La sospensione del dipendente dalla prestazione lavorativa

Mi vengono segnalati sempre più frequentemente casi in cui il datore di lavoro sospende i dipendenti dalla prestazione lavorativa, ordinandogli di non recarsi al lavoro per mancanza di ordinativi o commesse; in funzione di ciò il datore di lavoro non eroga la retribuzione o fa figurare le assenze come permessi o ferie del dipendente.

Le sentenze sulla sospensione del dipendente

La questione è stata oggetto di sentenze, tra le quali vorrei citare per prima quella della Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 7300 del 16 Aprile 2004, Presidente Mattone, Rel Celerino). La Corte ha affermato che costituisce principio fondamentale della disciplina dei rapporti di lavoro subordinato quello secondo il quale la retribuzione non è dovuta dal datore di lavoro solo nel caso in cui la prestazione lavorativa sia divenuta impossibile, ovvero sia stato stipulato un accordo modificativo del contratto individuale di lavoro, in forza del quale le parti convengano che per un certo tempo non saranno eseguite le prestazioni e le controprestazioni; il datore di lavoro, infatti, non può unilateralmente ridurre o sospendere l’attività lavorativa e, di conseguenza, rifiutare di corrispondere la retribuzione, perché se lo fa incorre in un inadempimento contrattuale. La disciplina delle obbligazioni corrispettive, prevede che il rifiuto ad erogare una retribuzione può essere adottato dal datore di lavoro soltanto se il lavoratore omette di effettuare la prestazione da lui dovuta, ma non già quando questa sia impedita dalla decisione unilaterale del datore di lavoro,  ameno che il medesimo sia in grado di provare una sopravvenuta impossibilità di ricevere la prestazione. Tale impossibilità deve essere fondata sull’inutilizzabilità della prestazione lavorativa per fatti non addebitabili allo stesso datore di lavoro, perché non prevedibili, né evitabili, né riferibili a carenze di programmazione o d’organizzazione aziendale o a calo di commesse o a crisi economiche o congiunturali o strutturali, e salvo comunque, un eventuale accordo tra le parti .
Questa impostazione è ribadita dalla costante giurisprudenza della Suprema Corte, per la quale il datore di lavoro non può unilateralmente sospendere il rapporto di lavoro, salvo che ricorrano ipotesi d’impossibilità della prestazione lavorativa totale o parziale; in altre parole, in caso di sospensione del dipendente, il datore di lavoro ha l’onere di provare l’esistenza d’una sopravvenuta causa d’effettiva e assoluta impossibilità di ricevere la prestazione, a lui non imputabile, non potendo usare a sua giustificazione eventi riconducibili alla sua stessa gestione imprenditoriale, compresa la diminuzione o l’esaurimento dell’attività produttiva. Il dipendente sospeso, inoltre, conserva il diritto alla prestazione retributiva.
Un’altra sentenza , questa del Settembre 2011, emessa dal Tribunale di Bergamo, ha ribadito che dal punto di vista del diritto, la legittimità o meno delle sospensioni dal lavoro, unilateralmente disposte dall’imprenditore, riferendosi ad un rapporto con prestazioni corrispettive, deve essere valutata alla stregua delle norme in tema di sopravvenuta impossibilità temporanea della prestazione lavorativa. Il datore di lavoro non incorre in responsabilità per l’unilaterale sospensione del dipendente da lui disposta e non è tenuto al pagamento delle retribuzioni per il periodo di sospensione, soltanto quando la prestazione lavorativa sia divenuta inutilizzabile per un fatto sopravvenuto non prevedibile e non per motivi economici o per deficienze di programmazione, di previsione o di organizzazione aziendale. È appena il caso di chiarire che questi principi operano con riferimento a qualsiasi rapporto di lavoro di natura subordinata, anche nel caso in cui il lavoratore sia socio di una cooperativa.
Si può quindi affermare che per il datore di lavoro è ribadito l’ obbligo di corrispondere la retribuzione nel caso di sospensione del dipendente a seguito di situazioni che rientrano nella sfera del normale rischio d impresa, come nell’ ipotesi di mere difficoltà di gestione connesse a calo delle commesse e crisi economiche congiunturali e strutturali. Risulta, quindi, esclusa la possibilità per il datore di lavoro di disporre unilateralmente la riduzione e la sospensione del lavoro con l esonero dall’obbligo di corrispondere la retribuzione. Ribadito che è illegale porre in sospensione il dipendente senza retribuzione o obbligandolo a utilizzare permessi e ferie, è invece possibile un accordo tra le parti; il lavoratore, a fronte di una temporanea mancanza o insufficienza di commesse, in alternativa ad un possibile licenziamento, si può dare disponibile ad accettare una diminuzione della retribuzione, laddove l’accordo sia ratificato in sede sindacale.

La sospensione del dipendente dalla prestazione lavorativa ultima modifica: 2017-02-09T15:37:25+00:00 da pps9000
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