Archivi categoria: Risoluzione consensuale rapporto lavoro

Quale incentivo all’esodo richiedere al datore di lavoro

Conciliare un licenziamento

Conciliare un licenziamento

Una delle richieste che molto frequentemente mi viene posta nella sezione commenti di questo blog verte sulla somma che sarebbe lecito richiedere al datore di lavoro, nel caso di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con incentivo all’esodo. Molte cose sono cambiate da quando scrissi il primo post su questo argomento sia dopo l’approvazione della Legge Fornero del 2012 sia con l’entrata in vigore di nuove norme contenute nel Jobs Act. Continua a leggere

Share

La nuova procedura di conciliazione stragiudiziale

conciliazioneAbbiamo già scritto sulle nuove regole introdotte dal Jobs Act relative ai licenziamenti individuali, quando applicati ai nuovi contratti a tutele crescenti. Vale spendere qualche parola in più sulla procedura di conciliazione, poiché il DLgs 23/2015 ha introdotto un nuovo rito stragiudiziale, applicabile alle eventuali controversie sorte a seguito di licenziamenti ritenuti illegittimi.

Come e quando si applica la procedura di conciliazione stragiudiziale

Fare attenzione in quanto la procedura si applica ai lavoratori assunti con contratto di lavoro a tutele crescenti, ma anche per quelli assunti in precedenza nelle aziende che, dopo l’entrata in vigore del decreto di cui sopra, supereranno la soglia dei 15 dipendenti. Il datore di lavoro, nell’intento di evitare una causa dagli esiti per lui incerti, può offrire al dipendente un importo, esente dalla trattenuta Irpef e dai contributi, pari ad una mensilità per ogni anno di servizio con un minimo di 2 ed un massimo di 18 mensilità. Continua a leggere

Share

Quando si ha diritto alla NASpi

Diapositiva

Nuovi ammortizzatori sociali

Si chiariscono le condizioni per avere diritto alla NASpi.

Cosa è la NASpi

La trasformazione prima dell’assegno di disoccupazione in ASPi e, successivamente, con l’approvazione del decreto applicativo del Jobs Act sui nuovi ammortizzatori sociali, l’ulteriore traformazione in NASpi ha generato dubbi e perplessità sia nelle rappresentanze sindacali che nei lavoratori.
Il modo più semplice per orientarsi tra questi cambiamenti è considerare la NASpi niente altro che il vecchio assegno di disoccupazione a cui sono stati applicati alcuni criteri diversi da quelli del passato, per il suo riconoscimento.
Chi volesse rivedere questi criteri può leggere quanto ho già pubblicato sulla NASpi
M’interessa, oggi, a seguito di alcune richieste pervenutemi tramite email,chiarire cosa ci si deve aspettare in caso di dimissioni o risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Continua a leggere

Share

Riliquidazione dell’imposta sul TFR

Sollecitato dalle numerose domande che ricevo sull’argomento ho pensato opportuno pubblicare un post che sia una breve guida alla riliquidazione dell’imposta sul tfr, senza per questo pretendere che esaurisca tutti gli aspetti di questo problema

Come avviene il calcolo del TFR

Una domanda da parte di un lettore mi suggerisce di chiarire nuovamente in cosa consiste la riliquidazione dell’imposta sul TFR; il nostro lettore aveva ricevuto, da parte dell’Agenzia delle Entrate, un avviso di riliquidazione della suddetta imposta e, ricordando quanto avevo scritto in un mio precedente post, si domandava se avrebbe potuto impugnare quella richiesta.
Chiariamo, prima di tutto, che il calcolo del TFR ha subito nel tempo delle modifiche, per cui le quote accantonate (TFR lordo) prima del 2001 subiscono una tassazione diversa da quelle accantonate dopo tale data.
In base all’attuale normativa le quote di TFR che sono maturate a partire dall’1 gennaio 2001 sono imponibili solo per la quota capitale, senza quindi considerare le rivalutazioni annuali. L’obbligo per il datore di lavoro di effettuare la ritenuta ai fini fiscali sorge al momento in cui il TFR viene erogato al lavoratore. In ogni caso la data del 1° gennaio 2001 fa da spartiacque, considerando che le somme maturate prima di tale data sono disciplinate in un particolare modo, mentre quelle maturate dopo sono disciplinate differentemente. Infatti le quote maturate sino al 31.12.2000 sono interamente tassate dal datore di lavoro, mentre le altre sono assoggettate solo a ritenuta parziale da parte del datore di lavoro, in quanto sarà poi l’Agenzia delle Entrate ad effettuare il calcolo corretto dell’imposta dovuta. Non entro nei dettagli per il calcolo dell’ aliquota di tassazione del TFR; ai nostri fini è sufficiente sapere che è calcolata tendendo conto dell’aliquota media che il lavoratore ha subito negli ultimi cinque anni di lavoro ai fini della tassazione Irpef.

Riflessi sugli incentivi all’esodo

E’ necessario ricordare che a tutte quelle somme erogata a titoli diversi, a seguito di una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, come ad esempio l’incentivo all’esodo, verrà applicata la stessa aliquota di tassazione determinata per il TFR e, pertanto, il valore netto dell’incentivo sarà realmente conosciuto solo dopo il controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate. La tassazione effettuata dall’azienda, in qualità di sostituto d’imposta, è di tipo provvisorio; quella definitiva sarà infatti effettuata dall’amministrazione finanziaria entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui si è dichiarato il percepimento del TFR

Impugnazione della riliquidazione

L’Agenzia delle Entrate comunica gli esiti del calcolo di riliquidazione attraverso un avviso bonario ai contribuenti; ci si domandava se tale avviso fosse impugnabile nel caso arrivasse al contribuente con ritardo rispetto ai 4 anni di cui sopra. Ci risulta che l’impugnazione è, ovviamente, necessaria, qualora si ravvisino errori nei calcoli effettuati dall’amministrazione; cosa diversa è per il ritardo degli avvisi. L’amministarzione a tale proposito ha chiarito che le comunicazioni non sono veri e propri atti impositivi e, quindi, non sono impugnabili dinanzi alle Commissioni Tributarie. A nostro parere non conviene procedere con un’impugnazione della riliquidazione dell’imposta sul tfr a meno che non si siano effettivamente verificati errori nel suo calcolo.

Share

Richiesta di una percentuale sull’incentivo all’esodo; una discutibile prassi sindacale

Avevo già scritto un post  sulla richiesta sindacale di una percentuale sull’incentivo all’esodo. Ritorno sull’argomento a fronte di una nuova richiesta di chiarimenti su quella che sembra essere una prassi sindacale abbastanza diffusa:

La richiesta di una percentuale sull’incentivo all’esodo non è giustificata

  • la richiesta di una percentuale sull’incentivo all’esodo, sebbene diffusa, non ha alcun sostegno legale e, personalmente la ritengo moralmente criticabile;
  • i sindacati possono intervenire in due momenti distinti nelle procedure di mobilità. Trattano con l’azienda i criteri di licenziamento e i criteri di calcolo per un eventuale incentivo all’esodo; assistono individualmente il dipendente nel processo di ratifica, in sede sindacale, degli accordi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro;
  • il maggior impegno del sindacato è durante la prima fase di negoziazione con l’azienda, fase in cui difendono gli interessi non dei singoli ma di tutti i dipendenti; all’atto della ratifica degli accordi individuali il sindacalista presente si limita a controllare che la stesura dell’atto di risoluzione consensuale sia quello  concordato in precedenza con i singoli dipendenti. E’ perfettamente legittimo che, se il dipendente non è iscritto al sindacato, gli venga richiesto la quota d’iscrizione, mentre è moralmente discutibile chiedere una percentuale sull’incentivo all’esodo a persona che ha perso il lavoro e che, con quella somma, dovrà gestire la propria situazione economica, in attesa di trovare, se possibile, un nuovo lavoro. Sarebbe allora più corretto distribuire eventuali spese accessorie su il personale che ha avuto la fortuna di rimanere al proprio posto di lavoro.

Ricordo inoltre che, nella stragrande maggioranza dei casi, è l’azienda che pretende la ratifica degli accordi in sede sindacale, poiché con questa procedura rende impossibile o più difficoltosa un eventuale successiva impugnazione dell’atto di risoluzione consensuale. I pochi casi, nei quali é il dipendente ad avere l’interesse di ratificare l’accordo, sono quelli nei quali l’azienda intende rateizzare il pagamento di TFR ed incentivi o quando si da disponibile a rivedere l’accordo, a fronte di modifiche legislative sulla maturazione del diritto al pensionamento.
Cosa fare allora se il sindacato fa sapere di pretendere una percentuale sull’incentivo all’esodo:

  1. Controllare, prima di tutto, se le strutture sindacali provinciali e/o regionali sono a conoscenza della richiesta e la condividono.
  2. Darsi disponibili a versare la somma d’iscrizione al sindacato e solo questa, nel caso non si fosse già iscritti.
  3. Darsi disponibili a firmare l’accordo senza l’ulteriore ratifica in sede sindacale; nel caso sia l’azienda a pretendere  questa procedura, chiedere che sia lei a far fronte alle richieste sindacali. E’ ovvio che se l’azienda accettasse la procedura semplificata ci si dovrà cautelare che il testo da sottoscrivere sia rispettoso degli accordi presi.
Share