CONTRATTI FLESSIBILI E LAVORO PRECARIO

Le dinamiche economiche che hanno caratterizzato la gestione delle imprese in questi anni, gli effetti della globalizzazione e di scelte politiche a livello nazionale, hanno provocato delle distorsioni nei rapporti tra datori e prestatori di lavoro; la così detta riforma Biagi, contrariamente ad un’auspicata flessibilità, ha provocato una significativo aumento di rapporti di lavoro precario. Gli estensori della legge non hanno saputo o non hanno voluto prevedere che, così come era stata impostata, le legge Biagi poteva essere usata legalmente, ma in modo improprio, per imporre contratti flessibili, non giustificati dall’andamento del mercato e dalle posizioni lavorative richieste. Sono esempi i contratti a termine, i contratti a progetto, gli stage, i contratti di formazione e perfino alcuni contratti professionali imposti al lavoratore per posizioni e mansioni, che avrebbero pienamente giustificato un contratto a tempo indeterminato.

Quali osservazioni giustificano l’adozione dei contratti flessibili

L’uso improprio dei contratti flessibili, volendo, poteva essere facilmente evitato ma, per completare l’analisi, è importante considerare anche le problematiche e le osservazioni di campo imprenditoriale. La prima sostiene che i normali periodi di prova (massimo 6 mesi dall’assunzione) non sono sufficienti per valutare un dipendente; è molto probabile che ciò sia vero ma perché non confermare un contratto di formazione (fino a 2 anni) e un contratto a termine (sino a 3 anni) se il lavoratore interessato ha dato, per tutto il periodo, prestazioni accettabili? Un secondo timore dei datori di lavoro è quello che il nuovo assunto, superato il periodo di prova, nella maggior parte dei casi, inizi ad avere comportamenti negligenti. Le statistiche aziendali, sui grandi numeri, smentiscono questa preoccupazione; fatto 100 tutto il personale di un’azienda, normalmente le prestazioni si distribuiscono in questo modo:

  •  Un 5% del personale avrà comportamenti negligenti o fraudolenti
  • Un 10% del personale darà prestazioni sotto le aspettative
  •  Un 70% del personale fornirà prestazioni pari alle aspettative
  • Un 10% del personale darà prestazioni superiori alle aspettative
  • Un 5% del personale, infine, fornirà risultati eccellenti

Vogliamo allora penalizzare l’85% delle persone che avrebbero dato un contributo positivo all’azienda, per non correre un rischio imprenditoriale del 15%? Terza significativa osservazione: in Italia è praticamente impossibile licenziare farabutti e fannulloni, il che è parzialmente ma tendenzialmente vero. Non si è mai voluto affrontare con determinazione quelli che sono i 3 aspetti deteriori della realtà Italiana:

  1.  Una certa magistratura e i sindacati sono stati e sono ancora, frequentemente, schierati ideologicamente contro il datore di lavoro anche quando il dipendente ha chiaramente messo in atto comportamenti negligenti o fraudolenti.
  2.  I medici di famiglia rilasciano false certificazioni di malattia, per timore di perdere i propri pazienti e, finora, nessun governo e nessuna associazione ha messo in atto provvedimenti necessari per stroncare tale fenomeno.
  3. I medici di controllo delle ASL, se non in casi eccezionali, non contestano la falsa certificazione del medico di famiglia e ciò è ancora più criticabile perché essi vengono meno al loro incarico.

Il problema dei rapporti di lavoro precario attraversa tutta la società e tutti i gradi di conoscenza ed esperienza; lo si può limitare, da un lato, punendo l’uso improprio dei contratti flessibili ma, dall’altro, è necessario impedire che dipendenti, realmente negligenti o disonesti, siano protetti da frange istituzionali ideologicamente schierate.

CONTRATTI FLESSIBILI E LAVORO PRECARIO ultima modifica: 2008-09-15T19:19:29+00:00 da pps9000
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