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Circolare INPS sui salvaguardati

La Circolare Inps n. 76,  richiamate le disposizioni di legge che individuano le categorie dei salvaguardati,  fa il punto sulle tre operazioni di salvaguardia in atto.

Le operazioni di salvaguardia in atto

Prima salvaguardia ( 65000 salvaguardati)

Si applica entro i limiti delle risorse stabilite sino al 2019. E’ in fase di completamento l’invio a tutti i soggetti interessati della comunicazione attestante l’accesso alla salvaguardia “65.000”. Tale comunicazione costituisce certificazione del diritto ad accedere alla pensione in regime di salvaguardia, ferma restando la necessaria sussistenza dei requisiti richiesti fino alla relativa decorrenza. I soggetti, con pensione avente decorrenza entro luglio 2013, hanno ricevuto o stanno ricevendo, oltre a detta comunicazione, una seconda lettera recante l’informazione precisa sulla data di decorrenza del trattamento pensionistico con l’invito, ove non si sia già provveduto, a presentare la relativa domanda.

Seconda salvaguardia(55000 salvaguardati)

. l’Istituto sta provvedendo al monitoraggio, sulla base della data di cessazione del rapporto di lavoro, delle domande di pensionamento presentate dai lavoratori che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima del 6 dicembre 2011. Qualora dal predetto monitoraggio risulti il raggiungimento del limite numerico di 55.000 domande di pensione, l’Istituto non prenderà in esame ulteriori domande di pensionamento finalizzate ad usufruire dei benefìci in argomento. E’ in corso il riesame delle posizioni dei lavoratori collocati in mobilità ordinaria o lunga, titolari di prestazione straordinaria a carico dei Fondi di solidarietà di settore, autorizzati alla prosecuzione volontaria e rimasti esclusi dal beneficio della salvaguardia “65.000”, al fine di verificare la sussistenza dei requisiti e delle condizioni per il riconoscimento del beneficio della salvaguardia “55.000”. Le posizioni dei titolari di prestazione straordinaria, esclusi dalla salvaguardia “65.000” poiché la decorrenza della pensione si pone oltre la data del 31 dicembre 2019, sono state riconsiderate nella salvaguardia “55.000” (che ha previsto la copertura finanziaria anche oltre tale data). In attesa della definizione delle attività di monitoraggio relative alla salvaguardia “55.000”, le sedi Inps avranno cura di non adottare provvedimenti di reiezione delle domande eventualmente già pervenute, o che dovessero pervenire, per l’accesso al trattamento pensionistico nell’ambito di tale salvaguardia. Tali domande dovranno essere tenute in apposita evidenza, provvedendo a darne formale comunicazione agli interessati nei termini che seguono: “La sua domanda di pensione in Salvaguardia verrà definita non appena saranno terminate le relative operazioni di monitoraggio”.

Terza Salvaguardia (10.130 salavaguardati)

Le modalità di attuazione della salvaguardia 10.130 dovevano essere definite con decreto interministeriale, firmato dai Ministri competenti in data 22 aprile 2013 e successivamente inviate  alla Corte dei Conti; in merito alla gestione dell e domande già presentate o che dovessero essere presentate prima della definizione delle attività di monitoraggio relative alla salvaguardia in argomento, varranno le stesse disposizioni previste per  gestione delle domande presentate nell’ambito della Salvaguardia “55.000”.

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La proposta di legge sugli esodati

Avevo già postato una articolo, alla fine di agosto, sulle voci di un tentativo di portare delle modifiche alla riforma delle pensioni e ai criteri di salvaguardia per gli esodati.

La nuova proposta di legge sugli esodati

La proposta di legge esiste, è stata approvata dalla Commissione Lavoro della Camera e deve ora passare l’esame delle altre commissioni. La proposta è stata votata da tutti i gruppi parlamentari e, in breve, prevede di:

  1. ripristinare la possibilità di andare in pensione, entro il 2017, con 57-59 anni di età e 35 anni di contributi;
  2. allargare la platea dei salvaguardati dai 120 mila già decisi dal governo si dice sino a 200 mila.

Le modifiche alla riforma delle pensioni consisterebbero nel permettere, in via sperimentale sino al 2017, di poter andare in pensione con i seguenti parametri:

  1. uomini con 58 anni sino al 2015 e 59 sino alla fine 2017 avendo maturato 35 anni di contributi;
  2. donne con 57 anni sino al2015 e con 58 sino alla fine del 2017, sempre con 35 anni di contribuzione;
  3. La pensione però sarebbe interamente calcolata con il metodo contributivo.

L’allargamento della platea degli esodati, verrebbe ottenuta, permettendo di andare in pensione con le vecchie regole anche a:

  1. i lavoratori conivolti in accordi di mobilità siglati entro il 31 dicembre 2011 e non più solo entro il 4 dicembre;
  2. i lavoratori autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione, eliminando i vincoli di aver versato un contributo entro il 4 dicembre 2011 e di non avere effettuato alcuna attività lavorativa dopo l’autorizzazione.

Il problema, al di la delle possibli reazioni dei mercati e dei partner europei a tale modifiche, rimane quello della copertura finanziaria delle modifiche da introdurre. C’è chi, come Ichino, ipotizza di utilizzare in parte il taglio degli incentivi alle imprese proposto da Francesco Giavazzi (10 miliardi l’anno) mentre il resto delle risorse risparmiate dovrebbe andare a ridurre il costo del lavoro per favorire l’occupazione. Ipotesi non percorribile poiché, in un recente articolo apparso su Panorama, veniva spiegato come la proposta Giavazzi non sia stata presa in considerazione dal governo e ,bene che vada, potrebbe portare al risparmio di un paio di milardi sui 10 ipotizzati; inoltre il Pdl si è opposto alla calendarizzazione della discussione in aula della proposta di legge sugli esodati. Stante questa situazione mi sembra abbastanza improbabile che la proposta di legge si trasformi in disegno di legge che, se non avesse una chiara copertura finanziaria, non verrebbe, comunque, firmato dal Capo dello Stato.

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Contribuzione volontaria antecedente al 2007

Ho notato, analizzando diversi forum che si occupano del problema degli esodati e dei salvaguardati, che sta emergendo un problema interpretativo per quanto riguarda la contribuzione volontaria con autorizzazione precedente al 2007. La domanda che viene posta agli esperti verte sui criteri che devono essere adottati per determinare le date di pensionamento, a seguito della nuova riforma delle pensioni.

Chi ha una contribuzione volontaria prima del 2007 avrebbe diritto ad entrare nel primo gruppo dei salvaguardati

Riassumo, a beneficio di coloro che si trovano nella condizione succitata, le conclusioni che si possono trarre da alcune incontestabili evidenze:

  1. l’articolo 1, comma 8, legge n. 243 del 2004 poi modificato dalla legge n. 247 del 2007, prevedeva che le disposizioni in materia di pensionamenti di anzianità, vigenti prima della data di entrata in vigore di quella legge, continuassero ad applicarsi ai lavoratori che, entro il 20 luglio 2007, erano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione. Tale disposizione, mai annullata, risulta, pertanto, ancora efficace;
  2. la circolare Inps n. 35 del 2012 ed il messaggio inps numero 13343 del 9 Agosto 2012, interpretativi delle modalità di fruizione dei primi 65 mila salvaguardati, prevedono che le vecchie regole continuano ad applicarsi ai soggetti che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria prima del 4 dicembre 2011, pur sottolineando che il decreto Fornero del 1° giugno 2012 ha imposto nuovi requisiti ai lavoratori in oggetto, che ricordiamo sono:
    •  il lavoratore deve essere stato autorizzato al versamento volontario dei contributi   antecedentemente alla data del 4/12/2011;
    • non deve risultare rioccupato dopo l’autorizzazione;
    • deve possedere almeno un contributo volontario accreditato o   accreditabile al 6/12/2011
    • deve possedere i requisiti previsti dalla legge previgente per cui la decorrenza massima pensionistica risulti entro il 6/12/2013.

Sembra, dunque, ovvio che il lavoratore con contribuzione volontaria antecedente al 2007 e che risponda agli ulteriori requisiti richiesti dal decreto Fornero possa accedere alla pensione con 57 anni di età, 35 di contributi più la «finestra» (pari a 12 mensilità per i dipendenti e 18 per gli autonomi). Stante quanto sopra, il lavoratore che risponda alle predette caratteristiche dovrebbe aver ricevuto da parte dell’INPS una comunicazione con cui li si  individua tra i potenziali beneficiari dei criteri di salvaguardia Qualora la suddetta comunicazione non fosse pervenuta agli interessati, si può richiedere, avvalendosi del supporto di un Patronato, l’inserimento del proprio nominativo all’interno della lista dei beneficiari.

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La relazione INPS sugli esodati

Ciò che meraviglia in tutta la diatriba sul numero degli esodati sono due aspetti che non vedo commentare da alcun politico o da alcun mezzo di comunicazione:

  • Tutti gli attori che si muovono intorno a questo problema e forniscono il numero degli esodati che, secondo loro, è quello reale, non spiegano come sono arrivati a questo numero e quali fonti hanno consultato; neanche l’INPS chiarisce come ha fatto ad arrivare al numero di 390.000 esodati.
  • Il fatto che oggi si ammetta che il numero degli esodati è, comunque superiore a 65.000, dovrebbe indurre i responsabili governativi a chiarire con quali criteri è stato selezionato questo primo gruppo di salvaguardati.

Il Messaggero di ieri scrive, ad esempio, che se il numero totale è 390.000, i lavoratori in mobilità sarebbero 45.000 contro i 29.000 attualmente salvaguardati; mi sembra ovvio che gli esclusi abbiano il diritto di sapere perchè non sono stai presi in considerazione. Lo stesso dicasi per i Fondi di solidarietà, per gli ammessi alla prosecuzione volontaria, per gli usciti dal mercato senza collocazione ecc. Il Ministro Fornero avrebbe ragione a chiedere la testa del vertice INPS, se questi le avessero fornito dati errati  al momento di stabilire il numero dei salvagurdabili, ma se era a conoscenza del numero reale e ha sostenuto ostinatamente che fossero solo 65.000 allora hanno ragione coloro che ne chiedono la testa.

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Gli esonerati dalla riforma delle pensioni

E’, oggi possibile, fare un  elenco delle posizioni che, sicuramente, saranno esonerate, totalmente o parzialmente, dal dover seguire i criteri della nuova riforma delle pensioni:

  • i lavoratori che abbiano maturato entro il 31 dicembre 2011 i requisiti di età e di anzianità contributiva, previsti dalla normativa vigente, prima della data di entrata in vigore della nuova riforma delle pensioni 2012 , ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, conseguono il diritto alla prestazione pensionistica secondo tale normativa e possono chiedere all’ente di appartenenza la certificazione di tale diritto;
  • le lavoratrici dipendenti ed autonome, in presenza di un’anzianità contributiva pari o superiore a trentacinque anni e di un’età pari o superiore a 57 anni per le lavoratrici dipendenti e a 58 anni per le lavoratrici autonome per le quali, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2015, è confermata la possibilità di conseguire il diritto all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità qualora optino per una liquidazione del trattamento medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo;
  • i lavoratori collocati in mobilità , sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 4 dicembre 2011 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità;
  • i lavoratori collocati in mobilità lunga, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre 2011;
  • i lavoratori che, alla data del 4 dicembre 2011, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore, nonché ai lavoratori per i quali sia stato previsto da accordi collettivi stipulati entro la medesima data, il diritto di accesso ai predetti fondi di solidarietà;
  • i lavoratori che antecedentemente alla data del 4 dicembre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione; 
  • i lavoratori che alla data del 4 dicembre 2011 hanno in corso l’istituto dell’esonero dal servizio . Ai fini della presente lettera, l’istituto dell’esonero si considera comunque in corso qualora il provvedimento di concessione sia stato emanato prima del 4 dicembre 2011;
  • le donne, che entro il 31 dicembre 2012 raggiungono i 60 anni di età e hanno almeno 20 anni di anzianità contributiva, potranno andare in pensione di vecchiaia al compimento dei 64 anni di età;
  • i lavoratori (uomini e donne) che entro il 31 dicembre 2012 maturano 36 anni di contribuzione e 60 anni di età o 35 di contribuzione e 61 di età potranno andare in pensione al compimento dei 64 anni di età;
  • le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2012 maturano almeno 20 anni e alla medesima data conseguano un’età anagrafica di almeno 60 anni potranno andare in pensione di vecchiaia al compimento dei 64 anni di età;
  • ai lavoratori, che non rientrano nel contingente delle 10.000 unità di cui all’art.12 comma 5 del citato decreto legge n.78 del 2010, sarà concesso il prolungamento dell’ intervento di tutela del reddito, con esclusione della contribuzione figurativa, ancorché maturino i requisiti per l’accesso al pensionamento a decorrere dal 1° gennaio 2011 e comunque entro il periodo di fruizione delle prestazioni di tutela del reddito; In particolare, il prolungamento sarà concesso per un numero di mensilità non superiore al periodo di tempo intercorrente tra la data calcolata con riferimento alle disposizioni in materia di decorrenza dei trattamenti pensionistici vigenti prima della data di entrata in vigore del citato decreto Legge n.78 del 2010 e la data della decorrenza del trattamento pensionistico calcolata sulla base di quanto stabilito dall’articolo 12 del medesimo decreto legge.
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