L’impatto dell’immigrazione sul tasso di disoccupazione

Non è mia intenzione disquisire sui numeri e sulle percentuali del tasso di disoccupazione in Italia, ma proporre delle osservazioni alla portata di tutti, che sollevano dei dubbi su questi valori e del loro eventuale impatto sul mercato del lavoro.

Il tasso di disoccupazione percepito

Si ha l’impressione, osservando le attività che ci circondano, che i dati forniti dalle Istituzioni porterebbero a ritenere non corretto il tasso di disoccupazione o se corretto a dover ammettere che il meccanismo statale per far incontrare la domanda con l’offerta abbia delle criticità negative per i lavoratori italiani. Tutti i giorni possiamo constatare come certe attività siano ormai svolte quasi al 100% da extracomunitari:

  • nei mercati rionali la maggior parte dei banchi è gestita da extracomunitari di diverse origine ma con una prevalenza di nord africani;
  •  le imprese edili occupano prevalentemente personale proveniente dall’est europeo;
  •  i corrieri si avvalgono in altissima percentuale di personale non italiano per la consegna dei pacchi;
  •  le cooperative di pulizia hanno ormai solo personale extracomunitario;
  • moltissime attività commerciali, una volta a conduzione famigliare, sono scomparse e sostituite da attività in mano a cinesi che impiegano solo personale cinese;
  • le aziende agricole, specie ma non solamente nel centro sud, impiegano personale proveniente dal continente africano;
  • sono ormai due decenni che il reclutamento degli indiani punjabi indiani negli allevamenti bovini è divenuto peculiare nella filiera del latte di tutta la Lombardia

L’elenco forse potrebbe continuare ma mi sembra già sufficiente per affermare che posti di lavoro poco qualificato non mancano, ma sono in gran parte occupati da extracomunitari. E’ nota la risposta degli opinionisti pro immigrazione; “molti dei lavori sopra citati non sarebbero più accettati dagli italiani che preferirebbero sopravvivere con l’indennità di disoccupazione e successivi ammortizzatori sociali”. Ricordato che l’indennità di disoccupazione ha una durata massima di 24 mesi e che all’Istat risultano più di 3milioni di disoccupati e 4milioni e mezzo di persone che vivono sotto il limite di povertà, questa diagnosi lascia molti dubbi. Viene il sospetto che qualche cosa non funzioni nel riconoscimento dello stato di disoccupazione; sperare di sopravvivere oggi con il solo introito degli ammortizzatori sociali, ritengo sia molto difficile se non impossibile e, comunque, se un disoccupato dovesse rifiutare una o più offerte provenienti dai centri per l’impiego, non dovrebbe più comparire nelle statistiche sul tasso di disoccupazione.

Regole ed informazioni sullo stato di disoccupazione

Il Jobs Act, in particolare con il D. Lgs. n. 150/2015, ha cambiato profondamente il concetto di disoccupazione in Italia. Oggi il cittadino che perde il lavoro accede ufficialmente allo stato di disoccupazione solo dopo avere presentato la dichiarazione di immediata disponibilità (Did) e aver firmato il patto di servizio presso un centro per l’impiego. Ricordiamo che il patto di servizio consiste in un progetto personalizzato che descrive tutte le attività organizzate dal Centro alle quali il lavoratore dovrà partecipare al fine di essere ricollocato nel mondo del lavoro. Dobbiamo, allora, compiere un ulteriore controllo per avere le idee più chiare sul tasso di disoccupazione. Quali sono le agevolazioni concesse ai datori di lavoro che intendono assumere nuovo personale? Abbiamo trovato nella legge di bilancio 2017 una serie di incentivi che riguardano assunzioni di personale disoccupato:

  • Bonus assunzioni donne che consente ai datori di lavoro uno sgravio contributivo del 50% per 18 mesi per assunzioni a tempo indeterminato e per 12 mesi per contratti a tempo determinato. L’agevolazione si rivolge a donne disoccupate da 24 mesi o da solo 6 mesi nelle così dette aree svantaggiate.
  •  Bonus lavoratori over 50. Il bonus assunzioni per i lavoratori con età pari o superiore a 50 anni e disoccupati da oltre 12 mesi consente, così come per il bonus donne disoccupate, di beneficiare della riduzione del 50% dei contributi per 18 o 12 mesi. L’agevolazione può essere richiesta da tutti i datori di lavoro del settore privato e in tutto il territorio nazionale e il bonus sarà riconosciuto per contratti di lavoro a tempo determinato, indeterminato o per trasformazioni di contratti a termine in indeterminati.
  • Percettori di Naspi; Per i lavoratori percettori di Naspi e assunti con contratto a tempo pieno e indeterminato il bonus assunzioni 2017 consiste in un incentivo economico pari al 20% dell’indennità mensile spettante di diritto al lavoratore per il periodo non goduto di Naspi.

E’ evidente che queste poche iniziative non possono incidere in modo determinante sul tasso di disoccupazione ma, se prendiamo in considerazione le categorie di datori di lavoro ricordate all’inizio dell’articolo, possiamo trarre un’altra significativa conclusione; quei datori di lavoro non hanno alcun interesse ad accedere agli incentivi e/o bonus previsti dai governi poiché i vantaggi che ne trarrebbero sarebbero insignificanti rispetto a quelli ottenuti attraverso l’utilizzo di contratti irregolari se non addirittura lavorando in nero. Non credo di sbagliare affermando che, se quello che ho osservato nell’area dove vivo, lo si ritrova in tutta Italia, parliamo di migliaia e migliaia di posti di lavoro; non sono quindi credibili tutti coloro che continuano ad affermare che l’immigrazione non ha alcun effetto sul tasso di disoccupazione del lavoratori italiani. Questo continuerà tendenzialmente a crescere sino a quando posti di lavoro di di bassa qualità verranno occupati da immigrati, pronti ad accettare contratti di lavoro irregolari e/o lavorare in nero.

L’impatto dell’immigrazione sul tasso di disoccupazione ultima modifica: 2017-07-18T16:18:30+00:00 da pps9000
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