Il dramma dei NEET in Italia

Il dramma dei NEET in Italia è emerso con la pubblicazione del rapporto della Commissione Europea sui risultati del progetto “Garanzia Giovani “; come al solito il nostro paese risulta essere sempre il meno efficiente nell’adottare iniziative programmate dall’Europa per venire incontro ad alcuni problemi dei paesi membri. Il progetto Garanzia Giovani è stato un flop un poco in tutta Europa, con l’eccezione del Belgio, ma l’Italia è quella che ha avuto i risultati peggiori; per capirne le ragioni è necessario ricordare chi sono i NEET e che cosa si proponeva il progetto Garanzia Giovani.

Chi sono i giovani NEET

NEET è l’acronimo della frase inglese “Not in Education, Employment, or Training” cioè giovani che non studiano, non hanno lavoro e non sono impegnati in percorsi formativi. I sociologi individuano la nascita di questa particolare popolazione di giovani, nella difficoltà di realizzare le cinque tappe di transizione tipiche del modello di società occidentale: uscita dalla casa dei genitori, completamento del percorso educativo, ingresso nel mercato del lavoro, formazione della famiglia, assunzione di responsabilità verso i figli. Questo percorso che fino agli anni 70/80 era abbastanza rapido e realizzato più o meno da tutti alla stesse età, da quel momento in poi il percorso è diventato molto più accidentato, personalizzato ed imprevedibile; questa involuzione ha una delle sue cause principali nell’estrema difficoltà di entrare nel mondo del lavoro. I dati Eurostat relativi al 2016, prendendo in considerazione solo la fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni, stimava in poco meno di 2milioni e 500 mila la popolazione dei NEET in Italia, mentre l’Istat ritiene che oggi siano poco più di 2milioni e 200 mila

Quali obiettivi aveva ed ha il programma Garanzia Giovani

Iniziamo con il dire che il programma era rivolto a tutti i giovani che, al momento della registrazione, fossero stati  in possesso dei seguenti requisiti:

  • età compresa tra i 15 e i 29 anni compiuti;
  • essere in una condizione di disoccupazione ai sensi del d. lgs. n. 150/2015;
  • non essere iscritti a percorsi di istruzione o formazione professionale ovvero accademici e terziari;
  • non avere in corso di svolgimento il servizio civile o un tirocinio extra-curriculare;
  • non avere in corso di svolgimento interventi di politiche attive attuate con Dote Unica Lavoro;
  • essere in condizione di regolarità sul territorio nazionale;
  • aver completato da non più di 4 mesi, i percorsi di istruzione, istruzione e formazione professionale ovvero percorsi universitari e terziari;

Le imprese che avessero assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato giovani dai 15 ai 29 anni, registrati nel programma, avrebbero potuto usufruire di bonus occupazionali.
L’obiettivo del progetto, che nel caso possa interessare qualche vostro conoscente potrete trovarlo seguendo il link Garanzia Giovani, era quello di contattarei NEET e, tramite programmi di formazione, avvicinarli prima ed inserirli poi nel mondo del lavoro. Ebbene in Italia si è riusciti ad avvicinare solo un 10% della popolazione NEET.

Le ragioni del fallimento del progetto Garanzia Giovani

Le ragioni del flop possono essere tante ma, leggendo analisi accreditate come quelle dell’Università Cattolica, due sembrano le più probabili: la prima è un modello culturale che rende accettabile una lunga dipendenza dei figli adulti dai genitori, e la seconda è l’ampia quota di economia sommersa all’interno della quale prolifera il lavoro in nero. Un analisi approfondita individua all’interno della popolazione dei NEET tre sottopopolazioni; circa un milione di NEET è attivamente alla ricerca di lavoro, mentre il resto si divide in persone che si dicono non interessate a trovare un impiego e altre che si dicono potenzialmente interessate, ma così scoraggiate da non cercarlo più. Chi si dice non interessato in effetti sta aspettando di aprire un’attività o sta valutando possibili opzioni o svolge attività di aiuto in famiglia, ma tra questi c’è chi ha un lavoro irregolare continuativo. L’indagine ha messo in rilievo che anche nel gruppo degli “scoraggiati” è presente una parte di giovani che si arrangia facendo saltuariamente lavoro in nero per cui si può stimare che siano varie centinaia di migliaia gli under 30 che ufficialmente risultano NEET ma che nella pratica svolgono un lavoro remunerato nell’economia sommersa.
E’ per questo motivi che ritengo drammatica la situazione dei NEET; o non lavorano o se lavorano lo fanno con contratti irregolari o in nero. Mi domando quale sarà il futuro di questi giovani se le pensioni continueranno ad essere calcolate con il sistema contributivo; o non avranno pensione o, se l’avranno, saranno talmente basse da ritenersi sotto il limite della povertà assoluta.

Il dramma dei NEET in Italia ultima modifica: 2017-07-23T18:42:26+00:00 da pps9000
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