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Strajob l’app per combattere il lavoro nero

Schermata iniziale di Strajob

Grande risalto è stato dato all’introduzione, in questi giorni, dell’app “STRAJOB” sponsorizzata dall CISL Lombardia, e appositamente realizzata per combattere il lavoro nero, dando al lavoratore la possibilità di dimostrare la sua attività lavorativa in sede di giudizio.

Come nasce l’idea di realizzare il software della STRAJOB

Non è certo una notizia che il lavoro nero sia ancora una piaga del nostro mercato del lavoro a cui si aggiungono altri comportamenti datoriali tesi a nascondere parte delle loro attività a danno dei lavoratori; ci riferiamo ai così detti finti part time dove a fronte di orari di lavoro full time, in busta paga risultano poi solo una parte delle ore lavorate. Lo stesso dicasi per ore di straordinario non riconosciute, o parte della retribuzione pagata in nero e non riconosciuta in busta paga. Tutti questi casi provocano un doppio danno al dipendente sia perché non percepisce la corretta retribuzione sia perché non gli vengono versati i relativi contributi per la pensione. Si aggiunge al danno la beffa poiché, spesso, il lavoratore, ammesso anche che entri nell’idea di denunciare il datore di lavoro, si trova in difficoltà nel reperire documentazione e/o testimonianze atte a provare la sua denuncia, il che molto spesso lo porta a desistere dal tentare il recupero dei suoi diritti.

Come funziona l’App STRAJOB

STRAJOB è stata sviluppata per Android dalla startup Lex&Bit con l’intento di fornire uno strumento semplice, scaricabile sul propio smartphone, dando la possibilità al lavoratore di dimostrare l’effettiva presenza sul luogo del lavoro. Una volta scaricata da Google, l’app da la possibilità di registrare la durata della propria presenza su luogo del lavoro, di registrare l’orario d’inizio e fine attività e tutto ciò in modo assolutamente riservato. La CISL Lombardia, nel patrocinare questo lancio, sottolinea che mettendo a disposizione del loro ufficio vertenze tali dati, questi potrebbero poi essere utilizzati per costruire le rivendicazioni salariali, a fronte dei tanti casi di rapporti di lavoro irregolari. E’ stato fatto presente che questi dati, da soli , non sono sufficiente ad iniziare una vertenza, ma certamante possono costituire una valido strumento per provare la propria presenza al lavoro nei periodi non formalmente riconosciuti dal datore di lavoro. L’utilizzo è facilissimo: scarica la app da Google Play Store ! Scrivi l’indirizzo dove lavori e indica i tuoi orari! Non devi fare più nulla, adesso Strajob funziona da solo, fornendoti la prova di quanto tempo passi davvero al lavoro. E’ utile sapere che l’app non è gratuita; e possibile, registrandosi sul sito Cisl Lombardia (anche se non si è iscritti al sindacato), avere un codice sconto che permette di usufruire dell’uso gratuito della app per 6 mesi e di tariffe convenzionate per l’elaborazione dei dati raccolti. Senza nulla togliere alla potenzialità dell’iniziativa, bisognerà attendere di verificare la reale utilità dei dati elaborati da Strajob in sede vertenziale, prima di poter affermare di aver dato un duro colpo al lavoro nero

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La piaga del lavoro nero

Il lavoro nero in agricoltura

Il lavoro nero in agricoltura

Tutti i tentativi fatti dai governi per scoraggiare il lavoro nero non sono riusciti a debellare questo fenomeno che inquina il mercato del lavoro e che, con l’aumento dell’immigrazione, ha trovato nuova popolazione disposta ad accettare le condizioni di lavoro illegali pur di poter percepire una retribuzione con cui sopravvivere. L’unico efficace sistema per combattere questo fenomeno è la denuncia dei datori di lavoro che utilizzano il lavoro nero per gestire le proprie attività; sono in aumento i lavoratori disposti a intraprendere questa strada ma in molti c’è il timore di dovere poi sopportare conseguenze di carattere economico, fiscale o legale.

Cosa s’intende per lavoro nero

Il fenomeno è molto noto ma vale la pena richiamare quelle condizioni e quei comportamenti datoriali che inquadrano il rapporto di lavoro come rapporto di lavoro in nero; alla base non c’è l’applicazione di alcun CCNL di categoria e di conseguenza il lavoro in nero è un rapporto subordinato, instaurato senza che il datore di lavoro adempia all’obbligo di procedere all’invio della comunicazione alle autorità (Centro per l’Impiego, Inps o Inail a seconda del tipo di attività di lavoro). Chi accetta di lavorare in nero deve poi subire tutta una serie di vessazioni quali orari di lavoro superiori al dovuto, permessi non concessi, retribuzioni non corrisposte o non versate nei tempi dovuti, a cui si aggiungono assicurazioni non stipulate e contributi pensionistici non versati. La protervia dei datori di lavoro si basa sulla convinzione che il lavoratore non avrà mai il coraggio di denunciare la sua situazione per non perdere il seppur illegale posto di lavoro o nel timore che anche lui subirà delle penalizzazioni. Ciò non è vero; Il lavoratore è la parte debole della catena e non rischia sostanzialmente nulla se non in un caso ben preciso. Ci riferiamo a quei lavoratori che, avendo perso il posto di lavoro, hanno chiesto ed ottenuto l’indennità di disoccupazione, ma che hanno anche accettato un lavoro in nero; al lavoratore che abbia reso, all’Inps o al Centro per l’impiego, la dichiarazione dello stato di disoccupazione, ma in realtà risulti impiegato in nero, può essere, innanzitutto, contestato il reato di falsa dichiarazione, o, più precisamente, di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. La pena prevista, in questo caso, è la reclusione fino a due anni.

Come denunciare il lavoro nero

L’intento di questo post è quello di rispondere alla domanda : “ È possibile denunciare, in tutta sicurezza , il datore di lavoro che utilizza il lavoro nero”? Denunciare il lavoro in nero è possibile, anche in forma anonima, e in alcuni casi è l’unica strada da percorrere nel tentativo di migliorare il mercato del lavoro in Italia. Il metodo più diretto consiste nel :

  • denunciare i fatti all’Ispettorato del Lavoro presso la Direzione Provinciale del Lavoro di pertinenza;
  • riportare dati relativi all’attività e alle mansioni svolte, indicando l’indirizzo della ditta, il giorno di inizio del lavoro, gli orari di lavoro e la retribuzione percepita;
  • procurarsi prove documentali attestanti il lavoro effettuato ed eventuali prove testimoniali a sostegno della denuncia.

Meglio sarebbe rivolgersi subito ad un Sindacato (Cgil, Cisl, Uil, Ugil) per ottenere la consulenza delle associazioni di categoria; in ogni modo gli operatori dell’Ispettorato del lavoro o del sindacato provvedono ad aprire la pratica nel tentativo di addivenire ad una conciliazione mediante una contrattazione e pacifica gestione della controversia. Il problema sorge qualora l’azienda non sia disponibile ad una definizione bonaria della problematica; in questo caso il lavoratore dovrà decidere se affidare agli studi legali del sindacato di gestire la causa davanti al Giudice del Lavoro. Nella fase di preparazione della vertenza verranno coinvolti anche l’Inps, l’Inail e l’Asl di competenza territoriale che si occuperanno di appurare le irregolarità di loro competenza. L’Inail verrà infatti coinvolto per controllare che il datore di lavoro tuteli i diritti contributivi e previdenziali del lavoratore. L’Asl interverrà invece nel caso in cui vengano denunciate irregolarità connesse a condizioni igienico sanitarie o alla sicurezza sul lavoro non a norma per i lavoratori. Un altro modo per denunciare il lavoro nero è quello di rivolgersi alla Guardia di Finanza e sporgere denuncia. Quest’ultima può essere effettuata nel totale anonimato.

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L’impatto della immigrazione sul nostro mercato del lavoro

immigrati a lavoroHo sino ad oggi  evitato di  trattare l’argomento della immigrazione, poiché lo schierarsi contro questo fenomeno ha delle implicazioni politiche, che potrebbero sembrare fuori luogo in un blog che tratta dei rapporti tra datori di lavoro e lavoratori. Il fenomeno ha però assunto proporzioni tali che avrà certamente effetti sul nostro mercato del lavoro, rientrando pertanto tra gli interessi dei nostri lettori.

L’immigrazione ha le caratteristiche di una invasione

L’immigrazione odierna ha le caratteristiche di una vera e propria invasione. Le frequenti dichiarazioni del presidente del consiglio Matteo Renzi, sul fatto che gli attuali flussi migratori non hanno le caratteristiche di un’invasione, sembrano più dettate dall’intento di rassicurare la gente che non da una realistica valutazione della situazione. Non voglio citare numeri poiché è noto che le statistiche possono essere usate in modi diversi a dimostrazione talvolta di tesi opposte; esistono però fatti inconfutabili,  tutti indicativi di un fenomeno dalle proporzioni enormi. Fanno testo le dichiarazioni degli organismi internazionali che ormai ammettono di trovarsi di fronte ad un fatto epocale che coinvolge intere aree del pianeta e che continuerà ancora per molto tempo, innescato non solo da guerre, ma anche dal desiderio di riscatto di intere popolazioni soggette a regimi totalitari o viventi in condizioni di estrema povertà. Il nostro paese sarà costretto a subire una massiccia presenza di migranti per diverse ovvie ragioni

  • Gli altri paesi della CE ci ritengono resonsabili , in parte,  della invasione dei migranti avendo noi deciso di effetture salvataggi in mare ben oltre le nostre acque nazionali e non sempre giusticati da impellenti situazioni di pericolo.
  • I nostri confini, più vicini ai luoghi del nord Africa da cui partono le imbarcazioni dei migranti, sono confini costieri quindi non difendibili se non con l’uso della forza.
  • Diverse nazioni del nord Europa  hanno, nei fatti dimostrato  che non intendono assorbire parte dei migranti sbarcati e che sbarcheranno nel nostro paese.
  • La rotta balcanica è stata chiusa e Francia, Austria insieme ai paesi dell’Europa dell’est hanno sospeso il trattato di Schengen.

Non mi sembra  che ci voglia molto altro per capire che, chiunque entrerà nel nostro paese come migrante, praticamente rimarrà intrappolato entro i nostri confini.

Quote elevate d’immigrazione distorceranno il mercato del lavoro

Non si può fare finta di non sapere che una grande parte dei migranti, i quali hanno avuto l’opportunità di trovare lavoro nel nostro paese, sono stati assorbiti dal mercato del lavoro nero; affermare, come si è spesso sentito dire da autorità religiose e politiche, che i migranti sono per il nostro paese una fortuna, è una distorsione della realtà sostenuta o da ideologie religiose (umanamente comprensibili) o da ideologie sociali (del tutto fuori luogo). Il tasso di disoccupazione in Italia (dati Eurostat) si attesta nel 2016 all’11,6%; se è vero che i migranti andrebbero ad occupare posti di lavoro non accettati dai disoccupati italiani, si renderebbe allora necessario eliminare dalle liste di disoccupazione qualunque disoccupato italiano che non accettasse offerte di lavoro entro limiti stabiliti di retribuzione e di distanza dalla propria residenza (i famosi 50 km). Si è visto che i tentativi di far emergere il lavoro nero hanno dato modesti risultati poiché un considerevole numero di datori di lavoro trova sempre qualche scappatoia per non regolarizzare la propria forza lavoro; diventa allora molto difficile continuare a credere che l’inserimento nel mercato del lavoro di massicci numeri d’immigrati porterebbe a migliorare la situazione economica del nostro INPS; gli immigrati continueranno a lavorare in nero e con retribuzioni da schiavi del 21° secolo.

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IL JOBS ACT NON DIMINUIRA’ LA DISOCCUPAZIONE

Alcune critiche al Jobs Act, apparse sul portale delle PMI, fanno temere che non produrrà alcun effetto sulla disoccupazione.

I decreti legislativi  non modificheranno la disoccupazione

Avevo già pubblicato un post  all’inizio di novembre dello scorso anno in cui manifestavo le mie perplessità sulla possibilità che le norme, allora previste, nel Jobs Act potessero ridurre la disoccupazione in Italia. Oggi mi azzardo ad affermare che le nuove norme, da poco approvate, quasi certamente non produrranno effettivi positivi sulla disoccupazione; questa mia quasi certezza non deriva dalla modifiche apportate ai contenuti dei decreti legislativi o da un più approfondito loro studio, ma dalla lettura di un articolo apparso sul portale delle PMI dal titolo Jobs Act; impatto su occupazione e stipendi. Non riassumo quì il contenuto, poiché ritengo corretto che ogni persona interessata ne verifichi personalmente il significato; dal mio punto di vista certe considerazioni, seppure addebitate alle osservazioni di due economisti, danno un quadro desolante della piccola e media imprenditoria italiana; altro che motore del nostro paese!

 L’impatto del Jobs Act sulla disoccupazione

La lettura dell’articolo apparso sul portale delle PMI induce a fare le seguenti considerazioni:

  • se le ipotesi di applicazione delle nuove norme da parte imprenditoriale saranno quelle ipotizzate nell’articolo, si potrà affermare senza più dubbi che  la responsabilità sociale dell’impresa è un concetto morto e defunto;
  • si potrà prevedere, nella migliore delle ipotesi, uno scambio alla pari tra lavoratori giovani che entrano e over cinquanta che escono dal mercato del lavoro;
  • con le nuove norme di accesso alla pensione, l’uscita dal mercato del lavoro di persone ultracinquantenni creerà drammi sociali superiori a quelli oggi affrontati dai giovani in cerca di occupazione. Drammi che potrebbero creare tensioni dai limiti imprevedibili, poiché gli apportati miglioramenti agli ammortizzatori sociali non potranno proteggere questa popolazione di dipendenti sino al loro pensionamento.

Dobbiamo concludere che, ancora una volta, il governo nella preparazione del Jobs Act così come successo in passato, ha adottato delle leggi sul mercato del lavoro, non prevedendone un uso distorto da parte imprendiotoriale e senza adeguate protezioni per i lavoratori.

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PREPARARSI AL COLLOQUIO DI SELEZIONE

SkypeIl colloquio di selezione, elemento da sempre importantissimo nella ricerca del primo o di un nuovo posto di lavoro, sta diventando, se del caso, ancora più importante per una serie di motivi certamente legati alle mutate caratteristiche dell’attuale mercato del lavoro.

Elementi che influiscono sul colloquio di selezione

Alcuni fattori condizionano, oggi in modo determinante, il colloquio di selezione; citiamo tra questi l’enorme divario tra la domanda e l’offerta del lavoro e l’utilizzo, da parte dei selezionatori, di tecniche e metodiche d’intervista non sempre in grado di permettere ai candidati di esprimere al meglio le proprie competenze, sopra tutto comportamentali. L’enorme disponibilità di domanda rende difficilissimo riuscire a distinguersi nella massa dei candidati alle posizioni ricercate, mentre tecniche d’intervista quale quelle telefoniche o con Skype, impedendo il diretto contatto tra intervistato e intervistatore, attenua in quest’ultimo la possibilità di cogliere alcuni importanti aspetti comportamentali dell’intervistato.

Cosa proponiamo sul colloquio di selezione

Non è nostra intenzione suggerire  i soliti sistemi per avere maggior successo nel colloquio di selezione, poiché su questo argomento si trovano forse centinaia di testi o articoli in rete; la nostra proposta, completamente innovativa, si basa sulla possibilità di effettuare interviste dal vivo con la metodica di Skype video, simulando da parte nostra il ruolo di un intervistatore. Il cliente, in questo modo, potrà sperimentare le sue reazioni davanti ad un selezionatore e alle domande che gli verranno poste; terminata l’intervista forniremo al candidato, nel breve volgere di un paio di giorni, un rapporto scritto o verbale sull’andamento del colloquio, sottolineando i punti di forza e di debolezza espressi dal candidato. Ciò gli permetterà di programmare al meglio i suoi comportamenti e le sue risposte nel momento in cui si troverà ad affrontare il vero colloquio di selezione.

La metodica del colloquio di selezione simulato

La metodica presuppone che:

  1. La persona interessata sia dotata di collegamento Skype e che accetti l’intervista in videoconferenza.
  2. Ci sia stato inviato, con adeguato anticipo, il Curriculum Vitae e, laddove possibile, informazioni sull’azienda presso la quale ci si è candidati o ci si propone di candidarsi. È comunque possibile effettuare Test in bianco, anche se non si ha alcun colloquio di selezione in programma.
  3. L’intervista possa durare minimo un ora, massimo un ora e mezza.
  4. Sia stata versato in anticipo un onorario di € 50 con una delle possibilità  elencate nella nostra pagina di Consulenza on line
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