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Pensioni d’oro di nuovo sotto osservazione

pensioni d'oroL’argomento delle pensioni d’oro ritorna ciclicamente sotto l’osservazione dei politici sempre dubbiosi se attuare o meno un loro taglio, preoccupati per la costituzionalità o meno dell’intervento.

I dati statistici pubblicati dall’INPS

Questa volta l’attenzione sulle pensioni d’oro è stata artificialmente provocato con il richiamo dell’attenzione sulla distribuzione statistica delle pensioni per fasce di ammontare, dati questi pubblicati già 2 anni fa. Il dibattito sui tagli alle pensioni d’ oro si riaccende a mesi alterni in conseguenza del progetto di legge presentato da Tito Boeri (ruolo che comunque non gli competerebbe), progetto che nasce con lo scopo di istituire un fondo per il sostegno degli over 55 che perdono il lavoro. Continua a leggere

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LE PROPOSTE DI RIFORMA DELLE PENSIONI

riforma pensioni sul tavolo INPS

Le ultime proposte in tema di riforma delle pensioni

Pensione anticipata 2015

Ammesso e non concesso che venga approvato l’emendamento Gnecchi – Damiano alla legge di Stabilità 2015, cambierebbero i criteri per calcolare il requisito contributivo con il quale accedere alla pensione anticipata. I lavoratori che matureranno diritto alla pensione anticipata senza il requisito anagrafico, ma con 42 anni e sei mesi di contributi ( 41 anni e sei mesi per le donne) riceverebbero un assegno pieno, senza la decurtazione prevista dalla Riforma Fornero, facendo valere ai fini del requisito contributivo qualsiasi tipologia di versamento e non solo quello calcolato sulla prestazione effettiva di lavoro. La clausola si applicherebbe però esclusivamente ai soggetti che maturano il previsto requisito di anzianità contributiva entro il 31 dicembre 2017.
Ciò significa in pratica che, grazie all’emendamento, per raggiungere l’anzianità contributiva il lavoratore può far valere qualsiasi tipologia di contributi accreditati sul proprio conto assicurativo (anche da riscatto e figurativi); se si ritirasse ad esempio a 59 anni non riceverebbe un assegno tagliato del 4%, ma la pensione piena, ovviamente nel rispetto del requisito contributivo.

Il tetto alle pensioni d’oro

La Legge di Stabilità 2015 prevede anche un’altra modifica alla riforma previdenziale di fine 2011 che riguarda le cosiddette pensioni d’oro; verrebbe reintrodotto il principio in base al quale chi usufruisce della possibilità di continuare a lavorare oltre il compimento dei 70 o 75 anni – e di conseguenza (come prevede la legge) ha la quota di pensione maturata dopo il 2012 calcolata interamente con il contributivo – non può comunque percepire un assegno più alto di quello che gli spetterebbe con il calcolo retributivo, quindi in pratica non può avere una pensione che superi l’80% dell’ultimo stipendio.
L’approvazione di questo emendamento sembrava si dovesse applicare solo per coloro che sarebbero andati in pensionea partire dal 2015, salvando coloro che si sono ritirati dal 2012 al 2014 utilizzando la norma della Riforma Fornero. Il nuovo tetto risulterebbe invece esteso a tutti gli assegni previdenziali a partire dal prossimo 1 gennaio 2015, indipendentemente da quando il lavoratore si è ritirato poiché si è deciso di considerare la norma prevista dalla Riforma Fornero un errore di legge, e non un diritto acquisito, da non intaccare. Tecnicamente, l’emendamento della Legge di Stabilità 2015 , correggerebbe l’articolo 24, della Legge Fornero.

La proposta Treu sull’accesso alla pensione anticipata

La proposta di riforma Treu prevederebbe la possibilità di accesso alla pensione anticipata per quei lavoratori a cui mancano non più di 3 anni dalla pensione, ricevendo però un assegno mensile Inps ridotto.

La proposta Damiano sulla pensione a quota 100

La proposta di riforma delle pensioni formulata da Cesare Damiano prevede un meccanismo diverso; il diritto di accesso alla pensione maturerebbe quando sommando l’età anagrafica a quella contributiva si raggiurebbe il valore di 100 (62 anni di età + 38 di contributi e così via)

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Perché sono contro il contributo di solidarietà

Un  lettore del blog “guastafeste” si meraviglia del fatto che abbia manifestato disaccordo sull’eventuale applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni alte, quando questo dovrebbe essere considerato una misura di equità sociale.

Il contributo di solidarietà non è una misura di equità sociale

È ormai noto che il governo ha , perlomeno sospeso, l’adozione di tale provvedimento, il che se non altro significa che dubbi esistevano all’interno della stessa maggioranza; ricordo che si era partiti parlando di pensioni d’oro, poi di pensioni alte ed infine di pensioni superiori ai 3000 euro/mese (senza sapere se lordi o netti). Rispondo al lettore che la mia contrarietà al contributo di solidarietà è basata sulla convinzione che non sia proprio una misura di equità sociale perché:

  • I governi, che si sono succeduti in questi ultimi anni, non hanno mai adottato efficaci misure per contrastare un’evasione fiscale che vale qualche centinaio di miliardi:
  • poco o niente è stato fatto per diminuire la spesa pubblica dove si annidano sprechi ed intollerabili sacche di previlegi. Oggi finalmente un Presidente del Consiglio afferma che nel Pubblico Impiego c’è grasso che cola;
  • esistono autonomie regionali che, in spregio alle politiche centrali, aumentano invece di diminuire le loro spese di gestione;
  • nessuno, sino ad ora, è riuscito a diminuire il numero delle centrali d’acquisto nella Pubblica Amministrazione non ottenendo, da un lato, la diminuzione di spesa e favorendo, dall’altro, corruzione ed illeciti;
  • sono migliaia le aziende partecipate ( ho perso il conto) che costano un enormità e producono poco o niente. Molte di queste dovevano essere chiuse o privatizzate ma sono ancora tutte al loro posto; alcune chiuse hanno ancora in piedi la struttura organizzativa che viene regolarmente pagata.

Caro “guastafeste” cambierò la mia opposizione al contributo di solidarietà quando i governi, dopo aver corretto tutte queste storture, avranno ancora bisogno del contributo dei pensionati per aiutare i cittadini più deboli.

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Si riparla di un contributo di solidarietà

PolettiSono riprese, da parte di uomini di governo e di partiti, dichiarazioni per giustificare l’applicazione di un contributo di solidarietà alle pensioni così dette alte, malagrado  l’art. 53 della Costituzione disponga che: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Le dichiarazioni del governo fanno temere l’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Organi istituzionali, a partire dalla Presidenza del Consiglio e dal Ministero dell’Economia, insistono ad affermare due concetti: il governo non intende aumentare le tasse e non è prevista alcuna nuova manovra economica prima della fine del 2014. Si deve dedurre che, o queste affermazioni sono false, oppure il governo si accinge ad attuare una vera e propria azione discriminatoria, dal punto di vista fiscale, nel pretendere un contributo di solidarietà solo da un nucleo più o meno rilevante di pensionati, rimanendo ancora non definito cosa s’intende per pensioni alteAmmesso e non concesso (poiché in caso contrario la discriminazione sarebbe ancora più grave) che la somma ricavata dal contributo di solidarietà verrebbe per intero devoluta a risolvere il problema degli esodati, vanno tenute presenti tre considerazioni:

  1. Il problema degli esodati si origina con la legge di riforma delle pensioni (legge Fornero) nella cui formulazione il legislatore non ha saputo prevedere le conseguenze dell’innalzamento dell’anzianità contributiva e dell’età anagrafica, richieste per maturare il diritto alla pensione, applicando i nuovi criteri anche a pensionamenti programmati con le leggi precedenti.
  2. È evidente che il governo, non in grado di far fronte alla situazione degli esodati con le attuali disponibilità economiche, si accingerebbe, in contrasto con le proprie affermazioni, ad aumentare la tassazione per una rilevante parte della popolazione. Non è stato, infatti, definito il valore della pensione alta , ma è già stato affermato che non ci si può limitare a colpire le pensioni d’oro (non si risolverebbe il problema), ma che potrebbero essere interessate quelle superiori ai 2000/3000 euro mensili (non è chiarito se lordi o netti il che farebbe una grande differenza).
  3. Nessuno ha, fino ad ora, spiegato se il prelievo sulle pensioni consisterebbe in una tantum o diventerebbe permanente; nel secondo caso si tratterebbe di una vera e propria manovra di diminuzione della spesa pubblica, con il che si porrebbe il dubbio sulla costituzionalità di un contributo pagato solo da una parte della popolazione.

Le critiche all’adozione di un nuovo contributo di solidarietà

Ci si trova poi di fronte ad una vera e propria porcata, in termini di diritto, se si vanno ad analizzare le ragioni che porterebbero a scegliere una certa categoria di pensioni sulle quali applicare il contributo di solidarietà:

  • Prima motivazione. Si afferma che il rendimento delle pensioni, calcolate con il sistema retributivo è nettamente superiore a quello calcolato con l’attuale sistema contributivo e quindi, per una questione di equità sociale, le prime devono essere riviste, intervenendo sulla parte che eccederebbe l’ammontare calcolato con il sistema contributivo. Notiamo che, nuovamente, ci troveremmo di fronte ad un intervento su diritti acquisiti con conseguenze che, similmente agli esodati, potrebbero incidere seriamente sulla stabilità delle famiglie; è pura ideologia politica pensare che quelle pensioni siano utilizzate per vivere allegramente e serenamente. Quelle pensioni sono state spesso utilizzate per pagare il mutuo di una casa o aiutare figli che non hanno trovato o hanno perso il lavoro. Esiste, poi, un giustificato dubbio sul sistema di calcolo che confronta il rendimento del sistema retributivo con quello contributivo. Il sistema contributivo, nella sua essenza, stabilisce che la pensione è calcolata in modo che, nel tempo, vengano restituiti i contributi versati nella vita lavorativa. È ovvio che il calcolo ha un valore puramente statistico, non potendosi conoscere in anticipo la data di fine vita di ogni cittadino. Quale aspettativa di vita (tra l’altro significativamente diversa tra uomo e donna) è stata scelta dai burocrati per costruire il sistema contributivo? Questo valore è importantissimo e dovrebbe essere reso pubblico, per evitare che siano commessi abusi a danno di alcune fasce di pensionati. Moltissimi di coloro, che sono andati in pensione prima della crisi del mercato del lavoro, hanno usufruito quasi sempre di contratti a tempo indeterminato, versando contribuiti con continuità per 35 o più anni e, talvolta, riscattando in modo oneroso i periodi di studio. Non si può, quindi, escludere che, applicando il sistema di calcolo contributivo sul periodo preso come aspettativa di vita dopo il pensionamento, la pensione così calcolata risulti più elevata di quella attualmente percepita. Cosa farebbe il governo in questi casi? Applicherebbe comunque il contributo di solidarietà o, come conseguenza del principio sopra invocato, aumenterebbe la pensione degli interessati?
  • Seconda motivazione. Dato che contributo di solidarietà andrebbe applicato alle pensioni calcolate con il sistema retributivo si dovrebbe , prima di tutto, verificare se i contributi versati non siano realmente sufficienti a giustificare le somme percepite; secondo questo principio il contributo di solidarietà, però andrebbe applicato anche a tutte quelle pensioni retributive, percepite dopo pochi anni di contribuzione; mi riferisco in particolare a tutte le pensioni erogate solo dopo 15/20 anni di contribuzioni in particolare nel settore pubblico (politici compresi). Nessuno ha fino ad ora parlato di queste pensioni, ma non intervenire significherebbe, come detto in apertura, attuare una vera e propria discriminazione nei confronti di una certa categoria di pensionati. Tutto questo è costituzionale?

 

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Pensioni e il contributo di equità

Ecco spuntare una nuova proposta del M5S: il contributo di equità. Come avevo previsto nei miei precedenti post sull’argomento, chi è schierato su certe posizioni ideologiche è alla ricerca di soluzioni che hanno comprensibili obiettivi solidaristici, ma che poi contemplano soluzioni demagogiche.
Qualche giorno fa il M5S alla Camera ha presentato una sua mozione su un contributo di solidarietà sotto forma di un’aliquota proporzionale da applicare a tutti i pensionati (dallo 0,1% per le minime al 32% per le massime) che avrebbe dovuto portare più di 1 miliardo da redistribuire tra chi percepisce meno. Non è passata.
Sempre in questi giorni ho trovato sul web un articolo che contestava certe speculazioni sulle così dette pensioni d’oro, anche in questo caso riprendendo alcuni dubbi che avevo già manifestato nei miei precedenti post.
La conclusione dell’articolo dimostra, ancora una volta, che si lanciano proposte demagogiche senza valutare attentamente le conseguenze; applicando il calcolo contributivo a certe pensioni d’oro, stante una serie di penalizzazione da queste subite con il calcolo retributivo, si arriverebbe all’assurdo che dovrebbero essere aumentate e non diminuite.
E’ il caso di leggere attentamente l’articolo  Pensioni dove sono i privilegi

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