Incentivo all’esodo; una discutibile prassi sindacale

Avevo già scritto un post  sulla richiesta sindacale di una percentuale sull’incentivo all’esodo. Ritorno sull’argomento a fronte di una nuova richiesta di chiarimenti su quella che sembra essere una prassi sindacale abbastanza diffusa:

  • la richiesta di una percentuale sull’incentivo all’esodo, sebbene diffusa, non ha alcun sostegno legale e, personalmente la ritengo moralmente criticabile;
  • i sindacati possono intervenire in due momenti distinti nelle procedure di mobilità. Trattano con l’azienda i criteri di licenziamento e i criteri di calcolo per un eventuale incentivo all’esodo; assistono individualmente il dipendente nel processo di ratifica, in sede sindacale, degli accordi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
  • il maggior impegno del sindacato è durante la prima fase di negoziazione con l’azienda, fase in cui difendono gli interessi non dei singoli ma di tutti i dipendenti; all’atto della ratifica degli accordi individuali il sindacalista presente si limita a controllare che la stesura dell’atto di risoluzione consensuale sia quello  concordato in precedenza con i singoli dipendenti. E’ perfettamente legittimo che, se il dipendente non è iscritto al sindacato, gli venga richiesto la quota d’iscrizione, mentre è moralmente discutibile chiedere una percentuale sull’incentivo all’esodo a persona che ha perso il lavoro e che, con quella somma, dovrà gestire la propria situazione economica, in attesa di trovare, se possibile, un nuovo lavoro. Sarebbe allora più corretto distribuire eventuali spese accessorie su il personale che ha avuto la fortuna di rimanere al proprio posto di lavoro.

Ricordo inoltre che, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’azienda che pretende la ratifica degli accordi in sede sindacale, poiché con questa procedura rende impossibile o più difficoltosa un eventuale successiva impugnazione dell’atto di risoluzione consensuale. I pochi casi, nei quali é il dipendente ad avere l’interesse di ratificare l’accordo, sono quelli nei quali l’azienda intende rateizzare il pagamento di TFR ed incentivi o quando si da disponibile a rivedere l’accordo, a fronte di modifiche legislative sulla maturazione del diritto al pensionamento.
Cosa fare allora se il sindacato fa sapere di pretendere una percentuale sull’incentivo all’esodo:

  1. Controllare, prima di tutto, se le strutture sindacali provinciali e/o regionali sono a conoscenza della richiesta e la condividono.
  2. Darsi disponibili a versare la somma d’iscrizione al sindacato e solo questa, nel caso non si fosse già iscritti.
  3. Darsi disponibili a firmare l’accordo senza l’ulteriore ratifica in sede sindacale; nel caso sia l’azienda a pretendere  questa procedura, chiedere che sia lei a far fronte alle richieste sindacali. E’ ovvio che se l’azienda accettasse la procedura semplificata ci si dovrà cautelare che il testo da sottoscrivere sia rispettoso degli accordi presi.
Incentivo all’esodo; una discutibile prassi sindacale ultima modifica: 2014-05-02T11:27:47+00:00 da pps9000
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