Ulteriori considerazioni sul Jobs Act

La nostra posizione sul Job act

Mi è stato fatto notare che su un blog, come il nostro, che tratta delle problematiche relative al lavoro dipendente, dovrebbe essere pubblicata una presa di posizione più precisa sulla riforma del mercato del lavoro.
Sottolineo nuovamente che prendere posizioni pro o contro, prima che la legge sia approvata mi sembra un esercizio non corretto.Non vorrei fare lo stesso errore della CGIL che potrebbe indire uno sciopero generale nel caso il governo decidesse, per decreto,la riforma del mercato del lavoro; in altre parole per la CGIL non hanno importanza i contenuti della legge (come dovrebbe essere, visto che si dice rappresentare un significativo numero di lavoratori), ma solo il fatto che il governo ignori la concertazione e non segua le lungaggini del disegni di legge.Fatta allora questa premessa posso prendere posizione su tre aspetti che fanno da corollario a qualsiasi riforma del mercato del lavoro, contenuta nel Jobs Act.

  • Sono decisamente contro al cosidetto capitalismo e/o finanza turbo, poiché è ormai chiaro che l’eccesso di liberismo non ha prodotto un miglioramento nelle condizioni di vita dei lavoratori, ma ha solamente portato grandi vantaggi economici per pochi, a danno di milioni e milioni di persone.
  • Ho già detto, in precedenti post, che riconosco ai datori di lavoro il diritto di gestire le loro aziende intervenendo sull’organizzazione  per liberarsi di dipendenti disonesti e quando sopravvengono motivate ragioni di mercato; non ritengo che una società così detta civile possa, invece, accettare la preposizione ” l’azienda è mia e ho il diritto di farci quello che voglio”. Ciò sarebbe comprensibile se l’azienda fosse composta solo dall’imprenditore e da macchine robot; quando il destino dell’azienda è indissolubilmente legato al destini di lavoratori con le loro famiglie, l’azienda assume delle responsabilità sociali a cui non puà sottrarsi. Nessuno obbliga chi possiede la forza economica nel paese ad investire aprendo delle aziende, quindi se non sente o non vuole sottostare al concetto di responsabilità sociale dovrebbe investire in iniziative diverse.
  • Non so se e come verrà modificato l’art.18; sono assolutamente convinto che la reintegra (psicologicamente problematica anche per lo stesso dipendente) può essere superata con l’irrogazioni di elevate pene pecuniarie (anche più alte di 24 mensilità) a fronte di licenziamenti illeciti; dovrebbe essere raggiuntoun punto di equilibrio su questo aspetto. I sindacati devono accettare il fatto che all’interno delle organizzazioni esistono dipendenti che vanno allontanati perché deleteri per le aziende in cui lavorano (o non lavorano). Le organizzazioni di commercianti e degli industriali devono accettare che, all’interno dei loro rappresentati,  esistono imprendiotri incompetenti e/o disonesti i cui comportamenti non sono guidati dalla corretta e efficace conduzione delle loro aziende ma dalla volontà di accumulare benefici a solo scapito dei lavoratori.

Non mi sento, in questo momento, di aggiungere altro sulla bontà o meno del Jobs Act, in via d’approvazione da parte del governo.

Ulteriori considerazioni sul Jobs Act ultima modifica: 2014-09-29T15:43:10+00:00 da pps9000
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Informazioni su pps9000

Laureato in Chimica Industriale, maturo le prime esperienze professionali, nelle funzioni Vendita e Marketing, in società multinazionali americane del settore Farmaceutico. Divenuto dirigente assumo diversi incarichi sino a diventare Responsabile della Funzione Risorse Umane nella sussidiaria italiana della Pharmacia S.p.A. Ho pubblicato libri ed ebook per la Franco Angeli, la Bruno Editore e la Wide Edizioni. Sono amministratore del blog " Il lavoro dipendente".