Non tutti i richiedenti potranno accedere all”Ape sociale nel 2017

Il rilevante numero di domande per accedere all’Ape sociale e alla pensione anticipata per lavoratori precoci fa sorgere qualche dubbio sulla possibilità che tutte le istanze possano venire accolte senza slittamenti.

Entro il 15 ottobre l’INPS pubblicherà la graduatoria su Ape Sociale e Precoci

Le domande, presentate entro il 15 Luglio, sono risultate essere complessivamente 66.409 di cui 39.777 per l’Ape sociale e 26632 per la pensione anticipata. Parte ora il controllo da parte dell’INPS per verificare se e quante delle domande presentate rispettino i criteri per avere l’accesso alle due opportunità di anticipo pensionistico; tenuto presente che il Ministero del Lavoro ha stanziato, per il 2017, 300 milioni di euro per l’Ape sociale e 370 milioni per la pensione anticipata, non si può escludere che, se dopo i controlli, le domande valide supereranno la cifra preventivata, per qualcuno la decorrenza della pensione subirà uno slittamento al 2018.

La procedura per stilare la graduatoria

L’INPS, in caso d’insufficienza delle risorse, procederà a stilare una graduatoria seguendo i seguentri criteri:

  • precedenza a coloro con età più vicina al raggiungimenti del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia o alla maturazione del requisito di 41 anni di contributi per i lavoratori precoci;
  • in caso di parità dei requisiti costituiranno criteri di scelta la data e l’ora di presentazione delle domande;
  • agli esclusi verrà comunicato lo slittamento della prestazione all’anno successivo;
  • nel caso le risorse economiche preventivate risultassero superiori a quelle necessarie per dare seguito a tutte le domande presentate, sino al 30 novembre 2017 potranno essere prese in considerazione eventuali nuove domande da parte di coloro che non fossero riusciti a produrre la documentazione richiesta entro il 15 Luglio; in questo caso verrebbe effettuato un secondo monitoraggio, con gli stessi criteri di cui sopra, e il cui esito verrebbe comunicato entro il 31 Dicembre 2017.
    Entro quella data dovranno quindi essere chiarite tutte le istanze di accesso all’Ape sociale a all’anticipo pensionistico.
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Come riconoscere i falsi tirocini

Utilizzo corretto dei tirocini

I datori di lavoro non possono proporrre tirocini o stage come offerte di lavoro, poiché le finalità sono completamente diverse. Eventuali annunci in questo senso nascondono la volontà del datore di lavoro di utilizzare il tirocinante o lo stagista come un lavoratore dipendente. E’ bene sapere che esistono due tipi di tirocini: il tirocinio curriculare ed il tirocinio extracurriculare. Conoscere la differenza tra questi due tipi di tirocini evita la possibilità di cadere nelle truffe di imprenditori disonesti, che fanno passare per tirocinio un vero e proprio lavoro dipendente, evitando in tal modo di retribuire correttamente la prestazione del tirocinante e pagare i relativi contributi pensionistici.

I tirocini formativi curriculari

Sono esperienze formative orientative di persone iscritte, o frequentanti un percorso di istruzione o formazione di livello secondario, terziario, dottorati, master universitari, o realizzati da Istituti di alta formazione accreditati ad enti riconosciuti sia in ambito nazionale che internazionale. Questi ultimi sono finalizzati all’acquisizione di obiettivi di apprendimento specifici del percorso stesso, previsti nei relativi piani di studio realizzati nell’ambito della durata complessiva del percorso. Durante il tirocinio curriculare si alternano momenti di studio e di lavoro; in sostanza il giovane conoscerà meglio e in modo diretto il mondo del lavoro. I tirocini curriculari sono promossi da università. istituzioni scolastiche, centri di formazione professionale e non sono soggetti alle comunicazioni obbligatorie ai Centri per l’Impiego; solitamente in questo tipo di stage, il ragazzo riceve in cambio della propria prestazione lavorativa dei CFU (crediti formativi universitari). L’azienda in cambio provvede alla sua assicurazione e può agevolare lo studente con dei buoni pasto, o un piccolo rimborso spese per i mezzi di trasporto.

Cosa s’intende per tirocini extracurriculari

E’ un periodo di pratica lavorativa di durata limitata,  retribuito, con una componente di apprendimento e formazione il cui obiettivo è l’acquisizione di un’esperienza pratica e professionale finalizzata a migliorare l’occupabilità e facilitare la transizione verso un’occupazione regolare
Gli elementi qualificanti un tirocinio sono pertanto:

  • Stipula di un contratto scritto.
  • Definizione degli obiettivi di apprendimento e di formazione.
  • Il tirocinio non si configura come un rapporto di lavoro.
  • La durata minima del tirocinio non potrà essere inferiore ai due mesi, ad eccezione di quelli svolti presso soggetti ospitanti che operano stagionalmente, per i quali la durata minima è ridotta ad un mese e la durata massima non può essere superiore ai 12 mesi.
  • Prevede la figura di un soggetto promotore , di un soggetto ospitante che hanno il compito di concordare un progetto formativo individuale (PFI) che definisce gli obiettivi formativi da conseguire nonchè le modalità di attuazione.

La Conferenza Stato Regioni del 27 Maggio 2017 ha formulato le nuove linee guida per i tirocini extracurriculari; al fine di qualificare l’istituto e limitarne gli abusi ha riaffermato i seguenti principi:

  1. il tirocinio non può essere utilizzato per tipologie di attività lavorative per le quali non sia necessario un periodo formativo;
  2. i tirocinanti non possono sostituire i lavoratori con contratti a termine nei periodi di picco delle attività e non possono essere utilizzati per sostituire il personale in malattia, maternità o ferie, ne per ricoprire ruoli necessari all’organizzazione dello stesso;
  3. Il tirocinio non può essere attivato nell’ipotesi in cui il tirocinante abbia avuto un rapporto di lavoro, una collaborazione o un incarico (prestazione di servizi) con il medesimo soggetto ospitante negli ultimi due anni precedenti all’attivazione del tirocinio;
  4. Il soggetto ospitante non può realizzare più di un tirocinio con lo stesso tirocinante salvo proroghe o rinnovi nel rispetto comunque della durata massima di 12 mesi; in caso di rinnovo dovrà essere contemporaneamente formulata un integrazione al PFI.

Evitare l’uso abusivo dei tirocini

  • Vale la pena sottolineare subito, per non cadere negli abusi, che i soggetti promotori non possono essere i datori di lavoro ma solo enti ed istituzioni individuate dagli accordi stato/regioni. Chi volesse conoscere esattamente quali possono essere i soggetti promotori e quelli ospitanti puà collegrsi al link sulle Linee guida dell’accordo Stato regioni

Forniamo alcuni esempi che devono far temere trattarsi di vere e proprie offerte di lavoro low cost:

  • Cartelli esposti in negozi con la scritta ” Cercasi stagista
  • Inserzioni che appaiono sui social del tipo” Cercasi stagista da inserire nella Direzione ……..
  • Ricerchiamo figure di stage con possibilità d’inserimento nel nostro organico
  • Si offre un contratto di stage della durata di 6 mesi ed un rimborso mensile
  • Nell’ambito della Direzione XY , stiamo ricercando giovani e brillanti risorse appassionate di tematiche XY da inserire in stage all’interno del team XY.

I tirocini si attivano attraverso apposite convenzioni tra soggetti promotori e aziende ospitanti. Se la ricerca dello stagista avviene direttamente attraverso gli annunci “cercasi”, lo stage verrebbe attivato direttamente dall’azienda ospitante e ciò non è possibile: soggetto promotore e soggetto ospitante non possono coincidere.

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Entro l’estate l’avvio dell’Ape volontario

figura di chimera

La chimera del pensionamento anticipato

Le domande di Ape volontario dovranno essere gestite per via telematica, avendo prima individuato l’istituto bancario che erogherà il prestito e l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio premorienza.

La procedura per accedere all’Ape Volontario

Il governo ha dichiarato che, entro l’estate, sarà attivata la procedura per accedere all’Ape volontario, anche se devono ancora essere chiuse le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, per la definizione dei tassi dei prestiti da un lato ed i costi delle polizze assicurative dall’altro. Ricordato che l’Ape volontario si rivolge indistintamente a tutti i lavoratori ultra63enni, riassumiamo, a beneficio dei nostri lettori, i passaggi più importanti, che richiedono il rispetto di alcune priorità e ben tre richieste da inoltrare agli organismi interessati:

  • il lavoratore dovrà, in primo luogo, farsi certificare dall’Inps il possesso dei requisiti per avere diritto all’APE. Chi vorrà usufruire del pensionamento anticipato, tramite il sistema bancario, dovrà avere un minimo di 63 anni di età e 20 anni di contributi, trovarsi a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio. A questo si aggiunga che l’ importo della futura pensione mensile, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto, non potrà esere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo dell’assicurazione generale obbligatoria (cioè 702,65 euro al mese). La domanda di certificazione potrà essere effettuata esclusivamente tramite via telematica (con il codice pin personale) oppure rivolgendosi presso un intermediario abilitato (es. patronati). L’elenco dei soggetti abilitati sarà poi reso noto a seguito del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri;
  • l’interessato, nel frattempo, dovrà scegliere la banca finanziatrice e l’impresa assicuratrice tra quelle che aderiranno agli accordi quadro da stipularsi, successivamente all’entrata in vigore del citato Decreto della Presidenza del Consiglio. Gli istituti che aderiranno saranno probabilmente circa una decina, tra quelli più grandi, in grado di sostenere da un punto di vista finanziario le condizioni previste negli accordi quadro.
  • ottenuta la certificazione, l’interessato potrà presentare all’Inps la domanda per accedere all’Ape e contestualmente anche la domanda per la la pensione di vecchiaia, da liquidarsi al raggiungimento dei requisiti anagrafici previsti dalla normativa vigente (di regola 66 anni e 7 mesi, al netto dei futuri adeguamenti alla speranza di vita che scatteranno dopo il 2018). Entrambe le domande non saranno revocabili, salvo il diritto di recesso da esercitarsi nei termini previsti dalla legge in materia creditizia e bancaria e dal codice del consumo. Nella domanda il richiedente indicherà sia l’istituto bancario da lui scelto per erogare il prestito sia l’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza come da precedente punto.

La concessione o meno dell’Ape volontario

Non è detto purtroppo che tutte le domande di Ape volontario vadano a buon fine; vediamone le ragioni. L’Istituto finanziatore un volta ricevuta la richiesta di prestito trasmetterà all’INPS il contratto di prestito, ma potrà anche comunicarne il rifiuto, declinando la stipula del contratto in base ad una valutazione del rischio cliente; in quest’ultimo caso sia la domanda di pensione che quella di APE decadranno e resteranno prive di effetti. Il richiedente, in caso di concessione del prestito, dal momento in cui il contratto è reso disponibile in modalità telematica, avrà 14 giorni per esercitare il diritto di recesso. Una volta trascorso tale termine, il contratto è perfezionato ed il prestito decorrerà entro i 30 giorni lavorativi successivi. Il lavoratore percepirà la somma finanziata attraverso quote mensili per dodici mesi all’anno, somme che non costituiranno reddito ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, sino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia. Una volta raggiunto tale requisito, l’Inps tratterrà da ciascun rateo l’importo della rata per il rimborso del finanziamento e lo riverserà all’istituto finanziatore entro 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata.

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Novità relative alle ricongiunzioni nel FondoPensioni Lavoratori Dipendenti

La recente circolare INPS n.116 del 19 Luglio 2017 fornisce un importante chiarimento sulla onerosità o meno di alcune domande di ricongiunzione al FPLD secondo la legge N.29 del 7 Febbraio 1979.

La facoltà di ricongiunzione al FPLD

Ricordiamo, a beneficio degli interessati, cosa stabiliva la legge prima citata. L’Art.1 primo comma della legge N. 29 del 7 Febbraio 1979 dava al lavoratore dipendente, pubblico o privato, che fosse stato iscritto a forme obbligatorie di previdenza, sostitutive, esclusive o esonerative dell’assicurazione IVS dei lavoratori dipendenti, gestita dall’INPS, la possibilità di ricongiungere nella citata assicurazione, ai fini del diritto e della misura di un’unica pensione, tutti i periodi di contribuzione obbligatoria, volontaria e figurativa esistenti nelle citate gestioni previdenziali. La stessa facoltà era riconosciuta ai lavoratori autonomi, titolari di periodi di assicurazione nelle loro gestioni speciali gestite dall’INPS che, all’atto della domanda, potevano far valere almeno cinque anni di contribuzione immediatamente antecedente , nell’assicurazione generale obbligatoria. Successive modifiche apportate alla legge in questione rendevano onerose la ricongiunzione al FPLD  a decorrere dal 1º luglio 2010. L’INPS ha recepito quanto disposto dalla Corte Costituzionale che, nel convalidare il regime oneroso come disposto dalla legge del 30 Luglio 2010 n. 122 , ha però annullato la retroattività di quella disciplina nel periodo dal 1Luglio – 30 Luglio 2010. La disposizione della Corte Costituzionale con sentenza N. 147 del 23 Maggio 2017, sebbene riguardi un limitato numero di persone, è però di particolare importanza, in quanto le domande di ricongiunzione presentate nel periodo dal 1° al 30 luglio 2010, rientrano nel regime di ricongiunzione gratuita.
Le persone interessate devono immediatamente controllare la loro situazione, poiché le domande in argomento, presentate nel predetto arco temporale 1 luglio-30 luglio e non ancora definite con il provvedimento amministrativo di accoglimento, saranno considerate a titolo gratuito; attenzione però perché quelle definite ai sensi della norma dichiarata incostituzionale, devono essere riesaminate a richiesta degli interessati, sempreché non sia intervenuta sentenza negativa del diritto passata in giudicato, ovvero non sia trascorso il termine previsto per la proposizione dell’azione giudiziaria.

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Il dramma dei NEET in Italia

Il dramma dei NEET in Italia è emerso con la pubblicazione del rapporto della Commissione Europea sui risultati del progetto “Garanzia Giovani “; come al solito il nostro paese risulta essere sempre il meno efficiente nell’adottare iniziative programmate dall’Europa per venire incontro ad alcuni problemi dei paesi membri. Il progetto Garanzia Giovani è stato un flop un poco in tutta Europa, con l’eccezione del Belgio, ma l’Italia è quella che ha avuto i risultati peggiori; per capirne le ragioni è necessario ricordare chi sono i NEET e che cosa si proponeva il progetto Garanzia Giovani.

Chi sono i giovani NEET

NEET è l’acronimo della frase inglese “Not in Education, Employment, or Training” cioè giovani che non studiano, non hanno lavoro e non sono impegnati in percorsi formativi. I sociologi individuano la nascita di questa particolare popolazione di giovani, nella difficoltà di realizzare le cinque tappe di transizione tipiche del modello di società occidentale: uscita dalla casa dei genitori, completamento del percorso educativo, ingresso nel mercato del lavoro, formazione della famiglia, assunzione di responsabilità verso i figli. Questo percorso che fino agli anni 70/80 era abbastanza rapido e realizzato più o meno da tutti alla stesse età, da quel momento in poi il percorso è diventato molto più accidentato, personalizzato ed imprevedibile; questa involuzione ha una delle sue cause principali nell’estrema difficoltà di entrare nel mondo del lavoro. I dati Eurostat relativi al 2016, prendendo in considerazione solo la fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni, stimava in poco meno di 2milioni e 500 mila la popolazione dei NEET in Italia, mentre l’Istat ritiene che oggi siano poco più di 2milioni e 200 mila

Quali obiettivi aveva ed ha il programma Garanzia Giovani

Iniziamo con il dire che il programma era rivolto a tutti i giovani che, al momento della registrazione, fossero stati  in possesso dei seguenti requisiti:

  • età compresa tra i 15 e i 29 anni compiuti;
  • essere in una condizione di disoccupazione ai sensi del d. lgs. n. 150/2015;
  • non essere iscritti a percorsi di istruzione o formazione professionale ovvero accademici e terziari;
  • non avere in corso di svolgimento il servizio civile o un tirocinio extra-curriculare;
  • non avere in corso di svolgimento interventi di politiche attive attuate con Dote Unica Lavoro;
  • essere in condizione di regolarità sul territorio nazionale;
  • aver completato da non più di 4 mesi, i percorsi di istruzione, istruzione e formazione professionale ovvero percorsi universitari e terziari;

Le imprese che avessero assunto con contratto a tempo determinato o indeterminato giovani dai 15 ai 29 anni, registrati nel programma, avrebbero potuto usufruire di bonus occupazionali.
L’obiettivo del progetto, che nel caso possa interessare qualche vostro conoscente potrete trovarlo seguendo il link Garanzia Giovani, era quello di contattarei NEET e, tramite programmi di formazione, avvicinarli prima ed inserirli poi nel mondo del lavoro. Ebbene in Italia si è riusciti ad avvicinare solo un 10% della popolazione NEET.

Le ragioni del fallimento del progetto Garanzia Giovani

Le ragioni del flop possono essere tante ma, leggendo analisi accreditate come quelle dell’Università Cattolica, due sembrano le più probabili: la prima è un modello culturale che rende accettabile una lunga dipendenza dei figli adulti dai genitori, e la seconda è l’ampia quota di economia sommersa all’interno della quale prolifera il lavoro in nero. Un analisi approfondita individua all’interno della popolazione dei NEET tre sottopopolazioni; circa un milione di NEET è attivamente alla ricerca di lavoro, mentre il resto si divide in persone che si dicono non interessate a trovare un impiego e altre che si dicono potenzialmente interessate, ma così scoraggiate da non cercarlo più. Chi si dice non interessato in effetti sta aspettando di aprire un’attività o sta valutando possibili opzioni o svolge attività di aiuto in famiglia, ma tra questi c’è chi ha un lavoro irregolare continuativo. L’indagine ha messo in rilievo che anche nel gruppo degli “scoraggiati” è presente una parte di giovani che si arrangia facendo saltuariamente lavoro in nero per cui si può stimare che siano varie centinaia di migliaia gli under 30 che ufficialmente risultano NEET ma che nella pratica svolgono un lavoro remunerato nell’economia sommersa.
E’ per questo motivi che ritengo drammatica la situazione dei NEET; o non lavorano o se lavorano lo fanno con contratti irregolari o in nero. Mi domando quale sarà il futuro di questi giovani se le pensioni continueranno ad essere calcolate con il sistema contributivo; o non avranno pensione o, se l’avranno, saranno talmente basse da ritenersi sotto il limite della povertà assoluta.

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