I licenziamenti verbali sono nulli

Dipendente allontanato dal posto di lavoro

Dipendente allontanato dal posto di lavoro

Mi stanno pervenendo diverse segnalazioni di licenziamenti verbali intimati da datori di lavoro, che obbligano il dipendente a lasciare immediatamente il posto di lavoro, non facendogli poi pervenire una formale lettera di licenziamento. Ciò lascia dubbi nel lavoratore sulla reale efficacia del licenziamento stesso, sulla possibilità o meno di richiedere la Naspi, o su come procedere ad esempio nella ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Il ticket licenziamento

Una possibile spiegazione del perché alcuni datori di lavoro evitano di formalizzare il licenziamento di un dipendente la si potrebbe trovare nel così detto ticket licenziamento. Questo è una tassa che il datore di lavoro è tenuto a pagare per la cessazione unilaterale del rapporto di lavoro a tempo indeterminato/determinato, ma anche in caso di dimissioni del lavoratore per giusta causa; più in dettaglio il ticket licenziamento è dovuto nei seguenti casi:

  •  licenziamento per giusta causa;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo (il cui motivo, cioè, è inerente la sfera del lavoratore, come il licenziamento disciplinare);
  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo (noto anche come licenziamento per motivo economico: il motivo, in questo caso, è inerente alla sfera dell’azienda);
  • licenziamento del lavoratore a chiamata, esclusivamente per i periodi lavorati che concorrono al computo dell’anzianità aziendale;
  • dimissioni per giusta causa;
  • dimissioni intervenute durante il periodo di maternità;
  • mancata conferma dell’apprendista al termine del periodo formativo;
  • risoluzione consensuale a seguito di procedura di conciliazione obbligatoria.

Il ticket, dal 2016, è dovuto anche per fine lavoro nel settore edile, e per cambi di appalto, con assunzione del dipendente da parte del nuovo soggetto appaltatore (sino al 31 dicembre 2015, in queste due ipotesi, non era dovuto).
Vediamo per completezza d’informazione in quali ipotesi il ticket licenziamento non è dovuto:

  • dimissioni spontanee del lavoratore (in quanto il lavoratore in questo caso non percepisce la Naspi);
  • scadenza di un contratto a termine ;
  • risoluzione consensuale (al di fuori della procedura di conciliazione obbligatoria introdotta dal Jobs Act);
  • licenziamento del lavoratore domestico(colf e badanti);
  • licenziamento di lavoratori assicurati presso la gestione INPGI (come i giornalisti);
  • licenziamento di operai agricoli;
  • licenziamento di lavoratori extracomunitari stagionali;
  • decesso del lavoratore;
  • licenziamento collettivo (esente da ticket solo fino al 31 dicembre 2016).

La tassa sul licenziamento ha un importo di quasi 490 euro annui, dovuti per ogni anno lavorato, sino ad un tetto massimo di 3 anni. Il pagamento va effettuato entro il 16 del 2° mese successivo al licenziamento: ad esempio, se un lavoratore viene licenziato il 15 febbraio, il datore di lavoro deve pagare il ticket entro il 16 aprile. E’giusto sapere che in caso di mancato versamento della tassa sul licenziamento sono previste sanzioni per il datore di lavoro, fatto questo che può costituire un deterrente per il datore che non volesse formalizzare il licenziamento.

Come procedere in caso di licenziamento verbale

Il licenziamento verbale si verifica quando il dipendente viene allontanato dal luogo di lavoro senza alcun atto formale da parte del datore di lavoro (lettera o altro). La legge impone al datore di lavoro di comunicare il licenziamento per iscritto e afferma che il licenziamento verbale è inefficace: ciò significa che il licenziamento comunicato solo oralmente non produce alcun effetto e, in particolare, non interrompe il rapporto di lavoro tra le parti, sicché il datore di lavoro è tenuto a continuare a pagare la retribuzione al lavoratore sino a quando non sopravvenga un’efficace causa di risoluzione o estinzione del rapporto di lavoro o l’effettiva riassunzione. Il decreto legislativo sui contratti a tutele crescenti ha ribadito questo concetto; l’art.2 conferma che il licenziamento intimato in forma orale è nullo e, di conseguenza, il giudice ordina al datore di lavoro la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro; il rapporto di lavoro s’intende risolto nel caso il dipendente non riprenda servizio entro 30 giorni dall’invito del datore di lavoro a ritornare in servizio o qualoro il dipendente scelga il pagamento dell’indennità pari a 15 mensilità. E’ necessario, quindi, quando si subisca un licenziamento verbale,  che il lavoratore faccia pervenire immediatamente  al datore di lavoro una raccomandata A/R (di cui si deve tenere copia) con la quale si mette a disposizione per la ripresa immediata dell’attività.

I licenziamenti verbali sono nulli ultima modifica: 2016-06-16T16:22:02+00:00 da pps9000
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