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Disoccupazione giovanile

Le ultime statistiche  Istat sulla disoccupazione, relative al  mese di dicembre 2010, mostrano una sostanziale invarianza nei suoi valori globali, fermi al 8,6%, ma una continua crescita della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il valore record del 29%. E’ da tempo, però, che molti commentatori, non ultimo Luca Ricolfi sul numero 6 di Panorama, fanno notare l’incongruenza tra questo dato e la grande richiesta di alcune figure professionali ed artigianali rimasta inevasa alla fine del 2010.
La disoccupazione giovanile é, indubbiamente, provocata dalla crisi economica e dalla insufficienza di politiche dirette a contrastarla; sembra, d’altro canto, alimentata anche da una mancata presa di coscienza da parte delle famiglie e degli stessi giovani che non é più la laurea  a dare maggiori opportunità di lavoro. Diventa sempre più difficile comprendere perché si preferisca laurearsi in ingegneria per poi lavorare come operatore di call center o in lettere per poi fare l’operatore ecologico e non prendere in considerazione percorsi di studio o apprendistato che permettano di lavorare come elettricisti, meccanici, tornitori, idraulici ecc. Esistono lavori poco ambiti, poiché si ritiene non diano un elevato riconoscimento sociale e richiedano molti sacrifici; i tempi sono cambiati e certi preconcetti hanno perso completamente valore. La disoccupazione giovanile, anche quando usciremo da periodo di crisi, non verrà significativamente contrastata, se non si riuscirà a cambiare questo tipo di cultura del lavoro.

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ANDAMENTO DEL MERCATO DEL LAVORO

L’andamento del mercato del lavoro é, in questo momento, connotato da notizie tra di loro in contrasto; da un lato le notizie negative quali le previsione fatte da Mario Draghi all’Assemblea Generale di Bankitalia e le statistiche sulla disoccupazione pubblicate dall’Istat. Draghi, nella sua relazione, ha rimarcato, laddove ce ne fosse ancora bisogno, che la crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. I dati pubblicati dall’Istat evidenziano che, nel mese di aprile, la disoccupazione é ulteriormente salita al 8,9%.

Le agenzie del lavoro, d’altro canto, segnalano un aumento delle offerte di impiego, seppure concentrate in alcune categorie ed in alcune regioni. La Adecco ha pubblicato, in collaborazione con Panorama, un rapporto sull’andamento del mercato del lavoro nelle varie regioni italiane. Emerge, da una prima analisi dei dati forniti dalla Adecco, che le figure più richieste nei prossimi mesi, dovrebbero essere quelle di ingegneri, di funzionari amministrativi, di operai specializzati e di addetti commerciali. Solo la Vodafone sarebbe all ricerca di ben 450 persone per la sua rete commerciale.

L’amministratore delegato di Adecco Federico Vione, conferma poi una situazione che avevamo abbondamente previsto nel nostro post sugli effetti della crisi economica. Vione segnala che, uno degli strascichi della crisi economica, é stata l’estromissione dal posto di lavoro fisso di molti lavoratori over 40 che, seppure in possesso di ottime professionalità, incontrano notevoli difficoltà nel trovare una nuova occupazione. La crisi economica ha aggravato una situazione ma il mercato del lavoro ha avuto, da sempre, questo atteggiamento nei riguardi dei lavoratori over 40 alla ricerca di nuovi posti di lavoro.

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CONOSCERE L’OUTPLACEMENT

Mi è capitato sotto gli occhi un post che commenta le statistiche pubblicate da Federmanager;  a causa della crisi economica, sarebbero già settemila i dirigenti licenziati nel corso del 2009, a cui andrebbero aggiunti un numero imprecisato di quadri posti in mobilità. E’ noto che molte aziende, in queste situazioni, propongono ai propri dirigenti e quadri un’uscita concordata, che prevede, a spese dell’azienda, l’inserimento in programmi di outplacement. Suggerisco, allora, per tutti coloro che si trovassero ad affrontare questa situazione, di consultare alcuni siti che possono aiutare a conoscere meglio l’outplacement.

Conoscere le società di outplacement

L’Associazione Italiana delle società di outplacement fornisce i nominativi e recapiti dei loro associati, nelle diverse città Italiane; la scelta della società non spetta al dirigente o al quadro ma, perlomeno, potranno valutare se l’azienda sta proponendo un outplacement gestito da  società qualificate o meno. La Guida Monaci pubblica, a sua volta, un elenco di società di outplacement  non necessariamente coincidente con quelle dell’AISO ma, comunque, tra le più importanti in Italia. Ottime informazioni su come si svolge un programma di  outplacement (sia individuale che collettivo) sono reperibili sul sito della società S&A Change, mentre le fasi di un programma di outplacement possono essere trovate sul portale Jobtel. Utilissimo, infine, il  sito trovareillavoro che da consigli su come cercare di ricollocarsi in un nuovo posto di lavoro, mettendo in atto, personalmente, un programma simile a quello condotto dalle società di outplacement

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Statistiche della crisi; quale é la crisi economica reale?

Ho, fino ad oggi, cercato di non schierarmi ideologicamente per una parte politica piuttosto che per un altra, nel commentare le problematiche correlate alla crisi economica attuale. Oggi però ho vissuto un’esperienza che mi costringe ad essere molto scettico sulle statistiche della crisi, divulgate dalla sinistra politica, dalla CGIL, da alcune organizzazioni imprenditoriali e da alcuni giornali quali La Repubblica.

Era da molto tempo che, per ragioni di salute ed economiche, non effettuavo un piccolo viaggio in auto di domenica; oggi 15 novembre 2009, per motivi famigliari ho dovuto spostarmi da Milano a Desenzano per raggiungere un congiunto. Sono arrivato a destinazione intorno alle 12 in una brutta giornata piovosa e nebbiosa;  ci siamo recati in un agriturismo intorno alle 13, per pranzare, e quì ho avuto la prima sorpresa. Ristorante pieno ed unico tavolo libero il nostro, poichè era stato prenotato: ho domandato se, per caso, nella zona si festeggiava qualche ricorrenza locale. La risposta del ristoratore é stata che, buon per lui, tutte le domeniche il ristorante si riempiva. Viene, allora spontaneo domandarsi cosa s’intende per crisi economica attuale o crisi economica reale. La persona che mi accompagna mi fa presente che ci troviamo in una zona abbastanza ricca, che, per ora, non ha avuto particolari problemi dalla crisi economica. Mi guardo intorno e, certamente, noto famiglie benestanti, ma la gran parte dei clienti hanno l’aria di persone modeste seppure dignitose.

Sbrigati gli impegni che avevo, verso le ore 16, mi immetto in autostrada per tornare verso Milano; pensavo che, vista la giornata uggiosa e la crisi economica in atto, non avrei trovato traffico, facendo un tranquillo viaggio di ritorno. Errore; sembrava la domenica pomeriggio di un qualunque mese di primavera, in anni quando di crisi economica neanche se ne parlava. Era un flusso continuo di auto che occupavano le tre corsie di marcia sino a Bergamo e le quattro da Bergamo a Milano. Mi sono detto, a questo punto che, quando si sentono certe grida di disastro imminente, di italia in ginocchio, di imprenditori alla fame e altre notizie del genere, evidentemente qualcuno rimesta nella cacca. Questa é la crisi economica attuale? Questa é la reale crisi economica?

Sia ben chiaro che credo all’esistenza di situazioni famigliari di estrema indigenza , che esisteranno, certamente, imprenditori in grande difficoltà, che molti lavoratori hanno perso o perderanno il posto di lavoro (mio figlio é disoccupato dal giugno di questo anno perchè non confermato nell’incarico), ma, da oggi in poi, ascolterò con grande scetticismo quelli che parleranno di una gravissima crisi economica.

I casi sono due: o il popolo italiano é un popolo di incoscienti o la crisi economica attuale non é poi così grave come qualcuno vuol fare credere.

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Il Ministro Sacconi e l’attuale governo hanno capito cosa provocherà la crisi economica?

Le dichiarazioni del Ministro Sacconi, del Presidente del Consiglio e degli altri membri del attuale governo sulla crisi economica sono basate su dati statistici aggregati, che non permettono di capire quali categorie sociali ed anagrafiche risentiranno degli effetti che questa provocherà a livello occupazione. Sacconi e Tremonti continuano a ripetere che, laddove ce ne fosse bisogno, é e sarà disponibile una più che adeguata copertura economica degli ammortizzatori sociali; tutti ripetono, però, che per far ripartire l’economia, bisognerà ricreare i posti di lavoro persi durante la crisi.

La domanda, allora, é: chi sarà in grado di trovare una nuova opportunità, appena l’economia ripartirà? Sarebbe necessario disaggregare i dati statistici per categorie e per età anagrafica e per sesso, al fine di fare delle previsioni con un minimo di realismo.

Chi pagherà il prezzo maggiore in conseguenza della crisi economica?

L’Ocse prevede che l’attuale crisi economica farà registrare le più pesanti perdite di posti di lavoro all’interno dei gruppi già svantaggiati nel mercato del lavoro: giovani, basse professionalità, immigrati, minorità etniche, e soggetti con contratti temporanei o atipici. Il Cnel ipotizza che i disoccupati, potrebbero aumentare  tra le 270mila e 460mila unita’ e che Il tasso di disoccupazione a fine anno potrebbe collocarsi, nella peggiore delle ipotesi, poco al di sotto del 9%, ma che per le donne potrebbe addirittura arrivare al 10%. I dati Istat dimostrano che nei primi tre mesi del 2009  sono stati persi nel periodo ben 204 mila posti di lavoro, frutto di un calo per il lavoro autonomo del 4,5%, e di un incremento dello 0,4% per le posizioni lavorative con contratto subordinato. In base al sesso, la perdita di posti di lavoro ha interessato maggiormente gli uomini, con un calo nel primo trimestre pari a 162 mila unità, a fronte di 42 mila posti di lavoro persi dalle donne. L’Ebitemp (Ente bilaterale per il lavoro temporaneo) fa notare che sulla occupazione italiana pesa il dato sui lavoratori interinali che sono stati falcidiati dalla crisi: in un anno sono 100.000 i posti a tempo pieno persi, con un calo degli occupati di oltre il 30%. Appare, oggi, sull’inserto Economia del Corriere della Sera , l’articolo”Professionisti 300 mila a rischio” dove si prevede che le più significative perdite di posti di lavoro avverrano tra i giovani avvocati ed architetti. E’ allora lecito porsi la domanda se, in  questo accavallarsi di statistiche, il Ministro Sacconi e l’attuale governo sono riusciti a capire cosa dovrà essere fatto per proteggere coloro che, finiti gli effetti della crisi economica, rimarrano comunque fuori dal mondo del lavoro. Solo dopo aver individuato le categorie a rischio, si potranno studiare adeguati provvedimenti e realisticamente dichiarre che nessuno verrà lasciato solo.

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