MOBBING SUL LAVORO

Soggetto mobbizzato

Soggetto mobbizzato

L’articolo 2087 del c.c. recita: « L’imprenditore è tenuto a adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro».  Il nostro diritto del lavoro riconosceva una precisa responsabilità in capo ai datori di lavoro, relativamente alla salute dei propri dipendenti, prima ancora che, nei paesi anglosassoni, venisse identificato e descritto il fenomeno mobbing.

Come riconoscere un processo di mobbing

Diversi Tribunali, sulla scorta delle prime esperienze Italiane, hanno ormai coniato alcune definizioni di mobbing; suggerisco di adottare quella emessa dal Tribunale di Forlì, nel marzo del 2001 che così recita: « Comportamento reiterato nel tempo da parte di una o più persone, colleghi o superiori della vittima, teso a respingere dal contesto lavorativo il soggetto mobbizzato che, a causa di tale comportamento in un certo arco di tempo, subisce conseguenze negative anche di ordine fisico»

Possiamo ricavare, da questa definizione, tutti gli elementi che permettono di distinguere un processo di mobbing da atti che rientrano in fisiologiche situazioni conflittuali tra colleghi o tra capo e dipendente;

  • è un atto violento;
  • intenzionale;
  • condotto a livello psicologico;
  • ripetuto nel tempo;
  • finalizzato
  • produce danni.

Il mobbing si presenta sotto diverse realtà e, pertanto, ha ricevuto definizioni differenziate.

Mobbing verticale o bossing: è quello posto in essere dal datore di lavoro o dal superiore.

Mobbing orizzontale; è posto in essere da colleghi

Mobbing non intenzionale; esacerbazione di un conflitto personale, esercitato da superiori o colleghi al fine di tutelare le proprie posizioni, giudicate in pericolo e non in relazione ad un’intenzionalità del management.

Mobbing strategico; preciso disegno di esclusione di un lavoratore da parte dell’azienda o del management che, con un’azione programmata e premeditata, intende realizzare un ridimensionamento delle attività del lavoratore o il suo allontanamento

É comprensibile la volontà della magistratura e degli organismi istituzionali di legiferare sul fenomeno mobbing, accertato l’elevato numero di dipendenti che sembrano essere sottoposti a comportamenti vessatori ed illeciti da parte dei superiori o della loro stessa azienda. Richiamo però l’attenzione sul fatto che, questo fenomeno, si presta anche ad essere interpretato in maniera distorta ed utilizzato come arma di difesa da parte di dipendenti negligenti o disonesti.

Analizziamo l’aspetto, relativamente più semplice, di come riconoscere situazioni di mobbing non intenzionale; potrete sospettare che questo sia in atto, nel caso siate in grado di notare i seguenti segnali:

  1. viene impedito al dipendente sotto mobbing, di esprimersi liberamente;
  2. esso è soggetto a critiche e rimproveri costanti;
  3. i colleghi hanno, nei suoi confronti, atteggiamenti di commiserazione;
  4. vengono fatti pettegolezzi sul suo conto e talvolta è oggetto di vere e proprie calunnie;
  5. potrebbe riportare di aver subito minacce o violenze

É la stessa azienda o, talvolta, un capo di sua iniziativa a mettere in atto pratiche di mobbing nei confronti di un suo dipendente e, in questo caso, si parla, rispettivamente, di  mobbing strategico o mobbing verticale ; vengono messe in atto, contro il dipendente, alcune azioni quali:

  • demansionamenti;
  • trasferimenti
  • svuotamento delle mansioni;
  • continuo cambiamento degli incarichi;
  • assegnazione di posti di lavoro isolati;
  • esclusione dalle riunioni di gruppo;
  • sottrazione o non assegnazione di apparecchiature aziendali standard.

I tre parametri che devono sussistere, per darvi la certezza di essere di fronte ad un caso di mobbing, sono: l’attacco è rivolto ad una singola persona, è in atto da lungo tempo e gli attacchi sono frequenti.

MOBBING SUL LAVORO ultima modifica: 2009-07-24T09:37:44+00:00 da pps9000
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