Archivi categoria: Esodati

ESODATI DELLA SESTA SALVAGUARDIA

L’INPS, a partire dalla fine di Gennaio, ha proceduto ad inviare le lettere per certificare le posizioni dei 3200 esodati protetti dalla sesta salvaguardia.

Monitoraggio delle domande si salvaguardia

Era fissata per lo scorso 5 gennaio la scadenza per la presentazione delle domande da parte degli esodati o attraverso alle DTL, o direttamente all’INPS (erano previste due procedure differenziate per le diverse categorie di lavoratori). L’INPS, terminato il monitoraggio, sta facendo partire le lettere con la certificazione, che dà diritto alla pensione. Continua a leggere

Share

Esodati tutti salvaguardati?

Il Direttore Generale dell’INPS, Mauro Nori, ha dichiarato che tutti gli esodati sono stati salvaguardati. La dichiarazione, che sembra in contrasto con i numeri sino a poco tempo fa apparsi sulla stampa, è stata resa dopo l’incontro con la Commissione Lavoro al Senato e, secondo Nori, sarebbero ancora scoperti solo pochi casi specifici. Questi i numeri forniti; i salvaguardati ammonterebbero circa 162.000 con più di 56000 pensioni già liquidate. Grazie a sei provvedimenti di tutela, all’Inps risultano tutti messi in salvo i lavoratori lasciati  senza reddito e senza pensione a causa della Riforma Fornero. Rimangono fuori dai 162.130 salvaguardati altri casi specifici, che saranno individuati da un censimento attraverso il monitoraggio avviato dal sito della commissione, come annunciato dalla senatrice Anna Maria Parente. Ci si domanda, se ciò fosse vero, da dove abbiano avuto origine quelle statistiche che parlavano si 240.000 se non addirittura di 400.000 esodati creati dalla Riforma Fornero

Share

Si riparla di un contributo di solidarietà

PolettiSono riprese, da parte di uomini di governo e di partiti, dichiarazioni per giustificare l’applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni così dette alte, malagrado  l’art. 53 della Costituzione disponga che: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Le dichiarazioni del governo fanno temere l’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Organi istituzionali, a partire dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia, insistono ad affermare due concetti: il governo non intende aumentare le tasse e non è prevista alcuna nuova manovra economica prima della fine del 2014. Si deve dedurre che, o queste affermazioni sono false, oppure il governo si accinge ad attuare una vera e propria azione discriminatoria, dal punto di vista fiscale, nel pretendere un contributo di solidarietà solo da un nucleo più o meno rilevante di pensionati, rimanendo ancora non definito cosa s’intende per pensioni alteAmmesso e non concesso (poiché in caso contrario la discriminazione sarebbe ancora più grave) che la somma ricavata dal contributo di solidarietà verrebbe per intero devoluta a risolvere il problema degli esodati, vanno tenute presenti tre considerazioni:

  1. Il problema degli esodati si origina con la legge di riforma delle pensioni (legge Fornero) nella cui formulazione il legislatore non ha saputo prevedere le conseguenze dell’innalzamento dell’anzianità contributiva e dell’età anagrafica, richieste per maturare il diritto alla pensione, applicando i nuovi criteri anche a pensionamenti programmati con le leggi precedenti.
  2. È evidente che il governo, non in grado di far fronte alla situazione degli esodati con le attuali disponibilità economiche, si accingerebbe, in contrasto con le proprie affermazioni, ad aumentare la tassazione per una rilevante parte della popolazione. Non è stato, infatti, definito il valore della pensione alta , ma è già stato affermato che non ci si può limitare a colpire le pensioni d’oro (non si risolverebbe il problema), ma che potrebbero essere interessate quelle superiori ai 2000/3000 euro mensili (non è chiarito se lordi o netti il che farebbe una grande differenza).
  3. Nessuno ha, fino ad ora, spiegato se il prelievo sulle pensioni consisterebbe in una tantum o diventerebbe permanente; nel secondo caso si tratterebbe di una vera e propria manovra di diminuzione della spesa pubblica, con il che si porrebbe il dubbio sulla costituzionalità di un contributo pagato solo da una parte della popolazione.

Le critiche all’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Ci si trova poi di fronte ad una vera e propria porcata, in termini di diritto, se si vanno ad analizzare le ragioni che porterebbero a scegliere una certa categoria di pensioni sulle quali applicare il contributo di solidarietà:

  • Prima motivazione. Si afferma che il rendimento delle pensioni, calcolate con il sistema retributivo è nettamente superiore a quello calcolato con l’attuale sistema contributivo e quindi, per una questione di equità sociale, le prime devono essere riviste, intervenendo sulla parte che eccederebbe l’ammontare calcolato con il sistema contributivo. Notiamo che, nuovamente, ci troveremmo di fronte ad un intervento su diritti acquisiti con conseguenze che, similmente agli esodati, potrebbero incidere seriamente sulla stabilità delle famiglie; è pura ideologia politica pensare che quelle pensioni siano utilizzate per vivere allegramente e serenamente. Quelle pensioni sono state spesso utilizzate per pagare il mutuo di una casa o aiutare figli che non hanno trovato o hanno perso il lavoro. Esiste, poi, un giustificato dubbio sul sistema di calcolo che confronta il rendimento del sistema retributivo con quello contributivo. Il sistema contributivo, nella sua essenza, stabilisce che la pensione è calcolata in modo che, nel tempo, vengano restituiti i contributi versati nella vita lavorativa. È ovvio che il calcolo ha un valore puramente statistico, non potendosi conoscere in anticipo la data di fine vita di ogni cittadino. Quale aspettativa di vita (tra l’altro significativamente diversa tra uomo e donna) è stata scelta dai burocrati per costruire il sistema contributivo? Questo valore è importantissimo e dovrebbe essere reso pubblico, per evitare che siano commessi abusi a danno di alcune fasce di pensionati. Moltissimi di coloro, che sono andati in pensione prima della crisi del mercato del lavoro, hanno usufruito quasi sempre di contratti a tempo indeterminato, versando contribuiti con continuità per 35 o più anni e, talvolta, riscattando in modo oneroso i periodi di studio. Non si può, quindi, escludere che, applicando il sistema di calcolo contributivo sul periodo preso come aspettativa di vita dopo il pensionamento, la pensione così calcolata risulti più elevata di quella attualmente percepita. Cosa farebbe il governo in questi casi? Applicherebbe comunque il contributo di solidarietà o, come conseguenza del principio sopra invocato, aumenterebbe la pensione degli interessati?
  • Seconda motivazione. Dato che contributo di solidarietà andrebbe applicato alle pensioni calcolate con il sistema retributivo si dovrebbe , prima di tutto, verificare se i contributi versati non siano realmente sufficienti a giustificare le somme percepite; secondo questo principio il contributo di solidarietà, però andrebbe applicato anche a tutte quelle pensioni retributive, percepite dopo pochi anni di contribuzione; mi riferisco in particolare a tutte le pensioni erogate solo dopo 15/20 anni di contribuzioni in particolare nel settore pubblico (politici compresi). Nessuno ha fino ad ora parlato di queste pensioni, ma non intervenire significherebbe, come detto in apertura, attuare una vera e propria discriminazione nei confronti di una certa categoria di pensionati. Tutto questo è costituzionale?

 

Share

Il punto sugli esodati salvaguardati

Giunti alla fine del 2013 è possibile fare un bilancio sul reale numero degli esodati salvaguardati. Premesso che non è ancora completamente chiarito qual’è il numero totale dei dipendenti che rientrerebbero nelle diverse categorie degli esodati, è però possibile stabilire quale è il numero delle situazioni risolte o in via di risoluzione. Sono 5 gli interventi di salvaguardia presi dai governi , compreso l’ultimo inserito nella legge di stabilità, che consentirebbero di andare in pensione con le regole in vigore prima del 31 dicembre 2011; se andiamo però a verificare quale è il numero dei dipendenti già salvaguardati, troviamo delle situazioni molto differenziate:

  1. possono ritenersi concluse tutte li situazioni ricomprese nella prima salvaguardia
  2. sono ormai scaduti i termini di presentazione delle domande degli esodati inseriti nella sGeconda e terza salvaguardia ma è ancora in corso l’esame delle domande da parte dell’inps.

Considerati i primi tre interventi di salvaguardia, le domande accolte perché in regola con i requisiti richiesti, sono state  80.000 su un totale di 130.000 presentate, ma sono solo 27.000 le pensioni già erogate. Accertato che lo scarto tra le domande accettate e le pensioni erogate dipende dalle lungaggini burocratiche, si evidenziano anche errori nei calcoli , in quanto mancano all’appello altre 50.000 domande che avrebbero dovuto essere ricomprese nei tre interventi. Un errore dipende quasi sicuramente da calcoli sui lavoratori in mobilità in quanto con il secondo intervento di salvaguardia si era previsto di dover salvaguardare circa 40.000 lavoratori, ma le domande sino ad ora giunte all’INPS sono circa 5.500. Anche la differenza tra domande accolte e le pensioni già erogate è in parte spiegata con i lavoratori in mobilità; molti di essi, infatti godono ancora della relativa indennità e potranno percepire la pensione solo alla fine del periodo di mobilità.

Share

Circolare INPS sui salvaguardati

La Circolare Inps n. 76,  richiamate le disposizioni di legge che individuano le categorie dei salvaguardati,  fa il punto sulle tre operazioni di salvaguardia in atto.

Le operazioni di salvaguardia in atto

Prima salvaguardia ( 65000 salvaguardati)

Si applica entro i limiti delle risorse stabilite sino al 2019. E’ in fase di completamento l’invio a tutti i soggetti interessati della comunicazione attestante l’accesso alla salvaguardia “65.000”. Tale comunicazione costituisce certificazione del diritto ad accedere alla pensione in regime di salvaguardia, ferma restando la necessaria sussistenza dei requisiti richiesti fino alla relativa decorrenza. I soggetti, con pensione avente decorrenza entro luglio 2013, hanno ricevuto o stanno ricevendo, oltre a detta comunicazione, una seconda lettera recante l’informazione precisa sulla data di decorrenza del trattamento pensionistico con l’invito, ove non si sia già provveduto, a presentare la relativa domanda.

Seconda salvaguardia(55000 salvaguardati)

. l’Istituto sta provvedendo al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico di 55.000 domande di pensione, l’Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefìci in argomento. E’ in corso il riesame delle posizioni dei lavoratori collocati in mobilità ordinaria o lunga, titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà di settore, autorizzati alla prosecuzione volontaria e rimasti esclusi dal beneficio della salvaguardia “65.000”, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti e delle condizioni per il riconoscimento del beneficio della salvaguardia “55.000”. Le posizioni dei titolari di prestazione straordinaria, esclusi dalla salvaguardia “65.000” poiché la decorrenza della pensione si pone oltre la data del 31 dicembre 2019, sono state riconsiderate nella salvaguardia “55.000” (che ha previsto la copertura finanziaria anche oltre tale data). In attesa della definizione delle attività di monitoraggio relative alla salvaguardia “55.000”, le sedi Inps avranno cura di non adottare provvedimenti di reiezione delle domande eventualmente già pervenute, o che dovessero pervenire, per l’accesso al trattamento pensionistico nell’ambito di tale salvaguardia. Tali domande dovranno essere tenute in apposita evidenza, provvedendo a darne formale comunicazione agli interessati nei termini che seguono: “La sua domanda di pensione in Salvaguardia verrà definita non appena saranno terminate le relative operazioni di monitoraggio”.

Terza Salvaguardia (10.130 salavaguardati)

Le modalità di attuazione della salvaguardia 10.130 dovevano essere definite con decreto interministeriale, firmato dai Ministri competenti in data 22 aprile 2013 e successivamente inviate  alla Corte dei Conti; in merito alla gestione dell e domande già presentate o che dovessero essere presentate prima della definizione delle attività di monitoraggio relative alla salvaguardia in argomento, varranno le stesse disposizioni previste per  gestione delle domande presentate nell’ambito della Salvaguardia “55.000”.

Share