La corretta procedura per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Le richieste di delucidazioni, che continuano ad arrivare al blog, malgrado diversi post e commenti sulla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, dimostrano che la corretta procedura per la firma di questo importante accordo non é chiara o é volutamente falsata dai consulenti aziendali.

I passi necessari per arrivare ad una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro

Qualunque sia il motivo per il quale l’azienda propone ad un dipendente di interrompere il rapporto attraverso una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, la corretta procedura dovrebbe essere la seguente:

  1. L’azienda prepara una prima stesura dell’accordo, nella quale la cifra pattuita con il dipendente, viene suddivisa in due somme; una piccola parte considerata come transazione é destinata ad estinguere qualunque contenzioso tra azienda e dipendente, la rimanente somma  viene prevista come incentivo all’esodo.
  2. Raggiunto l’accordo e firmato questo primo documento in sede aziendale, a protezione degli interesse di entrambe le parti, sarebbe altamente consigliabile ratificare l’accordo in sede sindacale. Le aziende, di norma, si rivolgono presso le rappresentanze imprenditoriali di settore, nella cui sedi si procede alla ratifica dell’accordo.
  3. Il dipendente deve presenziare alla ratifica della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, assistito da un operatore sindacale del sindacato a cui é iscritto; nel caso non fosse iscritto ad alcuna sigla sindacale, in accordo con l’azienda e la rappresentanza imprenditoriale, gli verrà assegnato un operatore sindacale d’ufficio. E’ ovvio che, prima della ratifica dell’accordo, il dipendente dovrà pagare l’iscrizione al sindacato che lo assisterà. Alcune aziende si fanno carico di pagare la quota d’iscrizione a favore del dipendente.

Sia chiaro che il dipendente non deve pagare alcuna altra cifra all’operatore sindacale che lo ha assistito; la richiesta di una percentuale sulla somma pattuita come incentivo all’esodo non é una prassi consolidata, é immorale e va denunciata agli organi centrali del sindacato in causa. Il dipendente, nel caso anche gli organismi centrali confermassero la richiesta di una percentuale dell’incentivo all’esodo, come parcella della loro assistenza, richieda che gli venga presentata una qualunque documentazione a sostegno di tale richiesta. E’ scontato che, in mancanza di tale documentazione, il dipendente non dovrà versare alcuna somma al sindacato. La richiesta di una parcella, ammesso che il sindacato voglia sostenere il principio della prassi consolidata, deve essere fatta prima della firma degli accordi, in modo tale che il dipendente possa decidere se avvalersi o meno di dell’assistenza sindacale. Rimane il problema morale poiché, é inconcepibile che un sindacato chieda una percentuale (mi é stato riferito sino al 5%) ad un dipendente che ha perso il posto di lavoro e che, con l’incentivo all’esodo, dovrà far fronte alla perdita di un salario.

La corretta procedura per la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro ultima modifica: 2011-10-21T15:59:47+00:00 da pps9000
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