Procedura per rassegnare le dimissioni

Chiarimenti sulla procedura per rassegnare le dimissioni

La lettera per rassegnare le dimissioni

Le dimissioni sono, oggi, un evento abbastanza raro se non eccezionale, ma la riforma Fornero da una parte e comportamenti datoriali non sempre corretti dall’altra, possono portare a commettere errori e subire dei danni economici. Iniziamo con la lettera per rassegnare le dimissioni, lettera che va modulata in funzione delle esigenze del dipendente. La formula più corretta prevede che:

  1. sia specificata la data delle dimissioni;
  2. sia chiarito se s’intende darsi disponibile o meno ad effettuare il periodo di preavviso.

Questa ultima informazione determina la gestione del preavviso:

  • qualora non ci si dia disponibili, l’azienda sarà autorizzata a defalcare dalle competenze di fine rapporto una somma pari alla retribuzione che sarebbe spettata al dipendente se avesse lavorato il periodo di preavviso;
  • qualora ci si dia dispobili, l’azienda avrà due opzioni: potrà chiederci di lavorare il preavviso o potrà dispensarci dal farlo. In questo secondo caso dovrà erogare, oltre alle competenze di fine rapporto, l’indennità di preavviso, pari alla retribuzione determinata come sopra.

E’ necessario porre attenzione su due aspetti che sono correlati alla gestione del periodo di preavviso; qualora, al momento delle dimissioni, si abbiano delle ferie non godute, bisogna ricordarsi che le ferie interrompono il preavviso. Non accettare quindi quelle proposte aziendali che invitano a prendere ferie nel priodo di preavviso o perlomeno deve essere chiaro che le ferie non annullano il preavviso; se l’azienda, per motivi ben comprensibili, preferisce sospendere da subito l’attività del dimissionario, che si era comunque dato disponibile al preavviso, chiederà al dipendente di non recarsi al lavoro ma, al termine del periodo di preavviso, oltre alle competenze di fine rapporto dovrà pagare l’indennità di preavviso e tutte le ferie non godute.
Il secondo aspetto riguarda l’Aspi; l’INPS riconosce il diritto al percepimento dell’Aspi solo in caso di dimissioni per giusta causa, come vedremo in seguito.

La procedura per rassegnare e convalidare le dimissioni

La Riforma del Mercato del Lavoro (Ln°92/2012) ha introdotto delle norme finalizzate a contrastare il fenomeno delle c.d. dimissioni in bianco: dal 18/07/2012 le dimissioni volontarie e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro diventano efficaci solo se convalidate. La procedura di convalida è condizione necessaria affinché le dimissioni siano valide, altrimenti si considerano come mai presentate:

  • il lavoratore dichiara le proprie dimissioni per iscritto al datore di lavoro (mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o Pec, posta elettronica certificata);
  • il datore di lavoro trasmette la dichiarazione di dimissioni al Centro per l’impiego.Il datore di lavoro deve invitare il lavoratore a presentarsi presso la Direzione Territoriale del Lavoro o il Centro per l’impiego, ovvero a sottoscrivere apposita dichiarazione in calce alla comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro al fine di convalidare le dimissioni.

La comunicazione contenente l’invito, cui deve essere allegata copia della ricevuta di trasmissione della comunicazione ordinaria di cessazione, è validamente effettuata quando:

  • è recapitata al domicilio del lavoratore indicato nel contratto di lavoro;
  • è consegnata al lavoratore che ne sottoscrive copia per ricevuta.

Se il lavoratore non effettua nessuna di queste attività il datore di lavoro deve invitarlo a provvedere, spedendo entro trenta giorni una raccomandata al dipendente. Il dipendente, da quel momento, ha tempo sette giorni per:

  1. replicare al datore di lavoro contestando le dimissioni;
  2. dichiarare di ritirare le dimissioni offrendosi di continuare il rapporto di lavoro;
  3. convalidare le dimissioni;
  4. firmare la dichiarazione sulla ricevuta di trasmissione delle dimissioni al Centro per l’impiego.

Se al termine dei sette giorni il dipendente non ha messo in atto alcune delle succitate azioni, le dimissioni s’intendono comunque convalidate.

Rassegnare le dimissioni per giusta causa

La procedura per rassegnare le dimissioni per giusta causa è identica alla precedente, ma richiede ulteriori importantissime operazioni. Il lavoratore può rassegnare le dimissioni in tronco (cioè senza preavviso), quando si sia verificata una causa che non consenta la prosecuzione nemmeno provvisoria del rapporto. La giurisprudenza ha riconosciuto le ipotesi di ”giusta causa” facendo riferimento a gravi inadempimenti del datore di lavoro nell’ambito del rapporto di lavoro (es. omessa corresponsione della retribuzione, omesso versamento dei contributi previdenziali, molestie sessuali, dequalificazione professionale). In tal caso, proprio perché il recesso è stato determinato da un fatto colpevole del datore di lavoro, il lavoratore che receda per giusta causa conserva comunque il diritto a percepire l’indennità sostitutiva del mancato preavviso, nel caso si tratti di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Il lavoratore deve consegnare o inviare con tempestività la lettera con cui comunica la sua volontà di dimettersi per giusta causa, e cioè subito dopo il verificarsi della causa che ha reso impossibile la prosecuzione del rapporto. Tale comunicazione non necessita di specifiche formule, ma deve comunque fare riferimento alla giusta causa che ha determinato il recesso.
Noi suggeriamo di preparare le dimissioni per giusta causa con l’assistenza preventiva di un legale poiché, nel caso in cui il datore di lavoro neghi l’esistenza di una giusta causa alla base del recesso del lavoratore e si rifiuti così di versare l’indennità sostitutiva del preavviso, il lavoratore dovrà agire in giudizio per chiedere l’accertamento della giusta causa delle dimissioni, e vedersi riconosciuto il diritto a percepire tale indennità, oltre che per la restituzione dell’importo eventualmente trattenuto a titolo di mancato preavviso.
Un altro aspetto concerne il riconoscimento della giusta causa da parte dell’INPS, condizione necessaria per poter accedere all’erogazione dell’Aspi (ex indennità di disoccupazione; nella circolare n. 163 del 2003 l’Inps ha evidenziato quali sono i documenti che il lavoratore deve produrre ai fini dell’istanza allo stesso istituto. Il lavoratore dovrà corredare la domanda con una documentazione (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà) da cui risulti la sua volontà di “difendersi in giudizio” nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d’urgenza ex articolo 700 cod. civ. , sentenze, ecc. contro il datore di lavoro, nonché ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l’esito della controversia giudiziale o extragiudiziale. Nel caso in cui l’esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, l’Inps procederà al recupero di quanto pagato a titolo di indennità di disoccupazione.
Crediamo sia sufficientemente dimostrato che rassegnare le dimissioni volontarie o le dimissioni per giusta causa sia un atto da preparare con molta cura in base alle conoscenze delle leggi attualmente in vigore.

Procedura per rassegnare le dimissioni ultima modifica: 2014-10-15T18:38:28+00:00 da pps9000
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