Marcia indietro del governo sulle pensioni di reversibilità

Cosa succederà alle casalinghe con solo reddito da abitazione principale?

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L’Istat ha fatto sapere che la spesa per le pensioni di reversibilità è passata da 42,674 a 43,006 miliardi di euro nel 2015; questo dato ha riacceso i timori di un intervento su questo tipo di pensioni, intervento che il Ministero del Lavoro si è affrettato a smentire.

Il disegno di legge sul contrasto alla povertà

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con una nota ufficiale, ha comunicato che sarà prossimamente depositato in Parlamento, da parte del governo, un emendamento al disegno di legge delega sul contrasto alla povertà. Il testo includeva, inizialmente, una razionalizzazione delle spese previdenziali tra cui rientravano le pensioni di reversibilità e le pensioni integrate al minimo. L’emendamento che verrà presentato non appena saranno aperti i termini relativi, e quindi dopo la conclusione del ciclo di audizioni sul provvedimento propone, infatti, la soppressione del riferimento alla razionalizzazione di altre prestazioni anche di natura previdenziale. La situazione però non è rassicurante come la si vuole far sembrare perché, analizzando nei dettagli le dichiarazioni governative, ci si accorge che verrebbe annullato l’intervento sulle pensioni di reversibilità in essere, ma rimane la previsione di un riordino delle nuove prestazioni; va anche considerato che il presidente dell’Inps, Tito Boeri nei giorni scorsi ha espresso perplessità su questa decisione che, secondo lui, renderebbe troppo lunga la transizione verso un nuovo calcolo delle pensioni di reversibilità. E’ ovvio che questa dichiarazione conferma l’intenzione del governo di mettere mano a questo tipo di pensioni.

Come si calcolano oggi le pensioni di reversibilità

La reversibilità è pari al 60% della pensione del familiare deceduto se viene corrisposta solo al coniuge (ed è questa la quasi totalità casi) e al 70% se spetta solo a un figlio. L’assegno sale all’80% della pensione se il nucleo familiare beneficiario comprende il coniuge e un figlio oppure due figli senza coniuge. L’ammontare della reversibilità corrisponde al 100% a quello della pensione del deceduto solo nel caso in cui oltre al coniuge ci siano due o più figli, oppure 3 o più figli senza coniuge. E’ previsto un altro 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti. Già oggi però, sono previste delle riduzioni dell’assegno in determinati casi; se il reddito del beneficiario supera i 1.500 euro mensili lordi (tre volte il minimo Inps), l’ammontare calcolato come sopra viene tagliato del 25%. Il taglio sale al 40% per i redditi superiori ai 2.000 euro mensili (4 volte il minimo Inps).Oltre i 2.500 euro al mese, la riduzione arriva al 50%.
L’intervento previsto dal governo dovrebbe modificare questa impostazione, perché prevede la possibilità di rivedere il sistema delle pensioni di reversibilità agganciandolo all’Isee (l’Indicatore della situazione economica equivalente), che fa riferimento al reddito familiare, non a quello individuale. Di conseguenza, il numero delle persone che avranno diritto all’assegno di reversibilità non potrà che ridursi.

Marcia indietro del governo sulle pensioni di reversibilità ultima modifica: 2016-05-01T16:31:28+00:00 da pps9000
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