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Si profila un nuovo attacco all’attuale sistema pensionistico

Le proposte di modifica all’Art.38 della Costituzione sono un tentativo per trasformare l’attuale sistema pensionistico in un sistema assistenziale, eliminando così ogni possibile appello al diritto sui contributi versati. Ricordiamo a beneficio di tutti cosa recita l’Art.38 della Costituzione:«Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.L’assistenza privata è libera».

Le proposte di modifica all’articolo 38 della Costituzione

Il 25 maggio 2017 è iniziato dinnanzi alla Commissione Affari Costituzionali della Camera l’esame della proposta di modifica all’Art.38 della Costituzione con l’obiettivo di “realizzare un sistema previdenziale improntato ad assicurare l’adeguatezza dei trattamenti, la solidarietà tra le generazioni nonché la sostenibilità finanziaria“. La proposta, presentata alla stampa con l’appellativo “programma salva giovani” contiene concetti con cui non si può che essere d’accordo, ma una lettura più attenta dei precedenti storici cambiamenti apportati al sistema pensionistico italiano e delle enunciazioni elettoralistiche di alcuni sostenitori dell’attuale proposta, fanno temere per una vera e propria trappola per gli odierni pensionati . Ciò che fa temere per il raggiungimento di un obiettivo diverso da quello enunciato è la diffusione attraverso i media di informazioni ingannevoli, anche perché di difficile interpretazione da parte del grande pubblico. Si è, per esempio, cercato di giustificare la proposta di modifica dell’art.38, con le raccomandazioni inviate dall’OCSE ai governi italiani laddove si dichiara che “….nel quinquennio 2010-2015 la spesa per le pensioni pubbliche ha in media assorbito il 15,7% del PIL, percentuale che sicuramente diminuirà all’aumentare del PIL, ma che comunque va abbassata con una rimodulazione della spesa pensionistica nella direzione di una maggiore sostenibilità“. Giusta e sintetica l’analisi dell’OCSE, fatto salvo che ci si è dimenticati di far notare alcuni aspetti che modificano il valore di quel 15,7% del Pil:

  1. quella percentuale di spesa è comprensiva anche di tutte le prestazioni assistenziali erogate dall’INPS, impropriamente definite pensioni perché dovrebbero in teoria essere sostenute dalla fiscalità generale (misura aborrita da tutti i governi perchè elettoralmente molto penalizzante);
  2. quel 15,7% è calcolato sulle pensioni lorde per cui contiene anche la trattenuta Irpef che i pensionati riversano immediatamente nel bilancio pubblico, essendo una trattenuta esercitata alla fonte dal sostituto d’imposta;
  3. l’OCSE forse no sa che l’intero gettito fiscale, ricavato dalle pensioni, grava su circa un 30% dei pensionati, cioè quei 700/800 mila pensionati considerati fortunati perché ricevono pensioni superiori ai 3000 euro lordi/mese.

Alcune dichiarazioni dei proponenti fanno capire che l’intenzione è quella di scatenare un conflitto generazionale quando dichiarano che” qualunque intervento normativo non può ignorare le discriminazioni e le situazioni di privilegio che già oggi sottraggono risorse alle pensioni più basse e che, sopratutto, si scaricheranno sulle spalle delle generazioni future

La storia degli interventi adottati sul sistema pensionistico

I giovani che leggono oggi quella dichiarazioni non conoscono la storia di tutti gli interventi  già adottati dai diversi governi sulle pensioni in essere. Vale la pena rivedere quel lungo elenco che dimostra esattamente il contrario; a partire dal 1967 se c’è stata una categoria discriminata è stata proprio quella dei pensionati:

  • Contributo di solidarietà 1967/1968. Trattenuta progressiva sulle pensioni ed istituzione della pensione sociale.
  • Limite del sistema perequativo 1975: Sistema perequativo al 100% del costo della vita limitato ai soli trattamenti minimi.
  •  Contributo di solidarietà 1978. Trattenuta per la creazione dell’Opera Nazionale pensionati d’Italia. Trattenuta ancora in vigore malgrado la soppressione dell’ONPI.
  • Modifica al sistema di perequazione: nel 1983 era trimestrale, nel 1986 diventò semestrale e nel 1994 annuale.
  •  Pensione di reversibilità 1995. Ridotta la pensione spettante ai superstiti
  • Contributo di solidarietà 1999. Trattenuta per tre anni a decorrere dal gennaio 2000 del 2% sui trattamenti superiori ad un massimale.
  •  Modifica del sistema di perequazione legge 388/2000. Rivalutazioni in percentuali diverse a seconda delle diverse fasce superiori – Contributo di solidarietà 2003. Trattenuta del 3% per tre anni per pensioni d’importo superiorre a 25 volte il minimo sociale
  • Sospensione della perequazione. per l’anno 2008 per pensioni superiori a 8 volte il minimo sociale
  • Contributo di perequazione 2011. Trattenuta a decorrere da Agosto 2011 fino al 2014 sulle pensioni superiori ai 90000 euro.
  • Contributo di solidarietà 2011. Trattenuta del 3% a carico dei contribuenti, pensionati compresi titolari di un reddito complessivo superiore ai 300.000 euro lordi.
  • Modifica del sistema di perequazione. Meccanismo progressivo per gli anni 2014/2016.
  • Sospensione della perequazione. Sospensione della perequazione sulle pensioni superiori a 2 volte il minimo inps. Legge in attesa della decisione della Corte costituzionale del 24 Ottobre 2017.
  • Riduzione calcolo pensione 2014. Applicazione del sistema retributivo se il sistema contributivo portasse ad una pensione d’importo superiore al primo

Chi non conosce questo elenco d’interventi sulle pensioni, come credo la maggior parte dei giovani di oggi è scusabile; i politici che lo conoscono benissimo e sostengono la modificca all’Art.38 della Costituzione non sono altro che ideologi dello stato assistenziale, concetto ormai superato nella stessa Russia e nella Cina. Un vero programma salva giovani non dovrebbe puntare ad una nuova riforma del sistema pensionistico, ma a creare reali condizioni affinchè i giovani possano lavorare in modo continuativo, guadagnare un giusto salario e versare i relativi contributi all’Inps. Le proposte invece che, negli ultimi tempi, sono circolate sui media puntano esclusivamente a penalizzare la maggior parte delle pensioni odierne, come ad esempio suggerito in modi diversi dal presidente dell’Inps; se il progetto di modifica dell’art.38 della Costituzione venisse approvato, non ci sarebbe Corte Costituzionale che terrebbe. Le pensioni potrebbero essere abbassate senza ricorrere né a sospensione di perequazione né a contributi di solidarietà e tantomeno a ricalcoli con il sistema contributivo. Sarebbe possibile abbassare, in maniera strutturale, tutte le pensioni che superano una certa soglia media in applicazione del parametro “equità fra generazioni”. La politica pensionistica non sembra capace di rompere con la commistione tra previdenza e assistenza, anzi sembra imboccare la corsia inversa, quella di un sistema interamente assistenziale

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Perché sono contro il contributo di solidarietà

Un  lettore del blog “guastafeste” si meraviglia del fatto che abbia manifestato disaccordo sull’eventuale applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni alte, quando questo dovrebbe essere considerato una misura di equità sociale.

Il contributo di solidarietà non è una misura di equità sociale

È ormai noto che il governo ha , perlomeno sospeso, l’adozione di tale provvedimento, il che se non altro significa che dubbi esistevano all’interno della stessa maggioranza; ricordo che si era partiti parlando di pensioni d’oro, poi di pensioni alte ed infine di pensioni superiori ai 3000 euro/mese (senza sapere se lordi o netti). Rispondo al lettore che la mia contrarietà al contributo di solidarietà è basata sulla convinzione che non sia proprio una misura di equità sociale perché:

  • I governi, che si sono succeduti in questi ultimi anni, non hanno mai adottato efficaci misure per contrastare un’evasione fiscale che vale qualche centinaio di miliardi:
  • poco o niente è stato fatto per diminuire la spesa pubblica dove si annidano sprechi ed intollerabili sacche di previlegi. Oggi finalmente un Presidente del Consiglio afferma che nel Pubblico Impiego c’è grasso che cola;
  • esistono autonomie regionali che, in spregio alle politiche centrali, aumentano invece di diminuire le loro spese di gestione;
  • nessuno, sino ad ora, è riuscito a diminuire il numero delle centrali d’acquisto nella Pubblica Amministrazione non ottenendo, da un lato, la diminuzione di spesa e favorendo, dall’altro, corruzione ed illeciti;
  • sono migliaia le aziende partecipate ( ho perso il conto) che costano un enormità e producono poco o niente. Molte di queste dovevano essere chiuse o privatizzate ma sono ancora tutte al loro posto; alcune chiuse hanno ancora in piedi la struttura organizzativa che viene regolarmente pagata.

Caro “guastafeste” cambierò la mia opposizione al contributo di solidarietà quando i governi, dopo aver corretto tutte queste storture, avranno ancora bisogno del contributo dei pensionati per aiutare i cittadini più deboli.

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Si riparla di un contributo di solidarietà

PolettiSono riprese, da parte di uomini di governo e di partiti, dichiarazioni per giustificare l’applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni così dette alte, malagrado  l’art. 53 della Costituzione disponga che: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Le dichiarazioni del governo fanno temere l’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Organi istituzionali, a partire dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia, insistono ad affermare due concetti: il governo non intende aumentare le tasse e non è prevista alcuna nuova manovra economica prima della fine del 2014. Si deve dedurre che, o queste affermazioni sono false, oppure il governo si accinge ad attuare una vera e propria azione discriminatoria, dal punto di vista fiscale, nel pretendere un contributo di solidarietà solo da un nucleo più o meno rilevante di pensionati, rimanendo ancora non definito cosa s’intende per pensioni alteAmmesso e non concesso (poiché in caso contrario la discriminazione sarebbe ancora più grave) che la somma ricavata dal contributo di solidarietà verrebbe per intero devoluta a risolvere il problema degli esodati, vanno tenute presenti tre considerazioni:

  1. Il problema degli esodati si origina con la legge di riforma delle pensioni (legge Fornero) nella cui formulazione il legislatore non ha saputo prevedere le conseguenze dell’innalzamento dell’anzianità contributiva e dell’età anagrafica, richieste per maturare il diritto alla pensione, applicando i nuovi criteri anche a pensionamenti programmati con le leggi precedenti.
  2. È evidente che il governo, non in grado di far fronte alla situazione degli esodati con le attuali disponibilità economiche, si accingerebbe, in contrasto con le proprie affermazioni, ad aumentare la tassazione per una rilevante parte della popolazione. Non è stato, infatti, definito il valore della pensione alta , ma è già stato affermato che non ci si può limitare a colpire le pensioni d’oro (non si risolverebbe il problema), ma che potrebbero essere interessate quelle superiori ai 2000/3000 euro mensili (non è chiarito se lordi o netti il che farebbe una grande differenza).
  3. Nessuno ha, fino ad ora, spiegato se il prelievo sulle pensioni consisterebbe in una tantum o diventerebbe permanente; nel secondo caso si tratterebbe di una vera e propria manovra di diminuzione della spesa pubblica, con il che si porrebbe il dubbio sulla costituzionalità di un contributo pagato solo da una parte della popolazione.

Le critiche all’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Ci si trova poi di fronte ad una vera e propria porcata, in termini di diritto, se si vanno ad analizzare le ragioni che porterebbero a scegliere una certa categoria di pensioni sulle quali applicare il contributo di solidarietà:

  • Prima motivazione. Si afferma che il rendimento delle pensioni, calcolate con il sistema retributivo è nettamente superiore a quello calcolato con l’attuale sistema contributivo e quindi, per una questione di equità sociale, le prime devono essere riviste, intervenendo sulla parte che eccederebbe l’ammontare calcolato con il sistema contributivo. Notiamo che, nuovamente, ci troveremmo di fronte ad un intervento su diritti acquisiti con conseguenze che, similmente agli esodati, potrebbero incidere seriamente sulla stabilità delle famiglie; è pura ideologia politica pensare che quelle pensioni siano utilizzate per vivere allegramente e serenamente. Quelle pensioni sono state spesso utilizzate per pagare il mutuo di una casa o aiutare figli che non hanno trovato o hanno perso il lavoro. Esiste, poi, un giustificato dubbio sul sistema di calcolo che confronta il rendimento del sistema retributivo con quello contributivo. Il sistema contributivo, nella sua essenza, stabilisce che la pensione è calcolata in modo che, nel tempo, vengano restituiti i contributi versati nella vita lavorativa. È ovvio che il calcolo ha un valore puramente statistico, non potendosi conoscere in anticipo la data di fine vita di ogni cittadino. Quale aspettativa di vita (tra l’altro significativamente diversa tra uomo e donna) è stata scelta dai burocrati per costruire il sistema contributivo? Questo valore è importantissimo e dovrebbe essere reso pubblico, per evitare che siano commessi abusi a danno di alcune fasce di pensionati. Moltissimi di coloro, che sono andati in pensione prima della crisi del mercato del lavoro, hanno usufruito quasi sempre di contratti a tempo indeterminato, versando contribuiti con continuità per 35 o più anni e, talvolta, riscattando in modo oneroso i periodi di studio. Non si può, quindi, escludere che, applicando il sistema di calcolo contributivo sul periodo preso come aspettativa di vita dopo il pensionamento, la pensione così calcolata risulti più elevata di quella attualmente percepita. Cosa farebbe il governo in questi casi? Applicherebbe comunque il contributo di solidarietà o, come conseguenza del principio sopra invocato, aumenterebbe la pensione degli interessati?
  • Seconda motivazione. Dato che contributo di solidarietà andrebbe applicato alle pensioni calcolate con il sistema retributivo si dovrebbe , prima di tutto, verificare se i contributi versati non siano realmente sufficienti a giustificare le somme percepite; secondo questo principio il contributo di solidarietà, però andrebbe applicato anche a tutte quelle pensioni retributive, percepite dopo pochi anni di contribuzione; mi riferisco in particolare a tutte le pensioni erogate solo dopo 15/20 anni di contribuzioni in particolare nel settore pubblico (politici compresi). Nessuno ha fino ad ora parlato di queste pensioni, ma non intervenire significherebbe, come detto in apertura, attuare una vera e propria discriminazione nei confronti di una certa categoria di pensionati. Tutto questo è costituzionale?

 

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Perequazione automatica delle pensioni

corte di cassazioneE’ in corso un’inziativa contro il blocco della perequzione automatica delle pensioni. Federmanager ha avviato un’iniziativa giudiziaria per contestare la legittimità costituzionale delle leggi che hanno bloccato la perequazione automatica delle pensioni per il biennio 2012-2013, nonché la norma che ha imposto la detrazione di un contributo di solidarietà dalle pensioni dei dirigenti iscritti ai Fondi Speciali.
I ricorsi sono stati presentati dalla Federmanager, ma interessano non solo i dirigenti ma tutti quei pensionati a cui è stato applicato il blocco della perequazione ed il contributo di solidarietà.
Un giudice del tribunale di Palermo ha dichiarato rilevante e non manifestatamente infondata la questione della legittimità costituzionale, con conseguente trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Sono state poi attivate tre cause pilota aventi come oggetto il contributo di solidarietà; i ricorsi sono stati depositate presso i tribunali di Modena, Bologna e Vicenza. Il 13 Maggio è prevista la prima udienza presso il tribunale di Modena

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Pensioni e il contributo di equità

Ecco spuntare una nuova proposta del M5S: il contributo di equità. Come avevo previsto nei miei precedenti post sull’argomento, chi è schierato su certe posizioni ideologiche è alla ricerca di soluzioni che hanno comprensibili obiettivi solidaristici, ma che poi contemplano soluzioni demagogiche.
Qualche giorno fa il M5S alla Camera ha presentato una sua mozione su un contributo di solidarietà sotto forma di un’aliquota proporzionale da applicare a tutti i pensionati (dallo 0,1% per le minime al 32% per le massime) che avrebbe dovuto portare più di 1 miliardo da redistribuire tra chi percepisce meno. Non è passata.
Sempre in questi giorni ho trovato sul web un articolo che contestava certe speculazioni sulle così dette pensioni d’oro, anche in questo caso riprendendo alcuni dubbi che avevo già manifestato nei miei precedenti post.
La conclusione dell’articolo dimostra, ancora una volta, che si lanciano proposte demagogiche senza valutare attentamente le conseguenze; applicando il calcolo contributivo a certe pensioni d’oro, stante una serie di penalizzazione da queste subite con il calcolo retributivo, si arriverebbe all’assurdo che dovrebbero essere aumentate e non diminuite.
E’ il caso di leggere attentamente l’articolo  Pensioni dove sono i privilegi

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