La pensione di cittadinanza

Foto di Cesare Damiano

Il presidente della Commissione lavoro

E’ sperabile che quanto ipotizzato da Cesare Damiano sulla creazione della così detta pensione di cittadinananza, non rimanga una sterile proposta e, nel breve tempo, sia messa nel dimenticatoio. Questa ipotesi sembra più realistica di quanto non siano il reddito di cittadinanza e il lavoro di cittadinanza.

Le ragioni a sostegno della pensione di cittadinanza

Sono molteplici le osservazioni che giusitificherebbero la formulazione di una pensione di cittadinanza, nella previsione che, in un prossimo futuro, i contributi accumulati da una certa fascia di lavoratori saranno talmente bassi da non permettere l’erogazioni di pensioni pari all’assegno sociale. Tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, subiranno l’effetto deprimente sia di leggi dello stato sia di situazioni di mercato:

  •  Coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 96 andranno in pensione totalmente con il sistema contributivo, tale per cui la la misura della loro pensione verrà calcolata sulla base esclusivamente dei contributi versati.
  • Una grandissima parte dei lavoratori ha avuto rapporti di lavoro talvolta saltuari, a tempo determinato, spesso part time, talvolta retribuiti con i voucher, situazioni queste che hanno contribuito a rendere minimali i contributi accumulati presso il Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

E’ quindi prevedibile che il combinato disposto dei due elementi porterà ad ottenere pensioni così dette da fame.

Come dovrebbe essere finanziata la pensione di cittadinanza

La proposta di Cesare Damiano (proposta di legge 2100 Gnecchi-Damiano) prevede che per tutti i lavoratori andati in pensione dal ’96 in poi con il sistema contributivo si assicuri un assegno base pari a quello sociale, circa 500 euro; poi ciascun lavoratore aggiungerà i suoi contributi. La nota importante consiste nel fatto che questo assegno base sarebbe finanziato dalla fiscalità generale e in parte dalla stessa previdenza. Si tratterebbe, secondo Damiano di una misura di civiltà; chi ha alle spalle un’epserienza di lavoro fatta di contratti a termine, licenziamenti, stage, voucher non potrà mai avere contributi sufficienti ad assicurargli un assegno dignitoso. Lo stato dovrbbe recepire come standard di dignità un assegno di 1500 euro lordi, integrando la parte mancante a tale soglia; se passasse questo concetto credo che lo stato dovrebbe rivedere tutte le pensioni sotto quel valore e ciò comportebbe un notevole aggravio di spese. L’idea di Cesare Damiano non si ferma solo alla pensione di cittadinanza, ma considera anche la revisione di due normative previste nella legge Fornero e nel Jobs Act:

  • l’art.18 dovrebbe nuovamente essere rivisto, reintroducendo la possibilità di reintegra nei licenziamenti collettivi e nei licenziamenti disciplinari;
  • dovrebbe essere resi strutturali gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato;
  • andrebbe rispristinata in casi eccezionali (perdita di lavoro intorno ai 60 anni) la mobilità per permettere il raggiungimento del diritto alla pensione.

Considerati tutti questi aspetti è inutile illudersi; ammesso e non concesso che la pensione di cittadinanza diventi una realtà, ciò non potrà certo avvenire in tempi brevi.

La pensione di cittadinanza ultima modifica: 2017-03-05T23:37:20+00:00 da pps9000
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