Si riparla di un contributo di solidarietà

PolettiSono riprese, da parte di uomini di governo e di partiti, dichiarazioni per giustificare l’applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni così dette alte, malagrado  l’art. 53 della Costituzione disponga che: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Le dichiarazioni del governo fanno temere l’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Organi istituzionali, a partire dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia, insistono ad affermare due concetti: il governo non intende aumentare le tasse e non è prevista alcuna nuova manovra economica prima della fine del 2014. Si deve dedurre che, o queste affermazioni sono false, oppure il governo si accinge ad attuare una vera e propria azione discriminatoria, dal punto di vista fiscale, nel pretendere un contributo di solidarietà solo da un nucleo più o meno rilevante di pensionati, rimanendo ancora non definito cosa s’intende per pensioni alteAmmesso e non concesso (poiché in caso contrario la discriminazione sarebbe ancora più grave) che la somma ricavata dal contributo di solidarietà verrebbe per intero devoluta a risolvere il problema degli esodati, vanno tenute presenti tre considerazioni:

  1. Il problema degli esodati si origina con la legge di riforma delle pensioni (legge Fornero) nella cui formulazione il legislatore non ha saputo prevedere le conseguenze dell’innalzamento dell’anzianità contributiva e dell’età anagrafica, richieste per maturare il diritto alla pensione, applicando i nuovi criteri anche a pensionamenti programmati con le leggi precedenti.
  2. È evidente che il governo, non in grado di far fronte alla situazione degli esodati con le attuali disponibilità economiche, si accingerebbe, in contrasto con le proprie affermazioni, ad aumentare la tassazione per una rilevante parte della popolazione. Non è stato, infatti, definito il valore della pensione alta , ma è già stato affermato che non ci si può limitare a colpire le pensioni d’oro (non si risolverebbe il problema), ma che potrebbero essere interessate quelle superiori ai 2000/3000 euro mensili (non è chiarito se lordi o netti il che farebbe una grande differenza).
  3. Nessuno ha, fino ad ora, spiegato se il prelievo sulle pensioni consisterebbe in una tantum o diventerebbe permanente; nel secondo caso si tratterebbe di una vera e propria manovra di diminuzione della spesa pubblica, con il che si porrebbe il dubbio sulla costituzionalità di un contributo pagato solo da una parte della popolazione.

Le critiche all’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Ci si trova poi di fronte ad una vera e propria porcata, in termini di diritto, se si vanno ad analizzare le ragioni che porterebbero a scegliere una certa categoria di pensioni sulle quali applicare il contributo di solidarietà:

  • Prima motivazione. Si afferma che il rendimento delle pensioni, calcolate con il sistema retributivo è nettamente superiore a quello calcolato con l’attuale sistema contributivo e quindi, per una questione di equità sociale, le prime devono essere riviste, intervenendo sulla parte che eccederebbe l’ammontare calcolato con il sistema contributivo. Notiamo che, nuovamente, ci troveremmo di fronte ad un intervento su diritti acquisiti con conseguenze che, similmente agli esodati, potrebbero incidere seriamente sulla stabilità delle famiglie; è pura ideologia politica pensare che quelle pensioni siano utilizzate per vivere allegramente e serenamente. Quelle pensioni sono state spesso utilizzate per pagare il mutuo di una casa o aiutare figli che non hanno trovato o hanno perso il lavoro. Esiste, poi, un giustificato dubbio sul sistema di calcolo che confronta il rendimento del sistema retributivo con quello contributivo. Il sistema contributivo, nella sua essenza, stabilisce che la pensione è calcolata in modo che, nel tempo, vengano restituiti i contributi versati nella vita lavorativa. È ovvio che il calcolo ha un valore puramente statistico, non potendosi conoscere in anticipo la data di fine vita di ogni cittadino. Quale aspettativa di vita (tra l’altro significativamente diversa tra uomo e donna) è stata scelta dai burocrati per costruire il sistema contributivo? Questo valore è importantissimo e dovrebbe essere reso pubblico, per evitare che siano commessi abusi a danno di alcune fasce di pensionati. Moltissimi di coloro, che sono andati in pensione prima della crisi del mercato del lavoro, hanno usufruito quasi sempre di contratti a tempo indeterminato, versando contribuiti con continuità per 35 o più anni e, talvolta, riscattando in modo oneroso i periodi di studio. Non si può, quindi, escludere che, applicando il sistema di calcolo contributivo sul periodo preso come aspettativa di vita dopo il pensionamento, la pensione così calcolata risulti più elevata di quella attualmente percepita. Cosa farebbe il governo in questi casi? Applicherebbe comunque il contributo di solidarietà o, come conseguenza del principio sopra invocato, aumenterebbe la pensione degli interessati?
  • Seconda motivazione. Dato che contributo di solidarietà andrebbe applicato alle pensioni calcolate con il sistema retributivo si dovrebbe , prima di tutto, verificare se i contributi versati non siano realmente sufficienti a giustificare le somme percepite; secondo questo principio il contributo di solidarietà, però andrebbe applicato anche a tutte quelle pensioni retributive, percepite dopo pochi anni di contribuzione; mi riferisco in particolare a tutte le pensioni erogate solo dopo 15/20 anni di contribuzioni in particolare nel settore pubblico (politici compresi). Nessuno ha fino ad ora parlato di queste pensioni, ma non intervenire significherebbe, come detto in apertura, attuare una vera e propria discriminazione nei confronti di una certa categoria di pensionati. Tutto questo è costituzionale?

 

Si riparla di un contributo di solidarietà ultima modifica: 2014-08-21T17:22:27+00:00 da pps9000
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