IL PATTO DI PROVA

L’argomento del precedente post, sulle assunzioni trappola, mi ha fatto sorgere la curiosità di verificare l’attuale disciplina del patto di prova e del recesso da parte del datore di lavoro. La disciplina in materia, ribadita anche da recentissime sentenze, stabilisce che l’assunzione definitiva del lavoratore può essere subordinata all’esito positivo di un periodo di prova, volto ad accertare in concreto la reciproca convenienza alla prosecuzione del rapporto di lavoro.

Risvolti legali del patto di prova

Le ragioni di un patto di prova vanno individuate nella tutela dell’interesse comune ad attuare un esperimento mediante il quale sia il datore di lavoro che il lavoratore possono vagliare la reciproca convenienza del contratto, accertando il primo le capacità del lavoratore e quest’ultimo, a sua volta, valutando l’entità della prestazione richiestagli e le condizioni di svolgimento del rapporto. Il periodo di prova deve risultare da un atto scritto che deve contenere la specifica indicazione delle mansioni da espletare, sulle quali il datore di lavoro dovrà esprimere la propria insindacabile valutazione sull’esito della prova stessa. Ciascuna delle parti, durante il periodo di prova, può recedere dal contratto, senza obbligo di preavviso o d’indennità.

Si sono succedute, negli anni, diverse sentenze della Corte di Cassazione ed interpretazioni di Giudici di Merito proprio sull’argomento di nostro interesse e cioè la insindacabilità del recesso da parte del datore di lavoro. La lettura di una estesa rassegna sugli interventi interpretativi riguardo il patto di prova mi ha confermato che dubbi su tale insindacabilità sono sorti anche alla magistratura del lavoro; infatti un recesso non doverosamente motivato garantirebbe una

assoluta discrezionalità al datore di lavoro con la possibilità di conseguenti comportamenti vessatori e lesivi della dignità del lavoratore

L’estensore della rassegna sottolinea che, dalla lettura dei dati normativi e dalle interpretazioni dei Giudici, il recesso non apparirebbe essere assolutamente discrezionale, ammettendo che

il lavoratore il quale ritenga e sappia dimostrare il positivo superamento dell’esperimento nonché l’imputabilità del licenziamento ad un motivo illecito ben può eccepirne e dedurne la nullità in sede giurisdizionale

 

IL PATTO DI PROVA ultima modifica: 2009-01-22T17:09:07+00:00 da pps9000
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Informazioni su pps9000

Laureato in Chimica Industriale, maturo le prime esperienze professionali, nelle funzioni Vendita e Marketing, in società multinazionali americane del settore Farmaceutico. Divenuto dirigente assumo diversi incarichi sino a diventare Responsabile della Funzione Risorse Umane nella sussidiaria italiana della Pharmacia S.p.A. Ho pubblicato libri ed ebook per la Franco Angeli, la Bruno Editore e la Wide Edizioni. Sono amministratore del blog " Il lavoro dipendente".