LA PRESENZA STRANIERA IN ITALIA; LO STUDIO DELLA BANCA D’ITALIA

Ho letto, con molte perplessità, lo studio pubblicato dalla Banca d’Italia sui riflessi che la crescita, nel nostro paese, di presenza straniera avrebbe determinato sulle opportunità occupazionali per gli Italiani. Lo studio della Banca d’Italia afferma che:

La crescita della presenza straniera in Italia negli ultimi anni non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, ma ha al contrario evidenziato una complementarietà tra gli stranieri e gli italiani più istruiti e le donne, favorendo maggiore spazi di occupazione.

Le critiche allo studio della Banca d’Italia

Non sono in possesso di studi tali da confutare, con dati statistici alla mano, le conclusioni della Banca d’Italia, ma alcune osservazioni possono essere dedotte in base a ragionamenti di pura logica:

  1. é difficile, se non impossibile, accettare l’idea che, in un paese dove non si è mai raggiunta la piena occupazione, l’afflusso di alcuni milioni di lavoratori stranieri non abbia avuto riflessi sulle opportunità occupazionali per i nativi;
  2. lo studio fa notare che l’afflusso di lavoratori stranieri, con mansioni tecniche e operaie, ha accresciuto le opportunità per gli italiani più istruiti, favorendo il loro inserimento in funzioni gestionali ed amministrative. Premesso che, per gli italiani meno istruiti, qualche problema, evidentemente, lo avrà dato, non si riesce a capire come tale afflusso abbia fatto aumentare le opportunità per i più istruiti;
  3. si afferma ancora che le donne italiane avrebbero beneficiato delle lavoratrici straniere, come colf, badanti e baby sitter, attenuando i vincoli legati alla gestione dei figli e dei familiari più anziani e permettendo di aumentare l’offerta di lavoro femminile. E’ perfettamente comprensibile che questa tipologia di lavoratrici straniere abbia aumentato la disponibilità all’impiego delle lavoratrici italiane, ma non si capisce con quale meccanismo avrebbe aumentato l’offerta di lavoro femminile; sono due concetti completamente diversi. Sarebbe poi il caso di approfondire l’impatto sulle opportunità occupazionali delle lavoratrici italiane con le stesse mansioni; se da una parte è vero che, in epoche più floride, era molto diminuita la disponibilità di questo personale italiano, per altro verso, negli ultimi anni, le lavoratrici straniere sono state preferite perché impiegate in nero e sottopagate!;
  4. lo studio, ad un certo punto, fa notare che gli stranieri hanno un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e redditi da lavoro significativamente inferiori. La spiegazione data a questo fenomeno è che i lavoratori stranieri hanno un più basso livello di scolarità, sono maggiormente concentrati in imprese meno produttive e vengono, prevalentemente, utilizzati in mansioni a ridotto contenuto professionale; mi meraviglia moltissimo che una istituzione, come la Banca d’Italia, intenda giustificare questo fenomeno con un falso ideologico. Cito, per tutti, un commento all’articolo che riportava lo studio della Banca d’Italia, commento di un ragazzo che così concludeva ”non è che gli italiani non vogliono più fare certi lavori, è che non lo vogliono fare a quel reddito; se un lavapiatti percepisse 2000 euro, ci sarebbe la fila di italiani”
  5. in un paese dove, secondo i dati diffusi dal rapporto 2008 dell’Istat, i  poveri in Italia sono 8.078.000, pari al 13,6% della popolazione, affermare che l’aumento della presenza straniera negli ultimi dieci anni, non ha provocato riflessi sulle opportunità occupazionali degli Italiani, mi sembra veramente mistificante, a meno che la Banca d’Italia sia in grado di produrre approfondite rilevazioni statistiche in questo senso.

LA PRESENZA STRANIERA IN ITALIA; LO STUDIO DELLA BANCA D’ITALIA ultima modifica: 2009-08-21T16:31:29+00:00 da pps9000
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