DISOCCUPAZIONE IN ITALIA

L'economista Luca RicolfiHo trovato molto interessante un’analisi di Luca Ricolfi sulla disoccupazione in Italia, riferita alla generazione dei giovani trentenni. Mi sembra centrato, prima di passare a commentare quanto scrive Ricolfi riportare una definizione della disoccupazione trovata su Internet:

“per disoccupazione si intende la condizione di chi essendo desideroso e capace di lavorare, non trova tuttavia un impiego”

L’analisi di Luca Ricolfi sulla disoccupazione in Italia

Ricolfi premette che nessuna precedente generazione ha mai avuto un tenore di vita, una libertà personale ed una protezione genitoriale così alta come quella degli attuali trentenni ma, drammaticamente, nessuna precedente generazione é stata così dipendente dalla famiglia. Il motivo é sotto gli occhi di tutti; non trovano lavoro e, quando lo trovano, é precario e sottopagato. Queste sono considerazioni abbastanza diffuse e condivise; più conflittuali sono le spiegazioni che Ricolfi da sul perché dell’attuale situazione.

  1. Spiegazione politica: sinistra e sindacati hanno, per anni, tutelato privilegi occupazionali e pensionistici dei padri scaricandone le conseguenze essenzialmente sulle donne e sui giovani;
  2. Spiegazione economica: la gran parte delle imprese non sono state in grado di riconvertirsi in produzioni ad alto valore aggiunto, provocando in tal modo un rallentamento della crescita e una diminuzione della domanda di lavoro altamente qualificato.

La parte dell’analisi di Ricolfi sulla disoccupazione in Italia, che ho trovato sconvolgente é quella che si riferisce al livello di sapere e di mestiere dei nostri ultratrentenni; alle precedenti motivazioni si aggiunge, dunque, un ulteriore motivo per spiegare il problema della disoccupazione giovanile. Questi i dati principali riportati da Ricolfi, fatto 100 il campione di riferimento:

  • il 40% é in possesso di un mestiere in senso completo;
  • un 16% può essere considerato semiistruito, avendo seguito corsi o lauree brevi, che forniscono solo una parziale professionalizzazione;
  • un 44% é del tutto privo di un qualunque mestiere, avendo interrotto gli studi o alle elementari, o al liceo o all’università.

Questo é un dato sconfortante ma, in verità, spiega solo una parte della disoccupazione riferita, diciamo così, alla fascia dei quarantenni; fior di laureati in possesso di elevate competenze tecniche e professionali hanno perso il posto di lavoro e non riescono a rientrare nel mercato del lavoro. Una percentuale, non so quanto elevata, della disoccupazione in Italia é provocata dal venir meno di qualunque livello di responsabilità sociale delle imprese; la giusta domanda di flessibilità, approfittando di leggi che non contengono limitazioni al loro uso distorto, si é tramutata in diffusa precarietà dei rapporti di lavoro. Fuori un quarantenne con contratto a tempo indeterminato e salario medio alto, lo si sostituisce, se si vuole, con giovani e contratti più flessibili quali contratti a tempo determinato, a progetto o consulenza. Ripeto a questo punto una domanda che ho già posto in precedenti articoli; che fine fa la produttività se diminuisce il livello di competenza aziendale e la motivazione del personale?

 

DISOCCUPAZIONE IN ITALIA ultima modifica: 2010-06-23T15:56:49+00:00 da pps9000
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