I nuovi congedi parentali

congedo parentaleL’annuncio dato dagli organi d’informazione sulla possibilità, prevista dal Jobs Act di poter utilizzare i congedi parentali ad ore, ha creato delle aspettative presto disilluse dal fatto che gli interessati non riuscivano ad accedere all’apposito servizio dell’INPS. L’Istituto, sotto la pressione delle crescenti proteste di genitori interessati alla normativa, ha pubblicato la circolare applicativa 152 in cui però viene ridimensionato il concetto di poter liberamente usufruire di permessi ad ore.

Le basi normative sui congedi parentali

È utile richiamare le normative sui congedi parentali, adottate dal precedente governo Monti, in cui si faceva già riferimento alla possibilità di usufruire di congedi ad ore, nell’ipotesi però che fossero contemplati nella contrattazione collettiva. I criteri di applicazione sono estesamente spiegati sul sito dell’INPS . Le nuove regole danno attuazione alle norme contenute nel Jobs Act, nell’ambito del decreto sulla conciliazione tra vita e lavoro e dovrebbero dare (il condizionale è d’obbligo) la possibilità di assentarsi dal lavoro per piccole frazioni di tempo nel corso della giornata, a genitori con figli fino ai 12 anni di età.

La lettura della circolare INPS di cui sopra e a cui si rimanda, fa capire che, almeno per adesso, poco o nulla cambia, rispetto a quanto già previsto dalle normative del decreto Monti; il Jobs Act sancisce il diritto del lavoratore a usufruire sempre dei congedi parentali a ore, anche in assenza di una regolamentazione precisa nei contratti di lavoro, ma la circolare INPS chiarisce quanto segue:

« Con il decreto legislativo del 15 giugno 2015, n. 80, attuativo della delega contenuta nel Jobs Act, il legislatore è nuovamente intervenuto sull’art. 32 citato introducendo un criterio generale di fruizione del congedo in modalità oraria che trova attuazione in assenza di contrattazione collettiva anche di livello aziendale (comma 1 ter dell’art. 32 cit.). In particolare, secondo questo criterio generale, in assenza di una contrattazione collettiva che disciplini compiutamente il congedo parentale su base oraria, i genitori lavoratori dipendenti possono fruire del congedo parentale ad ore in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. La riforma prevede inoltre, in questa ipotesi, l’incumulabilità del congedo parentale ad ore con altri permessi o riposi disciplinati dal T.U. La riforma in esame ha natura sperimentale ed è quindi attualmente in vigore per i periodi di congedo parentale fruiti dal 25 giugno 2015 al 31 dicembre 2015, salva l’adozione di ulteriori decreti legislativi.»

Ciò significa che, in assenza di uno specifico accordo tra le aziende e i sindacati, le regole sul congedo rimangono rigide ed è obbligatorio assentarsi dal lavoro per almeno mezza giornata. Soltanto i contratti collettivi potranno invece stabilire delle norme più flessibili, permettendo ai lavoratori di usufruire dei congedi parentali per piccole frazioni di tempo .

La concessione dei nuovi congedi a ore è regolata dagli stessi criteri di quelli tradizionali; dopo aver usufruito della maternità obbligatoria per i neonati, i genitori possono astenersi dal lavoro per un massimo di altri 6 mesi (il limite è cumulativo su entrambe i coniugi), ricevendo il 30% della retribuzione, purché il loro figlio non abbia compiuto i 6 anni . Esiste poi anche un congedo non pagato (per un periodo massimo di 6 mesi), che può essere richiesto fino a quando il figlio non compie 12 anni di età.

La richiesta di accesso ai congedi parentali a ore deve essere presentata all’Inps (anche via internet per chi può accedere ai servizi online) compilando un apposito modulo. In alternativa, è possibile rivolgersi a un patronato, gestito dai sindacati o dalle associazioni di categoria, che svolgono tutte le pratiche per conto del lavoratore.

I nuovi congedi parentali ultima modifica: 2015-08-20T16:25:39+00:00 da pps9000
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