La conciliazione dopo il licenziamento

Si cerca l'accordo tra le parti

Si cerca l’accordo tra le parti

Sarebbe più corretto dire “le conciliazioni dopo il licenziamento” poiché in seguito alle modifiche, apportate per prima dalla Legge Fornero e successivamente dal Jobs Act, le possibili procedure di conciliazioni previste sono diventate tre.

Conciliazione facoltativa

Ricordiamo che dal novembre 2010, il tentativo di conciliazione avanti alla Commissione delle DPL è tornata facoltativo e non più propedeutico al ricorso al tribunale, quindi il lavoratore o l’azienda possono scegliere indifferentemente di rivolgersi alle Commissioni o al giudice, ma solo nei casi in cui la vertenza abbia come oggetto del contendere:

  •  impugnazione del licenziamento;
  • rivendicazioni retributive;
  • costituzione del rapporto di lavoro;
  • violazione del dovere di fedeltà;
  • risarcimento danni;
  • violazione del patto di non concorrenza;
  • violazione di obblighi di sicurezza ed igiene;
  • illegittime modalità di attuazione del diritto di sciopero.

I funzionari della DPL, nel caso la scelta sia stata quella di ricorrere alla Commissione di conciliazione, una volta accertata la completezza dei dati e il ricevimento delle memorie di entrambe le parti, le convocano davanti alla commissione; dopo 30 giorni dalla convocazione dovrà poi svolgersi il tentativo di conciliazione.

Conciliazione preventiva

La procedura di conciliazione preventiva si applica ai dipendenti con contratti di lavoro ordinari e alle aziende con più di 15 dipendenti nella singola unità produttiva o più di 60 in ambito nazionale, a seguito delle modifiche introdotte dalla legge Fornero all’art. 7 della legge 604/1966. La legge di cui sopra ha introdotto il giustificato motivo oggettivo tra quelli per i quali le aziende possono procedere a licenziamenti individuali, ma ha imposto che il datore di lavoro debba esperire una procedura di conciliazione finalizzata al raggiungimento di un accordo tra le parti. La procedura prevede che:

  1. il datore di lavoro comunichi, preventivamente, alla DTL e al lavoratore la propria intezione di procedere al licenziamento, indicandone i motivi;
  2. la DTL convochi le parti entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione; in caso di mancata convocazione entro 7 giorni, il datore di lavoro può procedere al licenziamento, per cui starà al dipendente decidere se impugnarlo o meno
  3. laddove la convocazione sia giunta nei tempi di legge, la procedura di conciliazione debba concludersi entro 20 giorni a meno che le parti, di comune avviso, ritengano necessario proseguire la discussione pur di raggiungere un accordo.

Il tentativo di conciliazione può quindi concludersi in due modi:

  1. ha esito negativo e, mentre il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento, il giudice, nel caso lo ritenga illegittimo, procederà a determinare l’indennità risarcitoria;
  2. ha esito positivo per cui il licenziamento viene trasformato in risoluzione consensuale del rapporto di lavoro e il lavoratore avrà diritto alla Naspi

Conciliazione a tutele crescenti

Questa procedura si applica esclusivamente ai conteziosi sorti tra azienda e dipendenti con contratti a tutele crescenti. Le aziende, che hanno adottato una procedura di licenziamento, al fine di evitare un contenzioso dagli esiti incerti, entro 60 giorni dal licenziamento, possono proporre al dipendente una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro a fronte di un’offerta economica pari ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di due mensilità ed un massimo di 18.
Il dipendente rinuncia ad una eventuale impugnazione del licenziamento per cui il rapporto si estingue e la somma percepita non è assoggettata ne alla ritenuta fiscale ne a quella retributiva

La conciliazione dopo il licenziamento ultima modifica: 2016-09-21T16:05:01+00:00 da pps9000
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