Le modifiche dell’Art.18

Il disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro è ormai approvato, quindi vanno ritenute già operative le modifiche apportate all’art.18.

L’orientamento dell’Associazione Italiana di diritto del lavoro contro le modifiche all’Art.18

Molti giuslavoristi appartenenti all’ A.I.D.La.SS (Associazione Italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale) ritenendo le legge mal  fatta, sia perché troppo favorevole per i datori di lavoro sia perché mancante di adeguati coordinamenti con la normativa precedente, hanno dichiarato l’intendimento di non assecondare supinamente l’obbiettivo del legislatore di diminuire le tutele del licenziamento e di accingersi, quali giuslavoristi “ad orientare l’interpretazione della nuova legge secondo un’ottica mirata a ridurre al minimo gli effetti della scelta perseguita dal nuovo legislatore, in coerenza con le manifestate valutazioni critiche del disegno di legge ora sfociato nel provvedimento legislativo”.
Fatta questa premessa, comunque importante, vale la pena verificare quali sono le modifiche più importanti inserite nel nuovo art.18. La vecchia normativa che, a fronte di un licenziamento illeggittimo, distingueva in tutela reale e tutela obbligatoria del posto di lavoro, è stata scomposta in 4 diverse previsioni sanzionatorie

  • reintegrazione ad effetti risarcitori pieni;
  • reintegrazione ad effetti risarcitori limitati a 12 mensilità;
  • tutela obbligatoria forte caratterizzata da un risarcimento meramente indennitario, sostitutivo del posto di lavoro, compreso tra 12 e 24 mensilità;
  • tutela obbligatoria debole, esclusivamente indennitaria, con risarcimento compreso tra 6 e 12 mensilità, sostitutivo della perdita del posto di lavoro.

La reintegrazione ad effetti risarcitori pieni (corresponsione di un’indennità risarcitoria compresa tra le 5 e le 12 mensilità) è prevista in casi di licenziamento discriminatorio (credo politico o fede religiosa, appartenza ad un sindacato, partecipazione ad attività sindacali) in caso di licenziamento intimato in concomitanza di matrimonio o in violazione dei divieti di licenziamento previsti  dalle disposizioni di legge in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità.
Viene lasciata al lavoratore la facoltà di chiedere al datore di lavoro la trasformazione del licenziamento in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, con l’erogazione di un’indennità pari a 15 mensilità , non soggette a contribuzione previdenziale.
Analizzeremo gli altri casi nel prossimo post.

Le modifiche dell’Art.18 ultima modifica: 2012-07-19T17:52:06+00:00 da pps9000
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