Ricongiunzione dei contributi: può convenire?

Mi è stato chiesto, recentemente, di valutare la convenienza o meno di adottare la ricongiunzione dei contributi, alla luce anche dei rimedi al problema delle ricongiunzioni onerose, previsti dal ex ministro del welfare Elsa Fornero.
La possiblità di mettere assieme tutti i contributi previdenziali, versati nel corso di una vita lavorativa ,al fine di ottenere un unico assegno pensionistico dall’Inps, era un’operazione completamente gratuita sino all’approvazione della legge 122 del 2010; dopo quella legge la ricongiunzione era diventata onerosa, comportando spesso l’esborso di somme talmente elevate da impedire a molti lavoratori di poter usufruire di quella possibilità.

Come decidere se adottare la ricongiunzione dei contributi o la loro totalizzazione

L’intervento della Fornero, va subito detto, corregge solo situazioni che riguardano ex dipendenti pubblici con contribuzioni, inizialmente versati all’Inpdap e poi passati, loro malgrado nel settore privato, con relativi contributi versati all’Inps. Restano quindi esclusi tutti i dipendenti del settore privato.
Ai lavoratori che hanno versato i contributi previdenziali in diverse casse, gestioni o fondi previdenziali, e ai quali ora si chiedono migliaia di euro per la ricongiunzione dei contributi,  l’unica soluzione possibile è quella di optare per la totalizzazione, acquisendo gratuitamente il diritto ad un’unica pensione di vecchiaia o di anzianità, seppure rinunciando ai vantaggi ai fini pensionistici, che avrebbe comportato la ricongiunzione, gratuita fino al 2010.La totalizzazione rappresenta una soluzione diversa dalla ricongiunzione dei contributi, in primo luogo perché risulta completamente gratuita, mentre la ricongiunzione può arrivare a costare anche molto caro; in questo caso, però, i contributi non possono essere ricongiunti ad altra cassa o fondo di previdenza (quindi, niente fusione INPS e INPDAP per esempio). Suggerisco a chi volesse approfondire l’argomento, un chiaro ed esaustivo articolo del consulente in diritto previdenziale e docente Giulio Coan . Si legge, nella stessa relazione di Coan, che:

la valutazione sulla convenienza o meno della ricongiunzione dipende da molti fattori e dati variabili; è, infatti, determinata dal costo dell’operazione in relazione ai benefici pensionistici che ne derivano. Si tratta quindi di una valutazione individuale che varia da caso a caso.

Si possono comunque trarre delle indicazioni di carattere generale? Mi sembra che qualunque decisione debba considerare i seguenti punti:

  1. E’ difficile che eventuali nuove riforme pensionistiche riabbassino i criteri per la maturazione del diritto alla pensione, quindi, laddove la ricongiunzione permettesse di maturare il diritto alla pensione anticipata, prima del diritto alla pensione di vecchiaia, ciò dovrebbe rappresentare un vantaggio in senso assoluto. (da valutare poi con i costi del ricongiungimento).
  2. Considerazione ben più difficile è quella che riguarda il merito, cioè la convenienza del ricongiungimento a fronte dell’eventuale maggiorazione dell’assegno pensionistico. Faccio notare infatti che, indipendentemente da qualunque valore del merito, la convenienza se effettuare o meno l’operazione sarà influenzata da un dato imprevedibile: l’aspettativa di vita del lavoratore. Quanto più lungo sarà il periodo di sopravvivenza a partire dalla data di pensionamento tanto più conveniente sarà stato l’investimento fatto per il ricongiungimento dei contributi e viceversa. Questo però è nelle mani del Buon Dio.
Ricongiunzione dei contributi: può convenire? ultima modifica: 2013-08-20T18:22:22+00:00 da pps9000
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