Difendersi dagli errori INPS nel calcolo delle pensioni.

Difendi la pensione dagli errori INPS

L’INPS starebbe inviando ad alcuni pensionati missive con la richiesta di rimborso di somme erogate per errore nel calcolo delle pensioni; secondo la Fipac, federazione aderente a Confesercenti, molti pensionati avrebbero ricevuto una missiva dell’istituto di previdenza contenente la richiesta di rimborso di somme, anche ingenti, erogate per errore. La Fipac, ha chiesto urgenti chiarimenti al presidente dell’, per capire quante sono le persone realmente coinvolti dalle richieste di restituzione.

La recente sentenza della Corte di Cassazione sugli errori commessi dall’INPS nel calcolo della pensione

Riteniamo che il problema non sia determinare quanti pensionati hanno ricevuto queste richieste di rimborso, ma se le richieste sono legittime e nel caso non lo siano quali azioni devono essere intraprese dagli interessati per bloccare le eventuali rivalse dell’INPS. Ci aiuta a questo proposito una recente sentenza della Corte di Cassazione e più esattamente la sentenza n. 482/2017, quindi certamente adatta a comprendere il quesito di questo paragrafo. La sentenza in estrema sintesi afferma due concetti:

  1. L’INPS, dal momento in cui scopre di erogare una pensione errata, ha il diritto di apportare le dovute correzioni e, quindi erogare una nuova pensione.
  2. L’INPS non può pretendere la restituzione delle somme erogate in eccesso a meno che l’errore commesso sia conseguenza di comportamenti dolosi od ingannevoli da parte del pensionato.

La sentenza infatti afferma che l’ente erogatore può rettificare in ogni momento le pensioni per via di errori di qualsiasi natura, ma non può recuperare le somme già corrisposte, a meno che l’indebita prestazione sia dipesa dal dolo dell’interessato. La Corte, contrariamente alla tesi sostenuta dall’INPS, ha ricordato che in base all’art. 52 della legge n. 88/1989, espressione di un principio generale di   (cfr. Cass n. 328/2002), “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato”.

Quando l’indebita prestazione è dovuta a dolo dell’interessato

Alcuni esempi possono chiarire cosa s’intende per indebita prestazione dovuta a dolo dell’interessato La legge, in senso generale, prevede che gli indebiti debbano essere restituiti se il pensionato è a conoscenza di fatti che incidono sul diritto alla pensione o sulla sua misura e non li segnali all’INPS; se l’interessato non comunica all’istituto, o comunica solo in parte, dei fatti sconosciuti all’ente, che possono avere delle conseguenze sul diritto o sulla misura della prestazione, l’INPS non è responsabile dell’errore e, di conseguenza, può recuperare legittimamente e per intero le somme erogate per sbaglio. Nel caso contrario, se l’interessato ha comunicato all’Inps i fatti che incidono sul diritto o sulla misura della prestazione, e l’INPS continua a erogare per intero le somme, quanto percepito in eccesso dal pensionato non può più essergli chiesto indietro. Merita una diversa interpretazione il caso in cui le somme in più liquidate al pensionato derivano da una mancata o errata valutazione degli altri redditi del pensionato (caso molto frequente nella determinazione delle pensioni di reversibilità). L’INPS infatti deve verificare ogni anno i redditi che possono condizionare l’ammontare o il diritto alle pensioni ed esiste un preciso termine entro cui l’istituto può procedere al recupero delle somme riconosciute in più, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro. In particolare:

  • se i redditi che rilevano sul diritto o sull’ammontare della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Inps, la restituzione delle somme deve essere richiesta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’istituto viene a conoscenza dei redditi;
  • se i redditi che influiscono su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o modello Unico), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello della dichiarazione.

In caso contrario, le somme non possono essere chieste indietro eccettuate le ipotesi, come già spiegato, in cui sia accertato il dolo del contribuente.

Cosa fare se la richiesta di rimborso è illegittima

L’argomento, certamente complesso, meriterebbe un più ampio approfondimento, cosa che mi riprometto di fare in un prossimo articolo; mi limito per ora ai suggerimenti di carattere essenziale:

  1. è necessario intraprendere un ricorso amministrativo;
  2. il ricorso amministrativo è una condizione necessaria per procedere, successivamente, all’azione giudiziaria contro l’Inps;
  3. nel caso in cui l’esito del ricorso amministrativo sia negativo o vi sia stato silenzio-rigetto si dovrà procedere a far causa all’Inps.

E’ dunque bene, nel caso l’INPS richieda la restituzione di somme indebite per errori di calcolo della pensione, controllare la propria situazione personale e, se del caso, presentare immediato ricorso contro la richiesta dell’istituto.

Difendersi dagli errori INPS nel calcolo delle pensioni. ultima modifica: 2017-09-25T18:53:32+00:00 da pps9000
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