Come recuperare i contributi silenti

E’ talvolta possibile recuperare quei contributi che, non essendo sufficienti per raggiungere il diritto alla pensione, rimangano nelle casse dei fondi pensione in cui sono stati versati. Esistono procedure che gli interessati devono attivare e che permettono, anche se non sempre, il recupero delle somme versate.

Cosa sono i contributi silenti

I contributi silenti sono i versamenti fatti alle casse previdenziali nel corso della vita lavorativa, non sufficienti a raggiungere i requisiti per la pensione. Le situazioni lavorative più diverse, come ad esempio la discontinuità nei contratti ed il precariato, casi oggi molto diffusi, possono portare il lavoratore a rapportarsi con casse previdenziali diverse; può quindi accadere di smettere di versare i contributi prima di raggiungere la quota minima prevista dalla cassa, perché questa permetta di maturare il diritto alla pensione, pur avendo raggiunto l’età anagrafica pensionabile.
Alcune gestione previdenziali li restituiscono. È il caso, ad esempio, delle casse di medici, architetti, giornalisti, commercialisti, veterinari; altre, invece, non prevedono questa possibilità. L’esempio più significativo è quello dell‘Inps che, per legge, non restituisce i contributi versati. Stesso dicasi per l’Enasarco, cassa degli agenti di commercio: in entrambi i casi se non si raggiungono i 20 anni di contribuzione, i soldi sono persi.
Non ci sono dati precisi, solo stime che parlano di milioni di lavoratori che hanno pagato a vuoto, soprattutto donne, ex lavoratori autonomi, stagionali agricoli, professionisti con una vita lavorativa irregolare; alcune fonti di stampa quantificano l’impatto in circa 10 miliardi di euro da restituire spalmati su una platea di circa 7 milioni di cittadini.
I lavoratori maggiormente interessati, se limitiamo l’analisi della situazione all’INPS, sono quelli ricadenti nel sistema misto, cioè coloro che risultano in possesso di contribuzione al 31.12.1995; per questi soggetti il requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia è, infatti, particolarmente elevato: pari a 20 anni di contribuzione unitamente ad un’età anagrafica pari a 66 anni e 7 mesi. Chi non riesce a raggiungere tale cifra non avrebbe alcuna possibilità di ricevere una pensione. Coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, hanno invece una situazione più favorevole, perchè la pensione di vecchiaia può essere ottenuta anche con soli 5 anni di contributi anzichè 20 ma, tal caso, l’età per il pensionamento slitta a 70 anni e 7 mesi.

Sistemi per utilizzare i contributi silenti

Si diceva, all’inizio del post che, in taluni casi, è possibile utilizzare i contributi silenti, non correndo il rischio di lasciarli inutilizzati nelle casse dei fondi pensione:

  •  Utilizzare il cumulo dei periodi assicurativi. Non è necessario che i 20 anni di contributi siano maturati tutti in una sola gestione previdenziale, potendo essere raggiunti sommando diversi lavori. Facciamo l’esempio di un lavoratore con 14 anni di contributi da lavoro dipendente e altri 6 anni versati nella gestione separata dell’Inps. Grazie al cumulo dei periodi assicurativi può sommare tali periodi al fine di acquisire i 20 anni minimi richiesti per pensionarsi. Tale facoltà può essere utilizzata, dal 2017, anche nei confronti dei contributi versati presso le casse professionali.
  • Utilizzo dei contributi volontari versati. I lavoratori che hanno raggiunto i 15 anni di contributi entro il 1992 o che siano stati autorizzati al versamento di contributi volontari entro la predetta data, possono andare in quiescienza all’età stabilita per la pensione di vecchiaia unitamente ad un requisito contributivo di 15 anni di contributi anzichè 20 anni.
  • Utilizzare la facoltà di computo. I lavoratori e le lavoratrici iscritte alla gestione separata INPS hanno a disposizione un particolare strumento normativo per riunire gratuitamente nella gestione separata tutti i contributi sparsi nelle altre gestioni della previdenza pubblica obbligatoria, al fine di conseguire un’unica prestazione pensionistica. Questi lavoratori avranno la possibilità di pensionarsi con le regole del contributivo (cioè con 70 anni e 7 mesi e almeno 5 anni di contributi) ma dovranno soddisfare diverse condizioni: possedere almeno 15 anni di contributi, di cui 5 nel sistema contributivo, cioè dopo il 1995 e aver maturato i requisiti per l’esercizio del computo dopo il 31.12.2011.
  • Richiedere la contribuzione volontaria. L’ultima soluzione è quella di procedere al versamento della contribuzione volontaria, raggiungendo così il requisito minimo richiesto per la pensione di vecchiaia. Si tratta di una soluzione onerosa il cui esborso dipende dall’ultima retribuzione percepita in costanza di rapporto di lavoro, dunque, l’onere sarà tanto più elevato quanto maggiore era lo stipendio prima della disoccupazione; ad esempio un lavoratore con 12 anni di contributi senza prospettive di lavoro può farsi autorizzare dall’Inps a versare contributi volontari e raggiungere così gli 8 anni di contribuzione mancanti al minimo dei 20 anni.

La contribuzione silente, nel caso nessuna delle suddette soluzioni possa essere applicata, dovrà considerarsi perduta in quanto, tranne per le casse prima citate, l’NPS è autorizzata per legge a non restituire quei versamenti.

Come recuperare i contributi silenti ultima modifica: 2017-08-23T18:36:33+00:00 da pps9000
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