documenti o testimonianze in grado di dimostrare l’esistenza di un rapporto di lavoro. Quale è la differenza tra il TFR che ti vuole riconoscere la ditta e la tua richiesta di 7500 euro? Vale la pena procedere legalmente? Fatti queste domande perché affidarsi ad un legale, quando non si è sicuri di vincere una causa per somme relativamente piccole, può non valere la pena.

      Replica
    2. umberto

      buongiorno ! inanzi tutto la ringrazio per l’immediata risposta , proprio dopo la mia domanda a lei riferita mi ha chiamato il consulente dicendomi che il mio datore di lavoro a accettato la mia proposta invitandomi nel suo studio dove a invitato la commissione del lavoro per verbalizzare il tutto , Chiedendomi pure di rateizzare il TFR in 8 rate mensili ,io ho accettato. Pensa che sia tutto legittimo? la ringrazio ancora tantissimo.
      CORDIALI SALUTI

      Replica
      1. pps9000 Autore articolo

        Umberto solo per caso, essendo domenica, stavo guardando la mia posta quando ho trovato e letto il tuo commento; spero che tutto vada bene, ma ti consiglio di verificare un punto importante. La Commissione Lavoro, per quello che ne so io, non si sposta negli studi dei consulenti ma opera nell’ambito delle Direzioni provinciali o Territoriali del lavoro. Chi sono allora questi signori? E’ ovvio che se non appartengono alla Commissione del lavoro, temo che l’artificio nasconda un inganno. Fammi sapere perché è una nuova esperienza anche per me.

        Replica
        1. umberto

          effettivamente era questo il mio dubbio e mi sembrava strano che una commissione si spostasse in altre sedi comunque grazie per avermi avvisato le faro’ sapere grazie ancora e buona serata.

          Replica
          1. umberto

            proprio in questo momento ho parlato con un avvocato del lavoro dove mi assicurava che era possibile che una commissione del lavoro poteva spostarsi in altre sedi ! mah! speriamo bene, vedremo tra due giorni le faro’ sapere grazie ancora

          2. umberto

            forse mi sono spiegato male, ho meglio mi ha spiegato che essendo una azienda con meno di 15 dipendenti si puo’ conciliare davanti ad una commissione sindacale

          3. pps9000 Autore articolo

            Si è vero; tu non mi dici se, dopo la conciliazione, intendi richiedere l’assegno di disoccupazione (oggi chiamato NaspI), perché in questo caso, ammesso che tu avessi il tempo di farlo sarebbe importante verificare se l’INPS accetta la conciliazione in sede sindacale. Ti segnalo questo articolo che propspetta il dubbio sull’INPS. Articolo DPL Modena. Stampalo e fallo leggere al sindacalista.

          4. umberto

            salve! oggi sono andato allo studio dove ho firmato la conciliazione davanti ai sindacati . premetto che per quanto riguarda la nuova naspi io ho fatto la domanda l’1 giugno a questo punto cosa significa che non mi spetta più la nuova naspi? grazie!

          5. pps9000 Autore articolo

            Immagino che tu, per chiedere la Naspi abbia presentato la lettera di licenziamento; adesso dovrai presentare copia dell’accordo. Esiste qualche interpretazione che l’INPS potrebbe non riconoscere gli accordi siglati in sede sindacale per accordare la Naspi. Molti esperti affermano che l’accordo in sede sindacale è ugualmente valido come quello firmato davanti alle commissioni di conciliazione. E’ per questo che ti suggerivo di parlarne con il sindacalista che ti ha assistito nella firma dell’accordo.

  14. luca

    vorrei gentilmente sapere se nel caso di dimissioni per giusta causa è possibile chiedere al giudice del lavoro l’indennità di reintegro

    Replica
    1. pps9000 Autore articolo

      Il giudice, in linea di massima, su richiesta del dipendente può sempre trasformare una condanna di reintegra in un’indennità monetaria. Non sono un avvocato ma mi sembra non richiedibile la reintegra se si è dimessi per giusta causa; sarebbe un cointrosenso. Ti consiglio di leggere questo Manuale sull’argomento.

      Replica
  15. Emma

    Buonasera, vorrei chiederle un consiglio riguardo la mia situazione,
    attualmente ho un contratto a progetto che scade a breve (mi chiedono di andare ogni giorno a lavoro per 8 ore ed è quello che ho fatto fino ad ora) e il mio datore di lavoro ha intenzione di assumermi a tempo indeterminato. Ma parlando meglio mi ha fatto capire che mi farà un contratto partime a 6 ore per pagare meno tasse, per una cifra irrisoria e pretendendo che io vada a lavoro otto ore al giorno. Mi ha detto che con il contratto regolare usufruirei anche di 13esima e 14esima che aumenterebbero lo stipendio mensile ma facendo i miei calcoli sono arrivata alla conclusione che accettando andrei a guadagnare comunque 7 euro l’ora e sinceramente avendo fatto molti sacrifici per studiare (laurea magistrale) e venendo incontro a tutti i datori di lavoro che fino ad ora ho avuto, pur di lavorare, sono stanca. Sa per caso se la laurea può permettermi di avere uno stipendio più alto? E’ giusto che mi rinfacci tredicesima e quattordicesima per gonfiare il pagamento mensile?
    Spero di essermi spiegata al meglio, grazie…

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    1. pps9000 Autore articolo

      No la laurea non da diritto ad una maggior retribuzione, in quanto questa dipende dalle mansioni per le quali si è assunti. Consiglio;non accetti di lavorare per un tale datore di lavoro.

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  16. Gaia Pellegri

    Buongiorno,

    ringrazio anticipatamente per il tempo che mi dedicherà.
    Cercherò di essere molto breve, evitando di spiegarle particolari che sono superflui per il mio quesito: un annio fa lavoravo in un’azienda con un mio amico ed entrambi, seppur con regolare contratto, svolgevamo mansioni con responsabilità che andavano ben oltre quanto pattuito. Nel giro di un anno varie vicende sempre più scorrette nei nostri confronti ci hanno portato a cercare, e per fortuna trovare, un altro posto di lavoro. Il mio amico però, diversamente da me, ha voluto portare avanti la questione facendo causa all’azienda; la situazione si è poi evoluta con un patteggiamento e un rimborso consistente pagato dall’azienda al mio amico. Quello che vorrei capire è cosa accadrebbe se anche io ora volessi fare causa all’azienda in relazione al fatto che c’è questo precedente del mio amico.

    Grazie anticipatamente,

    Saluti,

    Gaia

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    1. pps9000 Autore articolo

      La causa dell’amico costituisce un precedente, ma bisognerebbe vedere a che titolo è stata fatta e quanto tempo è passato.

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  17. Vale

    Buongiorno,

    ho trovato il suo blog in rete e trovo utile ed umano che la sua esperienza venga messa a disposizione dei cittadini.

    Detto questo le scrivo perchè ho lavorato per 4 anni, presso un Azienda. per 4 anni mi sono stati fatti contratti a progetto, a volte con diverse società all’interno dello stesso gruppo.
    Ora il mio datore di lavoro, a settembre dello scorso anno, ha creato una nuova azienda, su cui ha passato tutti i contratti dei dipendenti.
    Io sono stata licenziata per giusta causa (tagli al personale dovuti alla crisi), il 18 maggio. Mi è stato dato un mese di preavviso. Il mio contratto terminerà il 18 giugno.

    Oggi ho visto sul sito dell’Inps che non mi sono stati versati tutti i contributi del 2014 e a questo punto, dubito anche di quelli degli anni precedenti.

    Voglio precisare che la mia busta paga era di 1250 € netti/mese. Ma solo 650,00 € di stipendio vero e proprio, perchè i restanti erano sotto la voce “trasferte Italia”.

    La somma dei 2 cud del 2014 è di 7200 € e invece mi sono stati versati contributi per un reddito di 2400 e.
    Come posso muovermi per dare voce ai miei diritti?

    la ringrazio in anticipo.
    Valentina

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    1. pps9000 Autore articolo

      Valentina prima di tutto un chiarimento; l’azienda non può licenziare per giusta causa motivando tagli del personale dovuti alla crisi. Questo licenziamento si dovrebbe chiamare per giustificato motivo oggettivo. La differenza è fondamentale per decidere come far valere i propri diritti poiché nel primo caso l’unica via è ricorrere ad un legale mentre nel secondo si potrebbero utilizzare i sindacati e portare il datore di lavoro davanti alla Commissione di Conciliazione. L’omesso o alterato versamento dei contributi potrebbe far pensare anche a una denuncia del datore di lavoro.

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      1. valentina

        La lettera di licenziamento che ho firmato recita ” Recesso per giusta causa dal contratto a progetto stipulato in data xxx”. Inoltre la nuova società costituita é sotto un presta nome.
        I contributi non versati, risalgono al.contratto che avevo con la vecchia società, esistente fino a settembre 2014. Controllando.sulla camera di commercio, quest azienda però risulta esserci ancora.
        Riuscirò nonostante tutto a far valere i miei diritti e avere i contributi non versati?
        Grazie ancora,
        Valentina

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        1. pps9000 Autore articolo

          Valentina licenziamento per giusta causa significa che, secondo l’azienda, tu avresti commesso delle infrazioni tali da non permettere il proseguimento del contratto. Se ciò non è vero ripeto che solo un avvocato può tentare di far valere i tuoi diritti.

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  18. riccardo

    Salve Pierpaolo , mi sono recato presso l ufficio del lavoro della mia città per richiedere la disponibilità al lavoro, e li risulta che sono stato licenziato per giusta causa, invece sono stato io a dimettermi volontariamente convalidando il tutto 1 giorno prima che mi arrivasse la loro raccomandata di licenziamento, adesso come posso fare modificare il tutto che al ministero risulta che sono stato licenziato ? Grazie in anticipo

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  19. Dorota

    salve volevo chiedere un informazione, ero dipendente di una azienda artigana con contratto indeterminato ho dato dimisioni volontari passata una settimana e mio ex datore di lavoro mia contattato e proposto di riasumere con contratto determinato volevo sapere se si po fare. Grazie per risposta

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    1. pps9000 Autore articolo

      Se lei ha dato dimissioni volontarie e non per giusta causa non vedo alcun impedimento ad accettare la proposta del datore di lavoro a riassumerla. Sappia però che, essendo un’assunzione effettuata dopo l’approvazione del Joba Act, le saranno applicate le nuove regole contrattuali previste per i contratti a tempo determinato.

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  20. Edith

    Buongiorno, un informazione sono assunta in un studio con contratto part-time tempo determinato fino 30 giugno 2015. fino 13 aprile 2015 sono stata in maternità facoltativa. non sono ritornata al lavoro perchè mi è stato detto che lavoro non c’e. anche contratto non mi sarà rinnovato. mia domanda è questa. per 2.5 mesi sono qomunche dipendente, ma non lavoro il datore di lavoro è obbligato pagare contributi? può fare cosi lasciando me a casa. quando ho chiesto di licenziarmi non ha voluto, dicendo che contratto scade a giugno, no lo interessa che io sto senza lavoro, senza stipendio e non posso fare nulla grazie.

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    1. pps9000 Autore articolo

      I contributi, durante l’assenza facoltativa dopo il parto sono accreditabili solo su sua richiesta. Legga le istruzioni INPS. Lei ha diritto alla retribuzione e ai contributi dalla fine dell’assenza facoltativa (anche se il datore di lavoro non l’ha richiamata) sino alla scadenza del contratto a termine. Avverta il suo datore di lavoro che queste sono spettanze di legge.

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  21. Giorgio

    Buongiorno, lavoro da dicembre del 2012 in una impresa di pulizie. Attualmente ho un contratto part-time di 120 ore mensili a tempo indeterminato. Il mio datore di lavoro vuole portarmi dal mese di giugno 2015 a 60 ore mensili, non perchè abbia perso degli appalti con conseguente riduzione delle ore lavorative, ma perchè intenzionato a darli ad una nuova persona che si occuperà delle 60 ore di lavoro che mi verranno tolte. Avendo io un contratto firmato per 120 ore mensili, sono costretto ad accettare questa decisione o posso pretendere che siano mantenute?
    Grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Essendo un contratto a tempo indeterminato lei può pretendere che siano mantenute; le clausole contrattuali non possono essere cambiate in modo unilaterale e la motivazione che le è stata fornita è impugnabile.

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  22. Giovanna

    Gentilissimo Pier Paolo Sposato vorrei ringraziarla anticipatamente per il servizio che rende attraverso questo blog, specialmente in questo periodo in cui le ditte anche se sane e con commesse di lavoro, ventilano la crisi.
    Vorrei,se posso,sottoporle la mia situazione.
    Lavoro come operatrice di call center e inserimento dati presso una cooperativa che riceve lavoro da una ditta di logistica, a novembre 2014 attraverso le nostre coordinatrici ci fanno sapere che la ditta e’ in crisi, forse di liquidità,perchè il lavoro non manca; la ditta taglia il monte ore e ci ritroviamo a lavorare su due postazioni pc contemporaneamente. In questo modo, spesso, dalla cooperativa ci chiamano il giorno stesso per dirci di rimanere a casa anche per piu’ giorni nel mese e ovviamente senza nessuna forma di retribuzione.Nella cooperativa anche se c’e’ il numero di persone previsto dalla legge non c’e’ sindacato e nessuna delle mie colleghe vuole sentirne parlare.In questi ultimi giorni durante una riunione il presidente di cooperativa fa sapere che ci sarebbe una cooperativa disposta a fare il nostro tipo di lavoro con meta’ costi e con le stesse prestazioni e comunica che entro 90 gg faranno sapere se intendono proseguire con noi o con l’altra, ovviamente noi dovremmo produrre ancora di piu’ e forse rimanere ancora più giorni a casa senza nessuna copertura, se ci interessa continuare a lavorare. Io non so cosa fare e come comportarmi. Puo’ darmi qualche consiglio? Ho escluso da questa mail tante ingiustizie per non essere prolissa, ma se possono tornarle utili non esiti a comunicarmelo.
    La ringrazio ancora una volta e resto in attesa.
    Giovanna

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      1. Giovanna

        Sono socio lavoratore senza partecipazione agli utili part-time, con qualifica impiegato livello 1°, profilo professionale centralinista telefonico.
        Riferimento C.C.N.L. Imprese di multiservizi.

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        1. pps9000 Autore articolo

          Giovanna, visto la figura di socio lavoratore e il rifiuto delle colleghe di rivolgersi ad un sindacato, questo è il classico caso per il quale è utile avere un primo parere legale. Avrà un certo costo, ma dovrebbe valerne la pena visto che le parole del vostro presidente non fanno presagire nulla di buono.

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  23. Lavoratore

    Sono un dipendente di una piccola azienda edile composta da 2 titolari e sotto i 15 dipendenti (In tutto siamo in 5 ora), non ricevo lo stipendio da circa 4/5 mesi, l’azienda ha un sacco di debiti, un mio ex collega deve ancora percepire l’intera somma del tfr… dato che è un’azienda famigliare quindi non vorrei ricorrere a denunce e quant’altro, cosa potrei fare da lavoratore dipendente? Attendo risposta e grazie in anticipo.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Capisco i tuoi scrupoli ma se non ti rivolgi ad un legale sarà ben difficile che tu da solo possa ricuperare i tuoi crediti. In alternativa puoi pensare di ricorrere al Fondo di garanzia INPS, ma alle condizioni spiegate nel mio post che potrai leggere collegandoti a questo LINK

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  24. ANNA

    Buonasera, un informazione. L’azienda dove lavoro ha dichiarato più di 1000 esuberi, è una grande azienda.
    io sono un’impiegata. Nei giorni scorsi ci hanno comunicato i numeri. Nel mio ufficio 15 esuberi.
    Ci hanno detto che ci sarà un periodo dove sindacati e azienda cercheranno di trovare un ‘accordo. Se non fosse così procederanno con la mobilità ed i criteri di scelta saranno quelli di legge.
    Premetto che nel mio ufficio la funzione è uguale per tutti, allora io sono una persona non sposata non ho figli, monoreddito e lavoro in azienda da 25 anni ho 47 anni. Ci sono colleghi che lavarono in azienda da circa 10 anni sposate con un figlio e hanno 30 anni circa. in base ai criteri di legge, fra queste due situazioni quale verrà scelta? Ma per carichi di famiglia si considera anche il nucleo familiare, quindi anche il reddito complessivo di una famiglia? Grazie in anticipo per la risposta. Un cordiale saluto.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Dipende dai pesi che l’azienda (con o meno un accordo sindacale) darà ai parametri di legge. Come saprai i parametri di legge sono 3: anzianità di servizio, carichi di famiglia e un parametro tecnico organizzativo (stabilito dall’azienda).
      Se verrà dato maggior peso all’anzianità di servizio allora tu sarai più protetta, mentre se sarà dato maggior peso ai carichi di famiglia tu correrai maggiori rischi. Per carichi di famiglia si dovrebbe intendere se il dipendente ha a suo personale carico o meno qualche famigliare (figli ad esempio);questo è un controllo che dovrebbe fare l’azienda utilizzando le dichiarazioni presentate ogni anno dai dipendenti per avere diritto o meno a delle detrazioni fiscali.

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  25. Christian

    Buonasera, le chiedo scusa ma vorrei sottoporle un problema: dopo circa 15 anni l’azienda dove lavoravo mi ha licenziato (premetto che non è fallita ha cambiato denominazione e amministratore), ora mi trovo disoccupato e da gennaio 2015 che avrei dovuto ricevere il TFR (premetto che proprio in quel periodo stavo inoltrando domanda all’Inps per ricevere l’anticipazione per spese sanitarie urgenti) ad oggi dopo diverse mie richieste (trasformatosi in vere suppliche poiché il TFR mi occorre per delle operazioni che la sanità non paga) e sue vane promesse tra il domani, la prossima settimana etc. pare che il mio ex datore di lavoro si culli nell’assoluta disinvoltura e menefreghismo. Poiché non vorrei giungere agli estremi, posso chiedere all’ INPS l’erogazione totale del TFR?
    Grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      L’INPS interviene se il datore di lavoro è fallito e non so se è il tuo caso; in caso contrario è necessario rivolgersi ad un legale che metterà immediatamente il datore di lavoro in mora.

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  26. Daredevil

    Buongiorno avvocato,
    Io lavoro per una multinazionale da 8 anni, da un anno e’ arrivato un nuovo capo a cui non piaccio, poiche’ ho litigato con un mio nuovo collega (personaggio negativo, tutti gli stanno lontano) mi e’ arrivata una contestazione disciplinare,ove risultava che io avessi diffamato il collega, cosi’ ho risposto pacificamente, dopo una settimana mi hanno chiamato e proposto uno spostamento come opportunita’ lavorativa, io ovviamente non ho accettato, mi hanno minacciato di mandarmi una raccomandata, ecco che mi arriva la lettera di richiamo, tra l’altro data 8 gennaio, ma consegnata il 13, ovvero 5 giorni in ritardo!!2giorni dopo mi hanno messo su un lavoro di 2 mesi provvisorio e dequalificante, poi mi hanno lasciato senza lavoro e attaccato perche’ dovevo io andare da loro a dire che ero scarico!Ora sono in malattia per due mesi, perdo i capelli e non sto bene, per colpa loro!!Li registro da 4 mesi e ho del materiale da usare e mail in cui risulta che io sono senza lavoro e senza un ufficio!!Cosa dice di fare?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Ti ricordo che secondo la legge italiana deve essere il dipendente a dimostrare di aver subito delle pratiche di mobbing; se tu hai del materiale che può essere usato a questo scopo ti dovrai rivolgere ad un avvocato (attenzione deve essere un giuslavorista) che valuterà le probabilità di successo in caso di una vertenza per mobbing. Molto importante se tu riuscissi ad avere una diagnosi medica che facessew risalire la tua malattia allo stress subito sul lavoro.

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  27. Lilly

    Buongiorno dottore,
    Le chiedo cortesemente dei chiarimenti in merito alla mia vicenda lavorativa: è in corso l’art. 15 del CCNL commercio tra azienda e sindacato per trasferimenti ad oltre 1000 km dalla filiale che chiuderà per motivi di ristrutturuz/riorganizz. Nel frattempo ho travato altro opportunità lav. e vorrei dimettermi senza perderci economicamente. Posso trattare la buonuscita o visto che passo ad altro datore di lavoro non mi spetta?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Non esiste ostacolo a che lei tratti un incentivo per uscire dall’azienda la quale, però, non ha l’obbligo di accettare la sua richiesta. Temo che non accetterà di trattare se è al corrente della sua nuova opportunità di lavoro.

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  28. Mauro

    Buongiorno , sono stato licenziato per chiusura filiale dove ero inserito come 1° livello contratto commercio.
    Ora a distanza di 8 mesi , dopo che non mi ha pagato le ultime tre retribuzioni , mi ha inviato una lettera chiedendomi dei danni per un controllo avuto dallo stato e il titolare della srl ribalta la responsabilità a me.
    Tutti le documentazioni sono sempre state inviate presso la sede legale e dopo tre anni l’ufficio amministrativo non ha mai riscontrato nulla di irregolare .
    è corretto un’azione del genere contro il dipendente .
    saluti

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    1. pps9000 Autore articolo

      Mancano troppi dettagli per risponderle correttamente.Dipende da quale mansione svolgeva, da eventuali clausole contrattuali in termini di responsabilità della mansione e dal tipo di irregolarità che l’azienda le contesta. Ammesso che le interessi , inviandoci maggiori dettagli, potremmo fornirle una consulenza o per iscritto o per telefono alle condizioni spiegate sul nostro Blog

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  29. luciana

    Salve, mio marito 10 anni fa ha firmato un contratto di comodato d’uso immobile con un condominio e fa fino adesso lavori di custodia e pulizia del cortile, dell’androne, organizza e porta fuori i rifiuti, lavora da tre a cinque giorni a settimana al mattino. Il comodato è rinnovabile tacitamente e manca per che finisca un anno. Mai gli hanno pagato contributi previdenziale, ma il lavoro lo svolge da dieci anni, ed è un lavoro in nero. Adesso ci hanno dato 30 giorni per lasciare l’appartamento. Possiamo chiedere anche se è un lavoro in nero un indennizzo e i contributi previdenziali?
    Grazie

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  30. Paolo

    Buongiorno,
    sono RSPP interno dipendente di un azienda metalmeccanica che si occupa della progettazione e realizzazione di manufatti in acciaio inox.

    La ditta si divide in 17 impiegati e 16 operai saldatori ed opera sia in officina che in cantieri esterni (privati).

    Io mi occupo di progettazione e allo stesso tempo RSPP interno, compresa la compilazione dei POS per i cantieri.

    Volevo chiedere se il DPR 137/2012 del 07.08.2012 fa distinzione tra RSPP esterno libero professionista o RSPP interno dipendente.
    Lo chiedo perché ho preteso dall’azienda di avere un assicurazione per il ruolo di RSPP e dopo avermi fatto parlare con un loro consulente broker/assicurativo,
    questo mi ha praticamente assicurato che essendo io dipendente e non un esterno libero professionista per la legge 2049 c.c non esistono rischi per me in caso di rischio civile, sanzioni, rivalse da parte della ditta ecc..
    Leggendo in rete trovo invece molte condanne anche a RSPP interni quindi mi viene ovviamente da pensare che l’azienda fa i propri interessi, volendo risparmiare una copertura assicurativa.

    Chiedo a voi se potete farmi chiarezza a riguardo.

    Grazie Cordiali saluti

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    1. pps9000 Autore articolo

      Paolo le segnalo un interessante ed esauriente articolo sul RSPP ma, come altri da me consultati, non fa chiarezza sull’obbligo del datore di lavoro a sottoscrivere una polizza assicurativa per l’RSPP interno.Link

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  31. GABRI

    Salve,

    causa la forte crisi finanziaria, la mia azienda che conta circa 120/125 dipendenti ha attuato un demansionamento. Tale demansionamento è stato operato solo per gli impiegati, non in maniera equa.

    Io sono assunto dal 03/01/2009 a tempo indeterminato.

    Ho letto in alcuni articoli che il demansionamente non deve essere di oltre 2 livelli, invece a me ne sono stati tolti 4 (da 4°liv. a 8°), addiriturra ad un mio collega (da 3°liv. a 8°)………

    ad alcuni miei colleghi solo 1 , 2 massimo 3.

    Ma è legale questa cosa?

    A giorni dovrebbero chiamarci per firmare questo demansionamento…. posso rifiutarmi?? (perderò il posto ovviamente)

    Cosa bisogna fare in questi casi?

    Grazie mille

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  32. Marcello

    Salve, lavoro come cassiere in una catena di supermercati di casalinghi, 5 colleghi tempo fà si sono iscritti al sindacato FILCAMS (CGIL) per problemi inerenti alla turnistica, riposi, orari, pause, ferie, straordinario non pagato, salubrità della postazione di lavoro, (dalle 6 alle 9 ore consecutive fermi in piedi in cassa senza possibilità di assentarsi) pause pranzo in orari di minor afflusso (per esempio ore 16), impiego in mansioni diverse, ecc ecc senza che il sindacato abbia fatto alcunché neanche una letterina o incontro con l’azienda, da un paio di mesi alcuni hanno ricevuto delle lettere di contestazioni da parte dell’azienda per dei motivi molto discutibili dovuti ad antipatia da parte di alcuni responsabili es.: vestiario non adatto perché secondo il responsabile la collega** dovrebbe vestirsi più elegantemente e non son una normale maglietta e pantaloni. (**questa collega nonostante sia una delle prime iscritte si è dovuta rivolgere ad un avvocato a spese sue) I colleghi si son rivolti ancora al sindacato che ha dichiarato che possono controbattere solo alle lettere di contestazione ma per tutto il resto di NON poter intervenire nei confronti dell’azienda se non c’è minimo un terzo dei dipendenti iscritti (vogliono minimo 6 iscritti). Tutti i colleghi son rimasti demotivati e esterefatti da un comportamento di questo sindacato tant’è che non intendono assolutamente iscriversi perché ci sembra una presa di posizione solo per “obbligare” ad aver degli iscritti a quel sindacato a nostro avviso NON E’ CERTO UN COMPORTAMENTO DI CHI DOVREBBE TUTELARE DAI SOPRUSI E’ SOLO UNA QUESTIONE DI SOLDI SOLDI SOLDI mah! voi come la pensate? I sindacati non dovrebbero tutelare i diritti dei lavoratori a prescindere se si è iscritti o meno? Tutti stiamo valutando di inviare una comunicazione all’Ispettorato del Lavoro e fare un esposto alla Magistratura per accertare la regolarità del comportamento del sindacato. Grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Marcello mi dovrebbe spiegare di quale sindacato parliamo; essendo una catena di supermercati avete una rsu o si riferisce a il sindacato provinciale, quindi non composto da dipendenti?

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      1. Marcello

        Salve,avvocato, il sindacato è provinciale mentre in azienda è stata eletta una dipendente come RSU che anch’essa (credo) dovrebbe far rispettare i diritti di TUTTI i lavoratori….. mentre anche nell’ultima occasione dell’inventario si è rivelata tutt’altro ( demotivando ancor di più una eventuale interesse ad iscriversi al sindacato) ha chiesto alla direzione di cambiare il proprio turno e solo quello di altri due colleghi iscritti per far rispettare la pausa di riposo (11 ore) tra un turno e l’altro fregandosene del restante personale che ha finito di lavorare alle 23,30 per riprendere alle 05,30. Grazie per la celerità e l’attenzione. Saluti

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        1. pps9000 Autore articolo

          Due possibili interventi; il comportamento della RSU interna va denunciato al suo sindacato provinciale in quanto la RSU rappresenta tutti i dipendenti indipendentemente dall’iscrizione o meno ad uno specifico sindacato. I sindacati provinciali in effetti devono avere una certa dote di iscrizioni per poter intervenire a livello aziendale; quello che non so è se, nel vostro caso, debbano essere per forza sei(6).

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  33. luigi

    Scrivi il tuo commento!
    salve o lavorato x 15 anni io e altri quattro colleghi allinterno in una azienda sotto nome di una ditta che abbiamo cambiato tre volte che l’azienda a sempre obbligato i nostri nomi alle ditte che sono entrate il contratto con la ditta era di sub fornitura e noi facevamo fornitura piena con tanto di prove e filmati ora siamo stati licenciati dalla ditta xche non gli anno rinnovato piu il contratto alla ditta noi abbiamo fatto causa all’azienda x farci assumere da loro volevo sapere se la possiamo vincere questa causa x farci assumere. volevo sapere una sua opinione grazie

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  34. Antonino

    Dipendente a tempo indeterminato, full time, impiegato segreteria. In data 06 marzo e per una settimana circa a seguito della nascita di mio figlio, ho chiesto e ottenuto una settimana di ferie. Domenica 15 marzo prima del rientro al lavoro tramite email l’amministratore mi comunica di proseguire con le ferie stante volume del lavoro ridotto e proseguire fino al 30.03.
    In data 26.03 sempre tramite email mi ha comunicato che a causa del protrarsi della contrazione dei lavori di proseguire almeno fino al 19 aprile 2015.
    Premetto quanto segue:
    L’azienda realmente ha subito una contrazione del lavoro (con ripresa pero’ a febbraio) ed e’ in difficoltà economica.
    Il 23 marzo stante la contrazione (come lui dice..) ha provveduto a riassumere un dipendente con funzioni operaio nel settore di mio riferimento.
    Il 27 marzo stante la contrazione (come lui dice) ha prorogato il contratto a tempo determinato di un impiegato di segreteria (stessa mia mansione) per ulteriori 3 mesi, comunicando al sottoscritto invece di continuare a prendere ROL (ferie terminate a marzo).
    Nel periodo dal 17 al 25 marzo sono avviati o riprese attività inerenti il mio settore.
    Le mie attività sono svolte totalmente suddivisi in n. 2 colleghi.
    Vorrei sapere , in considerazione dell’umiliazione ed emarginazione a cui è costretto il sottoscritto, se possano ricorrere i casi di mobbing ed eventuali richiesta di risarcimento per danni morali.
    Saluti

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    1. pps9000 Autore articolo

      Prima osservazione il datore di lavoro non può costringere il lavoratore a consumare tutte le proprie ferie e Rol perché c’è stata una contrazione del lavoro o, almeno, non può chiederlo ad un solo lavoratore; la nostra legislazione prevede interventi quali contratti di solidaretà che servono appunto a fronteggiare situazioni temporanee se non la Cassa Integrazione. Troppo poco per intentare una causa per mobbing ma ci sono sufficienti elementi per rivolgersi al sindacato o ad un legale di fiducia per chiedere formalmente il suo rientro al lavoro.

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  35. lino

    Buongiorno avvocato,
    lavoro in un azienda di circa 10 persone, Il mio inquadramento è operaio ma per la maggior parte del tempo faccio lavoro d’ufficio; purtroppo con la crisi il mio datore di lavoro ha deciso di fare qualche taglio del personale e tra tutti quello che salterà sono proprio io anche se non sono l’ultimo ad essere stato assunto. Inoltre l’ultima persona assunta ( assunta con un inquadramento e un livello inferiore al mio) lavora per il mio titolare ma fa tutt’altro o per meglio dire non ha mai lavorato con noi. E’ giusto a che farne le spese sia io?
    Ah non ho mai firmato un contratto abbiamo solo deciso tutto a voce.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Purtroppo se tu l’anello debole non avendo alcun contratto scritto. E’ sempre un problema accettare di lavorare senza avere un minimo di contratto scritto in mano.

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      1. sandro

        Buongiorno Avvocato, io ho lo stesso problema del Sig. Lino ma ho un contratto come metalmeccanico, cosa potrei fare? Posso prendere in mano la situazione dicendoli che dovrebbe licenziare l’ultimo assunto con un inquadramento inferiore al mio e con meno anni di anzianità?
        Grazie

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      2. lino

        Grazie della risposta, ma devo fare una correzione ho firmato un contratto (l’avevo dimenticato)!!! ora cosa potrei fare?

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        1. pps9000 Autore articolo

          Dipende da quale contratto hai in mano; se a tempo determinato il datore di lavoro non ha l’obbligo di rinnovarlo. Se a tempo indeterminato il datore di lavoro dovrà licenziarti e tu potrai, se ci sono i termini, impugnare il licenziamento.

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          1. lino

            Ho un contratto a tempo indeterminato come tutti i miei colleghi;
            Mi aspetto nei prossimi giorni la lettera di preavviso di licenziamento, conoscendo il mio titolare e avendone già parlato un po di tempo fa la lettera sarà posdatata, quindi probabilmente da lunedì sarò a casa. Posso rifiutarmi di firmare il preavviso? Primo perchè non ritengo giusto il mio licenziamento e poi perchè mi fanno firmare un preavviso postdatato. Questa situazione potrebbe ritorcermi contro?
            Grazie mille Saluti.

          2. pps9000 Autore articolo

            Non firmi alcun preavviso di licenziamento post datato; sappia che se la ditta non segue la procedura temporale prevista dalla legge, il licenziamento può essere dichiarato nullo.

  36. Alessandro

    Buonasera avvocato.
    Sono un impiegato assunto a tempo indeterminato presso una società del settore edile – industria – livello V .
    Ho ricevuto la lettera di licenziamento per giusta causa essendo in malattia e ho impugnato subito il licenziamento. La malattia lo proseguita per altri due mesi. Ne il datore di lavoro e neanche l’INPS non mi vuole riconoscere la malattia dopo il licenziamento.
    In questo caso chi deve pagare e cosa posso fare.
    In attesa di un suo pronto riscontro porgo distinti saluti. Alessandro

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    1. pps9000 Autore articolo

      Alessandro lei non chiarisce la tempistica fra licenziamento e inizio malattia; se il licenziamento è effettivamente arrivato dopo l’inizio della malattia ed è documentabile allora lei ha fatto bene ad impugnare il licenziamento. Le faccio notare che però ottenere il riconoscimento della malattia dovrà mettersi nelle mani di un avvocato.

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      1. Alessandro

        Buonasera Avvocato.

        La malattia è iniziata il 10 Novembre 2014 fino al 21/03/2015.
        La lettera di licenziamento per giusta causa è pervenuta in data 23/01/2015. Dal 10 Novembre 2014 al 23 Gennaio 2015 ho anche avuto tre provvedimenti disciplinari, tutti contestati.
        Il datore di lavoro riconosce la malattia fino al 23/01/2015.
        Dal 23/01- al 21/03/2015 , Inps e datore di lavoro non riconoscono la malattia.
        In questa circostanza chi deve pagare?
        Tenga conto che durante la malattia, nel mese di Dicembre 2014 ho avuto per due volte la visita fiscale.
        Cordiali saluti Alessandro

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        1. pps9000 Autore articolo

          Alessandro mi lascia perplesso che l’azienda ti abbia licenziato mentre eri in malattia e ti abbia inviato tre provvedimenti disciplinari. C’è qualche cosa che, francamente, non capisco. Dopo l’impugnazione del licenziamento è stato presentato ricorso? Credo che INPS e Datore di lavoro aspettino il ricorso e la sentenza del magistrato.

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          1. Alessandro

            Buongiorno Avvocato.

            Il ricorso ancora non è stato presentato perché dal momento dell’impugnazione abbiamo tempo di 180 giorni. Nel contempo il datore di lavoro a chiesto se ci fossero i presupposti per fare la conciliazione. Io gli ho risposto che se riconosceva l’importo stabilito dal consulente del lavoro, poteva andare bene, altrimenti avrei proseguito per le vie legali. Perciò sono in attesa di una sua risposta.
            Riguardo la malattia, continuo a ribadire che sono stato licenziato essendo in malattia e nella lettera del licenziamento oltre che i provvedimenti disciplinari, mi si contesta anche la malattia.
            Vorrei capire dal 23/01- al 21/03/2015 , Inps e datore di lavoro non riconoscono la malattia.
            In questa circostanza chi deve pagare?
            Ho devo proseguire con il ricorso ?
            In attesa di un Vs pronto riscontro porgo cordiali saluti.

            Alessandro

  37. Mini

    Buonasera, volevo un’informazione su come procede nel mio caso,le faccio presente che lavoro da alcuni anni per una multinazionale con circa 5000 dipendenti solo nel sito dove attualmente sono dipendente.
    Ho avuto necessità a Novembre 2014 di richiedere un part time per motivo di studi Universitari,mi sono quindi rivolto all’ufficio personale,dove ho potuto ritirare l’appropriato modulo e consegnare la documentazione d’iscrizione all’Università.
    Dopo poco tempo mi è stato restituito il modulo dicendomi che perché venisse preso in considerazione avrei necessitato della firma dal mio capo e dal suo superiore,mi sono così rivolto ad entrambi ,i quali, “impauriti ” dal porre una firma,hanno deciso di ritirarmi il documento per potersi così informare sul da farsi. Dopo mie varie richieste di aggiornamento sulla situazione della mia richiesta,mi è stato detto dal mio capo diretto che era stata rifiutata,senza motivazione alcuna,ho così richiesto una motivazione scritta all’ufficio personale,dove ho scoperto la mia richiesta non era mai tornata.
    Ho proceduto quindi rivolgendomi ai sindacati, ottenendo di dover ricompilare la richiesta,come se non l’avessi mai fatta,questo nel mese di Febbraio, ho ripresentato quindi la richiesta all’ufficio personale senza ovviamente firma dei miei superiori..nel frattempo mi è stato riferito che la procedura era cambiata ed adesso sarei entrato in una graduatoria(dove io tra l’altro non sono stato inserito) presa in considerazione e discussa ogni 3 mesi.
    Ho consegnato la mia richiesta il 27 Marzo,la graduatoria era relativa fino a fine Marzo,ma la mia domanda rientrerà nella prossima valutazione tra 3 mesi perché l’ufficio personale il 26 ha deciso di inviare in anticipo tale graduatoria. Ho fatto presente la mia situazione,ma non c’è stato nulla da fare.
    Saranno passati 7 mesi a Giugno quando finalmente la mia richiesta (forse) verrà considerata,intanto con difficoltà porto avanti un corso universitario d’ Ing. informatica ed un lavoro a tempo pieno in parallelo. Volevo sapere appunto come dovrei procedere e se posso in qualche modo denunciare per negligenza o qualsiasi altro motivo l’azienda,l’ufficio del personale o il superiore del mio capo per avere trattenuto e cestinato una mia richiesta di part time ? La ringrazio per la cortese attenzione ,porgo cordiali saluti.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Mini non approvo, ovviamente, il comportamento dei suoi capi e dell’ufficio del Personale ma devo avvertirla che l’azienda non è obbligata a concederle il part time. Evidentemente i suoi capi, stupidamente, cercano di evitare di dirle in faccia che non vogliono concederlo. Legga questo ironico ma istruttivo Articolo

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  38. Antonio

    Buongiorno avvocato, volevo chiedere un’informazione. Il mio titolare a fronte di esigenze aziendali ha deciso di chiudere tutti i lunedì, di conseguenza scala ferie a noi dipendenti. Ci ritroviamo che molti di noi sono sotto di molte ore cosa si può fare per non aumentare ancora il monte ore negativo di ferie?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Antonio, dalle tue parole, devo dedurre che il datore di lavoro ha preso la decisione senza alcun accordo sindacale; possono esistere validi motivi per chiudere l’azienda secondo criteri decisi dal datore di lavoro, ma non è corretto far utilizzare le ferie dei dipendenti. Sarebbe necessario far intervenire appunto i sindacati.

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  39. teresa

    Salve Pierpaolo,mia figlia é nata il 28 Febbraio 2014,ho presentato la domanda di maternità obbligatoria ma é stata respinta dall ‘inps di Bari perché mancavano soli 5 gg .Bene la respinta di tale domanda mi é stata recapitata a metà sett. ben sei mesi e mezzo dopo la data di nascita. All inps di Bari mi hanno consigliato di presentare comunque la maternità di stato che andrebbe fatta entro i 6 mesi dalla nascita rassicurandomi che non ci fossero stati problemi perché erano comunque passati 6 mesi. Bene dopo qualche tempo mi arriva l’ ennesima risposta negativa , perché la domanda é stata presentata 6 mesi dopo. Il mio patronato piu’di un mese fa ha presentato ricorso al consiglio provinciale inps Bari. Ad oggi non ho avuto ancora nessuna risposta cosa mi consiglia di fare?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Teresa non mi è chiaro perché la domanda è stata respinta; a cosa mancavano solo i 5 giorni? La domanda per avere diritto alla maternità obbligatoria,va fatta entro il settimo mese di gravidanza; la futura mamma deve presentare una domanda apposita al datore di lavoro e all’INPS che deve essere corredata da una certificazione medica che specifichi la data presunta del parto e il mese di gestazione. La nascita deve poi essere comunicata con l’autocertificazione entro 30 giorni, sia all’Istituto di Previdenza sia al datore di lavoro, al quale si dovrà anche comunicare se si intende riscuotere gli assegni familiari per il bambino e richiedere le detrazioni per carichi di famiglia.

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  40. mercedes

    salve,
    volevo solo chiederle un’informazione, siccome il mio cugino si è fatta male con la bici poi andato al pronto soccorso e hanno fatto uscire con infortunio sul lavoro, perchè mio cugino non parlava bene l’italiano quindi non aveva capito le domande al pronto soccorso aveva dichiarato che si è al lavoro invece fuori dal lavoro mentre tornava a casa dal lavoro. l’inail hanno mandato della lettera che deve inviare all’ufficio inail per dichiarare l’infortunio sul lavoro..il suo dattore di lavoro giustamente non voleva inviare perché quando si è successo non era più al lavoro quindi non è più a carico suo. cosa ci consiglia meglio fare con questa tipo di situazione? farsi cancellare la pratica dell’infortunio? spero che mi potete aiutarci. grazie. questo mio mail per rispondere grazie.. mercedessantos87@yahoo.com

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    1. pps9000 Autore articolo

      Il datore di lavoro ha ragione, quindi dovreste informare l’INAIL che si è trattato di un errore dovuto alla scarsa conoscenza dell’italiano di tui cugino.

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    2. mercedes

      ok grazie mille.

      poi volevo chiederle un’altra cosa, questa sitratta sempre dell’infortunio dell’altra persona. lei aveva fatto l’infortunio a casa del suo dattore di lavoro, faceva la pulizia a casa, e il suo dattore di lavoro aveva un cane, e il cane la morso, quindi lei è andata subito al ps per farsi vedere, e al ps come al solito chiedono le domande come ha morso e dove.. giustamente lei ha detto tutti la verità che si è fatta male al lavoro e il cane del suo dattore di lavoro. quindi in poche parole è uscita al ps con l’infortunio sul lavoro. poi arriva al lavoro il gg dopo con il certificato medico che lei non può lavore un pò di gg e ha dato tutti foglio che le hanno datti al ps per mandare all’inail, quindi il suo dattore di lavoro gli ha presi e lei non sa se aveva spediti all’inail, poi forse 1 settima dopo arrivato una lettera per il dattore di lavoro dicono che dovevano prendere il cane per esaminarlo se ce del virus etc.. quindi il suo dattore di lavoro si è incazzato con lei perchè diceva che non voleva dargli il cane e ha detto che doveva dichiarare che si è fatta male fuori dal lavoro e non è suo il cane. quindi il dattore di lavoro ha fatto una lettera per farsi firmare a lei e ce scritto che lei ha capito male, non capisce tanto l’italiano e non è suo il cane che la morso e non è successo a casa sua..quindi lei per non perdere il lavoro e per finire il casino l’ha firmato.. e pensava che una volta firmata non ce più il problema. poi sono passati un anno dell’incidente e arrivato di nuovo un’altra lettera da inail, diceva che doveva mandare i fogli entro 2 o 3 gg della data il dottore la dato il certificato medico altrimenti doveva pagare la sanZione di minima 1290€.. quindi di nuovo si è incazzata il dattore di lavoro e diceva a lei che doveva andare a inail a dichiarare che siè sbagliato a capire e uguale a quella che aveva fatto firmare a lei.. quindi la mia domanda è secondo lei una volta andata all’inail a spiegare le cose che si è sbagliata a capire, che si è fatta male fuori etc..poche parole le dirà delle balle alla inail, non avrà più problemi che poi dopo un’anno dell’incidente perchè solo adesso doveva andare informare l’inail
      su questa roba? che poi ovviamente le chiedono all’inail perchè solo adesso dopo passati un anno.. lei voleva sapere cosa succederà al suo dattore di lavoro se lei non riesce a risolvere il problema? perchè il suo dattore di lavoro ha detto che quel problema è di lei non è più suo.. quindi prefferiva licenziare lei perchè ha detto che sta creando dei problemi a lui. cosa le consiglia a fare a lei per il suo dattore di lavoro e sul problema dell’inail? perchè se non riesce a risolvere sicuramente li licenzierà. e poi una volta licenziata quel caso dell’inail cosa succede, le cancellano la pratica perchè non lavora più con lui o le danno lo stesso la multa? lei ha fatto il giusto,poi è il suo dovere. grazie.

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      1. pps9000 Autore articolo

        Mercedes in questo caso non so cosa suggerirvi poiché la prima dichiarazione era corretta e non dovevate firmare la lettera del datore di lavoro; so che molto probabilmente la sua amica sarebbe stata licenziata ma adesso corre il rischio di dover pagare una sanzione di 1290 euro. Avendo problemi con la conoscenza delle nostre leggi e della nostra lingua dovreste rivolgergi a quelle organizzazioni che assistono i lavoratori stranieri in Italia. Vai ad esempio sul sito del Patronato INCA

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  41. Soundjam

    Salve Pierpaolo,
    nel dicembre del 2009 l’azienda “che chiamerò A” dove ho lavoravo per 20 anni, per passaggio ad altra loro azienda “che chiamerò B”, ci ha licenziato e riassunto dal gennaio 2010 presso questa nuova azienda B. Il TFR riferito alla prima azienda A nel corso di questi anni non mi è stato mai pagato.
    Nel marzo del 2013 l’azienda B mi ha licenziato in tronco, senza preavviso, e poi è fallita.
    Mi sono trovato quindi ad affrontare con il supporto di un avvocato una doppia situazione:
    1] dall’azienda A devo avere il TFR (20 anni).
    2] dall’azienda B il TFR (3 anni) e l’ultimo stipendio.
    Per quanto riguarda l’azienda A abbiamo firmato, nel novembre 2014 presso il sindacato, il verbale di conciliazione – depositato regolarmente presso l’ufficio DTL di Roma – raggiugendo l’accordo del pagamento del TFR con un acconto più 30 rate mensili di € 1000. Ora per 14 mesi (14 rate) il datore di lavoro ha sempre pagato. Ora da un paio di mesi non ricevo più i pagamenti. Nel frattempo l’azienda A ha cessato l’attività come risulta dalla visura camerale di gennaio 2015, anzi da quanto risulta dalla visura addirittura la cessazione sarebbe precedente alla firma del verbale di conciliazione. Siamo diversi dipendenti nella stessa situazione però quello che ci risulta è che ad alcuni i pagamenti arrivano mentre ad altri no. Questo con diverse situazioni l’uno dall’altro. C’è chi non riceve il pagamento della rata da 5 mesi, chi da 2 ect… Nei bonifici relativi alle rate risultano sempre i nomi dei soci (società Srl) i miei datori di lavoro e questo a detta del mio avvocato è un punto a nostro favore.
    Per quanto riguarda l’azienda B sono in attesa che il curatore fallimentare (contattato varie volte rimanda senza dare spiegazioni) ci invii i documenti per poi richiedere all’INPS attraverso il fondo di garanzia il TFR e l’ultimo stipendio.
    La situazione che mi preoccupa di più è quella che riguarda l’azienda A, cosa può consigliarmi, quale strategia mettere in atto ?
    Un caro saluto
    R.

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    1. pps9000 Autore articolo

      In un caso simile ho raccomandato di utilizzare un’agenzia investigativa che può verificare se i soci di A hanno aperto nuove attività o più semplicemente hanno proprietà che possono essere confiscate laddove non continuassero con i pagamenti concordati. Ovviamente il tutto dovrà poi essere passato al legale che provvederà anche al recupero delle spese.

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      1. Soundjam

        Pierpaolo, Grazie per la sua risposta. Si, uno dei soci ha aperta una nuova attività (stesso tipo di attività) ho la Visura Camerale della società che lo conferma. Per il momento il mio avvocato sta valutando il bilancio dell’azienda A richiesto alla Camera di Commercio e preparando un lettera di sollecito del pagamento. Avrebbe altro da consigliarmi ? Grazie in anticipo. Cordiali saluti

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  42. Paola

    Buongiorno, volevo porLe una domanda. Sono stata licenziata dalla ditta per la quale lavoravo a Ottobre 2014.l’azienda da dicembre é in liquidazione.Io avrei bisogno del mio cud per la dichiarazione dei redditi, a chi posso richiederlo visto che la sede dell azienda non c’è piu?

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  43. fabio

    salve
    sono un operaio edile, mie stata accettata da l’inps una domanda di congedo straordinario Permessi Legge 104/1992, ma il datore di lavoro non mi vuole pagare lo stipendio, come mi devo comportare.grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Se la sua domanda di congedo straordinario è stata accettata dall’INPS, il suo datore di lavoro deve solo anticipare l’indennità prevista che è erogata dall’INPS. Se il datore di lavoro rifiuta di anticiparle tale indennità purtroppo non rimane che rivolgersi ad un legale privato o ad uno fornito dalle organizzazioni sindacali.

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  44. Dario

    Salve.
    Lavoro, in poste italiane da 7 anni come portalettere.
    Alla fine del 2014 ho richiesto all’azienda l’incentivo all’esodo.
    Contattato pochi giorni fa proponendomi l’assurda cifra di 10.000.00 euro lordi…
    Vi chiedo, sapendo in partenza che trattasi di trattativa privata, se l’ammontare normalmente risulti corretto, visto che l’azienda poste ha interesse a liberarsi di chi ha pochi anni di servizio, risparmiando cifre a 8 zeri.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Non esiste una normativa che stabilisca se e quando un incentivo vada considerato corretto; se l’azienda non ha interesse a risolvere il rapporto di lavoro con lei le offrirà sempre cifre modeste. Lei non mi dice perché vorrebbe trattare un incentivo all’esodo, quindi non conosco la sua forza negoziale e non posso stabilire se 10 mila sono una proposta accettabile o meno.

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  45. franco

    SALVE VORREI SAPERE X FAVORE. chi usufruisce della legge 104. non fa le notti e’ vero . A ME CON LA LEGGE 104 MI HANNO FATTO FARE I TURNI DI NOTTE UGUALMENTE. POSSO FARE CAUSA . MI RISPONDA URGENTEMENTE SONO MOLTO PREOCCUPATO. VIA EMAIL

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    1. pps9000 Autore articolo

      Franco le segnalo un breve post che chiarisce la non obbligarietà del lavoro notturno per chi usufruisce della Legge 104. Per decidere se fare causa o meno (anche valutando i termini economici) è più corretto che consulti un avvocato.

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  46. luigi

    salve o lavorato x 15 anni io e altri quattro colleghi allinterno in una azienda sotto nome di una ditta che abbiamo cambiato tre volte che l’azienda a sempre obbligato i nostri nomi alle ditte che sono entrate il contratto con la ditta era di sub fornitura e noi facevamo fornitura piena con tanto di prove e filmati ora siamo stati licenciati dalla ditta xche non gli anno rinnovato piu il contratto alla ditta noi abbiamo fatto causa all’azienda x farci assumere da loro volevo sapere se la possiamo vincere questa causa x farci assumere dall’azienda attendo un suo parere. grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Se siete stati licenziati per giustificato motivo oggettivo prima del 31 dicembre 2014 e il vostro datore di lavoro non può dimostrare di essere in crisi, potreste vincere la causa ma non è detto che il giudice disponga per un vostro reintegro. Potrebbe condannare la ditta a pagarvi una penale.

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  47. Samira

    Buonasera, la ringrazio molto per le sue informazioni.. Potrebbe darmi il numero di telefono di un legale, vorrei approfondire la questione urgentemente.. Cordiali saluti
    Samira

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  48. samira shamloo

    Grazie per la sua risposta
    Pero’ lui continua a dire che non ha più soldi e quindi la legge lo protegge. questo è vero o no?
    Grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Là legge non lo protegge; se non ha più soldi dichiari il falliment. Se cessa l’attività senza dichiarare fallimento deve saldare tutti i suoi creditori.

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  49. Samira Shamloo

    Buongiorno ,
    con la presente vorrei sottoporre alla vostra attenzione il mio caso lavorativo per avere un consiglio su come muovermi.
    Dal 1° luglio del 2014 sono stata assunta presso una agenzia turistica aperta da poco con un contratto di part-time a tempo determinato per 1 anno.
    Per esigenze aziendali, il mio impiego è però sempre stato full-time.
    Anche mia sorella lavora nella stessa agenzia con me ma con un contratto di apprendistato a tempo determinato di 3 anni.
    Entrambe siamo assunte con contratto di livello 4 del Turismo.
    Il problema è che il titolare dell’azienda ha deciso di chiudere l’attività (nel giro di 24 ore) senza informare tempestivamente i dipendenti
    di questa volontà e dare loro tempo di cercare un impiego alternativo.
    Vorrei chiedere quali sono i tempi con i quali, in questo contesto, il datore di lavoro deve avvisare preventivamente (della chiusura) i propri dipendenti?
    Essendo quindi entrambe in grave difficoltà economica (senza il lavoro) cosa possiamo fare per tutelarci?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Samira la cessazione di attività non è considerata giusta causa per interrompere un rapporto di lavoro a tempo determinato.
      La regola generale, quindi, è che in caso di interruzione dell’attività, che ha generato l’apposizione del termine al contratto, il lavoratore deve essere adibito ad altre mansioni(oppure deve ricevere un indennizzo corrispondente alle mensilità dovute fino alla scadenza del contratto). Ribadisco che il lavoratore assunto a tempo determinato non può essere licenziato prima della scadenza del termine se non per giusta causa. Non è possibile, in altre parole, il licenziamento per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo (ad esempio per riduzione dell’attività dell’impresa). Il licenziamento intimato senza giusta causa prima della scadenza del termine comporta il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore fino alla scadenza inizialmente prevista. Se il tuo datore di lavoro non intende procedere in questo modo ti devi immediatamente rivolgere ad un legale che impugnerà il licenziamento.

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  50. Simone

    Buongiorno,
    mi sono licenziato dalla mia vecchia azienda il 9 maggio 2014 dopo 13 anni e mezzo di lavoro, con un accordo VERBALE di ricevere gli ARRETRATI ed il TFR a 350 euro al mese. Ad oggi ha finito solo di pagarmi gli arretrati. Ad una mia richiesta di anticiparmi 4000 euro perché devo comprare la macchina, ho ricevuto questa risposta “arrangiati in un’altro modo perché i soldi non li ho!”. Siccome la stessa risposta l’ho avuta 5 anni fa quando ho chiesto i soldi per la casa (TFR spettante di diritto il 100%), mi sono un pò alterato!
    Tenuto per 13 anni e mezzo al 3° livello metalmeccanica, dopo aver gestito per 2 anni la qualità (poi rimpiazzato dal genero del titolare neo-ingegnere) e dopo 3 svariate promesse di promozione (2005, 2009 e 2012), ho deciso di fare guerra. Ho fissato un appuntamento con l’azienda, i suoi consulenti, il sindacalista ed il mio avvocato. Le mie domande sono:
    1 – posso fare io le condizioni di pagamento perchè i soldi sono miei?
    2 – mi presento già li con una vertenza sindacale pronta a partire in parallelo ad un decreto ingiuntivo?
    3 – eventualmente non si trovasse un accordo a si passasse alle vie legali, quanto tempo passerebbe prima che prenda i soldi?
    4 – nella vertenza potre aggiungere il danno economico procuratomi per i 13 anni senza umenti di livello?
    Le chiedo queste informazioni solo per avere un secondo parere, dato che del sindacalista mi fido ma non al 100%.

    Grazie mille.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Simone purtroppo tu ti sei licenziato con un accordo verbale il che rende tutto più difficile. Ormai non ti resta che tentare la conciliazione o passare alle vie legali con il decreto ingiuntivo. Nel primo caso le condizioni vengono concordate, nel secondo è il giudice che stabilisce come ti devono essere pagate le somme da recuperare.Molto dipende anche se il tuo ex datore di lavoro è solvile o meno Difficile dire quanto tempo passerebbe in questo secondo caso, poiché dipende dai tempi del Tribunale dove risiedi; ci sono grandi differenze tra Nord e Sud. Se vai in vertenza mettici dentro pure dentro il danno economico anche se il tuo avvocato ti avvertirà che occorrono documenti e/o testimonianze per vincere la causa.

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      1. nik

        Buongiorno

        Spiego la mia situazione, giugno 2014, mi licenzio con i giorni di preavviso dovuti, dopo 7 anni di rapporto lavorativo a tempo indeterminato, visto la crescente difficoltà dell’azienda a proseguire e pagare regolarmente gli stipendi.
        Dopo due mesi ad aspettare la liquidazione delle ultime due buste paga, (liquidate a trance) scopro che oltre ad aver seri problemi a liquidare il tfr di circa 4000€ , ho una situazione di versamenti arretrati nel fondo pensione di 6000€. Mi rivolgo ad un’avvocato, con il quale dopo varie lettere dò il via a notificare a dicembre 2014 ingiunzione di pagamento.
        Ad oggi, 16 febbraio 2015, l’avvocato mi riferisce che non ha più notizie da parte dei giudici che hanno regolarmente notificato l’ingiunzione poco prima delle feste natalizie, mentre io ho saputo che i miei ex colleghi si son tutti licenziati per giusta causa (stipendi arretrati da novembre) e che hanno intenzione di proseguire con un sindacato per far fallire l’azienda ed ottenere i loro crediti.
        Le mie domande sono: 1 conviene ora risolvere con l’avvocato ed aggiungermi a loro? Come agire al meglio per recuperare la somma? 2 l’INPS ha un fondo di garanzia per garantire i lavoratori delle aziende fallite? 3 i beni della ditta,essendo vecchi e gran parte di scarso interesse, probabilmente non riusciranno a coprire tutti i crediti dei dipendenti, il curatore fallimentare come decreta a chi spetta la cifra? 4 non sò proprio come agire, il fondo pensione gestito dal sindacato, neanche informa della situazione i propri iscritti, ma è possibile??

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        1. pps9000 Autore articolo

          Nik, data per buona l’informazione che i giudici hanno notificato l’ingiunzione alla ditta, la procedura è ormai avviata, mentre i colleghi devono ancora ottenere che l’azienda venga dichiarata fallita. Tu stai un passo avanti, quindi rimarrei con l’avvocato che, oltretutto, potrà difendere personalmente i tuoi interessi in caso di fallimento della ditta; quello che non so dirti, non essendo il mio settore di esperienza, è il modo di procedere dell’eventuale curatore fallimentare. Si esiste un fondo di garanzia INPS per il pagamento del TFR in caso d’insolvenza del datore di lavoro. Vedi Link

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          1. Nik

            La ringrazio per la risposta..molto celere! Speriamo che tutto si risolva per il meglio..

  51. Fabio

    Buon pomeriggio, gentilmente chiedo:1) il fatto che il mio licenziamento sia stato divulgato ad altri colleghi prima che a me può costituire una violazione della mia privacy? 2) è corretto nel calcolo dell’incentivo all’esodo non tenere conto del TFR che tale cifra maturerebbe? Parlo di incentivo all’esodo per un dirigente.
    Molte grazie.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Fabio, la divulgazione del licenziamento a colleghi prima che fosse comunicato a lei rientra certamente nel novero di comportamenti non etici dell’azienda ma, per ottenere un qualche risarcimento, dovrebbe dimostrare di averne subito un danno.La determinazione dell’incentivo all’esodo va considerata come una trattativa tra le parti e, pertanto, non è normata dalla legge. Lei deve solo considerare se la cifra proposta è accettabile o intende negoziarla; tenga però presente che la possibilità di rinegoziare l’incentivo è funzione della forza della sua posizione negoziale. Tante più lecite sono le ragioni del licenziamento tanto più debole sarà la sua posizione e viceversa.

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  52. ROMEL FABIOAN

    Buona sera… il mio dattore di lavoro mai mi ha pagato facendomi false promese.. mai ho firmato una busta paga. adesso da solo ha messo la mia dimisione il 1 /10/2013 io ho lavorato dall 2008.. io non mi sono dimiso mai ho firmato nessun documento di dimisione.. ma lui a registrato cosi. lui ha chiuso il negozzio e io non avevo piu il posto di lavoro.. lui mi ha detto che ha firmato per me cosa posso fare.

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  53. Laura

    Buongiorno,volevo avere un suo parere.Sono stata licenziata dall azienda per cui lavoravo per “mancanza di lavoro”, ad oggi dopo due mesi dal licenziamento nn ho avuto la mia ultima busta paga, e il tfr, senza contare che ero indietro di due mensilità non pagate.L’azienda é stata messa in liquidazione, se non si dispongono di beni come posso ottenere il pagamento delle mie spettanze? Oltretutto ho scoperto che il mio ex titolare ha aperto un altra società dove lui é socio al 50%.ci si puo rivalere eventualmente sulla nuova società?grazie in anticipo. …Laura

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    1. pps9000 Autore articolo

      Laura purtroppo queste sono quelle situazioni per le quali il lavoratore, senza l’assistenza di un legale, ha ben poche possibilità di vedere protetti i suoi diritti. Visto che è in ballo il tfr, somma che potrebbe essere di una certa rilevanza, sentirei immediatamente il parere di un legale, stante anche la scoperta che hai fatto.

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  54. Alex

    Buonasera dottore
    azienda in A.S. è STATA AFFTTATA e parallelamente per lo stesso numero di dipendenti è stata aperta la cigs. Ora è scaduto l’affitto (aveva durata 12 mesi). Nella proposta di acquisto dell’affittuario (aggiudicatario) di solo il 40 % dei lavoratori è previsto dato l’accordo sindacale, che chi è fuori va in cigs con L’A.S. con la possibilità di andare subito in mobilità (per avere subito 24 o 36 mesi visto che da gennaio c’è la legge fornero). Allo stesso tempo la affittuaria che acquista ha chiesto la proroga della cigs e la proroga dell’affitto.
    Per entrare in mobilità volontaria bisogna firmare un patto di NON OPPOSIZIONE.
    e ANCHE PER CHI ENTRA NELL’ACQUISTO bisogna firmare un PATTO DI NON OPPOSIZIONE perchè l’acquisto prevede una accettazione di stipendio + basso.
    Io ho dei gravi errori nei contributi sia in A.S. che nella azienda che ci ha affittato.
    Posso fare cmq causa per ottenere la giusta contribuzione? oppure se firmo un patto di non opposizione non posso più sistemare la mia situazione contributiva?
    La ringrazio anticipatamente ma i sindacati purtoppo e a volte anche gli avvocati non ci danno ascolto.
    Grazie
    Alessandro

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    1. pps9000 Autore articolo

      Alessandro ti ripondo subito perché il tuo timore è reale; dipende molto da come è scritto ma, di norma, firmando un patto di non opposizione si danno per sanate tutte le rivendicazioni sia economiche sia contrattuali in sospeso. Ammesso e non concesso che siano disposti a darti in anticipo la bozza dell’accordo da firmare, potremmo fornirti una valutazione alle condizioni spiegate sulla nostra pagina di Consulenza on line

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  55. Giancarlo Robotti

    Buongiorno.
    Un’ informazione. Dopo le proprie dimissioni dall’azienda, il lavoratore può avviare una causa nel caso che la categoria di appartenenza risultasse non adeguata? C’è un limite di tempo per avviarla?
    Molte grazie e cordiali saluti.

    G.R.

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  56. barberio giovanni

    sono stato alledipendenze di una ditta metalmeccanica dal23.1.2003 al 23.2.2008 misono rivolto ad unavvocato che a denunziato il datore di lavoro s.r.l. esiamo stati invitati allispettorato di lavoroo dove non cestato accordo dopo unanno la ditta viene dichiarata fallita nel 2014 vengo a conoscenza che il mio avvocato nonmi aveva incluso nel fallimento che siera chiuso nel 2011 o fatto denunzia all i.m.p.s. ora non esiste piu la ditta lamministratore la non risponde piu del societa l i.m.p.s. sipuo rivalere contro il mio avvocato che fa parte di uno studio di avvicati assicurato o come alsolito debbo uscire con unamano dietro e una d avanti

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    1. pps9000 Autore articolo

      Giovanni tu non mi spieghi perché il rapporto di lavoro si è interrotto nel febbraio del 2008, perché il tuo avvocato ha denunziato la ditta per cui lavoravi e cosa centra l’INPS in questo tuo problema. Senza questi dettagli non posso capire cosa è successo.

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  57. simone

    Salve volevo sapere io sono assunto ad tempo deterninato il 01/07/2014 il 22/07/2014 ho avuto l’infortunio non ero qua ero ad Pavia e mi ho fratturato 3 dita ( indice,medio,lulare ,ho tagliato tutti 3 tendini ) sono intervenuti la polizia ed ambulanza , poi il giorno 30/10/2014 mi scadeva il contratto e il titolare mi chiama il 27/10/2014 per dirmi che non rinnova il contratto per lei sono a casa disocupato o ho la possibilità che il titolare può chiamarmi ? Fino che sono infortunato senza rinnovo del contratto il titolare paga ancora INAIL di padova ho non paga ? ,io sto aspettando di chiudere con INAIL di padova per le terapie di riabilitazione delle dita poi chiedo risarcimento danni ho la mano con 50% di invalidità pero INAIL comincia a ritardare per il pagamento ,io prendevo come stipendio 1400.00€ al mese come autista privato ,ed ora con INAIL prendo tra 580.00€ a 250.00€ al mese come devo fare per avere i miei diritti come paga devo portarli in tribunale io lo faccio se occorre datemi un consiglio come posso procedere per star meglio OK ci ringrazio molto della vostra disponibilità un saluto da s.z .

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  58. Michielin Lorenzo

    Buonasera,
    mia moglie è assunta da 4 anni a tempo indeterminato, come impiegata di 4° livello, in un’azienda di ristorazione (Piemonte). Tale azienda è stata ceduta ad un’altra azienda con sede in Emilia Romagna.
    La nuova azienda ha esplicitamente esposto che non necessita più di tale figura professionale ed ha fatto un’offerta per una risoluzione consensuale del rapporto.
    Tale offerta corrisponde ad 8 mensilità lorde + altre 8 di mobilità.
    Premesso che mia moglie ha 48 anni e che quindi difficilmente in questo periodo potrà ricollocarsi nel mercato del lavoro, le sembra un’offerta congrua?
    Esistono parametri indicativi per effettuare una controproposta più vantaggiosa?
    Se non accettiamo la proposta, l’azienda può esigere che mia moglie si rechi al lavoro nella sede di Bologna?
    La ringrazio anticipatamente per l’aiuto che potrà darmi.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Signor Lorenzo, relativamente all’offerta aziendale le faccio notare che:

      1. le mensilità di mobilità non fanno parte dell’offerta aziendale, ma sono somme erogate dall’INPS ai lavoratori che vengono licenziati dalle aziende ed entrano nelle liste di mobilità. Quindi queste somme non fanno parte dell’incentivo all’esodo a meno che l’azienda non intenda mettere sua moglie in mobilità ed aggiungere(come incentivo) alle 8 mensilità l’equivalente di 8 indennità di mobilità (inferiori alla ordinaria retribuzione);
      2. se invece l’azienda volesse porre in mobilità sua moglie allora non capisco perché considerano solo 8 mesi d’indennità. Fatevelo spiegare in quanto, seppure in regime transitorio, a sua moglie spetterebbe una mobilità più lunga.

      Relativamente alla congruità della proposta aziendale legga tutti i miei articoli su come negoziare l’incentivo all’esodo. Se dopo la lettura avesse bisogno di chiarimenti telefonici, consulti le condizioni sulla nostra pagina di Consulenza on line

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  59. guido mancusi

    buongiorno, la mia azienda tempo fa ha comunicato che avrebbe messo in mobilta’ 51dipendenti. di cui 35 accompagnandoli alla pensione mentre altri no. io faccio parte degli altri che non arrivano alla pensione. lavoro da 35 anni lì e mi sono sentito dire che per riorganizzare l’azienda il mio ruolo sarebbe stato ricoperto in modo diverso. nel frattempo dopo una trattativa l’azienda mi ha offerto un’uscita accompagnata dicendomi che mi faceva anche un favore. bbiamo raggiunto un accordo scritto solo su un foglio ma non e’ stato verbalizzato e ufficializzato ancora nulla. volevo sapere se posso impugnre l’accordo e contestarlo oppure no. questo perche’ l’azienda dice che l’uscita e’ volontaria mentre le cose non stanno assolutamente così! sono stato forzatamente spinto a dover trattare la mia uscita che dovrebbe avvenire il 1 dicembre 2014.non avendo ancora verbalizzato la mobilta’ piu’ incentivo ma solo tarttato personalmente con la presenza del mio rappresentante sindacale posso contestarla.
    questo gli lo chiedo perche’ so che se non dovessi accettare nessun accordo la mia azienda mi ricollocherebbe in un’altro ruolo perche’ visto che e’ in attivo e non ha intenzione di arrivare ad una vertenza sindacale.anche perche’ nel frattempo il numero degli esuberi si e’ ridotto da 51 a 40. con 35 pensionabili e 5 (volontari)
    saluti guido

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    1. pps9000 Autore articolo

      Guido se hai firmato un accordo, sottoscritto anche dal rappresentante sindacale e dall’azienda, quell’accordo ha comunque un valore legale. Hai però 60 giorni di tempo per impugnarlo dichiarando che non sei più disponibile ad accettare la mobilità.

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  60. Alessandro

    Buongiorno, sono un giovane al momento disoccupato. Vengo subito al dunque: dopo un anno di occupazione a tempo determinato presso una grossa ditta, causa qualche contrasto sul comportamento avuto con l’ufficio del personale non son stato rinnovato nel contratto.
    E’ passato 1 anno e 7 mesi, e due settimane fa, dopo un colloquio presso un’agenzia di lavoro in cui mi è stato chiesto se fosse possibile da parte loro chiamare la ditta dove ho lavorato, ho acconsentito.
    Passata una settimana, senza esiti, richiamo l’agenzia di lavoro e ho intuito che l’azienda può aver parlato non del tutto bene di me (questo è confermato da un ex collega di lavoro con il quale avevo un ottimo rapporto), facendomi probabilmente sfumare una possibilità di lavoro.
    Ora, dato che per puro caso mi sono accorto di questo sgradevole fatto, e chissà quante altre volte, agenzie o privati possono aver chiamato l’azienda in questione, come posso tutelarmi? Inoltre, benchè vi sia la privacy, è legale da parte dell’azienda in questione dare un feedback negativo su un ragazzo disoccupato ad agenzie o privati? Grazie…

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    1. pps9000 Autore articolo

      Alessandro è, in teoria, possibile tutelarsi da comportamenti violanti la privacy, ma, come tu stesso comprenderai, dovresti avere prove documentali o testimoniali che la tua ex azienda ha dato referenze negative sulla tua persona. Senza queste prove diventa impossibile tentare qualunque causa.

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  61. franco

    Buonasera Avv
    ho un prob con il moi ex datore di lavoro mi deve oltre la tredicesima il tfr e 2 mensilita’.
    tutto e successo perche’ ho chiesto spiegazioni su una bustapaga che non mi sembrava regolare. sono andato prima dalla sua commercialista e mi risposto che la busta andava bene cosi’ come era, ma quando ha visto che mi stavo scaldando mi ha risposto di andare dal capo sono andato da lui a chiedere spiegazioni e la risposta e stata che non mi dovevo permettere di andare in un suo ufficio allora gli ho risposto che facevo vedere le bustepaga altrove .
    adesso e quasi 1 anno che non ne vuole sapere. ho mandato email racc a/r con il sollecito alla fine sono andato dai sindacati e alla chiamata dell’ispettorato del lavoro ha detto che lui non e piu’ amministratore del hotel dove lavoravo e quindi dovevo chiedere al nuovo amministratore.
    quindi le chiedo: chi deve pagarmi? a chi posso chiedere i danni morali?
    la ringrazio per una sua eventuale risposta

    a ch

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    1. pps9000 Autore articolo

      Premesso che non sono un avvocato, in situazioni quali la sua, purtroppo la soluzione più realistica per tentare di ricuperare le somme spettanti, è quella di rivolgersi ad un legale di fiducia.

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  62. Fausto

    Buongiorno avvocato,
    le spiego brevemente come sono andate le cose:
    siamo una delle tante filiali di un grande gruppo di trasporto valori e vigilanza con contratto di guardie giurate. La filiale a cui appartenevo circa un anno e 7 mesi fa, per decisioni aziendali veniva ridimensionata, 80% delle guardie venivano trasferite nella filiale di Parma. I criteri scelti dalla direzione sono stati; carichi familiari, anzianità di servizio, organizzazione tecnico operativa con il benestare dei sindacati e si firmava un accordo tra azienda sindacati e dipendenti trasferiti che in caso di rientro di personale su Mantova le guardi trasferite avevano diritto di prelazione.
    Dopo 1 anno e 7 mesi che siamo a Parma non è entrato nessun lavoro su quella provincia, noi svolgiamo i nostri servizi di trasporto valori nella provincia di Mantova come abbiamo sempre fatto, con l’unica conseguenza di recarci a Parma con le nostre auto a nostre spese, per timbrare il cartellino e prelevare il furgone portavalori .Ora si sono resi conto miracolosamente, che la filiale di Parma non funziona, la chiuderanno a breve, ma hanno detto che siccome ora siamo tutti dipendenti della filiale di Parma l’accordo non è più in essere. In poche parole anche il personale già esistente a Parma rientrerà nella graduatoria per il rientro a Mantova, dicono che saranno solo 6 le guardie che serviranno, tutte le altre verranno spalmate per le filiali che hanno quasi in tutta italia.

    Vorrei sapere se possono fare una cosa del genere, e nel caso sia meglio di ricorrere ad un legale.
    L’idea palpabile dell’azienda è di eliminare tutti i “vecchi” che forse gli costano di più per scatti anzianità e livelli.
    Ringraziandola anticipatamente
    le porgo Cordiali saluti

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  63. Franco

    Buonasera avvocato:
    Dopo aver vinto concorso nei Vigili del Fuoco nel 2005 sono stato chiamato dagli stessi per fare un corso di 6 mesi dopo aver firmato un contratto a tempo indeterminato e di essermi licenziato da un altro lavoro perché se no non potevo firmare il loro contratto .
    iniziato il corso dopo aver fatto quasi tutti gli esami operativi ,mentre mi preparavo per gli esami finali al 5°mese mi sono infortunato mentre mi trovavo al 3° piano con la scala a ganci ,rapportino commissariato e purtroppo ingessatura al braccio riportando una frattura scomposta al capitello radiale , finito il corso dopo 2 mesi sono stato richiamato per fare un altro corso iniziato dopo 2 mesi mi mettevano al corrente che dovevo rifare tutti gli esami ,preso dallo sconforto perché gli esami li avevo quasi finiti sconfortato mi dimettevo ,però subito dopo facevo domanda di essere riammesso visto che si trattava del lavoro da me sempre sognato .
    Venivo reinserito ha fare altro corso venivo mandato in missione in calabria per boschiva rientrato venivo rimesso a fare il corso dove mi sono infortunato dopo 3 mesi alla caviglia quindi venivo stoppato e rimandato ad effettuare un altro corso ,rientrato in caserma mentre portavo le valige in camerata causa pavimento bagnato perché le donne di pulizie avevano lasciato le finestre aperte son scivolato riportando un gonfiore alla caviglia ,questa volta presentavo domanda di di riconoscimento causa di servizio e mentre ero fermo per effettuare terapie assegnate dal ospedale militare l’amministrazione mi licenziava per passati giorni malattia, previa lettera consegnata a mano,rivolto subito a due avvocati non solo non mi impugnavano il licenziamento perché secondo loro vigeva la malattia .Al 93° giorno di mio pugno ho scritto una lettera di riammissione L’ amministrazione non ha risposto,dopo 11 mesi mi è stata riconosciuta la causa di servizio rivolto ad un legale impugnava detto licenziamento sia al t.a.r inammissibile poi al consiglio di stato respinge .la mia domanda è potrei rivolgermi alla cassazione o altro organo giuridico per poter coronare il mio sogno oppure è finita cosi. Attendo se è possibile una sua risposta grazie e se questo è tramite il vostro studio grazie
    Panella Franco tel 3351750076

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    1. pps9000 Autore articolo

      Signor Pannella, lei forse non ha controllato il mio curriculum ma io non sono un avvocato ma un ex direttore del personale. Mi dispiace ma il suo problema è squisitamente legale (lei ha già passato diversi gradi di giudizio) per cui non sono in grado di aiutarla.

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  64. Mir8

    Buon pomeriggio,
    dopo aver subito dal mio datore di lavoro e dalla sua ragazza, prepotenze sul lavoro, tipo che mentre faccio una cosa mi dicevano di farne un’altra, dopo che mi sono accollato 3 mesi in nero, e tutte le ingiustizie che potesse farmi, il 18 ottobre , mentre stavo facendo una cosa, il datore di lavoro mi dice: ‘Non mi devi rispondere quando ti parlo, altrimenti te ne puoi andare a casa’ …io non ci ho pensato nemmeno un’attimo, ho preso le mie cose e me ne sono andato…Oggi a distanza di 5 giorni, mi arriva una raccomandata, proprio dal datore di lavoro, dove si dice che: ‘Ai sensi dell’art. 7 della legge 20 maggio 1970, n.300, con la presente le contestiamo quanto segue: Ella risulta assente ingiustificato dal giorno 18 ottobre u.s.,creando disservizio.Secondo quanto stabilito dalla’art.7 sopra richiamato, Ella potrà presentare eventuali giustificazioni scritte, entro cinque giorni dal ricevimento della presente,mentre questa Società si riserva di irrogare la sanzione disciplinare più idonea.’

    Che fare?? chiedo aiuto

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    1. pps9000 Autore articolo

      Lei purtroppo è passato dalla parte del torto; non ci si può assentare dal lavoro senza un giustificato motivo. Lei corre il rischio di essere licenziato.

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  65. francesca

    Avvocato buongiorno.
    lavoro nella grande distribuzione come capo reparto.
    Al momento di rientro al lavoro dopo la gravidanza sempre durante il preriodo di allattamento (il bimbo aveva sei mesi), il mio direttore mi ha convocato e mi ha detto che il mio posto da capo reparto non era piu disponibile e che a causa di decisioni aziendali alcune figure non servivano piu'(a loro dire anche in considerazione della crisi di lavoro….in effetti alcuni dipendenti erano in parziale cassa integrazione), quindi mi ha proposto (a me come ad altri 4 colleghi ) di firmare la rinuncia al livello 2′ con l’attribuzione al 3′ e la perdita di tutte le differenze retributive derivanti.
    Gli altri dopo un po’ di lamentele hanno firmato tutti (inquanto minacciati di traferimento “in capo al mondo”) infatti l’unica che non ha firmato e’ stata spostata a 200 km da qua.
    Io mi sono impuntata sul fatto del periodo di tutela fino ad un anno del mio bimbo, e malgrado mi abbiamo di fatto demansionato da subito nel tipo di lavoro e nei comportamenti….visto che mi hanno messo a fare lavori umili di tutt’altro tipo mi hanno conservato livello e stipendio.
    Ora trascorso l’ anno del bimbo sono tornati alla carica … e mi chiedono di demansionarmi e di rinunciare alle differenze retributive.
    Volevo sapere se ho il diritto di rinunciare al livello(questo lo potrei anche accettare subito), ma pretendere la conservazione dello stipendio fino ad ora percepito? xche’ a questo loro mi hanno detto NO ASSOLUTO!
    Inoltre corro il rischi di poter essere licenziata se non firmo l’accordo di demansionamento (magari con un’altra scusa, magari alla luce del nuovo jobs act e art 18)?

    Cosa mi consiglia, non vorrei far cause, vorrei arrivare ad una conciliazione ma non so fino a che punto l’azienda puo’ legalmente spingersi, e cosa io posso legalmente chiedere…

    grazie per la cortesia
    francesca.

    ps: posso avere rispota anche nella mail?

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  66. francesco

    salve sono un lavoratore domestico e vitto nella villa dove lavoro, una settimana fa pulendo le scale che mi portano al mio appartamento e dove c’e’ un entrata anche per la parte del mio datore di lavoro, ho preso una storta e andando al pronto soccorso ho dichiarato che lavoravo ma dopo una discussione con il mio datore mi ha fatto capire che non faceva parte con il lavoro che dovevo svolgere per lei ma era una mia competenza dato che era dalla parte del mio appartamento io pero pensavo che faceva parte del lavoro , adesso vorrei sapere dato che lei ha mandato una dichiarazione all inail che l infortunio non è successo mentre lavoravo per lei vorrei sapere se mi passa a malattia o cosa devo fare ? grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Francesco,
      è la prima volta che mi capita un caso del genere, ma credo che tutto dipenda dal momento in cui è successo l’infortunio; anche se tu vivi nella villa dove lavori, bisogna che tu ti riferisca all’orario di lavoro che hai concordato con il tuo datore di lavoro come convivente. Se l’infortunio è accaduto durante questo orario, dovrai recarti alla sede INAILdi competenza e contestare la dichiarazione del datore di lavoro.

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  67. livio

    Buongiorno,
    sono in mobilità ordinaria da quasi un anno e vorrei sapere come posso revocare la delega sindacale, in modo da evitare che mi venga fatta la trattenuta mensile.
    Grazie.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Essendo in mobilità immagino che la trattenuta le venga effettuata dall’INPS; in caso positivo, ritengo dovrebbe seguire la stessa procedura prevista per il pensionati. LINK INPS

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  68. Michela

    Salve, se era possibile volevo una informazione. Lavoro da 2 anni in nero, a parte una parentesi sempre nella stessa società di un co.co. pro. di 4 mesi, oggi mi hanno detto che se voglio continuare a lavorare (a breve rifaranno i co.co.pro di un mese con possibili proroghe mensili) devo firmare una conciliazione per sanare tutto il nero pregresso. Ora mi domando, per non perdere il lavoro, posso firmare e cmq un domani impugnare questa liberatoria, se volessi??
    Attendo urgentemente una risposta perchè devo firmare a breve (ora sono riuscita a prendere tempo). So che non sono costretta ma l’alternativa è perdere il lavoro.
    Grazie mille
    Michela

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    1. pps9000 Autore articolo

      Michela purtroppo queste situazioni hanno sempre aspetti negativi per tutte le parti in causa; bisognerebbe vedere il testo della liberatoria per capire se un domani potrebbe essere impugnabile. Tieni comunque presente che anche tu correresti il rischio di dover pagare tutte le tasse evase.

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  69. silvia

    Buongiorno vorrei chiedere informazioni in merito alla situazione lavorativa di mio padre.
    Due anni fa è stato assunto da un cantiere per il quale ha lavorato svariati mesi. Fino al giorno che hanno smesso di pagare gli operai (a mio padre mancano ancora 2 mensilità e il TFR) e mio padre non ha pi rinnovato il contratto.
    Non avendo ricevuto nessuna mensilità poco dopo siamo andati dai sindacati i quali hanno fatto partire la pratica di diffida legale. Non ha mai ricevuto nulla.
    Oggi riceve una telefonata dai sindacati i quali lo informano che quei soldi non li prenderà mai, lo prevede la legge italiana in quanto dovrebbero fare il processo ma non lo fanno in quanto costa troppo. Come è possibile ??

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    1. pps9000 Autore articolo

      Silvia questo avviene quando le cifre da recuperare possono essere inferiori al costo di una vertenza legale; le posso solo suggerire di consultare questo Sito e verificare se nella sua zona ci sono avvocati abilitati a dare il patrocinio gratuito.

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  70. Luca Pierno

    Buonasera,
    l’azienda per la quale lavoro (100 dipendenti circa) mi aveva distaccato su di un’altra società del gruppo.
    Il 12 Settembre alle 9.30 io avviso che mi stavo recando ad un centro di igiene mentale pubblico per una visita medica causa ansia e depressione. Il 12 Settembre alle 10.30 (l’ho scoperto dopo) mi hanno inviato un telegramma dicendo che mi richiamavano nella società datrice di lavoro. Sempre il 12 Settembre si sono recati presso una DTL (l’ho scoperto dopo ricevendo raccomandata datata 12 Settembre ma recapitata ovviamente dopo) comunicando le intenzioni di licenziarmi e sospendendomi dall’attività lavorativa in attesa di definire un’eventuale conciliazione. Sempre il 12 Settembre io tornato dal centro di igiene mentale sotto consiglio del mio medico curante, inizio la malattia datata e protocollata 12 Settembre. Nei giorni a venire ho comunicato che non potevo recarmi nella DTL per il tentativo di conciliazione in quanto ammalato. Qualche giorno fa ricevo la lettera di notifica licenziamento a decorrere dal 12 Settembre data in cui si erano iniziate le procedure e ricevo la busta paga dove oltre a liquidazione e tutto il resto, cosa ASSURDA evinco un giorno di malattia e quindi hanno ammesso di avermi licenziato in malattia. Considerando che io attualmente mi trovo ancora in malattia mi chiedo:
    1. Ma è un licenziamento inefficace o sbaglio ?
    2. E’ vero che essendomi ammalato prima del licenziamento, l’INPS deve pagarmi l’indennità di malattia a far data dal 13 Settembre in avanti ? E se così fosse come faccio a farmela corrispondere visto che il datore di lavoro attualmente non mi considera più suo dipendente ?
    3. In merito alla disoccupazione, i termini che normalmente sono di 60 giorni, nel mio caso partono dal 12 Settembre o dalla data in cui sarà definita la sentenza di impugnamento licenziamento e/o data in cui terminerà la malattia ? Per logica io dovrei essere pagato per la malattia e poi anche per la disoccupazione ma si sa che la logica spesso non trova corrispondenza nel diritto italiano.
    Grazie mille se volete fornirmi qualche chiarimento. Saluti.

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    1. pps9000 Autore articolo

      Mi perdoni signor Pierno, ma lei non si deve, in questo momento,preoccupare dei termini di malattia e disoccupazione; lei deve immediatamente rivolgersi ad un legale giuslavorista per verificare se esistoni i termini per impugnare immediatamente il licenziamento, in quanto, secondo la riforma Fornero potrebbe essere illegittimo. Attenzione perché la tempistica delle comunicazioni aziendali potrebbe risultare anteriore al certificato di malattia. Dopo l’intervento del suo avvocato e la reazione dell’azienda si potranno chiarire i termini per il riconoscimento della malattia e dell’eventuale diritto all’Aspi (ex disoccupazione).

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      1. Luca Pierno

        La ringrazio tanto e procederò ma aldilà della disoccupazione, se sono in malattia, non dovrebbe comunque pagarmi l’inps ?
        Saluti.

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        1. pps9000 Autore articolo

          Tutto dipende dall’accertamento se il licenziamento è legittimo in quanto precede temporalmente l’ingresso in malattia; se così fosse, fatto salvo il ricorso alla giustizia del lavoro, lei non risulterebbe essere più dipendente della ditta e perciò non avrebbe diritto all’indennità dell’INPS. Ecco perché le dicevo di far intervenire immediatamente un avvocato.

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  71. Yolanda

    Salve ho bisogno di aiuto per favore,sono una ragazza Che lavora al circo,sono cubana i el mío dattore di lavoro ha iniciato a meterme en regola con la sanatoria del 2012 or mai sono due anni Che no ho nessuna risposta,il dattore di lavoro non mi dice nulla y ho sólo il codice fiscale,sono puré rimasta incinta(ho perso il bimbo)ma in 4 Messi di gravidanza mi ha tolto il 100euro que me paga a sétimana,il mío ragazzo e anche lui cubano y e in la stesa situacione,a questo punto vorrei sapere sí posso denunciare al mío dattore di lavoro. Por questi due anni di lavoro senza nessun documenti grazie

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    1. pps9000 Autore articolo

      Yolanda ci sono due modi; il primo è rivolgerti ad un avvocato, ma capisco che sarai preoccupata per i costi. Io posso segnalarti un collegamento in cui trovi l’elenco degli avvocati che forniscono un’assistenza gratuita. Controlla se ne trovi uno che opera nella tua Zona di residenza. Il secondo modo è quello di effettuare la denuncia presso una sede della Direzione Provinciale del lavoro che opera nela tua zona di residenza.

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  72. ANTONELLA

    SALVE, VOLEVO UN SUO PARERE, SONO SCOCIA/DIPENDENTE DI UNA COOPERATIVA SOCIALE DAL 2001 CON UN CONTRATTO A 38 ORE SETTIMANALI PER 164 MENSILI. NEL 2009 DOPO GARA DI APPALTO LA COOP SI E’ RIAGGIUDICATA L’APPALTO, A QUESTO PUNTO SENZA ALCUNA COMUNICAZIONE IL DATORE DI LAVORO DECIDE DI RIORGANIZZARE IL MIO SERVIZIO APPORTANDO UNA RIDUZIONE DI ORE RISPETTO AL CONTRATTO. ABBIAMO CHIESTO PIù VOLTE IN QUESTI ANNI DI POTER RECUPERARE LA DIFFERENZA DELLE ORE MANCANTI CHE OGGI SONO CIRCA 14 IN MENO MENSILI MA NON ABBIAMO MAI OTTENUTO NIENTE. NEL 2013 CI SIAMO RIVOLTI AL GIUDICE CHE CI HA RICONOSCIUTO LE DIFFERENZE RETRIBUTIVE MA COME ERA PREVEDIBILE DOPO IL RISARCIMENTO SI SONO INCATTIVITI E OLTRE A CONTINUARE A NON RISPETTARE IL CONTRATTO MINACCIANO IL LICENZIAMENTO DI UNA DI NOI (SIAMO IN 3) PER ESUBERO.FACCIO PRESENTE CHE ABBIAMO FATTO UNA LETTERA DI MESSA A DISPOSIZIONE PER RECUPERO ORE ANCHE IN ALTRI SERVIZI, E LA POSSIBILITA’ DI RECUPERARE C’E’ PERCHE’ QUOTIDIANAMENTE MANCA DEL PERSONALE. LA COOP HA UN NUMERO DI SOCI PARI A 4000/5000 CIRCA, MI DOMANDO COME E’ POSSIBILE LICENZIARE UN SOCIO PER ESUBERO???? E PRECISO NESSUNA DI NOI TRE E’ ASSENTEISTA MALEDUCATO O INDISCIPLINATO NON ABBIAMO CONTESTAZIONI DI NESSUN GENERE. E’ POSSIBILE CHE
    IL NOSTRO CONTRATTO VENGA UNILATERALMENTE RIDOTTO?

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    1. pps9000 Autore articolo

      I contratti non possono essere modificati unilateralmente, ma purtroppo, come in precedenza e in caso di licenziamento dovrete rivolgervi nuovamente ad un legale per chiedere il rispetto dei vostri diritti.

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  73. cosimo

    per quanto riguarda i sindacati non sono neanche d’accordo tra di loro ( cisl ,uil, usb, flai ) anzi i primi due stanno addirittura cercando di proporre una specie di cassa di solidarietà e la firma alla mobilità, così tra due anni ci lasciano a casa con il nostro consenso ,gli altri due propongono il raffreddamento della comunicazione della messa in mobilita con sicuro sciopero,cosa fare di certo per me e meglio lo sciopero ,anche sapendo che mentre sciopero la cooperativa e alcuni colleghi cercheranno di coprire il mio lavoro ,e una azienda molto forte nel ambito aeroportuale smista circa 80 per cento delle merci su mxp ed e sempre riuscita ad ottenere quello che voleva ,oggi sono triste per questa situazione dopo circa 15 anni di lavoro pensare di non potere neanche essere in grado di avere la mia dignità,sono poteri forti e noi pedine,il pensiero di perdere tutto cio perchè sono rimasto fedele al lavoro ,dare per avere non vale più conta solo che le cooperative che non anno diritti e per questo forti di un costo inferiore al dipendente possa cambiare tutto. l’unica cosa che ci rimane e cercare di reagire nonostante i ricatti come dici tu servono avvocati integri per affrontare questa situazione ma quanti pensi che siano disposti?

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    1. pps9000 Autore articolo

      Cosimo, spiego meglio cosa intendevo con la risposta al tuo primo commento; il punto determinante rimane quello di capire se la tua azienda sta operando nel rispetto delle leggi sul lavoro per cui i sindacati possono solo cercare limitare i danni ai dipendenti, oppure ha adottato interventi illeciti che i sindacati, o per incompetenza o per asservimento, non hanno bloccato. Non ti nascondo che, visto le dimensioni e l’operatività della tua azienda, non credo che questa riesca ad operare senza il controllo delle strutture sindacali ragionali se non nazionali, quidi sarei portato a credere che stia operando, nel rispetto delle leggi sul mercato del lavoro. Se volete io posso, comunque, suggerivi un avvocato giuslavorista che è sicuramente una persona integra e non corruttible e opera su Milano.
      Consulenza on line

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  74. cosimo

    voglio raccontarti cosa succede una azienda che ha circa 124 operai in magazzino e 126 impiegati dopo aver usufruito delle varie casse integrazione parlo sempre di dipendenti con contratto a tempo indeterminato gli e stato notificato dai sindacati che l’azienda ha chiesto per esubero di lasciare a casa 41 dipendenti ,nonostante al suo interno da da lavorare a 1 cooperativa di circa 300 persone che svolgono dopo anni di lavoro lo stesso nostro lavoro, gestiti dai nostri caposquadra in alcuni reparti , e in 2 reparti dai loro preposti, e possibile che noi dobbiamo subire le risatine di queste persone con commenti voi dipendenti a casa e noi assumiamo al vostro posto, e vero che costano meno al azienda ma diventa una discriminazione non siamo arrabbiati con loro ma a chi permette che succeda questo. premetto che l’azienda dice che ha un esubero ma nel effettivo e in attivo e continua a vincere premi come miglior handling aeroportuale vedi notizie su giornali e internet . sicuramente,scenderemmo in sciopero creando qualche problema ma speriamo solo di non fare la guerra tra poveri .

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    1. pps9000 Autore articolo

      Cosimo noi non abbiamo particolari consigli da dare, se non farti notare che queste situazioni dovrebbero essere gestite dai sindacati o messe nelle mani di avvocati del lavoro.

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  75. cosimo

    Buona sera vorrei fare una domanda,
    aziende con al suo interno cooperative possono mettere in mobilità i dipendenti?

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  76. Ivan farà

    Buongiorno, premetto che lavoro presso un ufficio di autonoleggio in aeroporto e le mi domande sono due:
    Sono obbligato a tenere visibile il mio nome e cognome o darlo al primo cliente che ritiene di dovermi denunciare per un disservizio ( che quest’ultimo sia dovuto a me o ad una sua mancanza )?
    La seconda invece è sempre legata alla prima: tecnicamente svolgo un servizio pubblico o privato? Perché gli agenti di polizia ritengono che io sia obbligato ad esporre il mio nome
    Grazie in anticipo

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    1. pps9000 Autore articolo

      Lei svolge un servizio privato, ma in aeree sensibili come quelle aeroportuali. Lei non chiarisce se l’obbligo le è imposto dalla ditta per cui lavora (cosa dice il contratto a tale proposito?) o dalla ditta che gestisce le attività aeroportuali. Ha controllato se esiste uguale obbligo anche per addetti ad altre attività lavorative nello stesso aeroporto?

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  77. Marco

    Sono già tre anni che lavoro in questa azienda con contratto a tempo indeterminato e per ottenere questa certificazione sono necessari periodi di esperienza lavorativa prima di poter accedere al corso.La comunicazione di questa decisione mi è arrivata solamente ora a ridosso dell’imminente corso.

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    1. Pier Paolo

      Premesso che, di norma, le aziende finanziano completamente i piani di formazione e sviluppo del personale esiste, nella sua situazione, un elemento determinante; lei può rifiutarsi di partecipare al corso, continuando a svolgere la sua attuale mansione? In caso di risposta negativa l’azienda, per quanto mi riguarda, è obbligata a sostenere completamente le spese, poiché lei risulterebbe comandato a partecipare. In caso di risposta positiva, la partecipazione potrebbe essere considerata una specie di arricchimento personale non strettamente necessario alla mansione e, in tempi di crisi, varrebbe accettare la richiesta aziendale.

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  78. Marco

    Salve,
    dovró seguire un corso a breve per poi dare un esame per ottenere una certificazione.Tutto ció è stato richiesto dalla mia ditta.Cinvinto che pagasse tutto il costo del corso+esame, oggi mi è arrivata la comunicazione dal mio titolare che il costo complessivo è da pagare metà la mia ditta e metà devo pagarlo io.Premetto che negli anni passati nessun mio collega ha mai sborsato un centesimo per certificarsi..Volevo chiedere..è legale questa prassi??o non puó obbligarmi a pagare il costo del corso?grazie

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    1. Pier Paolo

      Problema non semplice; se la sua mansione richiede obbligatoriamente una certificazione bisognerebbe conoscere l’antefatto. Questa necessità è sorta dopo che l’azienda l’aveva posto nella posizione attuale? Se ciò fosse il caso si potrebbe comprendere la richiesta aziendale di dividere le spese del corso. Non sarebbe giustificato nel caso l’azienda l’avesse posto nell’attuale posizione, sapendo già che occorreva una certificazione e che lei non ne era in possesso. Se poi era prassi aziendale pagare questi corsi, lei si può certamente applellare a tale prassi.

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  79. Marco

    Ciao buon giorno vorrei alcuni chiarimenti, da circa due anni lavoro in un laboratorio artigiano visto i tempi mi sono accontentato di questo e il mio titolare ha sempre detto mo vediamo per l assunzione ma ancora niente e adesso nn solo la beffa ma avanzo ancora due mesi.se io vado al sindacato e denuncio il mio problema, come si mettono le cose?sia per me che per lui?

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    1. Pier Paolo

      E’ ovvio che è il tuo datore di lavoro a non essere in regola in quanto ti fa lavorare senza un regolare contratto di assunzione; se tu lo denunci avrà sicuramente delle grane e potrebbe risolvere il rapporto di lavoro con te, ma se non fai niente sarai sempre soggetto a questa situazione aggravata dal fatto che se non ti paga tu non hai nulla in mano per dimostrare che lavori per lui; hai perlomeno dei testimoni?

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  80. Fabio

    Sono uno store manager che ha richiesto un demansionamento con trasferimento su torino in un nuovo negozio in apertura ( da addetto vendita ) ma la mia azienda mi ha risposto che non è tenuta ad accettare la mia richiesta e mi ha proposto di accomtentertarmi ma con un part time 24 ore ????? Come mi devo muovere ???? Ho fatto un colloquio oggi e ho espressamente richiesto che in quanto non mi sento più idoneo al ruolo ( anche per problemi alimentari )richiedo questa cosa ma non ho intenzione di firmare un part. time 24 ore !!!!! Cosa possono e non possono fare ???? ( ah il mio livello di inquadramento e il secondo e ora lavoro su Genova )residenza Cuneo

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    1. Pier Paolo

      In effetti l’azienda, adducendo comprensibili motivi organizzativi, non è tenuta ad accettare la sua domanda di trasferimento con demansionamento; non conoscendo personalmente la situazione non capisco però perché le offrono un part time, a meno che, nella nuova sede abbiano già assunto addetti vendita con cui coprono quasi compleatamente le esigenze orgenizzative. Attenzione a non dichiararsi più idoneo a svolgere il suo ruolo per motivi di salute, poiché l’azienda potrebbe anche prendere in considerazione la risoluzione del rapporto di lavoro. Le suggerisco di leggere gli articoli collegati a questo LINK, affinché lei possa capire le problematiche relative ai trasferimenti.

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    1. Pier Paolo

      Premesso che a lei, in quanto dirigente, si applica il contratto di categoria, ho trovato solo nel CCNL del terziario uno specifico riferimento all’anzianità mista (impiegato + dirigente). Ammesso che valga anche per l’industria, per lei le cose cambierebbero poco in quanto, in base al sistema di calcolo che le ho già indicato, il preavviso nel caso di dimissioni volontarie diventerebbe di 3 mesi e 10 giorni.

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  81. MARIA

    Buongiorno,
    vorrei gentilmente porLe il seguente quesito riguardante le dimissioni.
    Sono dipendente dal 2008 c/o una società con la qualifica di impiegata dal 2010 sono passata a dirigente.
    Nel caso volessi dimettermi, il preavviso che devo conteggiare è quello del dirigente per tutti gli anni di anzianità o devo dividere i due periodi in base alla qualifica ricoperta????

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  82. mascia

    mi chiamo mascia ho 49 anni lavoro in una casa di riposo onlus che per investimenti sbagliati ora ha dei grossi problemi finanziari.hanno proposto il contratto di solidarietà 10% in meno dello stipendio a tutti gli operatori e infermieri.per 24 0 48 mesi.io mi sono appena separata ho dei grossi problemi finanziari …mutuo ,spese, figli e debiti accumulati.,devo per forza pagare il 10% anche se faccio fatica a campare? noi operai possiamo far nominare un revisore dei conti per sapere veramente come stanno le cose?

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    1. Pier Paolo

      Mascia, lei non lo cita ma, di norma, i contratti di solidarietà vengono negoziati con le organizzazioni sindacali e sono loro che dovrebbero valutare se la situazione economica della casa di riposo è tale da giustificare la richiesta di solidarietà.

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  83. Roberta

    salve,
    volevo chiedere una delucidazione in merito a una situazione un pò particolare. L’azienda dove lavora mia madre è in esubero di 13 persone è lei è tra le ultime in classifica (quindi rischio di mobilità). La questione è che a mia madre gli è stato riconosciuto il 66% di invalidità ( e di poco non può usufruire della 104/92), inoltre ha 2 figli a carico e ha prestato 30 anni di servizio (gli mancherebbero solo 7 anni alla pensione). Per cui volevo chiederle se c’era qualche possibilità per evitare il trasferimento, poichè mia madre da sola non può andare da sola e mio padre è in cassa integrazione ma, non essedo più tanto giovane troverebbe serie difficoltà a trovare altro.
    Grazie anticipatamente

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    1. Pier Paolo

      Roberta per valutare il rischio per tua madre devi verificare quanti dipendenti totali ha l’azienda e quanti dipendenti hanno le stesse mansioni di tua madre; lei non dovrebbe correre grandi rischi. I dipendenti con lunga anzianità di servizio, figli a carico e per di più con un certo grado d’invalidità dovrebbero essere tra quelli più protetti. Non capisco poi la questione del trasferimento; chi entra in mobilità non viene trasferito ma viene licenziato.

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  84. Gilberto

    Buona sera Avvocato,
    Le volevo chiederle un’informazione riguardante un mio problema. Io ho lavorato presso un ristorante fino all’estate del 2008. Il mio ex datore di lavoro iniziò a non retribuirmi più per otto mesi, giustificandosi che non c’era più tanto lavoro. Dopo otto mesi che non percepivo più alcuna retribuzione, mi sono deciso di licenziarmi e di andare presso i sindacati per chiedere la loro consulenza. L’avvocato dei sindacati, dopo aver fatto dei conti su quanto mi doveva il mio ex datore di lavoro, si è indirizzata per una conciliazione presso la direzione provinciale del lavoro, ma purtroppo senza alcun esito positivo. Ora io mi chiedo, dopo sei anni di tira e molla tra varie lettere di sollecito e il tentativo di conciliazione, si può procedere con un decreto ingiuntivo oppure si è prescritto questo mio diritto?
    La ringrazio in anticipo della Sua risposta.

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    1. Pier Paolo

      Gilberto, prima di tutto chiarisco che non sono un avvocato, come risulta dalla biografia sul mio blog, ma un ex direttore del personale; personalmente non capisco perché il tuo avvocato ha atteso tanti anni senza portare in giudizio il datore di lavoro. Per quello che so io certi diritti non decadono mai, ma io non conosco l’attuale situazione del tuo ex datore di lavoro e quindi non posso valutare se è solvibile e se vale la pena o meno fargli arrivare un decreto ingiuntivo.

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      1. Gilberto

        Innanzitutto la ringrazio della sua risposta. Il mio ex datore di lavoro ha venduto l’attività e non si è più sentito. Visto che il mio avvocato non si è mossa bene, mi sto interessando un po da solo e ho letto che si può procedere con un decreto ingiuntivo ma poi ho letto che esiste un termine di prescrizione che al momento non conosco.

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  85. Alberto A.

    Buonasera, ne approfitto per porle un questito meramente tecnico legato al diritto del lavoro e alla privacy.
    Può in qualche modo, anche a mezzo di richieste scritte il mio datore di lavoro chiedermi di giustificare e rendere chiara la mia malattia (non scritta giustamente nei vari certificati) e giustificare il motivo che mi impedisce di riprendere il mio lavoro? Inoltre, in che modo devo eventualmente giustificarmi per le attività NON lavorative che svolgo come riabilitazione (anche non strettamente legata all’ambiente medico, come magari il semplice fare un giro fuori) nei periodi o negli orari non sottoposti a controlli (es. le ore di non reperibilità ed eventuali giorni NON lavorativi non inclusi nei certificati medici come sabati e domeniche).
    Può in in qualche modo obbligarmi a esporre (per quanto personale e delicata possa essere) la motivazione che mi impedisce di tornare a lavoro ma non mi impedisce di effettuare sporadiche attività esterne alla mia abitazione? Cercando si trovano tanti articoli in merito a dichiarazioni della cassazione del 94 che cito : ““Il diritto alla riservatezza non esonera il lavoratore dall’allegare e provare la gravità dell’infermità da lui stesso denunciata ai fini della sospensione della prestazione lavorativa” (Cass. n. 6982 del 1994)” ma in nessun testo ho trovato o ritrovato traccia di questo caso specifico, magari simile a tanti altri che capitano in questa pagina come me, cercando una risposta.
    Grazie per l’attenzione

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    1. Pier Paolo

      Esistono situazioni per le quali il datore di lavoro può chiedere al lavoratore di fornire spiegazioni sul suo stato di malattia, in caso che si sospetti dolo. Il lavoratore non è obbligato a rispondere, ma il datore di lavoro potrà adire in giudizio. Laddove i sospetti del datore di lavoro si rivelassero fondati, il giudice potrà costringere il lavoratore a chiarire la prognosi ed i motivi delle assenze. E’ spiegato tutto molto bene in questo breve estratto da un libro di Pietro Ichino

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  86. Cristian

    Buongiorno Pier Paolo,
    La Società per cui lavoro da 8 anni con contratto a tempo indeterminato a breve verrà messa in liquidazione, (sono l’unico lavoratore).
    1 – In busta oltre al TFR, che immagino vogliano corrispondermi a rate (come hanno fatto con i miei ex colleghi), ho un sacco di ROL, Ferie e quant’altro non godute, queste ultime sono tenuti a pagarmeli?
    2- sono a conoscenza che apriranno un’altra società, sotto altro nome ecc…, e qui forse verrò riassunto con un contratto a tempo determinato, sul contratto ne sono certo perchè ne avevo già parlato…
    Conoscendo il datore di lavoro, molto probabilmente mi chiederà di firmare le dimissioni entro la fine di giugno, cosi con i 30 gg di preavviso, ad agosto sarei “scoperto”, posso rifiutarmi di firmare le MIE dimissioni?
    3- non sarebbe più corretto che mi licenziassero, così avrei anche il tempo per richiedere la disoccupazione in caso non mi riassumessero a settembre?
    4- se mi chiedono di firmare le dimissioni, avrei diritto ad una buona uscita, visto che da anni e non su mia volontà, percepisco una quota a latere?

    grazie mille

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    1. Pier Paolo

      Alla chiusura dell’azienda ti devono essere pagate tutte le competenze di fine rapporto (rol e ferie non godute + tfr).
      Non vedo perché tu debba firmare le dimissioni; l’azienda ti dovrà licenziare dandoti il prevviso di legge lavorato o pagato.
      Il firmare le dimissioni non ti da alcun diritto ad una buona uscita (che legalmente non esiste); ammesso che tu lo voglia potresti negoziare la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivazione all’esodo, rischiando però di perdere l’Aspi. Su questo aspetto sarebbe necessario parlarne a voce, perché molto complesso. Verifica le condizioni per una Consulenza on line.

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  87. Giorgio

    Salve, l’azienda presso la quale lavoro non mi ha pagato il premio annuale concordato (sul contratto firmato in fase di assunzione). Sono stato convocato e mi è stato proposto un pagamento in X mesi, accetto a condizione che il primo sia più cospicuo e le rimanenza sia suddivisa tra le restanti mensilità. Vengo ricontattato a breve e ricevo la comunicazione che il pagamento sarà suddiviso in Y mesi partendo il primo mese da una cifra bassa per andare poi a salire. Ovviamente tutto ciò è stato detto solo verbalmente (probabilmente per non lasciare “tracce” nelle email che ho chiesto più volte per avere tutto nero su bianco). Stanco dei soprusi di quest’azienda cosa posso fare per far valere i miei diritti? Non basta che gli ero andato incontro, hanno ancora cambiato le carte in tavola imponendomi le loro decisioni. A me non sta bene e sono pronto ad andare fino in fondo se ne ho diritto!

    Grazie in anticipo

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    1. Giorgio

      Aggiungo che l’esatta dicitura riportata sul contratto è: “riconoscimento di un premo produzione annuo lordo pari a X euro.” Grazie

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      1. Pier Paolo

        Giorgio,premesso che, da quello che lei mi riferisce, l’azienda sembra non rispettare clausole contrattuali,per poterle dare un seppur minimo consiglio avrei bisogno di conoscere tale documentazione. Cosa fare per vedere rispettati i propri diritti implichrebbe aspetti vertenziali da chiarire con una consulenza telefonica, alle condizioni previste nella pagina del mio Blog.

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  88. Nicla

    buongiorno, due mesi fa dopo un accordo con il mio datore di lavoro, sono stata licenziata, con la presenza di un sindacato ho firmato,anche perche non avevo altra scelta un foglio dove dichiaravo che in futuro nulla avrei potuto chiedere….però in questo periodo un sindacato ha controllato le mie buste paghe e ha riscontrato diverse anomalie, poi in tfr mi è arrivato dopo 4 giorni i termini di scadenza..nonostante quel foglio,posso fare una vertenza per avere ciò che mi spetta….grazie mille

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    1. Pier Paolo

      Nicla sei certamente in tempo per impugnare l’accordo dal momento che la clausola transattiva esclude gli eventuali errori di calcolo che possono essere involontari, ma anche volontari. Invia una raccomandata all’azienda con allegati gli errori rilevati dai sindacati e chiedendo il conguaglio entro un termine preciso (ad esempio 15 giorni). E ovvio che se l’azienda non dovesse rispondere,dovrai rivolgerti ad un legale, per il recupero delle somme dovute.

      Replica
        1. Pier Paolo

          Nicla, se l’azienda non riconosce l’errore e non intende pagare, ammesso che la cifra in discussione sia significativa,non ti rimane che citarla in giudizio.

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  89. DANIEL

    QUANDO LORO MI ANO CHIAMATO IN ASSIENDA MI E VENUTO LA IDEA DI REGISTRARE IL TUTTO SENZA IL LORO CONSENSO.CHE FACCIO IO VOGLIO ANDARMENE PERCHE O PERSO LA FIDUCCIA NELLA ASIENDA MA VOGLIO ANDARMENE CON LA MIA CIFRA NON CON LA DI LORO.

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    1. Pier Paolo

      Daniel la risoluzione del contratto con incentivo all’esodo è una trattativa dove ne tu nell’azienda potete imporre una somma; o trovate un accordo o ognuno andrà per la sua strada. E’ovvio che se l’azienda ti dovesse licenziare senza giustificato motivo tu potresti impugnare il licenziamento ed ottenere il pagamento di penali maggiori della loro offerta. Se,per contro l’azienda ha qualche ragione nel applicare il licenziamento tu corri il rischio di perdere anche i 10.000 euro che ti offrono.

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  90. DANIEL

    salve o un problema nell lavoro io lavoro in una assienda GDO da 7 NNI A TEMPO INDETERMINATO
    o avuto un picolo problema con la asienda e loro mi ano chiamato in ufficcio e mi ano detto O TE LICENZI O TI DENUNCIAMO PER IL VIOLAMENTO DE LA PRAYBASI.
    IO NON O VIOLATO LA PRAYBASI MA EL MIO TITOLARE DI LAVORO CHE LO A FATTO.
    IO NON MI SONO LINCENZIATO MA LI O DETTO DI DENUNCIARMI,ADESSO DOPO 1 MESE MI ANO FATTO UNA OFFERTA DE 10 MILA.CHE FACCIO?IO VOGLIO 20 COSA MI CONSIGLIA?

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  91. Antonio

    Buona sera faccio operatore ecologico ho fatto un incidente portando il mezzo di lavoro il mio datore si sta prendendo 400 euro al mese sulla busta paga ha diritto di prenderseli . Poi io non ho la maison d autista mi hanno messo a loro responsabilità sul mezzo come devo fare grazie mille

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  92. alessandro

    buona sera dott. vorrei sapere se un azienda sotto amministrazione giudiziaria ha il potere di potere cambiare il contratto di un lavoratore ( es. da part time a full.time) o se questo potere spetta all’amministratore nominato dal tribunale saluti.

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  93. Alex

    Grazie dottore, ho appena parlato con il mio capo che ha detto che (nonostante NON ABBIA MAI lamentato nulla per 17 mesi nei mie confronti) MI MANCA QUALCOSA e che c’è un TERMINE al mio contratto.
    Io penso che la prova sia sufficiente per quanto riguarda le mie capacità professionali (oltre alla mancanza di qualunque comuinicazione che mi indicasse di fare il lavoro in modo diversso da come l’ho sempre fatto) e per quanto riguarda il termine sarei d’accordo se poi NON assumessero più nessuno.
    L’ho invitato a ripensarci e ho rinnovato il mio interesse a proseguire il rapporto.

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      1. Alex

        Buonasera dottore, ven alle 19 incontro il capo HR
        per discutere della “scadenza” del tempo determinato. La causale come le avevo detto non è verificata, e loro vogliono assumere addirittura 2 nuove persone con la mia stessa mansione.
        E’ consigliabile mandare una mail al direttore HR, per PRE- annunciare la mia volontà di voler rimanere? Nel senso che vorrei fare capire che la mia intenzione è quella di usufruire del diritto di prelazione… ma lo vorrei far capire in maniera “informale”, mandando solo la mail. E’ consigliabile mandarla prima di andare di persona ? Vorrei per fargli capire che so che un termine c’è, ma la causale non si è verificata (picco di lavoro)
        Oppure è meglio attendere e manifestarlo per ora verbalmente?

        Ci fossero motivazioni professionali, non avrei avuto problemi nel riconoscere le mie mancanze… ma andar via cosi’ solo per far posto a altri nuovi, sinceramente non mi sembra corretto.

        Complimenti per il suo lavoro. Grazie ancora.
        A.

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        1. Pier Paolo

          Mi sembra, prima di tutto, necessario chiarire con chi sto interagendo;andando a rivedere il pregresso, trovo con la stessa identità email un alex che, in data 23 maggio, afferma di essere in cigs e con problemi per compilare il 730. Lo stesso Alex in data 30 maggio chiede consigli su come gestire i rapporti con l’azienda che, alla scadenza del contratto a tempo determinato, intende sostituirlo con dipendenti a contratto indeterminato.Ora a questo secondo Alex io credo di aver risposto alle sue diverse richieste di aiuto che si sono succedute nel tempo. Se il capo gli ha già detto che non intende confermarlo, non ha nulla da perdere comunicandogli ufficialmente che intende esercitare il diritto di prelazione. Le risposte che si possono ottenere nella pagina dei commenti non possono avere lo stesso valore esplicativo di una telefonata. Invito questo Alex a consultare sul mio blog le procedure per ottenere una consulenza on line

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  94. Alex

    Grazie tante per la risposta. Se volessi evitare di andare per le vie formali, come ultimo tentativo (NON BELLICOSO) potrei scrivere una mail per “INFORMARE” l’ufficio HR sulle mie intenzioni??? La causale indica un picco di lavoro. Nella mia azienda nella mia mansione e nel mio ufficio, non solo c’è tanto lavoro ma una persona si è pure da poco dimessa. Il termine del contratto c’è soltanto perchè c’è la causale? L’azienda ha manifestato la volontà di assumere 2 nuovi lavoratori a tempo indeterminato, la cui job description (da annuncio internet) è perfettamente coincidente con la mia. Sono preoccupato…Non vorrei trovarmi all’improvviso a casa…

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    1. Pier Paolo

      Alex nulla lo vieta, sappi però che l’azienda non sarebbe obbligata a risponderti immediatamente. Molto importante è comunque quello che tu mi dici sulla volontà aziendale di assumere 2 nuovi lavoratori a tempo indeterminato con mansioni uguale alle tue, volontà espressa con un annuncio internet. Stante questa situazione e se l’azienda non ti desse alcuna risposta alla tua preventiva domanda di prelazione, dovrai seguire la situazione dall’esterno; mi aspetto che l’azienda non proceda immediatamente alle nuove assunzioni appena sarà terminato il tuo rapporto di lavoro. Ovviamente conserva la copia dell’annuncio su internet.

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  95. Alex

    Buonasera dottore,
    sono un lavoratore a tempo determinato. Sta per scadere il termine, e la causale del contratto (picco dil lavoro) non è corrispodente al mio caso. Vorrei attraverso le vie informali, far capire all’azienda che in caso di assunzione vorrei avvalermi del diritto di prelazione. So che devo esercitarlo entro 6 mesi. E’ consigliabile farlo prima che il rapporto di lavoro finisca? Lo dico perchè pare che la volontà sia quella di non confermarmi, ma di prendere un alltro lavoratore (nuovo).

    Grazie

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    1. Pier Paolo

      Attenzione il diritto di prelazione si applica nel caso di nuove assunzioni a tempo indeterminato, non può esercitarsi nel caso il datore di lavoro proceda a nuove assunzioni a tempo determinato. Laddove esistessero le condizioni il diritto di prelazione, formalmente, va esercitato dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

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  96. marta

    Buongiorno,
    Lavoro da 4 mesi in un’azienda che prometteva un’assunzione dopo 60 giorni di nero. Promessa che ad oggi non è stata ancora messa in atto. Oltre le innumerevoli contraddizioni e un ulteriore abbassamento dello stipendio di 200 euro, iniziano ad esserci malumori e troppe pretese da parte dei datori di lavoro (da due settimane circa sto anche sostituendo la mia collega). Cosa posso fare per fargli capire che rischiano e metterli sull’attenti?
    Grazie

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    1. Pier Paolo

      Marta non credo ci sia altro mezzo che parlarne direttamente con il datore di lavoro; faccia attenzione che per denunciare di aver lavorato in nero le occorrono documenti (esempio mail) o testimoni.

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  97. Gino

    Salve, oltre a ricevere lo stipendio sempre in ritardo da diversi mesi, il titolare mi ha ordinato di sostituire il mio collega dell’ufficio acquisti, mansione che non ho nessuna esperienza e che richiede circa 8 ore al giorno, e contemporaneamente di fare il mio lavoro di responsabile amministrativo, oltre alla precedente mansione aggiunta quella di rispondere anche al centralino telefonico. La ditta ha una decina di impiegati. Questa richiesta può essere considerata legittima? Grazie.

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    1. Pier Paolo

      Certamente non è legittima; al dipendente deve essere richiesto lo svolgimento delle mansioni per cui è stato assunto. E’ accettabile che, in momenti di difficoltà al dipendente venga richiesto di sostituire colleghi assenti, malati o dimissionari, ma devono essere incarichi di breve durata, non certamente definitivi. Il fatto che la ditta per cui lavori abbia solo una decina d’impiegati mi fa temere che il datore di lavoro se ne approfitti, sapendo che, in queste situazioni, le protezioni per i lavoratori sono molto deboli.

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  98. roberto

    buon giorno sono in cassa integrazione in deroga da gennaio 2013 oggi ho saputo che il mio datore di lavoro causa un aumento di lavoro ha chiamato un suo amico al lavoro e a me non è stato comunicato nulla è normale

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  99. Gabriela

    Buona sera, ho un problema molto grave con il datore di lavoro. Sono rimasta incinta e dopo diversi episodi di rischio di aborto, ho dovuto astenermi dal lavoro per più di un mese ovviamente sempre coperta da certificato medico. Sono passati 2 mesi e il datore di lavoro non mi ha versato lo stipendio . Ho provato a contatarlo diverse volte ma non mi ha mai risposto. Cosa posso fare a riguardo? Grazie!!

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  100. renzzo

    ho fatto 3 giorni di malattia, ho mmandato via e-mail la mia malattia a. dopo un mese non mi hanno retribiito. poi quando e’ natto mio figlio circa un mese fa non mi. hano considerato neenmeno eun giorno. si puo’, grazie

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  101. Vincenzo

    Salve
    ho un contratto a tempo indeterminato da più di 10 anni,in un azienda di telecomunicazioni.
    Sono un tecnico e Il mio reparto ha chiuso, i colleghi sono tutti stati ricollocati in settori tecnici ma a me hanno proposto una ricollocazione per sostituzione maternità in un reparto gestionale/amministrativo.
    Ho una lettera di trasferimento attiva con data 1 aprile 2015, ma ho anche una legge che mi tutela (104 art33.comm.3).
    Posso rifiutare quella ricollocazione in settore gestionale o sono obbligato ad accettare?
    grazie per le info
    Vincenzo

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    1. Pier Paolo

      Vincenzo l’art. 33 della legge 104 la tutela da un trasferimento di sede di lavoro, ma non da una ricollocazione in un diverso reparto, rimanendo nella sede attuale.Esiste comunque un altro problema; se il reparto è stato chiuso e lei non accetta una nuova mansione, l’azienda potrebbe procedere con il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Lei però si deve domandare perché i colleghi sono stati ricollocati in settori tecnici e a lei è stata proposta una ricollocazione non tecnica ma, oltretutto temporanea, essenso una sostituzione di maternità. Noi possiamo fornirle una consulenza personalizzata alle condizioni spiegate sul nostro Blog

      Replica
      1. Vincenzo

        Grazie
        PierPaolo, credo che mi vogliono ricollocare in sostituzione maternità, sperando che la mia 104 decada e quindi possa essere trasferito ad aprile 2015 (lettera trasferimento avuta a marzo 2014).

        grazie
        V

        Replica
  102. salvatore

    buona sera signo pier paolo io vorrei alcune notizzie sono stato licenziato in giusta maniera xche il titolare mi ha mandato in ferie dicendomi che c era poco lavoro poi mi ha chiamato e mi afetto di andare in ufficio do li mi ha detto che nn cera lavoro e mi ha detto che mi doveva licenziare mi chiedo e giusto che prima mi manda in ferie e poi mi licenzia senza darmi preavviso se non che quello di farmi le ferie??posso impugnare il licenziamento ? xche sono venuto a conoscenza che i miei colleghi stann lavorando e stann facendo anche lo straordinario e giusto questo
    poi ci sono altre cose tipo che il sabato mi faceva scendere a lavoro senza retribuirmelo mentre ad altri colleghi veniva pagato lo straordinario ho atto anche tante ore di straordinario mai pagato in due anni cosa posso fare lei cosa ne pensa??

    Replica
    1. Pier Paolo

      Salvatore, se lei è stato licenziato illeggittimamente per giusta causa, per impugnare il licenziamento è necessario rivolgersi ad un legale. Il patronato INCA della CGIL talvolta fornisce assistenza legale a condizioni di favore per i lavoratori dipendenti.

      Replica
  103. antonella

    Salve,mi scuso per il disturbo ma ho un dubbio.a Dicembre 2012 ho lavorato come barista in un bar facendo orari assurdi.Poi però a Gennaio 2013 il datore di lavoro mi ha chiesto di licenziarmi in quanto lui cedeva l’azienda a sua madre.Ho fatto tutto quello che mi ha chiesto ma alla data odierna 1 giugno 2014 non ho ancora ricevuto stipendio di Dicembre e Gennaio.Premetto che sono sotto l’ispettorato di lavoro ma il datore non si presenta ai vari colloqui e mi chiedevo cosa posso fare nell’attesa di una sentenza in tribunale essendo che nemmeno l’ispettorato mi fà avere notizie sulla mia pratica.Il datore di lavoro lavora con il padre ora facendo il muratore ma tutte le volte che lo incontro mi dice che non ha soldi e che non devo disturbarlo.Ho avuto la mezza busta paga per di più non veritiera in quanto ho lavorato molto di più di quello che lui ha dichiarato.Devo pensare che ho perso quei due mesi di stipendio??

    Replica
    1. Pier Paolo

      Lei mi dice di essere in attesa di una sentenza del tribunale, quindi immagino che sia assistita da un legale. Dovrebbe essere lui a preoccuparsi di recuperare le retribuzioni non pagatele.

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  104. mario

    salve signor pier paolo faccio parte di un’azienda con circa 50 dipendenti la quale ha deciso di tagliare circa 8 unitá volevo sapere se avevo qualche chance di non rientrare fra questi visto che ho moglie e tre figli minori a carico ma soli 4 anni di anzianitá contro una decina di anni degli altri dipendenti ma senza figli a carico, so che ci sono dei criteri nella selezione ma non so se vale di più l’anzianitá di servizio ho il carico familiare in attesa di risposta saluti.

    Replica
    1. Pier Paolo

      Alessandro tutto dipende da quali criteri i sindacati hanno concordato o concorderanno con l’azienda; di solito si concordano anche i pesi da dare ai due criteri da lei citati.

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  105. alfioalecci

    salve sono un operaio edile..in cui mi trovo sotto cassa integrazione da 18 mesi finendo la cassa integrazione scatta la mobilà per altri 27 mesi ,, xche ormai la ditta a dichiarato fallimento….ora mi domandavo ,,,e vero che dopo 18 mesi di cassa integrazione ci tocca un tfr………..

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  106. alex

    Grazie della risposta,
    non esiste, qualora lo manifestassi, un diritto di prelazione in caso di assunzione di altre persone con la stessa mansione?
    Grazie ancora

    Replica
    1. Pier Paolo

      Teoricamente è vero ma il diritto di precedenza da luogo a notevoli problemi interpretativi e applicativi.Tra questi quello preminente attiene alla sua efficacia e giustiziabilita. Nel suo caso immagino che il datore di lavoro sosterrà la non equivalenza delle mansioni. Le segnalo due articoli molto chiari.
      http://www.pmi.it/economia/lavoro/articolo/70850/assunzioni-agevolate-e-diritto-di-precedenza.html
      http://shop.wki.it/documenti/61301886_EST.pdf

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  107. alex

    Buonasera dottore
    lavoro in un’azienda chimica con contratto determinato 18 mesi. A un mese della scadenza l’azienda non vuole trasformare il contratto e prendere al mio posto un laureato in chimica (io son specializzato con tanto di master ma non sono laureato in chimica) . Premetto che io ho svolto sempre tutte le mie attività e rispetto al 100% tutto cio’ che è indicato nella mia job description. Ho pure delle buone valutazioni per il reddito variabile sia quest’anno che l’anno scorso e non ho mai ricevuto nessuna comunicazione di lavorare in modo diverso da come fino ad ora stavo facendo.
    Possibile doversene andare in questo modo?

    grazie per la sua cordialità

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    1. Pier Paolo

      Purtroppo, stante le attuali leggi, l’azienda non ha alcun obbligo di trasformare il contratto in tempo indeterminato o rinnovare il contratto a tempo determinato.

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  108. giuseppe cammisa

    salve volevo un consiglio o chiuso la mia impresa nel 2001 pero mi arrivano fino a oggi da pagare i contributi inail dal 2001 a oggi forse o dimenticato di chiudere la posizione inail come posso fare per nn pagare la posizione inail

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  109. alex

    Buonasera,
    riassumo la mia situazione. Da gennaio 2013 cigs a zero ore anticipata dall’azienda
    Da luglio amministr.straordinaria con cigs (attivata retroattivamente dal commissario) pagata dall’inps fino a novembre in cui siamo stati affittati e rimessi in cigs (anticipata dalla nuova azienda).
    Inoltre alcuni stipendi (cigs anticoipata di giugno) non son stati pagati
    mentre altri che son stati pagati dall’inps nel 2014 (agosto) avevamo ricevuto un anticipo da parte dell’azienda prima che arrviasse il commissario.

    Nel cud è difficile risalire a quali redditi corrisponda il punto 1. Nel cedolino di fine anno fatto dall’azienda che ci ha affittato ci son indicate solo le imposte teoriche e le addizionali teoriche ma non si capisce quale sia l’imponibile irpef preso a riferimento dai cedolini (quali mesi vanno considerati? fanno fede comunque per forza solo i cedolini?).
    Da un controllo di massima sembra sbagliato, pertanto ho mandato una raccom. all’azienda per farmi produrre un CUD nuovo avvisando che se non melo fornira’ avvisero’ l’agenzie delle entrate.
    Inoltre nella parte c dei contributi non è indicati l’imponibile previdenziale e risulta che l’azienda non ha inviato le dichiarazioni uniemens (quindi ne la mia azienda, ne il commissario, ne l’azienda che ci ha affittato).

    Visto che i caf e i sindacati non riescono a risovere la questione, come posso fare? All’agenzia delle entrate possono rislovere la questione?
    Se son sbagliati sia cud sia i cedolini (rispetto a quello che ho incassato e tenuto conto che una parte sara’ incassata con l’insinuazione al passivo)… si può fare comunque la dichiarazione 730?

    La ringrazio anticipatamente
    anche per le informazioni preziose dei suoi blog.

    Alex

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  110. oronzo

    Buon giorno Avvocato Pier Paolo,lavoro in un’azienda che,oltre a praticare mobbing regolarmente,non rispetta mimimamente le normative sulla sicurezza,per il mobbing so che i si deve affidare ad un avvocato,il mio dubbio è sulle condizioni di sicurezza…nonostante i sindacati siano al corrente della situazione da tempo e abbiano tentato di fare qualcosa, in azienda quando d’inverno fuori ci sono 2 gradi,la temperatura in alcuni uffici (parlo di spazi molto grandi tipo open space essendo 150 impiegati) raggiunge i 27 gradi e recentemente (il 20 maggio) abbiamo lavorato al telefono per 2 giorni consecutivi a 28 gradi con umidità del 100 % (ora sono ammalato). La mia domanda è:c’è qualche organo a cui posso mandare dei filmati da me fatti (e foto )per cui può scattare un controllo da parte di qualche organo preposto?ci sono sanzioni per l’azienda?come ci si può difendere da queste situazioni?

    Replica
    1. Pier Paolo

      Il controllo delle condizioni di salubrità dei luoghi di lavoro compete alle ASL di riferimento, che intervengono anche su segnalazione dei lavoratori. Legga, a titolo di esempio, il seguente Post

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  111. roberto

    ho lavorato con due società nel 2013 di cui una e fallità, ho fatto richiesta del cud per la fallità al curatore fallimentare ma non la prodotto per mancanza di dati .io che sono ablicato a fare la dichiarazione dei redditi per i due cud e non sono in possesso di uno di questi ,come posso fare?

    Replica
    1. Pier Paolo

      Roberto l’unico sistema sicuro per avere dei suggerimenti precisi è quello di rivolgersi all’assistenza dell’agenzia delle entrate. Clicca sul Link e troverai tutti i metodi con cui puoi contattare gli esperti dell’agenzia delle entrate.

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  112. fabrizio

    buona sera dott. pier paolo faccio parte di un azienda con circa 40 operai nel comparto pulizie presso un tribunale e notizia da poco appresa i vertici aziendali sono stati tratti in arresto per una presunta truffa all’ UE ed io e altri 3 operai abbiamo un contenzioso di lavoro con questa azienda che riguarda orario di lavoro,differenze retributive,sospensione dal lavoro comunicata solo verbalmente ed altre irregolarità, ho sentito che verrà nominato un commisario per prendere in mano la situazione ma la nostra udienza è fissata per il 20 giugno 2014 adesso chi si presenta in rappresentanza dell’azienda? cosa potrebbe accadere? noi lavoratori cosa rischiamo? in attesa di una risposta porgo cortesi saluti.

    Replica
    1. Pier Paolo

      Fabrizio lei dichiara di avere, con alcuni colleghi, un contenzioso di lavoro con l’azienda ed è evidente che siete già assistiti da un avvocato. Questi dovrà far presente al giudice la nuova situazione e chiedere un aggiornamento delle udienze. Solo dopo che il Commissario avrà preso in mano la situazione sarà possibile valutare i rischi che potreste correre.

      Replica
  113. Alberto

    Buon giorno,

    mi sono licenziato da qualche mese dall’azienda per cui ho lavorato per diversi anni. Adesso mi chiamano intimandomi di intentarmi causa per risarcimento danni per un’azione a loro avviso imputabile a me nel periodo in cui lavoravo presso di loro.

    Vorrei sapere se la cosa sia possibile oppure no ?

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    1. Pier Paolo

      Senza conoscere i dettagli della contestazione è difficile fare una valutazione corretta; in linea generale è possibile. Ammesso che lei voglia farci conoscere i dettagli della contestazione, copiandoci anche eventuale documentazione du supporto, potremmo fornirle una consulenza più precisa alle condizioni esposte nella nostra pagina di consulenza on line.

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  114. Enzo

    Salve le scrivo per avere un chiarimento : Sono stato licenziato e mi hanno dato 4 anni di mobilita’ sono passati gia’ 1 anno e mezzo alla fine di questi 4 anni mi mancheranno altri 4 anni per andare in pensione. Adesso ho 60 anni e circa 35 anni di contributi. Mi hanno detto che Inps paghera’ questi anni e vero questo?

    Replica
    1. Pier Paolo

      Signor Enzo non mi risulta che esista una normativa in tal sesno; però le leggi cambiano tanto rapidamente che diventa impossibile essere sempre perfettamento aggiornati. Può chiedere a chi le ha dato questa informazione di citarle la norma di legge a cui si riferisce? Forse si riferisce alla possibilità da andare in pensione anticipata con un incentico all’esodo (leggi questoArticolo), ma la procedura è ben diversa da quella che le hanno raccontato.

      Replica
  115. Emma

    Buona sera, la ns azienda (Ind. Metalmeccanica) dopo 2 anni di cassa integrazione a ‘0’ ore per chiusura di attività aziendale locale sta per metterci in mobilità (25 persone). Per la conciliazione sarò assistita dal rappresentante del sindacato a cui sono tesserata. Sto parlando di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato durato per me 25 anni. I sindacati hanno concordato un incentivo all’esodo pari a 10.000 € lordi per tutti, con un ‘compromesso’ richiesto dall’azienda: si ottiene l’incentivo solo accettando una lettera aziendale che ci licenzia anticipatamente evitando così il pagamento del preavviso. Ora, nel mio caso si tratta di 2 mesi e mezzo di stipendio (circa 4.800 € lordi), occorre poi considerare (cosa che nessuno sta sottolineando) che nei proxx. anni pagheremo le tasse (quanto?) sul suddetto incentivo. Sostanzialmente ci hanno detto che se non rinunciamo al preavviso, non percepiamo l’incentivo. Ora io chiedo: QUALE incentivo (se) è lecito aspettarsi da un’azienda dopo 25 anni di lavoro (ne ho 48), considerando che sono inquadrata al 5° livello dal 1991 (stesso livello delle ultime arrivate) pur avendo espletato funzioni di una certa responsabilità? Devo supporre che davvero l’azienda si arrocchi su questa posizione sospendendo questo incentivo e (come sta già minacciando) anche il TFR solo perchè non vogliono pagare anche il preavviso? Mi spingerebbero quindi ad aprire una vertenza? Mi sembra quasi dovuto puntare i piedi da parte mia …. In caso si bloccasse questa trattativa (sto parlando a livello individuale) per mancato accordo su questo importo.. la mobilità (e quindi la possibilità di trovare un altro datore di lavoro) parte comunque? A me interessa avere una buonuscita congrua, non certo il reinserimento in azienda (sede in altra regione). Ho un figlio a carico ed uno con contratto di lavoro determinato in scadenza fra 3 mesi. Grazie in anticipo, cordiali saluti. Emma.

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    1. Pier Paolo

      Mi lascia in dubbio il ruolo dei sindacati; se hanno concordato un incentivo per tutti mi sembra strano che lascino al singolo dipendente le negoziazione dell’indennità di preavviso. Sono loro, a mio giudizio, che dovrebbero chiarirle se, nei 10000 euro, era o non era compreso il preavviso. Assurda poi la minaccia di non pagare il TFR,poiché in questo caso potrebbero essere portati facilmente in giudizio. Difficile risponderle sulle conseguenze di un blocco della trattativa; come estrema conseguenza potrebbero escluderla dalle liste di mobilità e licenziarla individualmente per giustificato motivo oggettivo.

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  116. Corina

    Buongiorno. Sto pensando di fare la denuncia per mobbing.Lavoro come cameriere in ristorante.Ho avuto problemi con il mio capo anche prima( con tanti “complimenti “esagerati).ma da quando sono tornata dopo che e finita la maternità e peggiorata la situazione. Ho due bambini .Ho ricominciato un anno fa e da allora mi tratata malissimo. Voglio precisare che sono due soci. Uno e cuoco e l ‘altro sta alla casa a ricevere gli clienti e quindi lui guida tutti camerieri.ho ricominciato con qualche giorni prima di pasqua 2013 e mi hanno fatto il contratto minimo di 80 ore mensile. Poi mi ha detto che mi da 500€ per quattro messi con la condizione che io mi licenziassi. Mi ha detto di stare acasa a pasqua con famiglia ed a pensare alla sua offerta. Certo che non ho accettato di licentiarmi da sola per perdere tutto(dizocupatione….)E da quando ho cominciato a lavorare mi ha chiamato in officio tre volte a dirmi “quando cazzo te ne vai? Che rompi gli coglioni. Che dai fastidio ai colleghi.”poi un altra volta mi ha detto che sonno in più . Mi ha se mi chiesto se cerco un posto di lavoro e quando me ne vado che lui mi ha mantenuto per tre ani ( la maternità si riferiva).che lui non mi può licenziare che li arrivano subito il controllo…. Poi un periodo abbastanza lungo nesun collega di lavoro non mi diceva una parola. Nessuno non parlava con me. Non sapevo come fare il mio lavoro senza la comunicazione.( ho capito che il capo li ha proibito di parlarmi che li licenzia) Poi hanno cominciato con gli ordini . Tutti colleghi mi davano delle ordini che non sapevo da che parte andare e cosa fare prima( solo il mio nome si sentiva in cucina e fuori) ero come una pazza che non riuscivo a finire un lavoro che dovevo fare altro . Era un stress totale che a un certo punto non ero capabile neanche di pensare , sbagliavo e mi dimenticavo cosa dovevo fare.Poi sonno rimasta incinta he dopo 2 messi ho perso il bambino. Mi hanno detto che anche per lo stress lo perso.Mi ha lasciato una settimana senza dirmi niente e poi ha ricominciato da capo.voglio precisare che tutto questo mi fa subire il capppo che sta alla casa. Invece quello che e in cucina che si occupa delle buste mi mete delle ferie senza il mio accordo. Li ho detto ma mi ha detto sempre che parla con il commercialista. E ultima busta mi ha messo 24 ore di ferie e addirittura non pagate.li ho detto e mi ha detto che mi annuncia lui quando parla con il commercialista ed e rimasto così . Non mi ha mai detto niente. Ho scritto abbastanza. Questa e la mia situazione.Aspetto una opinione. Una risposta per favore

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    1. Pier Paolo

      Corina per difendersi da un processo di mobbing bisogna intentare causa al datore di lavoro assistiti da un avvocato. Tu da sola non hai alcuna possibilità di difesa. Suggerisco di rivolgersi al patronato INCA della CGIL che, per certe situazioni, fornisce assistenza legale molto agevolata.Clicca su questo Collegamento e controlla se hai una sede vicino al tuo luogo di lavoro o residenza.

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  117. Marco

    Buongiorno Pier Paolo,
    lavoro all’interno di una multinazionale, sono un primo livello, vorrei richiedere alla mia Azienda il demansionamento per ottenere il terzo. Pertanto molto cortesemente Le chiedo di poter illustrarmi l’iter da seguire e se l’Azienda è tenuta a riconoscermi qualcosa a livello economico. La mia anzianità lavorativa è di circa 22 anni mentre quella relativa al ruolo attuale è di circa 18. Grazie

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  118. Piero

    Sono un giovane disoccupato. Nel luglio 2012 l’Azienda per la quale lavoravo con contratto a tempo indeterminato, a seguito di un incendio, ha messo tutti i dipendenti prima in cassa integrazione in deroga e successivamente nel marzo del 2013 ci ha licenziati.
    Premetto che l’azienda non mi ha ancora corrisposto le mensilità di giugno, luglio, tredicesima maturata, quattordicesima e tfr e per le quali sono in fase di esecuzione forzata.
    Ad oggi avrei la possibilità di ottenere un nuovo posto di lavoro grazie agli incentivi statali per le aziende, ma nel cud che mi ha rilasciato il mio ex datore di lavoro per l’anno 2012 risultano anche gli stipendi, la tredicesima e la quattoridicesima che non ho percepito e quindi non posso usufruire degli incentivi statali.
    Non solo ho perso il lavoro, non ho percepito quanto mi spettava, ad oggi mi trovo a non poter ottenere un nuovo lavoro per la condotta “truffaldina” del mio ex datore di lavoro.
    Cosa posso fare per dimostrare all’agenzia delle entrate e al centro per l’impiego (al fine del riconoscimento dello stato di disoccupazione per l’anno 2012 in quanto il reddito effettivamente percepito era inferiore agli 8.000/00 euro) che il cud rilasciato dall’azienda non corrisponde al reddito effettivamente percepito?
    Grazie.

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    1. Pier Paolo

      Dipende da come le venivano pagati gli stipendi; se, come immagino, le venivano pagati tramite bonifico, con l’aiuto della banca potrebbe dimostrare di non aver ricevuto quei versamenti dichiarati sul CUD.

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  119. Antonio

    Sono un dipendente delle poste e lavoro internamente per un serio problema di salute,il mio direttore mi ha comunicato solo verbalmente che devo effettuare il prelievo EMATICO, come comportarmi e che posizione prendere
    grazie.

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    1. Pier Paolo

      Il datore di lavoro può disporre controlli clinici ai propri dipendenti su intervento del medico competente, che è un soggetto giuridicamente obbligato all’effettuazione degli accertamenti sanitari.
      Alcuni accertamenti sanitari sono previsti nei casi di esposizione a rischi professionali, o preventivamente per constatare l’assenza di controindicazioni al lavoro o periodici per controllare lo stato di salute dei lavoratori nel tempo, indicandone la finalità: l’accertamento dell’idoneità alla mansione specifica.
      Quando il medico competente lo ritenga necessario, ai fini dell’espressione del giudizio di idoneità, può richiedere l’esecuzione di esami clinici e biologici e/o indagini diagnostiche, oltre che avvalersi della collaborazione di medici specialisti (scelti dal datore di lavoro che ne sopporta gli oneri).

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  120. davide

    salve Pier Paolo, avrei una domanda: sono un lavoratore dipendente full-time, attualmente in infortunio INAIL per postumi di un intervento chirurgico a seguito di un incidente in itinere, sono anche titolare di p.IVAin in attività non concorrente alla mia principale. essendo in infortunio, posso seguire la mia attività nel periodo di infortunio in prima persona o incorro in qualche sanzione? grazie per la risposta.
    saluti
    d.

    Replica
    1. Pier Paolo

      Avrei bisogno per risponderle con precisione di conoscere la prognosi, l’attività da lei svolta per il datore di lavoro e quella che lei svolgerebbe come libera professione; in mancanza di questi dati mi limito a dirle che lei può svolgere un’attività propria, senza incorrere in eventuali sanzioni, solo nel caso questa non presupponesse comportamenti in contrasto con la prognosi. Come esempio se lei fosse un venditore con un ‘attività che comportasse l’uso di un automezzo e la prognosi vietasse la guida, per motivi di salute, certamente non potrebbe svolgere un’attività in proprio per la quale lei dovesse guidare un automezzo.

      Replica
      1. davide

        buongiorno, grazie per la risposta, sono un addetto vendita nella gdo, e proprietario di un bar, attività abbastanza diverse tra loro, nella gdo, carico e scarico box, movimento la merce col transpallet, movimento attrezzature per gli allestimenti, al bar mi limito a fare caffè, cappuccini, cottura prodotti, somministrazione alcoolici. sono in postumi di intervento chirurgico per una capsuloplastica artroscopica alla spalla destra.
        la ringrazio anticipatamente per la risposta. buon lavoro

        Replica
        1. Pier Paolo

          Non sono un medico ma da quello che mi spiega l’attività svolta al bar non dovrebbe pregiudicare la sua guarigione; sarebbe comunque meglio che lei avesse il conforto di un parere medico, poiché se l’attività condotta al bar rallentasse o mettesse a rischio la sua guarigione, l’azienda potrebbe intervenire con sanzioni disciplinari.

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  121. Ivan

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    Il giorno 18 Marzo ho avuto un incidente sul lavoro,sono dovuto andare al P.S e li ho dichiarato,che mi sono fatto male a casa.Il mio datore di lavoro mi ha chiesto se potevo fargli questo favore. Siccome ne avrò almeno per altri 2 mesi e il mio datore di lavoro sembra che sta facendo finta di nulla c’è un modo per poter cambiare la versione che ho dato al P.S???Cioè dire come sono andati realmente i fatti. Con questa ditta sono 13 anni che ci lavoro e sono assunto a tempo indeterminato. Tutte le spese le sto anticipando io,già siamo a quota 300 euro. Ora dovrò fare fisioterapia,ben 30 sedute ad un costo di 40 euro a seduta….Aspettando una vs risposta le porgo i miei più cordiali saluti

    Replica
    1. Pier Paolo

      Cambiare versione comporterebbe gravi problemi sia per te che il datore di lavoro il quale però rischia delle Multe elevatissime. Vedi se puoi riuscire a convincere il datore di lavoro che forse gli conviene fare fronte alle tue spese.

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  122. barbara

    Buongiorno Pier Paolo,

    lavoro come addetta mensa in una scuola comunale ed il mio ex datore di lavoro che aveva in appalto il servizio, nell’ottobre 2013 è stato arrestato per bancarotta fraudolenta ed a giorni dovrebbe esserci la sentenza. Al momento quindi non siamo state ancora ne liquidate, ne ci è stato consegnato il CUD relativo ai mesi lavorati con quell’azienda. Il mese prossimo dovendo fare il 730 come faccio a fare la dichiarazione ho solo il Cud dell’Azienda che è subentrata nell’appalto del servizio mensa? Il curatore fallimentare sostiene che non spetta a lui rilasciare il Cud e gli stessi sindacati che stanno prestando assistenza legale non sanno come indirizzarci. Ci è stato addirittura anche sconsigliato di fare la dichiarazione sulla base delle buste paga ricevute in quanto c’è il sospetto che l’azienda fallita non abbia versato l’Irpef. A chi dobbiamo rivolgerci per ottenere tutta la documentazione per poter fare la Dichiarazione dei redditti corretta e non incorrere in sanzioni?

    Replica
  123. Frida

    Buongiorno Signor Pier Paolo,
    sono una ragazza che ormai da 4 anni lavora presso un’edicola con contratto di apprendistato; ultimamente mi è capitato purtroppo di accettare un pagamento con una banconota falsa(all’interno dell’edicola non c’è alcun verificatore), il mio datore di lavoro sostiene che la colpa sia mia ed ora io debba arrangiarmi quindi o “refilare” come resto la banconota a qualche cliente oppure rinfondere la cifra di mia tasca… Io sono una persona onesta e non voglio imbrogliare nessuno, però mi sembra ingiusto doverci rimettere. Come posso fare?

    Replica
    1. Pier Paolo

      Frida ti anticipo che il problema sta nella reazione del tuo datore di lavoro; da un punto di vista legale ti puoi essere ritenuta responsabile dell’accaduto solo se avessi avuto a disposizione un verificatore o fossi stata opportunamente addestrata al riconoscimento delle banconote false. La domanda che ti dovrai fare è: come reagirà il datore di lavoro?

      Replica
  124. Davide

    Buonasera io ho un contratto a tempo determinato di 3 anni. Vorrei sapere se esiste un limite massimo di straordinari che mi consentano, in caso di fine rapporto di lavoro dopo 3 anni, di poter fare causa all’azienda per poter essere assunto.

    Replica
    1. Pier Paolo

      Prima cosa va verificato sul CCNL quale è la durata massima settimanale dell’orario di lavoro, considerando che quella media è fissata dal legislatore in 48 ore. Le modalità di esecuzione del lavoro straordinario sono sempre regolate dal CCNL di categoria, ma al di la di accordi tra datore di lavoro e lavoratore il limite massimo annuale è fissato in 250 ore. Il superamento di tale limiti prevede delle sanzioni amministrative per il datore di lavoro, ma non mi sembra che possa essere usato per richiedere la trasformazione del contratto a tempo indeterminato. Spero che, comunque, le ore di straordinario le siano state riconosciute economicamente.

      Replica
  125. salvatore

    Salve,
    nel 2005 ho avuto un infortunio sul lavoro su una macchina che mancava di sicurezze legali, mi sono rotto la tibia, sono stato 3 mesi a casa e mi è stata riconosciuta una invalidità del 5%.
    nel 2011 dopo essere stato licenziato ho denunciato questo infortunio tramite un avvocato, lo spisal aveva tutta la documentazione che provava la completa mancanza di sicurezze, l’avvocato mi ha assicurato che questa causa è vinta in partenza, solo che sono passati tre anni e ancora niente, ho solo fatto la visita medico legale di parte. La mia domanda è: oltre a qualsiasi somma che potrò avere, ho diritto anche agli interessi legali maturati dal giorno dell’infortunio ad oggi? ho dal giorno della denuncia ad oggi? grazie

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    1. Pier Paolo

      Salvatore mi scusi ma non mi è chiaro quanto è successo; l’infortunio era stato denunciato regolarmente? Se così fosse e ci fosse anche stato il processo penale contro l’azienda, non capirei come lo stesso potrebbe adesso essere ridiscusso. L’avvocato le ha spiegato su quali basi dovreste vincere la causa?

      Replica
  126. CICCIA NTONIO

    SIGNOR PIER PAOLO BUONA SERA
    MI SCUSI PER IL DISTURBO
    AVREI BISOGNO DI UN’INFORMAZIONE:
    ACCORDO AZIENDA SINDACATO :: SETTE MESI DI CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER CRISI.
    CON CORSI DI FORMAZIONE .
    MA L’UNICO CORSO DOVREBBE ESSERE FATTO SOLO NEL REPARTO IN CUI IO OPERO
    DA SOLO DA 18 ANNI.
    L’ACCORDO DICE ANCHE CHE CHI NON ACCONSENTE, SE RIENTRA NELLA MOBILITA’
    LEGATA ALLA PENSIONE CIOE’ TRE ANNI.,
    AD ACCORDARSI CON L’AZIENDA STARA’ IN CASSA SENZA ROTAZIONE FINO ALLA FINE
    DELLA STESSA.
    LA CASSA E’ INIZIATA AD OTTOBRE E FINIIRA’ A FINE MAGGIO.
    LAVORO IN UN REPARTO DI FRESATURA E SONO L’UNICO CAPACITATO IN TUTTA LA
    PINIINFARINA.
    MI HANNO CONTATTATO A DICEMBRE DICENDOMI LE AFFIANCHIAMO UNA PERSONA
    LE INSEGNA POI VA IN MOBILITA’
    LA PERSONA A CUI DOVREI INSEGNARE HA 50 ANNI
    IL MESTIERE E’ UN PO LUNGO DA APPRENDERE
    LE CHIEDO TRENTA MILA EURO NETTI.
    A FINE FEBBRAIO MI CHIAMA IL CAPO DEL PERSONALE.
    MI DICE CI SONO DUE STRADE
    1) ACCETTA 1500 EURO LORDI E FA IL CORSO D’ ISTRUZIONE
    2) ALTRIMENTI LE CHIUDIAMO IL REPARTO E LA LICENZIAMO
    IO LE RISPONDO CHE IL REPARTO NON E’ MIO E NON POSSO DECIDERE SUL DA FARSI.
    IL PROBLEMA E’ QUESTO:: L’ASSISTENTE SOCIALE MI HA DETTO CHE SE CHIUDONO IL REPARTO E MI LICENZIANO MI ASPETTA SOLO L’ASPI.
    HO QUASI 58 ANNI E QUARANTA ANNI DI CONTRIBUTI
    VORREI SAPERE SE EFFETTIVAMENTE E’ COSI’
    RINGRAZIO E PORGO I SALUTI PIU’ SINCERI CICCIA ANTONIO

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    1. Pier Paolo

      Signor Ciccia, avrà notato che noi non forniamo più assistenza gratuita on line; in base a quello che lei mi riferisce, ritengo debba chiarire con i suoi capi per quale motivo le viene richiesto di andare in mobilità, lasciando il suo posto a un collega da addestrare, minacciandolo addirittura di licenziarla se non accetta. Le posso solo far presente che con la riforma Fornero gli accordi di mobilità con accesso alla pensione dovrebbero rispettare i criteri spiegati in questo Articolo. Noi la possiamo asistere nelle trattative con la ditta alle condizioni spiegate nella pagina di Consulenza on line

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  127. Giovanna

    Egregio Sig. Pier Paolo,
    le scrivo per chiederle gentilmente delucidazioni e consiglio.
    Lavoro presso un’azienda di moda a tempo indeterminato. Siamo in cassa integrazione ordinaria da mesi e nell’ufficio in cui lavoro solitamente siamo in 5. Negli ultimi mesi una persona è andata in maternità e un’altra persona ha subito una riduzione drastica delle ore di lavoro (viene solo un giorno a settimana). A prendersi carico di tutto il lavoro siamo rimaste in 3, il tutto mantenendo lo stesso stipendio ed effettuando inoltre 2 giorni di cassa integrazione a settimana.
    Adesso una terza persona nostra collega ha presentato le dimissioni, per cui rimaniamo in 2.
    La mia domanda, come potrà immaginare è molto semplice:
    1. E’ corretto che io e la mia collega dobbiamo sopperire al lavoro di chi è andato in maternità e di chi ha subito la riduzione di lavoro, pur non ricevendo alcun aumento di stipendio ed essendo per di più in cassa integrazione?
    2. Il lavoro della persona che si è dimessa, come deve essere soppiantato e con quali criteri?

    La ringrazio in anticipo per i consigli che spero di ricevere presto.
    Giovanna.

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    1. Pier Paolo

      Giovanna quando accadono queste cose in piccole aziende è sempre un problema, in quanto il datore di lavoro può agire con meno vincoli. E’ ovvio che, avendo in applicazione la cig, la ditta è in sofferenza, ma ciò non significa che solo voi due dovete fare il lavoro di chi è andato in maternità e chi si è dimesso. Il datore di lavoro, potrebbe benissimo sostituire la persona in maternità con un assunzione a tempo determinato e lo stesso vale per chi si è dimesso. Non c’è alternativa; dovete parlare con il datore di lavoro, concordando con lui quali attività potete svolgere e quali no, in funzione dei tempi di lavoro. Non credo sia il caso, in questa situazione, di chiedere riconoscimenti economici.

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  128. Antonella Perboni

    Salve, vorrei avere consigli e chiarezze sulla mia situazione e credo di aver trovato il sito giusto.
    Lavoro in un azienda srl che ha una trentina negozi di abbigliamento di cui la maggior parte in Italia..precisando che tra tutti gli impiegati sono la matricola n.4 quindi credo la più anziana di tutti perché il mio negozio è stato il primo ad essere aperto e lavoro per loro da maggio 2005 a tempo indeterminato come impiegata 4 livello, purtroppo il 20 gennaio mi è stata consegnata la lettera di trasferimento dal 1 febbraio con l intenzione di spostarmi da una sede che dista 15km da casa ad un altro negozio che disterebbe 90km..tragitto improponibile e inaccettabile da parte mia..dato che le spese il tempo e lo stress sarebbero evidenti..questa decisione mi ha delusa molto anche perche mi è stato dato un preavviso di soli 10giorni e comunque non me lo sarei mai aspettato data la mia anzianità e dato il fatto che in negozio i nostri turni di lavoro coprono a malapena le ore necessiarie allo svolgimento di attivita di apertura / chiusura,cassa, servizio alla clientela e tutte le competenze che ci riguardano..quindi il giorno successivo a questa comunicazione mi sono messa in malattia (premetto anche che ho l otosclerosi e dovrò subire un intervento quindi ho spesso sintomi che mi creano forte stress disagio e mancanza di equilibrio)..giustificando i miei certificati con l amplificazione di questi sintomi. I sindacati mi hanno consigliato di rimanere in malattia per sei mesi (inclusi i giorni di malattia effettuati nel 2013) e nel frattempo abbiamo impugnato, insieme al legale.che mi hanno fornito, il trasferimento per mancanza di motivi validi.. l azienda ha risposto scrivendo che il motivo sono le mie qualità professionali ma non dettagliando quali. Tornando al cgil mi hanno poi consigliato di non rispondere ulteriormente e che a questo punto dopo aver terminato i giorni di malattia che mi spettano (6mesi in 2 anni) di procedere a farmi licenziare non rientrando dalla malattia, per poi ssuccessivamente fare causa all azienda contestando il licenziamento e anche il trasferimento. Mi chiedo non rientrando dalla malattia il giorno stabilito non do una buona causa per farmi licenziare e quindi sarebbe inutile far causa? Mi spetterebbe la disoccupazione? Per quanto tempo?
    Mi chiedo se la strada è solo questa..se i sindacalisti si sono un po limitati a darmi le direttive e se posso chiedere la buona uscita dato che so che il licenziamento comporta una specie di multa da parte dello stato all azienda e l impedomento di assumere nuove persone inl negozio .Pensavo a almeno 20000 € e comunque non so nemmeno come deve essere richiesto, se in forma scritta o verbale (la mia comunicazione con l azienda avviene sempre per telefono con lo store manager, apparte la lettera della mia impugnazione al trasferimento inviata alla sede amministrativa di Milano e un sms inviato al mio titolare dopo qualche giorno dalla comunicazione di trasferimento riguardante dinamiche e situazioni in ambito lavorativo che sottolineassero la non veritiera incompetenza che ho pensato avesse comunicato il mio store manager al titolare perche so che va a simpatie!) Dimenticavo..ho 31 anni sono nubile e il mio contratto e fisso a 40 ore per 1150 € netti con cessione del quinto di 218 € che ha termine tra 6 anni!.. grazie E sscusate se mi sono espressa con confusione ma è notte fonda e non riuscivo a dormire..non faccio che pensare a questa situazione e al come risolverla nel modo che mi convenga di piu. Antonella

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    1. Pier Paolo

      Antonella forse le è sfuggito, ma noi, ormai da tempo,forniamo consulenza on line a pagamento come spiegato nella pagina del Blog. Ciò non significa che non le possa dare qualche suggerimento di massima, anche se lei è già seguita da un avvocato. Il trasferimento è da considerare illegittimo se non risponde ai criteri indicati in questi miei Articoli; è certo che quando lei avrà terminato il così detto periodo di comporto, l’azienda potrà licenziarla e sarà inutile che lei impugni il licenziamento. Se interessata ad una risoluzione consensuale con incentivo all’esodo trova dei suggerimenti in questi Post; se dopo la lettura sarà interessata a contattarmi segua le istruzioni spiegate nella pagina di consulenza on line.

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  129. Simona

    Buonasera,
    lavoro per una azienda che ha molti negozi, di cui 30/40 a Roma dove io lavoro. Quest’anno ha deciso di chiudere un negozio e ha messo le commesse in cassa integrazione perché non c’era esubero in tutti i negozi della città. Per altri negozi ha deciso la cassa integrazione a rotazione, per altri la riduzione oraria e per i restanti contratto di solidarietà. Ci sono molte apprendiste con scadenza di contratto tra quest’anno e il 2016. Possono confermare le apprendiste pur avendo personale con contratto a tempo indeterminato in cassa integrazione? O sono obbligati nei negozi dove serve a reinserire le casse integrazioni?
    La ringrazio anticipatamente

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    1. Pier Paolo

      La sua domanda precede di qualche giorno l’uscita di un mio ebook che tratta il tema della difesa del posto di lavoro; un riferimento di legge, che può essere preso come simile al problema da lei esposto stabilisce che è sicuramente vietata l’utilizzazione di lavoratori interinali in due casi:

      1. per le aziende, che sono state interessate, nei 12 mesi precedenti, da licenziamenti collettivi, che abbiano interessato lavoratori con mansioni uguali a quelle a cui sarebbero adibiti gli interinali, salvo che non occorra per sostituire lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto;
      2. per le aziende nelle quali sono in corso sospensioni dal lavoro o riduzioni d’orario di lavoro, con diritto al trattamento di integrazione salariale e che interessano lavoratori con mansioni uguali a quelle a cui sarebbero adibiti i lavoratori interinali.

      Ritengo quindi che l’azienda debba reinserire le dipendenti in cassa integrazione a meno che le mansioni espletate dalle apprendiste non siano uguali a quelle commesse.

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  130. angelo

    Salve gentilmente le pongo un quesito, ho lavorato a nero dall’età di 14 anni fino ai 19 anni, più precisamente dal 1974 al 1979 senza che il ex datore di lavoro mi versasse un solo giorno di contributi, lavoravo all’epoca in un officina meccanica. Nel 1981 per mia fortuna sono stato assunto come dipendente statale nel ministero dell’interno e fino ad oggi ho contributi versati per 33 anni di servizio che non sono utili per andare in pensione, la domanda è ho possibilità di riscattare qualcosa per tutti gli anni di lavoro nero anche da minore? Almeno potrei rientrare nel sistema retributivo che è il più conveniente, grazie per la risposta.

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    1. Pier Paolo

      I periodi riscattabili devono essere stati oggetto di contribuzione o relativi all’acquisizione di titoli di studio; non mi sembra che il suo caso rientri in queste tipologie. Il calcolo della sua pensione potrà essere solo misto. Retributivo sino al 31 dicembre 1995 e poi contributivo sino al raggiungimento del diritto alla pensione.

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  131. gaetano

    bUONGIORNO PIER PAOLO
    sono in cigs dal novembre 2012, non ho mai fatto rotazione e, su mia pressione nei confronti dell’azienza a voler riprendere il lavoro mi è stato “proposto” un trasferimento in altra sede.lei ritiene che io possa impugnarlo? la ringrazio anticipatamente…..”naturalmente” al mio posto nella sede in cui sono stato assunto 13 anni fa c’è un’altra persona

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  132. Silvia

    Buonasera,
    Mi chiamo Silvia e lavoro come cuoca in una casa di riposo privata da 4 anni
    Il direttore dell’istituto ha sempre un comportamento intimidatorio e maleducato anche senza motivo nei miei confronti e nei confronti delle mie colleghe,arrivando anche a dire:non provare a metterti contro di me altrimenti te la faccio pagare…..
    Premesso che queste scenate avvengono anche in presenza di testimoni i quali hanno però paura di denunciare per eventuale perdita del posto di lavoro,io non posso denunciarlo per mobbing anche senza testimoni?Io potrei venire licenziata in futuro?A lui denunciandolo cosa potrebbe succedere?
    La ringrazio anticipatamente,buonasera,Silvia..

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    1. Pier Paolo

      Per intentare una causa di mobbing al datore di lavoro bisogna rivolgersi ad un avvocato; attenzione perchè la legge italiana prevede che sia il dipendente a dimostrare di essere stato sottoposto a pratiche di mobbing, per cui senza documenti e senza testimoni è molto diffcicile. Se la magistratura riconosce che un dipendente è stato sottoposto a mobbing,può condannare il datore di lavoro a pagare delle penali.

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  133. marius

    Salve,
    Lavoro preso una società edile(S.r.l.) ,con contratto di lavoro a tempo indeterminato,quale,in giro di 2 settimane,andrà in concordato preventivo con continuità,con il sottoscritto ed altri 3 miei colleghi a continuare l’attività del impresa.
    La sudetta azienda non a pagato, nei miei confronti:
    -casa edile da giugno 2013
    -cca 500 euro del mese di dicembre,e il gennaio
    Tutto sommato va ben’…E passiamo al punto.Da quanto ho capito( non da loro) tutti i debiti anteriori si congelano,però,c’è la possibilittà di prendere un legale che dimostra che ho bisogno di quelli soldi e il cosidetto”nominato”dovrebbe metermi in lista dei creditori preferentiali.
    Come devo riagire al riguardo e le linee da seguire?
    Secondo….
    Quando mi ed arrivatta la soffiata di quello che sta succedendo giustamente per scrupolo sono andato al legale rapresentante ed ho chiesto gentilmente con una carta per firmarla in quale si attestano le miei prestazioni preso l’impresa ,muratore dal 2002 e anche il compito di gruista dal 2004(con tanto di certificato ottenuto dopo 3 mesi di corso preso edilscuola ed esame nel dicembre 2003).Anche se possedo l’attestazione di capomastro con 3 ani di studio preso la casaedile e con esame regionale non o osato a scrivere anche questa in quanto il”personaggio”e molto orgolioso,allora,per non danegiare la sua personalità…
    Allora la risposta…”SE tu ai il certificato di gruista non significa che tu ai lavorato come gruista nella MIA società”…Preciso che nel momento del emissione del certificato provisorio di esame,ho chiesto ,ed mi e stato datto,il livello 3 (specializato),e su tutti i libretti delle gru di proprietà del impresa,ce la mia firma per controllo semestrale funi…Da dove vengo io ce un detto:”il peggio nella vita e essere stupido…il peggiore-non accorgerti di questo”
    Se come la dita monta delle imalcature nei suoi cantieri con il mio certificato, anche se e l’unico lavoro che non lo mal fatto per loro,anzi visto l’accaduto sono andatto a curiosare nei documenti del impresa ad ho trovato il pimus di un cantire con me come caposquadra ed copia del mio certificato,ed in quel cantiere io o messo il piede solo ed esclusivamente per controllo funi e manutenzione gru.
    Vorrei riagire alla facenda e se e possibile le linee guida

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    1. Pier Paolo

      Marius in situazioni come la tua l’unica possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti è quella di rivolgerti ai sindacati che potrebbero anche darti un’assistenza legale. Io consiglio di rivolgersi al patronato INCA della CGIL. Utilizza questo Collegamento per trovare la sede del patronato nella regione dove tu lavori.

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  134. sabino

    Grazie per il suggerimento, ho letto attentamente l’articolo ed in realtà ritengo si sia trattata di una subordinazione in quanto ho sempre lavorato in giorni fissi ed orari fissi (indipendentemente dai corsi, dalle stagioni o dall’utenza, nel senso che in alcuni mesi poteva anche capitare che in alcune ore ci fosse un solo cliente) con una retribuzione fissa a settimana (infatti è capitato anche che io abbia lavorato oltre l’orario di lavoro senza che mi sia stata corrisposta una retribuzione maggiore), e non su base oraria. Inoltre non vi era alcun programma o progetto, se ho inteso correttamente il significato del termine, poichè era solo il mio datore di lavoro che poteva predisporre le schede di allenamento, ed io non avevo alcuna autonomia nella gestione di queste ne alcuna possibilità di valutare i risultati e impostare il prosieguo, ero sottoposto davvero al suo potere direttivo e di controllo. il mio ruolo cioè si limitava a spiegare gli esercizi indicati nella scheda da esso predisposta ed anzi ogni azione autonoma mi è stata vietata. Quanto al termine del contratto poi penso che non si possa dire coincidesse con la realizzazione del progetto, perchè poteva accadere che alla scadenza (31 agosto) alcuni utenti si erano da poco iscritti e quindi a settembre poi continuavano, ecc…semplicemente indicava la fine del periodo in cui potevo considerarmi a sua disposizione. Alla luce di queste brevi indicazioni, lei ritiene si possa parlare di una subordinazione? Mi scuso per la mia insistenza e la ringrazio ancora per la sua disponibilità e per i preziosi suggerimenti che il suo blog fornisce.

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    1. Pier Paolo

      Si tratterebbe certamente di una subordinazione ma, per intentare causa per il riconoscimento del contratto di subordine, dovrebbe essere in possesso di documentazione e/o disporre di testimonianze comprovanti quanto sopra. Ovviamente dovrebbe poi rivolgersi ad un legale. Alle condizioni indicate nella nostra pagina di consulenza on line, potremmo analizzare le documentazione in suo possesso e valutare la convenienza o meno di una vertenza.

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  135. Sabino

    in realtà penso proprio si sia trattato di una subordinazione, poichè avevo giorni e orari fissi (senza distinzione in base alle stagioni o ai corsi o al numero di iscritti), non avevo alcun progetto ne alcuna autonomia sugli allenamenti da consigliare o nella valutazione dei risultati. Praticamente il mio ruolo si limitava a spiegare gli esercizi contenuti nelle schede d’allenamento predisposte dal mio datore di lavoro (anzi ogni azione da svolgere in autonomia mi è stata rigorosamente vietata). Secondo lei ci sono gli estremi per qualificare questo rapporto come subordinato?

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  136. Sabino

    Gent.mo Pier Paolo,
    fino a due settimane fa lavoravo come istruttore di fitness in una palestra, nell’ambito della quale ero stato assunto a settembre 2012 con un contratto di collaborazione sportiva dilettantistica della durata di un anno. Alla scadenza del contratto ne abbiamo fatto un altro per l’anno 2013/2014, ma due settimane fa mi è arrivata una lettera di risoluzione anticipata del contratto (senza alcuna motivazione perchè il contratto contiene una clausola in cui si dice che le parti possono recedere anche immotivatamente). Premesso che nel contratto non c’è nessuna clausola che faccia riferimento al tfr, ho diritto di chiedere il tfr per aver lavorato in tutto, considerando i due contratti, 1 anno e 5 mesi presso questa palestra?

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    1. Pier Paolo

      Conosco il contratto e la clausola usata dalla società dilettantistiche. Le consiglio di leggere l’articolo di cui le fornisco il LINK. Se i criteri di legge sono stati rispettati e lei è stato pagato ad orario non può aver maturato alcun Tfr. Se i criteri di legge non sono stati rispettati lei può chiedere, con l’aiuto di un legale, di essere assunto secondo un contratto di lavoro subordinato.

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  137. Alessandro

    Buongiorno,
    Ho lavorato per una grande azienda con contratto a td per 62 mesi sempre nella stessa mansione con causali diverse, dopo un accordo sindacale hanno portato a 63 mesi di anzianità il ti ma subendo continui fastidi ho deciso di lasciare il lavoro a maggio 2012 ,oggi vorrei intentare una causa l’unico problema è che ci hanno fatto firmare ogni fine contratto un nulla a pretendere firmato in sede sindacale alla uir, posso fare qualcosa pur avendo firmato i nulla a pretendere?

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  138. PIERO

    Egregio dott. PierPaolo, Le scrivo per conto di un mio amico che, dopo aver lavorato da settembre 2002 a ottobre 2013 alle dipendenze di un piccolo imprenditore edile con la mansione di imbianchino completamente “a nero”, in occasione della riscossione dell’ultimo stipendio di ottobre 2013 (pagamento ogni due settimane) gli è stato detto che, a causa della crisi, non vi era lavoro e che pertanto avrebbe dovuto trovarsi qualche lavoretto per conto suo sino a che non lo avrebbe richiamato: da allora non si è più fatto vivo. Negli ultimi 4/5 anni, anche perchè pressato dalla sua compagna, il mio amico ha più volte chiesto al datore di lavoro di essere regolarizzato come gli altri 5-6 operai (carpentieri) regolarmente assunti ma gli veniva detto che avrebbe provveduto a farlo il successivo (di ogni anno) gennaio allorquando avrebbe trasformato la sua ditta individuale in Srl o in altro assetto societario: se effettivamente tale trasformazione vi sia stata il mio amico non lo sa, ciò di cui è certo è attualmente è senza lavoro e si ritrova senza alcun contributo previdenziale versato e tutto ciò che un così prolungato rapporto di lavoro totalmente in nero può comportare: il nulla. il mio amico è determinato a intraprendere ogni azione contro il suo ex datore di lavoro ma il dubbio che ha e che vorrei Lei dissipasse è il seguente: il mio amico come le dicevo svolgeva il lavoro di imbianchino, in pratica la ditta in questione operava prevalentemente nel ramo delle ristrutturazioni di abitazioni e, pertanto, dopo che vi era il completamento dei lavori da parte dei carpentieri (dipendenti della ditta) interveniva lui con un altro dipendente (come lui a nero) che effettuavano i lavori di rasatura/pitturazione/verniciatura; molte volte si trattava di lavori di sola pitturazione in abitazioni “abitate” e, pertanto, non ci saranno problemi di reperire persone che possano testimoniare (i proprietari delle abitazioni stesse) come anche per quel che concerne il materiale occorrente per i lavori (colori, pennelli, rulli, utensileria varie) si riforniva presso due ferramenta (di fiducia e indicate dal ssuo titolare) che gli rilasciavano buoni di consegna intestati al suo titolare su cui vi era il nome del mio amico, quello del titolare e il materiale fornito dalla negozio di ferramenta (in pratica vi era un conto aperto che veniva saldato a fin mese dal datore di lavoro; n.b. il mio amico è in possesso di parecchi di questi buoni di consegna con l’indicazione dei committenti i lavori per i quali il materiale veniva preso, pertanto un ulteriore prova).
    La domanda che Le porgo è la seguente: poichè la ditta del datore di lavoro è ben nota e florida e il soggetto ha una posizione economica personale ben solida, a cosa potrebbe esser dovuto questo suo “menefreghismo”? Cosa lo potrebbe far sentire sicuro in prospettiva di un’eventuale vertenza da parte del mio amico? Forse potrebbe (o pensa di poter) difendersi asserendo che non era un suo dipendente ma che vi era qualche un rapporto di collaborazione tipo il cottimo o qualcosa similare? e in tal caso non vi era comunque necessità di determinati requisiti (chessò, che il mio amico fosse titolare di partita Iva o altri oneri?) se dovesse aver trasformato l’impresa da ditta individuale in altra forma societaria penalizzerebbe in qualche misura i diritti del mio amico? Cosa secondo Lei lo fa sentire al sicuro? La ringrazio anticipatamente per quanto potrà chiarirmi. Piero.

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      1. Pier Paolo

        Mi dispiace ma io le avevo risposto tramite email, che evidentemente non le è stata trasmessa. Le facevo presente che il rischio del suo amico, avendo accettato di lavorare in nero, è quello di essere chiamato a pagare i contributi e l’irpef evasa in più di 10 anni, qualora la situazione venisse portata davanti ad un giudice. E’ per questo motivo che il datore di lavoro si sente relativamente sicuro

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  139. Monia

    Buongiorno. Avrei un paio di domande sulla mobilità. Nella mia azienda si comincia a parlare di mettere in mobilità un certo numero di dipendenti: se dovesse succedere una cosa simile l’azienda non potrebbe più ricorrere all’utilizzo di lavoratori interinali vero? Poi, io non ho figli a carico, ma mio mario non ha più un lavoro fisso da 4 anni, va avanti solo con contratti a tempo determinato: può essere considerato motivo di esclusione dalla lista di mobilità, oltre all’anzianità che è tra le più alte? Grazie per la risposta.

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    1. Pier Paolo

      È vietata l’utilizzazione di lavoratori temporanei nelle aziende:

      1. che sono state interessate, nei 12 mesi precedenti, da licenziamenti collettivi che abbiano interessato lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura, salvo che la stessa non avvenga per sostituire lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto;
      2. nelle quali sono in corso sospensioni dal lavoro o riduzioni d’orario con diritto al trattamento di integrazione salariale, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce la fornitura;

      Tra i criteri di esclusione dei lavoratori da mettere in mobilità conta certamente l’anzianità aziendale; non mi risulta che possa valere il fatto che suo marito abbia lavorato con contratti a tempo determinato.

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      1. Monia

        Grazie per la risposta. Ma non solo in passato, anche ora mio marito è in somministrazione a tempo determinato. Pensavo che avendo già il coniuge un lavoro precario non potessero mettermi in mobilità principalmente x questa ragione.

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  140. laura

    buongiorno Pierpaolo,le espongo il mio problema:

    Assorbita da nuova coperativa ma offrono il 30% in meno, cosa posso fare?

    Lavoro in un’azienda dove hanno chiesto alla nuova coperativa entrante (xchè hanno vinto loro la gara) di tenere lo stesso personale, percui mi dovro’ licenziare dalla vecchia coperativa e venire assorbita dalla nuova, ma ci offrono 5,20 euro lordi a fronte dei 5,60 lordi che prendo adesso?
    cosa posso fare per alzare il prezzo al minimo del pari? c’è qualche legge che mi tutela, posso prendere accordi e convincerli a darmi gli stessi soldi? come?

    giovedi’ alle 09.00 ho il colloquio per firmare, ma non vorrei accettare questi 5 euro lordi, ma non vorrei neanche rimanere disoccupata.

    aspetto sue notizie.

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    1. Pier Paolo

      Laura, se tutte le operazioni di subentro della nuuova coperativa sono state fatte legalmente, dovreste verificare se era o meno previsto il mantenimento del precedente trattamento retributivo; in caso manchi questa clausola non penso che come singola dipendente lei abbia la possibilità di trattare un aumento della paga.

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      1. laura

        grazie mille Pier Paolo!! Era tutto cio’ di cui avevo bisogno di sapere!!…il problema ora è capire a chi chiedere la clausola dove dice se era previsto o meno il mantenimento del precedente trattamento retributivo…ma mi ha detto già abbastanza…troverò da sola la clausola….spero di vincerla questa battaglia, per tutti i giovani soggiogati dai datori di lavoro che non rispettano l’ art 36 della costituzione italiana!!

        grazie ancora per la sua preziosa risposta!

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  141. Guido

    Salve sino lo scorso dicembre ero inn cassintegrazioni non avendo ancora percepito ancora nulla questo mese non ho laboratoperche non c’è. lavoro enon so se quest’anno sono ancora in cassintegrazione.chi mi paga questo mese? Grazie

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  142. giammarco

    salve volevo avere informazioni sulla possibilità di denunciare la mia azienda.
    Attualmente ho un contratto di lavoro come apprendista nel settore commercio, parliamo di una grossa azienda che preferisco non menzionare. Nonostante abbia un contratto d’apprendista che quindi prevede un tutor aziendale mi ritrovo a ricoprire ruoli di gestione all’interno dell’azienda (premetto che è stata fatta una formazione interna). Mi ritrovo a sollevare carichi pesanti ,superiori ai 25 kg previsti dalla legge, da solo (a volte anche 50-60 kg…..). Ho formato io stesso il nuovo personale arrivato in azienda. Mi chiedo se c’è la possibilità d’impugnare una causa ed eventuali consigli su come accertare e presentare le suddette prove, ai fini processuali

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    1. Pier Paolo

      Giammarco, per quanto riguarda la denuncia e considerando che si tratta di una grossa azienda, consiglio per prima cosa di avvicinare i sindacati interni o quelli provinciali, concertando con loro una strategia; volendo agire di persona è consigliabile rivolgersi alle DPL (direzioni provinciali del lavoro). Relativamente alla causa, ci occorrerebbe verificare quale documentazione è in suo possesso e quale valore potrebbe avere ai fini processuali, ma ciò comporta il pagamento della consulenza come spiegato nella nostra pagina del nostro Sito

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  143. Tania

    Salve, ho subito comportamenti scorretti e di vessazioni continue da parte di colleghi (appoggiate dai titolari che ne sono a conoscenza ma non hanno mai posto rimedio nonostante le mie rimostranze verbali), una mole di lavoro e di responsabilità enorme pear anni a fronte di un inquadramento di livello minimo contrattuale e comunque diverso e penalizzante rispetto a tutti i miei colleghi, alla fine dopo una mia rimostranza e rifiuto di eseguire un lavoro di competenza e completa responsabilità di due colleghe ambedue in vacanza sono stata “punita” con un demansionamento occulto e con minacce di ripercussioni sul mio futuro professionale sentite da me e riportate da colleghi fatte dalla collega più anziana e appoggiate dai titolari. Ho subito un forte shock emotivo, sono stata colpita da attacchi di panico terribili e il medico mi ha dato dei giorni di malattia. Voleva darmi un periodo più lungo ma sono rientrata per chiarire la situazione e nella speranza di trovare un accordo. Ho chiesto di essere spostata di ufficio ma mi è stato negato. Mi hanno ricollocato nello stesso posto, in un ambiente ostile e ho saputo che la collega aveva già provveduto a smistare il mio lavoro presso altre colleghe. Sono stata invitata a cedere buona parte del mio lavoro e a sbaraccare buona parte se non tutto della mia occupazione. Cattiverie, risposte sgarbate, urli. Una collega ha anche minacciato di tirarmi il portapenne dietro accusandomi di aver proposto il suo licenziamento cosa che non ho mai fatto nè sarebbe stato in mio potere fare. Ad una riunione con il direttore del personale cui hanno partecipato i miei colleghi è venuto fuori che la situazione è sempre stata in mano di questa collega anziana che ha fatto vedere i sorci verdi a tutti tanto che le mie colleghe per loro ammissione hanno dovuto ricorrere alla maternità per uscirne (sono state tutte poi spostate in altre posizioni dopo la maternità). Tutto questo dichiarato davanti al titolare. Ho cercato di resistere fino alla ferie prendendo ansiolitici ogni 4 ore che oltretutto mi davano sonnolenza e intorpidimento sul posto di lavoro. Poi sono crollata e il dottore mi ha consigliato di curarmi per il grave stato depressivo. HO fatto molti mesi di malattia e sono tutt’ora in cura. Allontanarmi mi ha fatto recuperare un po’ di energie e salute. Si sta avvicinando il termine del periodo di malattia massima e ho chiesto ti poter usufruire delle ferie. Vorrei non ritornare in questo posto che mi dà gli incubi. MI riammalerei. Però non voglio nemmeno dare le dimissioni perchè non lo trovo giusto. Nè vorrei fare una causa per mobbing. Non sono sicura di avere la capacità mentale per potere reggere dato lo stato di salute attuale. Volevo sapere se il mio datore di lavoro non mi licenzia al termine del comporto o se non rientro in azienda, cosa posso concretamente fare per risolvere il rapporto senza ulteriori danni per me?. Data la loro malvagità ho in mente che mi vogliano lasciarmi in sospeso in una specie di limbo senza pagare il TFR, o quanto mi spetta. Grazie in anticipo e mi scuso per la lunghezza.

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  144. Dan

    Salve, lavoro per un’azienda privata la quale si occupa di vigilanza all’interno degli stabilimenti. il servizio si svolge h24 su tre turni. A mezzora dalla fine del turno di notte, nel compiere l’ultimo giro d’ispezione, con la vettura di servizio, un colpo di sonno mi ha portato fuori strada facendomi urtare il guard rail e danneggiando la fiancata dx. Ho verbalizzato il tutto, spiegando le cause, ed affermando di esserne uscito completamente illeso. Dopo qualche giorno mi é stata consegnata una lettera di contestazione,dove si diceva che per causa della mia disattenzione avevo danneggiato un bene aziendale (vettura a contratto di noleggio).
    Pertanto l’azienda si riserva di adottare i provvedimenti del caso nei miei confronti. Si può parlare di d’isattenzione, se la causa del problema é stato il colpo di sonno? Quindi involontario? Come posso difendermi e contestare? La ringrazio anticipatamente!

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    1. Pier Paolo

      Prmesso che con il 31 dicembre 2013 è cessata l’attività di Consulenza gratuita on line, ti suggerisco di rivolgerti subito ad un legale di fiducia (anche sindacale)poiché il caso potrebbe essere pericoloso in termini economici.Il fatto che tu abbia avuto un colpo di sonno potrebbe in effetti essere considerato una colpa, nel senso che non eri preparato ad un turno di sorveglianza notturna.

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  145. Kamal ahsan

    Salve signori . Mio datore di lavoro mi mandato lettera di avviso . X che io non fatto pane . Spego … Io lavoro come cuoco un ristorante mio mansione cuoco . Ho contratto par time . Dal ore 19:30 al 22:30. Invece loro mi fa lavorare mattina e sera. Mattina mi dice fai pane , io risposto dopo vedremo .poi fatto mio Colega pane io non fatto . Adesso trovato lettera di avviso . Che posso fare ????? come posso rispondere tramite legale?????? Grazie millllllleeee

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  146. MICHELE

    Salve,Signor Pier Paolo per informazione vorrei capire si può annullare un Verbale di Conciliazione? deciso tra datore di lavoro e il mio legale? senza la mia autorizzazione?
    Motivo della mia domanda riguarda l’infortunio grave che ho avuto sul lavoro.https://gravatar.com/site/signup/

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    1. Pier Paolo

      Non potrebbe se lei ha dato, per iscritto, delega completa al suo avvocato di rappresentarlo in giudizio e in ogni tipo di trattativa. In caso contrario le può impugnare l’accordo siglato dall’avvocato senza suo previa autorizzazione.

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  147. santino

    salve vorrei fare una domanda il mio datore di lavoro nn mi ha mandato lo stipendio e io devo pagare un finanziamento e per colpa sua nn lo posso paagare gli posso far una causa per danni ?

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    1. Pier Paolo

      Prima di pensare a fargli causa per danni, dovresti, tramite un legale, inviargli un’ingiunzione al pagamento degli stipendi e in questo modo, metterlo in mora.

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  148. paolo

    ma si può fare un’assunzione all’inps di 20 ore e poi in busta paga 152 a dimenticavo ho solo l’assunzione ma il contratto non mi e stato fatto

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    1. Pier Paolo

      Prima punto riguarda l’assenza dal lavoro; attenzione perchè se non giustificata può permettere al datore di lavoro di licenziarti per giusta causa.Se tu ritorni al lavoro, senza ovviamente firmare le dimissioni, l’azienda potrebbe tenatare di licenziarti per giustificato motivo oggettivo; allora tu dovresti impugnare il licenziamento, con l’assistenza di un legale, e davanti al giudice potrai dimostrare l’illegale comportamento dell’azienda ( falsa dichiarazione sull’orario di lavoro contrattuale).

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      1. paolo

        ma io non voglio tornare a lavorare da lui visto i suoi comportamenti e ribadisco non ho firmato nessun contratto lui ha solo fatto l’assunzione all’inps per 20 ore settimanali ma inpone che io ne faccia 10 ore al giorno posso inviargli una lettera visto che e una settimana che non mi presento a lavoro. lui quando tempo ha per licenziarmi

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        1. Pier Paolo

          Sospetto che tu abbia bisogno di chiarirti gli apetti legali della situazione. Non so cosa tu abbia scritto sul tuo telegramma ma non è possibile costringere il datore di lavoro a licenziarti, ne tu sei obbligato a firmare le dimissioni. Consigliato da un legale sindacale o di tua fiducia, potresti verificare se esistono le condizioni per firmare le dimissioni per giusta causa, obbligando in tal modo il datore di lavoro a chiarire la sua posizione davanto ad un giudice.

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  149. paolo

    salve visto che abbiamo lo stesso nome le volevo chiedere lavoro presso una srl con assunzione all’inps di 20 ore settimanali ma la busta paga e di 152 ore mensili io visto che non mi trovo con i colleghi vado dal dirigente e lui mi dice che devo firmare le dimissioni ma io mi rifiuto e adesso non mi presento a lavorare dopo che gli ho inviato un telegramma con oggetto della mia situazione lavorativa ma lui mi risponde al telegramma che se ci ripensavo alle mie dimissioni dovevo andare a firmarle ma fino a oggi che sono 14 giorni non mi presento ma lui non mi ha ancora licenziato come mi devo comportare grazie mille

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  150. Michele

    Buongiorno Dott. Paolo, mi chiamo Michele, sono un pensionato di 61 anni, nel 2003, il responsabile di un Istituto di vigilanza, mi invito nel suo studio per farmi una proposta di lavoro, cioè dovevo fare cinque ore al giorno dalle ore 21,30 alle ore 02,30 come centralinista, mi davano per sera 23 euro, il lavoro e durato per 10 anni, una settimana prima del 06.10,2013, mi veniva comunicato che avevano ricevuto un esposto di cui dovevo andare via, faccio presente che lavoravo 365 giorni all’anno, compreso festività mai preso nessuna tredicesima e altro beneficio, qualche giorno fa mi sono presentato all’azienda se mi spettava qualche beneficio x il lavoro svolto, mi veniva comunicato che non mi spettava niente, la mia domanda e questa, se procedo contro l’azienda, vado incontro a qualche problema in quanto sono pensionato, mi spetta una liquidazione visto che l’azienda non mi vuole dare niente, distinti saluti grazie..

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    1. Pier Paolo

      Signor Michele mancano alcune informazioni fondamentali per poterle fornire una risposta.

      1. quando nel 2003 le è stata fatta la proposta lei era già in pensione ed eventualmente a che titolo?
      2. le è stato fatto un regolare contratto di lavoro part time a tempo indeterminato?
      3. le è stato spiegato perché l’azienda avrebbe ricevuto un esposto e da parte di chi?
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      1. Michele

        1) al momento che l’azienda mi a fatto proposta di lavoro, stavo in pensione già da due anni, come impiegato statale… 2) al momento che mi sono presentato, l’azienda non mi a fatto nessun contratto come accordi preso mi dava 23 euro al giorno…. 3) l’azienda si e giustificato verso la mia persona che l’esposto e stato effettuato da un suo dipendente al cui aveva dei diverbi di lavoro,…

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        1. Pier Paolo

          Signor Michele senza alcun contratto scritto lei non ha armi per pretendere qualche cosa dalla ditta; lei ha praticamente lavorato in nero per tutti questi anni.

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      2. Michele

        Dott, Paolo, e vero che ho lavorato in nero, ma io sono in possesso di copie, delle ricevute che la ditta mi rilasciava, con nome e cognome, dice paga centrale operativa del mese di……..con cognome e nome, e timbro dell’azienda, e copia dell’assegno che la ditta mi a dato all’inizio del rapporto di lavoro…

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        1. Pier Paolo

          Michele,
          lei adesso mi sta dicendo che l’azienda (anche senza un contratto scritto) le rilasciava un regolare cedolino stipendio, quindi le tratteneva dei contributi pensionistici e le quote irpef?
          Se così fosse lei, con l’assistenza di un sindacato o di un legale, potrebbe intraprendere un’azione contro l’azienda per ottenere il pagamento delle spettanze di fine rapporto. Se quel documento non era un cedolino stipendio, quindi non esisteva una sua posizione inps e fiscale (lavoro in nero), facendo causa all’azienda lei correrebbe il rischio di essere chiamato a pagare contributi e tasse mai versati.

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  151. Nicoletta

    Buonasera, ho firmato oggi un contratto con un’agenzia interinale (7 gg) e dovevo cominciare domani ma mentre tornavo a casa l’agenzia mi ha telefonato dicendomi che non hanno più bisogno di me e che intendono annullare il contratto. Mi chiedo: lo possono fare? esiste un contratto firmato, ho qualche tutela al riguardo? Ho preso tempo fino a domani, avrei urgenza di una risposta in merito. Grazie anticipatamente.
    Nicoletta

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    1. Pier Paolo

      Un contratto firmato non può essere rescisso in modo unilaterale; ritengo che lei non abbia più interesse a lavorare per un’agenzia che si comporta in questo modo. Esistono ovviamente le tutele ma per esercitarle occorre l’intervento di un legale. Provi a vedere se accettano una risoluzione amichevole che preveda una somma risarcitoria a suo favore.

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  152. aurora

    Buonasera Avvocato, sono una ex lavoratrice in mobilità oramai da 4 mesi. Ho scoperto che l’azienda per sopperire alla mia mancanza , ha assunto una persona che svolge esattamente la mia mansione. Ma è possibile una cosa del genere? Ovviamente, oltre ad essere amareggiata sono anche estremamente arrabbiata. Cosa mi consiglia di fare? La ringrazio per una sua risposta.

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    1. Pier Paolo

      Quello che lei segnala non è regolare, ma devo immaginare che dei sindacati abbiano firmato l’accordo di mobilità con la sua ex azienda. Deve dunque rivolgersi immediatamente a loro e chiedere il loro intervento e, se del caso, impugnare il licenziamento.

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  153. Ambra

    Buongiorno, sono una apprendista di 25 anni assunta il 26/07/2012 come commessa. fino ad oggi ho avuto solo 2 giorni di ferie e quando ho avuto febbre sono stata obbligata a tornare a lavoro.
    da premettere che il titolare ha due negozi e la collega dell’altro negozio si è messa in maternità e il titolare mi ha mandato al suo posto da oltre 2 mesi senza comunicazione e senza rimborsi per il tragitto in più che effettuo rispetto a prima. da oggi ha deciso di restare aperto anche il mio giorno libero per le vacanze di natale. stamattina però visto l’incasso della settimana precedente mi ha detto che ha intenzione di chiudere questo negozio e di licenziarmi. ma io non sono d’accordo perchè in più di un anno non mi ha mai dato ferie e in più il negozio nel quale era destinato che io lavorassi è l’altro dove è stata assunta un’altra ragazza come copertura di maternità.
    cosa posso fare? sono disperata perchè il mio compagno guadagna sono 600€ al mese e io devo finire a pagare 9000€ di automobile che, se sapevo di dover venire in questo negozio e arrivare a questo punto, non avrei mai acquistato.
    aiutatemi per favore sono disperata.

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    1. Pier Paolo

      Ambra, purtroppo con certi datori di lavoro si può solo agire per via legale. Il tuo punto di forza è che sei stata comandata a fare una sostituzione di maternità nel secondo negozio dove adesso è stata assunta una nuova dipendente, mentre si vorrebbe chiudere il negozio dove hai iniziato a lavorare e licenziarti. So che rivolgersi ad un legale costa, quidi ti suggerisco di trovare nella tua zona la sede del Patronato INCA; talvolta forniscono assistenza legale con particolari condizioni economiche, molto favorevoli.

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  154. Camy

    Buon giorno,vorrei un’nformazione sulla mia problema di lavoro.
    Sono una apprenddista con un contracto di 3 ani mansione addeta pulizia camere.Una settimana fa ho litigato con il mio titolario perche ho detto che non posso fare il orario di seara 17:00-22:30,per stare sotto alla receptione da sola.Io facevo sempre pulizia camere al mattina ha volte cambiano il turno con la ragazza chi fa cameriera di sala.Si hanno incazato con me,e mi a chiesto di darme la mia demisione, che non mi volle mai in sua azzienda,non ho voluto e mi hanno detto di andare a casa che sono licenziata e di aspettare de le notizie.Il titolare mi ha mandato una recommandata con un nuovo orario di lavoro 18:00-23:00,sapendo che io non posso e non voglio fare la seara,cosi mi sforzza di darme io la dimensione,quando ho visto mi sono messa in mutua per 4 giorni.Adesso no lo so si va bene andare al sindacato a denunciarlo,io da domani devo andare al lavoro a quel orario.Al sindacato ho racontato tutto chi e succeso,mi ha detto che e in mia favore e che unica soluzione e di denuncialo.Vorrei sapere si va bene,e si durera tantto questa problema,visto che devo andare fin quando si finise tutto a quel orario di sera? Grazie

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    1. Pier Paolo

      Camy da quello che mi racconti non mi pare che tu sia stata licenziata, ma stai subendo una richiesta di modifica unilaterale dell’orario di lavoro. Devi necessariamente rivolgerti al sindacato e chiedere la loro assistenza. Fagli vedere questo indirizzo internet dove troveranno delle informazioni su come comportarsi, in caso di modifica dell’orario di lavoro senza il consenso del dipendente.
      http://www.blogger.com/blogger.g?blogID=4740479677617239832#editor/target=post;postID=4967455378787755245;onPublishedMenu=allposts;onClosedMenu=allposts;postNum=1;src=postname

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  155. Paolo

    in settimana ho presenziato ad una riunione con l’attuale ed il futuro responsabile e con il direttore amministrativo dove è stato ufficializzato il trasferimento;
    le motivazioni sono: carenza di organico nel comparto amministrativo derivante da 2 maternità.
    la scelta è ricaduta su di me per i miei studi e perchè mi sono distinto nell’apporto dato durante il recente cambio di sistema gestionale informatico (facevo parte del progetto e sono stato docente nei corsi base di formazione ai colleghi).
    Le mansioni sono quelle da impiegato specializzato che comunque avevo anche prima come gestione ordini di vendita.
    Chiaramente le pacche sulle spalle e i complimenti in questi casi si sprecano.
    Non mi opporrò al trasferimento (forse con le premesse che ufficiamente mi sono state presentate non potrei neanche) e l’accoglierò come opportunità di fare una nuova esperienza lavorativa; rimane il fatto che terrò gi occhi bene aperti.
    Mi ha molto tranquillizzato la sua conferma riguardo all’illeggitimità di un licenziamento dopo un trasferimento.
    Nel frattempo le trattative sindacali sono arrivate al 9° incontro senza nessun progresso rispetto al 1°. Forse mentre trattano, fra una quindicina d’anni andrò in pensione.

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    1. Pier Paolo

      Paolo, visto che giustamente si ripromette di tenere gli occhi aperti, chieda, se già non lo ha fatto, che sia messo per iscritto il suo trasferimento, con le motivazioni e con la specifica delle nuove mansioni. Fidarsi è bene non fidarsi è meglio; non c’è nulla di scorretto in questa richiesta, quindi un rifiuto sarebbe sospetto.

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  156. Neide

    Buonsera Avvocato,
    vorrei esporle la mia situazione.
    L’azienda per la quale lavoravo, nel mese di giugno 2012, mi ha messo in cassa integrazione in quanto il negozio dove prestavo lavoro è stato chiuso insieme ad altri negozi sul territorio provinciale (parlo di una catena di supermercati). Dopo un anno, dalla cassa integrazione sono passata alla mobilità e disoccupazione (dal 9 luglio 2013) – disoccupazione che finirà a luglio 2014.
    Ad oggi, l’azienda mi ha richiamato più volte per farmi rientrare a lavorare, ma non si è mai concluso niente in quanto la risposta perveniva sempre qualche giorno dopo telefonicamente, con la motivazione che “c’erano dei problemi”.
    Alle mie richieste di spiegazioni, mi hanno risposto che da “il centro dell’impiego del lavoro” (al quale perviene la domanda di assunzione) tale domanda veniva respinta.
    Ho sentito anche il parere di un sindacalista il quale dice che l’azienda non vuole riassumermi per non pagare gli sgravi fiscali (a detta sua). Inoltre, esso mi spinge a fare vertenza perchè l’azienda, da questa estate, sta assumendo personale nuovo a tempo determinato negli altri negozi rimasti aperti senza reintegrare il personale licenziato. (il motivo del licenziamento è, come scritto sulla lettera pervenutami: “che la gravissima crisi aziendale da tempo in atto ed ulteriormente aggravatasi nel corso del 2012, ha imposto la messa in liquidazione della società e l’apertura nel mese di aprile 2013 della procedura di licenziamento collettivo”).
    Attualmente il sindacalista ha proposto all’azienda di fare “una lettera” nella quale essa si impegna a reintegrarmi a tutti gli effetti anche se a tempo determinato il primo anno.
    L’azienda ha risposto che hanno la possibilità di reintegrarmi a gennaio, ma questa cosa già mi è stata detta a novembre, e ho paura che facciano così anche il prossimo anno. In più, il 10 gennaio 2014 termina il tempo per fare vertenza attraverso il sindacato.
    Ancora non è arrivato niente e le chiedo: una “lettera” che valore “legale” può avere se poi l’azienda non dovesse riassumermi?
    È vera questa storia degli sgravi fiscali e l’impossibilità di riassumere?
    Cosa ne pensa, dalla sua esperienza, di questa situazione?
    Spero di essere stata comprensibile, grazie, saluti

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    1. Pier Paolo

      Ricordo a beneficio di tutti i lettori che non sono avvocato ma un ex direttore del personale. Fatta la premessa vengo alle questioni sollevate da Neide, questioni che, per motivi di spazio, possono solo parzialmente essere trattate su un blog. Prima di tutto, i datori di lavoro che assumono dalle liste di mobilità hanno degli sgravi fiscali ma restano esclusi i lavoratori collocati in mobilità nei sei mesi precedenti dalla stessa azienda; quindi la sua ditta perderebbe gli sgravi fiscali se l’assumesse prima del Febbraio 2014. Leggere Articolo pagine 6 e 7.
      In mancanza di adatta documentazione, l’ipotesi di fare vertenza all’azienda avrebbe, a mio giudizio, un senso se viene assunto personale con le sue stesse mansioni e se lei fosse disposta a trasferirisi nelle sedi in cui l’azienda sta compiendo assunzioni.
      Per risposte più dettagliate avrei bisogno di chiederle d’inviarmi della documentazione la cui analisi prevede però il pagamento di modeste parcelle come spiegato nella mia pagina di Conhttp://culturadiazienda.wordpress.com/wp-admin/edit-comments.php?p=247&approved=1#comments-formsulenza on line

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  157. Lucia

    Buonasera volevo sapere se…. Io. Percepisco una. Pensione. Di. Reversibilità…. Di 420.00…. Se accetto un lavoro parte time con contratto, di 6 mesi mi tolgono la pensione???? La prego. di rispondere… Cordiali saluti

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    1. Pier Paolo

      Le aggiungo che nel suo caso dovrebbe accertare anche il profilo delle nuove mansioni (ammesso che lo siano), onde verificare l’equivalenza o meno con le sue attuali. Si prospetterebbe un aumento di mansioni o un demansionamento? Le ribadisco comunque che un trasferimento in un reparto sotto riorganizzazione puzza di bruciato.

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  158. Paolo

    Buonasera,
    l’azienda per cui lavoro è in trattativa sindacale per la messa in mobilità di 25 impiegati e 125 operai.
    Io svolgo mansioni di impiegato nell’ufficio gestione ordini (composta da 5 addetti) da circa 2 anni. Come anzianità di questo ufficio sono il più giovane ma come anzianità aziendale e per carichi di famiglia dovrei essere quello messo meglio.
    Oggi mi è stato comunicato che nelle prossime settimane (visto che sono “molto bravo” e che sono diplomato in ragioneria) sarò trasferito in amministrazione, reparto che sembra stia subendo una forte riorganizzazione aziendale. La mia preoccupazione sta nel fatto che, vista la riorganizzazione aziendale in corso con l’esubero di 25 impiegati (ormai già accettata dai Sindacati di cui non sono iscritto) mi spostino in un ufficio che sarà poi coinvolto con la messa in mobilità degli impiegati.
    Domanda:
    nel caso la mia preoccupazione fosse fondata potrò contestare il licenziamento presentando il trasferimento di ufficio come azione discriminante nei miei confronti?

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    1. Pier Paolo

      Ritengo la sua preoccupazione sicuramente fondata; a mio giudizio esistono due elementi di preoccupazione.
      Punto 1 deve essere provato il rispetto dell art. 2103 c.c. il quale stabilisce che il lavoratore “non può essere trasferito da una unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive”.Quindi il trasferimento di unità produttiva non può avere una generica motivazione come quelle a lei fornite verbalmente.
      Punto 2 un eventuale licenziamento (con la messa in mobilità) dopo poco tempo dal trasferimento avrebbe un profilo di illeggitimità, che però la costringerebbe a rivolgersi ad un legale per chiederne l’annullamento.

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  159. Laura

    Buongiorno.
    Lavoro in una farmacia (titolare e 4 dipendenti a tempo indeterminato). Io sono l’ultima ad essere stata assunta (5 anni fa). Tutti noi dipendenti siamo assunti a tempo indeterminato, tutti full time, mentre io part time (25 ore, 3 mattine e 4 pomeriggi). Premetto che quando sono tornata dalla maternità (Ottobre 2012) mi è stato chiesto di decurtare il mio part time da 29 ore a 25 per esigenze della farmacia e ho accettato. In questi giorni, la titolare vuole assumere un’altra farmacista part time con un contratto di 10 ore (per coprire le tre mattine in cui io non lavoro). Io ho espresso la volontà/disponibilità di coprire tutte le ore mancanti dal mio orario per arrivare a 40 ore. La titolare mi ha detto che preferisce avere una persona in più (visto che in prospettiva dovrebbe aumentare il lavoro, “bloccherebbe” una ragazza che comunque lavora bene). Ho chiesto almeno di rivedere il mio orario e di occupare almeno una mattina in più (spostando al massimo un pomeriggio alla mattina e facendomi recuperare il quarto d’ora che perderei in qualche altro modo, ad esempio facendomi aprire la farmacia un quarto d’ora prima un giorno alla settimana). A questa proposta la titolare mi ha detto che la ragazza che vuole assumere non vuole concedermi una mattina al posto del pomeriggio (perchè ha due bambini). Ma non rientra tra i miei diritti che venga ridiscusso il mio orario di lavoro prima che venga assunta un’altra persona a tempo indeterminato? Nel caso la titolare assumesse la persona senza interpellarmi cosa potrei fare per poter far rivedere il mio orario (se rientra tra i miei diritti) (consideri che l’ambiente è piccolo e che i titolari delle farmacie parlano tra loro….)?
    La ringrazio per l’eventuale risposta
    Laura

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      1. Laura

        Gentile Avvocato,
        La ringrazio per la veloce risposta!!!
        L’unico dubbio riguarda il fatto che nei testi che mi suggerisce di leggere si fa riferimento al fatto che i “lavoratori part time hanno un diritto di prelazione in caso di assunzioni di lavoratori a tempo pieno”. Nel mio caso la ragazza che verrà assunta non è a tempo pieno, ma part time. In questo caso vale lo stesso il diritto di prelazione? La lettura mi ha portato inoltre a un altro questito: avendo mio figlio ha meno di tre anni può la titolare opporsi ad una richiesta di modifica del mio orario (lo spostamento di solo un pomeriggio alla mattina) visto che “il datore di lavoro ha l’obbligo di assegnare al dipendente turni che non contrastino con le esigenze di cura che hanno indotto il genitore a chiedere il part-time.” (da quando sono diventata mamma ho ridotto il mio orario per esigenze sì della farmacia, ma anche per le mie esigenze di mamma).?
        La ringrazio nuovamente per l’eventuale risposta.
        Cordiali saluti
        Laura

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        1. Pier Paolo

          Lei ha ragione e la sua domanda non trova una facile risposta; la legge è molto chiara per quanto riguarda il diritto di prelazione nel caso di una nuova assunzione a tempo pieno. Non trovo chiare evidenze nel caso di una nuova assunzione part time. E’ chiaro che è nei diritti del datore di lavoro decidere per due dipendenti part time piuttosto che uno solo a tempo pieno; a lume di logica, se il nuovo arrivo accetta il contratto solo a certe condizioni di orario, credo che il datore di lavoro possa rifiutarsi di modificare l’orario a suo favore. Relativamente alla seconda domanda, la condizione di madre di minore è motivo per richiedere la trasformazione di un contratto a tempo pieno in un contratto a tempo parziale; non sono certo che possa costiutire motivo per imporre al datore di lavoro una turnazione diversa, aspetto questo che dovrebbe costituire, piuttosto, argomento di negoziazione tra le parti.

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  160. emanuela

    salve, l’azienda per cui lavoro/avo, in gennaio 2013 ha richiesto cigs per i dipendenti, gli addetti al call center, nel frattempo un ramo azienda appunto quella del call center è stata data in affitto ad altra azienda(sostanzialmente non figurano la vecchia dirigenza ma cosi è), in data 15/10 il ministero comunica che non è stata autorizzata cigs in quanto vi sono errori di codici inps sulla domanda. l’azienda sostiene che non vi è alcun errore e non si sa se presenterà ricorso, come per magia l’azienda dichiara fallimento, e non fa sapere nulla ai dipendenti, ora che sappiamo (in totale siamo 5/6 che dovremmo prendere la cigs, altri dipendenti call center sono stati assunti dalla nuova azienda a cui è stato affidato il ramo, con quale criterio non si sa io sono con anzianità piu’ lunga)ora verrà richiesta una cig in deroga. io nel frattempo mi sono ammalata di tumore. vorrei non perdere nemmeno un centesimo di cio’ che mi spetta. mi puo’ aiutare? grazie

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    1. Pier Paolo

      Non posso sapere come andrà a finire la questione dell’autorizzazione alla Cigs; posso solo chiarire la questione relativa alla malattia e all’indennità di mobilità. Sappia che se ci si ammala durante la cassa integrazion bisogna distinguere i casi (si veda la circolare INPS numero 82 del 2009).
      Se la malattia insorge durante la cassa quest’ultima prevale e il lavoratore continua a percepire la relativa indennità di cassa integrazione.
      Qualora la malattia insorga prima della cassa integrazione bisogna distinguere due diversi casi
      a) se l’intero reparto o ufficio cui è addetto il lavoratore malato e in cassa integrazione, prevale la cassa integrazione;
      b) se la cassa riguarda solo alcuni lavoratori, compreso il lavoratore in questione, prevale la malattia.
      Importante è ricordare che il lavoratore sospeso non ha obblighi di comunicazione verso l’INPS del suo stato di malattia. Nel caso in cui la cassa integrazione sia a rotazione e quindi si lavori a periodi alterni, sarà necessario informare l’INPS in caso di prevista presenza al lavoro, mentre l’obbligo viene meno quando si è sospesi.

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  161. gino

    Egregio dottor paolo , sono un delegato sindacale che gli scrive per porgli un problema che ho in fabrica, premesso che la mia azzienda a fatto cigo nonche cisx adesso a dicembre a dichiarato 5 licenziamenti per esubero , premesso che la mia azienda e monocommittenza guidata dalla figlia e l azienda madre guidata dal padre ma con due nomi diversi. minacciando azione legale il padre a acquisito la nostra azienda al cento per cento , adesso io mi chiedo e mai possibile che i cinque esuberi per loro permangono ?. E dato che a febbraio ci sara l ufficializzazione del passaggio noi avremmo diritto a tutti i diritti dei dipendenti dell azienda acquisitrice?

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    1. Pier Paolo

      Gino, conosco queste situazioni e se non lo avete già fatto, l’unica speranza di riuscire a controllare la situazione è quella di far intervenire i sindacati provinciali.

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  162. lacarmi

    Buonasera Dott. Pier Paolo,
    cercherò di essere per quanto possibile breve.
    Un anno e mezzo fa è morto mio padre improvvisamente e a seguito di tale fatto, sono caduta in una profonda depressione. Purtroppo tempo che ciò abbia influito sul mio rendimento lavorativo (mi occupo delle trasferte aziendali per una società di consulenza con sede a Milano e Roma, con ca 70 dipendenti). A fronte di ciò, a partire da ca 3 mesi dopo tale fatto, l’azienda ha cominciato a mandarmi delle lettere di richiamo (3) da me sempre prontamente risposte con motivazione. Faccio presente che il mio rapporto, soprattutto con il nostro AD basato su Roma, non è mai stato idilliaco, non mi ha mai apprezzato ne altro, non mancando di farmelo notare verbalmente a più riprese. Ad ogni modo, dopo queste 3 lettere di un anno fa ca, non succede più nulla. Il 30 Ottobre 2013, pochi giorni fa, mi chiama da lui in ufficio e mi viene data una lettera spiegando che per motivi di riorganizzazione aziendale e miglioramento del lavoro, han deciso di spostare l’ufficio viaggi di cui mi occupo nello staff amministrativo a Milano. Pertanto non c’è più una posizione consona alla mia figura professionale disponibile nella sede di Roma e dal 01/01/14 sarò trasferita a Milano, dove invece han bisogno di una figura come la mia. Ora, a me questa sembra una chiara intenzione di spingermi a dare le dimissioni, e le spiego perchè:
    – Lavoro per questa società dal 2005, i primi 2 anni come co co pro, dal gennaio 2007 a tempo indeterminato.
    – la mia sede iniziale di lavoro era Milano, poi a fine 2007 mi han chiesto di spostarmi per un mese nella sede di Roma, per aiutare la segreteria. Io ho accettato, poi, trovandomi meglio con la collega in segreteria e avendo sempre desiderato trasferirmi a Roma, ho chiesto e ottenuto che mi trasferissero di sede definitivamente a Roma.
    – Ho appena preso in affitto una nuova casa a Roma, appunto, inoltre convivo, ed il mio compagno ha appena trovato un lavoro (lui si è trasferito da Firenze a Roma per vivere assieme)
    – Nel 2011, causa gravi problemi finanziari, ho richiesto e ottenuto la Cessione del Quinto e TFR (nel senso che, in caso di dimissioni e/o licenziamento, la finanziaria si prende tutto il mio TFR a copertura del Quinto mancante), che mi scadrà tra 10 anni e per il quale devo ancora saldare 17.000 euro.

    Detto ciò, il 31/10 chiedo un permesso e vado alla UIL, e dopo essermi iscritta, vengo supportata dal loro segretario regionale. Il segretario, ascoltate le mie ragioni e i miei bisogni e mi propone di fare così:

    – Richiedere un accordo con incentivo all’esodo, per una somma che mi permetta di saldare il residuo del Quinto (ovviamente col mio TFR non riesco a coprire tutto il prestito) e che mi permetta di avere qualcosa da parte per non rimanere proprio senza una lira intanto che cerco lavoro. Lui parlava di 20.000 Euro, ovviamente trattabili (perchè temo che non me li daranno mai).

    – Mettersi d’accordo con la società in modo che mi licenzino, fornendo io una lettera nella quale mi impegno a non impugnare il licenziamento, in modo che sia per me possibile richiedere il sussidio di disoccupazione.

    Ho 36 anni, sono IV livello del commercio. Non ho figli e sono, appunto, celibe. Il mio stipendio al momento è di Euro 1180 euro netti al mese, ai quali van tolti 187 euro di cessione del quinto ogni mese.

    Lei cosa ne pensa? Mi sto muovendo nel modo corretto? Ho delle possibilità di ottenere un incentivo decente? Cortesemente se riuscisse a rispondermi asap mi farebbe una grande cortesia, poichè l’8/11 c’è il primo incontro tra il mio AD e la UIL.

    La ringrazio infinitamente.

    ALuisa

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    1. Pier Paolo

      Mi limito, tramite blog, a fornirle solo le osservazioni urgenti. Le segnalo un link a due miei post sul trasferimento, per avvertirla che se non esistono i presupposti di legge, il trasferimento risulta illegittimo e si può impugnare. In questo caso, ovviamente, dovrebbe mettersi nelle mani di un legale.
      I suggerimenti della Uil sono corretti, con la precisazione che l’azienda la dovrebbe licenziare per giustificato motivo oggettivo da conciliarsi poi davanti alla Commissione della Direzione Provinciale del Lavoro. Non scriva lei alcuna lettera d’accordo, ma deve essere usato un testo previsto per risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo.
      Ammesso che lei desideri essere assistita durante la trattativa con l’azienda, consulti le condizioni dei nostri interventi sulla paginaConsulenza on line.

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  163. Luca

    Gentile avvocato,
    la mia azienda ha una sede operativa e la sede legale nella città di Vicenza e sta per aprire una sede operativa a Padova. Attualmente abito vicino a Padova (20km a sud di Padova) e faccio circa 65km per andare a lavorare. Mi è stato proposto di andare a lavorare nella sede di Padova per la maggior parte del tempo (3 o 4 giorni su 5 alla settimana) proponendomi anche un avanzamento di carriera (diventerei il referente del mio ufficio). Nel caso io andassi a lavorare a Padova, per quei giorni che dovrò andare a lavorare a Vicenza, ho diritto ad una indennità di trasferta o al rimborso chilometrico (come succede ora quando andiamo da un cliente fuori comune)? Ho saputo che il mio datore di lavoro vorrebbe proporre di farmi firmare un contratto in cui c’è scritto che non percepirò alcuna indennità o rimborso chilometrico adducendo che comunque rispetto ad ora farei già 45 km in meno in macchina (e quindi ho già un guadagno di tempo e di denaro). Può agire in tal senso?
    Ringraziando fin da subito per l’eventuale risposta, Le porgo cordiali saluti.
    Luca

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    1. Pier Paolo

      Luca con i tempi che corrono, in situazioni delo genere conviene sempre cercare un compromesso negoziale. Fatta questa premessa, da un punto di vista strettamente legale vale il principio che, una volta stabilita la località di residenza dell’azienda, non sono rimborsabili le spese sostenute per raggiungere la sede, nel caso la residenza del dipendente sia diversa da quella dell’azienda dove risulta destinato. ( a meno di patti diversi sottoscritti nel contratto di assunzione). Per converso le spese sostenute per recarsi in sede diverse da quella assegnata dovrebbero essere rimborsate. Dall’altra parte c’è un avanzamento di carriera; se è reale e non è uno specchietto per le allodole……!
      Consulenza on lineConsulenza on line

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  164. LUIGI

    BUON GIORNO SIG. PER PAOLO..
    VOLEVO UN INFORMAZIONE AL RIGUARDO..
    LAVORO C/O UNA NOTA AZIENDA ELETTRICA COME FACCHINAGGIO.
    DAL MESE DI MARZO ABBIAMO CAMBIATO DITTA DATO CHE LA NOSTRA NON CI PAGAVA ED E’ SUBENTRATA UN ALTRA ASSUMENDOCI TUTTI…
    IO SONO DISTACCATO IN UN ALTRA SEDE ( SEMPRE SOTTO LA NOTA AZIENDA )..
    DURANTE IL PASSAGGIO DALLA MIA VECCHIA DITTA A QUELLA NUOVA, HO FATTO INVIARE DA UN AVVOCATO UNA LETTERA DI DIFFIDA ALL’AZIENDA DI CUI PRESTO SERVIZIO PER UN ASSUNZIONE DIRETTA VS LORO…( QUESTO E’ PERCHE’ DA PIU DI 10 ANNI MI USANO PER LAVORO IMPIEGATIZIO COME SE FOSSI UN LORO DIPENDENTE )
    QUESTI NON HANNO MAI RISPOSTO..ANZI DATO CHE DOVE LAVORO IO A FINE DICEMBRE IL PALAZZO VERRA’ CHIUSO,MI HANNO FATTO CHIAMARE DALLA MIA DITTA..PER DIRMI CHE DATO CHE NON SANNO DOVE COLLOCARMI..E IN SEDE CENTRALE NON HANNO BISOGNO DI PERSONALE..SARANNO COSTRETTI A LASCIARMI A CASA..OPPURE MI HANNO OFFERTO DEI SOLDI ( 25.000 EURO ) PER DARE IO LE DIMISSIONI E DI BLOCCARE LA VERTENZA CHE HO VERSO L’AZIENDA CHE PRESTIAMO SERVIZIO…
    IO HO 49 ANNI E LAVORO PER QUESTA AZIENDA DA BEN 18 ANNI….
    SECONDO UN SUO PARERE COSA DOVREI FARE…..

    grazie …luigi

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    1. Pier Paolo

      Mi scusi ma le suggerisco di seguire i consigli del suo avvocato; se esistono validi motivi legali per richiedere l’assunzione diretta ritengo le convenga attendere gli esiti della vertenza. Questo però lo può decidere solo il suo avvocato

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  165. Natalia

    Salve Sig. Pier Polo, mi chiamo Natalia e vorrei esporre il mio problema:
    Nel mese di marzo 2012 sono stata assunta come impiegata amministrativa in una ditta con un contratto a tempo determinato di 6 mesi. Prima dell’assunzione avevo dichiarato alla ditta che ero iscritta alle liste di mobilità. In realtà ero iscritta alle liste di disoccupazione (all’epoca per me lo stato di mobilità e disoccupazione erano la stessa cosa). All’assunzione avevo firmato una dichiarazione sostitutiva di certificazione dove dichiaravo di essere iscritta alle liste di mobilità (la conferma della mia ignoranza sulle istituzioni dello Stato Italiano – io essendo straniera).Il rapporto di lavoro era finito il settembre 2012. Durante il mio rapporto di lavoro nessuno non mi ha mai chiesto il certificato di mobilità. Dopo circa 4 mesi dalla data della fine del contratto di lavoro, mi ero rivolta assieme ad un mio collega, ad un sindacato perché la ditta non ci avevano corrisposto il TFR e non abbiamo mai ricevuto la busta paga con il conteggio del TFR.
    Per recuperare il mio TFR nel settembre 2013 alla ditta è stato ingiunto l’immediato pagamento del TFR, al quale la ditta ha proposto l’opposizione, chiedendomi il pagamento di 1.600,00 Euro più interessi, ovvero, la somma che la ditta ha dovuto pagare all’Inps in più, come contributi previdenziali, perché “l’assunzione è stata effettuata sul presupposto di poter fruire dei benefici contributivi e normativi previsti dalla normativa vigente per i lavoratori in mobilità” e la sospensione dell’esecuzione del decreto ingiuntivo. Devo aggiungere che io non ho mai avuto un beneficio a seguito della mia dichiarazione errata. Riconosco la mia ignoranza in materia di mobilità-disoccupazione. La ditta, per la prima volta mi ha richiesto di presentare il certificato di mobilità nel mese di aprile 2013 cioè 8 mesi dopo la fine del rapporto di lavoro.
    Le mie domande sono:
    -sono l’unica responsabile per il fatto che la ditta ha dovuto pagare 1600,00 euro in più di contributi previdenziali?
    – Non sono loro che dovevano verificare tutta la documentazione necessaria per usufruire di benefici previdenziali?
    – Il mio TFR?
    Ed fine, che chance ho io di risolvere positivamente questo caso?

    Gli sarei grata per una sua opinione di un specialista in materia di lavoro.

    Resto in attesa di una sua gentile risposta,
    Grazie

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    1. Pier Paolo

      Natalia mi dispiace non poterti rassicurare, ma la legge non ammette l’ignoranza (nel senso che non si conoscono le leggi) per cui la tua ditta si dichiara tratta in inganno dalla tua dichiarazione che, legalmente, sembra falsa. Come infatti puoi dimostrare la tua buona fede? La vertenza, se capisco bene il tuo racconto, dovrebbe essere ancora in mano ad un giudice e tu dovresti essere assistita da un avvocato. Avete provato a chiedere una conciliazione delle vertenza?

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      1. Natalia

        Buongiorno, ringrazio molto per la sua tempestiva risposta e si, questa settimana il mio avvocato cercherà di proporre una conciliazione. Anche se, non penso che i miei ex datori di lavoro accetteranno. Lo faranno per “ripicca”, visto che a febbraio 2014 ci sarà un’altra udienza in tribunale dove chiederò il pagamento dei permessi mai usufruiti. Ogni mese nella mia busta paga risultavano 4-5 permessi non pagati e mai usufruititi, cosa che lo fanno con tutti i dipendenti, non solo con me, per pagare meno contributi. In questo caso saremo in 2, io ed un mio ex collega di lavoro.
        Io accetto il mio errore, l’ignoranza è ingiustificabile, però la cosa più brutta è che i miei datori di lavoro sono dei veri i propri evasori fiscali. Cercano di assumere come operai solo stranieri che più delle volte non parlano neanche l’italiano. In questo modo gli fanno lavorare anche più di 200 ore al mese (ci sono dei cartellini che lo attestano, che vengono timbrati ogni giorno la mattina e la sera) però nelle buste paghe risultano solo 15-20 ore lavorative. Tutto il resto viene pagato in nero. Infatti, io mio collega (italiano) abbiamo fatto una denuncia anche all’Ispettorato del Lavoro però sembra che tutti fanno finta di non sentirci.
        In quanto riguarda la mia “buonafede”, posso solo dire che l’iscrizione nelle liste di mobilità non era una condizione obbligatorie per essere assunta, quindi, sono stata io a dirlo, visto che ero disoccupata, in più non potevo percepire alcun beneficio a seguito della mia dichiarazione.
        Quello che ho avuto in cambio è il mancato pagamento per ogni mese di circa 150-200 Euro per i permessi mai usufruiti (ovviamente è provabile con i testimoni) ed il mancato pagamento del mio TFR, in più il mio ex datore di lavoro mi chiede di pagarli 1600 euro più interessi, mentre lui continua a non pagare le tasse e contributi per i suoi dipendenti.
        La mia domanda è: COSA DICE LA LEGGE ITALIANA riguardo questo tipo di imprenditori?
        Sono io l’unica colpevole o possiamo parlare anche di un concorso di colpa? (anche perché l’assunzione l’hanno fatto loro ed era di loro dovere verificare che tutta la documentazione sia apposto?

        La ringrazio molto. Raisa

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        1. Pier Paolo

          La legge Italiana prevede condanne per questo tipo d’imprenditori, quando vengono portati davanti alla magistratura del lavoro; nel tuo caso la legge prevede che ti debbano pagare sia il tfr che i permessi non usufruiti, ma ciò non toglie che tu potresti essere condannata a risarcire il tuo datore di lavoro per la questione dei maggiori contributi versati all’INPS.

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  166. ROBERTO

    SALVE MI CHIAMO ROBERTO E HO UN PROBLEMA CON L’EX DATORE DI LAVORO CHE ANCORA AD OGGI NON MI HA PAGATO E NE RICEVUTE BUSTE PAGA. IL TUTTO DAL 23 LUGLIO AL 30 SETTEMBRE . HO LAVORATTO PER QUESTA DITTA A TEMPO DETERMINATO SINO AL 30 SETTEMBRE DI CUI DAL 11 AL 30 SETT…. IN MALATIA. A OGGI SE NE STA’ OCCUPANDO L’ISPETTORE DEL LAVORO PERO’ MI DA POCHE SPERANZE SE LA DITTA CHIUDESSE PER FALLIMENTO MA E’ MAI POSSIBILE CHE IO CI DEBA RIMETTERE QUESTI SOLDI? COSA NE PENSA E COSA POSSO FARE? ANCHE LA CGL ZOPPICA UN PO’. CORDIALI SALUTI

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    1. Pier Paolo

      Purtroppo in questi casi l’unica speranza di ottenere qualche cosa la si può avere facendosi assistere da un legale. Prova a rivolgerti al patronato INCA della CGIL.

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  167. alberto

    Salve , mi chiamo Alberto e vorrei esporre il mio problemma
    la cooperativa per chi lavoro fa tante cose che mi sembrano sbagliate ,come avere licenziato un mio amico solo perchè nn era d’accordo con lo spostamento che ha fatto la cooperativa di mandarlo a lavorare a un’altra azienda lontano da dove avita , giacchè lui e io ci siamo trasferiti vicino all’azienda dove si lavora la mi preoccupazione che ci sarà il rinnovo del contratto con la cooperativa e l’azienda a la quale ogni anno vengono licenziati dei dipendenti ; il problemma quest’anno che la cooperativa vuole che i dipendenti facciano a far parte dei soci ,però dobbiamo dare 3000euro , sennò si da i 3000 euro ci licenziano ,nn si sa a chi rivolgersi perchè il nostro sindacato a detto che nn puo fare niente ,nn sappiamo come fare perche i 3000euro nn li abbiamo. cosa possiamo fare??? grazie

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    1. Pier Paolo

      Alberto vi siete rivolti anche al sindacato provinciale? Se anche questo afferma che non c’è nulla da fare significa che in effetti non hanno la possibilità di aiutarvi. Non vi rimane che consultare un avvocato. So che vi costerà qualche cosa, ma è l’unico sistema per farsi proteggere, se le richieste della ditta non sono legali.

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  168. Andrea

    Buonasera, mi chiamo Andrea, ho 44 anni e lavoro da 10 anni presso un’azienda metalmeccanica. Da marzo sono in cassa integrazione ordinaria ma ora vogliono mettermi in mobilità e il sindacato sta contrattando un incentivo di buonuscita. Sono venuto a sapere che l’azienda ha assunto un nuovo operaio per coprire la mia mansione invece di far rientrare me. Lo possono fare? ed io come mi dovrei comportare adesso?
    Grazie in anticipo per la sua cortese risposta

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    1. Pier Paolo

      Andrea, se è vero ciò che lei mi riferisce, le confermo che non lo possono fare. Prima di tutto deve avvertire il sindacato che non è disponibile a trattare con l’azienda e, secondariamente, domandare loro, se a conoscenza delle intenzioni aziendali, perché non difendono la sua posizione. Se le risposte non saranno chiare si rivolga ad un avvocato che, nel caso lei fosse messo in mobilità contro la sua volontà, pootreebbe impugnare il provvedimento.

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      1. Andrea

        Ho già riferito al sindacato questa situazione ma non ha fatto una piega, come se già sapesse. In un incontro precedente mi ha fatto capire che se non accetto la mobilità rischio il licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In effetti questa è la mia paura visto che ho moglie e figlio minorenne a carico e se io facessi causa all’azienda immagino che resterei senza alcuna entrata chissà per quanto tempo. Ho un altro incontro con il sindacalista il 17 ottobre per discutere la proposta dell’azienda cioè una buonuscita di 15.000 euro netti, che non so se sono adeguati visto i carichi di famiglia e l’anzianità di 10 anni, e di questa nuova situazione. Vedremo cosa dirà, io però non so proprio cosa fare, mi sento preso in giro sia dall’azienda che da chi mi dovrebbe difendere. Grazie

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        1. Pier Paolo

          Mi sfuggono le ragioni di un tale comportamento del sindacato, non conoscendo la realtà della tua azienda e la relazione tra te il tuo datore di lavoro. Non posso escluderti l’ipotesi di dover subire un licenziamento per giustificato motivo ma, se quello che mi hai riferito è vero, un buon avvocato non ci metterebbe molto a farti reintegrare. Un incentivo di 15000 euro può essere tanto o poco, in funzione del tempo che dovrai aspettare prima di trovare un’altra opportunità professionale ed oggi è molto molto difficile.

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  169. roberto

    salve mi chiamo roberto ed ho un problemma col mio ex datore di lavoro inquanto si rifiuta di pagarmi il saldo della busta paga di luglio dove ci sono gli arretratti degli assegni familiari e un rimborso dalle agenzie dell’entrate . ora mi chiedo sicome ho firmato la busta ma mi son trovato nel bonifico solo un’acconto posso anche dennunciarlo anche alla guardia di finanza? premetto che anche l’ispettorato del lavoro se ne sta’ occupando ma pare che ci siano poche speranze. che mi dice lei in proposito ? grazie

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    1. Pier Paolo

      Roberto, non conosco la situazione della sua ditta per cui mi è difficile darle un suggerimento; se la ditta è in fase di fallimento, sarà difficile recuperare i suoi soldi, ma se la ditta è sana e non ha problemi economici, non vedo perché lei non dovrebbe tentare, rivolgendosi ad un avvocato. Dipende ovviamente dalle somme in gioco. A mio giudizio è più l’Ispettorato del lavoro che dovrebbe essere avvertito del comportamento del suo datore di lavoro.

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      1. roberto

        la ditta ha cambiatto nome ma sempre attiva e’ un problema? poi per quanto riguarda il rmborso f24 lo dovro’ dicchiarare nel prossimo 730 cosa che lui non mi ha datto sono veramente persi? tutto perche’ ho firmato? ho un’ultima scorciattoia? grazie di tutto

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        1. Pier Paolo

          Recuperare la somma credo sia difficile; tu dici che hai firmato la busta, ma i soldi come ti sono stati versati? Se ti è stato fatto un bonifico tupotrai chiedere alla banca un stratto del bonifico e dimostrare che non hai incassato la somma riportata nel cedolino stipendio. Se è così rivolgiti ad un patronato (esempio Acli) per farti aiutare nella pratica 730.

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    2. Federica

      Buon giorno avvocato circa una settimana fa in Confindustria alla presenza di un rappresentante sindacale e la responsabile del personale della mia azienda ho firmato un verbale di conciliazione esaurita la procedura di cui agli art 4 e 24 della legge 223/91 e sono stata licenziata e messa in mobilità firma 30 /09/2013 e cessazione del rapporto il 15/10/2013. La mia domanda è posso io aere un ripensamento e così riottenere il mio posto di lavoro.? Grazie
      p.s. La procedura di mobilità era stata avviata per riorganizzazione aziendale con scopo di collocare in mobilità un massimo di 150 persone

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      1. Pier Paolo

        Avere un ripensamento è teoricamente possibile ma, avendo firmato in sede Confindustriale davanti al sindacato, hai forti probabilità di perdere la causa che dovresti sostenere contro l’azienda. Diverso sarebbe se il tuo ripensamento fosse dovuto al fatto che ti sei accorta che l’azienda non ha seguito i criteri concordati con i sindacati per metterti in mobilità; in questo caso avresti quasi la,certezza di poter riavere il tuo posto di lavoro.

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  170. enrico

    mi scusi sig paolo volevo precisare che la dipendente ospedaliera e una dietista e si e lamentata col mio capo che i carrelli d consegnare erano in ritardo per la mia assenza di 20 minuti cosa non vera perche nel frattempo che i carrelli non erano ancora usciti dalla cucina io consegnavo ad un altro reparto , preciso siccome l’ospedale e grande ed e diviso in 5 diramazioni ..non abbiamo un ascensore nostro, usiamo i montacarichi ,che utilizzano tutti i dipendenti ospedalieri e vari ditte appaltatrici.e in piu mi ha cambiato la mia turnazione tramite sms dalle 13 e 30 alle 17 e 10 e dalle 19 alle 22 con pausa di 2 ore senza preavviso collocandomi a lavaggio mensa ,e a scarrellare ,all’età di 60 anni con ernia al disco operato ,tutto questo mi e stato contestato con raccomandata. lo puo fare tutto questo .noi siamo una ditta che serve l’ospedale, grazie dell’attenzione

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    1. Pier Paolo

      Rispondo alla sua seconda richiesta, tenedo conto anche della prima; il datore di lavoro, ammesso anche che lei abbia commesso delle infrazioni disciplnari, non può applicare come sanzioone un demansionamento. Lei può rivolgersi alle rappresentanze sindacali o ad un legale per impugnare il demansionamento e farsi riassegnare alle mansioni contrattuali.

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  171. enrico

    lavoro con una coop di ristorazione presso l’ospedale a tempo ind. 5nto liv.il mio datore di lavoro mi ha declassato dal mio compito di consegna pasti ai reparti con mezzo di trasporto sotto indicazione di una dipendente ospedaliera come indesiderato.collocandomi alle mansioni inferiori al mio livello ,immediatamente con sms il giorno successivo ,e giusto secondo lei tutto questo? grazie per l’attenzione aspetto una sua risposta.

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  172. D Elia Giovanni

    Buona sera avvocato,circa 8mesi fa sono stato licenziato ,oggi vengo a sapere che i miei colleghi. Con accordo interno 2011 vengono assorbiti in altre mansioni pur di nn licenziarli…posso fare qualcosa???

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      1. D Elia Giovanni

        Io è altri 5 colleghi per soppressione passaggio a livello…anche chi ancora in forza e casellante ma sta usufruendo di quell accordo sindacale

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        1. Pier Paolo

          Dovete allora verificare quali erano i criteri di scelta del personale da licenziare, nell’accordo che l’azienda avrà firmato con i sindacati; all’atto pratico devono essere i sindacati a spegarvi perché voi siete stati licenziati ed alcuni vostri colleghi lavorano ancora con le stesse mansioni.

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      2. D Elia Giovanni

        Ma posso fare ricorso se loro nn mi danno alcuna spiegazione??ce gente che ha appena 6 mesi di servizio a fronte di noi con 5anni

        Replica
        1. Pier Paolo

          Può fare ricorso ma dovrà rivolgersi ad un avvocato che, prima chiederà spiegazioni per via legale, e secondariamente potrà presentare ricorso in tribunale.

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  173. riccardo

    Salve mi chiamo Riccardo nel 2008 ho lavorato con una ditta e sono stato liquidato successivamente ho fatto richiesta di disoccupazione dopo di che ho lavorato con manpower e in pratica in un anno si sono formati 3 redditi? IRPEF nella prima busta e citata nella seconda non ho potuto verificare in quanto non la trovo sicuramente non ho fatto la dichiarazione dei redditi e l’agenzia delle entrate mi ha mandato una raccomandata con una mora sulla’IRPEF! Ma mi chiedo se sono dipendente come faccio ad essere un evasore? E se cosi fosse ho provveduto a mandare una mail a manpower dicendo di verificare che mi sia stato consegnato! Ma se non me lo hanno consegnato posso fare ricorso?

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    1. Pier Paolo

      Riccardo tu parli di busta, ma cosa intendi? Tu avresti dovuto ricevere il CUD alla fine dell’anno e Manpower dovrebbe avere la prova che te lo ha consegnato. Se non l’hanno consegnato ne a te ne all’agenzia delle entrate puoi fare ricorso.

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  174. Franca

    Salve mi chiamo Franca vorrei esporre il mio problema .l’ anno scorso ad aprile sono rimasta in mutua circa un mese per un ernia al disco ,al ritorno al lavoro (premetto che lavoro in off meccanica) il direttore mi ha fatto firmare un foglio che diceva che per una settimana avrei fatto cigs a rotazione, da quel fine maggio 2012 a tuttora sono in cigs senza rotazione .Ho anche saputo che su il mio posto di lavoro hanno messo un altro operaio, dopo che a me hanno detto che c e della crisi io mi sento discriminata dopo 35 anni che lavoro in questa ditta, mi hanno anche detto che ormai il mio posto non c’e più è del ‘altro operaio.Vorrei sapere cosa posso fare. Cordiali saluti

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    1. Pier Paolo

      Credo, anche se hai aspettato troppo, che tu ti possa rivolgere all’ufficio legale di un sindacato ( io suggerisco sempre il patronato INCA della CGIL) o ad un avvocato di fiducia. Solo con l’intervento di un legale potrai sperare di opporti al minacciato licenziamento.

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      1. Franca

        Come da lei consigliato mi sono rivolta al patronato la ditta mi sta proponendo un incentivo io le volevo chiedere quanti soldi posso domandare?

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      2. Franca

        Buona serata dott.pier Paolo, le ho scritto perché sono stata chiamata dal mio sindacato L’azienda ha proposto un incentivo di 10.000 euro netti di uscita volontaria + 4000euro per i14mesi di cigs che ho fatto senza rotazione e danni morali non capisco che conteggio anno fatto ( l impiegata mi ha detto che mi anno retribuito 1settimana al mese ) poi avrò 2mesi e mezzo di preavviso 3500euro totale 17500 po’ considerando che altre 4persone accettano l incentivo il sindacato mi ha detto che mi spetta i3anni di mobilita, (lavoro in ditta da 32 anni e sono di 5 livello)le chiedo se può essere una somma fattibile Mi rivolgo alla discriminazione e al danno morale subito quantificato in 4000 euro (stipendio di 1400 )mi sembra un po’ irrisoria l offerta le chiedo ho la possibilità di denunciarla per poter avere di più o mi conviene accettare . la ringrazio della sua disponibilità Franca

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        1. Pier Paolo

          L’incentivazione all’esodo si può sempre negoziare, poiché è una trattativa tra privati e non è normata dalla legge; il punto, come ho spesso suggerito nelle mie risposte, è quello di valutare quale sarebbe la propria situazione economica dopo l’accordo e se la situazione aziendale è tale che potrebbe ricorrere ai licenziamenti collettivi o individuali per motivi economici. Non mi dice la sua età, ma presuppongo che possa andare in pensione solo con la modalità di vecchiaia. Le bastano quei 17.500 euro, oltre all’indennità di mobilità?

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  175. giuseppe

    buona sera dott. pier paolo sono Giuseppe le ho gia scritto ma la situazione si evolve di continuo e vorrei un suo parere sull amia situazione le spiego:la mia azienda mi ha sospeso senza motivo e senza che io abbi firmato nulla per circa 6 mesi durante i quali dopo vari tentativi (sindacati c.g.i.l. uff. prov del lavoro) ho dovuto intraprendere le vie legali e solo dopo l’udienza (ex art.700) loro hanno accettato di reintegrarmi ma prima che mi sospendessero mi avevano modificato l’orario di lavoro (come da buste paga di gennaio e febbraio) da 20 a 30 ore settimanali ma loro a parere mio per ritorsione mi hanno si reintegrato ma a 20 ore e per questo sto reintraprendendo le vie legali per farmi riconoscere le 30 ore (che comunque gia svolgevo da 3 anni ma l’eccedenza non era nel contratto ma veniva pagata come orario supplementare) ma nell’immediato la mia paura e che visto che il prossimo mese verra bandita la nuova gara per l’appalto dove io lavoro (tribunale settore pulizie) l’azienda che subentra non so se sia tenuta ad assumermi a 30 o a 20 ore o se il giudice (sempre che mi dia ragione) abbia il potere di obbligare la nuova azienda (qualora non volesse) a farmi il contratto a 30 ore,il mio legale mi dice che quando sarà il momento dovremo parlare con la nuova azienda e capire le intenzioni ma non e stato esaustivo nel dirmi quale diritti avrei mi scusi se mi sono dilungato in attesa cortesi saluti.

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    1. Pier Paolo

      Ritengo che il suo avvocato abbia ragione, nel senso che la nuova azienda potrebbe decidere il monte ore in funzione delle proprie esigenze e non sulla sentenza del giudice, che riguarda la precedente ditta.

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  176. Veronica

    Salve,le scrivo per esporle che appena assunta e avendo solo lavorato per 51 giorni mi sono licenziata verbalmente dal mio datore di lavoro.Adesso gentilmente vorrei sapere dove devo recarmi per comunicare che il mio rapporto di lavoro è cessato.La ringrazio e resto in attesa di un suo riscontro.

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    1. Pier Paolo

      Chiariamo la terminologia pena fare confusione. Lei non si può essere licenziata; lei può aver dato delle dimissioni volontarie o per giusta causa. Nel primo caso non eve fare niente e non potrà chiedere l’indennità di disoccupazione (oggi Aspi) nel secondo caso lei dovrà formalizzare le dimissioni per iscritto chiedendone contemporaneamente la convalida alla magistratura del lavoro. Legga l’articolo di cui le fornisco il collegamento

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  177. Vincenzo

    Salve.

    Mi chiamo Vincenzo e vorrei esporre il mio problema.

    Lavoro in un azienda di consulenza IT, che per privacy chiamo X, con un contratto a tempo indeterminato. Attualmente, sto lavorando per un cliente condiviso con una seconda azienda, che chiamo Y per gli stessi motivi di cui sopra. Per non portarla per le lunghe, l’azienda Y mi ha offerto un contratto a TI con un compenso maggiore rispetto a quello attuale. Le due aziende non hanno alcun patto di non concorrenza, ma nel momento in cui ho presentato le dimissioni, il capo mi ha “minacciato” di ricorrere ad azioni legali se dovessi passare presso l’azienda Y facendomi annullare il contratto che dovrei andare a stipulare.

    Fatta la premessa, chiederle se il comportamento adottato dall’azienda è corretto e se si dovesse presentare questa evenienza potrei restare senza lavoro in quanto annullato dall’azione legale.

    La cosa che mi turba è la presenza del progetto condiviso che magari può generare problemi.

    La ringrazio in anticipo per il supporto

    Saluti
    Vincenzo

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    1. Pier Paolo

      Concorrono due elementi. Il primo, facilmente controllabile, riguarda il contratto che avevi con la ditta X; sei sicuro che non contenga delle clausole aggiuntive tra cui quella relativa al così detto patto di non concorrenza, poichè in questo caso avresti sicuramente problemi nel passare alla ditta Y.
      Il secondo elemento riguarda invece il rapporto che esiste tra ditta X e ditta Y nel condurre una consulenza condivisa sullo stesso cliente. Quali accordi, ammesso che ce ne siano, hanno preso sul personale che lavora al progetto? A questo punto solo la ditta Y dovrebbe rassicurarti, nello stesso loro interesse, che non esistono clausole che impediscano il passaggio di personale da una ditta all’altra.
      La minaccia dell’attuale datore di lavoro mi sembra comunque non reale; potrebbe, laddove ci fossero clausole di non concorrenza, chiedere dei danni, ma non credo che sia possibile un’azione legale per annullare il nuovo contratto.

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      1. Vincenzo

        Innanzitutto la ringrazio di cuore per la risposta celere, visto il mio stato d’ansia.
        Il contratto in essere con l’azienda X è di apprendistato, confermato poi da 1,5 anni a TI.
        Non credo siano presenti vincoli di questo genere in quanto anche alcuni miei colleghi hanno effettuato questo passaggio, subendo delle minacce come le mie, che sono restate tali.

        A questo punto la mia domanda è: Nel caso in cui dovesse esistere una qualche condizione scritta nel contratto tra l’azienda X e Y per il progetto attuale e dovesse partire l’azione legale “promessa”. Cosa potrebbe succedere alla mia persona? Potrei restare senza lavoro? Oppure il contenzioso resta tra le due aziende?

        La ringrazio ancora per la disponibilità.

        Cordiali Saluti

        Vincenzo

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        1. Pier Paolo

          Il contenzioso dovrebbe rimanere tra le due aziende; molto importante, dal punto di vista legale, il fatto che ci siano stati precedenti senza alcuna conseguenza. Se il tuo datore di lavoro intendesse, nel tuo caso, ostacolarti realmente, potrai invocare la discriminazione, aspetto che fa sempre una certa presa sulla magistratura.

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  178. Achille

    Salve. Mi chiamo Achille e vorrei esporle il mio problema! Nel 2009 l’azienda per cui lavoro è finita sotto amministrazione giudiziaria! Ci amministra un’avvocato che non fa altro che fregarsene dei dipendenti! I stipendi ritardano sempre e le 13 e 14 mensilità li divide in 5 rate anche senza il nostro consenso e comincia a dare le rate dal mese corrente! Per esempio la 14 spetta entro luglio, lui inizia a pagare da agosto gino a dicembre-gennaio! Quando chiediamo il perchè ci viene risposto che non abbiamo soldi! Mentre la nostra azienda di soldi ne produce e pure abbastanza! Volevo chiedere: è possibile fare istanza fallimentare della società? Così facendo cambierebbero il liquidatore! Grazie

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    1. Pier Paolo

      Non è il mio campo di competenza ma mi risulta che l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento, mediante deposito della relativa istanza, spetta solo a determinate categorie di soggetti tassativamente previsti dalla legge:

      il debitore medesimo che chiede il proprio fallimento;
      i creditori di un soggetto insolvente;
      il pubblico ministero.

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  179. Fabrizio

    Gentile Avv. Pier Paolo,
    lavoro presso una multinazionale farmaceutica che ha avviato la procedura di mobilita per 32 persone, è stato comunicato l’esubero di una persona anche nel mio uffiocio . Se l’azienda dovesse concordare un pacchetto economico con l’RSU aziendale e quindi trovare un’accordo sulle modalità d’uscita valgono ancora i criteri di legge (anzianità, carichi familiari)?
    La ringrazio anticipatamernte

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  180. giovanni

    salve! ho bisogno di un suo consiglio il mio dattore di lavoro mi ha fatto firmare un verbale di accordo che non mi la fatto legere mi ha spiegato in 2 parole che sta facendo una fusione con un altra societa!ho il contratto a 4 ore ma lavoro doppio,dopo 2 messi che l’o firmato mi ha datto una copia in qui e scritto che tutto che ho maturato pasa in carico alla nuova societa e che rinuncio a ogni pretesa nei confronti di vecchia societa!in modo verbale mi ha detto che mi da tutto per quanto lavoro ma visto che mi ha fatto firmare il verbale se cambia ideea potrrei fare qualqosa?grazie

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    1. Pier Paolo

      Non so che cosa hai firmato e dalle poche parole che scrivi non posso capire quali rischi corri; certamente hai commesso un errore, firmando un accordo di cui non conosci i termini. Prendi una copia del verbale e portala ad un sindacato. Ti consiglio di rivolgerti ad un patronato INCA. Troverai gli indirizzi più vicini al luogo dove lavori su questo collegamento internet

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  181. Francesco

    Dott. Pier Paolo buonasera ho bisogno di un suo consiglio, nel mese di Marzo 2013 ho dato le dimissioni nell’azienda in cui ho lavorato per 10 anni perchè mi si era stata presentata un offerta di lavoro sempre nello stesso campo ma in un azienda nuova,dinamica, e sopratutto in un contesto giovanile. Ho fatto un primo colloquio, mi hanno convocato per il secondo per stabilire le condizioni e l’inquadramento, mi hanno chiesto come ero inquadrato nell’azienda attuale e con quali mansioni dopo aver spiegato che oltre ad avere un contratto indeterminato ,la vettura aziendale,il rimborso spese, e la retribuzione, loro mi confermano di volermi inquadrare nello stesso modo con qualche euro in più ma niente di cosi stravolgente. Quindi do le dimissioni alla vecchia azienda, vado a lavorare con la nuova hanno rispettato il contratto indeterminato, il rimborso, ma alla vettura ho trovato una sorpresa, mi spiego, la vettura era anche ad uso privato tanto è vero che all’inizio mi diedero una vettura per la famiglia visto che ho espresso l’esigenza, dopo averla ottenuta l’azienda mi cambia le carte e mi dice che la vettura la devo usare solo negli orari di lavoro quindi non più a casa. Dopo questo gesto quest’azienda mi ha fortemente deluso e ingannato ma ora non posso tornare indietro devo affrontare il problema. Faccio una premessa che la vettura non viene specificata sul contratto di lavoro, ma il mio titolare prima che andassi a lavorare per loro mi mandò un e-mail con la condizioni retributive e sotto lui scrive (VETTURA-TELEFONO-COMPUTER) come mi devo comportare?
    Distintamente

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    1. Pier Paolo

      Sono situazioni antipatiche, ma derivano, quasi sempre, dalla poca chiarezza nei rapporti contrattuali da parte delle aziende e dall’eccesso di fiducia dei dipendenti nel firmare contratti che non riportano tutto quanto concordato in fase precontrattuale. Le auto aziendali possono essere ad uso promiscuo(cioé per motivi di lavoro e per uso personale) o solamente per uso aziendale. Questo doveva essere chiarito nella lettera d’impegno e successivamente nel contratto; se la mail non chiarisce questo aspetto l’azienda potrebbe sostenere che intendeva solo l’uso aziendale. E’ ovvio che c’è della malafede, e a lei non rimane che tentare la via amichevole, altrimenti dovrebbe entrare in conflitto con la nuova azienda.

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  182. Anonimo

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    spero possa aiutarmi.Lavoro in nero dal Dicembre del 2011 presso un’azienda di vigilanza/portierato che ha in gestione la turnazione che si svolge alla reception di una clinica privata.Cioè il lavoro consiste in una sorta di centralino/guardia all’interno della clinica ma non sono un dipendente diretto della clinica.Avrei intenzione di andare via e chiedere il TFR, 13°a, ferie che tra l’altro non ho mai avuto, in realtà non so neanche a cosa avrei diritto.Il problema è che essendo 21 mesi di sicuro non mi spetterebbe chissà quale cifra e non so neanche come calcolarla anche perchè io lavoro ad ore.In pratica lavoro tutte le domeniche e i festivi e poi a seconda delle esigenze mi chiamano per fare delle notti o altri turni,quindi alla fine del mese a seconda del monte ore che ho accumulato si moltiplica per l’affascinante tariffa di 4,5€ l’ora.Non so neanche se le ore fatte nei giorni festivi o negli orari notturni che rappresentano la quasi totalità del lavoro svolto andrebbero considerate con una tariffa maggiorata o meno.Insomma brancolo nel buio..so che se andassi in un CAF o da un commercialista potrei farmi fare un calcolo più dettagliato visto che ho tutti i turni segnati dall’inizio alla fine,ma dovrei affrontare una spesa senza sapere a cosa vado incontro e cosa me ne può tornare dietro.La mia intenzione era quella di fare prima un calcolo di quanto mi spetterebbe da sottoporre al datore di lavoro..e nel caso non ne voglia sapere nulla ricorrere eventualmente ad un avvocato anche se non so se la spesa poi valga l’impresa..
    Un’ulteriore domanda..se venisse un controllo delle forze dell’ordine mentre sto lavorando in cosa incorrerebbero l’azienda e la clinica che sono 2 soggetti diversi?E io andrei in contro a qualcosa in generale e anche in merito alla richiesta di cui sopra?Chiedo scusa per tutte queste domande e La ringrazio in anticipo per le risposte che vorrà e potrà darmi
    Distinti saluti

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    1. Pier Paolo

      Per il calcolo delle sue eventuali spettanze può rivolgersi ad un patronato che può fargliele gratuitamente o per pochi euro (Acli o GCIL); cosa diversa è pretenderne il pagamento dal datore di lavoro, nell’ipotesi che lei voglia interrompere il rapporto, poichè lavorando in nero lei non ha in mano alcun documento che la possa proteggere. Anche un avvocato ha bisogno di documenti e/o testimoni per poter intentare causa all’azienda.

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  183. concetta

    da luglio che lavoro in un hotel cesenatico e il datore di ancora non ma fatto il contratto cosa devo fare Ore avere i miei diritti
    datemi consiglio grz distinti saluti sabini concetta

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    1. Pier Paolo

      Lei deve chiedere di firmare un contratto o minacciare il datore di lavoro di recarsi a denunciare la situazione presso la Direzione Territoriale del lavoro della sua provincia.

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  184. giuseppe

    buona sera sig. Pier Paolo vorrei sapere visto che sono tornato al lavoro (part time 50 per cento) dal 25 luglio se per quei 5 giorni lavorativi che ho fatto in quel mese mi spettano gli assegni familiari in proporzione o per l’intero mese grazie.

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  185. tortaallemele

    La ringrazio per la cortese ed esaustiva risposta. Mi scuso, non mi ero accorta del post doppio :(

    L’azienda non ha sindacato interno purtroppo, la maggior parte sono extracomunitari che vengono terrorizzati. Gli italiani saranno forse una trentina su 200, comunque ultimamente anche gli extracomunitari hanno iniziato a fare domande.
    Il sindacato è la Filcams di Milano. Per 13° e 14° anche noi gli abbiamo detto che sono stati due provvedimenti NON a fini di bilancio, l’azienda VA BENE, ma solo per contenere costi futuri, così come l’eliminazione dei buoni pasto e del costo delle divise a carico dell’azienda, ma ci hanno risposto che ormai erano cose fatte… non capisco allora a cosa serva un sindacato…

    Molti di noi hanno l’indicazione dei buoni pasto e delle divise anche sul contratto.
    Molti di noi che ricevevano i buoni pasto (sia che fossero sul contratto o meno) li vedevano in busta paga.

    L’idea era appunto iscriverci ad un sindacato ma con queste premesse molti si sono tirati indietro :( In sostanza hanno dato l’impressione che gli interessassero solo le iscrizioni e non i reali problemi (ce ne sono molti altri che le ho risparmiato qui…). Siamo delusi e demoralizzati e non sappiamo come comportarci. Sabato un collega ha appuntamento con altro sindacato per avere ulteriore parere.

    Lei è stato davvero gentile, grazie.

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    1. Pier Paolo

      Mi scusi la franchezza, ma mi sembra che pecchiate d’ingenuità o ci sono elementi del caso che non ho capito.E’ già grave che un sindacato affermi di non poter fare nulla quando un’azienda toglie, in maniera unilaterle, dei benefit ai dipendenti, previsti nel contratto di lavoro, ma è incredibile che non intervenga se lo stesso datore di lavoro si permette di dialzionare il pagamento della 13° e 14° solo per contenere costi futuri.
      Avete pensato di avere, come gruppo, una consulenza da un legale e dividervi i costi? Nel caso decidiate, posso suggerirvi il nominativo di uno studio di Milano.

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  186. tortaallemele

    Buongiorno Sig. Pier Paolo,
    lavoro presso una società multiservizi con contratto a tempo indeterminato dal 2007 (dal 2006 con un precedente determinato poi trasformato). Il mio ruolo è receptionist. L’azienda fornisce servizi di pulizie ma anche di steward per le sale nelle sedi dei clienti, portierato, sanificazione degli ambienti. Siamo circa 200 dipendenti, la maggior parte dei quali extracomunitari.

    A dicembre 2012 ci è stata inviata una lettera dall’azienda via mail dove ci veniva comunicato che la 13° maturata e i primi sei ratei della 14° ci sarebbero stati pagati diluti nelle buste paga da gennaio 2013 in poi e che i sei ratei rimanenti della 14° sarebbero stati erogati a giugno 2013.
    Ad aprile 2013 è arrivata una mail con allegata una lettera postdatata al 2 maggio in cui venivano tolti tutti buoni pasto a chi li riceveva (da 5.20 euro).
    Ci siamo mossi e abbiamo preso appuntamento con un sindacalista della CGIL che ci ha consigliato di provare prima un colloquio con l’azienda.
    Negli stessi giorni siamo stati informati a voce che l’azienda non avrebbe più fornito le divise sul lavoro e che sarebbero state a carico nostro (molti di noi hanno questa clausola nel contratto in cui viene indicato espressamente che le divise le fornisce l’azienda e nel regolamento aziendale che ci è stato distribuito è scritto chiaramente che vanno indossate pena contestazione).
    Il 27 giugno 2013 è arrivata altra lettera dove venivamo informati che i 6 ratei mancanti della 14° sarebbero stati diluiti in 4 rate (31/7-31/8-30/9-31/10) e non come diceva la lettera precedente.
    Abbiamo mandato una raccomandata firmata da circa 25 dipendenti come rappresentativa per chiedere un incontro all’amministratore delegato che ha accettato. Noi chiedevamo il reintegro almeno dei buoni pasto (sono 120 euro al mese per 12 mesi, 1440 euro all’anno in meno a famiglia!) e spiegargli che, sebbene avessimo accettato la dilazione della 13° e 14°, la gente conta sui ‘mucchietti’ di soldi che dovrebbero essere pagati 2 volte l’anno insieme. Non sto qui a riportarle la quantità di fesserie che ha detto, non ci ha chiaramente reso i ticket che ha detto essere benefit che l’azienda dà e toglie come e quando vuole, ma ha ridotto da 4 a 2 la dilazione dei 6 ratei rimanenti…

    A seguito di questo incontro, siamo tornati dal sindacato, chiedendo maggiori delucidazioni. Il sindacato ci ha sorpreso dicendoci che purtroppo anche se inseriti sui contratti, i benefit possono essere eliminati anche se fanno parte della busta paga (i bonus infatti nel nostro caso erano inseriti nelle buste).
    Quindi ci domandiamo: perché faticare tanto in sede di contratto per ottenere qualcosa in più se poi l’azienda può toglierli? E perché noi siamo costretti a rispettare alla lettera ciò che è scritto sul contratto mentre l’azienda no?
    Il sindacato ci ha chiaramente detto che proverà a fare qualcosa ma che probabilmente non otterremo niente ma che è utile sindacalizzare l’azienda per evitare ‘cose’ future. Quali cose? Se comunque l’azienda può togliere e mettere come vuole dai contratti firmati???
    Ci hanno dato l’idea che gli interessasse solo il numero dei dipendenti e la quantità di iscrizioni……..

    Scusi per la lunghezza e lo sfogo :(
    Grazie

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    1. Pier Paolo

      Ho cestinato uno dei due commenti giunti sull’argomento poiché erano uguali. La risposta del sindacto che bonus e benefit si possano togliere a discrezione dell’azienda è vera solo se non sono previsti dai contratti nazionali o non siano ben specificati sul contratto di assunzione (vedi esempio delle divise di lavoro). Mi sembra poi strano che il sindacato non intervenga sul differimento del pagamento della 13° e 14°; se l’azienda ha difficoltà economiche, è apprezzabile che metta in atto provvedimenti senza licenziare il personale, ma questo dovrebbe far parte di accordi sindacali. Voi vi siete rivolti ai sindacalisti interni o a quelli provinciali? Se voi avete consultato i sindacati interni, vi suggerirei di contattare i sindacati provinciali;vi faccio presente che in certe situazioni di mercato e in certe azienda sarebbe meglio avere una efficiente rappresentanza sindacale.

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  187. simone

    come contratto di lavoro abbiamo quello dei grafici il mio livello è B2 sulla busta paga ma non rapportarlo alla nostra scala gerarchica di responsabilità, per il livello B2 la mia retribuzione è corretta ma questo punto come posso fare a capire se il mio livello è adeguato alle responsabilità che ho?
    grazie,
    saluti

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    1. Pier Paolo

      Problema difficile se l’azienda non ti ha messo per iscritto quale sono le tue mansioni. La valutazione se l’inquadramento è quello corretto è un lavoro per esperti: si basa sul confronto tra il mansionario del dipendente in oggetto e le declaratorie dei contratti nazionali; senza mansionario non è possibile fare tale confronto.

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      1. simone

        grazie ancora per risposta, ma il mansionario posso chiederlo? è dovere dell’azienda dirmi quali sono le mie mansioni?

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        1. Pier Paolo

          Simone il mansionario dovrebbe essere dato a tutti i dipendenti, ma, purtroppo, molte aziende lo ignorano; tu puoi benissimo chiederlo e comunque se non in forma scritta i tuoi capi, almeno verbalmente, dovrebbero spiegartelo. Nell’ipotesi che tu, prima di entrare in contestazione con l’azienda, voglia personalmente renderti conto delle tue mansioni e del tuo inquadramento, potrei inviarti dei documenti, attraverso la cui compilazione sarebbe possibile risalire alle tue mansioni. Ovviamente ciò ha un costo seppure minimo (vedi la pagina Consulenza on line) e comunque ci dovremmo risentire verso la fine di agosto.

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  188. simone

    Salve, sono un lavoratore dipendente nella mia azienda da organigramma la gerarchia è suddivisa in ordine di responsabilità in RCS (responsabile di commessa senior) RC (responsabile di commessa) e OP (operatore), io sono un RC ma guadagno meno di tutti i miei colleghi con il mio stesso livello ma anche di alcuni colleghi operatori, ho già chiesto un aumento ma non è servito, vorrei sapere come far valere questo mio diritto (se è un mio diritto).
    Grazie.
    Saluti

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    1. Pier Paolo

      Non conoscendo il CCNL a cui fa riferimento, posso solo dirle che, se la sua retribuzione rispetta i minimi contrattuali, l’azienda può a suo giudizio, riconoscere dei superminimi tali per cui la retribuzione di un livello inferiore potrebbe essere più elevata di quella di un livello superiore. E’ per contro suo diritto pretendere un adeguamento retributivo nel caso non vengano rispettati i minimi retributivi, previsti per il suo inquadramento come RC.

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  189. francesco

    buon giorno signor pier paolo sono un lavoratore che ha firmato 1 anno fa (dopo tre anni di lavoro presso la stessa azienda) un contratto part time da 20 ore settimanali a dicembre 2012 dopo mie insistenze perchè facevo molto straordinario il mio contratto e stato modificato al 75 per cento anche se non ho firmato nulla a febbraio l’azienda mi ha sospeso asserendo problemi economici oggi dopo varie vicessitudini mi ha reintegrato ma sorpresa mi dicono che devo fare 20 ore settimanali! vorrei sapere visto che ho una busta paga (dicembre 2012 ) che certifica che sono passato al 75 per cento se l’azienda puo fare ciò (ripassarmi al 50) ho sto subendo una ritorsione e se comunque posso fare valere secondo me diritti gia acquisiti. saluti.

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    1. Pier Paolo

      Non si tratta di diritti acquisiti, su cui la ditta potrebbe trovare delle spiegazioni, ma del princpio che i contratti non possono essere modificati unilateralmente. Il problema che tu non hai firmato un nuovo contratto, ma hai in mano solo un cedolino stipendio dimostrativo di una retribuzione più alta, e ciò potrebbe non essere sufficiente. Prova a chiedere ufficialmente, tramite raccomandata, il reintegro con contratto al 75% e in caso di rifiuto dovrai prendere in considerazione di rivolgerti ad un legale.

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  190. irene

    Buona sera , sono una cassiera di supermercato, volevo sapere se e quanto è legale farmi stare seduta per tutte le ore di lavoro con solo i 20 minuti di pausa? io lavoro 6.40, ma è successo che mi hanno fatto stare seduta dalle 8 del mattino fino alle 16.30., con solo i 20 minuti di pausa che mi hanno fatto fare dopo le 9. quindi neanche la pausa per il pranzo, o un semplice panino.
    e ancora: è legale spezzare il turno di lavoro facendo fare magari 11 ore solo in un giorno, e poi per non farmi fare straordinari me le fanno recuperare i giorni successivi?
    e infine se a parte i 20 minuti di pausa ho necessità di andare in bagno, è un mio diritto? o si possono rifiutare??? perchè purtroppo mi succede spesso che chiamo per andare in bagno e sembra che mi facciano un favore.
    io non so nulla di quali siano i miei diritti, ma a volte è dura restare fermi nella stessa posizione per ore e ore, senza mai muoversi, io poi che ho anche problemi di schiena, risento molto della posizione sempre seduta; nei corsi che ci fanno fare sulla 626 ci dicono spesso che almeno ogni 4 ore bisognerebbe alzarsi e fare un’altra cosa. ma allora se è vero che esiste una legge del genere, come posso fare per farla capire anche nel supermercato dove lavoro?
    Grazie per l’attenzione.
    cordiali saluti

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    1. Pier Paolo

      Irene , visto che tu ritieni di non conoscere i tuoi diritti ti seganlo un documento sulleLinee guide per gli addetti alle casse dei supermercati. Il problema degli orari di lavoro e delle pause è molto sentito e infatti ha costituito elemento conflittualr anche presso il Carrefour.
      Certamente non possono farti lavorare dalle 8 alle 16.30. E’ indispensabile consultare il regolamento interno e se l’azienda non lo rispetta diventa necessario segnalarlo o al sindacato interno o a quello provinciale.

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  191. Nadia

    Salve signor Pier Paolo, una cooperativa mi ha offerto un lavoro 7 giorni su 7 dalle 21 alle 11 del mattino, come badante, con regolare contratto (a detta loro) per 750 euro mensili. Volevo sapere se è una cosa legale.
    Ringraziandola anticipatamente, porgo i miei saluti.
    Nadia Popescu

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    1. Pier Paolo

      Lei deve farsi chiarire cosa dovrebbe fare in quell’intervallo di tempo se ad esempio assistenza persone non autosufficienti e se sono ricomprese attività connesse alla preparazione del cibo e alla pulizia della casa. ecc. Mi sembra comunque che le condizioni contrattuali proposte non rispettino diversi articoli del contratto nazionale del lavoro come ART.12 ART.14 ART.15 ART.16 ART.17
      Ci deve essere il riposo settimanale di 36 ore. Clicchi sul link e troverà la stesura completa del nuovo Contratto di lavoro

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      1. Nadia

        Grazie, è stato molto gentile.. Comunque le mie mansioni sarebbero state quelle di fare compagnia ad una signora anziana autosufficiente e preparale la colazione.
        Saluti

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  192. francesco

    signor Pier Paolo vorrei sapere se un azienda non versa ne stipendio ne contributi se al lavoratore spettano comunque gli assegni familiari e se si a chi mi devo rivolgere?

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    1. Pier Paolo

      Non capisco la domanda sugli assegni famigliari; se un’azienda non versa ne stipendio ne contributi, dovete rivolgervi immediatamente ai sindacati di categoria o, meglio ancora, ad un legale per tentare il recupero delle somme dovute.

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  193. francesco

    salve signor Pier Paolo io ho fatto una vertenza nei confronti dell’azienda in cui lavoravo ma adesso a una settimana dall’udienza mi fanno sapere tramite il loro legale che vogliono giungere ad un accordo senza arrivare all’udienza,vorrei sapere se nel caso io accettassi la loro proposta per avere effetto legale e non avere fregature in futuro basta un accordo siglato fra i legali o deve essere sancito davanti ad un giudice o funzionario dell ufficio provinciale del lavoro?

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  194. marcello

    Lavoro come operaio nel settore gomma plastica e vorrei sapere nel caso non mi presentassi al lavoro ,senza giustificare il motivo e venissi licenziato pe giusta causa. Avrei diritto secondo la legge Fornero ad un risarcimento in denaro (lavoro da circa 7 anni )?

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  195. fabrizio

    buona sera signor Pier Paolo le scrivo perchè vorrei sapere se un azienda (settore pulizie) con più di 35 operai può tenere sospesi (senza retribuzione,ne contributi versati) senza che nessuno ne avesse fatto richiesta 4 operai da ben 6 mesi asserendo un calo della commessa ed aspettando (visto che sono in scadenza di appalto a dicembre) che subentri la nuova ditta scaricandoci in questultima in attesa cortesi saluti.

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  196. simona

    Buona sera,
    mi chiamo Simona, ho un contratto del commercio a tempo identerminato.
    Sto cercando lavoro in un altra città e i miei datori di lavoro lo immaginano perchè sanno che ho un compagno che abita in un’altra regione.
    Finalmente dopo mesi di ricerca ho trovato qualcosa e mi hanno chiesto di fare 2 giorni di prova.
    Come posso fare?
    Il mio datore di lavoro non mi da ferie e se le chiedo mi dice si e 2 giorni prima mi dice che non puo’ piu’ darmele per esigenza aziendale.
    Esiste una legge o qualcosa di simile che imponga il datore di lavoro a farmi fare questi due giorni di prova?
    Grazie
    Simona

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    1. Pier Paolo

      No, poichè il problema va rovesciato. Il nuovo datore di lavoro deve farti una lettera d’impegno ad assumerti, in cui specificherà che il contratto prevede 2 giorni di prova; tu con la lettera d’impegno del nuovo datore di lavoro potrai rassegnare le dimissioni dall’attuale datore di lavoro. Quando i contratti prevedono un periodo di prova c’è sempre una dose di rischio, ma è la regola. Il vecchio datore di lavoro non può però rifiutarsi di darti alcuni giorni di ferie in un periodo scelto da te. Fagli la richiesta per iscritto.

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  197. sara

    salve vorrei un info..sono una parrucchiera che lavoro come dipendente presso salone da 6 anni con contratto part time orizzontale 3 livello e la mia datrice di lavoro mi da sempre e solo due max tre settimane di ferie ad agosto durante tutto l anno non retribuite, è normale? inoltre è prevista la quattordicesima per il mio contratto?la ringrazio

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  198. Anna Pertegato

    Egregio sig. PierPaolo,
    vorrei delucidazioni sulle modalità di messa in mobilità di personale di un’azienda con 40 dipendenti(rappresentanti, commesse, magazzinieri e impiegate). Premetto che stiamo già facendo una cassa integrazione più o meno a rotazione del personale, qualcuno (parenti, rappresentanti e nelle grazie del titolare) l’ha schivata gli altri ci siamo fatti 2 o 3 settimane da febbraio ad ora… Il mio sindacato mi ha comunicato telefonicamente oggi che il titolare dopo una riunione con le 3 sigle sindacali ha detto che c’è un esubero di personale e vuole licenziare e mettere in mobilità 2 amministrativi e 4 commessi. Siamo un’azienda di commercio all’ingrosso di abbigliamento. Ora:
    – Può lui scegliere chi licenziare a suo piacimento o deve seguire un iter prestabilito dalla legge?
    – è il classico “padrone di bottega” con mentalità vecchia il quale pensa che tutto gli sia permesso…
    – chi ha più e chi ha meno diritti per non essere messo in mobilità?
    Grazie dell’attenzione.
    Cordiali saluti
    Anna

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    1. Pier Paolo

      Il tuo datore di lavoro (avendo più di 40 dipendenti), dovrà concordare con i sindacati i criteri per sciegliere i lavoratori da porre in mobiltà; potrebbe non raggiungere alcun accordo sindacale ma in questo caso dovrà seguire i criteri stabiliti per legge: anzianità di servizio, carichi familgliari e ragioni tecnico organizzative. Laddove il datore di lavoro non volesse seguire questi criteri, il singolo dipendente che si vedesse discriminato potrà impugnare il licenziamento e la messa in mobilità.

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  199. gianlucagrosso

    Buongiorno mi chiamo Gianluca,
    lavoro in un’azienda da 9 anni..e dalle voci che girano…forse vogliono chiudere il reparto di cui sono responsabile (io + 3 operai). Vorrei sapere se l’azienda, vista la chiusura del Reparto potrebbe licenziare il sottoscritto e i 3 operai oppure se è tenuta a sistemare tutte e 4 le persone in un altro settore dell’azienda stessa. In caso di licenziamento…questo è fattibile o si può andare per vie legall? La ringrazio per la gentile disponibilità.

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    1. Pier Paolo

      Gianluca, premetto che fa un’importante differenza se la tua ditta ha più o meno di 15 dipendenti; in entrambi i casi il datore di lavoro dovrebbe, prima di licenziare, tentare di riallocare i dipendenti, ma se ha meno di 15 dipendenti le regole sono più permissive. Visto ce si parla di solo 4 persone, se la ditta ha più di 15 dipendenti dovrà procedere con dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo e seguire la procedura in atto dopo la riforma Fornero. Se i licenziamenti non rispettano alcuni paametri possono essere impugnati, ovviamente attraverso un legale. Il sito non arà operativo per circa 15 giorni; se alla riapertura sarai interessato, potremmo fornirti una consulenza on line alle condizioni spiegate nell’apposita pagina.

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  200. claudia

    Salve Pier Paolo avrei bisogno anch’io se possibile di una risposta: ho 42 anni e sono una dipendente pubblica. Il 20 marzo sono andata al pronto soccorso in quanto ho avuto un infortunio sul lavoro. Li mi hanno fatto fare un visita ortopedica dalla quale è emerso che avevo rotto l’estensore del 4° dito della mano dominante nel mio caso la sinistra visto che sono mancina. Mi hanno operata il 22 marzo e mi hanno fatto una tenodesi del 4° sul 3°: in pratica non ho più il tendine del 4° dito e mi hanno “attaccato” il tendine sia dalla parte del polso che da quella del 4° dito sul tendine del 3° dito lasciandomi una cicatrice di circa 5cm. Ho portato il gesso per 40gg ed ora sto facendo la riabilitazione. Dopo vari prolungamenti dall’astensione dal lavoro da parte dell’inail ora l’inail mi manda in un centro specialistico per fare riabilitazione intensiva anche se mi hanno già detto che la mano non tornerà più come prima. Ad oggi il 4° e il 5° dito non si raddrizzano più il 4° è bloccato all’altezza della prima falange che non si piega più e il 3° dito non riesco d alzarlo. Sono 3 mesi che sono a casa e ne avrò ben che vada ancora per un mese. Secondo lei riuscirò ad avere dall’inail un indennizzo o una rendita mensile, e che percentuale di invalidità mi potrebbero assegnare? La ringrazio per l’attenzione prestatami.

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    1. Pier Paolo

      Non sono medico per cui non posso sapere che percentuale d’invalidità le potrebbe essere riconosciuta; tenga presente che, se i limiti non sono cambiati, si ha diritto all’indennizzo quando l’invalidità è almeno del 6%, mentre si ha diritto alla rendità, solo quando questa è almeno del 16%.

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  201. sabato

    Gentile Avvocato.
    Nel mese di ottobre 2012 ho trovato lavoro presso una società di servizi che, si occupa di guardiania presso alcune fabbriche, cantieri e locali.
    Ho lavorato prevalentemente per 12/13 ore al giorno, dalle 20 di sera alle 8 del mattino, percependo uno stipendio rateizzato di circa 900 euro.
    Le faccio presente che, ho lavorato in nero senza essere assunto, adesso, il mio ex datore di lavoro mi ha mandato via, dovrei ancora avere circa 550 euro e credo che lui non meli voglia dare.
    Nel frattempo ha cambiato denominazione societaria, cosa che poco importa, perchè non sono stato assunto nè con la vecchia e nè con la nuova.
    Vorrei chiederle, se questo “signore” non mi paga in modo benevole, che cosa posso fare?
    Oltre che denunciarlo, posso aver rivalsa sulle società dove ho prestato “servizio”? per ottenere il pagamento dato che, ho lavorato nella loro proprietà!
    Grazie e aspetto risposta in breve tempo.
    Salutissimi
    Sabato Esposito

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    1. Pier Paolo

      Escluderei che tu possa avere una rivalsa dalle società in cui hai lavorato; troppo complesso per via legale e poi non è sicuro che potresti ottenere qualche cosa. Senza alcuna documentazione in mano anche per un avvocato sarebbe difficile fare una vertenza contro il licenziamento e per ricuperare il non pagato. Vedo una remota possibilità nel tentare di forzare il tuo datore di lavoro, ammesso che tu possa produrre dei testimoni sul fatto che prestavi il servizio di guardiania; con persone disposte a testimoniare potresti minacciare di denunciare il datore di lavoro come spigato in questo Articolo

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  202. Girolamo

    sono sempre Girolamo tengo a precisare che io ho la residenza a Palermo e la ditta mi vuole fare un nuovo contratto da part-time a full-time ma nella sede di Enna.

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    1. Pier Paolo

      Prima del rimborso spese, dovrebbe verificare se la richiesta di trasferimento è giustificata o meno; le segnalo un mio articolo su questo argomento. Nel caso il trasferimento fosse giustificato, deve controllare se il suo contratto nazionale prevede o meno dei rimborsi spese.

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  203. Girolamo

    buon giorno signor Pier Paolo vorrei un informazione ,io lavoro in una ditta che fa servizio di pulizia a Palermo ma adesso vogliono trasferirmi ad Enna (130 km.) vorrei sapere se mi spetta un rimborso km. e se si in quale misura spero mi risponda presto perchè a sua volta anche io devo dare risposta e visto che dovrei sostenere delle spese non indifferenti devo fare un po di conti in attesa porgo cortesi saluti.

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  204. Mario

    Salve, vorrei porvi una questione su una cosa che non ho ancora capito… se un sindacato ed un’azienda arrivano ad un accordo, e quest’ultima nonostante ciò , in realtà, non lo rispetta MAI questo accordo, il sindacato che poteri ha? Qual è il passo successivo che deve compiere? Ovviamente loro (i sindacati) rimangono sempre a guardare alla finestra, poi dopo mesi e mesi dichiarano sciopero, l’azienda li chiama al confronto ed eliminano lo sciopero perchè l’azienda ha promesso che farà ciò che ha pattuito precedentemente…e punto e a capo!!
    L’accordo si tratta di una cosa molto importante, cioè che l’azienda entro il 20 deve esporre i turni del personale, ma ciò non avviene mai, perchè li mette sempre il 28/29 di ogni mese , non dando la possibilità alla gente di organizzarsi per il mese successivo e per chi ha leggi a suo favore (tipo permessi parentali) non sapere quando poterli prendere visto che deve dare un preavviso di 15 giorni, ma non avendo i turni, non potrà mai sapere quale giorno potrebbe avere un turno che crea dei problemi nella gestione dei figli. Può mai una persona organizzarsi senza sapere gli orari del lavoro per il giorno dopo?
    Nell’attesa di una risposta, ringrazio e porgo i miei più Distinti Saluti.

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  205. giuseppe

    salve pier paolo su suggerimento di alcuni amici vorrei fare causa al mio datore di lavoro ricorrendo all’art. 700 (mi hanno detto che ho le credenziali per richiederlo) ma vorrei sapere quanto tempo passa dal deposito dell’istanza alla prima udienza e se gia alla stessa il giudice ( ritenendolo opportuno) puo esprimere il suo giudizio o comunque necessita di altre udienze grazie anticipatamente.

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    1. Pier Paolo

      L’art. 700 si riferisce al ricorso d’urgenza a seguito di un licenziamento o trasferimento che metta e a richio la famiglia del lavoratore. Il giudice, se ritiene il ricorso valido, può solamente bloccare il licenziamento o il treasferimento, ma non si esprime sulla loro giustezza che dovrà essere valutata da altro giudice. I tempi sono molto rapidi ma dipendono da tribunale a tribunale.

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  206. fernando

    vorrei ricordare come giustamente risponde il dottor PIER PAOLO CHE QUANDO SI PRENDONO DEI PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI è SEMPRE MEGLIO FARSI ASSISTERE DAL SINDACATO E CONTESTARE I PROVVEDIMENTI CHE VENGONO DATI MA BISOGNA COMNUNQUE RISPONDERE. VORREI SOTTOLINEARE DUE COSE MOLTO IMPORTANTI: La prima mai rispondere per iscritto, e quindi prendere iniziative da soli in quanto si corre il riscchio che non solo non vengano accettate le giustificazioni ma l’azienda potrebbe conservare le giustificazioni scritte e quindi fare un utilizzo a suo favore con quelli che vengono dati successivamente. Esempio del sign mighel. La seconda dal momento che si riceve un provvedimento si hanno 5 giorni di tempo per rispondere all’azienda e quindi farsi assistere dal sindacato e infine vorrei ricordare che per motivi soggettivi disciplinari vi è la reintegra del lavoratore.

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  207. Roberto

    Salve signor Paolo
    ho avuto 1 infortunio sul lavoro dal 4 dicembre 2012 fino al 4 gennaio 2013 e vorrei sapere se devo fare un’ulteriore cud visto che gia’ l’azienda x cui lavoro me l’ha fornito x l’anno 2012..consideri che non faro’ il 730..ne ho sentiti tanti di pareri e vorrei sapere il suo gentilmente.
    Cordiali saluti

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    1. Pier Paolo

      Roberto se tu avessi utilizzato il 730 potevi fare una denuncia integrativa; non so risponderti ma ti consiglio di telefonare al 848800444 centro di assistenza multicanale dell’agenzia delle entrate; devi avere un poco di pazienza per prendere la linea ma ti rispondono incaricati molto preparati e sopratutto i loro suggerimenti sono quelli originali.

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  208. Miguel

    Salve.
    volevo sapere si posso avere,dei aiuto ha risolvere questo problema ho si posso fare causa al mio datore di lavoro in quanto il giorno de lunedì scorso mi a lisenziato dopo tantisimi lettere de diplicinare che mi a fatto,per cose che no erano veré,fin che a potuto.
    Adeso mi trovò che no so cosa fare,volevo sapere si posso farli causa,almeno cosi almeno mi paga qualcosa .
    Sono 12 anni che lavoro con questa ditta.
    Mi potete aiutare.

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    1. Pier Paolo

      Tu dici che hai ricevuto tante lettere disciplinari, ma non dici se tu le hai contestate e se l’azienda ha applicato le sanzioni disciplinari. Se le contestazioni non erano vere tu ti dovevi rivolgere subito ai sindacato o ad un avvocato. Se tu hai accettato le sanzioni disciplinari senza reagire, credo sia diifcile fare adesso causa alla ditta.

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  209. raffaele

    salve !! mi chiamo raffaele lavoro a bologna da 16anni una azienda metalmeccanica assunto come invalido civlei categoria protetta . volevo un consulto se una dott.essa medico competente aziendale ti fa una prescrizione che tu non puoi fare quelle mansioni . e che i capi reparti compresi il capo officina ti vogliano fa fare quel lavoro per forza !! come mi devo difendere dai mie diritti !! anche perche ho provato a chiamare la dott essa della azienda e venuta dopo le 17 .00 orario di uscita !! una presa per il culo !! e chiaro che una dott .essa del lavoro viene pagata dalla azienda sta piu dalla parte della azienda ! visto che e una italia corrotta su tutti i sensi a chi dobbiamo a’ppellarci che siamo abbodanati da tutto . i sindacati in azienda non possono fare piu di tanto!! ho provato a chiamarli siamo andati su dalla direzione per giustificarmi che ho avuto una lettera per avermi rifiutato quella mansione che per me era troppa gra vosa . siamo andati su con un delegato fiom come siamo entrati avevano gia quel tono aggressivo dicendo che se non si trova in questa azienda se ne puo pure an dare a cercare un a’ltro lavoro . e questa e la storia della mia azienda !! dimenticavo ? ? mi sono riferito anche un avvocato e mie adetto sono due scelte ho accetti quel lavoro che tu svolgi ho tiprendi la buona uscita! volevo un consulto da lei cosa devo fare.. distinti saluti ..

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    1. Pier Paolo

      Consulti il suo medico curante; sul territorio nazionale ci sono una ventina di centri pubblici che si occupano di medicina del lavoro. Il suo medico la potrà consigliare se rivolgersi ad uno di questi centri, per essere sottoposto ad un controllo sulla possibilità di poter svolgere il lavoro che le è stato assegnato. Le aziende, per quanto mi risulta, devono rispettare le diagnosi emesse da questi istituti o possono essere usate da un legale per depositare un ricorso.

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    2. raffaele

      salve!! pierpaolo sono raffaele io lo ringrazio per avere avuto un consulto da lei del 2/06/2013. ma ora ce un probblema . io non riesco piu a uscirne in questo sito di bombardamenti!! di email al giorno . come faccio a non piu avere questi email di commenti . ho provato ma e scritto tutto inglese mi puo indicare quale la frse in inglese per uscirne ?? forsre quando mi sono isritto dovevo cliccare notificatemi di nuovi post via email ! scusa la mia ignoranza ma no so prorio quale la chiave per uscirne . per favore mi dici come devo fare !! grzazie . e stato un piacere di averla conttatato .. distinti saluti ….

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  210. monica ottoboni

    MBuon giorno volevo avere alcuni chiarimenti riguardo la mia situazione lavorativa.Premetto che l’ azienda di cui sono dipendente chiudera’ con fallimento anche se in questo momento noi dipendenti non sappiamo bene che procedura stao avviando.
    Punto 1: La ditta ha messo tutti i 24 dipendenti in CIGS a ore 0 io che ho circa 300 ore tra ferie e permessi prima dovrò usufruire di queste ore anche se so benissimo che la ditta non pagherà lo stipendio ?(siamo gia in aretrato di 2 mesi ).
    Punto 2:L ‘ufficio contabilità dice che da settembre 2012 non sono piu’ stati versati i contributi ai dipendenti, è possibile che l INPS non abbia fatto avviso di mora? E’possibile che un dipendente andato in pensione al 31 dicembre 2012 percepisca la pensione anche se mancano alcuni mesi di versamenti ? Io non capisco piu’ niente di questa situazione.
    grazie in anticipo per le sue preziose risposte.
    SALUTI MONICA

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    1. Pier Paolo

      Monica, ho riletto la sua storia e, purtroppo, qualcuno si è comportato in maniera scorretta nei suoi riguardi, tenendola al lavoro sino all’ultimo momento, pur sapendo che lei aveva 300 ore da recuperare tra ferie e permessi. Non credo che la situazione della sua ditta sia arrivata al fallimento senza alcun precedente segnale ed adesso lei corre il rischio di perdere retribuzione e cassa integrazione. Le segnalo un articolo molto chiaro sul problema ferie e cig.
      Non sono in grado di risponderle sulla questione della contribuzione, ma lei ha la possibilità di verificare la sua situazione personale accedendo al sito dell’INPS; sinceramente non credo che l’INPS eroghi una pensione se non si sono maturati i necessari anni di contribuzione.
      Credo le sarà necessario farsi tutelare da un legale.

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      1. monica ottoboni

        Monica
        la ringrazio per le sue risposte purtroppo non pensavo che l’azienda arivasse in cosi’ poco tempo ad una situazione di non ritorno (anche se stava soffrendo) .Purtroppo a confronto i soci non sono arrivati ad una soluzione positiva e penso abbiano scavalcato alcune tappe importanti per noi ,ora e’ chiaro che mi servirà un legale e non dei sindacati che a quanto pare si sono trovati d’ accordo con gli amministratori dell’ azienda ,qui purtroppo è tutto poco chiaro anche perchè non avendo mai avuto problemi non ero informata su tutte queste procedure.
        saluti e grazie

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  211. Luigi

    Mi sono rivolto a lei perchè prima di questo avvocato ne ho avuto un altro che mi ha creato solo problemi,e così mi sto informando tramite lei che chi più di lei può saperne,ma io mi propongo per un reintegro al lavoro, il mio avvocato per il momento non si è sbilanciato a dirmi se posso essere reintegrato o meno mi ha dato un 50% di probabilità lei che ne pensa si è comportato bene? L a ringrazio di tutto mi è stato molto d’aiuto grazie ancora!!

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    1. Pier Paolo

      Un 50 % di probabilità, se l’avvocato così pensa, mi sembrano troppo poche per andare in giudizio. Mi hai detto che un tuo collega è stato reintegrato dopo aver subito un licenziamento come il tuo; il tribunale è lo stesso? Il tuo avvocato dovrebbe procurarsi le motivazioni scritte dal giudice per utilizzarle anche nel tuo caso.

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  212. G.

    Salve.
    Vorrei avere qualche consiglio su come comportarmi sul mio attuale posto di lavoro. Cercherò di essere breve nel spiegarLe la mia situazione.
    Sono stata assunta come aiuto barista di V livello con contratto a tempo determinato della durata di 3 mesi, di cui i primi 30 giorni di prova (superata abbondantemente).
    Dopo circa un mese e mezzo dalla data di inizio del mio contratto il mio datore di lavoro mi dice che non può più tenermi perché non ci rientra con le spese e mi propone di rassegnare le mie dimissioni. Essendo a conoscenza del fatto che rassegnando le mie dimissioni avrei perso tutti i miei diritti, rifiuto e gli dico che se vuole deve essere lui a licenziarmi, lui risponde che non può perché non vi è giusta causa.
    Da quel momento sono iniziate diverse discussioni (anche in presenza di clienti) in cui lui mi ha anche insultata dicendomi che non ho voglia di lavorare e quant’altro; a seguire il demansionamento e atteggiamenti che possono essere considerate mobbing (ma so quanto sarebbe difficile dimostrarlo).
    Oggi, finito il mio turno (precisando al mio datore di lavoro che il mio turno era finito) mi son seduta al tavolo, sono arrivati dei clienti che io non ho servito in quanto arrivati dopo la fine del mio orario di lavoro.
    La reazione del mio capo è stata quella di dirmi di malomodo di non tornare più e di non farmi più vedere.
    Ovviamente io domani sarò comunque puntuale come sempre sul mio posto di lavoro, ma credo proprio che lui mi manderà via dicendomi di non tornare più. In questo caso come devo comportarmi? Devo rimanere lì con lui che mi ripete di andar via? Devo chiamare qualcuno? (Se si chi?)
    Ho intenzione di rivolgermi all’Ispettorato del lavoro ma non so se entro domattina riuscirò ad avere informazioni.
    Data l’urgenza della questione, aspetto una Sua gentile risposta e ringraziandoLa anticipatamente Le porgo cordiali saluti.

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    1. Pier Paolo

      Mi dispiace, ma io ho potuto vedere la sua richiesta solo oggi alle 16.00. Il licenziamento, per qualunque motivo, deve essere fatto in forma scritta, quindi sino a quando lei non riceve una comunicazione in tal senso, si deve considerare al lavoro; un idea potrebbe essere quella di farsi accompagnare da un conoscente che, in caso di vertenza, potrà testimoniare a suo favore e, nel frattempo, rivolgersi ad un’organizzazione sindacale per un loro intervento. Le suggerisco di trovare con questo collegamentoil patronato INCA nella zona dove lei lavora.

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      1. G.

        La ringrazio molto comunque. Sono riuscita a farmi assistere dal sindacato per tempo, ho chiarito e avrò quello che mi spetta.
        La ringrazio comunque per la sua disponibilità!
        G.

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  213. Luigi

    Salve Pier Paolo le vorrei spiegare la mia situazione:
    Io lavoravo con un azienda di smaltimento dei rifiuti con un contratto a tempo indeterminato,un giorno mi arrivò la lettera di licenziamento a me ed un mio collega come causa che nello Stir dove lavoravo c’era bisogno di meno personale a causa di mancanza di lavoro,anche se dopo la mia assunzione sono stati assunti nuovi operai anche loro con un contratto a tempo indeterminato così subito ho impugnato il licenziamento,sono anche stato liquidato ora è passato un anno e ho saputo che la causa sta tra 2 mesi circa ora vorrei sapere il mio datore di lavoro di regola mi dovrà contattare lui per un accordo o deciderà il giudice al giorno della causa?Il mio collega che fu licenziato 2 mesi prima di me un mese fa ha vinto la causa ed è tornato a lavoro e non so di me che pensare sono disperato perchè ho famiglia e non posso stare senza lavoro,un vostro parere in base alle notizie che vi ho dato che dite ritornerò a lavoro?grazie per una Vs. risposta e complimenti per il sito siete molto d’aiuto per persone con problemi di lavoro!!

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    1. Pier Paolo

      Luigi è il tribunale presso cui il tuo avvocato ha depositato il ricorso che decide sia il nominativo del giudice sia il giorno in cui verrà discussa la causa. Il fatto che il tuo collega, licenziato con le stesse motivazioni, abbia vinto il ricorso e sia stato reintegrato dal giudice può essere un buon segnale, che dovrebbe essere sfruttato dal tuo avvocato.

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      1. Luigi

        Pier Paolo io già ho avuto risposta per quanto riguarda il nominativo del giudice e il giorno della causa ma il mio datore di lavoro di regola mi dovrebbe contattare qualche mese prima per un accordo o sta procedendo tutto normale e ci accorderemo con il giudice al giorno della causa? P.S Un suo parere personale cause di questo tipo è stato semplice per un ritorno a lavoro?La ringrazio ancora di tuta la Sua disponibiltà

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        1. Pier Paolo

          Non ti nascondo che mi meraviglia un poco il fatto che tu ti rivolga a me per sapere cose che ti avrebbe già dovuto spiegare il tuo avvocato.
          Il tuo datore di lavoro non è obbligato a contattarti per un accordo, prima della discussione della causa, e tu stesso, con il tuo avvocato, dovrai decidere cosa intendi ottenere. I giudici, quasi sempre, tentano in prima istanza di convincere le parti ad un accordo di natura economica, ma se tu tendi al reintegro dovrai rifiutare l’accordo e lasciare che il giudice decida se il licenziamento era illegittimo o meno. Solo il tuo avvocato, se persona onesta, può dirti con buona approssimazione quante reali probabilità tu hai di essere reintegrato.

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  214. adriano

    Salve Avv. PierPaolo
    Vorrei sapere da Lei se esiste una casistica e cosa si potrebbe eventualmente fare sui mancati pagamenti di premi di produttività (contrattazione di 2°livello) in cui le aziende dapprima danno disdetta del contratto entro i termini riconosciuti dallo stesso (quindi sono in regola), per poi successivamente non firmarne uno nuovo e quindi rifiutarsi di pagare, nonostante nel vecchio contratto appena disdetto, vi sia ben scritto in calce la seguente dicitura “In attesa di firmare l’accordo sul nuovo contratto, rimarrà valido l’accordo precedente”.
    Le sarei grato se mi potesse fornire qualche informazione su cui poter ragionare e far ragionare qualcuno……..
    Lavoro in un’azienda di 150 persone e i nostri sindacati non hanno nessuna rilevanza…….
    N.B. Abbiamo già accettato in passato una forte riduzione del premio di produzione.
    Ora ce lo vogliono togliere del tutto nonostante lavoriamo sempre di più e i bilanci siano sempre attivi…….
    PERCHE’?
    P.S. Ho letto molte delle lettere che sono pubblicate….
    In molte di esse mi sono rivisto quando mi scontravo contro dei “personaggi” che di umano non avevano proprio niente (lo posso affermare perchè anch’io ho avuto grossi problemi nell’azienda in cui lavoro).
    Forza ragazzi NON MOLLATE!!!

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    1. Pier Paolo

      Adriano, gli accordi sui premi di produttività vengono firmati dai sindacati e sta a loro farli rispettare; se i vostri sindacati interni non intervengono perché non sono capaci o non vogliono, rivolgetevi ai sindacati provinciali. Questi ultimi hanno la possibiltà di superare le rappresentanze interne, qualora non siano in grado di costringere l’azienda a rispettare gli accordi firmati.

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  215. S.

    Buongiorno Pier Paolo,

    girovagando su internet, alla ricerca di informazioni, ho trovato il suo blog e le chiedo delucidazioni:

    Sono un dipendente di una azienda di arredamento con contratto a tempo indeterminato da quattro anni questo maggio. Credo che l’azienda abbia meno di 50 dipendenti. Il mio contratto riporta come datore di lavoro una società srl differente (rispetto a quella in cui lavoro), che è la vecchia proprietaria di una dei nostri negozi, nello specifico un negozio trasformato in outlet(credo che ci sia stato una specie di assorbimento; una collega che ha lo tesso contratto e lavora appunto in quell’outlet sostiene che questa srl esiste ancora) Io pero lavoro nella sede dell’azienda che ha nome diverso.

    Il mio contratto prevede una mansione IV livello come tecnico disegnatore ma con il passar del tempo mi sono state affidate (grazie alle mie capacità e conoscenze) la gestione del sito e l’elaborazione di grafica, che non sono previsti da contratto (senza un aumento o riconoscimento di mansione superiore). Vorrei far notare che l’azienda mi ha fatto mancare, in modo incrementale, il materiale inerente i progetti su cui disegnare (che sarebbe la mansione da contratto) causandomi un danno in quanto non ho possibilità di fare ulteriore esperienza, trovare stimoli nuovi e crescere. E’ vero che l’azienda mi corrisponde allo stesso modo uno stipendio, ma mantiene la necessita dei miei disegni saltuaria. Le richieste di elaborazioni sul sito inoltre, cosa non prevista da contratto, sono diventate ultimamente abbastanza arroganti e maleducate a mezzo mail, inframezzate da richieste su elaborati grafici di basso significato(perdita di tempo).

    L’azienda in questione è inoltre soggetta a controllo della GDF, per motivi che ignoro e di cui non mi interesso. La cosa che io trovo assurda è che l’azienda abbia accomodato gli agenti nell’ufficio dove io ho la mia postazione, e sono spesso costretto ad allontanarmi da essa ogni volta gli agenti richiedano un colloquio con i titolari. Inizialmente mi sono spostato in un ufficio dove i titolari tenevano incontri con rappresentanti (il che già non mi sembra il modo migliore di agevolare il lavoro di un dipendente), poi sono stato spostato di nuovo nell’ufficio dove ora ci sono anche gli agenti.

    Ora i miei dubbi sono questi:

    Le sembra normale la gestione dei miei compiti rispetto agli accordi da contratto?Dovrei “alzare la voce” e cercare di regolare i rapporti?

    Nel caso si comportino in modo scorretto, posso rivendicare la proprietà del sito internet, visto che i diritti dei contenuti sono sempre del webdesigner, anche se il dominio è di loro proprietà?

    Le sembra normale far lavorare un dipendente con i finanzieri?

    Nel caso le sua volontà di risposta sia limitata (in quanto diversa da una vera consulenza) come posso organizzarmi per avere informazioni certe, nel caso la situazione degeneri, e voglia dare le dimissioni? a chi posso rivolgermi un avvocato giuslavorista, i sindacati o l’ispettorato del lavoro(visto le condizioni di lavoro)?

    La ringrazio infinitamente in ogni caso. Saluti

    S.

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    1. Pier Paolo

      Lei deve confrontare il nome della società che compare sul contratto di assunzione con quello che appare sul cedolino stipendio; in caso fosse diverso da quello della società dove lei attualmente lavora, deve cercare di ricordarsi se, ad esempio, ha mai ricevuto una comunicazione di distacco presso altra azienda o che la sua vecchia società è stata assorbita dalla nuova. Se i nomi sono diversi e lei non ha ricevuto alcuna comunicazione in merito, certamente c’è qualche cosa di non regolare.
      Tutte le altre sue domande richiederebbero un confronto tra le mansioni assegnate nel contratto di assunzione con la declaratoria del CCNL, per verificare se lei è stato realmente demansionato o sottoposto a mobbing.
      Il primo passo è rivolgersi al sindacato interno, se esiste, o ai sindacati provinciali, prima di arrivare a consultare un avvocato. Ammesso che le possa interessare anche io potrei fornirle consulenza alle condiizoni spiegate nel mio blog.

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  216. lula merrelli

    ciao, volevo chiederli una cosa…sono arrivata in Italia da 3 mesi. Ho cominciato a lavorare 2 settimane fa e ho avuto un infortunio sul lavoro domenica (lesione dito ma non seria, posso continuare a lavorare). Lunedi sono andata al pronto soccorso e mi hanno chiesto dove mi ero fatto male. Alla fine mi hanno fatto firmare 3 fogli e mi hanno spiegato che erano per il INAIL e per il infortunio (40gg di inattività). Io gli ho spiegato che non volevo eseguire con la richiesta per il infortunio però al pronto soccorso lo hanno passato come infortunio di lavoro perché mi hanno detto che non potevano cancellarlo dal sistema una volta che già avevano scritto che era successo al lavoro.
    I medici mi hanno spiegato che se io decido di non dire nulla e di non presentare il formulario al lavoro non c’erano conseguenze per il mio datore di lavoro cioè mi hanno assicurato che se io non presentava/comunicava l’infortunio al mio datore di lavoro e li faceva firmare il foglio (per presentare al INAIL) non succedeva nulla e il mio datore di lavoro non verrebbe saperlo . è veramente cosi?
    Mi piacerebbe chiarire che i dottori mi hanno spiegato benissimo le conseguenze (fisiche e finanziarie) della mia scelta, e le capisco.
    La mia decisione se basa en che veramente è stata una stupidità mia, e non è nel mio carattere usufruire di un beneficio che io ritengo non mi corrisponde (posso lavorare perfettamente)…Grazie mille per la sua risposta.

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    1. Pier Paolo

      Lula non so se ho capito bene il racconto che mi hai fatto, ma se i medici hanno prescritto 40 giorni di inattività l’infortunio deve essere abbastanza grave e il tuo datore di lavoro potrebbe essere consultato per accertare se ha delle responsabilità.

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      1. lula merrelli

        Grazie per la tua risposta…veramente è stata una stupidità mia….quello che ho è il tendine rotto (non so s’è corretto il termino) e mi hanno messo una stecca. Per il tipo di lavoro che faccio non mi è un problema. Ho continuato ad andare al lavoro e non ho detto niente… però non so se dopo il INAIL può contattare al mio datore di lavoro. Secondo i medici, se io non presento il formulario non succede nulla, ma come nel sistema del pronto soccorso c’è scritto che è capitato al lavoro non mi fido tanto di quello che mi hanno detto.
        Ripeto, non mi sembra corretto che se posso lavorare e è stata mia la colpa, ricevere un stipendio restando a casa mia…però non so come sono le cose qui in Italia.

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        1. Pier Paolo

          E’ il datore di lavoro che deve informare l’INAIL su tua segnalazione; se tu non avverti il datore di lavoro lui non potrà fare la denuncia all’INAIL. Tu ti assumerai tutta la responsabilità dell’incidente è non potrai chiedere alcun rimborso per le spese che potresti avere in futuro per curarti. Forse ti può essere utile leggere la guida sugli infortuni al lavoro

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  217. salvatore

    Egr.dott.Pier Paolo,mi scuso per il precedente post,mi sono accorto che non si capisce bene ciò che intendevo dirle.Il problema è questo.La piccola azienda dove lavoro da mesi nn va bene,quindi il datore di lavoro ha iniziato una cassa integrazione a rotazione che prevedeva 5 giorni al mese a ciascun operaio.Ora invece succede che mentre gli altri operai lavorano a me nè sta toccando di più di 5 giorni,inoltre in azienda lavora fisso anche un artigiano il quale pertanto nn fa nessuna cassa integrazione,ora premettendo che io sono il più anziano in azienda sia come età che come anzianità di lavoro,mi chiedo: è legale far lavorare in continuazione un artigiano sui nostri macchinari mentre si lascia a casa un operaio?.La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.

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    1. Pier Paolo

      La rotazione deve essere uguale per tutti, a meno di accordi sindacali diversi. Per la questione dell’artigiano ho già risposto al tuo precedente post.

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  218. salvatore

    bng sign pier paolo………vorrei sottoperle il mio caso sono un operaio il più anziano della nostra azienda ha febbraio il nostro datore di lavoro hha fatto un accordo con i sindacati x la cig in deroga e promettendo a noi operai che avremmo fatto 1 settimana ciascuno tatto sta ke la cassa la sto facendo solo io e comunque la mia domanda era nella stessa azienda il datore di lavoro fa lavorare un artigiano ”suo amico”dentro la stessa azienda e usando i nostri macchinari e timbrando il cartellino si può.lasciare a casa un operaio in cig e nello stesso tempo fare lavorare un artigiano’?

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  219. giovanni

    la mia ditta ha 50 dipendenti di qui 40 già con contratto di solidarietà ma a me ed a un mio collega(che non abbiamo la solidarietà) hanno riservato questo trattamento assolutamente non disciplinare sembra surreale ma è proprio così non ci fanno lavorare asserendo che hanno problemi economici cosa che mi sembra pretestuosa visto che la modifica all’art 18 consentirebbe loro di licenziarci pagando solo una penale (da 12 a 24 mensilità), ci hanno già dato un mese di ferie (arretrate) dopo di che il nulla.per sospensione intendo permeso di lavoro non retribuito (come se fosse un aspettativa) mai richiesta da noi e mai firmata.

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    1. Pier Paolo

      Giovanni, non conoscendo il vostro datore di lavoro non mi permetto di dare consigli che potrebbero costarvi il posto ma, se la situazione è quella che mi descrivi, tu ed il tuo collega state subendo un sopruso ed una discriminazione; solo rivolgendovi ad un sindacato o ad un legale potreste vedere riconosciuti i vostri diritti. Io, in questi casi, suggerisco di rivolgersi alla CGIL che, tramite previa iscrizione, può fornire assistenza legale con condizioni di favore per il lavoratore. La vostra azienda, avendo 50 dipendenti, per effettuare un licenziamento per motivi economici, deve seguire la nuova procedura, prevista dalla Legge Fornero e non è detto che se la cavi solo con il pagamento della penale. Nel caso si riesca a dimostrare di aver subito una discriminazione il giudice può disporre per il reintegro del dipendente.

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  220. Giovanni

    salve le scrivo per sapere se può essere considerato ritorsivo verso solo alcuni dei suoi dipendenti l’atteggiamento di un azienda che ha la scadenza di un appalto ad agosto e tiene questi da febbraio in sospensione non retribuita in attesa che cessi l’appalto così poi secondo loro la questione se la sbrigherà l’azienda subentrante.abbiamo paura di rivolgerci ad un sindacato o ad un legale perchè loro ci hanno minacciato che avrebbero fatto dei licenziamenti per motivi economici così come ho letto da un post precedente (che ha ragione) il datore di lavoro potrebbe essere condannato al massimo ad una sanzione che va da 12 a 24 mensilità ma perderemmo il posto di lavoro in quanto il giudice non avrebbe in questo caso il potere di reintegro al lavoro è un ricatto vero e proprio.e vorrei sapere se c’è una legge che ci possa tutelare anche se la fornero con Monti hanno distrutto il diritto del lavoratore facendoci tenere tutti in ostaggio con il potere del ricatto dai datori di lavoro e questa è la giustizia Italiana grazie.

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    1. Pier Paolo

      Giovanni mi dovresti spiegare cosa intendi per sospensione non retribuita in quanto, con questo termine s’intende normalmente una sanzione disciplinare che non è il tuo caso. Il datore di lavoro non può obbligarvi a restare a casa senza retribuzione; esiste la cassa integrazione, i contratti di solidarietà, la mobilità, l’utilizzo delle ferie, ma non la sospensione senza retribuzione. E’ poi vero che la riforma Fornero ha modificato l’art.18 ma non è così facile licenziare i dipendenti se non ci sono realmente motivi oggettivi. Quanti dipendenti ha la tua ditta?

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  221. Alessandro

    salve sono sempre Alessandro le ho scritto il post precedente vorrei una delucidazione da lei, mi sono recato da un avvocato del diritto del lavoro ( giovane) e mi ha detto che anche se il giudice ci dasse ragione “grazie” alla nuova legge fornero il datore potrebbe non reintegrarci al lavoro accettando di pagar un risarcimento danni che va dalle 12 alle 24 mensilità.io ho letto in vari post in giro per il web che il datore per fare questo dovrebbe dimostrare che ha dei manifesti problemi economici invece l’avvocato mi dice che il giudice al massimo lo può condannare al risarcimento se è così è una vera truffa perchè in questo caso come dice l’avvocato il datore senza alcun motivo ha il potere (pagando) di buttare per strada chi vuole anche per capriccio mi aiuti a capire perchè mi sembra un assurdità.

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    1. Pier Paolo

      E’ parzialmente vero ma è sicuramente possibile; attenzione però poichè ci sono dei casi nei quali il giudice, se il datore di lavoro non ha rispettato alcuni termini per i licenziamenti così detti economici, può disporre anche per il reintegro del dipendente. La legge è molto complessa ed io suggerisco di nuovo di rivolgersi ad un esperto legale sindacale, visto che il tuo datoe di lavoro ha parecchi peccatucci da farsi perdonare.

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  222. Trisha

    Salve Paolo,

    sta mattina abbiamo avuto una notizia nella nostra societò dove lavoro da più di 2 anni…

    la società ci ha communicato verbalmente che dalla prossima settimana la azienda si chiude e poi e ci ha chiesto di non venire in ufficio dalla prossima settimana…e poi dal 31 maggio dicono che saranno licenziati tutti i suoi dipendenti…. ci hanno detto che domani communicheranno i sindacati ufficialmente di queste decisione…..Non capisco cosa fare adesso!!

    La società ha 45 dipendenti e lavora nel campo di consulenza informatica. La società nei scorsi due mesi ha aperto due aziende nuove(al nome del figlio del proprietario) a chi hanno passato la gestione di alcune sue clienti ( i clienti preso quale lavoravano i suoi dipendenti). ai tutti i suoi dipendenti che lavoravano presso questi clienti hanno proposto di passare in queste due nuove società…. Invece gli altri dipendenti che sono rimasti e non fanno parte di questi clienti che sono stati passati a nuove società (aperto al nome del figlio del proprietario) sono rimasti nel vecchio società e saranno licenziati a fine mese( come scritto su prima chiusura aziendale e poi licenziamenti)…. questi due nuove società praticamente devono pagare affitto al vecchio società poichè hanno preso i suoi clienti…

    cosa possiamo fare per impugnare licenziamento? la azienda dice che sono in difficoltà ma non sembra vero poichè hanno aperto due nuove società… Possiamo ancora fare causa contro la società? ci devono dare risarcimento?? secondo mio parere è illegale questa cosa…purtroppo la azienda non ci parlato nemmeno di buonuscita o piano di esodo… durante il riunione di oggi ci ha communicato che ci pagherà il liquidazione!

    ci aiuti per favore con i suoi consigli? secondo lei possiamo parlare con la società per un danno o risarcimento o piano di esodo prima di andare al sindacato??

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    1. Pier Paolo

      La società, essendo una ditta con più di 15 dipendenti, dovrà seguire le procedure stabilite dalla legge per i licenziamenti collettivi, tanto è vero che loro stessi vi hanno detto che comunicheranno la decisione ai sindacati. La procedura prevede non solo la comunicazione, ma anche il tentativo di raggiungere un accordo sindacale che potrebbe durare sino ad un massimo di 75 giorni. Vi sconsiglio di iniziare delle trattative a titolo personale, mentre è assolutamente necessario che informiate i sindacati sulle manovre messe in atto dall’azienda, così come le avete raccontate a me.

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  223. alessandro

    salve io faccio parte di un azienda con 41 dipendenti che si occupa di servizi di pulizia presso un tribunale ma io ed altri 4 pur avendo un contratto come addetti alle pulizie ci hanno sempre impiegato nel servizio di facchinaggio ,servizio che da gennaio 2013 non viene più svolto per mancanza di fondi mentre quello delle pulizie viene regolarmente svolto. quindi l’azienda senza a mio avviso giustificato motivo e senza che noi avessimo richiesto ne firmato nulla ci ha messo in “permesso di lavoro non retribuito” una sorta di aspettattiva insomma,abbiamo provato con il sindacato a sbloccare la faccenda (c.g.i.l.) poi li abbiamo convocati all’ufficio provinciale del lavoro ma niente continuavano a chiedere rinvii per fantomatici inpegni fino a che siamo stati costretti a chiudere il verbale in modo negativo.Vorrei una sua opinione sulla vicenda e se mi consiglio un avvocato privato o del sindacato (che non pagherei) pechè questa è una causa che non posso permettermi di perdere (la mia famiglia e monoreddito con tre figli minori a carico) e volevo sapere se anche per le sospensioni l’ex art.700 (carattere d’urgenza) è valido visto che sono anche in arretrato con diverse bollette.dimenticavo l’azienda per gli altri 36 operai ha attivo un contratto di solidarietà a mio parere totalmente fittizio visto che non solo non c’è una riduzione d’orario e quindi di stipendio ma gli danno ogni mese 150 euro di buoni pasto in nero per non farli lamentare . mi scusi se mi sono dilungato ma la mia situazione è davvero difficile in attesa di una sua risposta le porgo cortesi saluti.

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    1. Pier Paolo

      Alessandro, purtroppo il tuo datore di lavoro è di quelli con cui è necessario usare la maniere forti. Vedo che tu ti sei già rivolto alla CGIL e loro hanno il patronato INCA che, di solito, offre assistenza legale a condizioni particolarmente vantaggiose CGIL. Io posso suggerirti un bravo avvocato privato ma solo su Milano.

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  224. spartano

    Buona sera,volevo chiedere se è mai possibile che l azienda per la quale lavoro,si rifiuta di darmi la mia posizione personale,riguardante i giorni di malattia fatti da me negli ultimi 3 anni.
    tralaltro io la richiedo dopo che l azienda sparge la voce in azienda che la % di malattia è cosi alta a causa mia,dicendo che sono un assenteista e un fannullone. e che avendo cosi tanti giorni di malattia,nonappena avro superato il periodo mi lascera a casa. calcolate che in 8 anni ho fatto circa 9 gg di malattia,poi nell ultimo anno dopo un problema di salute e un intervento convalescenza e un po di stress,ne ho fatti circa 70. questo l ho riscontrato verificando all imps della mia citta.
    grazie

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    1. Pier Paolo

      E’ ovvio che tu hai diritto a sapere la tua posizione personale che, credo, l’azienda non voglia darti nella speranza che tu, senza accorgertene, superi il così detto periodo di comporto con il che potrebbero licenziarti. Controlla sul CCNL quale è il periodo di comporto della tua categoria e se hai la RSU chiedi a loro di intervenire presso la direzione del personale per avere i tuoi dati di malattia.

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  225. Claudia

    Salve, le sto lasciando questo commento perchè avrei bisogno di preziosi consigli per la mia situazione lavorativa. Sono stata assunta da poco in qualità di operaio add. vendite con contratto di 6 mesi di livello 6 del commercio presso un negozio compro oro. I problemi sono molti, dunque: 1. Nella busta paga c’è scritto che dovrei guadagnare 1100 euro netti, mentre il mio datore di lavoro me ne da solo 700, facendomi firmare comunque la busta paga;
    2. Sono l’unica dipendente del locale, automaticamente se non ci sono io il negozio è chiuso, dunque se voglio prendere permessi di malattia vengo intimidita e per quanto riguarda giorni di ferie non ne parliamo;
    3.Da contratto dovrei fare 38.5 ore settimanali ma effettivamente svolgo 42 ore (ovviamente queste ore extra non sono riportate in busta);
    4. Il locale nel quale lavoro è privo di riscaldamento e altri servizi;
    La domanda che porgo è come posso comportarmi in base a tutto ciò? posso fare vertenza sindacale? gli stipendi che ho ricevuto fin ora sono stati pagati in contanti, quindi non avendo ricevuto bonifico bancario non ho le carte dell’estratto conto che possono dimostrare quanto detto..cos’altro posso fare? registrare conversazioni con il mio datore? gli sms sono considerabili come prove effettive? il mio datore di lavoro inoltre è molto facoltoso, e denunciandolo, non vorrei proprio che lui riuscisse a farmi ritorcere la cosa contro! Aspetto con ansia i vostri consigli!! Grazie

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    1. Pier Paolo

      So perfettamente che, in casi del genere, se ci si ribella ai maltrattamenti quasi certamente si viene licenziati, ma è necessario che tu prenda una decisione. O ti rivolgi ai sindacati provinciali o ad un legale di fiducia, o continuerai a subire i maltrattamenti. Tu da sola non credo possa risolvere la situazione. Tu non dovresti più accettare di essere pagata brevi manu, pretendere di avere il bonifico, non firmare la busta paga, rifiutarti di lavorare oltre gli orari contrattuali e pretendere che, in inverno, il locale sia riscaldato. Tutte richieste legittime ma che se farai senza alcuna protezione, produrrano solo il tuo licenziamento.

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  226. marco

    salve avvocato io a aprile 2011 ho avuto un infortunio , da marzo 2012 che tento da rientrare ma la ditta non me lo concede iniziando con una cigs aperta x un altro reparto mi ha collocato x 10 mesi nel frattempo ho consumato anche 2 mesi di ferie che avevo, ha tentato 2 volte di licenziarmi ingiustamente ma io non sono stato d accordo, una volevano farmi firmare una lettera di licenziamento riguardante il reparto chiuso , altra tentando un assenza ingiustificata ma ho bloccato il tutto, loro dovevano cercarmi il posto dove ricollocarmi ma non l anno mai fatto pensando che io mi sarei licenziato, cosa che non intendo fare però x questa situazione venuta a crearsi io adesso è 65 giorni che sono a casa depresso e non so più cosa fare e loro se ne fregano, cosa devo fare grazie x la risposta

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    1. Pier Paolo

      Tu dici di essere a casa da 65 giorni ma non specifichi a che titolo. Sei in malattia? Sei obbligato a restare a casa dall’azienda? Purtroppo, in questi casi, quando i rapporti con l’azienda sono così conflittuali, o ci si fa proteggere dai sindacati,o da un legale o si cerca una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

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  227. Federica

    Buona sera,
    Sono stata dipendente di un’azienda per 12 mesi con contratto a tempo determinato (viziato), dopodiché a da febbraio a marzo 2013 sono rimasta disoccupata e ad aprile la stessa azienda mi ha assunto con un tempo determinato di 6 mesi.
    Con questo secondo contratto hanno sbagliato il numero di gg di stacco che avrebbero dovuto essere 90!
    Ho impugnato il primo contratto, l’accordo non è di mio interesse e vorrei fare causa per chiedere la riqualifica del contratto.
    È vero che, con la legge Fornero, per il periodo della durata della causa non posso lavorare?

    Questo mi disincentiverebbe nell’interaprendere un contenzioso.
    La ringrazio.
    Cordiali saluti.
    Federica

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