Disoccupazione e professioni manuali

Deve far riflettere un fenomeno che sta caratterizzando il mercato del lavoro in Italia, poiché da una parte il tasso di disoccupazione, specie giovanile, aumenta a dall’altra si sta assistendo alla scomparsa di molte professioni manuali, che non trovano più sufficienti candidati. Uno studio della Cgia di Mestre rivela che, nei prossimi dieci anni, potrebbero scomparire molte professioni manuali dell’artigianato e dell’agricoltura, portando ad una perdita di circa 385.000 posti di lavoro. Il lungo elenco delle professioni a rischio comprende gli allevatori di bestiame nel settore zootecnico, i braccianti agricoli, i pellettieri, i valigiai, i borsettieri, i falegnami, gli impagliatori, i muratori, i carpentieri, i lattonieri, i carrozzieri, i meccanici auto, i saldatori, gli armaioli, i riparatori di orologi e di protesi dentarie, i tipografi, gli stampatori offset, i rilegatori, i riparatori di radio e Tv, gli elettricisti, gli elettromeccanici, addetti alla tessitura e alla maglieria, i sarti, i materassai, i tappezzieri, i dipintori, gli stuccatori, i ponteggiatori, i parchettisti e i posatori di pavimenti. Il segretario della Cgia di Mestre, Bertolussi, nello spiegare le risultanze dello studio, ha sottolineato che le professioni manuali sono considerate dalle famiglie e dai giovani, professioni di ripiego, perdendo in questo modo reali opportunità di lavoro. Un’altro atteggiamento dei giovani italiani incide significativamente sulla disoccupazione e ciò é stato spiegato in modo chiarissimo in una articolo di Luca Ricolfi, apparso sul numero di Panorama del 2 Novembre 2011. L’articolo di Ricolfi é intitolato ” Gli Italiani rifiutano i lavori sgraditi e vivono sui risparmi. E gli stranieri ne approfittano”.

Ricolfi, analizzando il bilancio tra posti di lavoro persi e posti di lavoro occupati, nel triennio compreso tra il 2008 e oggi, si é accorto che esiste una netta differenza tra cittadini italiani e cittadini stranieri. I posti di lavoro perduti dagli italiani sono poco più di 1 milione, mentre i posti occupati dagli stranieri sono aumentati di 487.000 unità. Ricolfi, analizzando contemporaneamente i dati sulla proprensione al consumo, che, nell’ultimo anno, malgrado la crisi , risulta leggermente aumentata, arriva ad una conclusione, che deve far riflettere le famiglie e i politici: «più che cercare disperatamente un lavoro, molti italiani stano pensando che, per ora, sia meglio usare i risparmi accumulati dalle rispettive famiglie, piuttosto che lavorare alle condizioni che il mercato offre».


Disoccupazione e professioni manuali ultima modifica: 2011-11-06T17:56:17+00:00 da pps9000
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