Archivi categoria: Incentivazione all’esodo

Quale incentivo all’esodo richiedere al datore di lavoro

Conciliare un licenziamento

Conciliare un licenziamento

Una delle richieste che molto frequentemente mi viene posta nella sezione commenti di questo blog verte sulla somma che sarebbe lecito richiedere al datore di lavoro, nel caso di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo. Molte cose sono cambiate da quando scrissi il primo post su questo argomento sia dopo l’approvazione della Legge Fornero del 2012 sia con l’entrata in vigore di nuove norme contenute nel Jobs Act. Continua a leggere

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Quando si ha diritto alla NASpi

Diapositiva

Nuovi ammortizzatori sociali

Si chiariscono le condizioni per avere diritto alla NASpi.

Cosa è la NASpi

La trasformazione prima dell’assegno di disoccupazione in ASPi e, successivamente, con l’approvazione del decreto applicativo del Jobs Act sui nuovi ammortizzatori sociali, l’ulteriore traformazione in NASpi ha generato dubbi e perplessità sia nelle rappresentanze sindacali che nei lavoratori.
Il modo più semplice per orientarsi tra questi cambiamenti è considerare la NASpi niente altro che il vecchio assegno di disoccupazione a cui sono stati applicati alcuni criteri diversi da quelli del passato, per il suo riconoscimento.
Chi volesse rivedere questi criteri può leggere quanto ho già pubblicato sulla NASpi
M’interessa, oggi, a seguito di alcune richieste pervenutemi tramite email,chiarire cosa ci si deve aspettare in caso di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Continua a leggere

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Riliquidazione dell’imposta sul TFR

Sollecitato dalle numerose domande che ricevo sull’argomento ho pensato opportuno pubblicare un post che sia una breve guida alla riliquidazione dell’imposta sul tfr, senza per questo pretendere che esaurisca tutti gli aspetti di questo problema

Come avviene il calcolo del TFR

Una domanda da parte di un lettore mi suggerisce di chiarire nuovamente in cosa consiste la riliquidazione dell’imposta sul TFR; il nostro lettore aveva ricevuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, un avviso di riliquidazione della suddetta imposta e, ricordando quanto avevo scritto in un mio precedente post, si domandava se avrebbe potuto impugnare quella richiesta.
Chiariamo, prima di tutto, che il calcolo del TFR ha subito nel tempo delle modifiche, per cui le quote accantonate (TFR lordo) prima del 2001 subiscono una tassazione diversa da quelle accantonate dopo tale data.
In base all’attuale normativa le quote di TFR che sono maturate a partire dall’1 gennaio 2001 sono imponibili solo per la quota capitale, senza quindi considerare le rivalutazioni annuali. L’obbligo per il datore di lavoro di effettuare la ritenuta ai fini fiscali sorge al momento in cui il TFR viene erogato al lavoratore. In ogni caso la data del 1° gennaio 2001 fa da spartiacque, considerando che le somme maturate prima di tale data sono disciplinate in un particolare modo, mentre quelle maturate dopo sono disciplinate differentemente. Infatti le quote maturate sino al 31.12.2000 sono interamente tassate dal datore di lavoro, mentre le altre sono assoggettate solo a ritenuta parziale da parte del datore di lavoro, in quanto sarà poi l’Agenzia delle Entrate ad effettuare il calcolo corretto dell’imposta dovuta. Non entro nei dettagli per il calcolo dell’ aliquota di tassazione del TFR; ai nostri fini è sufficiente sapere che è calcolata tendendo conto dell’aliquota media che il lavoratore ha subito negli ultimi cinque anni di lavoro ai fini della tassazione Irpef.

Riflessi sugli incentivi all’esodo

E’ necessario ricordare che a tutte quelle somme erogata a titoli diversi, a seguito di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, come ad esempio l’incentivo all’esodo, verrà applicata la stessa aliquota di tassazione determinata per il TFR e, pertanto, il valore netto dell’incentivo sarà realmente conosciuto solo dopo il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. La tassazione effettuata dall’azienda, in qualità di sostituto d’imposta, è di tipo provvisorio; quella definitiva sarà infatti effettuata dall’amministrazione finanziaria entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui si è dichiarato il percepimento del TFR

Impugnazione della riliquidazione

L’Agenzia delle Entrate comunica gli esiti del calcolo di riliquidazione attraverso un avviso bonario ai contribuenti; ci si domandava se tale avviso fosse impugnabile nel caso arrivasse al contribuente con ritardo rispetto ai 4 anni di cui sopra. Ci risulta che l’impugnazione è, ovviamente, necessaria, qualora si ravvisino errori nei calcoli effettuati dall’amministrazione; cosa diversa è per il ritardo degli avvisi. L’amministarzione a tale proposito ha chiarito che le comunicazioni non sono veri e propri atti impositivi e, quindi, non sono impugnabili dinanzi alle Commissioni Tributarie. A nostro parere non conviene procedere con un’impugnazione della riliquidazione dell’imposta sul tfr a meno che non si siano effettivamente verificati errori nel suo calcolo.

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Incentivi all’esodo assoggettati a contribuzione?

Gli incorte di cassazionecentivi all’esodo saranno assoggettati a contribuzione? Chi ha recentemente firmato o sta firmando accordi che prevedono l’erogazione di un incentivo all’esodo dovrebbe seguire con attenzione gli sviluppi legati ad una recente sentenza della Cassazione (numero 9180 del 23 aprile 2014), la quale potrebbe avere delle indubbie ripercussioni sulle transazioni in materia di lavoro.

La sentenza della Corte di Cassazione sulla assoggettabilità a contribuzione degli incentivi all’esodo

La Cassazione ha preso in esame l’assoggettabilità a contribuzione degli importi corrisposti dal datore di lavoro al dipendente in esecuzione di una transazione lavorativa, concordata al fine di evitare l’insorgere di una lite.

La Cassazione ha affermato che, di per se stesso, il titolo transattivo attribuito dalle parti all’erogazione di una somma, finalizzata anche a prevenire una lite e senza alcun riconoscimento relativo all’intercorso rapporto di lavoro, non è idoneo ad escludere la pretesa contributiva dell’INPS. Questa posizione smentisce pertanto quanto precedentemente stabilito dall’art.12 della legge 153/1969, che escludeva dalla base retributiva, soggetta a contribuzione, le somme corrisposte in occasione della cessazione del rapporto di lavoro al fine di incentivare l’esodo dei lavoratori.
I giudici, senza entare nelle considerazioni tecniche alla base della loro sentenza,hanno ritenuto che il concetto di retribuzione indicato nell’art. 2099 del codice civile sia ben più ampio e che tra le somme soggette a contribuzione obbligatoria vi siano anche quelli non necessariamente riferiti alla prestazione lavorativa.

Tale principio, secondo i Giudici, vale anche per le somme erogate a titolo di incentivo all’esodo. Non si ha notizia di prese di posizioni da parte dell’INPS ma, se l’Istituto sposasse la tesi affermata dai Giudici, si avrebbero delle importanti conseguenze su tutte le transazioni lavorative concluse presso le Direzioni Provinciali del Lavoro (magari con retroattività entro i termini di prescrizione). Tutti coloro che sono in procinto di chiudere una transazione lavorativa potrebbero ricevere notizie dall’Inps al fine di vedersi richiesti i contributi previdenziali di legge sulle somme pattuite.

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Conguaglio sulla tassazione TFR

tfrStanno arrivando da parte dell’Agenzia delle Entrate le raccomandate con la richiesta  di conguaglio sulla tassazione del tfr, per chi ha risolto il rapporto di lavoro in un periodo compreso tra i 3 ed i 5 anni fa. La determinazione della somma spettante come tfr è un calcolo molto complesso di competenza del datore di lavoro, ma per comprendere il motivo di queste richieste di conguaglio è necessario chiarire  tre punti:

Come viene calcolato il conguaglio sulla
tassazione del TFR

  1. il tfr non è altro che una retribuzione differita nel tempo, quindi, anche se soggetto a tassazione separata, si applicano ad esso le aliquote irpef, secondo gli scaglioni fiscali vigenti alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Faccio notare qui che, sino al 2006 il tfr godeva di una tassazione agevolata, che poi sino 31/12/2012 al tfr poteva venire applicata l’aliquota più favorevole tra quella determinata con gli scaglioni validi sino al 2006 e quella con gli scaglioni in vigore dal 2007. La legge di stabilità 2013 ha cancellata questa clausola di salvaguardia, per cui, dal 1° Gennaio 2013, la tassazione del tfr verrà calcolata con le aliquote previste per la retribuzione ordinaria.
  2. il datore di lavoro applica l’imposta con l’aliquota determinata come sopra
  3. l’imposta doveva essere riliquidata dagli uffici finanziari entro il 3° anno dalla dichiarazione del datore di lavoro, in base ad un aliquota media di tassazione, applicata alle retribuzione dei 5 anni precedenti a quello di percezione del tfr.

Va subito osservato che queste richieste di conguaglio sembrano arrivare non entro il terzo anno ma in un periodo variabile tra i 3 ed i 5 anni. Il conguaglio si applica non solo al tfr, ma anche tutte quelle somme di denaro che vengono associate al tfr e che per legge vanno tassate esattamente nello stesso modo come, ad esempio, l’ incentivo all’esodo.

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