Aumento i licenziamenti dalle aziende che propongono la riassunzione in coooperativa.

Licenziati dalla propria azienda con promessa di riassunzione da una cooperativa; non può essere sfuggito agli addetti ai lavori, siano essi i funzionari degli organi ispettivi siano burocrati del Ministero del lavoro il trend in aumento di queste operazioni, adottate da molte aziende, con l’intento di diminuire il costo del lavoro e scaricarsi tutta le serie di obblighi burocratici in capo alle aziende private.

Cosa fare quando la tua azienda vuole licenziarti con promessa di riassunzione tramite una cooperativa

Detto che l’argomento è molto tecnico e di non facile comprensione per i non addetti ai lavori i due aspetti da tenere ben presenti sono:

  • l’operazione, a certe condizioni, è perfettamente legale
  • l’operazione può, per contro nascondere delle insidie per i lavoratori, prima fra tutte quella della perdita di alcuni diritti tipici dai rapporti con datori di lavoro privati.

L’approccio è sempre lo stesso; si chiede al dipendente di dare le dimissioni, per essere riassunti da una cooperativa che, di norma, già opera in azienda, mantenendo le stesse condizioni lavorative e lo stesso trattamento economico.
Si dovrebbe intanto sempre controllare se e cosa prevere il CCNL del settore di appartenenza in termini di licenziamento e riassunzione; porto ad esempio quello dei dipendenti degli studi professionali che a questo proposito cita:
«Il licenziamento del lavoratore seguito da nuova assunzione presso la stessa sede di lavoro deve considerarsi improduttivo di effetti giuridici (nullo) quando sia rivolto alla violazione dei diritti del lavoratore e sempre che sia provata la simulazione. Il licenziamento si presume comunque simulato, salvo prova contraria, se la nuova assunzione viene effettuata entro un mese dal licenziamento». Diventa quindi un obbligo, in caso di sospetto, rivolgersi alle organizzazioni sindacali per avere una loro efficace protezione.
E’ poi da rifiutare di dare le dimissioni, in quanto non si ha alcuna reale protezione a meno che il nuovo datore di lavoro (la cooperativa) sia disposta a fornire in contemporanea la lettera di assunzione, sia pure con data d’inizio rispettosa dei tempi richiesti dalla legge. I datori di lavoro tendono ad evitare di licenziare i dipendenti in quanto dovebbero versare il così detto ticket di licenziamento anche se è importante segnalare l’esonero dal versamento del ticket previsto dalla L. 92/2012 a carico del datore di lavoro in caso di licenziamenti effettuati in conseguenza dei cambi di appalto, con conseguente riassunzione da parte del nuovo soggetto appaltatore, e di licenziamenti per fine fase lavorativa o per fine cantiere nel settore edile.
Ultima raccomandazione controllare che tipo di contratto viene proposto dalla cooperativa; se è a tempo determinato, sono numerosi i casi in cui, arrivati a scadenza, non vengono rinnovati, lasciando il lavoratore in mezzo alla strada.

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Anomalo aumento dei licenziamenti

La Cgia Mestre denuncia di aver notato un anomalo aumento dei licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo oggettivo e ciò in contrasto con un migliorato andamento del mercato del lavoro.

La tesi della CGIA di Mestre

I primi a notare un deciso aumento del numero dei licenziamenti sono stati i sindacati che ne hanno attribuito le cause alla maggior flessibilità in uscita concessa dal Jobs Act ai datori di lavoro. Il Presidente del INPS Tito Boeri ha trovato, per contro, una connessione temporale con l’attivazione delle dimissioni telematiche. Le dimissioni on line presuppongono l’attivazione del PIN sul sito del Ministero del lavoro e, secondo Boeri, una certa popolazione di lavoratori specie se stranieri, avrebbe preferito risolvere il rapporto di lavoro tramite un divorzio concordato con l’impresa. La Cgia solleva invece il dubbio che si tratti di una forzatura dei lavoratori nel tentativo di percepire delle indennità che potrebbero arrivare a costare, per lo stato, fino a 20.000 euro per singolo lavoratore. Premesso che l’ipotesi di Boeri mi sembra poco credibile, stante Il fatto che il datore di lavoro dovrebbe comunque pagare il ticket licenziamento vediamo su cosa si basa l’ipotesi avanzata dalla Cgia.

L’ufficio studi dell’organizzazione avrebbe notato che, rispetto allo scorso anno, i licenziamenti per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo sarebbero aumentati del 26%  circa contro un un aumento del 3% di tutti i tipi di risoluzione del rapporto di lavoro; molti dì questi licenziamenti sarebbero stati provocati dal dipendente per abbandono del posto di lavoro con l’intento di ottenere successivamente la Naspi. Ciò costituirebbe  secondo la  Cgia un costo improprio sia per le imprese che per lo stato.

L’interpretazione fortemente contestata, come si diceva, dalle organizzazioni sindacali lascia in effetti alcuni dubbi poiché ci si domanda quale vantaggio ne ricaverebbe Il lavoratore, visto che la Naspi ha una durata limitata nel tempo e che al massimo raggiunge i 24 mesi. Ecco che allora qualcuno suggerisce di verificare l’età dei lavoratori coinvolti poiché, se statisticamente, risultasse una significativa presenza di 63 enni ed ultra ciò farebbe pensare ad un escamotage per accedere, non senza rischi, alla Ape sociale

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I nuovi voucher lavoro

I voucher usciti dalla porta sono rientrati dalla finestra; premesso che la decisione del governo di ritirare i voucher vecchia maniera era del tutto giustificata, visto l’uso improprio o l’abuso fattene dagli imprenditori, non si comprende come si sia ceduto alle pressioni delle organizzazioni imprenditoriali, che dovrebbero fare solo il mea culpa, reintroducendo seppure parzialmente l’utilizzo di nuovi voucher.

I nuovi voucher lavoro sono stati ribattezzati PrestO

PrestO, che sta per prestazione occasionale, è uno strumento di retribuzione oraria riservata alle famiglie e alle piccole imprese sotto i cinque dipendenti; già l’aver incluso le piccole imprese lascia perplessi, perché è proprio da questa popolazione d’imprenditori che venivano commessi i più gravi abusi nel precedente utilizzo dei voucher. Le alre aziende sopra i cinque dipendenti dovranno invece attivare contratti di lavoro flessibile, tipo quelli a chiamata, a tempo determinato ecc.

Criteri per l’utilizzo dei voucher nelle piccole imprese

Il tetto massimo dei compensi, nel caso di prestazione di lavoro occasionale, per il lavoratore sarà di 5mila euro di cui però solo 2mila e 500 per singolo utilizzatore. I datori di lavoro devono registrarsi sull’apposita piattaforma INPS attraverso la quale avvengono le operazioni di erogazione dei compensi e di accreditamento dei contributi. Il buono orario netto è di 9 euro; il datore di lavoro deve , almeno un ora prima dell’inizio prestazione, trasmettere tutti i dati relativi al rapporto di lavoro all’INPS tramite la piattaforma di cui sopra.. Infine va ricordato che la prestazione non ouò essere inferiore alle quattro ore e che il lavoratore ricevere la notifica con un sms o con un messaggio di posta elettronica.

La prestazione di lavoro occasionale nelle famiglie

Le famiglie, che dovranno retribuire prestazioni occasionali potranno acquistare un ” Libretto famiglia” sempre dalla piattaforma INPS o presso gli uffici postali o rivolgendosi ai patronati. Il libretto contiene 10 voucher da 10 euro e potrà servire per retribuire piccoli lavori domestici, servizi di assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o disabili, o infine per servizi d’insegnamento privato supplementare. La retribuzione oraria minima sarà di 10 euro al netto di 1,65 euro che andranno come contributi alla Gestione separata INPS, 0,25 euro come premio INAIL e 0,10 euro come oneri gestionali.

Ci si augura, anche se sono molto scettico, che con questi nuovi voucher lavoro, si limiti il loro uso improprio da parte di imprenditori disonesti,

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Assistenza alla dichiarazione precompilata anche su Facebook

L’agenzia delle  Entrate ha aperto uno sportello social su Facebook tramite il quale sarà possibile ottenere un’assistenza alla dichiarazione precompilata dei redditi, iniziativa questa che potrà rivelarsi molto utile per tutti i cittadini ed in particolare per i lavoratori dipendenti, in quanto, comodamente da casa, potranno colloquiare con i funzionari dell’agenzia praticamente in diretta, utilizzando il canale Messenger.

Come funziona il servizio di assistenza alla dichiarazione precompilata

Premesso che, ovviamente, è necessario avere quel minimo di competenze per saper navigare in Internet ed operare su Facebook, Il servizio consente agli utenti d’inviare in privato richieste di chiarimenti e dialogare con il Fisco in tempo reale non solo dal proprio PC ma anche dal proprio smartphone. Il servizio, totalmente gratuito, è attivo dal lunedì al venerdi dalle 9.30 alle 13.30. Non sarà necessario fornire alcun dato personale e i funzionari addetti al servizio si limiteranno a rispondere ai dubbi al fine di facilitare le dichiarazione dei redditi tramite il 730 precompilato. Chi fosse interessato può trovare le regole di utilizzo del servizio Messenger dell’Agenzia su la loro Social media policy

 

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L’accoglienza dei migranti danneggerà lavoratori e pensionati

Foto di una nave carica di migranti

Sbarco di migranti in un porto Italiano

L’accoglienza dei migranti non è concetto astratto, perché in pratica significa dare loro lavoro e casa e tutto ciò ha costi più o meno rilevanti a seconda dei numeri in gioco e della qualità dell’accoglienza; a questo proposito, secondo la UNHCR sono sbarcati in Italia 153.000 migranti nel 2015, 181.000 nel 2016 e secondo l’ANSA 50.000 nei primi ormai 5 mesi del 2017. Considerato che dal 2015 le frontiere  ai nostri confini sono state sigillate, si dovrebbe desumere che più o meno la totalità degli arrivati è rimasto bloccato in Italia. La dimostrazione che i progetti di cui oggi si sente parlare potrebbero avere un impatto sulla situazione dei pensionati e dei lavoratori non è, quindi, frutto di un ideologia politica o sociale contraria all’accoglienza, ma di calcoli e ragionamenti matematici.

L’Italia non può permettersi realistici progetti per l’accoglienza dei migranti

Non si possono accettare discorsi degli ormai noti soloni, sostenitori dell’incondizionata accoglienza dei migranti , senza tenere conto delle statistiche economiche del nostro paese. Quattro milioni e 598mila italiani sono in condizioni di povertà assoluta: il 7,6 per cento della popolazione residente in Italia nel 2015 è risultato sotto la soglia minima. Secondo l’analisi dell’Istat è il numero più alto dal 2005 e riguarda un milione e 582mila famiglie; inoltre sempre secondo l’Istat, nel 2015 il 28,7% delle famiglie italiane si trovava a rischio di povertà ed esclusione sociale.
Il tasso di disoccupazione, a dicembre 2016 era pari al 12% mentre quello della popolazione tra i 15 e i 24 anni era risalito al 40% .
L’Inps sta erogando oltre 18 milioni di pensioni, che, nel 63,1% dei casi sono sotto la soglia di 750 euro/mese e nel 26% dei casi, l’assegno resta sotto 500 euro al mese. La crescita del Pil, sebbene l’Ocse abbia rialzato di 0,1 punti la stima, nel 2017, dovrebbe restare stabile all’1% annuo, come nel 2016 e nel 2018, quindi saremo il fanalino di coda dei paesi appartenenti all’Ocse.
Abbiamo avuto terremoti nell’Italia centrale che hanno distrutto in molto paesi il tessuto urbano e produttivo e che pertanto richiederanno, per molto tempo, enormi investimenti per la loro ricostruzione. Ciliegina sulla torta, infine, il debito pubblico, in crescita, ha raggiunto la cifra record di circa 2402 miliardi , quindi in contrasto con quanto ci chiede Bruxelles; proprio oggi, tra i commenti alla manovra bis, la Commissione UE avrebbe raccomandato la reintroduzione della tassa sulle prima casa, almeno per le famiglie più abbienti.
Voglio far notare che, al di la dell’indiscussa opera meritoria di aver salvato vite umane nel Mediterraneo, l’Italia non può certo vantarsi di aver realizzato programmi di accoglienza per i migranti degni di tale nome; li troviamo stipati in strutture che il Papa definisce campi di concentramento, li vediamo chiedere l’elemosina nei mercati rionali, davanti alle chiede, nei pressi dei negozi affollati, ai semafori e nei parcheggi incustoditi della nostre città. Le statistiche dicono, inoltre che ben 24000 minori, giunti sul nostro territorio sono letteralmente scomparsi e che lo spaccio della droga è ormai nelle mani di delinquenti provenienti dai paesi del Nord Africa.

Come verrebbero finanziati eventuali piani di accoglienza dei migranti

Premesso che non siamo il paese di Paperoni e che una parte della ricchezza in mano ai lavoratori e ai pensionati è stata ottenuta al prezzo di sacrifici e risparmi. di anni e anni, qualunque piano che preveda una reale accoglienza ed integrazione dei migranti costerebbe miliardi di euro e non certo pochi spiccioli; un progetto che Milena Gabbanelli sta molto propagandando avrebbe un costo previsto di 4 miliardi. Visto che ci troviamo nella classica situazione della coperta corta tale per cui se copriamo le spalle, scopriamo i piedi e viceversa, qualcuno dovrebbe spiegarci con che mezzi potremmo finanziare iniziative del genere (non entro poi nella polemica sul perché dovremmo avere certi piani per i migranti e non per i connazionali con situazioni simili a quelle dei migranti). Considerato che la spesa per le prestazioni pensionistiche è pari a circa un 17% del Pil, verranno nuovamente considerate iniziative quali il blocco della perequazione, i contributi di solidarietà, calcolo di tutte le pensioni con il sistema contributivo, abbattimento delle pensioni d’oro e revisione dei decreti sulla pensione anticipata ?
L’impatto sul mondo del lavoro è, invece, dovuto al fatto che abbiamo una consistente parte della classe imprenditoriale, ben mimetizzata nella massa degli onesti, composta da datori di lavoro disonesti se non addirittura malavitosi; questi imprenditori attingeranno a piene mani nella popolazione dei migranti i quali, per le estreme condizioni d’indigenza in cui vivono, accetteranno condizioni vessatorie di qualunque tipo pur di guadagnare qualche soldo per sopravvivere. Che fine faranno gli interventi dello stato quali il Jobs Act, la cancellazione dei voucher che avevano come obiettivo principale quello di far emergere il lavoro irregolare ed il lavoro nero? Sarà mantenuta la promessa di mettere mano al cuneo fiscale per fare in modo che aumenti il netto in busta paga? E’ quindi chiaro che quando si parla di accoglienza dei migranti le chiacchere stanno a zero; occorrono calcoli precisi e credibili che non abbiano però come risultato finale quello di penalizzare lavoratori e pensionati italiani.

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