Anomalo aumento dei licenziamenti

La Cgia Mestre denuncia di aver notato un anomalo aumento dei licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo oggettivo e ciò in contrasto con un migliorato andamento del mercato del lavoro.

La tesi della CGIA di Mestre

I primi a notare un deciso aumento del numero dei licenziamenti sono stati i sindacati che ne hanno attribuito le cause alla maggior flessibilità in uscita concessa dal Jobs Act ai datori di lavoro. Il Presidente del INPS Tito Boeri ha trovato, per contro, una connessione temporale con l’attivazione delle dimissioni telematiche. Le dimissioni on line presuppongono l’attivazione del PIN sul sito del Ministero del lavoro e, secondo Boeri, una certa popolazione di lavoratori specie se stranieri, avrebbe preferito risolvere il rapporto di lavoro tramite un divorzio concordato con l’impresa. La Cgia solleva invece il dubbio che si tratti di una forzatura dei lavoratori nel tentativo di percepire delle indennità che potrebbero arrivare a costare, per lo stato, fino a 20.000 euro per singolo lavoratore. Premesso che l’ipotesi di Boeri mi sembra poco credibile, stante Il fatto che il datore di lavoro dovrebbe comunque pagare il ticket licenziamento vediamo su cosa si basa l’ipotesi avanzata dalla Cgia.

L’ufficio studi dell’organizzazione avrebbe notato che, rispetto allo scorso anno, i licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo sarebbero aumentati del 26%  circa contro un un aumento del 3% di tutti i tipi di risoluzione del rapporto di lavoro; molti dì questi licenziamenti sarebbero stati provocati dal dipendente per abbandono del posto di lavoro con l’intento di ottenere successivamente la Naspi. Ciò costituirebbe  secondo la  Cgia un costo improprio sia per le imprese che per lo stato.

L’interpretazione fortemente contestata, come si diceva, dalle organizzazioni sindacali lascia in effetti alcuni dubbi poiché ci si domanda quale vantaggio ne ricaverebbe Il lavoratore, visto che la Naspi ha una durata limitata nel tempo e che al massimo raggiunge i 24 mesi. Ecco che allora qualcuno suggerisce di verificare l’età dei lavoratori coinvolti poiché, se statisticamente, risultasse una significativa presenza di 63 enni ed ultra ciò farebbe pensare ad un escamotage per accedere, non senza rischi, alla Ape sociale

Anomalo aumento dei licenziamenti ultima modifica: 2017-06-13T15:00:55+00:00 da pps9000
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