Archivi categoria: Contratti di lavoro

Quando rifiutare una proposta di lavoro dipendente

Foto simbolica

Dipendente sottoposto ad azioni vessatorie

Ricevere una proposta di lavoro dipendente, sia esso a tempo indeterminato o determinato, a tempo pieno o parziale, in somministrazione o di apprendistato è oggi considerata una fortuna; in effetti sarebbe così a meno che la proposta non pervenisse da un datore di lavoro che si rivelasse poi un disonesto se non addirittura un deliquente.

Gli illeciti nei contratti di lavoro dipendente

Basta dare una letta al rapporto annuale 2016 della Guardia di Finanza per rendersi conto che sul mercato del lavoro operano troppi imprenditori disonesti: oltre 4600 datori di lavoro sono risultati aver impiegato 10450 lavoratori in nero e 8766 lavoratori irregolari. Sono stati svolti poco meno di 12000 accertamenti economico-patrimoniali a carico di condannati e indiziati di appartenere ad associazioni mafiose e loro prestanome che hanno riguardato 9882 persone fisiche e ben 2600 fra aziende e società; nell’ambito della normativa antimafia sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro che hanno riguardato 281 aziende.
E’ poi di questi giorni la notizia che un’inchiesta della Dda di Milano avrebbe evidenziato l’infiltrazione della famiglia mafiosa Laudani, alla Lidl, colosso mondiale della distribuzione, e in alcune società appartenenti ad un consorzio, che ha in appalto la vigilanza privata del Tribunale di Milano; in particolare, per quanto riguarda la Lidl, sono state poste in amministrazione giudiziaria quattro direzioni generali a cui afferiscono ben 200 punti di vendita.
E’ quindi giustificato chiedersi se c’è un modo per evitare di accettare proposte di lavoro offerte da  imprenditori disonesti se non addirittura malavitosi; è ovvio che non esiste il metodo perfetto ma è possibile adottare alcune precauzioni per diminuire questo rischio.

Precauzioni da adottare prima d’instaurare un rapporto di lavoro dipendente

E’ dimostrato che imprenditori disonesti si possono mimetizzare in qualunque settore del commercio, dell’industria e dei servizi ma, stante anche alle centinaia di consulenze richieste al nostro blog, possiamo individuare quali sono i settori più a rischio:

  1.  aziende con meno di 15 dipendenti e/o aziende a conduzione famigliare;
  2. cooperative operanti nel campo della pulizia e della sorveglianza;
  3. bar, ristoranti e piccoli alberghi
  4. negozi con attività commerciali di qualunque tipo.

Esistono però dei segnali che possono farci immediatamente capire le intenzione del datore di lavoro prima di accettare e firmare qualunque contratto di lavoro dipendente:

  • il processo di selezione non è professionale. Si ha l’impressione che non siano alla ricerca del miglior candidato, ma solo della persona disposta ad accettare condizioni di lavoro vessatorie;
  • promessa di assunzione solo se si accetta la retribuzione totalmente o parzialmente in nero;
  • proposta di lavoro a tempo parziale ma con richiesta di lavorare a tempo pieno
  •  promessa di assunzione orale non seguita da lettera d’impegno e/o contratto di lavoro firmato.

Comportamenti datoriali illeciti durante il rapporto di lavoro dipendente

Può accadere che, malgrado le precauzioni iniziali, il datore riveli le sue vere intenzioni solo dopo aver iniziato il rapporto di lavoro. Saprete di essere di fronte ad imprenditori disonesti se verranno messi in atto uno o più dei seguenti comportamenti:

  • non vi viene consegnata la busta paga;
  • la retribuzione percepita è inferiore a quella riportata sulla busta paga;
  • non vi vengono riconosciute le ore di straordinario o le maggiorazioni per lavoro festivo e domenicale;
  • vi vengono scaricati, senza il vostro accordo, giorni di ferie e permessi retribuiti;
  • l’inquadramento e lo stipendio sono inferiori a quelli previsti dal CCNL di settore
  •  eventuali trasferte non sono indennizzate come previsto dal CCNL;
  • vi viene imposta una riduzione dell’orario di lavoro sotto minaccia di un licenziamento;
  • rifiuto di comunicare all’INAIL un eventuale infortunio su lavoro

E’ ovvio che in talune situazioni, per motivi di sopravvivenza, si potrebbe essere costretti ad accettare comunque un rapporto di lavoro del genere ma, se si avessero delle alternative, converrebbe interromperlo appena possibile con dimissioni volontarie o per giusta causa, prima di ritrovarsi in un tunnel senza vie d’uscita.

Come difendersi da comportamenti datoriali illeciti

Sono poche le possibilità di difesa ma vale comunque la pena tentare; prima di tutto ricordate di procurarvi con ogni mezzo documenti e/o testimoni che possano aiutarvi in un’eventuale causa contro il datore di lavoro. Sappiate che in sede giudiziale possono valere anche registrazioni e foto prese di nascosto, così come valgono email e documenti di servizio.
Recatevi al Centro per l’Impiego e chiedete di consultare la vostra scheda personale che dovrebbe riportare le caratteristiche del vostro contratto; ovviamente se lavorate in nero non troverete niente del genere, ma in taluni casi il datore di lavoro dichiara l’esistenza di un contratto diverso da quello applicato nei vostri confronti.
Una volta procurati documenti e testimoni vi potrete recare all’Ispettorato del Lavoro e denunciare l’imprenditore; l’intervento dell’Ispettorato è teso ad obbligare il datore di lavoro a rispettare le normative e i contratti, applicando in taluni casi multe anche molto elevate.
Rivolgetevi infine all’ufficio legale di un sindacato, qualora ci fossero le condizioni e decideste di dare le dimissioni per giusta causa; la pratica è complessa specie se intesa ad ottenere successivamente l’indennità di disoccupazione (NASpI).
Non è molto ma queste sono le strade per dare un minimo di protezione al contratto di lavoro dipendente.

Share

La piaga del lavoro nero

Il lavoro nero in agricoltura

Il lavoro nero in agricoltura

Tutti i tentativi fatti dai governi per scoraggiare il lavoro nero non sono riusciti a debellare questo fenomeno che inquina il mercato del lavoro e che, con l’aumento dell’immigrazione, ha trovato nuova popolazione disposta ad accettare le condizioni di lavoro illegali pur di poter percepire una retribuzione con cui sopravvivere. L’unico efficace sistema per combattere questo fenomeno è la denuncia dei datori di lavoro che utilizzano il lavoro nero per gestire le proprie attività; sono in aumento i lavoratori disposti a intraprendere questa strada ma in molti c’è il timore di dovere poi sopportare conseguenze di carattere economico, fiscale o legale.

Cosa s’intende per lavoro nero

Il fenomeno è molto noto ma vale la pena richiamare quelle condizioni e quei comportamenti datoriali che inquadrano il rapporto di lavoro come rapporto di lavoro in nero; alla base non c’è l’applicazione di alcun CCNL di categoria e di conseguenza il lavoro in nero è un rapporto subordinato, instaurato senza che il datore di lavoro adempia all’obbligo di procedere all’invio della comunicazione alle autorità (Centro per l’Impiego, Inps o Inail a seconda del tipo di attività di lavoro). Chi accetta di lavorare in nero deve poi subire tutta una serie di vessazioni quali orari di lavoro superiori al dovuto, permessi non concessi, retribuzioni non corrisposte o non versate nei tempi dovuti, a cui si aggiungono assicurazioni non stipulate e contributi pensionistici non versati. La protervia dei datori di lavoro si basa sulla convinzione che il lavoratore non avrà mai il coraggio di denunciare la sua situazione per non perdere il seppur illegale posto di lavoro o nel timore che anche lui subirà delle penalizzazioni. Ciò non è vero; Il lavoratore è la parte debole della catena e non rischia sostanzialmente nulla se non in un caso ben preciso. Ci riferiamo a quei lavoratori che, avendo perso il posto di lavoro, hanno chiesto ed ottenuto l’indennità di disoccupazione, ma che hanno anche accettato un lavoro in nero; al lavoratore che abbia reso, all’Inps o al Centro per l’impiego, la dichiarazione dello stato di disoccupazione, ma in realtà risulti impiegato in nero, può essere, innanzitutto, contestato il reato di falsa dichiarazione, o, più precisamente, di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. La pena prevista, in questo caso, è la reclusione fino a due anni.

Come denunciare il lavoro nero

L’intento di questo post è quello di rispondere alla domanda : “ È possibile denunciare, in tutta sicurezza , il datore di lavoro che utilizza il lavoro nero”? Denunciare il lavoro in nero è possibile, anche in forma anonima, e in alcuni casi è l’unica strada da percorrere nel tentativo di migliorare il mercato del lavoro in Italia. Il metodo più diretto consiste nel :

  • denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza;
  • riportare dati relativi all’attività e alle mansioni svolte, indicando l’indirizzo della ditta, il giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepita;
  • procurarsi prove documentali attestanti il lavoro effettuato ed eventuali prove testimoniali a sostegno della denuncia.

Meglio sarebbe rivolgersi subito ad un Sindacato (Cgil, Cisl, Uil, Ugil) per ottenere la consulenza delle associazioni di categoria; in ogni modo gli operatori dell’Ispettorato del lavoro o del sindacato provvedono ad aprire la pratica nel tentativo di addivenire ad una conciliazione mediante una contrattazione e pacifica gestione della controversia. Il problema sorge qualora l’azienda non sia disponibile ad una definizione bonaria della problematica; in questo caso il lavoratore dovrà decidere se affidare agli studi legali del sindacato di gestire la causa davanti al Giudice del Lavoro. Nella fase di preparazione della vertenza verranno coinvolti anche l’Inps, l’Inail e l’Asl di competenza territoriale che si occuperanno di appurare le irregolarità di loro competenza. L’Inail verrà infatti coinvolto per controllare che il datore di lavoro tuteli i diritti contributivi e previdenziali del lavoratore. L’Asl interverrà invece nel caso in cui vengano denunciate irregolarità connesse a condizioni igienico sanitarie o alla sicurezza sul lavoro non a norma per i lavoratori. Un altro modo per denunciare il lavoro nero è quello di rivolgersi alla Guardia di Finanza e sporgere denuncia. Quest’ultima può essere effettuata nel totale anonimato.

Share

Come accedere ad uno stage

Stagisiti in azienda

Stagisiti in azienda

Lo stage non è un rapporto di lavoro, ma se correttamente e legalmente offerto può rappresentare una buona opportunità per conoscere ed inserirsi nel mondo del lavoro; esso consiste in un percorso formativo, tramite il quale un’azienda ospitante offre a un tirocinante la possibilità di conoscere praticamente una professione e inserirsi nel mondo lavorativo. È però necessario porre la massima attenzione nell’accettare una proposta di stage onde evitare di essere utilizzato come un vero e proprio dipendente, a basso costo e senza il pagamento dei contributi.

I criteri di uno stage regolare

Una corretta proposta di stage si concretizza in un documento che recepisce i termini di una convenzione e delinea un progetto formativo per lo stagista. Il soggetto ospitante stipula con l’ente promotore una convenzione, nella quale sono contenuti i dati legali relativi ai due soggetti, i nominativi dei tutor da essi designati e gli aspetti normativi che regolano il contratto di stage; analogamente nel progetto formativo individuale, devono essere specificati i dettagli relativi al percorso formativo dello stagista e cioè i nominativi dei tre soggetti coinvolti (tirocinante, soggetto ospitante, ente promotore), data di inizio, durata, sede di svolgimento, indennità prevista, mansioni e attività, orari, obiettivi, ecc.).
La convenzione e il progetto formativo costituiscono, quindi, un contratto con il quale uno stagista viene inserito presso un’azienda, sotto la supervisione di un ente promotore.

I diritti degli stagisti

Non sono previsti limiti di età entro cui un tirocinante può svolgere uno stage; allo stagista deve essere riconosciuta un’indennità di partecipazione e in linea di massima tale compenso si aggira attorno ai 400 euro lordi mensili, ma il limite minimo è comunque stabilito singolarmente da ogni Regione. Lo stage, come già detto, non prefigura una rapporto di lavoro quindi non sono previsti il versamento di contributi per la pensione, né la maturazione di permessi e ferie (che però vengono generalmente riconosciuti allo stagista dall’azienda). È prevista, invece, la possibilità di sospendere lo stage in caso di malattia grave (qualora si tratti di un periodo pari a un terzo o più della durata complessiva del tirocinio) o per maternità. Lo stagista deve essere tutelato contro gli infortuni sul lavoro con la stipulazione obbligatoria di una polizza assicurativa INAIL, da parte dell’ente promotore, nonché gli si deve garantire una copertura con polizza RC presso una società assicurativa. Lo stagista così come l’ente promotore o l’azienda ospitante hanno il diritto di recedere dalla convenzione ma nel caso la decisione dipenda da uno di questi ultimi soggetti, l’interruzione deve essere giustificata da motivi oggettivi

Share

Assunzioni senza firma del contratto di lavoro

modello unilav

modello unilav

Molti lavoratori mi chiedono delucidazioni sulla validità delle assunzioni senza la firma del contratto di lavoro; è questa una situazione con diversi aspetti controversi che, ovviamente, lasciano tanti dubbi nel dipendente nell’affrontare una situazione del genere. Il problema nasce dalla norma che, per il contratto di lavoro subordinato, non prevede necessariamente la forma scritta, forma che invece è prevista per determinate clausole contrattuali. La norma sanziona, infatti, la mancata comunicazione (sostituibile da una copia del modello Unilav) dei dati rilevanti del contratto ma non la mancanza del contratto in se. Esistono però situazioni per le quali la forma scritta è obbligatoria, come nel caso in cui il contratto preveda il periodo di prova o il contratto sia a tempo determinato.

La mancata firma del contratto di lavoro

Le aziende, quando pensano di assumere un nuovo dipendente, devono darne comunicazione al centro per l’impiego il giorno prima dell’inizio del rapporto di lavoro. E’ una comunicazione telematica istituita per scoraggiare le assunzioni in nero; la comunicazione avviene, quindi, senza coinvolgere il dipendente. Il datore di lavoro deve presentare il modello unificato-lav  all’ufficio di collocamento competente della provincia dove ha sede il luogo di lavoro del dipendente. La legge, in effetti, prevede l’invio di altre comunicazioni obbligatorie con le seguenti tempistiche:

  • comunicazione di assunzione: entro il giorno antecedente all’assunzione;
  • comunicazione di cessazione: entro cinque giorni successivi alla cessazione;
  • comunicazione di trasformazione: entro cinque giorni successivi alla trasformazione;
  • comunicazione di proroga: entro cinque giorni successivi alla proroga.

L’obbligo riguarda tutti i datori di lavoro privati (compresi quelli agricoli), gli enti pubblici economici, le pubbliche amministrazioni. In particolare, quando il rapporto non è di tipo subordinato, sono soggetti obbligati:

  •  Lavoro autonomo in forma coordinata e continuativa: Committente
  •  Contratto di agenzia e rappresentanza: Proponente
  • Associazione in partecipazione: Associante
  • Tirocini ed esperienze lavorative assimilate: Soggetto ospitante. La comunicazione può essere fatta in sua vece anche dal soggetto promotore, fermo restando la permanenza della responsabilità del corretto adempimento dell’obbligo in capo al soggetto ospitante.

La validità del contratto di lavoro

Il primo giorno di lavoro, in teoria, l’azienda dovrebbe fare firmare il contratto o lettera di assunzione al dipendente in modo che egli conosca il CCNL applicato dall’azienda, la mansione, il livello di inquadramento, se il rapporto è a termine, la scadenza. Ho scritto in teoria perché spesso volontariamente o involontariamente si trascura questo adempimento , in quanto non comporta alcuna sanzione per il datore di lavoro. La validità del contratto di lavoro, formalizzato con la lettera di assunzione è subordinata alla sussistenza dei seguenti requisiti essenziali, che vengono definiti elementi costitutivi:

  •  identità delle parti (lavoratore e datore di lavoro);
  • luogo di lavoro;
  •  il numero progressivo attribuito al dipendente iscritto in ordine cronologico sul Libro Unico del Lavoro aziendale che dal 18.08.2008 ha sostituito e abolito il singolo libro matricola;
  • la data di inizio del rapporto di lavoro e, nel caso di lavoro a tempo determinato, la data di cessazione;
  • la durata del rapporto di lavoro con la precisazione se è a tempo indeterminato o determinato;
  • la durata del periodo di prova, che per avere validità deve essere espressamente scritto sulla lettera;
  • l’inquadramento, il livello e la qualifica, le mansioni;
  • l’importo iniziale della retribuzione base e di eventuali altri elementi retributivi;
  •  l’orario di lavoro, in modo più specificato nel caso di part-time.

Tenuto presente quali sono le comunicazioni obbligatorie del datore di lavoro, va anche ricordato che Il libretto di lavoro, abolito nel 2003 è stato sostituito dalla scheda anagrafica del lavoratore depositata presso il centro per l’Impiego; in questa scheda vengono inseriti i dati del lavoratore, nonché le esperienze lavorative e le competenze professionali. L’unico modo per verificare se, al di la della firma di un qualunque contratto, si è stati effettivamente assunti, sarà quello di recarsi presso i centri per l’impiego dove è archiviata la situazione occupazionale di ogni dipendente. È ovvio che se non si trova alcuna traccia dell’assunzione, si dovrà purtroppo concludere che, sino a quel momento si è, a nostra insaputa, lavorato in nero, con tutte le conseguenze del caso. È per questo motivo che si raccomanda di fare tali controlli in tempi rapidi, quando ci si trovi di fronte ad un datore di lavoro restio a farci firmare un regolare contratto di lavoro.

Il licenziamento orale

Mi sembra opportuno inserire anche un commento sul licenziamento orale; sono anche in questo caso numerose le segnalazione di lavoratori che vengono licenziati solo verbalmente, nel senso che non ricevono la famosa lettera di licenziamento, mentre il datore di lavoro dovrebbe comunicare al centro per l’impiego la cessazione del rapporto entro cinque giorni dalla data dell’interruzione dello stesso. Si ricordi che il licenziamento solo verbale è nullo e, pertanto, il rapporto di lavoro s’intende in vigore sino al ricevimento della comunicazione scritta. Ciò porta a tre considerazioni:

  •  si faccia, dopo il termine di cinque giorni dal licenziamento verbale , un controllo presso il centro per l’impiego;
  • si mandi contemporaneamente una raccomandata al datore di lavoro, facendo presente che, non avendo ricevuto la lettera di licenziamento, il rapporto non è estinto e pertanto si è disponibili a riprendere immediatamente l’attività lavorativa;
  • ci si faccia assistere da un legale (sindacale o personale) per ottenere la reintegra, o le penali alternative e gli eventuali danni, come ad esempio il non aver potuto richiedere e quindi ottenuto la NASpI.
Share

Le modifiche ai voucher lavoro

foto di un voucher

Un buono lavoro

Avevo denunciato con forte anticipo le truffe messe in atto dai datori di lavoro nell’utilizzo dei voucher lavoro; finalmente il governo si è accorto di queste iregolarità e il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare il decreto legislativo sulla piena tracciabilità dei voucher lavoro.

La nuova procedura per utilizzare i voucher lavoro

Il provvedimento mira a incoraggiare un uso corretto dei buoni lavoro, strumento che nel primo trimestre 2016 aveva visto un boom del 45,6%, significativo di un loro anomalo uso. Il decreto rende i voucher lavoro completamente tracciabili: il committente, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione, comunica alla sede territoriale competente dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, dati anagrafici o codice fiscale del lavoratore, luogo e durata della prestazione. Ogni buono utilizzato è riconducibile, in questo modo, a una prestazione effettuata. La violazione degli obblighi di comunicazione comporta una multa da 400 a 2.400 euro per ciascun lavoratore. Una nota a parte per il settore agricolo il quale viene escluso dall’applicazione del limite di 2 mila euro per ciascun committente. L’utilizzo del lavoro accessorio in agricoltura resta soggetto al tetto di 7mila euro; nel caso di attività di carattere stagionale i piccoli imprenditori che nell’anno solare precedente hanno realizzato o prevedono di realizzare un volume d’affari non superiore a 7mila euro, possono utilizzare pensionati e giovani con meno di 25 anni (questi ultimi iscritti a un ciclo di studi presso un istituto scolastico di qualsiasi ordine e grado,o presso l’università ).

Share