Previsioni sull’andamento della disoccupazione

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Possono le norme contenute nel Job Acts  realisticamente provocare un miglioramento nell’andamento della disoccupazione?

L’incidenza della flessibilità del mercato del lavoro sulla disoccupazione

Premesso che non è corretto limitare la discussione sui vantaggi o svantaggi conseguenti alle annunciate modifiche dell’Art.18, è pur vero che si possono fare delle ragionevoli previsioni adottando solamente logiche osservazioni su alcune di queste norme. Non è dunque mia intenzione citare le tante statistiche, purtroppo non positive, pubblicate da agenzie nazionali ed internazionali come l’Istat o il Fondo Monetario Internazionale. Il concetto ispiratore degli interventi sul mercato del lavoro, nella sua estrema sintesi, dovrebbe essere quello di facilitare, da un lato, la flessiblità in entrata e, dall’altro, la flessibilità in uscita. Ecco dunque le logiche osservazioni a cui accennavo. Oggi esistono, qualcuno dice, più di 40 diverse forme di rapporti di lavoro, che rientrano nelle tre grandi categorie del lavoro autonomo, subordinato e parasubordinato.

Disoccupazione e flessibilità in entrata

Gli imprenditori come reagiranno se, pur introducendo facilitazioni economiche all’accensione di alcuni rapporti di lavoro, le  attuali forme  verranno ridotte in termini numerici e modificate in termini qualitativi? Mi riferisco alle previsioni contenute nel Job Acts che, a questo proposito recita:

  • individuare e analizzare tutte le forme contrattuali esistenti, ai fini di poterne valutare l’effettiva coerenza con il tessuto occupazionale e con il contesto produttivo nazionale e internazionale, in funzione d’interventi di semplificazione, modifica o superamento delle medesime tipologie contrattuali;
  • promuovere, in coerenza con le indicazioni europee, il contratto a tempo indeterminato come forma privilegiata di contratto di lavoro, rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti;
  • previsione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio.

Mi sembra difficile immaginare che i datori di lavoro interpreteranno queste norme come facilitanti, a loro modo di vedere, la flessibilità in entrata.

Disoccupazione e flessiblità in uscita

Considerazioni altrettanto logiche si possono fare per la flessibilità in uscita; l’utilizzo della mobilità e dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo hanno permesso alle aziende di estromettere milioni di lavoratori, senza particolari problemi. Ammesso e non concesso che nella modifica all’Art.18 rimanga comunque la possibilità della reintegra non solo per i licenziamenti discriminatori ma anche per quelli dovuti a motivi disciplinari, quale incremento della flessibilità in uscita si avrà effettivamente? Ritengo personalmente giusto che, laddove questo ultimo tipo di licenziamento risulti illecito, il giudice possa disporre della reintegra; non è giusto, invece che il magistrato disponga per la reintegra anche di fronte a lampanti comportamenti fraudolenti, disonesti ed illeciti del lavoratore. Una recente statistica, pubblicata su Panorama, riportava che su circa 32.000 licenziamenti disciplinari nell’80% dei casi il giudice aveva deciso per la reintegra. Stante questo orientamento della magistratura del lavoro, si potrebbe concludere che niente cambierà rispetto al passato. Queste considerazioni farebbero concludere che, al di la di autorevoli analisi statistiche, ben difficilmente il Job Acts porterà significativi miglioramenti sull’andamento della disoccupazione.

Previsioni sull’andamento della disoccupazione ultima modifica: 2014-11-05T19:40:47+00:00 da pps9000
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