Cosa cambia nel mercato del lavoro con l’approvazione del Job Acts

Analisi delle previsioni contenute nel Jobs Act

L’evoluzione del Jobs Act

Chi segue , per motivi professionali e personali, le decisioni governative sulla riforma del mercato del lavoro, si sarà accorto che, come previsto, l’impianto inizialmente annunciato del Jobs Act si è andato via via modificando; qualcuno comincia a chiedersi cosa realmente cambierebbe sul mercato del lavoro nel caso il Jobs Act venisse approvato così come proposto dal governo Renzi. Si tenga comunque presente che, dopo l’approvazione al Senato, la delega deve passare alla Camera e la minoranza del PD ha dichiarato che intende continuare la sua battaglia per apportare modifiche all’attuale formulazione.

Cambiamenti apportati dal Jobs Act ai contratti di lavoro

  • Contratti a termine. Prima questo tipo di contratto poteva essere rinnovato una volta sola, ora potrebbe essere rinnovato fino a 5 volte. Prima, per fare un contratto a tempo determinato serviva una motivazione specifica. Unica eccezione era data dalla riforma Fornero: non serviva la motivazione specifica se il contratto durava meno di un anno. Ora, con il Jobs Act, la durata del contratto senza motivazione può essere anche di 3 anni; dato che 3 anni è il limite massimo per i contratti a tempo determinato, nella pratica il Governo Renzi, eliminando la motivazione specifica, ha aumentato la flessibilità in uscita o, a seconda di pareri, aumentato le forme di precariato.
  • Contratti di collaborazione coordinata continuativa. Sembrava che il governo li dovesse eliminare ma in effetti si è cercato di ridurne l’abuso. È stato imposto che il datore di lavoro debba specificare un progetto che il lavoratore deve realizzare; se il progetto manca, o è finto, il contratto viene considerato a tempo indeterminato.
  • Contratti formativi. I contratti formativi hanno la funzione di insegnare, nella pratica, un lavoro a un giovane. I due principali articoli formativi sono l’apprendistato e lo stage. Come spesso accade, quello che nelle intenzioni poteva essere un’idea positiva, nella pratica è stata oggetto di storture. I cambiamenti proposti nel Jobs Act, se non verranno modificati durante i percorsi di approvazione, non saranno in grado di deprimere l’uso distorto di tali contratti.

Cambiamenti apportati dal Jobs Act alle normative sui licenziamenti

  • Licenziamenti disciplinari (giusta causa e giustificato motivo soggettivo). Il famoso art.18 prevedeva che, quando il giudice decideva per la non sussistenza dei requisiti, poteva dichiarare l’illegittimità del licenziamento e ordinare il reintegro del dipendente nel suo posto di lavoro. Una modifica era già stata introdotta dalla legge Fornero/Monti poiché, in casi di illegittimità del licenziamento, il giudice poteva solo condannare il datore di lavoro a risarcimenti economici da un minimo di 15 ad un massimo di 24 mesi di retribuzione, ma non al reintegro del dipendente, previsto solo nel caso venisse accertato che il fatto contestato non era stato commesso. Non è dato sapere cosa cambierà con il Jobs Act, visto il continuo cambiamento di posizione da parte governativa.
  • Licenziamenti per giustificato motivo oggettivo: nessun cambiamento rispetto alle previsioni della riforma Fornero.
  • Licenziamenti discriminatori: nessun cambiamento rispetto alle previsioni del vecchio Art. 18

Tenuto presente che altri punti non sono ancora sufficientemente chiariti, come ad esempio la possibilità di demansionare legalmente un dipendente, o la creazione della Naspi (sussidio di disoccupazione per chi ha carriere discontinue con contratti sotto l’anno), ci appare prematuro emettere giudizi sulla possibilità che Jobs Act avrebbe d’incidere in modo significativo sul mercato del lavoro.

Cosa cambia nel mercato del lavoro con l’approvazione del Job Acts ultima modifica: 2014-10-08T16:07:26+00:00 da pps9000
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