L’imprenditoria italiana è malata

I dati che ho raccolto con il mio blog, analizzando le richieste di consulenza ricevute in questi anni, confermano che l’imprenditoria italiana è malata. Un numero troppo alto di imprenditori disonesti è inserito tra i datori di lavoro privati; ciò rappresenta un pericolo come fosse un tumore che si estende più o meno velocemente nel tessuto sano della piccola e media industria, settore che una volta era il vanto e il motore trainante del nostro paese.

Per quali motivi l’imprenditoria italiana è malata

Molti dei comportamenti scorretti e illeciti degli imprenditori si fanno risalire alla crisi del mercato globale, alla eccessiva tassazione delle imprese in Italia e all’alto costo del lavoro, situazioni tutte che hanno portato alla necessità di abbassare i costi di gestione con qualunque mezzo; se da un lato questo è innegabilmente vero, dall’altro i comportamenti illeciti hanno radici più profonde in tre elementi, che i fattori di cui sopra hanno solamente amplificato:

  • La responsabilità sociale d’impresa è un principio di gestione adottato da un numero molto limitato di aziende. La RSI è definita come un modello di governance allargata d’impresa, in base alla quale chi governa l’impresa ha responsabilità che si estendono dall’osservanza di doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi in generale di tutti gli stakeholders. A loro volta gli stakeholders sono definiti come ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda.
  •  La forza lavoro solo raramente è considerata l’elemento distintivo e punto di forza dell’azienda, quindi sono poche le imprese che possono essere considerate delle organizzazioni motivanti. Un’organizzazione motivante è quella che, nel rispetto di rigorosi e solidi obiettivi di business, riesce a mettere in atto politiche retributive che riconoscano ruoli e meriti dei dipendenti, processi di sviluppo che favoriscano la crescita professionale e processi di gestione delle prestazioni, basati sulla leadership autorevole.
  •  E’ innegabile che la malavita si è infiltrata nelle imprese; anche se non sono disponibili dati statistici certi, i settori più colpiti risultano essere call center, cooperative della logistica, imprese di edilizia e ristoranti.

I più diffusi illeciti datoriali

Gli illeciti maggiormente segnalati nel campo delle retribuzioni e dei contributi sono:

  • Ritardi nei pagamenti della retribuzione.
  • Retribuzione inferiore di quella riportata sulla busta paga.
  • Contributi non versati.
  • Lavoro straordinario pagato in nero con perdita dei contributi.
  • Ritardi nei pagamenti delle competenze di fine rapporto e del TFR.
    Gli illeciti riguardanti la contrattualistica sono:
  •  Lavoro completamente in nero, fenomeno questo che, malgrado le misure di contrasto sembra in aumento con l’arrivo sul mercato del lavoro di un significativo numero di immigrati. Oggi il fenomeno non è più confinato ai due settori storici dell’agricoltura e dell’edilizia, ma si è esteso alla piccola industria e a quella famigliare.
  •  Inquadramento a livelli inferiori di quelli previsti nel CCNL.
  • Non rispetto della turnazioni come previsto dei CCNL.
  • Non consegna del contratto di lavoro; se la legge non lo rende obbligatorio, è pur vero la non consegna ha rilevanza legale nel caso fosse previsto il periodo di prova, che deve avere sempre la formulazione scritta.
  • Invio di modifiche al contratto di lavoro al Centro per l’impiego senza darne comunicazione al lavoratore.
  • Utilizzo dei voucher per rapporti di lavoro non occasionale, quando sarebbero giustificati contratti perlomeno part time.
  • Modifiche dell’orario di lavoro senza l’accordo del lavoratore.
  • Rinnovo di contratti a termine senza il preventivo accordo del dipendente, con relativa comunicazione telematica al centro per l’impiego.
    Infine nel campo dei licenziamenti si nota:
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo di dipendenti con contratti antecedenti il marzo2015, per poi riassumerli con contratti a tutele crescenti.
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo senza preavviso.
  • Licenziamento orale che, dal punto di vista legale è nullo e crea problemi per la richiesta della NASpI; spesso non è comunicato al Centro per l’impiego, per evitare il pagamento del ticket licenziamento, con la conseguenza che il lavoratore risulta ancora in forza al datore di lavoro.

I legislatori, se e quando promulgheranno nuove leggi sul lavoro, dovranno tenere presente che una significativa parte della imprenditoria italiana è malata, per cui diventa necessario studiare clausole che neutralizzino l’uso distorto ed illecito di tali leggi.

L’imprenditoria italiana è malata ultima modifica: 2016-12-19T18:18:14+00:00 da pps9000
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