Archivi categoria: Cultura d’azienda

Dichiarata guerra all’assenteismo sul lavoro

Il finto malato

L’Isituzione del Polo Unico delle visite fiscali e l’adozione, tramite software, di un particolare algoritmo, riusciranno a combattere l’assenteismo sul lavoro in maniera efficace; questo è almeno l’augurio che si fanno gli estensori del sistema SAVIO.

Il fenomeno dell’assenteismo sul lavoro

Wikipedia definisce l’assenteismo «un fenomeno psico-sociologico che si ha quando un lavoratore manca dal luogo di lavoro per un tempo più o meno prolungato per propria volontà o per cause non giustificate».La principale causa di assenteismo sul lavoro è la malattia ma, ovviamente, va fatta una distinzione tra malattia effettiva e malattia, invece, non reale; nel caso in cui la malattia sia di fatto non reale, essa rappresenta un danno per l’ente presso cui il lavoratore presta le sue mansioni e per la comunità in senso generale. Sono note le differenze del fenomeno tra i lavoratori privati e quelli pubblici e tra le regioni del Sud, del Centro e del Nord Italia. Dati relativi al 2016 rilevano un tasso di assenteismo attorno al 5% nel settore privato per arrivare ad un 12% nel settore pubblico.. Un primo obiettivo della Medicina Fiscale era di uniformare il trattamento tra dipendenti pubblici e quelli privati, per arrivare ad avere una riduzione del tasso di assenteismo del settore pubblico almeno pari a quello attuale del privato e far sì che quello del privato non aumentasse. La riforma della Medicina Fiscale doveva quindi puntare ad avere un servizio efficiente ed efficace su entrambi i settori, uniformandoli a partire dal numero di ore di reperibilità del lavoratore a casa per malattia e doveva essere messa in grado di svolgere un numero congruo di visite, in modo da realizzare un reale effetto deterrente.

Il sistema SAVIO

Si può ormai considerare operativo su tutto il territorio nazionale il processo di informatizzazione della medicina fiscale INPS; questo è iniziato con l’elaborazione informatica dei certificati medici di malattia pervenuti per via telematica e, successivamente, in base ad un complesso calcolo, rende possibile individuare quelli da sottoporre a visita fiscale. L’informatizzazione è stata e completata con l’arrivo del sistema SAVIO che permette, oggi, l’assegnazione informatica delle visite ai medici fiscali, in base essenzialmente alla disponibilità dei medici stessi e in virtù del principio di ottimizzazione della spesa.

Il Polo unico delle visite fiscali

Il completamento del sistema di cui sopra, ha permesso la realizzazione del Polo unico delle visite fiscali; dal 1° settembre sarà l’Inps, con il definitivo passaggio di consegne dalle Asl, a sorvegliare sulle assenze per malattia, sia per i dipendenti privati che per quelli pubblici. La reperibilità per i dipendenti privati rimane di quattro ore al giorno (anche se c’è il progetto di estenderla a 7 ore) e cioè dalle 10 all 12 e dalle 17 alle 19; quella per i dipendenti pubblici sarà invece di sette ore e cioè dall 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il controllo sulle assenze per malattie dei dipedenti pubblici potrà anche essere disposto d’ufficio, senza che sia necessariamente il dirigente a farne richiesta. Le visite verranno ripetute anche due volte nello stesso giorno di fronte a casi sospetti: in particolare se un lavoratore dovesse ammalarsi frequentemente di venerdì o di lunedì, la verifica sarà automatica, con controlli mirati.

Licenziamento se assenti alle visite fiscali

Mi sembra corretto, nello spirito del nostro blog, stigmatizzare l’assenteismo ingiustificato e fare presente che, con i nuovi controlli, aumenta il rischio di essere licenziati se trovati ripetutamente assenti alle visite fiscali. La Sentenza n. 64/2017 della Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità del licenziamento del lavoratore che risulti ripetutamente assente alle visite fiscali di controllo nonostante l’effettività della malattia. La fattispecie rientrerebbe infatti nei casi di licenziamento per giusta causa. Voglio anche richiamare l’attenzione su un’altra sentenza della Corte di Cassazione n. 18678 del 4 settembre 2014; in pratica la sentenza ha ritenuto legittimo il licenziamento di un dipendente in ragione delle sue ripetute assenze per malattia anche se il periodo di comporto non era stato superato. Il lavoratore, nel caso esaminato, si era ripetutamente assentato dal posto di lavoro per malattia nel corso di vari anni e, spesso, anche nel corso dello stesso mese; le assenze per malattia (due-tre giorni) venivano costantemente “agganciate” ai giorni di riposo. La Corte ha riconosciuto l’argomentazione dell’azienda che aveva risolto il rapporto di lavoro poichè, in considerazione delle modalità con cui le assenze si verificavano, la prestazione lavorativa del dipendente non era sufficientemente e proficuamente utilizzabile dall’azienda, essendo la stessa divenuta inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l’organizzazione aziendale. Il processo d’informatizzazione della medicina fiscale renderà più facile individuare gli assenteisti professionali e per le aziende sarà più facile licenziare questi individui.

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Assistenza alla dichiarazione precompilata anche su Facebook

L’agenzia delle  Entrate ha aperto uno sportello social su Facebook tramite il quale sarà possibile ottenere un’assistenza alla dichiarazione precompilata dei redditi, iniziativa questa che potrà rivelarsi molto utile per tutti i cittadini ed in particolare per i lavoratori dipendenti, in quanto, comodamente da casa, potranno colloquiare con i funzionari dell’agenzia praticamente in diretta, utilizzando il canale Messenger.

Come funziona il servizio di assistenza alla dichiarazione precompilata

Premesso che, ovviamente, è necessario avere quel minimo di competenze per saper navigare in Internet ed operare su Facebook, Il servizio consente agli utenti d’inviare in privato richieste di chiarimenti e dialogare con il Fisco in tempo reale non solo dal proprio PC ma anche dal proprio smartphone. Il servizio, totalmente gratuito, è attivo dal lunedì al venerdi dalle 9.30 alle 13.30. Non sarà necessario fornire alcun dato personale e i funzionari addetti al servizio si limiteranno a rispondere ai dubbi al fine di facilitare le dichiarazione dei redditi tramite il 730 precompilato. Chi fosse interessato può trovare le regole di utilizzo del servizio Messenger dell’Agenzia su la loro Social media policy

 

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Come proteggere il posto di lavoro

Copertina del libro Proteggere il posto di lavoroUna situazione del mercato del lavoro quale quella italiana, connotata da una scarsa domanda e da una grandissima offerta, rende molto difficile non solo trovare un posto di lavoro ma ancora più difficile proteggere il posto di lavoro, una volta instaurato il rapporto con un qualunque datore. Le flessibilità in uscita, introdotte dal Jobs Act, rendono più semplice e meno costoso licenziare dipendenti non appena questi dovessero fornire risultati anche appena sotto le aspettative o avere comportamenti non graditi dalla linea gerarchica; questo dovrebbe convincere i dipendenti a mettere in atto misure atte a proteggere il posto di lavoro un volta che lo si sia conquistato con fatica.

Essere affidabili aiuta a proteggere il posto di lavoro

È ovvio che sono tanti i fattori che possono incidere sulle decisioni dei capi di mantenere il rapporto con un loro dipendente o cercare di allontanarlo alla prima occasione; il primo elemento di giudizio è normalmente quello che si riferisce ai risultati attesi, siano essi quantitativi o qualitativi, ma molte volte sulle decisioni dei capi pesano di più gli aspetti comportamentali dei dipendenti. Dimostrarsi persone affidabili, per chi conosce le dinamiche del mondo del lavoro, costituisce una caratteristica grandemente apprezzata dai capi. La persona affidabile, senza scendere in teoriche analisi psicologiche, è colui che, una volta affidatogli un compito e preso un impegno, si può stare certi che lo porterà a termine nei modi e nei tempi concordati. La domanda che allora si pone è: persone affidabili si nasce o ci di diventa? Continua a leggere

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L’imprenditoria italiana è malata

I dati che ho raccolto con il mio blog, analizzando le richieste di consulenza ricevute in questi anni, confermano che l’imprenditoria italiana è malata. Un numero troppo alto di imprenditori disonesti è inserito tra i datori di lavoro privati; ciò rappresenta un pericolo come fosse un tumore che si estende più o meno velocemente nel tessuto sano della piccola e media industria, settore che una volta era il vanto e il motore trainante del nostro paese.

Per quali motivi l’imprenditoria italiana è malata

Molti dei comportamenti scorretti e illeciti degli imprenditori si fanno risalire alla crisi del mercato globale, alla eccessiva tassazione delle imprese in Italia e all’alto costo del lavoro, situazioni tutte che hanno portato alla necessità di abbassare i costi di gestione con qualunque mezzo; se da un lato questo è innegabilmente vero, dall’altro i comportamenti illeciti hanno radici più profonde in tre elementi, che i fattori di cui sopra hanno solamente amplificato:

  • La responsabilità sociale d’impresa è un principio di gestione adottato da un numero molto limitato di aziende. La RSI è definita come un modello di governance allargata d’impresa, in base alla quale chi governa l’impresa ha responsabilità che si estendono dall’osservanza di doveri fiduciari nei riguardi della proprietà ad analoghi doveri fiduciari nei riguardi in generale di tutti gli stakeholders. A loro volta gli stakeholders sono definiti come ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda.
  •  La forza lavoro solo raramente è considerata l’elemento distintivo e punto di forza dell’azienda, quindi sono poche le imprese che possono essere considerate delle organizzazioni motivanti. Un’organizzazione motivante è quella che, nel rispetto di rigorosi e solidi obiettivi di business, riesce a mettere in atto politiche retributive che riconoscano ruoli e meriti dei dipendenti, processi di sviluppo che favoriscano la crescita professionale e processi di gestione delle prestazioni, basati sulla leadership autorevole.
  •  E’ innegabile che la malavita si è infiltrata nelle imprese; anche se non sono disponibili dati statistici certi, i settori più colpiti risultano essere call center, cooperative della logistica, imprese di edilizia e ristoranti.

I più diffusi illeciti datoriali

Gli illeciti maggiormente segnalati nel campo delle retribuzioni e dei contributi sono:

  • Ritardi nei pagamenti della retribuzione.
  • Retribuzione inferiore di quella riportata sulla busta paga.
  • Contributi non versati.
  • Lavoro straordinario pagato in nero con perdita dei contributi.
  • Ritardi nei pagamenti delle competenze di fine rapporto e del TFR.
    Gli illeciti riguardanti la contrattualistica sono:
  •  Lavoro completamente in nero, fenomeno questo che, malgrado le misure di contrasto sembra in aumento con l’arrivo sul mercato del lavoro di un significativo numero di immigrati. Oggi il fenomeno non è più confinato ai due settori storici dell’agricoltura e dell’edilizia, ma si è esteso alla piccola industria e a quella famigliare.
  •  Inquadramento a livelli inferiori di quelli previsti nel CCNL.
  • Non rispetto della turnazioni come previsto dei CCNL.
  • Non consegna del contratto di lavoro; se la legge non lo rende obbligatorio, è pur vero la non consegna ha rilevanza legale nel caso fosse previsto il periodo di prova, che deve avere sempre la formulazione scritta.
  • Invio di modifiche al contratto di lavoro al Centro per l’impiego senza darne comunicazione al lavoratore.
  • Utilizzo dei voucher per rapporti di lavoro non occasionale, quando sarebbero giustificati contratti perlomeno part time.
  • Modifiche dell’orario di lavoro senza l’accordo del lavoratore.
  • Rinnovo di contratti a termine senza il preventivo accordo del dipendente, con relativa comunicazione telematica al centro per l’impiego.
    Infine nel campo dei licenziamenti si nota:
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo di dipendenti con contratti antecedenti il marzo2015, per poi riassumerli con contratti a tutele crescenti.
  • Licenziamento per giustificato motivo oggettivo senza preavviso.
  • Licenziamento orale che, dal punto di vista legale è nullo e crea problemi per la richiesta della NASpI; spesso non è comunicato al Centro per l’impiego, per evitare il pagamento del ticket licenziamento, con la conseguenza che il lavoratore risulta ancora in forza al datore di lavoro.

I legislatori, se e quando promulgheranno nuove leggi sul lavoro, dovranno tenere presente che una significativa parte della imprenditoria italiana è malata, per cui diventa necessario studiare clausole che neutralizzino l’uso distorto ed illecito di tali leggi.

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Gli Ispettorati del lavoro e le Direzioni provinciali del lavoro

Uffici delle DPL

Le DPL sono la strutture territoriali del Ministero del lavoro

Mi capita spesso, a fronte di certe situazioni conflittuali tra datori di lavoro e lavoratori, di suggerire a questi ultimi di rivolgersi  agli ispettorati del lavoro o alla direzioni provinciali del lavoro (DPL). Mi sembra utile, a questo proposito,  chiarire le differenze tra i due organismi, affinché il lavoratore possa decidere in maniera autonoma a chi rivolgersi a seconda della situazione che sta affrontando. Va comunque premesso che l’Ispettorato del lavoro è uno dei settori di attività delle DPL e pertanto trova sede presso queste strutture periferiche del Ministero del Lavoro.

 I compiti degli ispettorati del lavoro

L’Ispettorato del lavoro ha cambiato denominazione, ora si chiama Servizio ispezione del lavoro ed è formato da funzionari della Direzione Regionale o Provinciale che hanno la qualifica di poliziotti giudiziari. Il Servizio ispezione del lavoro, in estrema sintesi, ha compiti di tutela del lavoratore, a fronte di comportamenti datoriali, che costituiscano violazioni delle leggi sul posto di lavoro. L’Ispettorato del lavoro è una struttura del Ministero del Lavoro che è deputata al controllo della corretta applicazione della normativa sul lavoro e sulla previdenza. Organizzata in Direzioni provinciali del lavoro, la struttura è il soggetto principale cui ricorrere per poter ottenere la migliore tutela dei propri diritti in tema di lavoro. L’Ispettorato del lavoro ha il compito di verificare e accertare eventuali violazioni in materia lavorativa e previdenziale a tutela del lavoratore. I principali settori d’intervento sono quello agricolo, l’edilizio, il commerciale, il marittimo, l’autotrasporto,  lo spettacolo e il lavoro domestico. Il lavoratore, per effettuare una denuncia, dovrà rivolgersi alla Direzione provinciale competente per territorio; la denuncia verrà quindi esaminata da un ispettore il quale stenderà un verbale ed avvierà una fase di accertamento, tesa a verificare se i contenuti della denuncia corrispondono o meno alla verità. Consiglio a questo proposito di leggere un mio precedente post su come comportarsi quando ci si dovesse confrontare con un imprenditore disonesto .

I compiti della Direzione provinciale del lavoro

La Direzione Provinciale del Lavoro (o anche DPL) è l’ente territoriale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali presente in ambito provinciale. Gli uffici della Direzione provinciale del lavoro (93 in Italia) hanno le loro sedi nei capoluoghi di Provincia, ed hanno competenza nella provincia relativa; fanno eccezione Sicilia e Trentino Alto Adige come previsto dagli Statuti speciali di tali Regioni autonome. Le attività principali della Direzione Provinciale del Lavoro sono incluse in 5 macro-aree:

  • Gestione e affari generali, di cui fa parte l’URP (Ufficio Relazioni con il Pubblico). Si tratta dell’Ufficio dell’Ispettore di turno, incaricato di ricevere le richieste d’intervento dei lavoratori nei confronti di qualunque situazione pregiudizievole, come prima spiegato.
  • Affari Legali che svolge le attività relative ai contenziosi sul posto di lavoro (es. consulenza legale e pratiche per gli infortuni sul lavoro, ordinanze di Ingiunzione).
  • Vigilanza Tecnica che comprende principalmente le attività di verifica e controllo per garantire la sicurezza sul lavoro. Tra i servizi di Ispezione del lavoro, alcuni sono svolti dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Lavoro, con compiti di vigilanza in materia di lavoro.
  • Vigilanza ordinaria che include tutte le attività di controllo generale come la vigilanza sull’esecuzione dei CCNL e sull’applicazione corretta delle norme in materia di lavoro e di previdenza sociale.
  • Relazioni Sindacali – Conflitti di Lavoro legate alle attività di conciliazione controversie individuali e plurime del settore pubblico e privato e di gestione delle controversie.

Ricordiamo che le Commissioni di Conciliazione a cui ricorrere nel tentativo di risolvere consensualmente  casi di licenziamento, trovano luogo proprio nelle Direzioni provinciali del lavoro.

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