Riforma delle pensioni e decreto milleproroghe

Gli emendamenti contenuti nel decreto milleproroghe, relativi alla riforma delle pensioni, sebbene debbano ritornare al Senato per una seconda lettura, si danno ormai per approvati ed introducono delle variazioni alla stesura iniziale della riforma delle pensioni Monti. Le variazioni e le voci che in questi giorni sono state riportate dalla stampa sono tali e tante che, credo, si renda necessario fare la cronistoria  dei diversi decreti e capire cosa è ormai definitivo.

Bisogna ricordare che alla fine di novembre 2011 la Fornero ha firmato un decreto sul prolungamento  dell’intervento di tutela del reddito. Tale decreto definisce la nuova deroga concessa, a seguito della legge 78 del 31 maggio 2010, legge che introduceva lo scivolamento dei 12 – 18 mesi e, che, in prima analisi, aveva concesso a solo 10.000 pensionandi di potersi avvalere dei criteri di pensionamento, validi prima del decreto legge stesso. Il decreto Fornero introduce una correzione nel senso che si concede un prolungamento dell’ intervento  di tutela del reddito (sia esso l’indennità di mobilità o la prestazione straordinaria), con esclusione della contribuzione figurativa, in favore dei lavoratori che non sono rientrati nel contingente delle 10.000 unità, a condizione che maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito. Attenzione però perché il prolungamento sarà concesso per un numero di mensilità non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data calcolata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato  decreto Legge n.78 del 2010  e la data della decorrenza del trattamento pensionistico calcolata sulla base di quanto stabilito dall’articolo 12 del medesimo decreto legge (vedi messaggio INPS22673). Bisogna, in pratica, fare alcuni calcoli:

  1. verificare se si sarebbero maturati i requisiti per l’accesso alla pensione (con i criteri validi prima della legge 78/2010) entro il periodo di tutela;
  2. calcolare la data di accesso alla pensione con il vecchio sistema;
  3. calcolare la data di accesso con la legge 78/2010;
  4. fare la differenza tra le due date

I nuovi criteri pensionistici, stabiliti dalla riforma delle pensioni Monti  sono oggi facilmente consultabili sul sito INPS . A me interessa far notare alcuni aspetti importanti ma meno conosciuti:

  1. il decreto legge 98/2011 è quello che ha anticipato al 1° gennaio 2013  l’adeguamento  dei requisiti anagrafici (aspettativa di vita) per l’accesso al sistema pensionistico; con la riforma delle pensioni, questo adeguamento si applica sempre dal 1° gennaio 2013, alle famose quote di uscita, ai  requisiti anagrafici di 60 e 65 anni per le pensioni di vecchiaia, al requisito anagrafico per il pensionamento delle donne nel settore pubblico, al requisito anagrafico di 65 anni per il percepimento della pensione sociale e al requisito contributivo, richiesto per la maturazione del diritto alla pensione, indipendentemente dall’età anagrafica. Il primo adeguamento è stato confermato essere di tre mesi dal decreto 6 Dicembre 2011 e pubblicato in gazzetta con il numero 289 del 13 dicembre 2011;
  2. i requisiti di pensionamento (maturazione del diritto e  decorrenza della pensione) vigenti al 31 dicembre 2011 (dunque anche la finestra mobile) nella prima stesura della riforma Monti si affermava che si sarebbero applicate nell’ambito di limiti e di risorse stabilite dalla stessa legge ad una serie di specifiche condizioni . Definite le risorse per i diversi anni, al fine d’individuare la quantità di lavoratori interessati, la stessa legge 201/2011 stabiliva che il ministero del lavoro e il ministero dell’economia,  entro tre mesi dalla data della legge, dovevano  definire le modalità di attuazione delle deroghe, compresa le determinazione del numero massimo di soggetti a cui concedere il beneficio. Gli enti gestori delle forme di previdenza devono monitorare le domande di pensionamento presentate dai lavoratori interessati, che intendono avvalersi dei criteri di accesso vigenti al 31 dicembre 2011, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro: se si dovessero superare i limiti imposti dai finanziamenti gli enti non dovrebbero accettare ulteriori domande;
  3. Le lavoratrici che entro la fine del 2009 hanno maturato i 60 anni di età(cioè le nate nel 1949) è prevista la salvaguardia del diritto di pensionamento con il vecchio sistema  della vecchiaia  retributiva; a tal fine possono ottenere il diritto alla certificazione, anche se restano al lavoro, quindi andare in pensione a qualunque momento, con minimo 20 anni di contributi.

Riassumo infine gli aspetti più importanti degli emendamenti proposti nel decreto milleproroghe.

  1. Il termine per l’emanazione del decreto ministeriale, per definire le modalità di attuazione delle deroghe (di cui al precedente punto 2) è prorogato al 30 giugno 2012;
  2. vengono inclusi tra i soggetti che possono andare in pensione con i criteri previgenti la riforma delle pensioni Monti, oltre ai lavoratori di cui allo stesso comma 14 dell’art.24, anche i lavoratori il cui rapporto di lavoro si sia risolto in data antecedente al 31 dicembre 2011, in ragione di accordi individuali sottoscritti anche ai sensi degli articoli 410 (tentativo obbligatorio di conciliazione), 411(processo verbale di conciliazione) e 412-ter(modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva ) del codice di procedura civile, o in applicazione di accordi collettivi di incentivo all’esodo, stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, a condizione che ricorrano i seguenti elementi:
  • a) la data di cessazione del rapporto di lavoro risulti da elementi certi e oggettivi, quali le comunicazioni obbligatorie agli ispettorati del lavoro o ad altri soggetti equipollenti, indicati nel medesimo decreto ministeriale;
  • b) il lavoratore risulti in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi che, in base alla previgente disciplina pensionistica, avrebbero comportato la decorrenza del trattamento medesimo entro un periodo non superiore a ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della riforma delle pensioni Monti;

Qualora, in seguito all’inclusione di questi ulteriori soggetti al beneficio della deroga, risultasse superato il  limite delle risorse previsto, le ulteriori domande potranno essere prese in considerazione dagli enti previdenziali, in deroga a quanto previsto dal governo, solo a condizione che, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sia stabilito un incremento delle aliquote contributive non pensionistiche a carico di tutti i datori di lavoro del settore privato.

Attenzione! Mi é stata appena segnalata una circolare INPS sul prolungameto della tutela del reddito. Mi riservo d’interpretarla nei prossimi giorni, ma le istruzioni emanate dall’INPS modificano in parte quanto riportato nell’articolo.

Riforma delle pensioni e decreto milleproroghe ultima modifica: 2012-02-03T20:32:48+00:00 da pps9000
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