AGGIORNAMENTI SUL PATTO DI PROVA

Mi è stato chiesto di spiegare per quali motivi, nel mio precedente post, avevo suggerito di modificare l’art. 2096 sul patto di prova. Non sono un magistrato per cui non posso addentrarmi in sofisticate argomentazioni legali, mentre, come ex responsabile di una funzione del Personale, posso evidenziare una serie di fattori che rendono l’attuale legge pesantemente sfavorevole per il lavoratore

I criteri di legge che regolano il patto di prova

1. La clausola accessoria del patto di prova, nonostante sia prevista nell’interessa di entrambe le parti del rapporto, risponde quasi esclusivamente all’interesse datoriale. Si diceva nel precedente post che, per questa ragione alcune pronunce giurisprudenziali sono intervenute su questo istituto, prevedendo una serie di tutele per il lavoratore, in verità più formali che sostanziali.
2. Lo scopo del periodo di prova è quello di dare al datore di lavoro la possibilità di verificare le attitudini psicofisiche e professionali del lavoratore e, a quest’ultimo, l’interesse e la convenienza del nuovo lavoro. Questa parità di diritti è puramente formale poiché è ben raro che un lavoratore rassegni le dimissioni da un azienda che gli sta offrendo un contratto di lavoro, specie se a tempo indeterminato. Non si capisce, poi, il perché devono essere fatte ricadere sul lavoratore le conseguenze dell’incapacità del datore di lavoro di valutare, durante il processo di selezione, le attitudini del lavoratore e gli si debba concedere un tempo aggiuntivo che può prolungarsi sino a sei mesi. I responsabili del personale sanno benissimo che i dipendenti disonesti e negligenti si comportano perfettamente nel periodo di prova, salvo svelarsi appena questo è terminato.
3. Non vi è obbligo di motivazione per il recesso intimato dal datore di lavoro durante il periodo di prova se non per le lavoratrici madri o lavoratori invalidi avviati obbligatoriamente al lavoro.
4. L’onere della prova sulla illegittimità di un eventuale recesso, durante il periodo di prova, spetta al lavoratore.
5. L’aspetto più ingiusto del patto di prova riguarda le differenti conseguenze per il datore di lavoro e per il lavoratore; un recesso illegittimo durante il periodo di prova non comporta, per il datore di lavoro, la conversione del rapporto di lavoro in rapporto definitivo. Al lavoratore è data la possibilità di terminare la prova con diritto alla retribuzione per il periodo rimanente e nell’eventualità in cui si preferisca tentare la via del risarcimento del danno, nel migliore dei casi si può arrivare a 6 –9 mesi di retribuzione. Quando invece sia il recesso del lavoratore a non essere giustificato da ragioni oggettive, questi è tenuto al risarcimento del danno (da valutarsi secondo le regole generali) subìto dal datore di lavoro. Si provi ad immaginare al danno morale, sociale ed economico in quei casi in cui un individuo, magari con un età anagrafica avanzata, nel cambiamento da un’azienda ad un altra. non viene riconfermato alla fine del periodo di prova. Confermo dunque che la magistratura del lavoro dovrebbe intervenire per modificare le clausole sul patto di prova

AGGIORNAMENTI SUL PATTO DI PROVA ultima modifica: 2009-10-09T14:26:51+00:00 da pps9000
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Informazioni su pps9000

Laureato in Chimica Industriale, maturo le prime esperienze professionali, nelle funzioni Vendita e Marketing, in società multinazionali americane del settore Farmaceutico. Divenuto dirigente assumo diversi incarichi sino a diventare Responsabile della Funzione Risorse Umane nella sussidiaria italiana della Pharmacia S.p.A. Ho pubblicato libri ed ebook per la Franco Angeli, la Bruno Editore e la Wide Edizioni. Sono amministratore del blog " Il lavoro dipendente".