LE QUOTE ROSA NELLE AZIENDE ITALIANE

Donne in ufficio

Il lavoro delle donne deve essere meglio riconosciuto

E’ stata, di recente, pubblicata un’indagine, compiuta dalla NorthgateArinson sulle quote rosa nelle aziende italiane; a rispondere agli analisti sono state 487.288 dipendenti di 82 aziende italiane.L’obiettivo della ricerca era  quello di analizzare  le differenze nella retribuzione e nei percorsi di carriera tra uomini e donne.

I risultati dell’indagine sulle quote rosa nelle aziende italiane

I dati raccolti dimostrano che, a parità di settore merceologico e di studi, le donne hanno una retribuzione annua lorda che può variare da un meno 20% ad un meno 2%, rispetto a quella dei colleghi uomini a seconda  del  livello di inquadramento, dell’anzianità, degli incarichi e delle responsabilità. Gli analisti, incrociando questi dati, concludono che la discriminante principale non è la retribuzione, quanto una maggiore difficoltà nei percorsi di carriera. I dati parlano chiaro; infatti, più si sale nella gerarchia aziendale, più la percentuale di donne con alti livelli di responsabilità scende. Le quote rosa, a livello impiegatizio sono intorno al 34%, a livello quadri le  donne rappresentano mediamente il 22%, mentre le dirigenti si fermano al 12%, per arrivare sotto al 6% nei gruppi di alta direzione.
Francesca Rescigno, professore associato di Istituzioni di Diritto Pubblico presso l’ Università di Bologna, in un articolo del maggio 2009, commentando il problema delle quote rosa, affermava che: « finché si continueranno a perseguire politiche prive di impatto differenziale per uomini e donne, le differenze strutturali e i disequilibri tra i due generi continueranno ad essere ignorati e perpetuati; per questo motivo iniziative come i piani di promozione della donna o le quote rosa sono necessari, pur naturalmente non esaurendo l’universo degli interventi possibili in materia.»

Ora, se é giusto mirare ad evitare discriminazioni irragionevoli basate sul sesso, credo sia altrettanto giusto approfondire gli studi in materia, per prendere in considerazione aspetti sino ad ora sottovalutati; mi riferisco a quegli studi che, basandosi sugli indicatori di comportamento, potrebbero spiegare il perché la donna mostra caratteristiche nettamente più brillanti di quelle dell’uomo in certe situazioni e meno in altre. Riprendo un’altra frase della professoressa Rescigno che, finendo il suo articolo, afferma: « oggi dobbiamo infatti ancora tristemente ammettere che le donne abbisognano di misure di protezione, dell’introduzione di diseguaglianze di fatto che possano riportare all’eguaglianza, e questo è ancor più vero nelle sedi istituzionali. Quando avremo eguali situazioni di partenza non ci sarà più bisogno di azioni positive, il traguardo non è irraggiungibile ma è lontano e richiede impegno da parte della società, delle istituzioni e di tutti noi perché possa essere raggiunto.»

Forse non c’é bisogno di introdurre quote rosa per creare eguali situazioni di partenza; forse c’é bisogno di indirizzare meglio il lavoro femminile, in modo tale che le donne abbiano la possibilità di seguire percorsi di carriera simili  a quelli degli uomini.

LE QUOTE ROSA NELLE AZIENDE ITALIANE ultima modifica: 2009-09-16T14:38:11+00:00 da pps9000
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Informazioni su pps9000

Laureato in Chimica Industriale, maturo le prime esperienze professionali, nelle funzioni Vendita e Marketing, in società multinazionali americane del settore Farmaceutico. Divenuto dirigente assumo diversi incarichi sino a diventare Responsabile della Funzione Risorse Umane nella sussidiaria italiana della Pharmacia S.p.A. Ho pubblicato libri ed ebook per la Franco Angeli, la Bruno Editore e la Wide Edizioni. Sono amministratore del blog " Il lavoro dipendente".